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09 - 06.10.2005
SOMMARIO
♦ SESTA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ 6 OTTOBRE 2005 - ANTEMERIDIANO)
♦ SESTA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 6 OTTOBRE 2005 - ANTEMERIDIANO)
● INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
Alle ore 09.00 di oggi giovedì 6 ottobre 2005, memoria di San Bruno di
Calabria, alla presenza del Santo Padre, con il canto dell’Ora Terza, ha
avuto luogo la Sesta Congregazione Generale, per la continuazione degli
interventi dei Padri Sinodali in Aula sul tema sinodale L’Eucaristia:
fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa.
Presidente Delegato di turno S.Em.R. il Sig. Card. Francis ARINZE,
Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina del
Sacramenti.
In apertura della Sesta Congregazione Generale il Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi ha espresso gli auguri per l’onomastico dei Padri
sinodali e altri partecipanti in occasione della memoria odierna.
A questa Congregazione Generale che si è conclusa alle ore 12.30 con la
preghiera dell’Angelus Domini erano presenti 243 Padri.
● INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
In questa Sesta Congregazione Generale sono intervenuti i seguenti
Padri:
- S.Em.R. Card. Eduardo MARTÍNEZ SOMALO, Camerlengo di S. R. C. (CITTÀ
DEL VATICANO)
- S.E.R. Mons. Manfred SCHEUER, Vescovo di Innsbruck (AUSTRIA)
- S.E.R. Mons. Lucian MUREŞAN, Arcivescovo Metropolita di Făgăraş e Alba
Julia dei Romeni, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del
Consiglio della Chiesa Romena (ROMANIA)
- S.Em.R. Card. Adrianus Johannes SIMONIS, Arcivescovo di Utrecht,
Presidente della Conferenza Episcopale (PAESI BASSI)
- S.E.R. Mons. Javier ECHEVARRÍA RODRÍGUEZ, Vescovo titolare di Cilibia,
Prelato della Prelatura personale dell'Opus Dei (SPAGNA)
- S.E.R. Mons. Arthur ROCHE, Vescovo di Leeds (INGHILTERRA)
- S.Em.R. Card. Giovanni Battista RE, Prefetto della Congregazione per i
Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)
- S.E.R. Mons. Edward OZOROWSKI, Vescovo titolare di Bitetto, Ausiliare
di Białystok (POLONIA)
- S.Em.R. Card. Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (REP. FEDERALE DI
GERMANIA)
- S.E.R. Mons. Gerhard Ludwig MÜLLER, Vescovo di Regensburg (REP.
FEDERALE DI GERMANIA)
- S.E.R. Mons. Arnold OROWAE, Vescovo Coadiutore di Wabag (PAPUA NUOVA
GUINEA)
- S.E.R. Mons. Miguel Angel MORÁN AQUINO, Vescovo di San Miguel (EL
SALVADOR)
- S.B.E.ma Card. Ignace Moussa I DAOUD, Prefetto della Congregazione per
le Chiese Orientali (CITTÀ DEL VATICANO)
- S.E.R. Mons. Paul Josef CORDES, Arcivescovo titolare di Naisso,
Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum" (CITTÀ DEL VATICANO)
- S.Em.R. Card. Camillo RUINI, Vicario Generale di Sua Santità per la
Diocesi di Roma, Presidente della Conferenza Episcopale (ITALIA)
- S.E.R. Mons. Michel Christian CARTATÉGUY, S.M.A., Vescovo di Niamey (NIGER)
- S.E.R. Mons. Jacques PERRIER, Vescovo di Tarbes et Lourdes (FRANCIA)
- S.E.R. Mons. Jean-Pierre RICARD, Arcivescovo di Bordeaux, Presidente
della Conferenza Episcopale (FRANCIA)
- S.E.R. Mons. José Guadalupe MARTÍN RÁBAGO, Vescovo di León, Presidente
della Conferenza Episcopale (MESSICO)
- S.E.R. Mons. Anthony Sablan APURON, O.F.M. CAP., Arcivescovo di Agaña,
Presidente della Conferenza Episcopale (GUAM - OCEANIA)
- S.E.R. Mons. Pierre-Antoine PAULO, O.M.I., Arcivescovo Coadiutore di
Port-de-Paix (HAITI)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S.Em.R. Card. Eduardo MARTÍNEZ SOMALO, Camerlengo di S. R. C. (CITTÀ
DEL VATICANO)
Il Concilio Vaticano II ci ricorda, come ben si sa, che noi sacerdoti
siamo consacrati, innanzitutto, per celebrare il sacrificio eucaristico,
in quanto rappresentanti di Cristo, "in persona Christi agentes" (LG
28).
Il sacerdote, in quanto ministro di Cristo, è se stesso nella misura in
cui, nella Chiesa, non è presenza di se stesso, ma di Cristo; non agisce
da se stesso, ma come strumento di Cristo.
Tutto ciò determina la vita del sacerdote e la sua attività. In effetti,
non avrebbe proprio senso mettere a disposizione di Cristo, la propria
intelligenza, la volontà, la nostra stessa voce e poi non stabilire con
Lui una reale comunione di vita, di intenzioni, di sentimenti.
Non si può rendere storia umana il mistero della grazia, attraverso
l'amministrazione sacramentale, senza che questo illumini la vita, la
ispiri e la fecondi. Tutto ciò vale in modo particolare quando si tratta
della Celebrazione Eucaristica, nella quale anche l'esercizio del sacro
ministero raggiunge il suo culmine.
Agire "in persona Christi" senza che questo lasci il segno dentro di noi
sarebbe addirittura una contraddizione. Non si può essere strumenti e
mediatori di amore e di misericordia, senza divenire, anche noi
misericordia e amore: amoris officium (S. Agostino) .
Il sacerdote è l'uomo del "sacrificio", e non solo nel senso che offre
il sacrificio di Cristo, ma lo offre in "quanto Lui". Tutta la vita
sacerdotale è sacrificale, proprio perché essa deve essere continuamente
donata. Ed è il sacrificio eucaristico che di questo è il centro, il
culmine e la sorgente. E soprattutto qui che il sacerdote impara a fare
della sua esistenza una immolazione gioiosa. "Dal Signore Gesù Cristo,
che ha sacrificato se stesso... -diceva il Santo Padre nell’incontro con
il Clero di Roma il 13 maggio u.s.- impariamo inoltre l'arte dell'ascesi
sacerdotale".
[00129-01.03] [IN121] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Manfred SCHEUER, Vescovo di Innsbruck (AUSTRIA)
La difficile situazione in cui si trova l’Eucaristia è anche una
conseguenza della mancanza di orientamento teologico-dogmatico. Manca un
nesso che conferisca unità agli aspetti dell’Eucaristia: epiclesi,
anamnesi, koinonia e prosphora; reale presenza, sacrificio e comunione;
forme della presenza di Gesù Cristo nella Parola, nei doni sacramentali,
nella comunità, nel sacerdote.
La Chiesa viene unita e costruita dalla parola del Dio vivente, che con
diritto si esige dai sacerdoti. Direzione e ufficio pastorale trovano il
loro compimento proprio nell’Eucaristia, da cui la Chiesa continuamente
trae vita e cresce (LG 26). La Comunità ecclesiale si deve incarnare in
modo personale e concreto dalla logica interna dell’Incarnazione e
dell’Eucaristia. Comunità parrocchiali, in cui l’Eucaristia si celebri
solo raramente o mai, si separano de facto dall’ufficio sacramentale.
Come assolvere il nostro dovere di proclamazione della Parola e di
celebrazione dei sacramenti nei confronti del popolo di Dio? In
considerazione della carenza di sacerdoti in molti paesi, tale problema
riguarda anche la testimonianza, il modo di vivere il sevizio
sacerdotale e la possibilità di attenersi alle regole che tale servizio
impone.
[00130-01.04] [IN122] [Testo originale: tedesco]
- S.E.R. Mons. Lucian MUREŞAN, Arcivescovo Metropolita di Făgăraş e Alba
Julia dei Romeni, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del
Consiglio della Chiesa Romena (ROMANIA)
Mi rifaccio al primo capitolo dell’Instrumentum Laboris, numero 3: fame
del Pane di Dio. "Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e da la
vita al mondo" (Gv. 6, 33)
Nel nostro paese, Romania, i comunisti hanno cercato di dare all'uomo
soltanto il pane materiale, ed hanno voluto cacciare dalla società e dal
cuore della persona umana il "pane di Dio"'. Adesso ci rendiamo conto
che, mettendo fuori legge la nostra Chiesa greco-cattolica, avevano una
grande paura del Dio presente nell'Eucaristia.
Affinché i sacerdoti non potessero più celebrare e parlare di Dio furono
messi in carcere per la sola colpa di essere cattolici. La stessa sorte
l’hanno avuta i laici che partecipavano alle Sante Messe celebrate
clandestinamente. Nel famoso periodo della "rieducazione" e del
"lavaggio del cervello" nelle carceri della Romania, per compromettere i
sacerdoti, per ridicolizzare l'Eucaristia e per distruggere la dignità
umana, i persecutori li hanno obbligati a celebrare con degli
escrementi, ma non sono riusciti a togliere loro la fede.
Invece, quante Sante Messe celebrate clandestinamente in un cucchiaio a
posto del calice e con il vino fatto di qualche chicco d'uva trovato
sulla strada; quanti rosari confezionati su un filo con qualche pezzo di
pane; quante umiliazioni, quando durante l'inverno a meno 30 gradi erano
svestiti a pelle nuda per la perquisizione; quante giornate passate
nella famosa stanza nera, come pena perché furono scoperti nella
preghiera. Mai, nessuno lo saprà. Questi martiri moderni, del XX-mo
secolo hanno offerto tutta la loro sofferenza al Signore per la dignità
e la libertà umana.
Viviamo oggi la libertà dei figli di Dio veramente "affamati del pane
eucaristico". Confermo questa affermazione con la partecipazione alla
Divina Liturgia dell’80 % dei nostri fedeli; con le vocazioni alla vita
sacerdotale e religiosa che non mancano; con tanta gente di gran spicco
intellettuale che è molto vicina alla Chiesa.
Purtroppo dopo la caduta del regime sono sorte nel nostro paese delle
piaghe molto pesanti: l'aborto, l'abbandono dei bambini, la corruzione,
l'immigrazione. Il comunismo ha promesso all'uomo il paradiso sulla
terra, ed è riuscito a distruggere la coscienza dei nostri popoli
dell'Est europeo; adesso per rifarla c'è bisogno di molto tempo. La
chiesa Cattolica in Romania e minoritaria (12%) ed insieme con i
fratelli ortodossi cerchiamo di rimarginare queste piaghe.
Le speranze non mancano, e penso prima di tutto al profondo senso
religioso del nostro popolo, alla profonda devozione con cui questo
popolo si accosta alle celebrazioni liturgiche ed all' eucaristia, al
sangue dei nostri martiri che pregano per noi davanti al Signore, e che
per il loro sangue fanno nascere nuove generazioni di fedeli.
[00126-01.03] [IN126] [Testo originale: italiano]
- S.Em.R. Card. Adrianus Johannes SIMONIS, Arcivescovo di Utrecht,
Presidente della Conferenza Episcopale (PAESI BASSI)
I fedeli sono condizionati da influssi ed impulsi esterni di un mondo
secolarizzato ed individualista. Le problematiche complesse odierne sono
in grado di incidere sul fedele in misura diversa a secondo di quanto
riesce a vivere il mistero dell’Eucharestia.
Condiziona e per lo meno induce a rivedere il concetto di fede nel
sacramento la partecipazione ad esso ed i loro desideri riguardanti
l’espressione dell’unione eucaristica.
Nel giorno del Signore tanti danno la preferenza, certe volte costretti,
ad altre attività che diventano purtroppo prioritarie all’incontro col
Signore.
Tutto questo corrode il significato centrale dell’Eucharestia. Corrode
anche il tessuto sociale della comunità della fede.
Generalmente parlando si delinea un quadro di svalorizzazione, di
inflazione, riguardo all’Eucharestia.
Per primo bisogna avere compassione tenendo conto di tutti i
condizionamenti a cui gli uomini e donne sono sottoposti.
La crisi arriva molto più in profondità. Essa va identificata nel
sentire e nel comprendere ciò che è dono, e ciò che è sacrificio. Una
persona che riceve e ringrazia, sa cosa significa il donare e ha una
sensibilità per il sacrificio, anche per l’oblazione sacrifica che è
Cristo.
Non dobbiamo continuare a far memoria di questa fondamentale intuizione
della vita come dono e sacrificio (dimostrato)?
Cambiamenti strutturali come per esempio uomini sposati per accedere al
sacerdozio non sembrano una soluzione.
Non sono forse il sacerdozio celibatario, come la vita religiosa, una
testimonianza di questa fondamentale intuizione? Questo significa che
inizieremmo a vivere più eucaristicamente per preparare così “la strada
per ritrovare il valore dell’Eucharestia”.
[00062-01.04] [IN053] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Javier ECHEVARRÍA RODRÍGUEZ, Vescovo titolare di Cilibia,
Prelato della Prelatura personale dell'Opus Dei (SPAGNA)
L' Instrumentum laboris, al n. 34, sottolinea l'importanza del senso
della sacralità nella celebrazione dell' Eucaristia. È utile studiare
modi concreti che aiutino i fedeli a percepire in un modo più netto il
senso della sacralità del Sacrificio eucaristico, affinché il Popolo di
Dio venga irrobustito nella sua fede e aiutato a vivere santamente.
Sarebbe dunque utile, sulla base dell' Istruzione Redemptionis
sacramentum, adoperarsi per rimuovere gli abusi che arrecano danno alla
sacralità nelle celebrazioni eucaristiche, ed anche ripensare alcune
norme, la cui applicazione si presta ad una interpretazione abusiva. A
titolo di esempio, si suggerisce di ripensare l'opportunità di cerimonie
eucaristiche con un eccessivo numero di concelebranti, tale da non
rendere possibile uno svolgimento dignitoso dell'atto liturgico oppure
valutare la reale convenienza di distribuire la Comunione a tutti i
partecipanti a una Messa con un grandissimo numero di fedeli, quando la
distribuzione generale vada a detrimento della dignità del culto.
Accordare importanza al mantenimento del senso del sacro nelle liturgie
eucaristiche, recherà un gran bene alla Chiesa intera.
[00075-01.05] [IN058] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Arthur ROCHE, Vescovo di Leeds (INGHILTERRA)
Gli sviluppi in alcuni approcci post-conciliari alla Catechesi
Eucaristica hanno cercato di fornire un punto d’accesso esperienziale
utilizzando il concetto di pasto come categoria prevalente della
comprensione. Una teologia dell’Eucaristia vista prevalentemente
attraverso la lente del pasto è carente del legame necessario e
intrinseco tra l’Eucaristia e il Calvario e il sacrificio di Cristo.
Uno dei risultati di una catechesi della presenza Eucaristica, ma non
del sacrificio, è la difficoltà a distinguere la superiorità della
celebrazione della Messa rispetto alla Celebrazione della Parola e della
Santa Comunione. L’elemento significativo diventa ricevere la Santa
Comunione e non partecipare, attraverso la Messa, al sacrificio di
Cristo sul Calvario, una volta e per sempre. Ritengo che ciò sia
problematico, non ultimo per tutti coloro che per le circostanze della
loro vita si trovano nella condizione di non ricevere i sacramenti.
L’ apprezzamento impoverito della natura insostituibile del sacrificio
Eucaristico ha anche delle implicazioni logiche sul modo d’intendere il
sacerdozio. Facilitare l’accesso alla Santa Comunione diventa tanto
rilevante e importante quanto essere presenti alla celebrazione della
Messa. Dobbiamo collegare nuovamente l’accesso alla Santa Comunione
all’offerta della Messa, attraverso la quale partecipiamo al sacrificio
di Cristo sulla croce. La Santa Comunione fa propriamente parte della
Messa come frutto di un atto sacramentale in cui incontriamo il
sacrificio di Cristo sulla croce.
In questo dibattito, il valore del luogo dell’adorazione Eucaristica
diviene ancora più importante per la nostra preghiera e la nostra
contemplazione. La presenza di Cristo e il suo essere sacrificio sono
uniti, derivando da e muovendosi verso la Messa, ovvero nella
celebrazione sacramentale in cui l’offerta del sacrificio e la presenza
di Cristo nella Santa Comunione sono intimamente uniti.
[00078-01.04] [IN065] [Testo originale: inglese] -
S.Em.R. Card.
Giovanni Battista RE, Prefetto della Congregazione per i Vescovi (CITTÀ
DEL VATICANO)
Parlo delle responsabilità del Vescovo verso l'Eucaristia.
1) Noi Vescovi non possiamo essere buoni Pastori, se l'Eucaristia non è
il centro e la radice della nostra vita, la forza. ispiratrice di tutto
il nostro lavoro apostolico. Illuminante è al riguardo la testimonianza
di Papa Giovanni Paolo II.
2) Il Vescovo è il custode dell'Eucaristia. Egli deve promuovere una
pastorale che aiuti i fedeli a ritrovare uno stile di vita che abbia
l'Eucaristia come centro. Lo stesso modo di celebrare la Messa da parte
del Vescovo nutre la fede dei sacerdoti e del popolo. E' importante in
particolare dedicare ogni impegno per la partecipazione dei fedeli alla
Messa domenicale e vigilare che le celebrazioni eucaristiche siano
sempre degne e belle.
3) Noi Vescovi dobbiamo impegnarci per il recupero della pedagogia di
conversione che nasce dall'Eucaristia, come richiesto dal nesso
intrinseco tra l'Eucaristia e il Sacramento della Penitenza. Inoltre il
Vescovo deve prodigarsi per diffondere il ricorso frequente alla
confessione individuale.
4) I doveri del Vescovo verso l'Eucaristia si estendono anche
all'obbligo di non permettere in diocesi il ricorso abusivo
all'assoluzione generale o collettiva, attenendosi in merito alle
disposizioni del Motu proprio «Misericordia Dei» del Papa Giovanni Paolo
II.
Inserita cosi nell'autentico itinerario di fede da essa stessa
stimolato, l'Eucaristia diventa nella Chiesa sorgente di forza per
vincere il peccato, fonte di vita e di speranza, luce che trasforma le
culture e diviene germe di un mondo nuovo.
[00131-01.03] [IN076] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Edward OZOROWSKI, Vescovo titolare di Bitetto, Ausiliare
di Białystok (POLONIA)
L' Eucaristia come sacramento del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo
attualizza il sacrificio della croce. Il sacrificio è il primum
principium dell' Eucaristia che ordina gerarchicamente tutte le verità
ad essa legate. E' inoltre la chiave per comprendere l'uomo e Dio. Per
la definizione della persona occorre l'amore, per definire l'amore
occorre il sacrificio. Senza il sacrificio non ci sono né l'amore né la
persona. Ne consegue che il sacrificio rischiara la vita intratrinitaria
di Dio, la relazione di Dio con l'umanità e la comunione tra le persone.
La globalizzazione economica e il mercato libero fanno in modo che nel
mondo ci sia sempre meno spazio per lo spirito di sacrificio. L'essere
umano è trattato spesso come una merce o come un materiale da esaminare,
si cessa di vederlo come un bene prezioso in se stesso con la
conseguente disumanizzazione dei rapporti interpersonali. A queste
pressioni finiscono per cedere anche i cristiani. Essi cercano una
religione facile, comoda senza precetti e senza croce.
Ultimamente queste tendenze si possono notare anche nell'insegnamento
sull' Eucaristia. Si sottolineano in essa molti temi importanti: il
banchetto, la comunione, l'ascolto della Parola di Dio, il sacramento e
via dicendo. Tuttavia esse non hanno una "chiave di volta". Ne deriva
una determinata protestantizzazione della teologia dell'Eucaristia che
in tale insegnamento si rivela essere un rito bello ma poco
significativo per la vita.
Intanto il sacrificio della croce di Cristo, al quale l'uomo accede
attraverso l'Eucaristia, è ciò che di più importante vi è in questo
mistero. Il sacrificio di Cristo sulla croce ha portato agli uomini la
salvezza. L'Eucaristia permette all'uomo di prendervi realmente parte.
Ricevendo il Corpo di Cristo, l'uomo diventa con Lui un solo corpo, e
bevendo il Suo Sangue diventa con Cristo questo stesso sangue (Cirillo
di Gerusalemme, Catechesi mistagogica 4). Grazie all'Eucaristia, ciò che
è sacrificio nella vita umana, si trasforma nel sacrificio di Cristo.
Soltanto percorrendo la via della croce, si può giungere alla gloria
della risurrezione.
[00086-01.04] [IN80] [Testo originale: italiano]
- S.Em.R. Card. Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (REP. FEDERALE DI
GERMANIA)
Faccio riferimento al mistero della Transustanziazione attraverso il
quale nostro Signore Gesù Cristo si fa presente in corpo e sangue nelle
specie eucaristiche. La presenza reale eucaristica si distingue dalle
altre forme - anche sacramentali - di presenza di Cristo perché nel pane
e nel vino “Sono contenuti in modo vero, reale e sostanziale il corpo e
il sangue insieme con l’anima e la divinità di nostro Signore Gesù
Cristo, e conseguentemente tutto il Cristo” (cf. Concilio di Trento, DH
1651). Questa fede eucaristica ha un significato fondamentale per la
Chiesa cattolica e dovrebbe perciò essere data per scontata; eppure
attualmente essa si sta affievolendo. A causa di una interpretazione
secolarizzata della Consacrazione, che ignora o perfino nega la presenza
sostanziale, corporea di Cristo, l’Eucaristia perde il suo ruolo
peculiare.
La consacrazione delle offerte eucaristiche in corpo e sangue del
Signore è chiamata “giustamente e in senso proprio conversione della
natura (Transustanziazione)” (cf. Concilio di Trento, DH 1651).
Attualmente la gente intende questo concetto in modo leggermente
improprio, perché “sostanza” oggi indica la materia, ovvero ciò che -
cum grano salis - la Scolastica non definiva “sostanza”, ma piuttosto
“accidentiae”. Comunque si voglia giudicare questo cambiamento di
termine, la realtà alla base del concetto di Transustanziazione, “quella
mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo
e di tutta la sostanza del vino nel sangue” (cf. Concilio di Trento, DH
1652), è stata dogmatizzata dal Concilio di Trento e costituisce la base
della fede cattolica.
[00088-01.05] [IN082] [Testo originale: tedesco]
- S.E.R. Mons. Gerhard Ludwig MÜLLER, Vescovo di Regensburg (REP.
FEDERALE DI GERMANIA)
Dice Lutero: Da un dono di Dio per noi (testamentum seu sacramentum) è
stato tratto per Dio un sacrificio degli uomini (sacrificium seu bonum
opus)”, (cap. babyl. WA 6,25).
Il Concilio di Trento, al contrario, afferma: “Nostro Signore Gesù
Cristo nell’Ultima Cena, ...ha lasciato alla sua amata Sposa, la Chiesa,
un sacrificio visibile, così come richiede la natura dell’uomo” (D
1740).
Che cos’è il sacrificio “sicut hominum natura exigit”?
Il sacrificio è il modo corrispondente alla natura umana in cui l’uomo
accoglie il dono di Dio.
La Parola di Dio si è fatta carne, ma “in carne peccati” in vista del
peccato (Rm 8,3). Il sacrificium del sommo sacerdote, che si offre in
sacrificio, diventa victima a causa della forza dei peccati.
Nella sala del Cenacolo Gesù rende grazie al Padre e ci dona il suo
corpo e il suo sangue che sono offerti in sacrificio per noi. Chi
nell’Eucaristia accoglie attraverso Cristo il dono di Dio, diventa anche
in lui una creatura nuova. Accolto in Cristo, il battezzato si offre a
Dio. Il sacrificio della Chiesa corrisponde dunque alla natura dell’uomo
redenta. In Cristo c’è una co-operatio con Dio autentica e necessaria
per la salvezza. “Christus totus, caput et membra”, è forza della “unio
hypostatica”, l’unità del sacrificio di Cristo e del sacrificio della
Chiesa. L’uomo viene messo in grado, secondo la propria natura e
vocazione, “per la misericordia di Dio”, di offrire il suo corpo “come
sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1).
[00091-01.07] [IN085] [Testo originale: tedesco]
- S.E.R. Mons. Arnold OROWAE, Vescovo Coadiutore di Wabag (PAPUA NUOVA
GUINEA)
a) Occorre dedicare ancora molta attenzione all’inculturazione. Nella
liturgia dell’Eucaristia, un significativo adattamento di elementi
culturali che crei un’atmosfera religiosa, con un linguaggio idoneo,
simboli, inni, gesti, ecc., potrebbe essere accolto come parte della
liturgia.
b) Mentre si sottolinea l’importanza dell’Eucaristia, le necessità
pastorali lasciano le persone in una situazione in cui opinioni diverse
vengono credute ed espresse. Alcuni ritengono che la comunione
eucaristica sia importante. L’Eucaristia è cibo per chi ha fame, non
premio per chi è buono. Essi affermano che l’Eucaristia non dovrebbe
essere un sacramento elitario, piuttosto una celebrazione della
generosità di Dio. Altri dicono che l’Eucaristia può essere data solo a
quanti sono adeguatamente preparati. Come spiega la Chiesa tutte queste
opinioni così diverse? c) Il rapporto tra Eucaristia e vita va
integrato, in quanto il primo trasforma effettivamente e crea una
comunione reale tra le persone, che può essere caratterizzata da amore,
pace, gioia, giustizia, ecc. (cf Rm 14, 17). Ma manifestazioni quali le
ingiustizie, la violenza, la corruzione, la povertà ecc., mostrano che
Eucaristia e vita sono separate. Per questo motivo la presenza reale,
salvifica e trasformatrice di Gesù nell’Eucaristia non deve essere
compresa in modo vago e presa alla leggera, ma i cattolici dovrebbero
essere fermi nella loro fede con il dovuto rispetto, adorazione e
rapporto personale.
d) La Chiesa crede e insegna che l’Eucaristia è sorgente e culmine della
propria vita. E’ importante inoltre per il suo nutrimento spirituale.
Come può essere vero questo per comunità che vivono in villaggi remoti e
che non hanno quindi la possibilità della celebrazione e dell’accesso
frequente all’Eucaristia? Questo fatto solleva un interrogativo: che
tipo di sacerdote occorre nella nostra situazione? Una persona ha forse
bisogno di anni di formazione in filosofia e teologia per offrire il
necessario servizio alla povera gente delle zone remote, che non potrà
mai uguagliarlo sul piano intellettuale? Il problema qui non è quello di
avere un maggior numero di vocazioni, ma è quello della giustizia e
dell’uguaglianza di tutti i figli di Dio che hanno il diritto di fare
dell’Eucaristia il centro della propria vita celebrandola e ricevendola
il più spesso possibile. E’ quello di preparare ministri in grado di
celebrare l’Eucaristia per la gente. Un ministro per questo tipo di
servizio dovrebbe ricevere la formazione necessaria e quindi venire
ufficialmente ordinato solo a questo scopo, per semplificare le cose,
adattandosi alla situazione, come quella in cui ci troviamo, e per far
sì che si avveri per la gente ciò che la Chiesa crede riguardo
all’Eucaristia. Da una parte affermiamo l’importanza dell’Eucaristia
come centro della vita cristiana, e dall’altra abbiamo regole che
impediscono alla gente di ricevere l’Eucaristia. Non sarebbe il caso che
la Chiesa consentisse a cristiani maturi, saldi nella fede, molto
impegnati e rispettosi degli altri, di ricevere una formazione semplice
per presiedere la celebrazione eucaristica, che faciliterà la
partecipazione del popolo all’Eucaristia, in modo che l’importanza e la
centralità della stessa diventino delle realtà per le persone?
[00107-01.04] [IN089] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons. Miguel
Angel MORÁN AQUINO, Vescovo di San Miguel (EL SALVADOR)
Il numero 36 dell’Instrumentum laboris, citando il Catechismo della
Chiesa cattolica, elenca i nomi con cui è stato chiamato questo
sacramento: Eucaristia, Cena del Signore, frazione del pane, memoriale,
santo sacrificio, santa e divina liturgia, santi misteri, comunione,
Santa Messa. Da una catechesi completa e da una comprensione del
significato di questi termini dipende la partecipazione veramente
consapevole alla liturgia. Ma nel numero 37, citando il Catechismo, si
dice che il termine che prevale e che comprende gli altri è quello di
Sacrificio sacramentale che aiuta a superare la dialettica tra
sacrificio e convivio.
Tenendo conto del richiamo che Papa Giovanni Paolo II fa nella Mane
nobiscum Domine, 14: “che nessuna dimensione di questo Sacramento venga
trascurata” e che “è un dono troppo grande per sopportare ambiguità e
diminuzioni”, ritengo che corriamo il rischio di non mantenere
l’equilibrio fra le due dimensioni dell’Eucaristia: Sacrificio e Cena
del Signore.
Come ha ben esposto S.E. Mons. Nicola ETEROVIĆ nella prefazione
dell’Instrumentum laboris: nell’Eucaristia la Chiesa “trova l’anticipo
della sua gloria nel banchetto eterno delle Nozze dell’Agnello (cf. Ap.
19, 7-9). (...) Tale inestimabile dono e grande mistero ebbe compimento
nell’Ultima cena (...). Si tratta di sacra Tradizione fedelmente
pervenuta di generazione in generazione fino ai nostri giorni”.
Il banchetto o la Cena del Signore non è sinonimo di convivio opposto a
sacrificio, perché è la Cena dell’Agnello immolato e inoltre è sinonimo
di comunione, che costituisce il fine e il culmine dell’Eucaristia.
I vangeli descrivono l’Eucaristia come ultima Cena di Gesù con i suoi
discepoli prima di morire sulla croce. Questo ci ricorda come Gesù ha
voluto che partecipassimo alla sua Pasqua: celebrando un banchetto, una
cena con pane (simbolo di vita) e vino (simbolo di gioia, amicizia e
alleanza). Gesù prende questi elementi, ma dà loro un nuovo significato:
sono il suo corpo offerto e il suo sangue sparso, ovvero Lui stesso si
offre per gli uomini.
Offrire il suo corpo come cibo e il suo sangue come bevanda è stato
motivo di scandalo tra i suoi contemporanei, perché non si tratta di un
alimento metaforico: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera
bevanda” (Gv 6,55). Ciò che riceviamo è il corpo e il sangue del
Signore, vale a dire, Egli stesso che si è immolato per noi. Per
spiegarlo ai suoi ascoltatori, Gesù paragonò sé stesso alla manna con
cui Jahvè alimentò il popolo di Israele durante la traversata del
deserto: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la
manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo,
perché chi ne mangia non muoia” (Gv 6, 48-50).
Gesù è il Pane della vita perché è nostra pasqua, ‘l’agnello di Dio che
toglie i peccati del mondo’ (Gv 1,29). L’ardente desiderio di mangiare
questo pane con noi (Lc 22, 15) manifesta il suo ardente desiderio di
‘comunione’ con noi.
L’Eucaristia è dunque cena e banchetto. Non è semplice segno, come una
cena in famiglia, ma una realtà. Gesù, presente nell’Eucaristia, si fa
nostro alimento spirituale.
Se ci soffermiamo sulle narrazioni dei banchetti di Gesù nel vangelo di
san Luca, possiamo comprendere in che senso l’Eucaristia crei comunione.
Il primo banchetto che egli ci narra è quello di Gesù con Levi (Lc 5,
27-32). Il secondo è nella casa di Simone il fariseo, dove una
peccatrice gli unse i piedi con un prezioso profumo (Lc 7, 36-50). Il
terzo banchetto ebbe luogo nella casa di Marta, Maria e Lazzaro (Lc 10,
38-42). Il quarto nella casa di un altro fariseo, dove Gesù ha curato un
infermo nel giorno di sabato (Lc 14, 1-24). L’ultimo banchetto ha avuto
luogo prima dell’ultima cena con un altro pubblicano, Zaccheo (Lc 19,
1-10). Tutti questi banchetti spiegano l’ultima cena di Gesù con i suoi
discepoli. Mandando esplicitamente Pietro e Giovanni a preparare la cena
di Pasqua: “direte al padrone di casa: il Maestro ti dice: Dov’è la
stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” (Lc 22,
7-23).
Già risorto, un giorno, al tramonto, cena con i discepoli di Emmaus ed
essi lo riconoscono al momento di ‘spezzare il pane’ (Lc 24, 13-35).
Nell’Eucaristia incontriamo Cristo risorto.
Gesù, nell’istituire l’Eucaristia, non si è limitato a dire: questo è il
mio corpo, questo è il sangue della nuova alleanza, ma ha aggiunto:
“dato per voi” e “versato per voi” (Lc 22, 19-20); Ecclesia de
Eucharistia, 12) o, come dice il Catechismo: “La Messa è ad un tempo e
inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il
sacrificio della Croce e il sacro banchetto della comunione al corpo e
al sangue del Signore” (1382).
La Congregazione per il Culto divino, quando presentò la prima redazione
dell’Istituzione Generale del Messale Romano il 18 novembre 1969, con
previo chiarimento che non doveva considerarsi documento dottrinale o
dogmatico, bensì istruzione pastorale o rituale che però teneva conto
dei principi dottrinali contenuti nei documenti del Magistero, divenne
bersaglio di forti attacchi che denunciavano che non vi era
adeguatamente espressa la dottrina sacrificale della Messa, né la
presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, né l’esistenza del sacerdozio
ministeriale; inoltre consideravano improprie alcune espressioni come
“Cena del Signore”.
Esaminata la questione dalla Congregazione, non vi trovarono nessun
errore dottrinale. Ma nella prima edizione del Messale romano (1970), la
Congregazione introdusse alcune modifiche al testo.
Se si trascura la dimensione banchetto, si indeboliscono le forze di
unità e di comunione tra quanti si cibano del Corpo e del Sangue di
Cristo e non potranno esservi “discepoli e missionari di Gesù Cristo
perché in Lui i popoli abbiano vita” (Tema della V Conferenza Generale
dell’Episcopato Latinoamericano).
[00115-01.04] [IN098] [Testo originale: spagnolo]
- S.B.E.ma Card. Ignace Moussa I DAOUD, Prefetto della Congregazione per
le Chiese Orientali (CITTÀ DEL VATICANO)
In questo intervento mi soffermerò sulle dimensioni trinitaria, mariana
ed ecclesiologica dell’Eucaristia, con riferimento ai nn. 28 e 77
dell’Instrumentum Laboris.
Ma desidero iniziare rendendo onore al Santo Vescovo Ignazio di
Antiochia, insigne maestro eucaristico di cui porto il nome come
patriarca emerito, con una citazione tratta dalla sua lettera agli
Efesini. Con gioia l’ho veduta anche nell’Instrumentum Laboris (n. 23 e
nota n. 40). È breve ma molto famosa: “Tutti e ciascuno - per la grazia
cristiana, per l’unica fede, per Gesù Cristo stirpe di Davide nella
carne (cf. Rom 1,33), figlio dell’uomo e figlio di Dio -, tutti voi,
dunque, siate intimamente uniti nell’obbedire al vescovo e al collegio
presbiterale e nello spezzare l’unico pane che è farmaco d’immortalità,
antidoto contro la morte, alimento dell’eterna vita in Cristo” (S.
Ignazio agli Efesini 20,2).
Della dottrina eucaristica cattolica sottolineo prima di tutto la
dimensione trinitaria.
Riceviamo la santa Eucaristia dal Padre Celeste che ha mandato il Suo
Figlio; dal Figlio che si è incarnato e si è offerto in sacrificio sulla
croce; dallo Spirito Santo che è disceso su Maria e che santifica il
pane e il vino nella celebrazione eucaristica. Senza l’azione della
Santissima Trinità non avremmo Incarnazione, Redenzione, Eucaristia e
Comunione.
Poi la dimensione mariana.
Anche dalle mani di Maria riceviamo il dono dell’Eucaristia. Dio ha
disposto che grazie a Lei l’incarnazione, la redenzione, l’eucaristia e
la comunione giungessero a noi. Maria fu la prima a ricevere nel suo
grembo il Corpo e il Sangue di Cristo. L’incarnazione fu la prima
comunione della storia. Primo tabernacolo fu il suo cuore immacolato. La
liturgia siriaca invoca Maria, che porta nel grembo il Bambino Gesù,
chiamandola “secondo Cielo”. Prima di ogni apostolo e sacerdote è Maria
che ha donato Gesù al mondo. Maria e l’Eucaristia non possono essere
dissociate!
Infine, la dimensione ecclesiologica del mistero eucaristico.
Solo strettamente unita a Maria la Chiesa può rendere “presente il
Signore Gesù attraverso la celebrazione dell'Eucaristia per donarlo a
tutti perché abbiano la vita in abbondanza (cf. Gv 10,10)”. Anche dalla
Chiesa riceviamo la santa Eucaristia. L’Eucaristia fa la Chiesa, ma
nello stesso tempo è la Chiesa che fa l’Eucaristia attraverso i ministri
a ciò ordinati. L’incontro eucaristico col Signore fa crescere la
comunione fraterna con coloro che compongono la comunità cattolica
raccolta attorno al Successore di Pietro e ai suoi fratelli
nell’episcopato, aprendo orizzonti di comunione anche con i pastori e i
fedeli delle altre Chiese e Comunità cristiane. La dimensione
trinitaria, mariana ed ecclesiologica della Santa Eucaristia sta tanto a
cuore alle tradizioni orientali, le quali vedono in essa la via più
sicura alla sperata unità con tutti i fratelli in Cristo.
Sono lieto e grato della condivisione del nostro itinerario sinodale da
parte dei delegati ecumenici e prego il Signore di compiere l’auspicio
che apre l’Instrumentum Laboris: “... se la Chiesa cattolica respira a
due polmoni, e ne ringrazia la Divina Provvidenza, attende anche il
giorno beato, quando tale ricchezza spirituale potrà essere ampliata e
ravvivata da una completa e visibile unità con quelle Chiese Orientali
che, pur in assenza di una piena comunione, in buona parte professano la
stessa fede nel mistero di Gesù Cristo Eucaristia” (cf. 1 L. V).
[00128-01.03] [IN117] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Paul Josef CORDES, Arcivescovo titolare di Naisso,
Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum" (CITTÀ DEL VATICANO)
In riferimento ai nn. 31, 33 e 37 dell'Instrumentum laboris è importante
sottolineare la dimensione della fede come condizione per accedere al
Mistero dell'Eucaristia. La fede quindi non è solo un aspetto marginale,
ma centrale per affrontare il tema di questo Sinodo.
In particolare va sottolineato il carattere sacrificale dell’Eucaristia.
Ponendosi nella tradizione dei profeti, che manifestavano con segni il
proprio messaggio, anche
Gesù anticipa nell'Ultima Cena, nel segno, quanto avviene nella sua
persona nei giorni del mistero pasquale.
Il termine stesso di anamnesis non indica solo il ricordo di un fatto
storico, ma implica che nel ricordo il fatto stesso si renda presente e
diventi efficace.
Il teologo Odo Casel ha sottolineato come il sacrificio di Cristo,
storicamente unico, trascenda in realtà i limiti delIo spazio e del
tempo e raggiunga così in ogni tempo ogni uomo che si apre alla fede.
Il dogma del carattere sacrificale dell'Eucaristia, sancito dal Concilio
di Trento, è stato ribadito dal Catechismo della Chiesa, che lo ha
applicato anche all'offerta della Chiesa stessa col suo Capo.
[00127-01.04] [IN119] [Testo originale: italiano]
- S.Em.R. Card.
Camillo RUINI, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma,
Presidente della Conferenza Episcopale (ITALIA)
Uno sviluppo significativo del modo di rapportarsi all'Eucaristia è la
riscoperta dell'Adorazione eucaristica, in particolare da parte dei
giovani: nel silenzio prolungato dell'Adorazione essi trovano una
migliore opportunità di rapporto personale con Cristo e con Dio Padre.
Un'esperienza che ho fatto personalmente, tenendo a molti giovani di
Roma una catechesi sul tema "Incontrare Cristo nell'Eucaristia" in
occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, ha mostrato che questi
giovani, pur essendo sinceramente credenti e ben formati culturalmente,
avevano forte difficoltà a comprendere in senso proprio la presenza
reale eucaristica. Era infatti chiara per loro la differenza tra
cambiamento reale e semplice cambiamento di significato, ma era invece
difficile comprendere come la presenza eucaristica di Cristo possa
essere propriamente reale, dato che ai nostri sensi e ad eventuali
esperimenti risultano sempre il pane e il vino.
Alla base della difficoltà vi era l'equazione, sia pure non del tutto
consapevole, tra ciò che è reale e ciò che è sperimentabile. L'unica
strada che ho trovato praticabile per far superare ai giovani questa
equazione è stata proporre loro la realtà di Dio, essere supremamente
reale e però non raggiungibile attraverso alcun esperimento fisico. In
effetti il tipo di razionalità e di cultura oggi prevalente pone alla
comunicazione della fede il problema di chiarire preliminarmente che la
realtà autentica è ben più ampia di quella che cade sotto la nostra
esperienza: è questo un importante campo di lavoro per la catechesi e la
teologia.
[00125-01.03] [IN124] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Michel Christian CARTATÉGUY, S.M.A., Vescovo di Niamey
(NIGER)
Viviamo in una regione a maggioranza mussulmana. I cristiani
rappresentano solo l’1% della popolazione. La comunità cristiana non
vive ripiegata su sé stessa e sono numerosi i casi di matrimoni misti
islamico-cristiani. Le donne cristiane che vanno in matrimonio ai
mussulmani sono spesso escluse sia dalla comunità mussulmana, sia dalla
comunità cristiana.
La donna cristiana non può ricevere il sacramento del matrimonio. Per un
mussulmano è difficile accettare il modo di fare cristiano. Essa è
dunque definitivamente esclusa dalla comunione sacramentale. Come
cristiana sarà pure esclusa dalla comunità mussulmana. Ci si attenderà
che si converta all’Islam. L’appartenenza religiosa è una questione
d’identità molto forte. Qui, l’appartenenza religiosa e l’appartenenza
sociale vanno di pari passo.
Ci viene presentata la dottrina sulla comunione spirituale. Questo non
basta per integrare del tutto queste donne nella comunione ecclesiale.
Per vivere la comunione in pienezza, non è forse necessario comunicarsi?
Qui non ci sono mezze misure. L’Eucaristia è un incontro sensibile con
Gesù Cristo.
Nelle situazioni di esclusione e di fragilità in cui si trovano le
nostre donne cristiane, siamo convinti che l’Eucaristia può alimentare e
rendere riconoscibile il vissuto e la testimonianza della vita
cristiana.
Siamo i portavoce di quelle donne che soffrono e che si trovano in
situazioni stagnanti senza via d’uscita. Può un vescovo concedere a
queste donne di accedere all’Eucaristia? Sottometto la mia richiesta e
la sofferenza di queste donne che sono in terra d’Islam a voi, cari
Padri Sinodali.
[00134-01.03] [IN007] [Testo originale: francese]
- S.E.R. Mons. Jacques
PERRIER, Vescovo di Tarbes et Lourdes (FRANCIA)
L’adorazione eucaristica è evocata, in particolare, ai numeri 41, 66, 67
e 75.
Nei nostri paesi, osserviamo che l’adorazione eucaristica è molto
apprezzata dalle giovani generazioni di cattolici. Per queste giovani
generazioni non è una riscoperta. È una pura e semplice scoperta.
1. Come si spiega la moda dell’adorazione eucaristica fra i giovani?
Perché queste generazioni non possono vivere senza immagini. Guardando
l’Ostia, certamente, non vediamo Cristo, né nella sua divinità né nella
sua umanità, ma fissiamo il nostro sguardo sul segno più diretto della
sua presenza reale.
2. Qual è l’immenso vantaggio dell’adorazione eucaristica? È di
sottrarre la preghiera cristiana alla trappola dell’introspezione.
L’adorazione eucaristica si vive come un faccia a faccia.
3. L’adorazione eucaristica può forse presentare un pericolo?
L’adorazione eucaristica rischia di essere vissuta in un modo
individualistico e poco ecclesiale. Secondo pericolo: l’assenza di
parole. Poiché i giovani hanno bisogno di sentire esprimere e di
esprimere essi stessi la fede. Terzo pericolo: trascurare le altre
modalità della presenza, reali anche se diverse, di Cristo risorto.
4. L’adorazione eucaristica può condurre, e ricondurre, all’azione
eucaristica.
[00132-01.04] [IN012] [Testo originale: francese]
- S.E.R. Mons. Jean-Pierre RICARD, Arcivescovo di Bordeaux, Presidente
della Conferenza Episcopale (FRANCIA)
In Francia, come in tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale, ci
troviamo di fronte ad un approccio molto soggettivo alla partecipazione
alla messa domenicale: “Ci vado quando ne ho voglia; andrò quando ne
sentirò il bisogno”. Non è forse importante che si scopra che la nostra
partecipazione all’eucaristia domenicale è molto legata alla nostra
professione di fede nel Cristo Risorto? Non dimentichiamo che il Risorto
non possiede altra mediazione per rivelarsi al mondo e continuare la sua
opera di salvezza che il corpo che Lui ha oggi, la comunità dei suoi
discepoli, la Chiesa. E’ nell’Eucaristia che Cristo trasforma la
comunità dei suoi discepoli che egli raduna nel suo corpo ecclesiale. E
ciascuno è chiamato ad essere un membro vivente di questo corpo. Al
centro della liturgia della Messa, la preghiera eucaristica ci invita a
ricevere il corpo eucaristico del Signore e a diventare il suo corpo
ecclesiale nel mondo. Sant’Agostino diceva a neo-battezzati: Tu ascolti
‘Il corpo di Cristo’ e rispondi ‘Amen’. Sii un membro del corpo di
Cristo affinché il tuo ‘amen’ sia vero (Sermone 272). È necessario
approfondire la dinamica della preghiera eucaristica per entrare
maggiormente nei grandi atteggiamenti spirituali che ci chiama a vivere.
[00133-01.04] [IN015] [Testo originale: francese]
- S.E.R. Mons. José Guadalupe MARTÍN RÁBAGO, Vescovo di León, Presidente
della Conferenza Episcopale (MESSICO)
Voglio esprimere la mia riconoscenza alla benefica e non sempre
apprezzata opera spirituale svolta in molte parti del mondo dall’
“Adorazione Notturna”, un’associazione nata nel secolo XIX da un esiguo
gruppo di persone semplici e che presto si è estesa ai cinque
continenti. Oggi l’Adorazione Notturna esiste ancora, ma con molte
difficoltà, a causa della secolarizzazione dei costumi e della scarsa
considerazione da parte di alcuni operatori pastorali che la ritengono
antiquata e priva di effetto nell’opera trasformatrice del mondo.
In Messico l’Adorazione Notturna conta su oltre quattro milioni di
adoratori; il loro obiettivo è di vegliare in preghiera Gesù
sacramentato di notte, in atteggiamento di adorazione, riparazione e di
espiazione. In questo modo si richiamano allo spirito delle prime
comunità cristiane che tenevano veglie di preghiera alla vigilia delle
grandi feste liturgiche.
Tra noi, nei tragici periodi della persecuzione religiosa, agli inizi
del sec. XX, l’Adorazione Notturna e l’Azione Cattolica annoverarono un
gran numero di martiri che offrirono il loro sangue a testimonianza
dell’autenticità della loro fede in Cristo.
Oggi c’è assoluta necessità di un rinnovamento dell’Adorazione Notturna
che, nel rispetto del suo stile, permetta di inserire schemi di
preghiera più adatti alla sensibilità spirituale dei nostri tempi e che
rispondano alle esigenze delle nuove generazioni e alla loro
sensibilità.
È importante ottenerlo, tra l’altro, perché le famiglie degli adoratori
sono state tradizionalmente sorgenti di vocazioni alla vita sacerdotale
e alla vita consacrata, tanto necessarie ai nostri giorni.
[00093-01.04] [IN018] [Testo originale: spagnolo]
- S.E.R. Mons. Anthony Sablan APURON, O.F.M. CAP., Arcivescovo di Agaña,
Presidente della Conferenza Episcopale (GUAM - OCEANIA)
Nel Pacifico, la scarsità di sacerdoti e l’aggressività delle sette
evangeliche rappresentano una sfida alla stessa sopravvivenza della fede
cattolica. In base alla mia esperienza, l’unica risposta a questo
duplice ostacolo è la formazione di “comunità basate sulla fede”, come
ha detto ai giovani di Colonia Papa Benedetto. Il Santo Padre inoltre ha
detto ai giovani che “il potere del Vangelo è intensamente percepito”
nelle piccole comunità di fede. Occorre che la Chiesa di oggi renda
chiaramente visibili i simboli eucaristici: forse occorre che la Chiesa
ricorra al “pane vero” per il pane che diventerà il Corpo di Cristo che
tutti dovranno mangiare e per il vino che diventerà il sangue di Cristo
e verrà bevuto da tutti. Questi simboli rappresentano pienamente e con
forza la realtà che esprimono, non semplicemente un’approssimazione.
Inoltre, se l’Eucaristia è un banchetto, la postura più adatta di quanti
ricevono il Corpo e il Sangue di Cristo è quella seduta, non in piedi!
(Instrumentum Laboris, n.ri 13, 37, 50, 65)
Il “segno di pace” dovrebbe essere scambiato subito prima della
preparazione delle offerte e prima che inizi l’Anafora a conclusione
della Liturgia della Parola, invece che immediatamente prima della
fractio panis. Altrimenti, sia il perdono rappresentato dal Segno di
Pace che la venerazione dovuta alla fractio panis perdono il loro
impatto quando le persone si scambiano il segno della pace. Tutto ciò
può essere compiuto in modo significativo e rispettoso con un’adeguata
catechesi.
Nella mia esperienza con comunità del Cammino Neo-catecumenale, ho
osservato un notevole incremento della fede nelle vite di migliaia di
persone, di famiglie, compresi i giovani, che amano la Chiesa e
manifestano rispetto e amore verso il Sacramento dell’Eucaristia.
Faccio appello a quanti oggi guidano la Chiesa perché facciano tutto il
possibile per aiutare le persone a conoscere veramente Gesù Cristo
attraverso i simboli dell’Eucaristia e la realtà che rappresentano.
[00094-01.05] [IN020] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons.
Pierre-Antoine PAULO, O.M.I., Arcivescovo Coadiutore di Port-de-Paix
(HAITI)
Ministro straordinario dell’Eucaristia o della santa Comunione?
L’Instrumentum Laboris ai numeri 55 e 56 parla di “ministri straordinari
dell’Eucaristia”, mentre nell’Istruzione “Redemptoris Sacramentum” della
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ai
numeri 158 e 159 si usa l’espressione: “ministro straordinario della
santa Comunione”.
Esiste dunque in questi documenti del magistero un disaccordo
terminologico. Quale dei due termini è il migliore sul piano dottrinale?
Considerando che l’Eucaristia è il sacramento e che la comunione è un
rito insito al sacramento;
considerando che i ministri straordinari di cui si parla non
intervengono a livello della celebrazione del sacramento, ma piuttosto
nel compimento del rito, all’occorrenza, della distribuzione della
comunione;
di conseguenza, a nostro parere, sarebbe più esatto , per quello che
riguarda la terminologia e più corretto dal punto di vista teologico,
utilizzare per questo genere di ministeri l’espressione “ministro
straordinario della santa Comunione”
[00096-01.04] [IN025] [Testo originale: francese] |