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12 - 07.10.2005
SOMMARIO
♦ NONA CONGREGAZIONE GENERALE (VENERDÌ, 7 OTTOBRE 2005 - POMERIDIANO)
♦ NONA CONGREGAZIONE GENERALE (VENERDÌ, 7 OTTOBRE 2005 - POMERIDIANO)
● INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
Alle ore 16.35 di oggi venerdì 7 ottobre 2005, con la preghiera dell’Adsumus,
ha avuto inizio la Nona Congregazione Generale, per la continuazione
degli interventi dei Padri Sinodali in Aula sul tema sinodale
L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa.
Presidente delegato di turno S.Em.R. il Sig. Card. Juan SANDOVAL ÍÑIGUEZ,
Arcivescovo di Guadalajara (Messico).
● INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
In questa Nona Congregazione Generale sono intervenuti i seguenti Padri:
- S.E.R. Mons. Gervais BANSHIMIYUBUSA, Vescovo di Ngozi (BURUNDI)
- S.Em.R. Card. Francisco Javier ERRÁZURIZ OSSA, dai Padri di Schönstatt,
Arcivescovo di Santiago de Chile, Presidente del Consiglio Episcopale
Latinoamericano (C.E.L.AM.) (CILE)
- S.E.R. Mons. Agostino VALLINI, Arcivescovo-Vescovo emerito di Albano,
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (CITTÀ DEL
VATICANO)
- S.E.R. Mons. José de la Trinidad VALERA ANGULO, Vescovo di La Guaira (REP.
BOLIVARIANA DEL VENEZUELA)
- S.E.R. Mons. Paul BÙI VĂN ÐOC, Vescovo di My Tho (VIET NAM)
- S.E.R. Mons. Manuel Felipe DÍAZ SÁNCHEZ, Vescovo di Carúpano (REP.
BOLIVARIANA DEL VENEZUELA)
- S.E.R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Vescovo di Imus (FILIPPINE)
- S.E.R. Mons. Lucius Iwejuru UGORJI, Vescovo di Umuahia (NIGERIA)
- S.Em.R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per
l'Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti degli Studi)
(CITTÀ DEL VATICANO)
- S.E.R. Mons. Andrej GLAVAN, Vescovo titolare di Musti di Numidia,
Ausiliare di Ljubljana (SLOVENIA)
- S.E.R. Mons. Dominic JALA, S.D.B., Arcivescovo di Shillong (INDIA)
- S.E.R. Mons. Renato CORTI, Vescovo di Novara (ITALIA)
- S.E.R. Mons. Leo Laba LADJAR, O.F.M., Vescovo di Jayapura (INDONESIA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S.E.R. Mons. Gervais BANSHIMIYUBUSA, Vescovo di Ngozi (BURUNDI)
Il mio intervento vuole essere una testimonianza sull’importanza
dell’Eucaristia nei momenti di conflitto, con riferimento all’esperienza
vissuta dalla Chiesa in Burundi negli ultimi anni. Il Burundi, paese
cristiano e per più del 60 per cento cattolico, ha appena conosciuto un
tempo di prove, vivendo conflitti tragici tra le diverse comunità
etniche del paese. Questi conflitti sono degenerati in una guerra
civile, al punto che le persone delle diverse etnie non osavano nemmeno
più incrociarsi per strada.
Le celebrazioni eucaristiche sono rimaste i luoghi privilegiati dove le
persone di diverse etnie potevano incontrarsi per pregare per la loro
riconciliazione. Attraverso la sua “duplice Mensa” della Parola di Dio e
del Pane eucaristico, la celebrazione eucaristica è stata, per così
dire, un’occasione privilegiata per:
- un annuncio profetico che ha alimentato regolarmente la speranza del
popolo in vista di una possibile riconciliazione;
- una Parola che ha interpellato tutti, senza pregiudizi, in vista della
conversione dei cuori e delle menti.
Al di là di tutto, la celebrazione eucaristica è stata una fonte di
grazia che ha donato ai cristiani un coraggio soprannaturale per agire
controcorrente, rifiutando, spesso a prezzo del proprio sangue,
qualsiasi solidarietà negativa basata sull’unica fratellanza naturale
dell’etnia o dell’interesse egoistico.
Grazie all’Eucaristia, la Chiesa in Burundi ha ritrovato lo splendore
della dimensione cristiana del martirio. Molti laici, consacrati e
Pastori hanno donato la propria vita fino al sacrificio della morte per
testimoniare a favore di questa fratellanza universale che ha origine
nella comunione nello stesso corpo e nello stesso sangue di Cristo!
Un profondo ringraziamento va alla Chiesa universale che, consapevole
della sua comunione universale con noi attraverso l’Eucaristia, ci ha
espresso in molti modi la sua vicinanza, la sua sollecitudine e la sua
fratellanza.
Auspico giustamente che questo Sinodo ci aiuti a mettere maggiormente in
risalto questa dimensione di una comunione unica con lo stesso Cristo,
che ci apre a questa fratellanza di figli di una stessa famiglia: la
famiglia di Dio. Rendendo sempre più concreta tale fratellanza tra le
Chiese dei paesi del Nord e quelli del Sud, avremo contribuito a far sì
che il mondo attuale, più sensibile alla testimonianza che alla parola,
possa credere a questo grande mistero della Fede per la nostra
fraternizzazione.
[00188-01.04] [IN160] [Testo originale: francese]
- S.Em.R. Card. Francisco Javier ERRÁZURIZ OSSA, dai Padri di
Schönstatt, Arcivescovo di Santiago de Chile, Presidente del Consiglio
Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (CILE)
Lo scambio intenso che ha luogo in questa Assemblea sinodale fa
crescere, giorno dopo giorno, la profonda meraviglia che suscita in noi
il grande mistero della fede. Il dono eucaristico può saziare la fame
dell’umanità: la fame di comunione, di vita e di pace, di trascendenza e
di intimità, di verità e di bellezza, di senso del dolore e di dignità,
di missione, solidarietà e fecondità, in breve, la fame di Dio.
Siamo accompagnati costantemente dall’anelito a condividere questo
tesoro della Chiesa: Gesù Cristo, nostra Pasqua. Riflettiamo, pertanto,
sulla partecipazione dei fedeli laici all’Eucaristia.
L’Instrumentum laboris, al n. 25, ci invita a considerare la
partecipazione interiore. Afferma che “la partecipazione dei fedeli alla
liturgia, soprattutto alla celebrazione eucaristica consiste
essenzialmente nell'entrare in questo culto, nel quale Dio discende
verso l'uomo e l'uomo va verso Dio”. Consiste, pertanto, nel ricevere
con permanente stupore, dalla nostra povertà pentita, il dono di Dio che
discende, il Pane sceso dal cielo e spezzato per la vita del mondo che è
Suo Figlio, prolungando il mistero dell’Incarnazione e della Nuova
Alleanza nel suo Sangue, per opera dello Spirito Santo. Consiste anche
nell’entrare nell’azione eucaristica per ascoltarlo, contemplarlo,
lodarlo e ringraziarlo per essere disceso fino a noi, ma anche per
implorare la sua grazia. Desideriamo così unirci alla sua offerta al
Padre, offrendo ciò che siamo e che possediamo, come pure le nostre
sofferenze e le nostre speranze. Nutrendoci del suo Corpo e del suo
Sangue, desideriamo essere conformati a Cristo come figli del Padre e
fratelli del Primogenito, e trasformarci in nutrimento per i nostri
fratelli, soprattutto per i più afflitti, in missionari inviati a
configurare tutto con Lui nella fecondità del suo Spirito, di modo che
venga riconosciuto come Capo di tutto il Creato. Non desideriamo andare
a Lui da soli, ma insieme con tutti i redenti, giorno dopo giorno,
formando la sua Famiglia come coeredi di Cristo.
Occorre, dunque, come dice l’Instrumentum laboris, entrare nell’azione
liturgica. Per questo, il cammino migliore è condividere i sentimenti e
la disposizione di Maria Santissima, “Donna eucaristica”, che ha
preceduto e che precede nella Chiesa Sposa lungo i cammini della fede,
del Calvario, dell’alleanza e della nuova vita con l’ardore e con
l’invio della Pentecoste.
I fedeli laici partecipano con pienezza quando tutta la loro vita è
profondamente unita all’Eucaristia; quando è tutta accoglienza di Dio,
ascolto della Parola, docilità allo Spirito; quando è adorazione e
azione di grazie, come anche rinnovamento della Nuova Alleanza; quando
essa è interamente offerta e comunione, sacrificio, impetrazione ed
espiazione, dono gratuito di Dio per i fratelli. L’Eucaristia è
veramente la fonte e il culmine della vita e la missione dei fedeli
laici quando confluisce a lei e parte da lei - nella vita personale,
familiare, lavorativa, artistica, culturale, sociale e politica, nelle
occupazioni quotidiane e negli impegni straordinari - l’esercizio della
funzione sacerdotale, profetica e regale della sua esistenza cristiana.
Ricordo alcune parole del Beato Alberto Hurtado, alla cui
canonizzazione, Dio volendo, potremo assistere: “La mia Messa è la mia
vita, e la mia vita è una Messa prolungata!”. È questa la meta e il
cammino di qualsiasi pedagogia eucaristica.
[00189-01.05] [IN161] [Testo originale: spagnolo]
- S.E.R. Mons. Agostino VALLINI, Arcivescovo-Vescovo emerito di Albano,
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (CITTÀ DEL
VATICANO)
Nelle comunità ecclesiali delle aree occidentali del mondo i dati
statistici della pratica eucaristica sono poco confortanti. Tra le cause
molteplici segnalerei la concorrenza tra credi religiosi antichi e
moderni, la crescente secolarizzazione e il pervasivo relativismo. In
questo contesto culturale ad essere chiamata in causa è la pastorale e,
in particolare, la pastorale parrocchiale. Se conforta il fatto che in
tante parrocchie esistono fiorenti e vivaci gruppi di fedeli, non si può
più ritenere che la maggioranza dei battezzati creda e viva
l'Eucarestia. Ciò significa che l'impianto della pastorale ordinaria
delle parrocchie avrebbe bisogno di essere ripensato, perché la fede non
può essere presupposta. La parrocchia, con coraggio, pazienza e
lungimiranza dovrebbe innovare contenuti e metodi della pastorale
ordinaria, ponendo a fondamento della sua azione la "questione della
fede" come prioritaria a cui destinare le maggiori energie. La pastorale
parrocchiale, che dopo il Concilio ha fatto molti passi avanti,
obbedisce ancora ad uno schema in gran parte legato alla dimensione
cultuale.Questa pastorale non riesce a formare una comunità cristiana
che celebri l'Eucarestia come "radice e cardine"della sua vita. Nei
piani pastorali bisognerebbe ripartire da forme di annuncio kerigmatico,
offrendo l'occasione di una scelta personale e consapevole della fede;
dovrebbe darsi un crescente spazio alla Parola di Dio, nella forma della
lectio divina o con altri metodi che ne aiutino l’assimilazione, e
successivamente alla catechesi liturgica che favorisca la comprensione e
la degna e fruttuosa celebrazione dell'Eucarestia. Si tratta di
introdurre i cristiani nella esperienza gustosa della celebrazione
eucaristica. Ma questa non si improvvisa, nasce dalla fede. Per
realizzare questa innovazione pastorale non si può prescindere da una
riflessione sulla figura del parroco, che dovrebbe coniugare il carisma
del pastore con quello dell'evangelizzatore (di cui ci parla Ef. 4,11).
Compito non facile, ma che l'urgenza del momento fa sì che non possa
essere disatteso.
[00190-01.05] [IN165] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. José de la Trinidad VALERA ANGULO, Vescovo di La Guaira
(REP. BOLIVARIANA DEL VENEZUELA)
Celebrare con gioia e celebrare la gioia della Pasqua del Signore
Il mondo ha bisogno di conoscere e vivere la gioia nello Spirito Santo,
ha fame di Dio ed è Cristo colui che rivela l’uomo all’uomo. La
rivelazione, più che puro ragionamento, è VITA, è l’esultanza della
comunicazione della Trinità del Dio unico.
Questa gioia la celebriamo in santità nella liturgia. Nella celebrazione
dell’Eucaristia si vive la novità del Cristo pasquale, felicità dei
credenti e promessa per quanti ancora non lo conoscono. Quanti martiri
hanno vinto con la gioia esultante dell’Eucaristia! L’Eucaristia tutta è
canto, è superare i limiti spazio-temporali per entrare nel mistero del
Dio vivo e vero.
Il nostro servizio di pastori del gregge consiste nel trovare le strade
che permettano al nostro popolo di vivere la gioia del Risorto. Gli
orientamenti liturgici devono fuggire qualsivoglia legalismo e cercare
di essere in sintonia con l’esultanza nello Spirito Santo, perché il
mondo creda e abbia vita.
[00150-01.04] [IN108] [Testo originale: spagnolo]
- S.E.R. Mons. Paul BÙI VĂN ÐOC, Vescovo di My Tho (VIET NAM)
Nella liturgia, il perfetto mistagogo è lo Spirito Santo, come afferma
chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Nella liturgia lo
Spirito Santo è il pedagogo della fede del popolo di Dio” (CCC 1091;
Cfr. CCC 1092).
E’ opera comune dello Spirito Santo e dell’assemblea preparare i cuori
all’incontro con Cristo, in modo particolare dei suoi ministri (Cfr. CCC
1098). E qui si tratta di un ministro che è il vescovo, il primo
dispensatore dei misteri di Dio. Qui è il vescovo che coopera con lo
Spirito Santo nell’introdurre al l Mistero della Fede il Popolo di Dio.
La mistagogia, poiché rappresenta l’introduzione al mistero della
presenza di Cristo, necessita della luce e della forza dello Spirito
Santo. Sono personalmente convintissimo dell’assistenza dello Spirito
Santo durante le mie celebrazioni eucaristiche e prego con fervore prima
e durante la messa, supplicando lo Spirito Santo di venire in mio aiuto.
Se vogliamo essere dei buoni mistagoghi dobbiamo introdurre i fedeli nel
mistero lasciandoci introdurre noi stessi dallo Spirito Santo nel
Mistero di Cristo. L’ars celebrandi deve creare un’atmosfera, l’ambiente
divino per l’incontro del fedele con Cristo Risorto. E’ lo Spirito
Santo, con la nostra collaborazione, a creare questo ambiente divino.
Lui stesso è l’atmosfera divina: noi infatti celebriamo la Santa Messa
in Spiritu.
[00151-01.04] [IN110] [Testo originale: francese]
- S.E.R. Mons. Manuel Felipe DÍAZ SÁNCHEZ, Vescovo di Carúpano (REP.
BOLIVARIANA DEL VENEZUELA)
Riferimento: N° 52 dell’Instrumentum Laboris (Ars celebrandi)
Nella nuova situazione socio-politica del Venezuela, ocorre che i
cattolici diano una testimonianza di unità. Nell’Eucaristia essi
troveranno la forza per testimoniare. In Venezuela la Chiesa ha
celebrato un’Assemblea Plenaria il cui tema liturgico è stato trattato
nel Documento “La Celebración de los Misterios de la Fé”. Lì troviamo un
esplicito riferimento all’ars celebrandi.
Questo richiamo del N° 52 dell’Instrumentum Laboris è molto importante.
Esiste sempre la possibilità di mettere in pericolo la stessa fede se
non si domina pienamente l’ars celebrandi. Un esempio di ciò lo troviamo
proprio nel mio paese.
La liturgia abbraccia il mistero dell’incontro tra Dio e l’uomo, laddove
quest’ultimo viene santificato. Essa ha un ruolo didattico e formativo.
Se una celebrazione deve essere epifania del mistero, significa che chi
vi partecipa deve percepire quanto lì si compie.
Il carattere pedagogico della liturgia non riguarda solo l’aspetto
estetico o artistico. La liturgia educa e insegna ai fedeli, si avvale
dei mezzi dell’arte per toccare la loro sensibilità e ha una
normativa per salvaguardare la sua unità e il suo carattere ecclesiale.
Tutto ciò serve a mettere in risalto il carattere di azione salvifica
della celebrazione sacramentale.
Ogni ministro deve preoccuparsi di coltivare l’Ars celebrandi, allo
stesso tempo però l’Instrumentum Laboris ricorda che il Vescovo deve
essere esemplare in questo. A noi Vescovi il compito di assolvere con
amore e sollecitudine questa funzione insostituibile in seno alle nostre
Chiese particolari.
[00161-01.03] [IN112] [Testo originale: spagnolo]
- S.E.R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Vescovo di Imus (FILIPPINE)
Ringraziamo Dio perché i cattolici nelle Filippine, specialmente i
bambini e i giovani, ancora apprezzano l’Eucaristia e l’adorazione.
Abbiamo sacerdoti, ma non a sufficienza per la numerosa popolazione
cattolica. Alcune comunità non hanno accesso regolare all’Eucaristia.
Per rispondere al bisogno di Eucaristia, i sacerdoti dicono molte Messe,
accettano più intenzioni e mandano i ministri laici per il servizio
della Parola con la comunione. I sacerdoti adempiono alla loro
responsabilità al meglio delle loro possibilità. I fedeli conoscono la
differenza tra il servizio della Bibbia e l’Eucaristia, tra il sacerdote
e il ministro laico. Molte comunità attendono il dono del sacerdozio e
dell’Eucaristia con umiltà. Per il bene di queste comunità, propongo
quanto segue:
1) Il Sinodo potrebbe iniziare un’analisi serena sulla mancanza di
sacerdoti. Mentre guardiamo al mondo per le minacce al sacerdozio,
dovremmo anche domandare se la Chiesa sa gestire bene tale dono.
2) Per evitare la confusione dei ruoli tra la Chiesa e l’Eucaristia non
basta rimandare al n. 10 della LG sulla differenza fondamentale tra il
sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune. La LG, al n. 10, dice
anche che essi sono ordinati uno all’altro. Nella scambievolezza e nella
comunione riscopriremo il dono del sacerdozio e dell’Eucaristia.
[00176-01.05] [IN115] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons. Lucius Iwejuru UGORJI, Vescovo di Umuahia (NIGERIA)
È di grande importanza il fatto che Cristo nell’Ultima Cena abbia
identificato sé stesso con il pane spezzato. Lo spezzare il pane doveva
diventare l’azione con cui i suoi discepoli lo avrebbero riconosciuto ad
Emmaus (Lc 24,13-35). Nella celebrazione dell’Eucaristia al tempo degli
apostoli lo spezzare il pane era così importante che i primi Cristiani
usarono l’espressione “frazione del pane” per indicare le assemblee
Eucaristiche (At 2,42-46; 20,7).
Non possiamo ignorare l’importanza del simbolo fecondo di ricevere
Cristo nell’Eucaristia che si trova nel segno e nel simbolo del pane
spezzato. La Comunione con Cristo, il pane spezzato, non può esservi se
non è Comunione con quelli che sono membra di Cristo. L’unione fraterna
che nasce dalla Comunione Eucaristica è espressa concretamente dalla
prima comunità cristiana in una comunità Eucaristica esemplare. Essi
vivevano insieme condividendo gli uni con gli altri beni spirituali e
materiali (At 2,42-44).
Se l’Eucaristia porta all’unione fraterna nel Corpo di Cristo, allora,
il divario sempre crescente tra la società del benessere e i milioni di
poveri che immeritatamente vivono nella fame e nella miseria è oggi
motivo di grande scandalo (cfr. 1Cor 11,17-22). Se i Cristiani
condividono il Pane Spezzato sull’altare del Signore, devono essere
pronti a impegnarsi per un mondo migliore e più giusto per tutti. Devono
essere preparati a farsi pane spezzato e a condividere il pane con
l’umanità spezzata.
Una tale condivisione deve comportare una certa rottura dei modelli
politici ed economici che danno sicurezza a chi sta bene mentre
costringono milioni di persone alla miseria più nera e a sofferenze
gratuite. Se i Cristiani professano di spezzare il pane significa che
sono disposti a essere “spezzati” rispetto al loro benessere e alla loro
sicurezza e a farsi promotori di giustizia e solidarietà. Le
implicazioni sociali, politiche ed economiche di questo possono essere
enormi. Tra le altre cose, questo comporterà di vivere semplicemente in
modo che altri possano semplicemente vivere.
[00177-01.05] [IN116] [Testo originale: inglese]
- S.Em.R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per
l'Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti degli Studi)
(CITTÀ DEL VATICANO)
Mi riferisco alla terza e quarta parte dell’ Instrumentum laboris, in
genere.
1. La centralità dell’Eucaristia nellaformazione seminaristica.
L’Eucarestia è strettamente legata al sacramento dell’Ordine, anzi è “la
principale ragion d’essere del Sacramento del sacerdozio, nato
effettivamente nel momento dell’istituzione dell’Eucarestia ed insieme
con essa”(Ecclesia de Eucharistia, 31a). I sacerdoti, pertanto, nella
loro qualità di ministri delle cose sacre, “sono soprattutto i ministri
del sacrificio della Messa” (Presbyterorum ordinis, 13c). Tutte le
molteplici attività pastorali del presbitero trovano nella carità
pastorale il vincolo che dà unità e senso. Tale carità scaturisce dal
sacrificio eucaristico che è il centro e la radice di tutta la vita del
presbitero (cf. Presbyterorum ordinis, 14b). La centralità
dell’Eucaristia per la vita e per il ministero sacerdotale deve
necessariamente divenire il cuore della formazione dei candidati al
sacerdozio (cf Pastores dabo vobis, 48). Potremmo dire che l’Eucaristia
costituisce la trama dell’intera formazione dei seminaristi, ossia
umana, spirituale, intellettuale e pastorale. Questa centralità
dell’Eucaristia deve essere fortemente accentuata nella vita del
Seminario, a diversi livelli: la solida illustrazione teologica del
mistero eucaristico e il suo rapporto con il sacramento della penitenza,
la dovuta spiegazione del significato delle norme liturgiche , l’esempio
da parte degli educatori, l’adeguata preparazione delle stesse
celebrazioni eucaristiche da poter essere intimamente vissute da tutta
la comunità, come pure la presenza e la disponibilità di buoni
confessori, le adorazioni eucaristiche ben preparate, l’invito
persistente all’adorazione privata del Santissimo Sacramento, ecc. Tutto
questo, preso sul serio e in modo costante, dovrebbe introdurre il
Seminarista a comprendere, ad amare e a vivere l’Eucaristia fino in
fondo, così che Essa diventi realmente fons et culmen di tutta la sua
vita e del suo zelante apostolato. Penso che - nonostante ne parli la
Pastores dabo vobis - in non pochi Seminari c’è ancora molto da fare a
tale riguardo.
Questa formazione dei Seminaristi è di massima importanza e dovrebbe
essere sottolineata, perché principalmente dai sacerdoti dipenderà come
in realtà sarà celebrata l’Eucaristia, come sarà percepita e vissuta dai
fedeli. Da loro dipenderà se sarà adorato il Santissimo o no, se la
gente sentirà il bisogno di inginocchiarsi quando passa davanti al
Tabernacolo o no. Da loro dipende , cioè, l’attuazione di tutto ciò che
leggiamo nella terza parte dell’ Instrumentum laboris, ma anche nella
quarta parte, riguardante l’incidenza dell’Eucaristia sulla vita morale,
sulla spiritualità e sull’apostolato delle comunità cristiane.
Non sarebbe realistico aspettare che le nostre considerazioni circa la
promozione dell ‘Eucaristia portino frutti senza rafforzare l’adeguata
preparazione di quanti principalmente dovranno metterlo in pratica nella
vita della Chiesa.
2. L’importanza dell’Eucaristia per la formazione teologica. Ho detto
che l’Eucaristia ha importanza per tutti gli aspetti dell formazione
sacerdotale: umana, spirituale, intellettuale e pastorale. Vorrei ora
soffermarmi sulla relazione fra l’Eucaristia e la formazione
intellettuale ossia teologica, perché questa viene purtroppo meno
avvertita. Qui però mi riferisco ovviamente non solo ai Seminari, ma
agli studi teologici in genere. L’Instrumentum laboris giustamente nota
che “nella liturgia dell’Eucaristia [Gesù via, verità e vita] si fa
conoscere” e nello stesso tempo stimola “la ragione e l’intelligenza del
credente a cercarlo costantemente” (31 b). Gli studenti di teologia
devono rendersi conto che per comprendere le verità della fede non basta
l’acutezza del pensiero umano, non basta la ricerca propria di ogni
studioso, ma è necessario essere uniti profondamente a Dio, cercare
umilmente nella preghiera la vera sapienza. Infatti, i discepoli di
Emmaus non hanno ancora riconosciuto Gesù quando egli spiegava le
scritture, ma lo hanno riconosciuto nello spezzare il pane. Tale nesso
fra l’unione con Dio e la comprensione delle verità di fede è stato
sottolineato anche nella Pastores dabo vobis (cf. 51 e 53). Ciò ha messo
in rilievo in modo molto espressivo Giovanni Paolo il nella Lettera
Apostolica Novo millennio ineunte n. 20, commentando la nota scena di
Cesarea di Filippo (Mt 16,13-20). Non cercavano forse San Tommaso, San
Roberto Bellarmino, e tanti altri la comprensione dei misteri di Dio
davanti al Tabernacolo? I nostri vecchi maestri ci dicevano che la
teologia deve essere studiata in ginocchio. Penso che affrontando cosi
le verità di fede si troverebbero meno stravaganti invenzioni umane nel
campo teologico e si coglierebbe più in fondo il magnifico mistero
dell’Amore di Dio.
3. Le università cattoliche. Allargando la visuale alle nostre numerose
università cattoliche, che per natura loro si inseriscono
nell’apostolato della Chiesa, anche in esse deve essere valorizzata
l’Eucaristia affinché i loro studenti si rendano sempre più consapevoli
e sempre più capaci di realizzare l’impegno cristiano nell’esercizio
delle diverse professioni.
[00178-01.06] [IN118] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Andrej GLAVAN, Vescovo titolare di Musti di Numidia,
Ausiliare di Ljubljana (SLOVENIA)
Parte I, cap. II, n. 23
Vorrei fare anzitutto un commento al numero 23 dell'Istrumentum laboris,
dove si legge: "In certi paesi la Penitenza individuale non è
amministrata; al massimo si celebra due volte l'anno una liturgia
comunitaria...". Nelle diocesi slovene ci sono ancora tante confessioni,
ma il loro numero diminuisce progressivamente. Da una parte, nei vari
Decanati i sacerdoti elaborano insieme un piano per le confessioni,
soprattutto nell'Avvento e nella Quaresima; ciò avviene anche nei
Santuari e per le celebrazioni particolari con un gran numero di fedeli.
D'altra parte, si sente dappertutto che i sacerdoti non sono più così
ferventi nell'ascoltare le confessioni - e se i fedeli non si
confessano, non si accostano più alla Comunione. L'Instrumentum laboris
ringrazia i sacerdoti che confessano. Sarebbe importante ribadire anche
che essi hanno il dovere di essere disponibili per la confessione e che
sono corresponsabili che i fedeli, adeguatamente preparati, ricevono
spesso la santa Comunione. La recezione della Comunione presuppone la
conversione e la conversione si verifica nella confessione individuale.
Parte III, cap. II, n. 66
Mi permetto poi di presentare il progetto dell'Unione Eucaristica
Slovena. La spiritualità di questa iniziativa, proposta per il
rinnovamento eucaristico delle parrocchie, si ispira dalla spiritualità
di comunione del Concilio Vaticano II, che sorge dal mistero di Cristo
risorto e oggi presente nell'Eucaristia. Il progetto consiste
essenzialmente nell'istituzione di comunità eucaristiche di base, cioè
di adoratori del Santissimo Sacramento, nelle parrocchie - una comunità
per ogni parrocchia - e nel collegamento in rete interparrocchiale delle
medesime in occasione di incontri eucaristici programmati per settori.
Poiché l'Eucaristia è fonte di comunione, la comunità eucaristica di
base ha carattere di collegamento all'interno del nucleo spirituale
della parrocchia e non costituisce un gruppo in più che si aggiunge agli
altri gruppi già esistenti. Per questo motivo è necessario che sia il
parroco, con la sua autorità, ad accompagnare la comunità eucaristica di
base, giacché egli, in forza del sacramento dell'ordinazione
sacerdotale, è il celebrante e il custode dell'Eucaristia. Egli dovrebbe
quindi partecipare, per quanto possibile, agli incontri della comunità
eucaristica. A questa comunità eucaristica di base sono invitati tutti i
fedeli, in modo particolare i giovani e anche i ragazzi, oltre a tutti i
membri dei vari gruppi parrocchiali. Nelle parrocchie, in cui già esiste
un gruppo eucaristico parrocchiale, l'Unione Eucaristica Slovena è
disponibile ad offrire il suo aiuto perché cresca una comunità
eucaristica di base, capace' di superare un eventuale isolamento e di
aprirsi a tutti. L'impegno permanente delle comunità eucaristiche di
base dovrebbe essere l'approfondimento dell'adorazione comunitaria del
Santissimo Sacramento al di fuori della Messa, l'apostolato della
celebrazione del giorno del Signore, il cui centro è la Messa
domenicale, e la rinnovata vita eucaristica con un accento sul
rinnovamento delle famiglie. I membri delle comunità eucaristiche di
base dovrebbero impegnarsi a ravvivare le giornate di adorazione
eucaristica nelle parrocchie (le "quarant'ore") e le visite al
Santissimo Sacramento nelle nostre chiese durante la settimana, Secondo
l'esempio di Maria, la spiritualità eucaristica dovrebbe essere vissuta
anche nell'offerta quotidiana, nell'impegno per la pace e per l'unità,
nella solidarietà verso tutti, in particolare verso le persone che
soffrono e sono sole.
[00181-01.04] [IN129] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Dominic JALA, S.D.B., Arcivescovo di Shillong (INDIA)
Nei contesti multireligiosi, la comunità riunita per l’Eucaristia spesso
non è composta solo da cattolici. La presenza dei seguaci di altre fedi
pone seri interrogativi alla nostra ecclesiologia eucaristica,
specialmente in India. Che posto occupano queste persone rispetto alla
nostra comunità di fede? Fino a che punto può estendersi una comunità
Eucaristica? Se il sacrificio della comunione viene celebrato per la
salvezza di tutti, qual è il rapporto tra la comunità Eucaristica
cristiana e gli altri?
La fede e la disciplina della Chiesa ammettono alla comunione solo
quanti condividono la fede e professano la stessa fede Eucaristica. Né
sembra appropriato distribuire altri “doni” durante la comunione dei
fedeli, per non confondere il significato della comunione Eucaristica.
Rimane la sfida di trovare dei modi per mostrare qualche segno di
ospitalità Eucaristica ai membri delle altre fedi.
Nelle aree tribali, così come in molte chiese giovani del subcontinente
indiano, le persone aperte ad accogliere la fede possono essere
considerate come aventi un rapporto speciale con la comunità di fede
durante l’Eucaristia. Attraverso questa comunità, troviamo la luce e la
vita nella dottrina dell’eucaristia quale sacrificio, compimento e
perfezione dei nostri sacrifici tradizionali, e ciò nel senso di
comunità che viene sperimentato nella Chiesa.
Tali situazioni esigono che il sacerdote e i fedeli prestino particolare
attenzione all’ars celebrandi, non solo nello stile o nell’osservare le
regole e le prescrizioni. Queste devono scaturire da un’esperienza di
fede profonda, da un’umiltà e da una devozione che dovrebbe
caratterizzare la spiritualità Eucaristica di tutti. La natura simbolica
della liturgia ha in sé la forza connaturale di trasformare la vita e i
celebranti devono prestare grande attenzione a far sì che i simboli
riescano a comunicare.
La devozione Eucaristica fuori dalla Messa, che scaturisce da essa e ad
essa riconduce, ha avuto e continua ad avere una grande influenza
nell’attirare le persone verso la Chiesa e nell’aiutare le comunità ad
essere più missionarie. Una particolare importanza, per esempio,
rivestono le processioni Eucaristiche annuali, specialmente nell’India
nord-orientale. Tuttavia, le comunità che ancora attendono un sacerdote,
come accade nella maggior parte dei villaggi più remoti delle nostre
missioni, rappresentano una grande preoccupazione per noi. La Liturgia
domenicale dovrebbe alimentare in questi fedeli un amore e un anelito
autentico per l’Eucaristia.
[00185-01 042] [IN139] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons. Renato CORTI, Vescovo di Novara (ITALIA)
Parto dall’affermazione del Papa Benedetto XVI: “L’Eucaristia non è
statica; è invece una presenza dinamica”. Ci si può chiedere perché. Mi
sembra di potere rispondere che lo è perché l’Eucaristia è celebrazione
della Nuova ed Eterna Alleanza, che comprende la promessa gratuita della
salvezza di Dio, la realizzazione della Parola che troviamo nel Libro di
Geremia: “Voi sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio”, la
chiamata in causa della libertà e della decisione di “servire” il
Signore. Tutto, nell’alleanza, è dinamico: lo è sul fronte di Dio perché
il suo amore è gratuito; lo è se se ne considera il cuore, che è
comunione di persone; lo è se si considera la parte che ci spetta:
“Decidete oggi se volete servire il Signore.” Tutto questo era vero già
nell’Antica Alleanza, e lo è ancor più nella Nuova, che trova la sua
pienezza in Cristo Gesù. L’esperienza mi dice che quando vi è grande
sollecitudine a coltivare questo dinamismo intrinseco alla celebrazione
eucaristica, il cammino delle nostre comunità e dei singoli fedeli
diventa vivo e forte. Mi soffermo in modo particolare a considerare il
momento della Liturgia della Parola. Vorrei fare un’osservazione di
fondo relativa alla fisionomia propria della Parola di Dio nel contesto
della celebrazione eucaristica, e cioè nell’unità profonda con la
celebrazione sacramentale. Ne fa un cenno l’I. L. ai nn. 46-47. La
esprimo così. La Liturgia della Parola, all’interno della celebrazione
eucaristica, è qualcosa di originale rispetto ad altre possibili e
preziose forme di accostamento della Parola di Dio. La bellezza e
l’originalità della Liturgia della Parola nell’Eucaristia sta nel fatto
che essa è sempre memoria dell’avvenimento che dà origine alla comunità
stessa che sta celebrando. Quell’evento è ciò che crea e fa vivere la
Chiesa; è ciò da cui essa viene ogni giorno costituita nella sua
esistenza. Giustamente nell’I.L. si ricorda che la venerazione con cui
viene fatto onore all’Evangeliario sta a indicare la mistica entrata del
Verbo incarnato e la sua presenza in mezzo all’assemblea dei credenti
(n.46). Nella medesima linea va il canto dell’“Alleluja”, parola che
troviamo nell’Apocalisse, e che si riferisce precisamente a Cristo
risorto, il Vivente e il Presente tra noi. Lo stesso significato ha la
risposta finale alla proclamazione del Vangelo: “Lode a te, o Cristo”.
Una lode che riconosce la persona di Cristo presente e la riconosce come
fonte di luce e di gioia.
Se mi domando quali sono le comunità cristiane nelle quali, soprattutto
in occasione della visita pastorale, mi sembra che questo dinamismo
dell’ Alleanza si esprima, mi sembra di notare alcune scelte
significative: La prima è quella di coltivare nei fedeli, da parte dei
sacerdoti, il desiderio di ascoltare il Signore. La seconda scelta
significativa la riconosco in un momento della celebrazione oggi forse
troppo trascurato. Mi riferisco al momento della Comunione e al
colloquio con il Signore col quale siamo chiamati a parlare. A quel
punto la Parola può scendere e dimorare in noi insieme con il Corpo di
Cristo. Una terza scelta, sulla quale occorre investire molto da parte
dei sacerdoti e del gruppo liturgico, consiste nella premura che tutto
favorisca la possibilità di udire facilmente e chiaramente la Parola
proclamata. Grande è la responsabilità del sacerdote, cui compete fare
l’omelia.
[00173-01.05] [IN147] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Leo Laba LADJAR, O.F.M., Vescovo di Jayapura (INDONESIA)
Il mio intervento è volto a sottolineare alcuni punti del IL, al
capitolo II e altrove, in cui si parla dell’Eucaristia e della comunione
ecclesiale e del ruolo del sacerdote.
“L’Eucaristia è il cuore della comunione ecclesiale [...]. L’Eucaristia
edifica la Chiesa e la Chiesa è il luogo dove si realizza la comunione
con Dio e tra gli uomini” (IL 12). Perché il nostro discorso
sull’Eucaristia sia rilevante e significativo per la società secolare,
esso deve trattare maggiormente della costruzione della comunione. Molti
laici sono umanisti che si dedicano alla costruzione della comunione tra
la gente. Questo può essere considerato un punto in comune con noi.
La costruzione della comunione con tutti gli esseri umani e con l’intero
cosmo inizia nella liturgia dell’Eucaristia. L’intera comunità liturgica
svolge un ruolo importante. Il sacerdote non può essere separato dalla
comunità. Ho l’impressione che l’IL sia troppo “incentrato sul
sacerdote”. Vi sono alcune pratiche e alcune regole che andrebbero
discusse, tra cui le seguenti:
- L’autorità del sacerdote di celebrare l’Eucaristia in assenza di
un’assemblea di fedeli (la cosiddetta Messa privata);
- La limitazione dello scopo dell’ordinazione alla sola Eucaristia,
mettendo in ombra gli altri due munus dei presbiteri;
- Aumentare la differenza tra il sacerdozio ministeriale e quello
comune, al punto di limitare il ruolo degli accoliti alle semplici
situazioni d’emergenza;
- Anche il legame tra l’Eucaristia e la riconciliazione, o penitenza, è
visto solo dalla prospettiva del sacerdote. L’importanza della
riconciliazione nella comunità e nell’assemblea liturgica viene
sottovalutata. Infatti, il significato letterale di alcuni testi biblici
come Matteo 18, 15-20 e Luca 17, 3 suggerisce che il potere di assolvere
è conferito sia a un fratello, sia alla comunità;
- La mia impressione che la visione del IL sia “centrata sul sacerdote”
è rafforzata anche da come viene sottostimata la liturgia della Parola
presieduta da un ministro laico. L’IL, al n. 55, la definisce “liturgia
in attesa del sacerdote”, e non un ascolto della voce del Signore e una
risposta data nella preghiera.
Suggerimenti: dobbiamo incoraggiare i teologi a studiare e a formulare
una nuova teologia del sacerdote collegata al triplice munus degli
ecclesiastici nella comunità ecclesiale, che tenga conto anche della
pratica nei tempi apostolici e nelle Chiese Orientali.
[00170-01.06] [IN150] [Testo originale: inglese]
Quindi, alla presenza del Santo Padre, sono seguiti gli interventi
liberi.
A questa Congregazione Generale che si è conclusa alle ore 19.00 con la
preghiera dell’Angelus Domini erano presenti 239 Padri. |