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19 - 12.10.2005
SOMMARIO
♦ QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2005 -
ANTEMERIDIANO)
♦ AVVISI
♦ QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 12 OTTOBRE 2005 -
ANTEMERIDIANO)
● INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
● AUDITIO AUDITORUM I
Alle ore 09.00 di oggi mercoledì 12 ottobre 2005, con il canto dell’Ora
Terza, ha avuto inizio la Quindicesima Congregazione Generale, per l’Auditio
Auditorum I, la Prima Audizione degli Auditori e Auditrici e la
continuazione degli interventi dei Padri sinodali in Aula sul tema
sinodale: L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa
Presidente Delegato di turno S.Em.R. il Sig. Card. Telesphore Placidus
TOPPO, Arcivescovo di Ranchi (India).
A questa Congregazione Generale che si è conclusa alle ore 12.30 con la
preghiera dell’Angelus Domini erano presenti 239 Padri.
● INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
In questa Quindicesima Congregazione Generale sono intervenuti i
seguenti Padri:
- S.Em.R. Card. Jānis PUJATS, Arcivescovo di Riga, Presidente della
Conferenza Episcopale (LETTONIA)
- S.E.R. Mons. Jean-Pierre KUTWA, Arcivescovo di Gagnoa (COSTA D'AVORIO)
- S.E.R. Mons. Oswald Thomas Colman GOMIS, Arcivescovo di Colombo,
Segretario Generale della Federation of Asian Bishops' Conferences (F.A.B.C.)
(SRI LANKA)
- S.E.R. Mons. Fernando R. CAPALLA, Arcivescovo di Davao, Presidente
della Conferenza Episcopale (FILIPPINE)
- S.E.R. Mons. Angel FLORO MARTÍNEZ, I.E.M.E., Vescovo di Gokwe (ZIMBABWE)
- S.Em.R. Card. George PELL, Arcivescovo di Sydney (AUSTRALIA)
- S.E.R. Mons. Joseph MERCIECA, Arcivescovo di Malta, Presidente della
Conferenza Episcopale (MALTA)
- S.E.R. Mons. Zbigniew KIERNIKOWSKI, Vescovo di Siedlce (POLONIA)
- S.E.R. Mons. Hil KABASHI, O.F.M., Vescovo titolare di Torri di
Bizacena, Amministratore Apostolico dell'Albania Meridionale (ALBANIA)
- S.E.R. Mons. Fulgence RABEMAHAFALY, Arcivescovo di Fianarantsoa (MADAGASCAR)
- S.Em.R. Card. Attilio NICORA, Presidente dell'Amministrazione del
Patrimonio della Sede Apostolica (CITTÀ DEL VATICANO)
- Rev. P. Ottaviano D'EGIDIO, C.P., Preposito Generale della
Congregazione della Passione di Gesù Cristo
- S.E.R. Mons. Emile DESTOMBES, M.E.P., Vescovo titolare di Altava,
Vicario Apostolico di Phnom-Penh (CAMBOGIA)
- S.E.R. Mons. Zygmunt ZIMOWSKI, Vescovo di Radom (POLONIA)
- S.E.R. Mons. Franjo KOMARICA, Vescovo di Banja Luka (BOSNIA ED
ERZEGOVINA)
- S.E.R. Mons. Luigi PADOVESE, O.F.M. CAP., Vescovo titolare di
Monteverde, Vicario Apostolico di Anatolia (TURCHIA)
- S.Em.R. Card. Marc OUELLET, P.S.S., Arcivescovo di Québec (CANADA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi dei Padri sinodali:
- S.Em.R. Card. Jānis PUJATS, Arcivescovo di Riga, Presidente della
Conferenza Episcopale (LETTONIA)
Nelle chiese parrocchiali, luogo particolarmente adatto (sul
presbiterio) per il Santissimo è l’altare maggiore che ospita il
tabernacolo. In questo caso, l’altare maggiore con il suo retablo è
veramente il trono di Cristo Re ed attrae a sé gli occhi di tutti coloro
che sono in chiesa. La presenza del Santissimo nell’area principale
della chiesa dà ai fedeli l’occasione di adorare Dio anche al di fuori
del sacrificio della Messa (ad esempio nell’intervallo di tempo tra gli
uffici divini). Essi vengono infatti in chiesa per pregare, non per
conversare. Prima della Comunione, è compito dei sacerdoti invitare i
fedeli alla confessione individuale dei peccati. Il luogo migliore per
la confessione dei fedeli è il confessionale, collocato in chiesa e
costruito con una grata fissa tra il confessore e il penitente. Nella
misura in cui è possibile, i sacerdoti devono favorire le condizioni
affinché i fedeli accedano alla Penitenza: se infatti gli uomini vivono
e muoiono nei peccati, è vano ogni altro sforzo pastorale. È opportuno
riservare ogni giorno un tempo alla confessione, in ore prestabilite, in
particolare prima della Messa. Se vogliamo veramente rinnovare la vita
spirituale del popolo, ci è consentito lasciare il confessionale solo
dopo che l’ultimo penitente ha ricevuto il perdono. Ai sacerdoti e ai
laici che generalmente partecipano alla mensa del Signore ogni giorno,
si deve consigliare la confessione individuale più o meno una volta al
mese. Per gli altri, la confessione è necessaria almeno ogni volta che
accedono alla Comunione.
In generale, occorre eliminare l’abuso di accedere alla Comunione senza
il sacramento della Penitenza. Nel passato, vi era l’abitudine, durante
la Messa, di andare in processione alla Comunione, ma col passare del
tempo questa prassi fu giustamente respinta per un motivo pastorale.
Come sappiamo, in chiesa il popolo ha un comportamento collettivo: tutti
rispondono alle parole del sacerdote, tutti, seduti, ascoltano le
letture della Sacra Scrittura, tutti stanno in piedi per il Vangelo,
tutti si inginocchiano alla consacrazione e, (cosa che ci addolora!),
tutti si alzano per partecipare in processione alla Comunione - tra
questi anche il fariseo e il pubblicano, il penitente e il non
penitente. I singoli fedeli hanno timore di astenersi da questa
processione, poiché in tal modo si espongono pubblicamente come indegni.
Questa è la causa per cui questo abuso è prevalso così presto. Che cosa
occorre fare? Bisogna rinnovare la consuetudine di accedere
individualmente alla Comunione per preservare la libertà di coscienza.
La Messa è un’azione comune, ma la Comunione rimanga individuale.
[00282-01.05] [IN216] [Testo originale: latino]
- S.E.R. Mons. Jean-Pierre KUTWA, Arcivescovo di Gagnoa (COSTA D'AVORIO)
Mi riferisco - nel mio intervento - al numero 25 dell’Instrumentum
Laboris: il rapporto tra l’Eucaristia e i fedeli.
In Costa d’Avorio costatiamo con stupore che i laici partecipano molto
numerosi alle celebrazioni eucaristiche della domenica, a tal punto che
perfino i grandi edifici religiosi diventano troppo piccoli. Questa
partecipazione aumenta durante le grandi feste liturgiche. Bisogna
sottolineare che anche durante la settimana, in molte parrocchie, il
numero dei fedeli che partecipa alla Messa è in continuo aumento.
Disgraziatamente, questa partecipazione di massa all’Eucaristia spesso
si riduce ai suoi aspetti esteriori. Non tutti comprendono il vero senso
che nasce dalla fede in Gesù figlio di Dio. Fra le molteplici cause di
questo stato di cose, ricordo quella dell’ignoranza della Parola di Dio.
La fede non nasce infatti ascoltando la Parola; non cresce forse a
contatto con questa stessa “Parola che è spirito e vita” (Cf. Gio 6,63)?
Non è un segreto per nessuno che per molti anni la maggior parte dei
fedeli non ha avuto accesso alla Parola di Dio se non attraverso la
predicazione degli agenti di pastorale. Ciò ha portato inesorabilmente a
una manifesta ignoranza della Sacra Scrittura in molti fedeli. San
Gerolamo non dice forse “che ignorare le Scritture è ignorare Cristo”?
Credere in Gesù è accogliere la sua Parola e accettare di metterla in
pratica. Effettivamente l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio
permette, in un certo senso, di conoscere la persona del Cristo,
assimilarla e amarla al punto da desiderare di ricevere il suo Corpo
come un cervo aspira all’acqua viva.
Che fare allora perché la Parola di Dio sia meglio conosciuta?
Bisognerebbe dare diritto di cittadinanza all’apostolato biblico che
ancora non si conosce in molte parrocchie. Questo per dare ai fedeli
l’abitudine a una frequentazione regolare e assidua della Bibbia. E’
urgente per noi riuscire a suscitare nell’anima dei nostri fedeli la
fame della conoscenza della Parola di Dio.
Leggendo e meditando la Parola di Dio, e impegnandosi a viverla, lo
sguardo del fedele si affinerà e Gesù gli apparirà come il vero pane
disceso dal cielo di cui ha assolutamente bisogno.
Essendo la tavola della Parola e la tavola dell’Eucaristia intimamente
connesse, il mio auspicio è che l’argomento del prossimo Sinodo dei
Vescovi sia sulla Parola di Dio, per entrare più profondamente nel
mistero della fede che è l’Eucaristia.
[00283-01.04] [IN217] [Testo originale: francese]
- S.E.R. Mons. Oswald Thomas Colman GOMIS, Arcivescovo di Colombo,
Segretario Generale della Federation of Asian Bishops' Conferences
(F.A.B.C.) (SRI LANKA)
Sebbene sia stato detto molto sull’aspetto dottrinale dell’Eucaristia
dai venerabili Padri di questo Sinodo, credo che si potrebbe aggiungere
qualcosa a ciò che a tale proposito è stato chiaramente detto nei
documenti Eucharistia de Ecclesia, Redemptoris Sacramentum e Mane
nobiscum. Per noi qui presenti è più importante approfondire gli aspetti
pastorali della questione e vedere come possiamo promuovere questa
devozione in modo da rendere il Signore eucaristico vivo nei cuori e
nelle menti dei nostri fedeli nella loro vita quotidiana.
Insieme a questo insegnamento dobbiamo promuovere una testimonianza
visibile della nostra fede nel Signore eucaristico. E ciò deve essere
fatto più con le azioni che con le parole. Si è fatto qui riferimento
anche a molti abusi e aberrazioni nella celebrazione dell’Eucaristia e
alla evidente mancanza di rispetto al Santissimo Sacramento.
Naturalmente tali abusi da parte dei ministri dell’Eucaristia sono
destinati a minare la fede della gente e toccano soprattutto la giovane
generazione. Si è fatto riferimento al laicismo e al relativismo. È un
peccato che essi si stiano insinuando perfino in Asia.
Nel rispettare le comuni norme liturgiche, dobbiamo fare uno studio
approfondito dei modelli culturali dei vari fedeli e integrarli nella
nostra liturgia. I modelli culturali differiscono da continente a
continente e spesso da paese a paese. Perciò liturgisti dovranno
studiare nelle rispettive aree questi modelli e integrare
nell’adorazione dell’Eucaristia le forme della massima adorazione.
Il documento non sottolinea un significato molto importante
dell’Eucaristia, che potrebbe portare ricchi frutti pastorali. Questo è
la conversione. L’Eucaristia è una conversione della comunità cristiana
e del singolo cristiano al Corpo di Cristo. Questo nesso tra Corpo
eucaristico e Corpo mistico è illustrato da San Paolo in 1 Cor. 11 e 12.
Dobbiamo affermare che questa trasformazione è lo scopo del mistero
eucaristico.
Per concludere, oggi abbiamo il grave problema del fondamentalismo
cristiano che influisce sulla nostra fede nell’Eucaristia. Il Sinodo
deve prendere in esame questo pericolo. Altrimenti sarebbe come piantare
un bell’albero - la nostra fede nell’Eucaristia - mentre un pericoloso
virus lo attacca.
[00289-01.04] [IN223] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons. Fernando R. CAPALLA, Arcivescovo di Davao, Presidente
della Conferenza Episcopale (FILIPPINE)
Al centro della Liturgia Eucaristica vi è un dinamismo attraverso il
quale Gesù viene rivelato ai suoi discepoli. A partire da questo
processo sacro vengono approfonditi la comunione e l’impegno autentici.
Il dinamismo è costituito da tre movimenti collegati tra loro: a) il
movimento discendente della Liturgia della Parola, b) il movimento
ascendente della Preghiera Eucaristica e c) il movimento discendente
della Pace e della Comunione Eucaristica.
Il primo movimento è analogo alla dinamica del Vangelo di Giovanni,
laddove afferma che il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in
mezzo a noi (1, 4). In modo analogo Gesù discende nella Sacra Liturgia
attraverso le Sacre Scritture, il celebrante e l’assemblea dei fedeli,
proprio come ha fatto nel corso della sua vita pubblica.
Nel secondo movimento, Gesù ascende insieme con il celebrante e
l’assemblea dei fedeli da dove sono loro a dove è lui, vale a dire al
pane e al vino consacrati, trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue.
Qui, sia il celebrante sia l’assemblea dei fedeli lo contemplano in modo
più intenso come dono autentico in mezzo a loro.
Nel terzo movimento, Gesù discende ancora una volta verso il celebrante
e l’assemblea dei fedeli. Egli porta loro la pace eucaristica e rivela
loro la loro missione come suoi discepoli impegnati.
[00236-01.04] [IN200] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons. Angel FLORO MARTÍNEZ, I.E.M.E., Vescovo di Gokwe
(ZIMBABWE)
La ZCBC ha tenuto la sua Assemblea Plenaria nello scorso aprile, sul
tema: “Nel nostro cammino di vita, il Signore Gesù è presente alla
tavola della Parola e dell’Eucaristia”. È stata convocata in risposta
all’anno dell’Eucaristia e a un precedente appello del SECAM per
celebrare nel 2005 in Africa l’anno della Bibbia.
L’Instrumentum Laboris ci ricorda tutto questo al capitolo 46: “La
liturgia della Parola, in unità con la liturgia Eucaristica, qualifica
la celebrazione come un unico atto di culto...” I numeri da 54 a 56
trattano in pratica lo stesso argomento.
Le nostre liturgie eucaristiche sono ben frequentate e costituiscono
veramente una festa e una celebrazione, con una partecipazione attiva
che viene espressa con gioia dai fedeli attraverso canti e danze
appropriate.
Vorrei sottoporvi qui le principali sfide che i nostri fedeli
affrontano, non tanto di natura teologica bensì di natura pastorale:
1. La prima difficoltà riguarda la disponibilità e l’accesso
all’Eucaristia per molti dei nostri cattolici.
La scarsità di sacerdoti e il fatto che i nostri fedeli sono
sparpagliati in vaste zone rurali e che essi possono disporre di un
sacerdote per l’Eucaristia solamente una volta al mese o due o anche di
più.
Ciò sfida la centralità dell’Eucaristia nella vita dei nostri cattolici.
Possono, le nostre comunità rurali che si fondano soprattutto sulla
celebrazione della Parola, essere chiamate comunità eucaristiche? Questo
è un problema interessante che potrebbe essere discusso nei nostri
gruppi.
2. La seconda sfida riguarda l’Eucaristia e il matrimonio. Più
precisamente la ZCBC ha pubblicato quest’anno una seconda Lettera
Pastorale sull’Eucaristia su questo argomento, esortando i fedeli ad
apprezzare l’importanza dell’Eucaristia e la sua relazione profonda con
la dignità del sacramento del matrimonio, incoraggiandoli a
regolarizzare la loro situazione. Molti cattolici che in gioventù si
accostavano all’Eucaristia non lo fanno più nella loro vita di adulti a
causa di matrimoni irregolari.
3. L’Eucaristia e il sacramento della Penitenza propongono una terza
sfida. La nostra gente comprende il rapporto fra l’Eucaristia e il
sacramento della Penitenza e si accosta spesso a questo sacramento. La
penitenza è considerata come l’atto di lavarsi le mani prima di pranzo,
che è una tradizione fra la nostra gente; e l’Eucaristia è questo
pranzo. Nei nostri giovani le nuove tendenze sembrano non apprezzare la
confessione come si faceva prima; questa è una sfida per i nostri
sacerdoti e operatori di pastorale.
4. Per molti dei nostri cattolici l’Eucaristia è prima di tutto un cibo
che trae la propria origine dall’ultima cena del giovedì santo, e non
tanto un sacrificio che abbraccia l’intero mistero pasquale.
Bisognerebbe offrire ai nostri fedeli una catechesi approfondita
sull’Eucaristia in quanto sacrificio. Essi sono certamente in grado di
capire questo aspetto alla luce della loro fede tradizionale.
5. L’Eucaristia e la sua dimensione sociale fra la nostra gente.
La nostra gente deve fare ancora molta strada per vedere l’Eucaristia
come una sorgente e un’esigenza per condividere con gli altri le loro
ricchezze e averi in uno spirito di solidarietà e come espressione della
loro comunione con Cristo e la sua Chiesa, un vero impegno per costruire
una società più fraterna e più giusta.
Come rendere l’Eucaristia più importante per gli ammalati, gli
handicappati fisici e mentali, le minoranze emarginate, i profughi e i
rifugiati, ecco questa è un’altra sfida che ci viene proposta.
“La Chiesa celebra l’Eucaristia e l’Eucaristia costruisce la Chiesa”
Ecco la sfida più grande per tutti noi.
[00238-01.00] [IN202] [Testo originale: inglese]
- S.Em.R. Card. George PELL, Arcivescovo di Sydney (AUSTRALIA)
Molti Padri sinodali hanno parlato delle difficoltà incontrate dalla
Chiesa in tutto il mondo. Alcune sono causate dai nostri errori.
Il Concilio Vaticano Secondo ha portato grandi benedizioni e progressi
sostanziali, ad esempio la continua espansione missionaria e i nuovi
movimenti e comunità. Ma è stato anche seguito da confusione, un certo
declino, soprattutto in occidente, e sacche di defezioni. Le buone
intenzioni non bastano.
Due settori in declino in Oceania sono rappresentati dal numero delle
vocazioni sacerdotali in Australia e Nuova Zelanda (ma non in tutta
l’Oceania) e dall’evidente confusione nella proliferazione di ministri
dell’Eucaristia.
I miei suggerimenti a quest Sinodo su come affrontare queste “ombre”
presumono il mantenimento della Chiesa latina di tradizione antica e la
disciplina del celibato obbligatorio per il clero diocesano e gli ordini
religiosi. Perdere tale tradizione adesso rappresenterebbe un errore
gravissimo, che genererebbe confusione nelle zone di missione e non
rafforzerebbe la vitalità spirituale del Primo mondo. Rappresenterebbe
un distacco dalla pratica del Signore stesso, porterebbe gravi svantaggi
pratici all’azione della Chiesa - vale a dire finanziari - e
indebolirebbe il significato di “segno” del sacerdozio; indebolirebbe
inoltre la testimonianza al sacrificio amorevole e alla realtà dei
Novissimi, e il premio in cielo.
Dobbiamo ricordare la situazione della Chiesa 500 anni fa, prima della
Riforma. Era un piccola, debole comunità separata dall’Oriente. L’enorme
espansione da allora e la purificazione dei vertici della Chiesa
(imperfetta ma sostanziale) sono avvenute soprattutto grazie alle vite
di suore, frati e sacerdoti celibi. I recenti scandali sessuali non
hanno scalfito questi successi.
Chiedo al Sinodo di mettere a punto un’ulteriore lista di suggerimenti e
criteri per regolare il servizio all’Eucaristia, soprattutto la
domenica.
“Liturgie in attesa di sacerdote” sarebbe meglio di “Liturgie senza
sacerdote”. Non esiste qualcosa come “liturgia condotta da laici”,
perché i laici possono condurre soltanto le preghiere devozionali e le
para-liturgie. Il suggerimento dell’Arcivescovo Paolo di Haiti, vale a
dire di usare l’appellativo “ministri straordinari della Santa
Comunione” è migliore di “ministri dell’Eucaristia”.
Vorrei appoggiare la proposta di redigere una lista di omelie a tema per
l’anno liturgico. Uno di questi temi dovrebbe essere la natura
dell’Eucaristia e il ruolo essenziale del sacerdozio ministeriale.
I servizi eucaristici o le liturgie della Parola, quando i sacerdoti
sono disponibili, non dovrebbero essere delegati. Queste inutili
sostituzioni di persona spesso non sono motivate dalla fame del Pane di
Vita, ma dall’ignoranza e dalla confusione, se non addirittura
dall’ostilità al ministero sacerdotale e ai sacramenti.
Fino a che punto le celebrazioni regolari dei servizi eucaristici, una
domenica dopo l’altra, rappresentano un autentico sviluppo, o non una
distorsione, una protestantizzazione che rischia di gettare in
confusione perfino chi va regolarmente a Messa?
[00268-01.04] [IN210] [Testo originale: inglese]
- S.E.R. Mons. Joseph MERCIECA, Arcivescovo di Malta, Presidente della
Conferenza Episcopale (MALTA)
Riferimento n. 65 dell’ “Instrumentum Laboris”, “Dalla celebrazione
all’adorazione”: riflessi e conseguenze che il culto eucaristico ebbe
sulla vita eucaristica della Chiesa prima e dopo la Riforma liturgica
del Vaticano II.
L’espressione “culto eucaristico” comprende atti di culto resi
all’Eucaristia al di fuori della Messa, come l’adorazione Eucaristica,
le Quarant’ore e la festa del Corpus Domini, con cui uno professa la
propria fede nella divinità di Gesù, Dio e uomo, nel pane e vino
consacrati che restano dopo la comunione e l’adorazione.
Nei primi tempi l’Eucaristia non sempre era assunta durante la cerimonia
eucaristica. Si conservava dopo la celebrazione per darla in viatico ai
malati; altri ricevevano l’Eucaristia e la portavano nelle loro case. Si
trattava in questi casi di comunione al di fuori della messa ma
conservando con essa un intimo legame.
In seguito, il culto eucaristico si sviluppò distaccandosi dalla
celebrazione eucaristica ed ebbe una sua identità ed autonomia propria.
La gente non partecipava alla messa, era più interessata all’elevazione
il più alto possibile dell’ostia che della celebrazione stessa. La gente
aveva bisogno di vedere Cristo che prima era conservato nel secretarium
e di stare in adorazione silenziosa. Così si verificò il passaggio dalla
celebrazione all adorazione.
Il Concilio di Trento, che aveva ribadito contro i Riformatori che
nell’ostia consacrata che avanzava dopo la messa rimaneva il Corpo del
Signore che lo si doveva proporre all’ adorazione del popolo, diede un
maggior distacco alla celebrazione eucaristica.
L’attenzione principale era la presenza di Gesù nell’Eucaristia e quindi
l’adorazione, mentre la celebrazione eucaristica era tenuta in secondo
piano. Si presentò così un’assolutizzazione di un aspetto che, benché
essenziale al ministero di Cristo come è la Sua presenza reale e
l’adorazione eucaristica, non ne coglie la totalità che è espressa nella
celebrazione eucaristica. Questa, infatti, ha la comunità che ascolta la
Parola di Dio, la conversione del pane e vino nel Corpo e Sangue di
Cristo, l’offerta al Padre del sacrificio della croce sull’ altare e la
comunione al Corpo di Gesù che fa la Chiesa una e santa.
Questa situazione ombrosa venne illuminata dalla Costituzione
“Sacrosanctum Concilium” del Vaticano II e da altri documenti pontifici
come il documento “Eucaristiae Sacramentum” et Inestimabile donum. Qui
si afferma che la celebrazione dell’Eucaristia è i l centro di tutta la
vita cristiana e che nella Chiesa tutto deriva, come da fonte, dalle
celebrazioni dell’Eucaristia e tutto conduce e deve condurre ad essa,
come suo fine.
Le affermazioni di questi documenti non intendono mettere in dubbio la
validità del culto eucaristico che è stato per moltissimi una delle
fonti principali della loro santificazione. La verità è che la Riforma
liturgica intende collocare il culto eucaristico nella sua propria
prospettiva: riconoscere il posto centrale che deve avere nella vita
della Chiesa come mezzo indispensabile di santificazione. Il suo posto è
all’interno della celebrazione eucaristica e non in parallelo con la
messa. Il culto eucaristico non è autonomo e indipendente dalla Messa,
non si sostituisce ad essa, ma le è relativo.
Lungi dal togliere la validità dal culto eucaristico, la Riforma
liturgica raccomanda fortemente il culto di adorazione dell’Eucaristia
per i frutti spirituali che essa comporta.
[00271-01.02] [IN213] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Zbigniew KIERNIKOWSKI, Vescovo di Siedlce (POLONIA)
1. I segni liturgici e il pericolo di abusi: uno spettro molto vasto
La liturgia si compie attraverso il linguaggio dei segni (IL 58) anche
se è l’opera di Dio (IL 42). Non c’è un segno più eloquente dello
spezzare il pane - corpo di Cristo e di dividerlo per comunicare nella
realtà. Quando nella liturgia questo gesto viene eseguito bene -
naturalmente dopo un’adeguata catechesi - esso parla direttamente a chi
ne partecipa in modo attuale ed attualizzante.
Si nota vari abusi nella celebrazione eucaristica, soprattutto in
riferimento alla mancata o non sufficiente riverenza nei confronti
dell’Eucaristia. Ma pongo una domanda: non costituisce forse un abuso
ogni mancanza nel linguaggio dei segni quando ai partecipanti
nell’Eucaristia si toglie la possibilità che il Mistero penetri la loro
vita spezzando il giogo dell’uomo vecchio? Ancora più evidente appare
questo quando non viene dato il calice per berne?
Avendo fatto l’esperienza del cammino neocatecumenale - dall’inizio alla
fine - posso testimoniare che la celebrazione fatta con attenzione alla
Parola e ai segni, specialmente lo spezzare il Pane e la partecipazione
al Calice, fa miracoli. Ho visto tante persone riconciliate con la loro
storia, la riunificazione dei matrimoni in crisi, tanti coniugi aperti
alla vita per costituire famiglie con numerosa prole, tanti giovani che
hanno ritrovato l’orientamento nella vita secondo il Vangelo e tante
vocazioni per la vita consacrata e per sacerdozio. Il comune
denominativo di tutto questo è la partecipazione nel mistero della
Parola e del Sacramento celebrato con l’abbondanza dei segni.
2. Alcune proposte
1. Propongo che venga assicurata la possibilità di uso della pienezza
dei segni affinché la liturgia possa realizzare il suo carattere e il
suo valore formativo e costitutivo per la vita cristiana.
2. Bisogna dare più attenzione alla catechesi formativa in cui i segni
non solo vengono spiegati didatticamente ma i fedeli o i catecumeni
vengano introdotti nel mistero attraverso la mistagogia.
3. Avere cura che non avvengano degli abusi sia nel senso della mancanza
di riverenza e di negligenze di cui si parla spesso, ma anche quelle nel
senso riduttivo, cioè che viene tralasciato e ignorato ciò che esprime
la dinamica dell’Eucaristia. In particolare osservo:
• È bene quando viene accentuato il carattere e il valore del sacrificio
nell’Eucaristia, ma è male - ed è un abuso, nel senso di mancanza -
quando viene sottovalutato e non si rende presente l’aspetto del
banchetto che comunica e mette in comunione, cioè crea il Corpo.
• È bene quando si sottolinea l’aspetto della reale presenza, ma è male
- ed è un abuso di omissione - quando a causa della riverenza, talvolta
forse intesa male - non si usano i segni come ad esempio la materia del
pane che dovrebbe avere l’aspetto di cibo (ut cibus appareat IGMR 321) e
non si concede di bere dal calice quando questo è possibile (ed è
raccomandabile per dilucidiorem signi sacramentalis formam - IGMR 14,
281).
• È bene valorizzare il momento della consacrazione, ma è male - ed è
anche un abuso - quando viene a mancare una buona espressione della
dossologia che talvolta nelle celebrazioni passa addirittura quasi
inosservata; così come anche la riposta dell’assemblea, cioè
acclamazione Amen.
• E similmente è male - ed è anche un abuso - quando non viene preparata
e fatta bene quella parte così essenziale dell’Eucaristia che è la
liturgia della Parola.
• Inoltre è sicuramente male dal punto di vista pastorale ed ecclesiale
quando non viene valorizzato il ruolo dell’assemblea specialmente
nell’Eucaristia domenicale, ma è solo il sacerdote che “dice la messa” -
come se facesse un servizio a un gruppo o addirittura a qualche persona
secondo le intenzioni private prepagate.
[00284-01.05] [IN218] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Hil KABASHI, O.F.M., Vescovo titolare di Torri di
Bizacena, Amministratore Apostolico dell'Albania Meridionale (ALBANIA)
Le tre dimensioni della fede cristiana, martyria, liturgia e diakonia,
costituiscono il fulcro dell’essere cristiani e dell’identità cristiana.
D’altra parte, martyria e diakonia trovano nella liturgia la loro
essenza, forza e prospettiva.
Altrimenti come si può pensare che tanti martiri in Albania siano stati
per anni e anni discriminati, arrestati, perseguitati e uccisi perché
testimoni della fede cristiana, senza la forza della fede profonda in
Gesù Cristo e nella sua presenza nell’Eucaristia?
Ancora oggi nella città portuale di Vlora, presso le suore Servite, c’è
una statua di Maria dove il sacerdote ha nascosto le ostie per le suore
dopo aver celebrato clandestinamente la messa a rischio della vita.
L’etimologia della parola greca ‘Eucaristia’ significa ‘ringraziamento’,
vale a dire, in senso teologico, che si tratta del più alto
ringraziamento possibile al Creatore, Salvatore, Pastore e Padre, per
tutto ciò che ha fatto e continua a fare per il mondo, la creazione, e
soprattutto per gli uomini e la loro salvezza. E questo avviene grazie a
Nostro Signore Gesù Cristo che sta dalla nostra parte.
Nell’Eucaristia si realizza una vitale e reciproca relazione tra Dio e
gli uomini. In questo rapporto e incontro, Dio si manifesta davvero come
Emmanuele e Buon Pastore che resta per sempre tra noi e con noi.
Gesù, il Figlio di Dio, ha fatto molto per noi uomini: è venuto tra noi,
ha sofferto per noi, è morto sulla croce ed è risorto. Ma cosa ne
avremmo guadagnato se dopo la sua salita al cielo ci avesse lasciati
soli? Che ne sarebbe stato della sua promessa: “Io sono con voi tutti i
giorni...”?
La sua presenza reale nell’Eucaristia è la migliore prova del compimento
delle sue promesse e del suo amore.
Nella celebrazione dell’Eucaristia si esprimono particolarmente
l’incontro di Dio con il suo popolo e l’unità dei cristiani: nella
Chiesa universale con il Papa, nella Chiesa particolare con il Vescovo
locale e nella parrocchia con il parroco, questa unità diventa visibile.
[00286-01.04] [IN220] [Testo originale: tedesco]
- S.E.R. Mons. Fulgence RABEMAHAFALY, Arcivescovo di Fianarantsoa
(MADAGASCAR)
Il mio intervento verte sulla parte terza del capitolo II
dell’Instrumentum laboris: “Ite missa est”.
In questo inizio del terzo millennio in cui la nostra società è molto
movimentata, la vita familiare si disperde facilmente, e la famiglia è
la culla di qualsiasi evangelizzazione, in particolare dell’educazione e
della formazione cristiana. Vorrei esprimere due auspici: a) il sostegno
alla famiglia cristiana b) la formazione dei sacerdoti.
a) La Chiesa, dopo il Concilio Vaticano II, continua a fare degli sforzi
sulla celebrazione liturgica. La liturgia della Parola ha preso il posto
delle preghiere devozionali: rosario, litanie e canti tradizionali
diversi. Sicuramente la celebrazione è più rapida, ma la partecipazione
effettiva dei fedeli è molto ridotta, per dare più spazio alle tre
letture e all’omelia domenicale.
Tuttavia, secondo quanto si insegna nella “Familiaris Consortio”, la
famiglia è una piccola chiesa, la culla stessa di ogni comunità. Forse
bisognerebbe approfondire ulteriormente la ricerca liturgica, anche se
ciò comporta conservare la possibilità di mantenere le forme di
preghiere devozionali di ogni famiglia, mettere in evidenza gli scambi e
le condivisioni della lettura del giorno, le preghiere recitate e i
canti tradizionali.
È vero che la liturgia consiste molto nell’ascoltare, ma esprimere se
stessi vuol dire che si è già abbastanza ascoltato.
b) Un altro suggerimento che vorrei dare è l’incoraggiamento della
famiglia stessa a concretizzare la preghiera per le vocazioni. I giovani
che accogliamo in seminario sono giovani che hanno superato l’età della
pubertà. In pratica, la loro educazione umana è compiuta. Scopriamo un
calo nelle vocazioni sacerdotali da quando i Seminari Minori ricevono
meno finanziamenti da Roma. Le famiglie, comunque, non possono
assicurare una lunga formazione a tutti i loro figli. È necessario che i
seminari continuino rapidamente la formazione spirituale e dottrinale.
Vorrei anche esortare ogni grande famiglia ad offrire un figlio al
servizio di Dio e del bene della Chiesa. È bene incoraggiare le giovani
coppie a chiedere al Signore che almeno un loro figlio riceva la sua
chiamata.
Questa è una missione, un’offerta che tutti noi dobbiamo fare “nostra
eucaristia”.
[00290-01.06] [IN224] [Testo originale: francese]
- S.Em.R. Card. Attilio NICORA, Presidente dell'Amministrazione del
Patrimonio della Sede Apostolica (CITTÀ DEL VATICANO)
Il n. 53 dell’ “Instrumentum laboris” è lodevolmente dedicato al
“probatus Ecclesiae mos” come lo chiama il can. 954 - dell’offerta fatta
dai fedeli per la celebrazione della Santa Messa secondo loro
particolari intenzioni.
Spiace di dover rilevare che la pratica del far celebrare Sante Messe in
favore dei vivi o dei defunti, sia in maniera diretta attraverso
l’offerta personale data al sacerdote sia nella forma di disposizioni
testamentarie o fondatizie, si vada rapidamente consumando in molte aree
ecclesiali.
In realtà dove questo avviene si perde una positiva occasione di far
crescere il senso della partecipazione sia spirituale che materiale
all’Eucaristia e al dinamismo di carità che ne deriva. Il codice e
diversi recenti documenti del magistero della Chiesa ripropongono
infatti con chiarezza i grandi valori che il gesto dell’offerta può e
deve esprimere: è una forma di partecipazione personale al sacrificio
eucaristico riconosciuto nel suo grande rilievo spirituale; è la
privazione di beni propri, in spirito di sacrificio e di solidarietà,
perché sia resa gloria a Dio e siano promossi alcuni fini della Chiesa;
è un modo assai concreto ed utile per concorrere al sostentamento dei
preti e alla realizzazione delle attività apostoliche della Chiesa; può
diventare un mezzo di sostegno per i missionari e per i sacerdoti delle
diocesi più bisognose in un orizzonte di cattolicità vissuta. Per tutte
queste ragioni non stupisce che il decreto della Congregazione per il
Clero del febbraio 1991 “Mos iugiter” ricordi il dovere di istruire i
fedeli in questa materia mediante una catechesi specifica,
riconoscendone “l’alto significato teologico”. Come avviene per tanti
altri aspetti della tradizione spirituale, se nessuno più ne parla e ne
espone le ragioni e il valore, anche questa prassi è destinata a
consumarsi.
Indubbiamente questa antica prassi è esposta a rischi e ambiguità, e
quindi sono assolutamente necessari la vigilanza dei Pastori e la
rigorosa correttezza da parte dei sacerdoti nel rispetto delle volontà
degli offerenti. L’antidoto migliore contro tali rischi resta in ogni
caso la formazione delle coscienze, che metta in luce il valore
autenticamente spirituale di questa forma di partecipazione eucaristica,
totalmente al di fuori di ogni logica contrattualistica o commerciale, e
ne fondi così la pratica motivata, premurosa, rigorosa.
Come ben sottolinea l’ “Instrumentum laboris” a questo “probatus mos
Ecclesiae” è tradizionalmente connessa anche la pietà verso i defunti:
si tratta di un profilo che pure merita di essere coltivato tra i nostri
fedeli, che vivono ormai, specialmente nel mondo occidentale, in un
contesto nel quale si tende a far scomparire la considerazione del
mistero della morte, a trattare il corpo del defunto come un ingombro, a
ridurre a una generica memoria il rapporto spirituale con lui, che la
fede cristiana colloca invece nel quadro e nel dinamismo della communio
sanctorum e nella prospettiva della resurrezione della carne. La
celebrazione di Sante Messe per i defunti assume quindi un grande valore
educativo anche sotto questo profilo.
[00299-01.02] [IN225] [Testo originale: italiano]
- Rev. P. Ottaviano D'EGIDIO, C.P., Preposito Generale della
Congregazione della Passione di Gesù Cristo
La mia riflessione riguarderà i numeri dell’instrumentum Laboris, -39-
Presenza Reale; -37- Sacrificio, memoriale e convito; -77- Maria Donna
Eucaristica.
C’è preoccupazione nella Chiesa per il progressivo allontanamento del
popolo di Dio dall’Eucaristia. La secolarizzazione del mondo attuale è
la “zizzania”da contrastare con il “grano” della Buona Notizia del Primo
annuncio.
- Vivificare le comunità parrocchiali e missionarie con catechesi
semplici e chiare sul concetto sacrificale dell’ eucaristia e sulla
presenza reale. Aiutarle ad avere gli occhi del Buon ladrone che vede in
Gesù, il Signore. Va oltre le piaghe, il dileggio, il rifiuto: lo vede
Dio, lo vede Re anche se appeso ad una croce. Credere è andare oltre, è
fidarsi di Dio. Riguardo all’osservanza della disciplina liturgica, se
si è innamorati dell’eucaristia il rispetto sarà spontaneo. È lo stupore
ritrovato.
- È da curare maggiormente l’omelia, non di rado sciatta, e da
recuperare anche corsi di Ars dicendi o sacra eloquenza.
L’aspetto sacrificale, memoria passionis, è il cuore del mistero
pasquale. Con Cristo, capo del corpo mistico che è la chiesa, muore e
risorge anche la chiesa ed in senso più ampio l’umanità intera e il
cosmo. La passione dell’umanità, con le ingiustizie subite, la fame, le
violenze, si unisce alla Passione di Gesù e la completa. C’è una
profonda relazione tra il mistero dell’eucaristia e Matteo 25, 31-46,
“ho avuto fame, ho avuto sete, ero forestiero, nudo, malato, carcerato e
siete venuti a trovarmi”. “Signore, quando mai ti abbiamo veduto?” ...
“ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei
fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”
Riconoscerlo nell’Eucaristia e non in coloro che soffrono è come
dividere Cristo da se stesso. Una autentica vita eucaristica apre gli
occhi e il cuore per riconoscere Gesù nei “crocifissi” del nostro tempo.
S. Paolo della Croce vedeva scritto il nome di Gesù sulla fronte dei
poveri.
Quale il ruolo di Maria nella liturgia Eucaristica? Il seme di senape
che è il suo fiat, ha avuto la sua crescita e germoglierà oltre che a
Betlemme anche sul Calvario. Gesù le donerà una nuova maternità: “Donna,
ecco tuo figlio”. Ora anche i peccatori incalliti avranno una madre in
comune con Dio e perfino Giuda, se lo volesse, avrebbe la più dolce
delle madri. Un nuovo mondo nasce nel cenacolo sotto la Croce. In
principio era il Verbo e il Verbo si fece carne, il Verbo si fece
Eucaristia.
E allora è da chiedersi: Maria è “donna eucaristica” che contempla e
adora fermandosi alle soglie dell’eucaristia o con la sua maternità in
modo mirabile e misterioso ne è parte?
Nell’eucaristia è presente Gesù in totalità con il mistero della sua
incarnazione, passione, morte e resurrezione: Si può allora invocare
Maria anche con il titolo di Madre dell’Eucaristia?
[00300-01.03] [IN226] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Emile DESTOMBES, M.E.P., Vescovo titolare di Altava,
Vicario Apostolico di Phnom-Penh (CAMBOGIA)
L’Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo morto e risorto.
E’ la celebrazione in memoria del sacrificio redentore di Cristo, unico
e definitivo.
In un paese buddista Theravada, l’uomo può salvarsi unicamente da se
stesso contando sui suoi meriti che lo condurranno, attraverso
successive rinascite, al Nirvana, che è la liberazione dalla vita e la
fusione con l’assoluto.
Gesù Cristo si è dichiarato via, verità e vita. Per chi Lo accoglie
nella fede, si tratta di lasciarsi amare e amare a propria volta. Dio
che è amore ha inviato suo Figlio, che ha tanto amato gli uomini da
donare la propria vita per riconciliarli col Padre. Questo amore del
Padre rivelato a noi nel volto di Gesù chiama tutti quelli che lo
riconoscono a vederlo nel volto di tutti gli uomini, in modo particolare
dei più piccoli: “tutto quello che farete a uno fra questi piccoli
l’avrete fatto a Me”.
[00272-01.04] [IN214] [Testo originale: francese]
- S.E.R. Mons. Zygmunt ZIMOWSKI, Vescovo di Radom (POLONIA)
È vero che nella parte II capitolo II e nella parte III capitolo I
dell’Instrumentum laboris si parla dei sacerdoti come ministri
dell’Eucaristia e della santità della loro vita. Mi sembra però che
nella parte IV di questo documento si dovrebbe accennare al tema della
spiritualità eucaristica dei sacerdoti e dei seminaristi. “Fate questo”.
Cristo Signore non dice solo “anunciate”, “raccontate”, ma dice “fate”.
E questa parola è decisiva.
Il sacedozio è un sacramento di azione. È il sacramento dell’atto
salvifico e redentivo di Cristo, un atto che è stato lasciato in potere
degli apostoli nel Cenacolo: “Fate questo in memoria di me”.
L’Eucaristia non rende soltanto testimonianza a Colui che ci “ha amati
sino alla fine”; essa educa ad un tale amore. L’umanità odierna cerca
testimoni della trasfigurazione.
Il Vescovo ricorda al Diacono che riceve l'Ordinazione presbiterale:
“Imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce
di Cristo Signore”. Il sacerdote deve imitare l'Eucaristia che celebra;
imitandola, diventa testimone di Cristo eucaristico. San Tommaso
d’Aquino ha scritto: «L'Eucaristia è come il compimento della vita
spirituale, e lo scopo di tutti i sacramenti». Su queste parole si è
basato il Concilio Vaticano II, il quale ha costatato che “nella
santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa,
cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua”.
1. Spiritualità eucaristica dei Vescovi e dei Presbiteri
L'Eucaristia è la pienezza della vita spirituale, poiché in essa è
concentrato tutto ciò che Cristo ha fatto e vuol fare per gli uomini e
con gli uomini. Perciò l'Eucaristia deve formare la nostra vita
spirituale. La spiritualità del sacerdote dev'essere una spiritualità
eucaristica, poiché il sacerdote è ministro dell'Eucaristia. Ogni
cristiano, ma in modo speciale il sacerdote, dev'essere testimone
dell'Eucaristia, cioé essere:
● Olocausto offerto per gli altri
● Pane per gli altri
● Essere sempre con gli altri
2. Spiritualità eucaristica dei seminaristi
Per quanto riguarda l’educazione eucaristica nel seminario il Santo
Padre Giovanni Paolo II ricordava ai seminaristi tre cose:
Nella vita del seminarista e soprattutto nel sacerdozio, non dovrebbe
manchare mai il posto per la preghiera.
Si dovrebbe approfondire la consapevolezza che sui cammini del mondo
esce il Risolto stesso, il quale equipaggia della potenza dello Spirito
Santo. Allora la dedizione a Dio e agli uomini non sarà un peso, ma una
fiduciosa e gioiosa partecipazione all’eterno sacerdozio di Cristo.
La profonda spiritualità eucaristica dei futuri sacerdoti deve
approfondire nei loro cuori il vero spirito missionario. “Ite, misio
est”. So bene che il Santo Padre Benedetto XVI sempre conta su molte
vocazioni missionarie dalla Polonia, paese del Servo di Dio Giovanni
Paolo II.
[00285-01.06] [IN219] [Testo originale: italiano]
- S.E.R. Mons. Franjo KOMARICA, Vescovo di Banja Luka (BOSNIA ED
ERZEGOVINA)
Persone eucaristiche - IL n. 76
Eucaristia e pace - IL nn. 83, 84
Nel mio intervento faccio riferimento ai numeri 76, 83 e 84 del IL.
Tra i molti nomi di santi e beati di tutti i secoli citati nel IL vi è
anche quello di un giovano laico, il beato Ivan Merz. E ciò
evidentemente non senza una ragione. Vista la sua attualità desidero
dare qualche informazione su di lui. Nato a Banja Luka, in Bosnia ed
Erzegovina, verso la fine del XIX secolo, ha vissuto per soli 32 anni ed
è morto a Zagabria, nel 1928, professore e insegnante dei giovani e dei
laici cristiani.
Vista la sua origine multiculturale, la sua educazione intellettuale e
la sua formazione e la sua attività spirituale, egli riunisce in
un’unica persona una serie di popoli e di Stati europei: insieme alla
Bosnia ed Erzegovina e la Croazia, anche la Repubblica Ceca, la
Germania, l’Ungheria, l’Austria, la Francia e l’Italia.
Autentico europeo cristiano dotato di istruzione elevata ricevuta a
Vienna e a Parigi, è riuscito ad armonizzare la scienza e la fede. È
divenuto un apostolo instancabile della fede viva e dell’amore di
Cristo, della Chiesa e del Successore di Pietro, grazie anche
soprattutto all’Azione Cattolica, istituita da Papa Pio XI.
Quarant’anni prima del Concilio Vaticano II, egli ha testimoniato con il
proprio esempio e ha promosso molte cose della dottrina conciliare sulla
liturgia e sui laici.
In occasione della sua beatificazione, celebrata due anni fa, il Santo
Padre Giovanni Paolo II disse: “Alla scuola della liturgia [...] Ivan
Merz crebbe fino alla pienezza della maturità cristiana e divenne uno
dei promotori del rinnovamento liturgico nella sua Patria. Partecipando
alla Messa, nutrendosi del Corpo di Cristo e della Parola di Dio, egli
trasse la spinta a farsi apostolo dei giovani. Non a caso scelse come il
motto ‘Sacrificio - Eucaristia - Apostolato’”.
Papa Giovanni Paolo II sottolineò che: “Il nome Ivan Merz ha significato
un programma di vita e di azione per tutta una generazione di giovani
cattolici. Deve continuare a esserlo anche oggi!”.
Ai giorni nostri, la figura del beato Ivan Merz è una vera scoperta,
un’autentica ventata di freschezza, non solo per la Chiesa in Europa.
Nel paese natale del beato Ivan Merz, la Bosnia ed Erzegovina, per la
loro fedeltà a Cristo, soprattutto a quello presente nell’Eucaristia, e
anche al Successore di Pietro, per secoli, e fino a tempi recenti, i
cattolici hanno dovuto subire ripetute umiliazioni e persecuzioni. Anche
durante le ultime guerre, negli anni ’90 più della metà dei cattolici è
stata cacciata dal Paese e la maggior parte di loro ancora non ha potuto
farvi ritorno. Solo nella mia diocesi più di due terzi dei fedeli,
persone pacifiche e promotrici della riconciliazione, sono stati
sterminati senza ragione, e questo con l’appoggio dei rappresentanti
internazionali.
Quasi un quinto dei miei parroci (7) sono stati assassinati (e a questi
si aggiungono un religioso e una religiosa), perché hanno rivelato la
riconciliazione e l’amore del nemico, predicandoli e testimoniandoli
instancabilmente, perché con i loro fedeli, nonostante le chiese
distrutte, hanno celebrato regolarmente la Messa.
Questi testimoni autentici della fedeltà a Cristo, alla Chiesa, al
Vangelo vissuto e al loro servizio sacerdotale hanno suggellato con il
proprio sangue la loro fede incrollabile nella presenza reale di Cristo
nell’Eucaristia.
Vogliamo credere che questi sacrifici cruenti dei nostri sacerdoti e dei
nostri religiosi, come pure il sacrificio di molti nostri fedeli laici
di un’autentica “Chiesa crocifissa” del presente in Europa, uniti
all’unico sacrificio di Gesù Cristo, siano fecondi per l’auspicabile
riconciliazione, per la pace giusta e per la salvezza di molte persone
nella mia patria e altrove.
[00287-01.04] [IN221] [Testo originale: tedesco]
- S.E.R. Mons. Luigi PADOVESE, O.F.M. CAP., Vescovo titolare di
Monteverde, Vicario Apostolico di Anatolia (TURCHIA)
Parlo come Vescovo della Chiesa d’Anatolia che ha visto la prima grande
espansione del messaggio di Gesù e nella quale i cristiani sono ormai
poche migliaia.
Nella città di Tarso, patria dell’apostolo Paolo, i soli cristiani sono
le tre suore che accolgono i pellegrini i quali, per poter celebrare
l’Eucarestia nell’unica chiesa-museo rimasta, hanno bisogno di un
permesso. Lo stesso vale anche per la chiesa-museo di San Pietro ad
Antiochia.
In questa città è nato Giovanni Crisostomo del quale nel 2007 ricorrerà
il 16° centenario della morte in esilio. Proprio il Crisostomo, con le
sue omelie, ci rammenta che l’Eucarestia è stata ed è il luogo
privilegiato della parresia. La sua memoria, assieme a quella più
recente di Vescovi come Clemens Von Galen e Oscar Romero, è una
testimonianza viva del legame tra il memoriale del sacrificio di Gesù e
quanti in esso hanno trovato le ragioni e la forza di un annuncio fatto
con intelligenza, coraggio e senza reticenze.
L’Eucarestia, quale memoriale dell’offerta di Cristo, impone che
facciamo scaturire il nostro annuncio da questo centro e impone che il
nostro insegnamento morale sia fondato su di esso come espressione della
sequela di Cristo.
L’Eucarestia può richiamarci allo specifico della morale cristiana che
nasce da una visione di fede e dove l’agire etico è vissuto come una
risposta religiosa. Da questo punto di vista è importante il richiamo
all’esempio dei santi i quali hanno scoperto quell’ “ancora di più” che
la donazione totale di Cristo nell’Eucarestia sostiene e sollecita.
[00288-01.05] [IN222] [Testo originale: italiano]
- S.Em.R. Card. Marc OUELLET, P.S.S., Arcivescovo di Québec (CANADA)
L’anno dell’Eucaristia è una rampa di lancio per un movimento
eucaristico a lungo termine che permetterà l’evangelizzazione della
cultura partendo dalla famiglia, chiesa domestica. La crisi
antropologica attuale emerge dalla disgregazione dei rapporti familiari
e sociali. Solo l’Eucaristia, fonte di comunione trinitaria, può
rispondere a questa crisi culturale e sociale. La pratica assidua della
Messa domenicale in famiglia è il modo comprovato e sempre attuale di
evangelizzare la cultura e la società. La preparazione del Congresso
eucaristico internazionale a Québec nel 2008 la promuove, alla luce
dell’insegnamento di Giovanni Paolo II che ci ha lasciato in eredità
questa certezza.
[00301-01.04] [IN227] [Testo originale: francese]
I riassiunti degli interventi di altri due Padri sinodali, pervenuti
dopo la chiusura della redazione del Bollettino, verranno pubblicati nel
prossimo Bollettino numero 20.
● AUDITIO AUDITORUM I
Quindi sono intervenuti i seguenti Auditori e Auditrici:
- Fr. Alvaro RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., Presidente dell'Unione
Superiori Generali (COSTA RICA)
- Sig.ra Henrietta TAMBUNTING DE VILLA, già Ambasciatrice delle
Filippine presso la Santa Sede (FILIPPINE)
- Rev. Suora Renu Rita SILVANO, Membro del Comitato esecutivo della
"International Catholic Biblical Federation"; Direttrice del Catholic
Bible Institute di Mumbai (INDIA)
- Rev. Paul ROUHANA, Membro della Commissione Centrale e della
Segreteria Generale del Sinodo Patriarcale Maronita (LIBANO)
- Rev. Suora Elvira PETROZZI, Fondatrice della Comunità Cenacolo
(ITALIA)
- Sig. Moysés Lauro DE AZEVEDO FILHO, Fondatore e Moderatore Generale
della Comunità Cattolica Shalom (BRASILE)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi degli Auditori e
Auditrici:
- Fr. Alvaro RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., Presidente dell'Unione
Superiori Generali (COSTA RICA)
L’Instrumentum laboris del Sinodo mette in rilievo la speranza che la
Chiesa ha nei suoi giovani (IL 74). I giovani d’oggi, vivendo in culture
globalizzanti, caratterizzate dall’incessante cambiamento di
prospettive, e in una società soffocata da tanta incertezza economica e
dall’esaltazione della violenza, difficilmente trovano punti d’appoggio
per vivere la loro vita in un modo che dia un senso, un orientamento e
uno scopo ai loro sogni giovanili. Oggi più che mai abbiamo bisogno di
placare la sete e la fame che provano i giovani in cerca di
un’esperienza mistica di unione con Gesù. Essa è certamente una forza
che attira i giovani del mondo attuale. In questo centro trovano il
movimento più intimo e unificante della loro vita, anche se oscillano
tra la disperazione e la speranza.
Questo centro, però, non è solo un’esperienza di tranquillità e
pacificazione personale. Bevendo l’acqua sorgiva nell’incontro con
Cristo, trovano anche la forza di scoprire nel mondo i loro fratelli e
le loro sorelle crocifissi, quelli che soffrono l’oppressione delle
guerre, della violenza, della fame. Quelli che non hanno futuro. Da
questa fonte e culmine risalgono accesi da una nuova passione e con la
forza della grazia per partecipare alla missione della Chiesa nella
società e nel mondo. I giovani saranno indubbiamente la parte della
Chiesa più sensibile a cogliere le speranze infrante che quotidianamente
affliggono milioni di bambini e di giovani nel mondo attuale.
Centro verso il quale vanno tutte le azioni, l’Eucaristia è anche il
culmine verso il quale tutte le azioni salgono. In tal modo,
l’Eucaristia non è distaccata dalle preoccupazioni sociali e politiche
che vive il discepolo di Gesù in mezzo agli altri uomini e alle donne
del mondo, specialmente tra i poveri.
[00239-01.05] [AU001] [Testo originale: spagnolo]
- Sig.ra Henrietta TAMBUNTING DE VILLA, già Ambasciatrice delle
Filippine presso la Santa Sede (FILIPPINE)
Carissimo Santo Padre e tutti i nostri buoni pastori e il popolo di Dio
in quest’aula maestosa, mi sento così in soggezione a partecipare a
questo Sinodo - io, una semplice casalinga, una donna comune. Ciò
dimostra che la Chiesa in cui credo e che amo con tutto il cuore
abbraccia tutti i suoi figli. Oh, come tutto è dono con Dio! Il suo dono
di fede al Battesimo, rappresentato quotidianamente nell’Eucaristia -
l’Eucaristia è, con le parole di Sua Santità Papa Benedetto XVI, “amore
che non finisce mai”.
Vengo da un paese, le Filippine, che conta il maggior numero di
cattolici in Asia, e ritengo sia il terzo nel mondo con tale
caratteristica. E ricordo ancora quanto mi disse il grande Papa Giovanni
Paolo II, che tutti amiamo, nel 1996. Mi disse che Dio ha fatto alle
Filippine due grandi doni: la ricchezza della nostra fede e l’unità
delle nostre famiglie. Anche se ciò oggi vale ancora, ringraziando Dio,
non possiamo chiudere gli occhi davanti alla triste circostanza che la
nostra fede è minata e la separazione nelle famiglie è causa di
preoccupazione.
Lo scorso mese due giovani studenti liceali in una delle nostre scuole
parrocchiali si sono suicidati. Alcuni dei loro compagni di classe hanno
detto che probabilmente questi ragazzi non si sentivano amati da
nessuno. I genitori di uno di loro si trovano all’estero per lavoro, e
l’altro veniva da una famiglia di separati. Il conflitto di questi
ragazzi può anche essere il riflesso di quello dei loro genitori. Forse
non conoscono abbastanza Gesù per trovare in Lui felicità e senso della
vita. Molti giovani, compresi i più grandi, partecipano alla Messa
domenicale perché si trattava di una tradizione familiare, e quindi di
un’abitudine. Non perché “desidero con gran desiderio” l’Eucaristia,
quella “brama del Pane di Dio”.
Ciò avviene perché oggi molta gente, soprattutto i giovani, non sentono
più il desiderio di Cristo, non avvertono la meraviglia dell’Eucaristia.
Il senso di stupore di fronte a questo “amore che non finisce mai” non
ha messo radici nelle loro menti, né commuove il loro cuore. Il loro
centro di gravità sembra spostato verso tutto ciò che di attraente il
mondo offre. E così molte vite vanno sprecate, lontane dai tesori
dell’Eucaristia.
La Chiesa - mater et magistra - non sembra riuscire a catturarli. Forse
essi non la sentono come maestra perché non l’hanno percepita come
madre.
Le parrocchie, dove “la Chiesa vive la sua vita” devono impegnarsi - e
farlo in fretta - a diventare centri di carità - amore che accoglie,
perdona e salva. Centri che rappresentino un modello per le famiglie,
dove le persone, soprattutto i giovani, si sentano a casa, si sentano
amati e uniti gli uni agli altri. Centri in cui la liturgia sia viva,
un’autentica celebrazione di fede che ci porta all’incontro personale
con Gesù - Dio con noi. E abbiamo bisogno di catechesi - catechesi
permanente a vari livelli - che ci faccia accostare a Cristo come le
Scritture ce lo presentano, che ci mostri il viso di Abba, del Padre, e
faccia vivere nelle nostre vite la potenza trasformatrice dello Spirito.
Santo Padre, e tutti i nostri Pastori, dateci Gesù, solo Gesù, sempre
Gesù, affinché, ripieni delle meraviglie del suo amore che non finisce
mai, e che si manifesta nell’Eucaristia, possiamo scoprire “la gioia e
l’ardire” di proclamare con le nostre vite: crediamo, speriamo, amiamo.
[00240-01.05] [AU002] [Testo originale: inglese]
- Rev. Suora Renu Rita SILVANO, Membro del Comitato esecutivo della
"International Catholic Biblical Federation"; Direttrice del Catholic
Bible Institute di Mumbai (INDIA)
L’Instrumentum Laboris chiama l’Eucaristia “Un sacramento di alta
spiritualità” (75). Certamente essa è tale, come possono testimoniare la
mia esperienza positiva e quella di altri che ho incontrato. Ma dobbiamo
fare di più affinché sia così per i cosiddetti cattolici della domenica
in India e nel mondo. Un settore per i nostri sforzi è la tavola della
Parola, che, ci ricorda l’I.L. (N° 46), è legata intimamente alla tavola
dell’Eucaristia. Un altro campo che interessa i nostri sforzi è quello
della contemplazione e dell’adorazione.
1. Nella mia esperienza di lettore in parrocchia, le persone mi hanno
detto spesso che trovano molte scritture, e specialmente l’antico
testamento, difficili da capire. Questo per il fatto che la maggioranza
della nostra popolazione non conosce le Scritture. Faccio appello a
questo Sinodo affinché si trovino modi per mettere in pratica l’appello
fatto 40 anni fa nel “Dei Verbum” del Vaticano II: per aiutare i fedeli
a sviluppare una “crescente devozione verso la parola di Dio”, così da
sperimentare “un nuovo impulso di vita spirituale” (Cfr. DV, 26). Ciò
deve essere fatto sia durante sia dopo la celebrazione eucaristica. II
ruolo del celebrante, in questo caso, è di cruciale importanza: egli può
far molto di più per aiutare i laici a capire e amare la parola di Dio.
Deve farlo, sia nel modo di “proclamare” (non solo leggere) il Vangelo,
che nelle citazioni bibliche delle sue omelie domenicali. Ho sentito
molte omelie che non rendono abbastanza vive le scritture o che non
hanno alcun collegamento con le letture. Così uno esce dalla Messa
dimenticando completamente la parola di Dio che è stata proclamata nella
liturgia (proprio come nella parabola di Gesù, “la semente che è caduta
lungo il sentiero ma è stata calpestata e divorata dagli uccelli” (Cfr.
Luca 8,5).
D’altra parte esistono sacerdoti che si preoccupano di trarre un ricco
nutrimento dalla tavola della Parola e li ringrazio sentitamente!
Ricordando il contesto eucaristico in cui proclamano la parola del
Signore, essi cercano di portare la comunità alla fede nella presenza
del Signore, parlando attraverso le letture. Magari tutti i celebranti
facessero così! Anche a nome della Federazione Biblica Cattolica, colgo
l’occasione per chiedere umilmente a Sua Santità di convocare un futuro
Sinodo dei Vescovi sulla grande importanza e urgenza del tema della
Parola di Dio nella vita della Chiesa.
2. Contemplazione nell’adorazione: Mi era piaciuto molto il commento del
nostro amato Papa Giovanni Paolo II: “Io vorrei riaccendere lo stupore
eucaristico...” (Cfr. Eucharistia de Ecclesia, N° 6). Disse inoltre “La
presenza di Gesù nel tabernacolo deve essere una specie di polo
magnetico che attrae... anime innamorate di lui, pronte ad attendere
pazientemente di sentire la sua voce e... di sentire il battito del suo
cuore” (Cfr. Mane Nobiscum Domine, 18). Prendiamo seriamente queste
parole! Faccio appello a tutti i sacerdoti perché insegnino ai fedeli
(anche con l’esempio) a stare qualche minuto dopo la comunione in
completo silenzio, per ascoltare con amore i battiti del cuore di Gesù
nel tabernacolo o dentro di noi. Questa devozione profonda del Signore
ci renderà liberi di donarci totalmente al Padre. Porterà
necessariamente inoltre al generoso servizio al prossimo; così i frutti
della nostra contemplazione diventeranno azione apostolica, e saranno
“prova dell’autenticità delle celebrazioni eucaristiche” (I.L: 3).
Concludendo, sono convinto che un ministero, rinnovato dalla tavola
della Parola, porti a un rinnovato spirito di contemplazione e
adorazione. Possa questo Sinodo creare in noi un nuovo impegno per fare
dell’Eucaristia, sia “la mensa della Parola” che “la mensa del Pane” (cf
MND, 12), un sacramento di intensa spiritualità per tutti. Grazie
[00241-01.04] [AU003] [Testo originale: inglese]
- Rev. Paul ROUHANA, Membro della Commissione Centrale e della
Segreteria Generale del Sinodo Patriarcale Maronita (LIBANO)
Il mio intervento vuole far riferimento alla dimensione escatologica
dell’eucaristia secondo i numeri 68, 69 dell’Instrumentum Laboris.
Presenterò questo tema partendo da due anafore: di San Marco Evangelista
e di San Giacomo, fratello del Signore, in uso nella Chiesa siro
maronita d’Antiochia.
Mentre l’attesa della seconda venuta del Signore è normalmente
presentata nelle liturgie eucaristiche d’Oriente e d’Occidente come un
avvenimento del futuro al quale la Chiesa si prepara con la preghiera,
la vigilanza e la speranza, nelle tre preghiere eucaristiche menzionate
sopra vi si fa riferimento come a un avvenimento del passato del quale
la comunità eucaristica fa memoria. Così il celebrante si rivolge a
Cristo nell’anafora di San Marco proclamando: “Signore nostro Gesù
Cristo, noi facciamo memoria di tutta la tua economia salvifica per noi:
del tuo concepimento, della tua nascita, del tuo battesimo, ..., e della
tua venuta gloriosa quando tu giudicherai tutti gli uomini, retribuendo
ciascuno secondo le sue opere...” Il teologo ortodosso Jean Zizioulas
(attuale vescovo di Pergamo), conferisce a questa particolare visione
dell’anamnesi, che si trova anche nella liturgia di San Giovanni
Crisostomo, l’espressione di “memoria del futuro”.
Propongo che si approfondisca ulteriormente questo concetto di “memoria
del futuro” in un’epoca in cui la dimensione escatologica della fede è
in crisi profonda; dove il senso cristiano della storia si offusca di
fronte a un cristianesimo a predominanza sociale le cui ambizioni non
vanno al di là di una società umana più giusta e più solidale.
Celebrando l’Eucaristia come “memoria del futuro”, i cristiani saranno
portati a meditare il mistero dell’economia della salvezza portata a
compimento da Cristo, non in maniera frammentaria e selettiva ma come
una realtà unica soteriologica con aspetti molteplici, dall’Incarnazione
alla parusia. Questa realtà che si svolge mirabilmente durante gli
eventi dell’anno liturgico trova il suo fondamento e il suo culmine nel
mistero pasquale, celebrato nell’Eucaristia. Pellegrini di Dio, i
cristiani troveranno in questa “memoria del futuro” la forza e la luce
necessarie che vengono dall’alto per testimoniare, spesso contro
corrente, i valori liberanti del Vangelo, in comunione con la pleiade
dei santi, martiri e confessori e con “tutti coloro che sono piaciuti al
Signore da Adamo fino ad oggi” (preghiera dell’offertorio nel messale
maronita).
[00242-01.05] [AU004] [Testo originale: francese]
- Rev. Suora Elvira PETROZZI, Fondatrice della Comunità Cenacolo
(ITALIA)
Sono una povera e semplice suora, ma sono testimone di ciò che Dio opera
attraverso l'Eucaristia oggi.
Davanti all'Eucaristia, ho cominciato a percepire il dolore profondo di
tanti giovani sulle strade, ad ascoltare l'urlo della loro solitudine.
Gesù mi ha mandato a quei giovani con la tristezza della droga nel
cuore, con la fame e la sete di senso della vita che non hanno
incontrato.
Quale metodo terapeutico o medicina potevo loro proporre?
Nessuna pastiglia dona la gioia di vivere e la pace nel cuore!
Ho proposto loro ciò che mi ha risollevato e ridato fiducia e speranza
tante volte: la Misericordia di Dio e la preghiera eucaristica.
L'Eucaristia non si capisce con la testa, ma si sperimenta nel cuore. Se
fiducioso ti inginocchi dinanzi a Lui, senti che la sua umanità presente
nell'ostia consacrata risveglia l'immagine di Dio in te che torna a
risplendere!
È il "miracolo eucaristico" che contemplo da tanti anni. L'Eucaristia
crea un dinamismo non solo personale ma di Popolo.
Prima alcuni giovani hanno iniziato ad alzarsi nella notte per
l'adorazione personale; poi ogni sabato notte, per loro notte dello
sballo, hanno deciso di inginocchiarsi in tutte le cinquanta comunità,
dalle due alle tre, per pregare per quei giovani persi nelle proposte
false del mondo.
Poi hanno iniziato l'adorazione eucaristica continua.
E' stato un cambio di marcia nella storia della Comunità: giovani da
ogni parte sono arrivati, le comunità si sono moltiplicate, sono nate le
missioni in America Latina, e poi le vocazioni di famiglie e di
consacrati a Dio in questa sua opera. E' esplosa quella che il Santo
Padre a Colonia ha chiamato la rivoluzione dell'Amore.
Ho voluto con semplicità raccontarvi un pezzo della nostra storia per
rendere grazie a Gesù che nell'Eucaristia ci ha lasciato tra le mani il
tesoro, la medicina, la luce più straordinaria per uscire dalla tenebre
del male. I giovani con i quali vivo da ventidue anni sono stati per me,
religiosa, la testimonianza viva che l'Eucaristia è veramente presenza
viva del Risorto, e che anche la nostra vita morta, entrando nella sua,
Risorge.
Veramente se uno è in Cristo, è una creatura nuova!
Grazie per avermi ascoltata.
[00243-01.05] [AU005] [Testo originale: italiano]
- Sig. Moysés Lauro DE AZEVEDO FILHO, Fondatore e Moderatore Generale
della Comunità Cattolica Shalom (BRASILE)
Nella maggioranza di questi nuovi carismi, che sono i Movimenti e le
Nuove Comunità, si è sperimentato un rinnovato amore per Cristo
nell'Eucaristia. È attraverso di essa che si lasciano raggiungere dai
dolori degli uomini e delle donne del nostro tempo che hanno fame di
Dio. Questa moltitudine affamata sono i "Tommaso" dei nostri tempi che
resistono a credere al Cristo senza vederlo, senza udirlo, e senza
toccare il suo Corpo. Nell’Eucaristia e nei discepoli di Cristo
alimentati dalla sua Parola e dalla sua Carne, Gesù si fa vedere, udire
e toccare dai "Tommaso".
Uno dei frutti più importanti dell'Eucaristia che dobbiamo coltivare è
la "'Parresia". "Parresia" é una parola greca che nel nuovo testamento
assume il significato di audacia nell'annuncio di Cristo.
Nel periodo del Carnevale, in Brasile, in cui i giovani sono esposti a
gravi pericoli, la Comunità Cattolica Shalom promuove
un'evangelizzazione attraverso la testimonianza, la musica e l'arte.
Durante questo evento, abbiamo un momento di adorazione al Santissimo
Sacramento. Era impressionante vedere ciò che molti ritengono
impossibìle: centomila giovani in profondo silenzio adorante davanti
alla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia. Era un preludio di Colonia.
Ancor più impressionante è stato constatare i frutti di questa e di
altre azioni di questo tipo: molte conversioni, un gran numero di
confessioni, impegno nella Chiesa con un ritorno alla partecipazione
alla Messa, un risveglio delle vocazioni sacerdotali e l’amore e il
servizo ai poveri. Abbiamo scoperto che la migliore risposta alla sfida
della secolarizzazione é: presentare Cristo con audacia!
Infiammati dallo Spirito Santo, che suscita nuove forme di vissuto
ecclesiale nei Movimenti e Nuove Comunità, i laici, in comiunione con i
suoi Pastori, moltiplicano le forme e i mezzi per attirare, con
"Parresia", i ''Tommaso'' di questo nuovo millennio che, senza nemmeno
saperlo, anelano di incontrare Cristo nell'Eucaristia.
[00244-01.05] [AU006] [Testo originale: italiano]
Gli interventi in Aula degli Auditori e Auditrici proseguiranno nella
Sedicesima Congregazione Generale di questo pomeriggio, dopo la Relatio
post disceptationem.
♦ AVVISI
● “BRIEFING”
● SECONDA CONFERENZA STAMPA
● BOLLETTINO
● “BRIEFING”
Il “Briefing” dei gruppi linguistici di sabato 15 ottobre 2005 avrà
luogo alle ore 12.00.
● SECONDA CONFERENZA STAMPA
Si informano i giornalisti accreditati che giovedì 13 ottobre 2005, alle
ore 12.45, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa
Sede, avrà luogo la seconda Conferenza Stampa sui lavori dell’XI
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Relatio post
disceptationem.)
Interverranno:
● Em.mo Card. Francis Arinze
Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti
Presidente-Delegato
● Em.mo Card. Telesphore Placidus Toppo
Arcivescovo di Ranchi (India)
Presidente-Delegato
● S.E. Mons. John Patrick Foley
Arcivescovo tit. di Neapoli di Proconsolare
Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
Presidente della Commissione per l’Informazione
● S.E. Mons. Sofron Stefan Mudry, O.S.B.M.
Vescovo emerito di Ivano-Frankivsk (Ucraina)
Vice-Presidente della Commissione per l’Informazione
● S.E. Mons. Luciano Pedro Mendes de Almeida, S.I.
Arcivescovo di Mariana (Brasile)
Membro della Commissione per l’Informazione
● BOLLETTINO
Il prossimo Bollettino N. 20 di questo pomeriggio, con il testo della
Relatio posto disceptationem (testo integrale in latino e in italiano;
presentazione in inglese, francese, spagnolo e tedesco) sarà a
disposizione dei giornalisti accredati alle ore 9 di domani mattina 13
ottobre 2005, all’apertura della Sala Stampa della Santa Sede. |