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06 - 07.10.2008
SOMMARIO
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TERZA CONGREGAZIONE GENERALE (MARTEDÌ, 7 OTTOBRE 2008 - ANTEMERIDIANO)
- AVVISI
TERZA CONGREGAZIONE GENERALE (MARTEDÌ, 7 OTTOBRE 2008 - ANTEMERIDIANO)
- VOTAZIONE
PER LA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO (I)
- INTERVENTI IN AULA (INIZIO)
Alle ore 09.00 di oggi martedì 7 ottobre 2008, memoria della Beata Maria
Vergine del Rosario, alla presenza del Santo Padre, con il canto
dell’Ora Terza, ha avuto luogo la Terza Congregazione Generale, per la
Votazione per la Commissione per il Messaggio e per l’inizio degli
interventi dei Padri sinodali in Aula sul tema sinodale La Parola di Dio
nella vita e nella missione della Chiesa.
Presidente Delegato di turno S.Em.R. Card. George PELL, Arcivescovo di
Sydney (Australia)
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.35 con la
preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 242 Padri.
VOTAZIONE
PER LA COMMISSIONE PER IL MESSAGGIO (I)
In apertura della Terza Congregazione Generale ha avuto luogo la prima
votazione per l’elezione dei membri della Commissione per il Messaggio,
presieduta per nomina pontificia da S.E.R. Mons. Gianfranco Ravasi,
Arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare, Presidente del
Pontificio Consiglio della Cultura, e Vice Presidente S.E.R. Mons.
Santiago Jaime Silva Retamales, Vescovo titolare di Bela, Vescovo
ausiliare di Valparaíso. La votazione si è svolta in forma elettronica.
L’uso della votazione in forma elettronica
Per la votazione in forma elettronica, i Padri sinodali adoperano un
dispositivo - usato anche per il conteggio delle presenze - con cui
possono essere effettuati due tipi di votazione: la votazione semplice e
la votazione multipla.
Votazione semplice. Quando si vota per una sola mozione in cui si
richiede un consenso si usano i tasti “PLACET”, “NON PLACET”, “ABSTINEO”
o “PLACET IUXTA MODUM”. Una volta effettuata la scelta, si conferma con
il tasto verde “CONFIRMO”.
Votazione multipla. Quando una votazione richiede una preferenza tra più
mozioni, si usano i tasti numerici premendo il tasto numerico
corrispondente alla scelta e si conferma con il tasto “CONFIRMO”. In
caso di errore di digitazione, appare sul display la scritta “NoValido”
sul display.
In caso di errore di digitazione, o se si voglia cambiare la scelta
effettuata, si preme un tasto rosso “DELEO”, si digita di nuovo la
scelta e si conferma con il tasto verde “CONFIRMO”. Questa operazione si
può ripetere fino a quando il Presidente deciderà che il tempo a
disposizione è scaduto.
INTERVENTI IN AULA (INIZIO)
Quindi, sono intervenuti i seguenti Padri:
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S.Em.R. Card. Angelo SODANO, Decano del Collegio Cardinalizio (CITTÀ DEL
VATICANO)
-
S.Em.R. Card. Franc RODÉ, C.M., Prefetto della Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (CITTÀ DEL
VATICANO)
-
S.E.R. Mons. Mark Benedict COLERIDGE, Arcivescovo di Canberra-Goulburn
(AUSTRALIA)
-
S.E.R. Mons. Broderick S. PABILLO, Vescovo titolare di Sitifi, Vescovo
ausiliare di Manila (FILIPPINE)
-
S.Em.R. Card. Francis Eugene GEORGE, O.M.I., Arcivescovo di Chicago,
Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)
-
Rev. P. Carlos Alfonso AZPIROZ COSTA, O.P., Maestro Generale dei Frati
Predicatori
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S.Em.R. Card. Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (GERMANIA)
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S.E.R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa,
Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL
CONGO)
-
S.E.R. Mons. Florentin CRIHĂLMEANU, Vescovo di Cluj-Gherla,
Claudiopoli-Armenopoli dei Romeni (ROMANIA)
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S.E.R. Mons. Pierre-Marie CARRÉ, Arcivescovo di Albi (FRANCIA)
-
S.Em.R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente della
Conferenza Episcopale (FRANCIA)
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S.E.R. Mons. Norbert Klemens STROTMANN HOPPE, M.S.C., Vescovo di Chosica
(PERÙ)
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S.Em.R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente
del Consilium Conferentiarum Episcoporum Europae (C.C.E.E.) (UNGHERIA)
-
S.Em.R. Card. Philippe BARBARIN, Arcivescovo di Lyon (FRANCIA)
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S.E.R. Mons. Luciano MONARI, Vescovo di Brescia (ITALIA)
-
S.E.R. Mons. Lawrence HUCULAK, O.S.B.M., Arcivescovo di Winnipeg degli
Ucraini (CANADA)
-
S.E.R. Mons. Raymond SAINT-GELAIS, Vescovo di Nicolet (CANADA)
-
S.E.R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Vescovo di Imus (FILIPPINE)
-
S.E.R. Mons. Joseph Luc André BOUCHARD, Vescovo di Saint Paul in Alberta
(CANADA)
-
Rev. P. Ab. Glen Adrian LEWANDOWSKI, O.S.C., Maestro Generale
dell'Ordine della Santa Croce
-
S.E.R. Mons. Benjamin Marc RAMAROSON, C.M., Vescovo di Farafangana
(MADAGASCAR)
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S.E.R. Mons. Ricardo BLÁZQUEZ PÉREZ, Vescovo di Bilbao (SPAGNA)
-
S.E.R. Mons. Gerald Frederick KICANAS, Vescovo di Tucson, Vice
Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
-
S.Em.R. Card. Angelo SODANO, Decano del Collegio Cardinalizio (CITTÀ DEL
VATICANO)
Quale Decano del Collegio Cardinalizio, il Cardinale. Angelo Sodano ha
rivolto un saluto fraterno ai Padri Sinodali e a tutti i presenti.
Fra di essi, vi sono pure parecchi Cardinali, e tale presenza è stata
vista come una bella forma di integrazione e di collaborazione fra i due
organismi, quali sono il· Sinodo dei Vescovi ed il Collegio dei
Cardinali, ambedue chiamati a prestare il proprio aiuto al Pastore della
Chiesa universale. Il Card. Sodano ha poi espresso due voti circa il
tema specifico della presente Assemblea.
Il primo voto è stato relativo al vero concetto di Parola di Dio, che
non è limitata a quella scritta, contenuta nella Bibbia, ma comprende
anche la Parola orale, contenuta nella Tradizione della Chiesa.
Il secondo voto è stato relativo all'importanza dei presbiteri
nell'annunzio della Parola di Dio. Pur non possedendo il vertice del
sacerdozio e dipendendo dai Vescovi nell' esercizio della loro potestà,
in virtù del Sacramento dell'Ordine sacro, sono parimenti consacrati per
predicare il Vangelo di Cristo e guidare il Popolo di Dio. Oggi più che
mai, la loro unione con i Vescovi è insostituibile, in una radicale
forma comunitaria di annuncio della Parola di salvezza.
[00010-01.05] [IN001] [Testo originale: italiano]
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S.Em.R. Card. Franc RODÉ, C.M., Prefetto della Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (CITTÀ DEL
VATICANO)
1. La natura evangelica della vita consacrata
La vita consacrata è “profondamente radicata negli esempi e negli
insegnamenti di Cristo Signore...” (VC, 1), e al Vangelo “ha continuato
ad ispirarsi lungo i secoli ed ad esso è chiamata a tornare
costantemente per mantenersi viva e feconda portando frutto per la
salvezza delle anime” (Benedetto XVI, 2 febbraio 2008). Una famiglia
religiosa, ha ricordato Benedetto XVI, «con la sua stessa presenza,
diventa (...) "esegesi" vivente della Parola di Dio”(ivi).
2. La centralità della Parola di Dio nel rinnovamento della vita
consacrata
Il rinnovamento a cui costantemente sono . invitate le persone
consacrate trova la sua modalità più adeguata nel riandare alle radici
evangeliche dei carismi così da trovarvi sempre nuove ispirazioni. Se
ogni carisma costituisce una parola evangelica dell'unica Parola,
aspetti particolari della totalità del Vangelo, vivendo appieno il
Vangelo le persone consacrate troveranno la luce per cogliere la
particolare dimensione evangelica su cui si è innestato il proprio
istituto.
È un cammino che le persone consacrate dovranno percorrere in comunione
con tutte le altre vocazioni nella Chiesa.
3. L'apporto che la vita consacrata può offrire a tutta la Chiesa nel
vivere la Parola
Auspichiamo che i Padri sinodali possano prendere atto del grande
contributo che la vita consacrata ha dato e continua ad offrire a tutta
la Chiesa in questo campo: nello studio e nell'esegesi della Parola
(Ècole Biblique de Jérusalem, Pontificio Istituto Biblico, Studium
Biblicum Franciscanum); nell'approfondimento vitale della Parola (Lectio
divina).
[00011-01.04] [IN002] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Mark Benedict COLERIDGE, Arcivescovo di Canberra-Goulburn
(AUSTRALIA)
Il Concilio Vaticano Secondo ha fatto un appello per il rinnovamento
della predicazione, che comportava un passaggio dal sermone, inteso
soprattutto come un’esposizione di dottrina, devozione e disciplina
cattoliche, all’omelia, che vuol essere innanzitutto un’esposizione e
un’applicazione della Scrittura. Tale passaggio si è compiuto solo in
parte. Uno dei motivi è il fatto che la predicazione troppo spesso dà il
kerygma come scontato, e ciò in un periodo in cui, nelle culture
occidentali, il kerygma non può essere dato per scontato. Se lo fosse,
si correrebbe il rischio di una riduzione moralistica della
predicazione, che potrebbe suscitare interesse o ammirazione, ma non la
fede che salva. La predicazione non sarebbe un’esperienza del potere di
Cristo.
Una nuova evangelizzazione esige una nuova formulazione e proclamazione
del kerygma nell’interesse di una predicazione missionaria più efficace.
Al fine di promuovere una tale predicazione potrebbe essere creato un
Direttorio Generale Omiletico secondo i principi dell’Ordinamento
Generale del Messale Romano. Tale Direttorio attingerà all’esperienza
della Chiesa universale per offrire una linea strutturale senza
soffocare lo spirito di una Chiesa particolare o del singolo
predicatore. Potrebbe contribuire a garantire una preparazione più
solida e sistematica ai predicatori del seminari e delle case di
formazione, e ciò in un periodo in cui tutti riconoscono quanto sia
vitale la predicazione, in quanto l’unico punto di contatto con la
Parola di Dio per molti cattolici è la celebrazione dell’Eucaristia
domenicale con la sua omelia.
[00021-01.05] [IN003] [Testo originale: inglese]
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S.E.R. Mons. Broderick S. PABILLO, Vescovo titolare di Sitifi, Vescovo
ausiliare di Manila (FILIPPINE)
Abbiamo bisogno di orientamenti che aiutino i Cattolici a interpretare
correttamente la Bibbia. Facciamo sì che tali orientamenti vengano
presentati in modo chiaro. Essi potranno comprendere i seguenti criteri
per una lettura cattolica della Bibbia: 1) conoscere la Bibbia non è
tanto conoscere un libro, ma conoscere e rapportarsi alla persona di
Cristo. 2) La liturgia è il luogo primario dell’incontro con la Bibbia
come Parola di Dio. 3) Una vera comprensione della Bibbia deve essere
coerente con la vita autentica (come le vite dei Santi), le pratiche e
gli insegnamenti della Chiesa. 4) La corretta comprensione della
Scrittura dovrebbe essere guidata sia dalla fede che dallo studio. 5)
Ogni passo della Bibbia deve essere letto nel contesto dell’unità
interna della Scrittura. 6) La corretta comprensione della Bibbia
dovrebbe prendere in considerazione le situazioni concrete dell’ oggi,
nonché rivolgersi ad esse. 7) Leggere la Bibbia non deve rimanere mera
conoscenza. 8) L’uso corretto della Bibbia deve promuovere l’unità in
seno alla Chiesa e fra le Chiese. 9) Abbiamo bisogno di avvicinarci alla
Bibbia con spirito di umiltà, poiché ciò ci permette di apprezzare
l’interpretazione che ne danno i poveri. Suggerisco che vi sia maggior
interazione fra gli studiosi della Bibbia e gli operatori pastorali.
Insieme essi devono ricercare metodi di comprensione e temi di studio
che approfondiscano la fede dei nostri popoli nelle nostre culture
originali.
[00022-01.06[IN009] [Testo originale: inglese]
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S.Em.R. Card. Francis Eugene GEORGE, O.M.I., Arcivescovo di Chicago,
Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)
Parlare della Parola di Dio nella chiesa significa parlare della Parola
di Dio nella vita dei credenti. Compito dei pastori è convertire
l’immaginazione , l’intelletto e la volontà di coloro cui proclamano la
Parola di Dio e per i quali interpretano le Sacre Scritture.
Infatti, troppo spesso nell’immaginazione degli uomini contemporanei è
assente l’idea di Dio come attore nella storia; il loro intelletto non
trova grande corrispondenza nei libri della Bibbia e non è informato
dalla regula fidei e il loro cuore non viene forgiato dal culto e
dall’obbedienza alla parola di Dio durante l’anno liturgico.
Se la potenza della Parola di Dio nelle Sacre Scritture deve essere
avvertita nella vita e nella missione della Chiesa, i pastori devono
dedicarsi in egual misura ai contesti specifici in cui operano e alle
Sacre Scritture.
[00023-01.05[IN011] [Testo originale: inglese]
-
Rev. P. Carlos Alfonso AZPIROZ COSTA, O.P., Maestro Generale dei Frati
Predicatori
Il "primato" della Sacra Scrittura ha il suo fondamento nella stessa
vita trinitaria.
Ben l'hanno compreso i grandi Dottori medioevali (Sant' Alberto Magno,
San Bonaventura, San Tommaso d'Aquino) per i quali la processione delle
persone, nell'unità dell'essenza divina, è “la causa e la ragione
esplicativa della processione delle stesse creature”.
Il Verbo, genitus Creator, ha infatti dal Padre, ab aeterno, la volontà
di incarnarsi e di patire per noi.
Dio ha voluto rivelarsi all'umanità in modo umano, attraverso culture,
persone e linguaggi umani ed attraverso la stessa vita di Gesù. Se
questo modo è per noi una garanzia del valore della nostra natura, della
storia e delle culture umane - con i loro differenti linguaggi-, esso ci
pone complessi problemi di interpretazione.
Come infatti la realtà della creazione non è razionalmente comprensibile
senza un adeguato fondamento metafisico -l'analogia entis-, così la
conoscenza della Sacra Scrittura richiede un approfondimento delle
culture e dei generi letterari in cui è stata espressa, per una meno
inadeguata percezione del suo senso letterale, ed anche. un
riconoscimento della qualità analogica dei termini in essa usati.
Tutta la Chiesa, nel suo instancabile annuncio, continua ad affidare con
speranza ad ogni cultura la "buona novella", perché essa sia accolta,
compresa in maggior pienezza, vissuta e riannunciata con accenti nuovi.
Nella storia recente della Chiesa, con non poche difficoltà, sono state
messe in luce le esigenze di quest'interpretazione "critica" del testo e
quindi della Sacra Scrittura (fra Marie-Joseph Lagrange O.P.,
1855-1938), che mette in evidenza anche il suo fondamento storico e la
sua ricchezza: l'essere, appunto, un canto a più voci.
La fede cristiana poi, per quanto è "religione", deve essere considerata
prima di tutto "religione dello Spirito", perché il Nuovo Testamento è
principalmente lo stesso Spirito Santo che produce in noi la carità e
solo secondariamente, essendo anche "lettera", può essere ritenuta
"religione del Libro".
Questo processo di rivelazione e di salvezza è anche uno svelamento
della veritas iustitiae della nostra vita, della giustizia di Dio che è
fondamento della verità del nostro essere e che è per noi, prima di
tutto, "giustizia giustificante", fondata cioè sulla sua misericordia,
che è il presupposto permanente della divina giustizia, perché ne è la
prima radice ed il suo coronamento.
[00024-01.04] [IN013] [Testo originale: italiano]
-
S.Em.R. Card. Joachim MEISNER, Arcivescovo di Köln (GERMANIA)
La Sacra Scrittura è il libro della Chiesa. E’ nata nella Chiesa. Essa
ha stabilito il canone della
Sacra Scrittura. La Sacra Scrittura è legata alla Chiesa in un’unità
organica. Una parola del Padre dice: “La Sacra scrittura è inscritta
prima nel cuore della Chiesa che su pergamena”.
Suo luogo legittimo è l’ambone nella cattedrale per la catechesi
episcopale. Il vescovo, in comunione con gli altri vescovi e con il
Papa, deve annunciare la Parola in ogni circostanza opportuna e non
opportuna. Dalla cattedra il vescovo mette la Sacra Scrittura in mano ai
Cristiani, perché essi leggano la Parola di Dio nella comunità della
chiesa e in tal modo la vivano e ne diano testimonianza
[00040-01.03] [IN014] [Testo originale: tedesco]
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S.E.R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa,
Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL
CONGO)
Parola di Dio e Ermeneutica
Parlo a nome della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO). Il
mio intervento verte sull’interpretazione delle Scritture e le sette (IL
n°. 16-19; DV n°. 12).
1. È comunemente riconosciuto che ogni parola è un linguaggio e che ogni
linguaggio richiede un’interpretazione, soprattutto se si tratta di un
testo scritto. A causa del regresso della storia e della distanza in
termini di spazio, infatti, le parole e i segni, le metafore e i simboli
possono acquisire un sovrappiù di significato e delle armonie che
possono orientare il lettore verso significati diversi da quelli voluti
inizialmente dall’autore.
2. Questo è il caso delle Sacre Scritture di cui Dio, autore e
ispiratore principale, indirizza il messaggio a tutte le generazioni nel
tempo e nello spazio (cf Mt 28,19-20; Mc 16,5). Questo fatto rende
pertanto legittima e plausibile un’interpretazione esistenziale,
contestuale e colta della Scrittura, basata sulla fase finale e
costituita dal testo biblico (cf PCB, L’interpretazione della Bibbia
nella Chiesa, I.A-B: metodi letterari). La dottrina dei quattro sensi
della Scrittura trova qui un solido fondamento e la sua applicazione.
3. A questo proposito, occorre tuttavia sottolineare che la Sacra
Scrittura stessa invita l’interprete a usare molta prudenza e
“intelligenza” (Lc 24,25). Così, ci interpellano di fronte al fenomeno
delle sette, poiché non si tratta di un fenomeno nuovo: risale alle
origini della Chiesa. Nella sua prima lettera (1 Gv, scritta intorno al
95 d.C.), Giovanni accenna già a alcuni dissidenti che non professano
più “Gesù (è) venuto nella carne” (1 Gv 4,2-3), sono usciti dalla
comunità e si sono allontanati dalla fede apostolica (1 Gv 2, 19-24).
4. Comunque, lungi dal rassicurarci, la proliferazione cancerogena delle
sette di ogni genere e con motivazioni diverse preoccupa i pastori della
Chiesa. Tanto più che la loro dottrina si basa in genere su
un’interpretazione fondamentalista della Sacra Scrittura (cf PCB,
L’interpretazione, I.F.). Eppure numerosi testi biblici dissuadono da
tale interpretazione e spingono piuttosto a ricorrere a criteri
stabiliti. Così, per esempio, la reazione di Gesù stesso davanti allo
schiaffo del guardiano nel palazzo del sommo sacerdote Anna (Gv
18,22-23) mostra chiaramente che il porgere l’altra guancia di cui parla
Matteo nel 5,39 è un’iperbole da non prendere alla lettera. Ma Gesù,
contrariamente alla legge del taglione (Mt 5,38) “non rende male per
male”: egli perdona (cf Rm 12,21). L’apostolo Pietro, da parte sua,
parla delle lettere che il suo “caro fratello Paolo” ha scritto “secondo
la sapienza che gli è stata data” e che contengono “alcune cose
difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a
loro perdizione...” (2 P 3,15-16). In questo senso, esistono delle norme
di interpretazione delle Scritture, di cui Pietro e gli apostoli sono
garanti (cf 2 P 1,16-19). Pietro stesso afferma che “nessuna profezia
della Scrittura proviene da un’interpretazione personale” poiché “degli
uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito
Santo” (2 P 1,20-21). E Pietro afferma di stigmatizzare i “falsi
dottori” e le loro “sette perniciose”... Bisogna dire che molte sette
attuali rispondono al profilo qui descritto dal Principe degli Apostoli:
condotta dissoluta, diffamazione contro la verità, cupidigia, parole
false, dominazione delle coscienze (2 P 2,2-3). Ne consegue che la via
migliore per dialogare con le sette è una sana interpretazione delle
Sacre Scritture.
5. I testi sopracitati ci offrono i seguenti criteri per
l’interpretazione della Sacra Scrittura: lo Spirito Santo (cf anche DV
12), la Tradizione apostolica (norma normans), la comunione con i corpo
della Chiesa (cf 1 Gv 1,3), la professione della fede della Chiesa
(analogia fidei), la coerenza con tutta la Scrittura (analogia
scripturae) (cf IL n° 16 e 21). Questi criteri ci proteggono da
un’interpretazione fondamentalista e soggettiva della Parola di Dio.
Occorre farvi riferimento anche nell’impegno comune per l’ecumenismo.
[00025-01.04] [IN015] [Testo originale: francese]
-
S.E.R. Mons. Florentin CRIHĂLMEANU, Vescovo di Cluj-Gherla,
Claudiopoli-Armenopoli dei Romeni (ROMANIA)
I documenti del Concilio Vaticano II parlano del tesoro della Chiesa
indivisa (cfr. OE 1), che si deve valorizzare perchè la Chiesa cattolica
possa respirare con i suoi due polmoni.
Sarebbe auspicabile ricordare la connessione fra la Parola di Dio e
l'innografia bizantina (Canone di Sant'Andrea di Crete, canoni di Romano
il Melode, Canoni di Giovanni Damasceno, etc.), come anche le classiche
preghiere mariane: il Paraclisi e l'Acathistos, che sono praticamente un
riassunto e un compendio teologico di vari passi della Sacra Scrittura,
nella lettura interpretativa e applicativa dei Padri della Chiesa.
Lo stesso vale anche per la ricchissima tradizione dell'iconografia
orientale, vera catechesi visiva e compendio di teologia simbolica,
complemento della Parola (cfr. 1 Gv 1, 1-3), scritta dall'iconografo
sull'ispirazione dello Spirito Santo, in preghiera, secondo la
tradizione della Chiesa e presentata a noi come “teologia visiva”,
vestita in forme, colori e simboli specifici. L'icona costituisce un
possibile aiuto alla Lectio divina, (soprattutto quando si tratta di
persone che non sanno leggere o per bambini) e anche per la preghiera
contemplativa personale o in comunità.
La Parola di Dio meditata e applicata si ritrova anche nel linguaggio
simbolico dell'arte sacra bizantina a vari livelli: “La Parola
proclamata e ascoltata è contenuta nella Bibbia; costruita in forme
architettoniche, apre le porte del Tempio; cantata e rappresentata sulla
scena ierofanica del culto, costituisce la Liturgia; misteriosamente
disegnata, si offre in contemplazione, in "teologia visiva" sotto la
forma dell' icona». La teologia simbolica mostra quali immense
prospettive si aprano, a partire dalla Scrittura nella liturgia, per
approfondire la nostra fede, per trasformare la nostra vita in una
liturgia quotidiana e per ricuperare, noi stessi, il volto dell'icona
secondo la quale siamo stati creati.
[00029-01.03] [IN018] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Pierre-Marie CARRÉ, Arcivescovo di Albi (FRANCIA)
“Dove dimori?” chiedono i primi discepoli a Gesù. La continuazione del
Vangelo indica la dimora di Gesù nell’Eucaristia e nella Parola
conservata nel cuore.
Se non sono soddisfatte le condizioni necessarie, la lettura della
Scrittura non porterà frutto. La costituzione dogmatica Dei Verbum è uno
dei testi del Vaticano II ancora poco conosciuto. In particolare essa
permette di unire in modo giusto e equilibrato l’aspetto umano e
l’aspetto divino delle Scritture.
Così, grazie al lavoro degli esegeti, le difficoltà spesso sottolineate
quando ci si avvicina alla Bibbia potranno essere superate.
In questi ultimi anni, in Francia, si è insistito molto sulla Lectio
divina. Ma ancora troppe poche persone la mettono in pratica. È
necessario proporre mezzi semplici per metterla in pratica e evitare gli
ostacoli che spesso si incontrano: scoraggiamento o soggettivismo della
lettura.
Occorre leggere la Scrittura nello Spirito secondo cui è stata scritta.
Infine, noi la riceviamo dalla Chiesa. Riallacciarsi all’esperienza
spirituale dei grandi santi aiuta a scoprirla dall’interno poiché lo
stesso Spirito agisce nella Chiesa, suscita i santi, ha ispirato gli
autori sacri e parla al cuore di ognuno.
[00026-01.03] [IN019] [Testo originale: francese]
-
S.Em.R. Card. André VINGT-TROIS, Arcivescovo di Paris, Presidente della
Conferenza Episcopale (FRANCIA)
1. Come leggere la Bibbia e come produrre la teologia affinché l’atto
teologico trovi nelle sacre Scritture il suo principio di vita e la sua
unità?
2. Nella ricerca del significato del testo biblico, l’interprete sarà
attento, chiede il Concilio, al suo genere letterario e alle circostanze
storiche della sua scrittura. In altre parole, la Bibbia è una
letteratura umana. Il Concilio aggiunge che l’interprete fedele sarà
attento anche all’armonia delle Scritture della antica e della nuova
Alleanza, all’unità delle Scritture e della Tradizione e all’analogia
della fede.
3. L’ermeneutica cristiana delle Scritture è la chiave della catechesi a
cui solo essa può dare la struttura teologica e antropologica unificata
e unificante.
4. L’esegeta e il teologo, se non sono la stessa persona, sono chiamati
a scrutare la lettera insieme, come discepoli di una sola “guida” (Mt
23, 10). Il significato delle Scritture è teologico; la teologia è la
ricerca del significato delle Scritture.
5. È a causa di una “lacuna filosofica” che l’esegesi viene ridotta alla
determinazione della dimensione storica e letteraria della lettera o che
la teologia viene situata al di fuori di un contatto vivo con le
Scritture. Per la Bibbia, la storia è lettera e spirito. La Bibbia non è
stata scritta per farci sapere ciò che è accaduto esattamente, ma per
assimilarci a ciò che è accaduto e accadrà veramente.
[00027-01.05] [IN022] [Testo originale: francese]
-
S.E.R. Mons. Norbert Klemens STROTMANN HOPPE, M.S.C., Vescovo di Chosica
(PERÙ)
Vorrei ringraziare il Segretario del Sinodo per l’eccellente Documento
di Lavoro. Nell’equilibrio del testo si coglie un grande lavoro.
Ciò nonostante vorrei chiedere per i lavori del Sinodo un ampliamento di
prospettiva dal punto di vista latinoamericano.
Negli ultimi 40 anni, la Chiesa in America latina ha perso circa il 15%
dei propri fedeli a favore di movimenti non cattolici che si basano
proprio su strategie bibliche.
L’America Latina rappresenta oggi il 43% del cattolicesimo mondiale, che
a sua volta, negli ultimi 30 anni, è diminuito del 14% rispetto alla
crescita della popolazione mondiale. La defezione del 2,3% dei cattolici
in America Latina rappresenta oggi, per il cattolicesimo mondiale, una
perdita dell’1%. Come rappresentanti del 43% della Chiesa che -
incomprensibilmente - nelle statistiche ufficiali della Chiesa come pure
nei documenti del Sinodo viene messo nel contenitore “America”, da
questo Sinodo ci attendiamo almeno alcuni suggerimenti per una
controstrategia pastorale mirata, a livello biblico, nei confronti di
coloro che possiedono una strategia pastorale biblica e ci rendono
difficile il lavoro nella pastorale.
Chiarisco la mia richiesta di un ampliamento di prospettiva: gli spazi
d’azione stabili nella tradizione non richiedono molta analisi nei
confronti del mondo che ci circonda. Esso è ben noto e prevedibile.
Nella misura in cui lo spazio d’azione sociale si mette in moto - ed è
quindi sconosciuto e non calcolabile - è richiesta una prospettiva
esterna.
Quando il mare è piatto e tranquillo, si può lasciare la barca con il
pilota automatico; bisogna solo individuare la successiva zona
problematica e riprendere in mano il timone per tempo. Ma il pilota
automatico, quando il mare è agitato e non si conoscono le acque, non è
consigliabile.
Facendo un paragone, il presente si occupa della barca, dei principi
della sua costruzione e della stabilità della navigazione, ma non
dell’ambiente e della situazione meteorologica generale. È più
teologico-fondamentale che teologico-pastorale; più teologico che
pastorale.
Senza dubbio, ogni buona pastorale ha bisogno di una chiara identità
teologica: quest’ultima ne è il presupposto necessario. Tuttavia non è
condizione sufficiente, poiché la pastorale esige una buona conoscenza
dell’oggetto pastorale - quindi della persona coinvolta e della sua
situazione - come pure un’adeguata valutazione delle possibilità
istituzionali.
Nel suo libretto “Ratzinger y Juan Pablo II - La Iglesia entre dos
Milenios” (2005) l’autore, Olegario Gonzàles de Cardedal, identifica due
estremi nell’attuale situazione della Chiesa: ossessione dell’identità
che, a livello di fede, finisce nel fondamentalismo e, a livello
ecclesiale, nelle sette; d’altra parte, la smania di importanza, che
finisce con il disfacimento della Chiesa nella società di oggi.
Sono d’accordo con voi: urge una chiara identità per quanto riguarda la
funzione fondante della Parola di Dio per la Chiesa. Soltanto, la si
dovrebbe valutare senza trascurare la visione esterna del mare,
attualmente difficile, per la Chiesa.
Non c’è più tempo; non c’è soprattutto per i paragoni con l’attuale
clima generale della situazione economico-politica. Per questo, concludo
con malizia biblica: non dovremmo soltanto restare nel ventre della
barca a occuparci delle questioni relative alla costruzione per
migliorare la stabilità della rotta. Come gli apostoli, dopo aver
ricevuto lo Spirito nella Pentecoste, dovremmo chiedere: come facciamo
ad uscire da questa sala, visto che la Parola di Dio e lo Spirito di Dio
vogliono raggiungere la gente e, questo, tramite noi.
[00028-01.04] [IN023] [Testo originale: tedesco]
-
S.Em.R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Presidente
del Consilium Conferentiarum Episcoporum Europae (C.C.E.E.) (UNGHERIA)
1. Nell' Instrumentum laboris si tematizza molto giustamente il problema
ermeneutico in prospettiva pastorale (parte I, cap. II, B). Da una parte
bisogna cercare il senso e il messaggio originale e quello trasmesso
dalla tradizione della Chiesa dei testi biblici, dall'altra parte si
deve tener presente anche l'orizzonte della gente dei nostri giorni,
cioè di quelli che sentono la Parola di Dio, perché la percezione del
testo diventi un vero ascolto.
2. La giusta interpretazione fatta dalla Chiesa risulta assolutamente
necessaria già nel momento del primo incontro con la Parola di Dio. I
rischi di una interpretazione arbitraria sono particolarmente grandi in
un ambiente culturale come il nostro, dove le categorie elementari della
ricerca della verità storica stessa sembrano venir meno. Le
pubblicazioni più sensazionali che scientifiche possono creare una
notevole confusione anche nel pensiero dei fedeli e a volte persino dei
sacerdoti. Il rischio più grande non è che alcuni non sapranno quale
credito possono dare ad uno scritto apocrifo come per esempio il Vangelo
di Giuda, ma che molti non hanno alcuna idea su come distinguere fonti
credibili e non credibili della storia di Gesù Cristo. Anzi, sembra
proprio che non pochi non ritengano importante di cercare, quale sia
stata la vera storia, perché ragionano in modo soggettivo e
soggettivistico persino sulla storia Quindi, la perdita di categorie
generali nella nostra cultura provoca una difficoltà speciale nel
conoscere e nel capire la Parola di Dio.
[00041-01.02] [IN026] [Testo originale: italiano]
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S.Em.R. Card. Philippe BARBARIN, Arcivescovo di Lyon (FRANCIA)
Nella Bibbia, occorre leggere tutto! Al centro della Parola di Dio, la
Scrittura è una sorgente che irriga tutta la vita della Chiesa. È
essenziale circondare la liturgia della Parola di una bella solennità,
poiché si tratta dell’incontro abituale tra Dio e il suo popolo. Le
letture liturgiche devono essere scelte in funzione di un criterio
essenziale: l’unità del messaggio che questa Parola ci offre. Anche se
le divisioni pongono veri quesiti, alcune omissioni ne pongono di più.
Ciò è dovuto a paure infondate che occorre denunciare.
Per esempio, non si legge mai, la domenica, Mt 23, 13-31: “Guai a voi,
scribi e farisei ipocriti...” che offre un chiarimento molto utile
sull’insegnamento delle Beatitudini (e i mercanti cacciati dal Tempio,
una volta ogni tre anni). Dubiteremmo forse che la collera di Gesù non è
un’espressione del suo amore?
Alcune omissioni rendono scialba la nostra catechesi. Raccontando la
storia del bambino Samuele, si tace il contenuto del messaggio, così
duro per un bambino (1 Sam 3,1-10; o Geremia 15,16, 1 Re 19, 12-18). Non
si deve nascondere ciò che la trasmissione della Parola può costarci.
C’è un altro aspetto nell’omissione di alcuni passaggi. In 2P, 12-21,
l’autore vuol lasciare un messaggio forte:
Testimone oculare della Trasfigurazione, egli ricorda che le Scritture
ci fanno conoscere la presenza di Nostro Signore. Il suo scopo è che non
si perda la memoria e il contatto con le Scritture, di cui la vita di
Gesù è il compimento... Questa parola ha nella Bibbia, per così dire, il
valore di un testamento spirituale dato a tutta la Chiesa: diffidate
dell’orgoglio che vi porterebbe a pensare che le parole antiche non
hanno più interesse. Dobbiamo invece tenere “in modo più fermo alla
parola profetica”.
Questa esortazione non è fuori luogo neanche per gli ebrei. Non
accolgono forse la parola profetica soprattutto come un invito rinnovato
a obbedire alla Torah? In realtà, i profeti ci ricordano che Dio può far
irruzione liberamente nella vita del suo popolo. Teniamo quindi in modo
ancor più fermo alla loro parola, dopo che Gesù ce ne ha mostrato il
senso e la portata.
Nel corso dei secoli, abbiamo visto nei cristiani questa triste tendenza
a “dimenticare” le Sacre Scritture, a considerarle “favole sofisticate”.
Abbiamo bisogno invece che “portati dallo Spirito Santo, degli uomini
continuino a parlarci da parte di Dio”. Le Scritture continuano a essere
“una lampada che brilla” nelle nostre tenebre di oggi. Esse ci
conservano nell’umiltà, “in attesa che il giorno risplenda e la stella
del mattino si levi nei nostri cuori”.
Per questo, fino alla venuta del Signore, dobbiamo continuare a leggere
tutte le Scritture.
[00042-01.03] [IN028] [Testo originale: francese]
-
S.E.R. Mons. Luciano MONARI, Vescovo di Brescia (ITALIA)
E' l'umanità gloriosa del Cristo risorto che rende viva ed efficace la
parola della Bibbia così come tutta l'economia sacramentale. In Gesù
risorto sono risorte tutte le sue parole, tutti i gesti che egli ha
compiuto nella sua vita terrena e che hanno contribuito a delineare la
sua concreta figura umana; in Lui è risorto e quindi perennemente
attuale il dono che egli ha fatto di se stesso sulla croce. Quando la
Chiesa, obbedendo al comando di Cristo, annuncia la sua parola, questa
parola instaura un legame col Signore risorto: è Lui stesso che si
rivolge alla sua comunità, la ama, la chiama, la corregge, la esorta, la
consola.
Per questo il posto della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa non è
surrogabile: dipende da lei, dalla Parola, la possibilità stessa di un
cammino di fede inteso come incontro con Cristo, vita di amicizia con
Lui. È praticamente impossibile iniziare alla fede senza mettere le
persone in contatto diretto, personale con Gesù Cristo attraverso la
parola della Bibbia.
È necessario, perciò, che l'accostamento alla Bibbia diventi il più
ampio possibile e che riguardi tutta la Bibbia. La Scrittura possiede il
massimo di attualità e quindi di energia spirituale quando è proclamata
nell' eucaristia; ma rimane vero che questa efficacia somma diventa
reale solo se le parole che vengono proclamate sono ascoltate, capite,
amate, interiorizzate e questo suppone una familiarità grande che solo
la lettura costante può offrire.
[00043-01.03] [IN029] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Lawrence HUCULAK, O.S.B.M., Arcivescovo di Winnipeg degli
Ucraini (CANADA)
Nella Divina Liturgia di rito bizantino (Liturgia Eucaristica), prima di
proclamare il Sacro Vangelo l’officiante pronuncia una preghiera di
preparazione che richiama i temi dell’evento della Trasfigurazione, come
riportati nel Vangelo di San Matteo (17, 1-8). L’officiante chiede di
aprire gli occhi della mente, in modo tale che possiamo capire il
messaggio del Vangelo di Cristo. Aggiunge che sia instillato in noi il
timore dei comandamenti di Cristo, affinché siamo capaci di dominare
ogni desiderio della carne e seguire un modello di vita spirituale. Un
tale modello di vita spirituale significa pensare e fare tutto ciò che
compiace Cristo, poiché Egli è illuminazione delle nostre anime e dei
nostri corpi. È per questo che rendiamo gloria infinita alla Santissima
Trinità.
La proclamazione del Sacro Vangelo offre, soprattutto a coloro che sono
disposti ad accoglierlo, l’opportunità di assistere a una parte della
gloria di Dio. Si tratta di un momento escatologico della rivelazione
divina e ciò richiede che facciamo di questo momento liturgico un tempo
sacro adatto ad ogni evento.
L’officiante che proclama il Sacro Vangelo deve essere consapevole della
sua grande responsabilità; dunque, preparerà le letture in anticipo e
proclamerà la buona novella in tutta la sua chiarezza. Padroneggerà le
lingue necessarie, affinché i partecipanti, come Mosè ed Elia, possano
dialogare con il Signore.
Il Sacro Vangelo deve penetrare nella mente attraverso il cuore e
affinché ciò avvenga è necessario presentarlo con fervido calore. Ciò
non può avvenire in modo meccanico o negligente e tali caratteristiche
sono valide anche per l’omelia che presenta e dà applicazione al
messaggio evangelico.
La proclamazione del Vangelo deve illuminare i partecipanti anche
affinché avvertano una sacra soggezione di Dio, poiché è lo stesso Dio
che ha creato la luce dalle tenebre. I partecipanti devono incontrare la
teofania di chi è Gesù, ovvero il Figlio di Dio annunciato dalla voce
del Padre
[00044-01.08] [IN030] [Testo originale: inglese]
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S.E.R. Mons. Raymond SAINT-GELAIS, Vescovo di Nicolet (CANADA)
La Parola di Dio riecheggia nelle Scritture. Ma essa non resta racchiusa
negli scritti. Va ben oltre il libro. Poiché è innanzitutto una persona
che si rivolge all’umanità prima di essere un testo da studiare. Dio ha
inaugurato un dialogo vivo con l’umanità e la sua Parola apre a tutte le
generazioni orizzonti inaspettati di verità e di senso.
Nelle celebrazioni liturgiche, spetta all’omelia l’introdurre
l’assemblea nel mistero della Parola che Dio le rivolge nella sua vita
concreta. Essa favorisce anche il rapporto tra la Parola di Dio e la
cultura, tra le fede e la vita. Inoltre, essa deve fare penetrare i
fedeli nel mistero che celebrano.
[00045-01.04] [IN031] [Testo originale: francese]
-
S.E.R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Vescovo di Imus (FILIPPINE)
Il Sinodo tratta giustamente della disponibilità all’ascolto. Nelle
Scritture, quando le persone ascoltano la Parola di Dio, fanno
esperienza della vera vita. Se la respingono, la vita finisce in
tragedia. L’ascolto è una cosa seria. La Chiesa deve formare ascoltatori
della Parola. Ma l’ascolto non si trasmette soltanto con l’insegnamento
ma piuttosto con l’ambiente in cui si ascolta. Propongo tre modi di
procedere per approfondire la disposizione all’ascolto.
1. La nostra preoccupazione è l’ascolto nella fede. La fede è un dono
dello Spirito, e allo stesso tempo anche un esercizio di libertà umana.
Ascoltare nella fede significa aprire il proprio cuore alla Parola di
Dio, far sì che essa ci penetri e ci trasformi, e praticarla. È
equivalente all’obbedienza nella fede. Formazione all’ascolto significa
formazione alla fede integrale. I programmi di formazione devono essere
concepiti come formazione all’ascolto del sacro.
2. Gli eventi di questo mondo mostrano i tragici effetti della mancanza
di ascolto: conflitti in famiglia, divari tra generazioni e nazioni, e
violenza. Le persone sono intrappolate in un mondo di monologhi,
disattenzione, rumore, intolleranza ed egocentrismo.
3. Dio parla e la Chiesa, sua serva, dà la propria voce alla Parola. Ma
Dio non si limita a parlare. Dio ascolta anche soprattutto i giusti, le
vedove, gli orfani, i perseguitati e i poveri che non hanno voce. La
Chiesa deve imparare ad ascoltare nel modo in cui Dio ascolta, e offrire
la propria voce a chi non ha voce.
[00046-01.03] [IN032] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Joseph Luc André BOUCHARD, Vescovo di Saint Paul in Alberta
(CANADA)
Il paragrafo 22 del Documento di Lavoro afferma: “Il popolo di Dio va
educato a scoprire questo grande orizzonte della Parola di Dio, evitando
di rendere complicata la lettura della Bibbia”.
A partire dal Concilio Vaticano II, sono stati numerosi gli sforzi per
rendere la Parola di Dio alla portata dei fedeli. Tuttavia esiste “una
certa separazione degli studiosi dai Pastori e dalla gente semplice
delle comunità cristiane” (IL 7).Che la Federazione Biblica Cattolica
mondiale (FBC), sostenuta dal Magistero con gli altri Dicasteri romani,
preveda la possibilità di organizzare Congressi Internazionali sulla
Parola di Dio per consentire una lettura “cum Ecclesia” della Scrittura.
[00047-01.04] [IN035] [Testo originale: francese]
-
Rev. P. Ab. Glen Adrian LEWANDOWSKI, O.S.C., Maestro Generale
dell'Ordine della Santa Croce
Kerigma come Vangelo
Il linguaggio che parlavano gli apostoli era un linguaggio kerigmatico,
un sermone pieno del potere di trasformazione della buona novella. E la
risposta di fede tra gli ascoltatori del mondo era altresì segnata dallo
Spirito che trasforma.
L’esordio dell’Ordine della Santa Croce afferma di Gesù, il Figlio
crocifisso: “Egli è salito sulla santa croce per dare una parola di
vita”. Gesù stesso, issato in croce, è l’araldo del vangelo di vita.
Il genere letterario del kerygma è una gioiosa proclamazione piuttosto
che una predicazione elaborata.
Kerygma nell’Eucaristia
Il kerygma biblico echeggia nelle preghiere eucaristiche della Chiesa.
Ci rammarichiamo del fatto che il rivolgimento nella storia passata sia
giunto a isolare l’istituzione narrativa come la consacrazione,
separandola dal suo contesto kerygmatico e tacendolo.
È veramente opportuno, come ha sollecitato Giovanni Paolo II, che mentre
siamo in piena attività davanti a Dio per la proclamazione del Vangelo e
quella della preghiera eucaristica, che ci sforziamo di riappropriarci
della virtù pasquale della gioia.
[00054-01.03] [IN037] [Testo originale: inglese]
-
S.E.R. Mons. Benjamin Marc RAMAROSON, C.M., Vescovo di Farafangana
(MADAGASCAR)
Che cosa noi, in Madagascar, attraverso il nostro contatto con la Parola
di Dio e le nostre umili esperienze, possiamo portare in questo senso
perché la nostra Parola sia viva ed efficace all’inizio di questo terzo
millennio?
Auspico solo che la freschezza della lettura della Parola vissuta
all’interno della nostra cultura e del nostro popolo aiuti tutta la
Chiesa: sia noi nella nostra sfida di inculturare la fede sia le Chiese
in Occidente nel loro cammino verso la nuova Evangelizzazione.
Questa esegesi che oso definire “esegesi radicata nella cultura”, che
comporta delle esigenze di un’autentica inculturazione, non è una
semplice “vernice” ma una “personalizzazione” della fede nutrita dalla
Parola bene accolta e tutta permeata della nostra tradizione ancestrale.
La maggior parte delle nostre popolazioni non sanno né leggere né
scrivere. La frequentazione della Parola di Dio si limita spesso alla
lettura fatta in chiesa al momento delle celebrazioni liturgiche.
Eppure, questa triste situazione non impedisce alla Parola di Dio di
radicarsi e generare anche delle belle e meravigliose sorprese.
La nostra cultura non è senza analogie con la pedagogia di Gesù nel
Vangelo. Queste persone che non sanno né leggere né scrivere hanno un
forte senso del sacro e comprendono il “linguaggio simbolico”. Perciò,
molti libri della Bibbia, in particolare i Vangeli, non sono estranei
alla povera gente delle nostre campagne. Questi Scritti appaiono loro
molto vicini dato che l’ambiente letterario nel quale sono stati
composti è vicino alla loro vita. È facile per loro commentare questa
parola e si è profondamente sorpresi dalla profondità di alcuni commenti
spontanei che potrebbero stupire gli esperti. A volte, la ricchezza di
tali commenti, caratterizzati da una profondità spirituale autentica,
ricorda quelli dei Padri della Chiesa. Non è un’esegesi scientifica ma
un’esegesi nel senso originario, cioè un’interpretazione che aiuta ad
accogliere l’insegnamento di un testo nella sua purezza.
Posso, cogliendo l’occasione di questo Sinodo, suggerire agli esegeti,
ai nostri Pastori, di tener conto di questa forma di approccio, diversa
dai nostri studi scientifici, certo, ma così arricchente, soprattutto
per la lectio divina dato che, lo scopo dell’esegesi è quello che dice
San Paolo: “comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la
lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che
sorpassa ogni conoscenza” (Ef 3, 18-19).
La Vergine Santa che ha saputo conservare e meditare “queste cose nel
suo cuore” ci aiuti in questo.
[00055-01.03] [IN038] [Testo originale: francese]
-
S.E.R. Mons. Ricardo BLÁZQUEZ PÉREZ, Vescovo di Bilbao (SPAGNA)
L’omelia è parte integrante della celebrazione eucaristica nel giorno
del Signore. Occupa un posto privilegiato nel ministero della Parola di
Dio; è uno dei servizi più importanti che il vescovo e il presbitero
possano prestare alla comunità dei fedeli cristiani.
È opportuno che nella preparazione dell’omelia il predicatore si ponga
almeno tre domande: che cosa dicono le letture che saranno proclamate
nella celebrazione? Che cosa mi dicono personalmente? Che cosa devo
comunicare a coloro che partecipano all’Eucarestia? Dunque, pur senza
trasformarsi in un momento di catechesi, l’omelia dovrà presentare un
contenuto dottrinale chiaro e deciso. Anche se può sembrare paradossale,
l’officiante è il primo destinatario della sua predicazione. Non è una
parola rivolta solo agli altri e, naturalmente, non è un parola lanciata
agli altri. Il predicatore dovrà includere se stesso, anche nel modo di
parlare, nelle esortazioni, nelle correzioni e negli appelli alla
conversione rivolti alla comunità.
Nell’omelia convergono la vita di ogni persona con le sue necessità e
speranze e l’annuncio della Parola di Dio. Esiste un travaso fra vita e
celebrazione che il predicatore deve facilitare. L’omelia deve aiutare
gli ascoltatori a interpretare la storia alla luce della morte e della
risurrezione di Gesù come Egli fece con i discepoli di Emmaus.
L’omelia è un’eco della predicazione di Gesù nella Sinagoga di Nazaret.
Dopo la lettura di un brano del profeta Isaia, proclama: “Oggi si è
adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi» (Lc
4, 21). L’omelia non è solamente la narrazione di ciò che è stato detto,
di ciò che è accaduto ed è stato scritto nel passato, bensì è
l’attualizzazione con la forza dello Spirito Santo di ciò che il Signore
ha detto e ha fatto. Ciò che si dice essere avvenuto “in illo tempore” e
“in diebus illis” si compie anche “hodie”. La liturgia della Chiesa è il
luogo privilegiato in cui le Scritture sono Parola di Dio per la
comunità
[00030-01.05] [IN004] [Testo originale: spagnolo]
-
S.E.R. Mons. Gerald Frederick KICANAS, Vescovo di Tucson, Vice
Presidente della Conferenza Episcopale (STATI UNITI D'AMERICA)
L’assemblea eucaristica è il luogo in cui si costruisce la Chiesa. La
Parola proclamata in tale assemblea conforta, guarisce, porta speranza,
ispira, instilla gioia, letizia, confronta, insegna e sfida. La Parola
proclamata rivela e afferma la parte migliore degli ideali e delle
aspirazioni che Dio ha messo nel cuore dell’uomo. La Parola proclamata,
mediata dallo Spirito, ci ispira a vivere, a muoverci, e a mettere tutto
il nostro essere in Cristo. Attraverso la grazia, essa cambia la vita.
Sfortunatamente la predicazione ai nostri giorni può perdere sapore,
divenire formulazione e perdere ispirazione, lasciando vuoto
l’ascoltatore. I vescovi, i sacerdoti e i diaconi hanno la
responsabilità di predicare durante la Messa. Come possiamo conferire
intensità alla Parola di Dio? Ebbene, cosa accadrebbe se dopo quest’anno
di San Paolo la Chiesa universale proclamasse un anno di predicazione
nell’assemblea eucaristica?
Che accadrebbe se, in questo anno di predicazione, sacerdoti e diaconi,
insieme ai loro vescovi, studiassero cosa è importante per predicare
meglio? Che accadrebbe se, in quest’anno di predicazione, sacerdoti e
diaconi, insieme ai loro vescovi, incontrassero i laici per ascoltare i
loro problemi? Potrebbero discutere su come la predicazione possa
ispirare i laici a diventare il lievito del mondo, portando i valori del
Vangelo nei problemi del loro tempo. Che accadrebbe se, in questo anno
di predicazione, si effettuasse un’esplorazione a tutto campo del
potenziale catechetico dell’omelia domenicale? Se tutti questi “se”
potessero realizzarsi, allora la nuova primavera per la cristianità di
cui parla il Santo Padre, potrebbe instaurarsi e fiorire in tutta la
Chiesa, rinnovandola, rafforzando l’evangelizzazione, intensificando la
catechesi e promuovendo il discepolato.
[00031-01.03] [IN005] [Testo originale: inglese]
AVVISI
- BRIEFING PER I GRUPPI
LINGUISTICI
- POOL PER L’AULA DEL SINODO
- BOLLETTINO
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
BRIEFING PER I GRUPPI
LINGUISTICI
Il secondo briefing per i gruppi linguistici avrà luogo (nei luoghi di
briefing e con gli Addetti Stampa indicati nel Bollettino N. 2) domani
mercoledì 8 ottobre 2008 alle ore 13.30 circa, a conclusione della
Conferenza stampa di presentazione del Messaggio per la 95ª Giornata
Mondiale del Migrante e del Rifugiato alle ore 12.30 nell’Aula Giovanni
Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede.
Si ricorda che i Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici)
sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali per il permesso di accesso (molto ristretto).
POOL PER L’AULA DEL SINODO
Il secondo “pool” per l’Aula del Sinodo sarà formato per la preghiera di
apertura della Quinta Congregazione Generale di domani mattina,
mercoledì 8 ottobre 2008.
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della Santa
Sede, all’ingresso, a destra) sono a disposizione dei redattori le liste
d’iscrizione al pool.
Si ricorda che i Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e
fotoreporters sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio per le
Comunicazione Sociali per la partecipazione al pool per l’Aula del
Sinodo.
Si ricorda che i partecipanti al pool sono pregati di trovarsi alle ore
08.30 nel Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte all’ingresso
dell’Aula Paolo VI, da dove saranno chiamati per accedere all’Aula del
Sinodo, sempre accompagnati da un ufficiale della Sala Stampa della
Santa Sede, rispettivamente dal Pontificio Consiglio per le
Comunicazioni Sociali.
BOLLETTINO
Il prossimo Bollettino N. 7, riguardante i lavori della Quarta
Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi di questo pomeriggio, sarà a disposizione dei Signori
giornalisti accreditati, domani mercoledì 8 ottobre 2008, all’apertura
della Sala Stampa della Santa Sede.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antimeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO
DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi resterà aperta secondo il
seguente orario:
- Da martedì 7 ottobre a sabato 11 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 12 ottobre: ore 09.30 - 13.00
- Lunedì 13 ottobre e martedì 14 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Mercoledì 15 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Giovedì 16 ottobre e venerdì 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Sabato 18 ottobre: 09.00 - 19.00
- Domenica 19 ottobre: ore 10.00 - 13.00
- Da lunedì 20 ottobre a sabato 25 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 26 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti sarà a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti presso la Sala Stampa
della Santa Sede, nel Bollettino informativo della Commissione per
l’informazione della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi e nell’area Comunicazioni di servizio del sito Internet della
Santa Sede. |