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23 - 15.10.2008
SOMMARIO
-
SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 15 OTTOBRE 2008 -
ANTEMERIDIANO)
- AVVISI
SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (MERCOLEDÌ, 15 OTTOBRE 2008 -
ANTEMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
- AUDITIO AUDITORUM (III)
Alle ore 09.00 di oggi, mercoledì 15 ottobre 2008, con il canto
dell’Ora Terza, è iniziata la Sedicesima Congregazione Generale, per
la continuazione degli interventi in Aula dei Padri sinodali e degli
Uditori sul tema sinodale Verbum Domini in vita et missione Ecclesiæ.
Presidente Delegato di turno S.Em.R. Card. Odilo Pedro SCHERER,
Arcivescovo di São Paulo (BRASILE).
In apertura di questa Congregazione Generale si è svolta un
sondaggio in forma elettronica, che ha rivelato che 144 Padri
sinodali della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi partecipano per la prima volta a un’Assemblea generale.
In chiusura della Sedicesima Congregazione Generale S.E.R. Mons.
NIKOLA ETEROVIĆ, Arcivescovo titolare di Sisak, Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO) ha reso noto che la
Celebrazione della Parola di sabato pomeriggio 18 ottobre 2008 avrà
luogo nella Cappella Sistina. Prenderanno la parola Sua Santità
BARTOLOMEO I, Arcivescovo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico
(TURCHIA) e Sua Santità Papa Benedetto XVI.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12.35
con la preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 238 Padri.
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
In questa Sedicesima Congregazione Generale sono intervenuti i
seguenti Padri sinodali:
-
S.Em.R. Card. Angelo BAGNASCO, Arcivescovo di Genova, Presidente
della Conferenza Episcopale (ITALIA)
-
S.Em.R. Card. Giovanni LAJOLO, Presidente del Governatorato dello
Stato della Città del Vaticano (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S.E.R. Mons. Raymond Leo BURKE, Arcivescovo emerito di Saint Louis,
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (CITTÀ DEL
VATICANO)
-
S.Em.R. Card. Joseph ZEN ZE-KIUN, S.D.B., Vescovo di Hong Kong
(CINA)
-
S.E.R. Mons. Joseph OSEI-BONSU, Vescovo di Konongo-Mampong (GHANA)
-
S.E.R. Mons. Paul CREMONA, O.P., Arcivescovo di Malta, Presidente
della Conferenza Episcopale (MALTA)
-
S.E.R. Mons. Venant BACINONI, Vescovo di Bururi (BURUNDI)
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S.E.R. Mons. Joviano DE LIMA JÚNIOR, S.S.S., Arcivescovo di Ribeirão
Preto (BRASILE)
-
S.E.R. Mons. Rayappu JOSEPH, Vescovo di Mannar (SRI LANKA)- S.E.R.
Mons. Augustin TRAORÉ, Vescovo di Ségou (MALI)
-
S.E.R. Mons. Lucjan AVGUSTINI, Vescovo di Sapë (ALBANIA)
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S.Em.R. Card. Antonio CAÑIZARES LLOVERA, Arcivescovo di Toledo
(SPAGNA)
-
S.E.R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di
Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)
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S.E.R. Mons. Fragkiskos PAPAMANÓLIS, O.F.M. Cap., Vescovo di Syros,
Amministratore di Milos (GRECIA)
-
S.E.R. Mons. Felix TOPPO, S.I., Vescovo di Jamshedpur (INDIA)
-
S.E.R. Mons. Joaquim FERREIRA LOPES, O.F.M. Cap., Vescovo di Viana
(ANGOLA)
-
Rev. P. Kieran O'REILLY, S.M.A., Superiore Generale della Società
delle Missioni Africane
-
S.E.R. Mons. Daniel CARO BORDA, Vescovo di Soacha (COLOMBIA)
-
S.Em.R. Card. Giovanni Battista RE, Prefetto della Congregazione per
i Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)
-
B. D.nus. Baselios Cleemis THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di
Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Presidente del Sinodo della Chiesa
Syro Malankarese (INDIA)
-
S.E.R. Mons. Joseph Albert SERRANO ANTÓN, I.E.M.E., Vescovo di
Hwange (ZIMBABWE)
-
S.E.R. Mons. John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja
(NIGERIA)
-
S.E.R. Mons. Louis-Marie Ling MANGKHANEKHOUN, Vescovo titolare di
Acque nuove di Proconsolare, Vicario Apostolico di Paksé (LAOS)
-
S.E.R. Mons. Jörg Michael PETERS, Vescovo titolare di Fordongianus,
Forum Traiani, Vescovo ausiliare di Trier (GERMANIA)
-
S.E.R. Mons. Giuseppe FRANZELLI, M.C.C.I., Vescovo di Lira (UGANDA)
-
S.E.R. Mons. Pierre-André DUMAS, Vescovo di Anse-à-Veau et Miragoâne
(HAITI)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
-
S.Em.R. Card. Angelo BAGNASCO, Arcivescovo di Genova, Presidente
della Conferenza Episcopale (ITALIA)
1. Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’esperienza
di grazia che è il Sinodo: in questa santa Assemblea si vede il
volto sempre giovane del Risorto, vera speranza del mondo. La Chiesa
è consapevole di avere una grande gioia che non può trattenere. Per
questo al cuore del dialogo, in qualunque contesto culturale e
sociale, comunitario e personale, vi è il nucleo irradiante della
missione.
2. Non possiamo dimenticare che l’incontro dell’uomo con Cristo,
Parola Incarnata, e con “la Parola di Dio scritta o trasmessa” (
D.V. 10), è sempre l’incontro di due libertà, quella di Dio e quella
della singola persona. Anche Gesù, Messaggero e messaggio, non è
stato sempre accolto!
Di fronte al secolarismo, dobbiamo interrogarci su come migliorare
l’annuncio, conoscere meglio le culture e i contesti, ma senza mai
dimenticare il dramma decisivo della libertà personale, e sapendo
che le vie di Dio sono infinite. È sempre necessario che ognuno
scommetta liberamente se stesso con la Parola che legge.
3. Senza escludere occasioni organiche, mi sembra opportuno
utilizzare mezzi semplici e piccoli: questi sono più praticabili in
un contesto, almeno quello occidentale, preso da ritmi convulsi che
di solito non facilitano occasioni di lungo respiro e di impegnativo
approfondimento. Sono emersi alcuni suggerimenti che condivido: la
cura dell’omelia, la diffusione della Bibbia, sussidi semplici e
agili, piccoli gruppi...4. Per quanto riguarda la formazione ad una
fede pensata e consapevole, in grado di dare ragione della propria
speranza (cfr 1 Pietro), mi pare opportuno ricordare che se è
necessario percorrere la via della conoscenza documentata, pregata e
condivisa della Parola di Dio scritta, è altresì necessario
percorrere la via della ragione. La Sacra Scrittura è attraversata
non solo dalle verità soprannaturali, ma anche da quelle naturali
che assume, conferma e porta a compimento. Ritorna la necessità e
l’urgenza di tenere unita la Scrittura, la Tradizione e il Magistero
(DV 10), perché il credente possa comprendere meglio le grandi
questioni del nascere e del morire, della famiglia e della libertà,
dell’amore e della legge naturale, dell’eutanasia, della
fecondazione ... e le sappia presentare anche ai non credenti, per i
quali la Bibbia vale solo per la forza degli argomenti. Quando la
Chiesa parla di questi temi non fa ingerenza, non va fuori della sua
missione evangelizzatrice, ma è dentro alla sua missione. Nello
stesso tempo serve le culture e le società perché possano diventare
più umane. È esattamente questo lo spirito e lo scopo del “Progetto
culturale” che la CEI porta avanti dal 1995 in Italia.
[00261-01.02] [IN209] [Testo originale: italiano]
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S.Em.R. Card. Giovanni LAJOLO, Presidente del Governatorato dello
Stato della Città del Vaticano (CITTÀ DEL VATICANO)
Si pone il quesito su come si possa far giungere in maniera
convincente la Parola di Dio a tre categorie di persone:
- Gli analfabeti e coloro che, pur sapendo leggere, non leggono, i
quali sono facilmente inducibili a credenze e superstizioni assurde.
Converrebbe studiare come poterli raggiungere di persona o con mezzi
audio-visivi di facile comprensione e di vasta diffusione.
- Le persone di un certo livello culturale, talvolta anche assai
alto, che si sentono urtate da pagine della Bibbia in cui
apparirebbero violati, per ordine o con il consenso di Dio, diritti
umani fondamentali. Per esse bisognerebbe cercare di evolvere
ulteriormente il concetto di ispirazione della Sacra Scrittura.
- I credenti nell'Antico Testamento, ai quali non giova proporre la
realizzazione delle profezie quale conoscibile post fidem. Ad essi
bisognerebbe dunque poter mostrare il significato cristiano delle
profezie realizzate nel Messia Gesù quale conoscibile ante fidem.
[00253-01.02] [IN200] [Testo originale: italiano]
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S.E.R. Mons. Raymond Leo BURKE, Arcivescovo emerito di Saint Louis,
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (CITTÀ DEL
VATICANO)
1. Regarding no. 58 of the Instrumentum laboris, the Holy Scriptures
teach that God has written His law upon every human heart. The
divine natural law, inscribed upon the human heart, can be
discovered by reason but is clearly announced to all through the
inspired Word of God (cf. Rom 2:15).
2. In the context of pervasive materialism, relativism and radical
individualism, it is especially urgent that the Scriptural teaching
on the natural moral law be presented as the common heritage of
every man.
3. Also urgently needed is the proclamation of the divinely inspired
teaching on the discipline which disposes man to do what is good and
to avoid what is evil. Holy Scripture teaches us that the observance
of the law is not the height of man' s self-expression, but it is
the irreplaceable foundation of the highest expressions of human
goodness.
4. Proclaiming the Scriptural teaching on the place of discipline in
the lives of individuals and of society is a challenge in a culture
which is either antinomian or has made law a tool in the hands of
the most powerful.
5. Regarding the relationship of the Word of God and law, it is
important to underline the service of canon law in the Church, by
which the life of Christ can grow and develop in the whole Church.
In his Apostolic Constitution Sacrae disciplinae leges, Pope John
Paul II, describing the service of Canon Law in the Church, referred
to "that long heritage of law, which is contained in the books of
the Old and New Testament and from which the whole juridical and
legislative tradition of the Church takes its origin, as from its
first source."
6. In the Church, as in society, the understanding of the law has
been obscured and, in some cases, lost, leading to gravely harmful
effects, for example, the widespread disregard of liturgical laws
and the failure to follow the procedural laws by which the faithful
vindicate their rights and ecclesiastical delicts are duly
sanctioned.
7. The deeper appreciation of the service of law in the Church,
through the study of the Word of God, not only helps the Church to
understand and treasure the gift of its canonical discipline for the
attainment of its divine mission, but also assists society, in
general, to understand and treasure the irreplaceable service of law
for the attainment of the common good.
[00255-02.02] [IN203] [Original text: English]
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S.Em.R. Card. Joseph ZEN ZE-KIUN, S.D.B., Vescovo di Hong Kong
(CINA)
Vorrei soffermarmi, un momento, sulla Parola di Dio in quanto
Creatrice della bellezza dell'Universo e dell' essere umano, dotato
di intelligenza e di cuore e, perciò, capace di dialogo con il suo
Creatore.
Questo aspetto della Parola è presente nell'Instrumentum laboris, ma
venendo da un Paese dove la Parola Rivelata in senso stretto non è
ancora arrivata a molti e dove i semina Verbi, invece, abbondano
nella cultura sapienziale del popolo, mi permetto di tornare
sull'argomento esprimendo qualche mio desiderio.
Il primo desiderio sarebbe che questo aspetto della Parola ricevesse
un adeguato sviluppo nel testo finale e che qualche raccomandazione
al riguardo venisse formulata da questa Assemblea.
A Hong Kong con le 6 religioni principali conviviamo insieme per
conservare la preziosa eredità di saggezza cinese.
La Chiesa cattolica in Cina ha sempre trovato una buona alleata
nella dottrina confuciana.
Se noi, mossi dalla carità, riuscissimo ad instillare nella
generazione giovane le virtù cinesi tradizionali l'avremmo aiutata a
fare un grande passo verso la santità.
Vediamo, purtroppo, cosa avviene quando mancano queste virtù: uno
spaventoso declino dei valori sacri della vita, del matrimonio e
della famiglia, una corruzione sfacciata, un tacitare la voce della
coscienza, per cui, a scopo di facili guadagni, si arriva perfino a
inquinare il latte a danno della salute e della vita di bambini
indifesi.
Un secondo punto.
È vero che questa Parola Creatrice dell'Universo e della coscienza
umana è pure sempre una Parola finalizzata alla salvezza che è
soprannaturale. Ammesso questo, però, penso ancora di poter
raccomandare che, sull’esempio della stessa pazienza divina, si
lasci grande spazio a questa parola propedeutica di Dio e non si
cada nella tentazione di bruciare le tappe. Esemplifico con du
episodi.
a) Ho sentito il Professor Yang, premio Nobel, dire “Io non sono
credente, ma non nascondo che in due casi mi sento toccato dal
mistero. Il primo è quando mi trovo davanti ad una scoperta della
scienza: è come se fossimo presi in flagrante a guardare qualcosa
che non è nel nostro diritto di guardare. Il secondo è quando mi
accorgo della enorme potenza distruttrice della tecnica: mi viene da
pensare che stiamo usurpando forze che non appartengono a noi”. Devo
confessare che non mi veniva l’idea di chiedere al Professore quando
farà il prossimo passo. Gli avrei piuttosto detto che era vicino al
regno di Dio.
b) Il secondo episodio. Un giornalista coscienzioso e patriottico
venne ingiustamente condannato per spionaggio. Da giovane, quando
studiava in un Collegio dei protestanti, aveva rifiutato di leggere
la Bibbia in pubblico perché era ateo, ma poi nel lungo silenzio
della prigionia il Vangelo aveva trovato la via del suo cuore.
Alcuni giorni fa ci siamo trovati insieme ad un pranzo. Beh, spero
che non vi scandalizziate se vi dico che in quell’occasione gli ho
fatto i miei complimenti per... quella volta che aveva rifiutato di
leggere la Bibbia.
[00257-01.03] [IN205] [Testo originale: italiano]
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S.E.R. Mons. Joseph OSEI-BONSU, Vescovo di Konongo-Mampong (GHANA)
This intervention, made on behalf of the Ghana Catholic Bishops'
Conference, examines the effectiveness of our preaching of the word
of God in the light of paragraph 23 of the Instrumentum Laboris,
which talks about the Parable of the Sower (Mk. 4:1-20).
It is argued that even though the Church in Ghana has made
considerable progress since the seed of Catholicism firmly took root
there in 1880, there are a few things in the lives of many Ghanaian
and African Catholics that call into question the effectiveness of
our preaching. First, some waver in the faith in the face of
adversity, e.g. illness, childlessness, and go from church to church,
looking for a solution to their problems. Converts from the African
Traditional Religion sometimes fall back on the religion.
Secondly, some Catholics join the Pentecostal and charismatic
churches, claiming that these churches address their needs better
and teach the Bible better. Thirdly, a lot of the corruption,
injustice and violation of human rights on the African continent is
perpetrated by people who profess to be Christians, indeed, even
Catholics.
In the light of all this, the following are proposed. First, in the
interests of effective preaching, homiletics should be reviewed and
considerably improved upon. Secondly, more attention should be given
to the formation of the laity, especially the catechists, who are
the pillars of the church in our outstations. Thirdly, the word that
we preach should transform not only the spiritual but also the
socio-economic and political life of our people. For this reason,
where possible, a special apostolate to our politicians should be
looked into. It is my conviction that this will help to produce "saintly
politicians" who will respect the rights of the people. Our
catechesis and preaching of the word should ensure that we do not
end up with more tyrants and dictators in Africa!
[00258-02.04] [IN206] [Original text: English]
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S.E.R. Mons. Paul CREMONA, O.P., Arcivescovo di Malta, Presidente
della Conferenza Episcopale (MALTA)
I shall be speaking in the context of traditionally Catholic
Countries like Malta. Whenever we speak of a new Evangelisation, we
find a stumbling-block. Many of our faithful still live in nostalgia
of, and compare the present situation, with the model of the Church
that was present 30 to 40 years ago. Since the Catholic Church has
not remained in a privileged position as it was then, they live in
an atmosphere of shock when the Church, or its Pastors, are
challenged. Many times they stand in fear of speaking openly before
this, many times, hostile culture.
We need to go out of this traumatic experience to enter into a new
evangelization. We have to help the faithful recognize that that
kind of Church does not exist anymore, and it cannot be proposed
again in this changed world. We cannot continue comparing our
reality to that reality.
We have to propose a new model of being Church and the model which
corresponds most to today's reality is the primitive Christian
community as it is described in chapters 2 and 4 of the Acts of the
Apostles, and brought to life in the other writings of the New
Testament. We have to compare the Church today to, and shape it on,
that community.
[00277-02.02] [IN212] [Original text: English]
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S.E.R. Mons. Venant BACINONI, Vescovo di Bururi (BURUNDI)
La Constitution conciliaire " Dei Verbum " a suscité une grande
ouverture à la Parole de Dieu, et le résultat le plus marquant, du
moins dans mon pays (le Burundi) s'est manifesté dans une catéchèse
plus biblique. Cependant, pour un pays catholique à plus de 65 %,
ayant une même langue, après plus d'un siècle d'évangélisation,
c'est un paradoxe de n'avoir pas encore toute la Bible en langue
nationale. Seul le Nouveau Testament est diffusé, et pour l'Ancien
Testament, nous ne disposons que du lectionnaire dominical et férial.
Un tel retard s'explique-t-il par la méfiance traditionnelle à l'égard
de l'Ancien Testament, qui présente un Dieu irascible, une humanité
inconstante, infidèle et pécheresse, avec souvent des scènes de
violence, de vengeance ou de duplicité? En outre, sortant à peine
d'une longue décennie d'instabilité et de violence fratricide (causée
par une impitoyable lutte pour le pouvoir), nos populations sont
meurtries et tenaillées par une grande pauvreté économique,
accentuée par une faim chronique due aux aléas climatiques, à l'érosion
non maîtrisée et à une agriculture aux méthodes primitives ; elles
sont aussi confrontées à des difficultés financières pour l'
éducation scolaire des enfants et l' accès aux soins médicaux, elles
doivent ainsi affronter une lutte quotidienne pour la survie. Une
telle situation ne permet pas d'aborder la parole de Dieu avec
sérénité et profit. Beaucoup de gens ne croient plus à la capacité
de la Parole de Dieu de changer leur vie, d'où certains se tournent
vers les sectes, avec le risque d'être vite désabusés. Dans la
formation des futurs pasteurs, la Bible ne devrait pas être
considérée comme un cours parmi les autres, mais comme Parole du
Dieu vivant adressée à chaque personne et invitant au dialogue et à
l'alliance; la lectio divina, contact personnel avec la Parole,
devrait y être pratiquée davantage. Comme priorité, un grand effort
doit être fait pour achever la traduction de la Bible, afin de la
mettre à la portée de tous. C'est un droit du peuple chrétien de
disposer d'une Bible et c'est un devoir des pasteurs de rendre
possible l'accès à la nourriture de la Parole de Dieu, pour y
rencontrer Jésus Sauveur. De même, il est urgent de former les laïcs,
sans oublier les personnes consacrées, à une rencontre personnelle
et communautaire avec la Parole de Dieu, source de conversion, de
service, de réconciliation et de construction d'une paix durable.
[00262-03.02] [IN210] [Texte original: français]
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S.E.R. Mons. Joviano DE LIMA JÚNIOR, S.S.S., Arcivescovo di Ribeirão
Preto (BRASILE)
Dieu parle dans le coeur et la vie de toute personne, homme ou
femme, enfant, adolescent ou jeune, adulte ou ancien ... , de toutes
les cultures et traditions religieuses ou philosophiques, de toutes
les classes sociales, dans toutes les circonstances, joyeuses ou
douloureuses de notre vie personnelle et sociale. Dieu parle dans
les circonstances et les réalités particulières du peuple brésilien,
du continent de l' Amérique Latine et des Caraïbes... Il nous
propose la vie ou la mort, la bénédiction ou la malédiction. À nous
le choix (Cf Dt 30,19).
Nous, les chrétiens et chrétiennes, membres du Corps du Christ
vivant, ressuscité, nous sommes à l' écoute de cette parole de Dieu,
nous sommes attentifs aux gémissements de 1'Esprit, attentifs aux 'signes
du temps', attentifs au mystère pascal se dérou1ant à travers les
événements. C'est pourquoi nous ouvrons le Livre des Écritures
Saintes, scrutant l'auto-révélation de Dieu et la réalisation de son
Plan de Salut, tout au long de l'histoire du cosmos, tout au long de
1'histoire humaine, jusqu'à nos jours. Nous essayons de comprendre
le défi de notre mission au moment présent, dans chacune des
réalités qui tissent notre vie personnelle et sociale.
La Bible est toujours présente dans les petites communautés de base.
Dans les moments de lecture communautaire, s'établit un échange très
riche entre les expériences de vie du peuple de Dieu d'aujourd'hui
et d'antan: la préoccupation de la survie (la faim, les maladies, le
logis, nécessités de toute sorte), essais d' organisations
communautaires, engagement dans les luttes sociales et la
participation politique ... , la foi au Dieu vivant surtout, qui
permet la résistance contre le désespoir. Il y a beaucoup de gens -
des enfants, jeunes et adultes - qui ouvrent l'Écriture Sainte dans
leurs rencontres d'études et de prières, dans leur réunions
concernant les activités pastorales et pour la célébration
liturgique. On voit ainsi apparaître des communautés missionnaires
dans les familles, les universités, dans les quartiers et même dans
les milieux d'études et de travail avec le souci de vivre et d'annoncer
l'Evangile.
À la Table de la Parole, le peuple de Dieu trouve la sagesse et la
nourriture pour les combats de chaque jour. La Liturgie étant
imprégnée de la Parole, les célébrations liturgiques sont des
moments privilégiés pour la proc1amation et 1'interprétation des
Écritures Saintes, pour 1'écoute de la Parole vivante qu'est le
Christ et qui se manifeste à 1'assemblée lors de la célébration de
l’Eucharistie et les autres sacrements, la liturgie des heures et
ses offices divins, les sacramentaux, les expressions de la piété
populaire ...
[00283-03.02] [IN211] [Texte original: français]
-
S.E.R. Mons. Rayappu JOSEPH, Vescovo di Mannar (SRI LANKA)
Lectio Divina: I wish to speak about the nutritive and formative
value of Lectio Divina explained in no. 38 of the Instrumentum
laboris, in the context of the experience of our country with
particular reference to my diocese in Sri Lanka. The word Lectio
Divina is mentioned more than 28 times in the Instrumentum Laboris,
and in the life of Particular churches, it is mentioned as second
only to the Eucharistic celebration as a privileged locus of
experiencing the Word of God. As in the Eucharist, the supreme
prayer of the Church, so in Lectio Divina, Word of God is
inseparably connected to prayer. The Word of God and prayer are two
sides of a single act. Instrumentum Laboris No. 41 says "An
authentic spirituality of the Word demands ‘that prayer should
accompany the reading of Sacred Scripture, so that God and man may
talk together; for ‘we speak to Him when we pray; we hear Him when
we read the divine sayings’". The disciples of the Lord asked Him to
teach them to pray because they knew that the source of His life and
mission was His life of prayer where he spoke to the Father and the
Father spoke to Him.
Lectio Divina in my country: The Catholic Bishops' Conference of Sri
Lanka, in its effort to go back to the sources to renew the Church,
committed itself 14 years ago to the formation of Small Christian
Communities (SCC) through the Asian Integral Pastoral Approach (AsIPA)
as its pastoral priority. In this approach the ancient practice of
Lectio Divina is spread out into seven moments of encounter with the
Bible.
Lectio Divina in my diocese: My Diocese of Mannar in the North of
Sri Lanka is 35% Catholic, the rest being our Hindu and Muslim
brethren. At the very beginning of Christianity in this region, 600
neophytes witnessed to their faith with their blood in 1544. They
are known as "the martyrs of Mannar". Their followers in faith, the
people today live in deep faith and the diocese is rich in priestly
and religious vocations, the fruits of the faith of their fathers.
However, a quarter century old ethnic war with its destruction of
lives and properties, mass scale displacements etc. have been
leading our people into a loss of the sense of belonging as the
crisis has turned into a matter of the survival of the fittest.
Fundamentalist sects were making inroads to fish in troubled waters.
[00287-02.03] [IN218] [Original text: English]
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S.E.R. Mons. Augustin TRAORÉ, Vescovo di Ségou (MALI)
Les chrétiens du Mali constituent une petite minorité au point de
vue du nombre, mais ils sont appréciés et respectés à cause du
témoignage qu’ils rendent à l’Évangile de Jésus-Christ.
La qualité du témoignage de vie des chrétiens catholiques et
protestants maliens force l’admiration de leurs frères et soeurs
musulmans qui aiment à dire souvent qu’il faut toujours confier la
gestion des choses sérieuses aux chrétiens parce que l’Évangile qu’ils
annoncent apporte la justice et la paix.
La cohérence dans le témoignage est à promouvoir par une
collaboration toujours plus fructueuse entre les communautés
chrétiennes catholiques et protestantes.
Le secrétariat de l’Apostolat Biblique de la conférence des Evêques
du Mali a décidé depuis sa création de favoriser le dialogue
oecuménique au Mali. Ainsi travaille-t-il étroitement avec l’Alliance
Biblique Universelle au Mali, de manière plus directe avec le Bureau
national de l’Alliance Biblique au Mali dans un esprit d’oecuménisme.
Les bonnes relations entretenues entre les membres du Secrétariat
Biblique et l’Alliance Biblique au Mali ont permis une collaboration
fructueuse dans les domaines de la formation des traducteurs de la
Bible, de la diffusion de la Bible, de l’Alphabétisation ...
La Parole de Dieu, étant pour tous les enfants de Dieu, est un
puissant moyen de communication entre les hommes de différentes
religions. Le synode sur la Parole de Dieu va certainement favoriser
un dialogue interreligieux fructueux à partir d’une meilleure
connaissance de cette Parole. Le dialogue interreligieux suppose une
bonne connaissance de la Parole de Dieu qui est aussi DIALOGUE et
qui favorise les conditions d’un dialogue fructueux entre les
différentes confessions.
[00244-03.02] [IN192] [Texte original: français]
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S.E.R. Mons. Lucjan AVGUSTINI, Vescovo di Sapë (ALBANIA)
La storia della Chiesa nel popolo albanese ci mostra che Dio fa che
la sua parola porti molti frutti.
Cattolici albanesi hanno fatto 1'esperienza del popolo ebreo in
Babilonia, dove la Parola di Dio ha conservato la sua identità.
Durante il regime comunista, dove ogni pratica religiosa era
proibita, il ricordo della Parola di Dio ha preservato la fede dei
cattolici Albanesi.
Mentre il Secondo Concilio Vaticano con le sue encicliche e
documenti, tra cui anche Dei Verbum, ha portato tanti cambiamenti
nella Chiesa universale, quella in Albania è stata costretta a
chiudere la bocca.
Possiamo dire che l'esempio dei vescovi, sacerdoti e laici fucilati
o incarcerati per aver professato la fede nella Parola Incarnata ha
incoraggiato tutti i fedeli a concretizzare la Parola di Dio nella
vita. Con il loro atteggiamento hanno insegnato al popolo la
fedeltà, l'amore e il perdono dei nemici.
Nella preghiera liturgica c'è stato molto progresso nel valorizzare
la Sacra Scrittura come il punto di partenza di ogni culto in
Spirito ed in Verità e come la forza che unisce la comunità che
prega.
La gente ascolta con sentimento di fede la Parola di Dio, però ha
ancora fame e sete. Non abbiamo la possibilità per poter saziare
questa fame e qusta sete. Abbiamo ancora tante difficoltà. È molto
grande la necessità di ristampare la Sacra Scrittura.
[00245-01.03] [IN193] [Testo originale: italiano]
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S.Em.R. Card. Antonio CAÑIZARES LLOVERA, Arcivescovo di Toledo
(SPAGNA)
La intervención se refiere a la catequesis, como una de las formas
del ministerio de la Palabra. Se pretende destacar el papel
insustituible y fundamental de la catequesis para la transmisión de
la Palabra de Dios, cuya peculiaridad radica en ser un periodo de
enseñanza y madurez, de reflexión vital sobre el misterio de Cristo,
de iniciación integral -vital, ordenada y sistemática- en la
Revelación que Dios mismo ha hecho al hombre en Jesucristo, no
aislada de la vida ni yuxtapuesta artificialmente a ella, y
conservada en la memoria profunda de la Tradición viva de la Iglesia.
La catequesis introduce, inicia, en la escucha y en la acogida de la
Palabra y de la enseñanza de los Apóstoles, en la liturgia, en la
vida moral evangélica conforme a la caridad y en la oración. Sin
catequesis la mayoria de los cristianos no estarían en condiciones
de apropiarse y traducir a la vida el Evangelio, ni de actuar en
sentido misionero y apostólico, ni de confrontarse con éxito con las
corrientes espirituales y culturales de nuestro tiempo. sólo a
partir de una seria, auténtica y renovada catequesis, la Iglesia
podrá desplegar sólidamente toda la amplitud de elementos y
funciones de su acción evangelizadora.
Es necesario que la catequesis como obra evangelizadora de la
Iglesia encuentre sus fundamentos en la naturaleza de la revelación
cristiana y de la Tradición viva de la Iglesia tal y cómo ésta se
expresa en la Constitución Dei Verbum del Concilio Vaticano II.
Cuando la catequesis se sitúa en esta perspectiva suscita la
adoración y, con ella, la admiración y el asombro ante Dios. Con la
fuerza del testimonio, habla de Dios para darle gloria. De aquí
brota la alabanza, la acción de gracias, la súplica. Aquí se enraíza
la iniciación a la escucha y a la obediencia a la Palabra de Dios, a
la oración y la liturgia. De aquí brota también la vida conforme al
querer de Dios. Cuando la catequesis se apoya en esto, surge en el
corazón del hombre el deseo de Dios, su búsqueda, la contemplación
de su Rostro, que es su Palabra hecha carne, Jesucristo, la gozosa
experiencia de estar con Él, que es Amor, contemplado en su Palabra
venida en carne, y vivir conforme a Él en el amor y caminando en
esperanza.
[00246-04.02] [IN194] [Texto original: español]
-
S.E.R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di
Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)
Desidero iniziare il mio intervento facendo riferimento al paragrafo
53 dell'Instrumentum Laboris che parla dei "metodi" e delle "nuove
forme di linguaggio e comunicazione" nella trasmissione della Parola
di Dio.
Stiamo vivendo un periodo di profondi cambiamenti nel mondo della
comunicazione. Gli esperti parlano spesso di una rivoluzione
digitale per indicare gli straordinari sviluppi nelle tecnologie
delle comunicazioni di cui siamo stati testimoni negli ultimi
vent'anni. Sarebbe, tuttavia, un errore considerare questi
cambiamenti come puramente tecnologici, perché essi hanno
rivoluzionato anche la cultura delle comunicazioni. Hanno cambiato
il modo di comunicare delle persone, il modo di aggregarsi e di
creare comunità, il modo di conoscere il mondo, il modo di
impegnarsi in organizzazioni politiche e commerciali.
Come comunità di credenti impegnata a far conoscere a tutte le genti
la Buona Novella del Vangelo di Gesù Cristo, la Chiesa è di fronte
alla sfida di riflettere in che modo riuscire a comunicare il suo
messaggio nel contesto della nuova cultura emergente delle
comunicazioni. Solitamente, abbiamo considerato i nuovi mezzi e
tecnologie della comunicazione come strumenti per trasmettere la
Parola - Evangelii Nuntiandi ha definito i nuovi mezzi come una
“versione moderna ed efficace del pulpito". La sfida di oggi è
comprendere che le nuove tecnologie non sono solo strumenti di
comunicazione, ma stanno profondamente influenzando la cultura
stessa delle comunicazioni.
La comunicazione digitale ha trasformato i modelli di utilizzo e
consumo dei media. Laddove in passato, avevamo la tendenza a
considerare i lettori, gli ascoltatori o gli osservatori dei media
come spettatori passivi di un contenuto centralmente prodotto, è
chiaro che oggi dobbiamo considerare il pubblico come maggiormente
selettivo e interattivo di una più vasta gamma di media. La logica
delle comunicazioni è stata radicalmente cambiata - il focus sui
media è stato sostituito da una concentrazione sul pubblico che è
sempre più autonomo e deliberativo nel suo consumo dei media.
Noi siamo stati sempre, e giustamente, attenti al contenuto del
nostro insegnamento; oggi dobbiamo essere più attenti al nostro
pubblico, o ai molteplici pubblici, cui ci indirizziamo, per
comprendere le loro preoccupazioni e le loro domande. Abbiamo
bisogno di capire meglio e di tenere in considerazione i contesti e
gli ambienti in cui essi incontreranno la Parola di Dio. Lo sviluppo
di internet come mezzo interattivo, dove gli utenti cercano di
imporsi in qualità di soggetti e non solo di consumatori, ci invita
a sviluppare in modo più esplicito forme dialogiche di insegnamento
e presentazione.
[00282-01.02] [IN214] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Fragkiskos PAPAMANÓLIS, O.F.M. Cap., Vescovo di Syros,
Amministratore di Milos (GRECIA)
Vorrei aggiungere un pensiero al n. 54 dove si parla della Parola di
Dio come vincolo ecumenico. Vivo in Grecia, dove i cattolici siamo
una minoranza in mezzo alla grande maggioranza costituita dai nostri
fratelli Ortodossi. È quindi naturale per me toccare questo
problema.
Nell’Instrumentum Laboris ho cercato una risposta ad una domanda che
spesso sento rivolgermi dai nostri fratelli ortodossi o che, non
raramente, leggo nei giornali. Mi dicono: "Voi cattolici, come
potete giustificare le strutture con le quali opera la vostra Chiesa
come istituzione, se le mettete a confronto con la Parola di Dio?".
E, seguendo la conversazione, vedo che si riferiscono all’apparato
della diplomazia, con tutte quelle ramificazioni che ne
scaturiscono, di cui la Chiesa Cattolica fa largo uso.
Sono consapevole delle necessità delle istituzioni e del bene che
viene fatto anche attraverso la diplomazia. Tuttavia è pur vero che
esse vanno sempre riesaminate e verificate alla luce della Parola di
Dio, perchè il fine non giustifica i mezzi.
Studiando la storia incontriamo nella vita della Chiesa delle
decisioni di emergenza e modi di comportamento strutturale che
potrebbero essere giustificati a causa di quel dato momento storico,
ma quelle decisioni, rimaste poi nelle strutture della Chiesa, mi
domando, continueranno a segnare il passo della vita della Chiesa
per i secoli dei secoli? Specialmente quando simili strutture non
reggono alla luce dei principi teologici?
Per la Chiesa Cattolica l’impegno ecumenico è l’impegno primario nel
terzo millennio. Un impegno che non può limitarsi allo scambio di
inviti, di visite e di doni, o anche a tutti quei gesti che
esprimono il nostro desiderio di creare unità. II desiderio non
basta. Dobbiamo essere disposti a sacrificare leggi e strutture, per
preparare il giorno benedetto in cui i cristiani saremo uniti.
II giorno benedetto dell’ Unione dei Cristiani, infatti, non sarà
“un incontro incondizionato” con i nostri fratelli, ma una fusione
di due pezzi d’oro, per arrivare ad una nuova entità nell’ unità. II
tempo del cammino ecumenico sarà autentico solamente se sarà per le
Chiese un cammino di purificazione delle strutture.
In questo cammino la Parola di Dio è lo strumento che deve fare da
guida per l’una e per l’altra Chiesa, perché è l’unico elemento
comune su cui possiamo incontrarci e confrontarci.
[00247-01.03] [IN195] [Testo originale: italiano]
-
S.E.R. Mons. Felix TOPPO, S.I., Vescovo di Jamshedpur (INDIA)
Despite bitter historical reality of the divisions of the Church
ecumenism has made considerable progress towards the unity of the
Churches since the Second Vatican Council.
Our divisions have caused wounds to the Mystical Body of Christ. Our
divisions contradict Christ's will and his teaching of love,
humility, forgiveness. These divisions are a serious sin and a
scandal before the world
That despite divisions we are working for unity is a sign of hope.
Though battles against one another have ended, unity of all
Christians remains still distant.
The opening lines of the ''Decree of Ecumenism" of the Council
underscore the "promotion of the restoration of unity among all
Christians" as one of the chief concerns of the Council (cf. UR l;
cf. L.G. 15). So too Pope, John Paul II, (Ut Unum Sint, no 61 and
Pope Benedict XVI (IL. 54) have stressed the primary importance of
the full, visible union of all the disciples of Jesus.
We confess our faith in one God, one Baptism, one Message, one Faith,
one Hope, one Love, one sacrifice calling us to undivided unity. We
remember the prayer of Jesus to the Father for unity (Jn. 17:21).
My Proposal
1. True ecumenism calls us to acquire spiritual attitudes of love
and humility towards all Christians
2. All Christians are to be encouraged to participate in a
collective practice of Lectio Divina.
3. We should guard ourselves against dilution of the Truth and false
ecumenism.
4. We should strengthen the spiritual dynamics of unity, both within
and between particular churches.
5. The Churches of East and the West need to agree upon a common day
for the celebration of Easter.
[00248-02.02] [IN196] [Original text: English]
-
S.E.R. Mons. Joaquim FERREIRA LOPES, O.F.M. Cap., Vescovo di Viana
(ANGOLA)
l. Les cultures africaines dans lesquelles nous annonçons la Bonne
Nouvelle, sont des cultures anciennes qu’il faut bien connaître dans
leur profondité. Au même temps, elles ont un penchant symbolique
très accentué qu’il faut non seulement respecter mais aussi savoir
utiliser.
Nos cultures africaines peuvent bien être appelées Cultures de la
parole dans un sens à la fois existentiel et symbolique. En fait,
d’une part, la parole humaine, comme telle, a une valeur
extraordinaire; d’autre part, la Parole de Dieu a une valeur
exceptionnelle. La Parole de Dieu déborde tout sens attribuée à la
parole dans quel que soit le contexte.
À cause de cela, la Parole de Dieu, la Bible, est vénérée dans nos
Assemblées liturgiques d’une façon telle qu’une espèce de rite d’intronisation
a commencé à s’introduire lentement et progressivement dans la
célébration de l’Eucharistie.
Pour les africains, la Parole est vivante, elle est Quelqu’un qui
vient à la rencontre de la communauté réunie par l’Esprit Saint au
nom du Seigneur. Avec un grand sens de créativité, la communauté a
besoin d’autres formes de lecture au niveau du rituel, du geste, du
symbole.
Nous devons approfondir tout ce qui touche le problème de l’Inculturation
afin d’éviter dans le processus de la Nouvelle Évangélisation en
cours, certaines erreurs du passé en ne considérant pas ces aspects
qui ont mené à une évangélisation qui n’a pas touché profondément la
culture restant au niveau du périphérique, du superficiel.
2. Il faut rendre hommage aux catéchistes, hommes et femmes, au
courage farouche qui, ayant reçu la Foi et en restant fidèles, ont
réussi pendant des dizaines d’années lorsque la guerre ravageait le
pays, à maintenir les communautés vivantes au prix de leurs propres
vies. Il y a eu beaucoup de sainteté et de martyrium dans ces
communautés.
Maintenant ont peut voir la Bible dans les mains des fidèles et
entrant dans leurs maisons.
L’Évangile est de nouveau annoncé aux pauvres bien que nous avons
encore évidemment beaucoup de pain sur la planche.
[00254-03.02] [IN201] [Texte original: français]
-
Rev. P. Kieran O'REILLY, S.M.A., Superiore Generale della Società
delle Missioni Africane
A characteristic feature at the beginning of the letters of St. Paul
is his giving thanks to God for the labour and work of those to whom
he is writing. In the Letter to the Philippians he writes:
"I thank God in all my remembrance of you, always in every prayer of
mine for you all, making my prayer with joy, thankful for your
partnership in the gospel from the first day until now" (1:3-5).
I would like to address the agents of the Word, "partners in the
gospel". a) The Catechists, religious and lay, male and female.
b). The Bishops, Priests and Deacons.
c). A third group are those who labour quietly and diligently -
Biblical Exegetes.
It is important that this Synod take the opportunity to acknowledge
the substantial progress that has been made over the past 50 years
and the role played by the above.
Four Challenges:
1. Prayerful use of the Bible combined with authentic research
A major challenge to be addressed is to combine the prayerful use of
the Bible with serious historical and critical research. The task
may be described as combining passionate faith commitment with
impeccable scholarship.
2 How can the Priest- Agents of Evangelisation become more familiar
with and more "at home" with the text of the Scriptures? It is
essential that adequate programmes of Ongoing formation, especially
in scripture, be put in place.
3. The ministry of “Justice and Compassion” within the Church could
be more forthrightly presented. The Church on all continents need
men and women in the forefront of the work of evangelization, who
witness to the compassionate and loving Christ.
4. The call to inculturate or incarnate the Word of God, in Africa
is still at an early stage. The task of inculturation is ongoing and
while great advances have been made the full dissemination of the
Word there has still a journey to travel.
[00256-02.02] [IN204] [Original text: English]
-
S.E.R. Mons. Daniel CARO BORDA, Vescovo di Soacha (COLOMBIA)
En los Evangelios encontramos la “Historia de un alma”.
El fundamento de los Evangelios son las Palabras y Hechos de Jesús,
enriquecidos por las confesiones de fe apostólica y por las diversas
tradiciones de las comunidades primitivas. Esto no impide encontrar
en los Evangelios, "la espiritualidad vivida por Jesús"; su camino
espiritual. Camino espiritual que se llama "Reino de Dios". Reino
que él fue haciendo realidad en sí mismo y lo fue manifestando a los
Doce y a los demás. Reino que está dentro y allí se encuentra y se
edifica. El estudio y la asidua lectura del Evangelio, nos irán
llevando a conocer el alma de Jesús, no sólo sus palabras. Es
encontrar la historia de un alma ansiosa por construir, -ad intra-,
el verdadero Reino, y -ad extra-, compartirlo y darlo a conocer. Es
entrar en su camino espiritual vivido desde el bautismo penitencial,
hasta la resurrección y ascensión gloriosas.
Por medio de la Palabra, encontrar a Jesús de Nazaret, que invita y
acompaña a construir como él, el Reinado de Dios .... Esto es el
corazón del discipulado.
[00259-04.02] [IN207] [Texto original: español]
-
S.Em.R. Card. Giovanni Battista RE, Prefetto della Congregazione per
i Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)
1. È compito del Vescovo essere araldo della Parola di Dio; dottore
autentico, cioè investito dell'autorità di Cristo, che la illustra e
la trasmette; maestro che la custodisce fedelmente e la difende;
testimone che la proclama anche con l'esempio della sua vita (cfr.
Lumen gentium).
Nell'esercizio del munus docendi il Vescovo deve insegnare ai fedeli
la parola attinta dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione, dal
Magistero, dalla liturgia della Chiesa, curando che sia proposta
integralmente e fedelmente tutta la rivelazione cristiana.
Parimenti, la Parola di Dio deve essere punto di riferimento anche
del munus sanctificandi e del munus regendi. Un pastore deve sentire
profondamente la responsabilità primaria di diffondere e fare amare
la Parola di Dio: deve continuamente studiare e riflettere su come
meglio realizzare questo compito. Mediante un’accurata opera
pastorale, il Vescovo deve guidare i suoi sacerdoti e fedeli ad
ascoltare, amare, interiorizzare la Parola di Dio così da giungere a
familiarizzare con essa e coglierne il senso profondo, in modo da
conseguire la salvezza, mediante “l'obbedienza della fede” (Rm 1,5).
Il vescovo deve anche adoperarsi perché la Parola di Dio abbia
incidenza e influsso sulla cultura, cercando di illuminare con la
Parola di Dio il nuovo che appare all’orizzonte.
2. È inoltre responsabilità del Vescovo prodigarsi perché la Parola
di Dio sia mantenuta viva, integra e feconda. Il Vescovo ha
l'obbligo di difendere la Parola di Dio da tutto ciò che possa
comprometterne la purezza e l'integrità. Egli deve avere il coraggio
di intervenire con chiarezza ed autorità, contro ogni
interpretazione o ipotesi arbitraria.
Bisogna, poi, insegnare a leggere la Sacra Scrittura non come un
qualunque libro, ma per quello che è veramente, Parola di Dio,
ponendosi in colloquio con Dio, cioè imparando a pregare a partire
dal testo ascoltato o letto, meditato e approfondito.
3. Per svolgere bene il suo ruolo, il Vescovo deve innanzitutto
nutrirsi lui stesso della Parola di Dio. Ciascuno di noi Vescovi
deve porre al centro della propria vita la Parola di Dio, così che
diventi la vera realtà, il vero fondamento della sua esperienza di
fede e di tutta la sua attività pastorale. La Parola di Dio deve
permeare tutto il nostro modo di vedere, di pensare e di agire e
diventare il sostegno e il conforto della nostra esistenza.
Durante il rito della nostra ordinazione episcopale, un momento
particolarmente significativo è stato quello in cui, sopra il nostro
capo, è stato aperto il libro dei Vangeli. Il nostro ministero è
stato messo sotto la Parola di Dio, col compito di annunciarla, di
proclamarla, di viverla con fedeltà e di difenderla nella sua
limpidezza.
L’immagine del Vangelo aperto posto sulla nostra testa richiama
quella del tetto di una casa. La Parola di Dio per noi Vescovi è la
casa da cui partire ogni mattina per andare incontro al gregge a noi
affidato ed è la casa a cui tornare ogni sera. La Parola di Dio è
poi il tetto sicuro sotto cui ripararci nelle tempeste della vita ed
è il luogo intimo in cui far confluire i legami, i ricordi e gli
affetti, come pure le ansie e le preoccupazioni pastorali, per
trovare in Cristo il ristoro dell’anima e le energie per affrontare
i problemi e le sfide che l’ora reca con sé.
[00278-01.03] [IN213] [Testo originale: italiano]
-
B. D.nus. Baselios Cleemis THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di
Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Presidente del Sinodo della Chiesa
Syro Malankarese (INDIA)
The ecclesial identity of the Syro - Malankara Catholic Major
Archiepiscopal Church which I represent has to be seen from three
important dimensions. The Apostolic Malankara Church received the
ancient West Syrian liturgical patrimony, got rooted deeply in the
Indian spiritual soil and enriched by the full communion and
universality of the Catholic Church. This is our blessing and
vocation.
One of the primary exigencies of the Malankara Catholic Church is
the Ecumenical imperative. Along with the prayer of Jesus (Jn 17/8)
Holy Father Pope Benedict XVI inspires us in saying “unity in faith
is to be achieved primarily as a response to listening to the word
of God”.
The Malankara church is fortunate to have a liturgical tradition
that is deeply rooted in the Word of God and it invites all to
fashion their lives according to the word of God. The sacred
liturgical traditions of ours allow themselves to be animated by the
word of God.
Already at the beginning of the reunion movement, the Malankara
Catholic Church had~ special emphasis on its mission ad gentes.Our
missionary exigency in the religiously and culturally pluralistic
Indian context faces new challenges. Fundamentalism, underscoring
the religious freedom etc. are some of them. The social and economic
reservations given by the government are denied to the Dalit and
backward communities as they become Christians. The recent attacks
on Christians is a strong signal by the fundamentalist to the people
of good will everywhere. We are grateful to the Holy See for its
timely and open solidarity in such occasions.
[00284-00203] [IN215] [Original text: English]
-
S.E.R. Mons. Joseph Albert SERRANO ANTÓN, I.E.M.E., Vescovo di
Hwange (ZIMBABWE)
The majority of people in Zimbabwe are non Christian. Ten per cent
of the population are Catholics while another thirty per cent belong
to other christian churches, mostly to pentecostal groups and to
syncretist or african independent churches. Approximately sixty per
cent of the population follow the traditional religion.
Among the Catholics, not all practise regularly their faith, the
number of catholic families is still low - it is frequent the case
of families whose different members belong and practise their faith
in different churches - and we experience an exodus of Catholics who
for different reasons like sickness, mixed marriages, friends,
emotional needs, religious insatisfaction, financial problems, etc.
join temporarily or for good other churches or religious groups. The
present unstable socio-political and economic situation is affecting
the life of the Church giving way to selfishness, and even to hatred
and violence among members of the same parish because of their
affiliation to opposed political parties.
Within this complex context, the mandate of the Lord, "Go out to the
whole world, proclaim the Gospel to all creation", sounds actual an
challenging to uso What to do? What is the Lord asking from us? How
to present his Word in a relevant way in this present situation?
I would like to simply enumerate a few points that we consider
essential for our proclamation of the Word.
1.Need of a solid biblical formation at all levels. We stress the
need to instruct our laity.
2.the use of media and modern electronic technologies as tools for
both learning the Word of God and proclaiming it. We should not
forget and make more use of traditional ways of communication, still
effective and valid, i.e. music, drama and dance.
3.the importance of small christian communities as a space where the
Word of God is proclaimed, prayed and lived; a serious dedication to
the cause of justice and peace and to the service of charity takes
shape; mutual pardon and reconciliation "so much needed today" can
take place; the Word of God becomes inculturated; the Church is
experienced as a family, the family of God, and becomes
self-supporting, self-ministering and self-propagating. The parish
thus becomes more dynamic and is experienced as a community of
communities or an extended family.
4. Need of Bibles as well as of simple but solid resources and aids
in different languages that can help our people along their way of
formation towards an ever deeper personal encounter with Christ.
5. Need of houses of spirituality- retreat houses - where the Word
of God can be met in prayer and silence.
6. We also need to give more support to the Catholic Biblical
Federation in its effort and work for the implementation of the Dei
Verbum Constitution.
[00285-02.04] [IN216] [Original text: English]
-
S.E.R. Mons. John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja
(NIGERIA)
1. The Vatican Council II, in its Dogmatic Constitution on the
Church, Lumen Gentium n. 16 declares:
"But the plan of salvation also includes those who acknowledge the
Creator, in the first place amongst whom are the Moslems: these
profess to hold the faith of Abraham and together with us they adore
the one, merciful God, mankind's judge on the last day".
The Instrumentis Laboris n. 56, the chapter on "Interreligious
Dialogue" quotes a similar but more detailed passage from Vatican II,
Nostra Aetate n. 3, a text that specifically draws attention to the
fact that Muslims worship a "God ... who has also spoken to men".
The purpose of my intervention is to appeal to this august assembly
to pay more attention to the above serious declarations of Vatican
II.
2. I come from Nigeria, a nation where Christian-Muslim relations
has been a constant challenge. I am therefore aware that the reality
on the ground in many places since the last 40 years often makes one
wonder if the positive and open position of the Church is not being
naïve. Is there any reciprocity in our efforts at good relations?
Whatever we may say, dialogue with Islam is necessary, no matter how
difficult it may be.
3. But it is not all bad news. There are positive signs of the times
which I think we should not overlook. In recent times, there is a
growing self-criticism within the Muslim world. Furthermore, three
important recent events should merit our attention: a) the "Common
Word" letter of the over 140 Muslim leaders of the world to
Christian leaders, b) the visit of the King of Saudi Arabia to the
Pope, and c) the conscious call and initiative from Muslim circles
for dialogue with Christians at various levels. The Church has done
well to welcome and encourage these gestures at the world level,
whose impact we are already feeling at local levels.
5. In order that all these go beyond diplomatic postures, I believe
that we need to intensify our theological reflection on Islam as a
religion, along the lines indicated by Vatican II. In particular,
and relevant to the theme of our synod, we might need to pursue what
Nostra Aetate means by God speaking to Muslims.
6. To build a better world is part of the mission of the Church. To
do this, we need to link hands with others with whom we share the
same concerns. This is surely a pressing challenge for the two
greatest religions on our planet
[00286-02.03] [IN217] [Original text: English]
-
S.E.R. Mons. Louis-Marie Ling MANGKHANEKHOUN, Vescovo titolare di
Acque nuove di Proconsolare, Vicario Apostolico di Paksé (LAOS)
Le Verbe s'est fait chair et Il a parlé du dessein de Dieu aux
hommes, mais les hommes l’ont
tué parce qu'il les dérangeait. En fait, Il savait bien que ces
hommes ne l'aiment pas; cependant lui, il a décidé de sa propre
liberté, en accord avec la Volonté du Père, de marcher vers cette
mort. Si le Verbe incarné, le Créateur et Sauveur de l'univers a mis
tant de temps pour se préparer à sa mission, c'est qu'il accordait
une importance très spéciale a cette préparation: 30 ans de
préparation, pour 3 ans de prédication, pour 3 jours de rédemption
et une nuit dans le tombeau, avant la glorieuse résurrection. Pour
l'apôtre, il doit être lui-même le témoin de la Parole de Dieu. Il
doit être la garantie de la véracité de ce qu'il dit, de ce qu'il
fait, par son être vivant et agissant, par son existence d'homme de
foi et d'homme d'engagement, par sa vie de consacré, et pourquoi pas,
de sa vie d' épiscope ... En un mot, il vit de la Parole de Dieu
dans le quotidien de sa vie d'évêque, cela veut dire, être témoin
visible, vivant et palpable de la Parole de Dieu, en tant que
pasteur du peuple que la Parole de Dieu lui confie. Cette Parole de
Dieu incarne est le Bon Pasteur Lui-même, en chair et en os; c'est
le Bon Pasteur qui a donné sa vie pour ses brebis.
La Parole de Dieu dans la vie de l'Eglise veut dire, d'abord et
avant tout, vivre soi-même la Parole de Dieu, dans le silence de sa
vie privée, dans sa vie cachée, personnelle et intime, comme l'avait
fait et vécu, le Verbe incarné, durant 30ans.
La Parole de Dieu dans la mission de l'Eglise, c'est être soi-même
le témoin visible et palpable de l'amour salvifique de la Parole de
Dieu. Le monde actuel est fatigué d'écouter, fatigué d'entendre;
mais il n'est pas fatigué de s'étonner, d'admirer et de s'émerveiller
par le témoin vrai, le témoin authentique qui vit la Parole de Dieu
dans sa vie personnelle et dans sa vie privée de pasteur. Le monde
d'aujourd'hui a terriblement faim et soif de la Parole vécue
authentiquement par les évêques, par les prêtres; en un mot par ceux
qui se nomment personnes consacrées. Le monde actuel a faim et soif
des pasteurs qui vivent de ce qu'ils prêchent et de ce qu'ils vivent
intérieurement.
[00288-03.03] [IN219] [Texte original: français]
-
S.E.R. Mons. Jörg Michael PETERS, Vescovo titolare di Fordongianus,
Forum Traiani, Vescovo ausiliare di Trier (GERMANIA)
"Das Wort Gottes, Gnade der Gemeinschaft" (Nr. 54f. des Instr.Lab.).
über Chancen und Grenzen der Zusammenarbeit in der Ökumene:
1. Es war ein großer gemeinsamer Schritt, als vor ca. 30 Jahren
unter anderem vom “Rat der Evangelischen Kirche in Deutschland" (EKD)
und von der Deutschen Bischofskonferenz (DBK) die so genannte "Einheitsübersetzung"
erscheinen konnte, das heißt eine gemeinsam herausgegebene
Übersetzung der Heiligen Schrift. Diese hat dann bald Eingang in die
liturgischen Bücher im gesamten deutschen Sprachraum gefunden. Auf
der Grundlage dieser gemeinsamen Übersetzung gab und gibt es
vielerorts gemeindeübergreifende Bibelgesprächskreise im
ökumenischen Geist.
Mit Bedauern haben die Bischöfe zur Kenntnis nehmen müssen, dass es
bei einer notwendig gewordenen teilweisen Revision dieser
Übersetzung nicht mehr zu einer gemeinsamen Aktion mit der EKD
gekommen ist. Wenn wir als Christen wesentlich in zweifacher Weise
geeint sind: durch die Taufe und das Wort Gottes, ist dieser Schritt
mehr als nur zu bedauern; gerade weil es darum gehen muss, vor der
Welt, die gleichgültig oder schwerhörig geworden ist, Zeugnis zu
geben für das Wort.
2. Über einen Neuanfang im christlich-jüdischen Dialog (Nr. 55
Instr.Lab.)
Wir haben bereits davon gehört, dass die jüdische
Auslegungstradition zur Bibel auch für das christliche
Bibelverständnis sehr hilfreich ist. Sehr dankbar sind wir, dass es
seit drei Jahren einen hoffnungsvollen Neubeginn des Dialogs
zwischen Vertretern der Deutschen Bischofskonferenz, der EKD und den
in unserem Land wirkenden Rabbinern gibt. Das mag helfen, die tiefe
Wunde der im Nationalsozialismus fast völlig zerschlagenen jüdischen
Gemeinden und vormals sehr lebendigen jüdischen Traditionen
wenigstens teilweise zu schließen. Abschließend eine praktische
Erwägung mit Blick auf die Auswahl gerade der alttestamentlichen
Lesungen nach dem Ordo Lectionum Missae. Auch wenn ich mir bewusst
bin, dass innerhalb dieser Synode die aufgeworfene grundlegende
Problemstellung nicht beantwortet werden kann, kommt der Frage nach
Auswahl und Anordnung der alttestamentlichen Perikopen doch eine
wichtige Rolle zu.
[00292-05.02] [IN220] [Originalsprache: Deutsch]
-
S.E.R. Mons. Giuseppe FRANZELLI, M.C.C.I., Vescovo di Lira (UGANDA)
"What you have heard in secret proclaim it from the rooftops!" (Mt
10:27)
In many of our dioceses, the Church owns and runs diocesan bulletins
or newspapers. Some have set up their own website. We often have a
diocesan radio.
The question is, how do we use our radios - or the ones we can have
access to - in order to spread the Word of God?
My appeal and proposal is twofold:
1 Let the Synod encourage the dioceses, especially those in the same
region and using the same language, to share information and make
available to the others the various radio programs and formats on
the Word of God which have proved to be successful and popular.
Little by little we shall build up a rich media library, a data bank,
a common pool from which each diocese will be free to fish out,
adapt and use whatever is most fitting its audience to introduce the
Bible, Lectio Divina, reflections on the liturgical readings to
various categories of listeners, children, youth, adults, families,
etc.
2 Let the Catholic Bible Federation join hands with the Pontifical
Commission for the Means of Social Communications to promote and
support these initiatives by providing expertise, training, moral
and financial support to make this possible.
[00293-02.03] [IN221] [Original text: English]
-
S.E.R. Mons. Pierre-André DUMAS, Vescovo di Anse-à-Veau et Miragoâne
(HAITI)
1. Già nel suo discorso al congresso sulla DEI VERBUM, il Papa
Benedetto diceva: "la Chiesa deve sempre rinnovarsi e ritrovare la
sua giovinezza con la Parola di Dio che non invecchia mai e non si
esaurisce.
2. Nella sua relatio introduttiva, il segretario generale afferma:
"il presente Sinodo deve aiutare a scoprire la Parola di Dio come
fonte di rinnovamento e di freschezza per una Chiesa che se
percepisce come Chiesa continuamente dinamica e giovane (Rel. Cap
V).
3. Quindi, se la Chiesa abita la Parola le sarà congeniale anzi
insita l'attitudine fondamentale di essere in stato continuo di
conversione.
4. L'urgente chiamata alla conversione che in ogni tempo giunge alle
sue orecchie (Mc 1, 15): “Convertitevi e cambiate vita” (At 3, 19)
prende origine dalla Parola e deve consolidarsi con la Parola come
una realtà fondante e trasversale che fissa l'orizzonte ermeneutico
della sua fedeltà alla sua vocazione.
5. Dunque, prima di diventare deposito da custodire, studiare,
pregare, spiegare e comunicare, la parola prioritariamente e
principalmente è principio risanatore e purificatore: "Vi affido
alla grazia della sua Parola (At 20, 32) che è capace di costruire
l'edifico di Dio e di procurare una bella eredità” (At 20, 30-32).
6. Cosi un sinodo sulla Parola deve far cadere il velo troppo spesso
dei vecchi schemi, dei paradigmi, delle prospettive ormai superate,
delle nostre concezioni tabù, di un certo stile che stanca e
appesantisce, di una certa impostazione e progettazione pastorale
vecchio sistema che tende purtroppo ad incatenare la parola.
7. Nello stesso tempo, auguro che questo programma di conversione
diventi la quintessenza della sua missione e la aiuti a ridefinire
il suo progetto come processo di maturazione e di questa medesima
conversione.
8. Poi se i pastori potessero essere primi ad imboccare la via della
conversione a Dio e alla sua Parola d'amore, allora la Chiesa
entrerebbe in nuova Pentecoste dello Spirito per diventare sempre
più ciò che è nel suo profondo: germe di unità, fermento di
comunione, seme di speranza, irradiazione, irradiazione d'amore e
lievitazione della novità di Dio nella storia.
[00294-01.02] [IN222] [Testo originale: italiano]
AUDITIO AUDITORUM (III)
Quindi sono intervenuti i seguenti Uditori e Uditrici:
- Dott.ssa Hanna-Barbara GERL-FALKOVITZ, Professore di Filosofia
della Religione e di Storia comparata delle Religioni presso
l'Università Tecnica di Dresden (GERMANIA)
- Rev. Ari Luis DO VALE RIBEIRO, Professore di Teologia presso il
Seminario Diocesano, Santo Amaro (BRASILE)
- Sig. Ricardo GRZONA, Presidente della Fundación Ramón Pané di
Honduras; Consultore cattolico delle Società Bibliche Unite (STATI
UNITI D'AMERICA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
-
Dott.ssa Hanna-Barbara GERL-FALKOVITZ, Professore di Filosofia della
Religione e di Storia comparata delle Religioni presso l'Università
Tecnica di Dresden (GERMANIA)
1. Bei einer Reihe wichtiger europäischer Vordenker setzt eine
zweite Aufklärung ein:
Vernunft selbst ist trügerisch, wenn sie nicht an eine Orientierung
angebunden wird. Biblische Verheißungen wie Auferstehung, Vergebung,
Passion Gottes, performative Sprache der Sakramente (Wandlung von
Brot und Wein), Leben als Anteil am Urleben und Fleischwerdung sind
heute zurück im Gespräch der Intellektuellen. Es wäre von Vorteil,
wenn die Kirche diese neue “Großwetterlage” einer neuen Aufklärung
zugunsten des Gespräches von Vernunft und Glaube zuversichtlich
nutzen würde. Wir gehen, auch im “alten Europa”, in eine neue
postideologische Dynamik. Philosophie könnte, synergetisch auch die
theologischen “Segel” der Kirche wieder füllen.
2. Praktische Umsetzung: An der Universität könnte man einen "Gebetskreis
für Atheisten" gründen. Die einfache gemeinsame Lesung des
Evangeliums genügt (für den Anfang), um das Nie-Gehörte spannend zu
machen. Das Wort selbst überzeugt, nicht unsere Worte: “Das Wort
zerreißt die Worte” (Origenes). Was heute von wenigen gedacht wird,
kann morgen viele erreichen. Gehen wir mit dem Wort auch in die
Universitäten. “Dominus illuminatio nostra” steht am Eingang zur
Universität Oxford: Der Herr ist unsere Aufklärung. Die falsche
Alternative Säkularismus oder Glaube muss aufgebrochen werden. Nach
den Enttäuschungen der großen Ideologien ist die Zeit wieder offen
für Kriterien der Wahrheit.
[00269-05.02] [UD027] [Originalsprache: Deutsch]
-
Rev. Ari Luis DO VALE RIBEIRO, Professore di Teologia presso il
Seminario Diocesano, Santo Amaro (BRASILE)
È sana la ricerca del “Gesù storico” che deluciderà sempre il
“Cristo della fede”, poiché nella misura in cui si attinge al nucleo
storico dei Vangeli canonici, si attesta la storicità dei medesimi.
Un tale approccio è una delle valide sintesi operate dalla
cosiddetta New Quest, Scuola esegetica e cristologia che,
successivamente alla Seconda Guerra Mondiale, ha superato la
scissione bultmanniana tra il “Gesù storico” e il “Cristo della
fede”.
Questa scissione, nociva per la fede cristiana, sembra essere stata
ripresa da alcuni studi esegetici allineati alla cosiddetta Third
Quest, iniziata nell’ultimo quarto del XX secolo. Si tratta di una
Scuola con legittime aspirazioni, la quale si propone di effettuare
la lettura storica di Gesù, a partire dal suo contesto palestinese.
Nel contempo, si ha l’impressione che determinati studi esegetici di
questa Scuola equiparino i testi apocrifi ai testi canonici della
Scrittura, non tenendo conto del fatto che essi sono solamente fonti
secondarie per l’esegesi, ma soprattutto non tengono in conto, con
la pretesa storica, l’ideologia di coloro che li hanno elaborati,
siano essi gnostici o meno. Sembra ci sia un ritorno alla pretesa
della Scuola liberale dei secoli XVIII e XIX, con risultati molto
simili a quelli attuali, compresa la negazione della divinità di
Cristo.
L’equiparazione dei testi canonici con quelli apocrifi sembra non
considerare la dimensione teologica del canone della Scrittura e la
sua analogia con l’incarnazione del Verbo divino, fatto che comporta
gravi conseguenze per la fede cristiana.
I testi apocrifi possono fornire elementi validi per la conoscenza
della storia e della letteratura contemporanea alla Chiesa
primitiva, tuttavia essendo fonti secondarie, poiché sono sfumate
dagli orientamenti teologici e dalle ideologie dei gruppi che le
hanno elaborate, compromettono la fede in Gesù Cristo, pienamente
Dio e pienamente uomo.
Pertanto, l’utilizzo degli apocrifi nell’esegesi dei testi biblici
senza il dovuto criterio può compromettere la fede in Gesù,
pienamente Dio e pienamente uomo, e la fede nelle scritture come
Parola di Dio. Si suggerisce che la Pontificia Commissione Biblica
congiuntamente alla Commissione Teologica Internazionale elaborino
un documento che regoli l’utilizzo degli apocrifi nell’esegesi dei
testi biblici, senza compromettere il carattere ispirato dei testi
biblici, e, soprattutto, senza compromettere il messaggio salvifico
in essi contenuto. Si suggerisce, inoltre, la ripresa
dell’Istruzione della Pontificia Commissione Biblica Sancta Mater
Ecclesia del 1964 (EB 644-659), che offre una felice soluzione alla
questione della storicità dei Vangeli, supposta dalla Costituzione
Dei Verbum (n. 19).
[00270-01.02] [UD028] [Testo originale: italiano]
-
Sig. Ricardo GRZONA, Presidente della Fundación Ramón Pané di
Honduras; Consultore cattolico delle Società Bibliche Unite (STATI
UNITI D'AMERICA)
Entendemos desde la visión de la catequesis que en el tema sobre la
Biblia el "QUÉ" es muy claro. Los catequistas esperan de este Sínodo
que se ofrezcan pistas concretas para el "CÓMO" llevar adelante esta
tarea. Pediríamos se pudieran tener unas líneas concretas, pensando
sobre todo en esa gran mayoría de gente que vive en la cultura
mediática y que cada vez lee menos. Pensar en apoyar todas las
iniciativas que se tuvieran en campos de nuevos medios de
comunicación.
Notamos que en la catequesis se enseña más a rezar (como recitar
oraciones) que a orar propiamente como respuesta a Dios que se
comunica primero con su Palabra. Todavía hay mucho camino que
recorrer en este tema de la oración y es menester que nuestras
estructuras todas, comenzando por la catequesis sean verdaderas
escuelas de oración. Quiero referirme al número 38 del Instrumentum
Laboris, Lectio Divina: En América Latina hemos experimentado
ampliamente que muchos jóvenes que no son capaces de leer un libro,
se sienten atraídos cuando se les presenta el método de Lectio
Divina.
Ésta no puede ser una propuesta más, y menos verla aislada del resto
de la vida ec1esial, sino por el contrario una propuesta para guiar
todas las formas y estructuras de nuestra Iglesia, ya que ésta nos
lleva a una vida coherente y concreta de seguimiento de Jesús y de
su Evangelio. Sin embargo, se corre el peligro de no llegar a una
lectura profunda según la tradición de la Iglesia y las
interpretaciones personales pueden ser abundantes y correr el riesgo
de irse fuera de la Tradición. Por este mismo motivo, sugiero a 108
Padre Sinodales que propongan la realización de un Congreso
Internacional sobre Lectio Divina, que guiado por el magisterio
pueda llevar a un entendimiento cada vez mayor de esta práctica de
lectura orante de las Sagradas Escrituras. Termino citando el
Intrumentum Laboris nº 38 que al final dice: "Este mundo exige
personalidades contemplativas, atentas, críticas y valientes. Ello
supone en cada circunstancia opciones nuevas e inéditas". Rogamos a
Dios que podamos cumplir con esto.
[00265-04.02] [UD023] [Texto original: español]
AVVISI
- BOLLETTINO
- DIRETTA TV
- CONFERENZE STAMPA
- BRIEFING PER I GRUPPI
LINGUISTICI
- POOL PER L’AULA DEL SINODO
- NOTIZIARIO TELEFONICO
-
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
BOLLETTINO
Il prossimo Bollettino N. 24, riguardante i lavori della
Diciassettesima Congregazione Generale della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi di questo pomeriggio, sarà a
disposizione dei giornalisti accreditati a conclusione della
Congregazione Generale.
Il Bollettino conterrà il testo originale integrale della Relatio
post disceptationem in lingua latina. Nelle edizioni linguistiche
del Bollettino verrà pubblicata una presentazione-riassunto in
lingua italiana, inglese, francese, spagnola e tedesca. Inoltre,
nell’edizione francese del Bollettino verrà pubblicata la traduzione
in francese del testo integrale latino.
DIRETTA TV
La parte della Diciassettesima Congregazione Generale di questo
pomeriggio, in cui viene svolta la Relatio post disceptationem,
verrà trasmessa in diretta sui monitor nella Sala delle
telecomunicazioni, nella Sala dei giornalisti e nell’Aula Giovanni
Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede.
Il testo integrale della Relatio post disceptationem, svolta in
lingua latina, sarà messo a disposizione dei giornalisti accreditati
sotto EMBARGO all’inizio della trasmissione, nella traduzione
francese, accompagnata da una presentazione-riassunto in lingua
italiana, inglese, francese, spagnola e tedesca.
CONFERENZE STAMPA
Alla Seconda Conferenza Stampa sui lavori della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi di domani, giovedì 16
ottobre 2008, ore 12.45 interverranno:
- S.Em.R. Card. William Joseph LEVADA, Prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede (CITTÀ DEL VATICANO), Presidente Delegato
della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
- S.Em.R. Card. George PELL, Arcivescovo di Sydney (AUSTRALIA),
Presidente Delegato della XII Assemblea Generale Ordinaria del
Sinodo dei Vescovi
- S.Em.R. Card. Odilo Pedro SCHERER, Arcivescovo di São Paulo
(BRASILE), Presidente Delegato della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
- S.Em.R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Arcivescovo di Cape
Coast, Presidente dell'Associazione delle Conferenze Episcopali
dell'Africa occidentale (A.C.E.A.O.) (GHANA), Presidente della
Commissione per l’Informazione della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
- S.E.R. Mons. Diarmuid MARTIN, Arcivescovo di Dublin (IRLANDA),
Membro della Commissione per l’Informazione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
- S.E.R. Mons. Luis Antonio G. TAGLE, Vescovo di Imus (FILIPPINE),
Membro della Commissione per l’Informazione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
Alla Terza Conferenza Stampa sui lavori della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi di Venerdì 24 ottobre 2008, ore
12.45 interverranno:
- S.E.R. Mons. Gianfranco RAVASI, Arcivescovo titolare di Villamagna
di Proconsolare, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
(CITTÀ DEL VATICANO), Presidente della Commissione per il Messaggio
della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
- S.E.R. Mons. Santiago Jaime SILVA RETAMALES, Vescovo titolare di
Bela, Vescovo ausiliare di Valparaíso (CILE), Vice Presidente della
Commissione per il Messaggio della XII Assemblea Generale Ordinaria
del Sinodo dei Vescovi
Alla Quarta Conferenza Stampa sui lavori della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi di Sabato 25 ottobre 2008,
ore 12.45 interverranno:
- S.Em.R. Card. Marc OUELLET, P.S.S., Arcivescovo di Québec
(CANADA), Relatore generale della XII Assemblea Generale Ordinaria
del Sinodo dei Vescovi.
- S.E.R. Mons. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa,
Presidente della Conferenza Episcopale (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL
CONGO), Segretario Speciale della XII Assemblea Generale Ordinaria
del Sinodo dei Vescovi
- S.E.R. Mons. Filippo SANTORO, Vescovo di Petrópolis (BRASILE),
Membro della Commissione per l’Informazione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.
BRIEFING PER I GRUPPI
LINGUISTICI
Si comunica la seguente variazione nei luoghi di briefing degli
Addetti Stampa indicati nel Bollettino N. 2: il Gruppo linguistico
francese si riunirà non più presso la Radio Vaticana ma presso la
Sala Stampa della Santa Sede, in un locale che verrà indicato di
volta in volta.
Il nono briefing per i gruppi linguistici avrà luogo venerdì 17
ottobre 2008 alle ore 13.10 circa.
Si ricorda che i Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici)
e i fotoreporter sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio
delle Comunicazioni Sociali per il permesso di accesso (molto
ristretto).
Martedì 21 ottobre 2008 gli Addetti Stampa verranno accompagnati nei
Briefing dai seguenti Padri sinodali:
Gruppo linguistico italiano:
- S.Em.R. Card. Angelo BAGNASCO, Arcivescovo di Genova, Presidente
della Conferenza Episcopale (ITALIA)
Gruppo linguistico inglese:
- S.E.R. Mons. Terrence Thomas PRENDERGAST, S.I., Arcivescovo di
Ottawa (CANADA), Membro della Commissione per l’Informazione della
XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
Gruppo linguistico francese:
- S.E.R. Mons. Joseph AKÉ, Vescovo di Yamoussoukro (COSTA D'AVORIO),
Membro della Commissione per l’Informazione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
Gruppo linguistico spagnolo:
- S.Em.R. Card. Oscar Andrés RODRÍGUEZ MARADIAGA, S.D.B.,
Arcivescovo di Tegucigalpa, Presidente della Conferenza Episcopale
(HONDURAS)
Gruppo linguistico tedesco:
- S.E.R. Mons. Kurt KOCH, Vescovo di Basilea (SVIZZERA)
POOL PER L’AULA DEL SINODO
Il settimo “pool” per l’Aula del Sinodo sarà formato per la
preghiera di apertura della Diciottesima Congregazione Generale di
venerdì mattina, 17 ottobre 2008.
Nell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti della Sala Stampa della
Santa Sede, (all’ingresso, a destra) sono a disposizione dei
redattori le liste d’iscrizione al pool.
Si ricorda che i Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici)
e fotoreporters sono pregati di rivolgersi al Pontificio Consiglio
per le Comunicazione Sociali per la partecipazione al pool per
l’Aula del Sinodo.
Si ricorda che i partecipanti al pool sono pregati di trovarsi alle
ore 08.30 nel Settore Stampa, allestito all’esterno di fronte
all’ingresso dell’Aula Paolo VI, da dove saranno chiamati per
accedere all’Aula del Sinodo, sempre accompagnati da un ufficiale
della Sala Stampa della Santa Sede, rispettivamente dal Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
NOTIZIARIO TELEFONICO
Durante il periodo sinodale sarà in funzione un notiziario
telefonico:
- +39-06-698.19 con il Bollettino ordinario della Sala Stampa della
Santa Sede;
- +39-06-698.84051 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
antemeridiano;
- +39-06-698.84877 con il Bollettino del Sinodo dei Vescovi,
pomeridiano.
ORARIO DI APERTURA DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE
La Sala Stampa della Santa Sede, in occasione della XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, resta aperta secondo il
seguente orario:
- Mercoledì 15 ottobre: ore 09.00 - 20.00
- Giovedì 16 ottobre: ore 09.00 - 21.00
- Venerdì 17 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Sabato 18 ottobre: 09.00 - 19.00
- Domenica 19 ottobre: ore 10.00 - 13.00
- Da lunedì 20 ottobre a sabato 25 ottobre: ore 09.00 - 16.00
- Domenica 26 ottobre: ore 09.00 - 13.00
Il personale dell’Ufficio Informazioni e Accreditamenti è a
disposizione (nell’ingresso a destra):
- Lunedì-Venerdì: ore 09.00-15.00
- Sabato: ore 09.00-14.00
Eventuali cambiamenti saranno comunicati appena possibile, tramite
annuncio nella bacheca della Sala dei giornalisti presso la Sala
Stampa della Santa Sede, nel Bollettino informativo della
Commissione per l’informazione della XII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e nell’area Comunicazioni di
servizio del sito Internet della Santa Sede. |