|
11 - 14.10.2010
SOMMARIO
-
SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 14 OTTOBRE 2010 -
POMERIDIANO)
- ERRATA CORRIGE
- AVVISI
SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE (GIOVEDÌ, 14 OTTOBRE 2010 -
POMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
- AUDITIO AUDITORUM (II)
Alle ore 16.30 di oggi giovedì 14 ottobre 2010, con la preghiera
dell’Adsumus, è iniziata la Settima Congregazione Generale, per la
continuazione degli interventi in Aula sul tema sinodale La Chiesa
Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La
moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor
solo e un’anima sola” (At 4, 32).
Presidente Delegato di turno S. B. Ignace Youssif III YOUNAN,
Patriarca di Antiochia dei Siri (LIBANO).
Agli interventi sul tema sinodale è seguito un tempo di interventi
liberi dei Padri Sinodali, alla presenza del Santo Padre.
Alle ore 18.30 il Presidente Delegato ha dato la parola all’Invitato
Speciale, Sig. Muhammad AL-SAMMAK, Consigliere politico del Mufti
della Repubblica (LIBANO) e successivamente all’Invitato Speciale,
Ayatollah Seyed Mostafa MOHAGHEGH AHMADABADI, Professore della
Facoltà di Diritto dell’Università “Shahid Beheshti” di Teheran;
Membro dell’Accademia iraniana delle scienze (IRAN). Gli interventi
integrali saranno pubblicati nel numero 12 di questo Bollettino.
A questa Congregazione Generale che si è conclusa alle ore 19.00 con
la preghiera dell’Angelus Domini erano presenti 160 Padri.
INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
Sono intervenuti i seguenti Padri:
-
Rev. P. Boulos TANNOURI, O.A.M., Superiore Generale dell'Ordine
Antoniano Maronita (LIBANO)
- S. E. R. Mons. Chucrallah-Nabil HAGE,
Arcivescovo di Tiro dei Maroniti (LIBANO)
-
S. Em. R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Presidente del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL
VATICANO)
- Rev. Raymond MOUSSALLI, Protosincello del Patriarcato di Babilonia
dei Caldei (GIORDANIA)
-
S. E. R. Mons. Edmond FARHAT, Arcivescovo titolare di Biblo,
Nunzio Apostolico (LIBANO)
-
S. E. R. Mons. Youssef ABOUL EL KHER, Vescovo di Sohag dei Copti
(REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
-
S. E. R. Mons. Grégoire Pierre MELKI, Vescovo titolare di Batne
dei Siri, Esarca Patriarcale del Patriarcato di Antiochia dei Siri
(GERUSALEMME)
-
S. E. R. Mons. Paul DAHDAH, O.C.D., Arcivescovo titolare di Are di
Numidia, Vicario Apostolico di Beirut dei Latini (LIBANO)
-
S. E. R. Mons. Ruggero FRANCESCHINI, O.F.M. Cap., Arcivescovo di
Izmir, Amministratore Apostolico del Vicariato Apostolico
dell'Anatolia, Presidente della Conferenza Episcopale di Turchia
(TURCHIA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- Rev. P. Boulos TANNOURI, O.A.M., Superiore Generale dell'Ordine
Antoniano Maronita (LIBANO)
La situazione socio-politica in Medio Oriente non è destinata a
migliorarsi. Perciò l’emigrazione rimane la scelta più facile per
scappare da tale situazione. La Chiesa non deve limitarsi alla
logica puramente umana, al contrario, ispirandoci al Vangelo, essa
deve indicare la scelta giusta anche se difficile: “Entrate dalla
porta stretta” dice il Signore. È dovere dunque della Chiesa educare
i fedeli ad accettare la croce e portarla con dignità. Però
l’insegnamento non è l’unico mezzo per rafforzare la fede e la
speranza dei fedeli. Ispirata dall’esempio del profeta Geremia che
compra il campo del suo cugino quando la città santa stava sotto
assedio, la Chiesa è così chiamata a compiere atti di questo tipo:
atti profetici per dare speranza ai fedeli.
[00114-01.03] [IN088] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Chucrallah-Nabil HAGE, Arcivescovo di Tiro dei
Maroniti (LIBANO)
Un combat solidaire avec les autres : la fondation ADYAN (Inst. Lab
106).
L'homme au Moyen Orient, qu'il soit chrétien ou d'une autre
religion, est en situation de précarité face à différents maux
d'ordre politique, économique, juridique, social ou moral (106).
Face à cet état de choses, le chrétien ne peut mener un combat
solitaire, mais solidaire de tous les citoyens.
La fondation ADYAN (religions) me semble être un exemple concret et
significatif de ce combat commun des croyants. Créée par des
chrétiens et des musulmans libanais en 2006, ADYAN vise à travers
son action à promouvoir une connaissance éclairée des religions, une
approche intégrative de vivre ensemble et une solidarité entre des
croyants. Ainsi elle offre des études interreligieuses et développe
des recherches de théologie en dialogue d'une part, et d'autre part,
elle crée des réseaux interreligieux, où croyants de différentes
confessions se retrouvent unis dans la quête d'une compréhension
plus juste de leur foi et d'une authenticité de vie et de
témoignage.
Par ses programmes éducatifs, la fondation aide les jeunes à assumer
leur foi d'une manière personnelle. En plus, elle contribue au
développement d'une morale sociale commune fondée sur le respect des
droits de l'homme. Par ses films qu'elle crée, elle met en vedette
des modèles de solidarité intercommunautaires. Pour consolider la
solidarité spirituelle au niveau de la base, on commémore tous les
ans l'événement d'Assise de 1986, en réunissant des représentants de
toutes les religions du pays autour des valeurs spirituelles comme
par exemple: la paix, la réconciliation etc ... ADYAN, n'est-elle
pas pour nous tous un signe d'espérance?
[00115-03.02] [IN089] [Texte original: français]
- S. Em. R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Presidente del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL
VATICANO)
1. LA CONOSCENZA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA:
Dalla lettura dell' Instrumentum Laboris di questo sinodo, emerge la
necessità di diffondere maggiormente la conoscenza del Vangelo e
della Dottrina Sociale della Chiesa fra i cristiani, e non solo, nei
paesi dell' area medio-orientale. Quindi, secondo il senso del par.
26 (Instr. Laboris), la conoscenza del sito del PCGP potrebbe essere
favorita come strumento al servizio delle Chiese locali per
l'approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa. A questo
proposito, il PCGP si impegna di completare la traduzione in Arabo
del Compendium della Dottrina Sociale della Chiesa.
Inoltre, si potrebbe, visto l'intento del PCGP di istituire una
summer school presso questo Dicastero, pensare di invitare e
coinvolgere anche sacerdoti provenienti dal Medio Oriente nel senso
del desiderio espresso in par. 26 (Instr. Laboris). Un' altra
iniziativa che potrebbe essere promossa dal PCGP è quella di portare
la dottrina sociale della Chiesa direttamente in Medio- Oriente,
organizzando, ad esempio, un simposio di presentazione della Caritas
in veritate .
2. LIBERTÀ RELIGIOSA
Al par. 37, si lege: "In Oriente, libertà di religione vuol dire
solitamente libertà di culto .... " etc. Visto il tema del Messaggio
della Pace 2011 (Libertà Religiosa, via per la pace), occorrerebbe,
prima di tutto, ribadire il fatto che libertà religiosa autentica
include la libertà di predicare e di convertire. Inoltre, è da
notare che in alcuni paesi, il discorso sulla libertà religiosa è
sempre visto con diffidenza. Per questi, la libertà religiosa
implica relativismo religioso, indifferentismo e la negazione del
patrimonio religioso del paese. La Chiesa Cattolica affrontava lo
stesso problema al riguardo dell' interpretazione di "Dignitatis
Humanae" del Vat.II ( la Dichiarazione sulla libertà religiosa) anni
fa. Ma come ci insegna Papa Benedetto XVI, "La libertà religiosa non
significa indifferentismo, e non implica l'uguaglianza di tutte le
religioni" Civ. 55). Infatti, non c'è nessun conflitto fra la
libertà religiosa e la forte difesa dell' identità religiosa d'una
persona contro il relativismo. La libertà religiosa riguarda il
privilegio (libertà) d'un credente di formare, vivere ed annunciare
la sua esperienza religiosa, senza coercizione dello Stato, ma colla
possibilità di contribuire alla costruzione dell' ordine sociale.
Quindi le Chiese e le religioni di minoranza in Medio-Oriente non
devono subire discriminazione, violenza, propaganda diffamatoria
(anti-cristiana), la negazione di permessi di costruire edifici di
culto, e di organizzare funzioni pubbliche. Infatti, la promozione
delle Risoluzioni contro Diffamazione delle Religioni nel quadro
dell' Organizzazione delle Nazioni Unite non deve limitarsi a Islam
(Islamofobia) nel mondo occidentale. Essa deve includere
Cristianesimo (Cristianofobia: la religione e le comunità dei
credenti) nel mondo Islamico.
Si può pure promuovere l'adozione, sempre nel quadro dell' ONU,
d'una risoluzione sulla Libertà religiosa come alternativa alla
risoluzione sulla Diffamazione delle Religioni.
3. MIGRAZIONE:
Nella sezione relativa all'immigrazione internazionale in Medio
Oriente in particolare al paragrafo 49 e 50 si affrontano temi che
stanno particolarmente a cuore a questo PCGP:
- Il tema dell' immigrazione, come fenomeno mondiale (emigrazione &
immigrazione).
- Il tema del lavoro decente per i lavoratori domestici, che sono
prevalentemente donne.
Qui si coniugano esigenze legate al rispetto della dignità umana,
dei diritti umani e diritti dei lavoratori nonché esigenze legate al
rispetto del credo religioso.
4. FORMAZIONE DEI GIOVANI PROMOTORI DELLA PACE
Infine, in virtù delle tante ostilità presenti nell'area
mediorientale, il par.69 sottolinea l'importanza di "formare i
giovani a superare queste barriere e ostilità interne, e a vedere il
volto di Dio in ogni essere umano, per collaborare insieme ad
edificare una città comune accogliente". Il PCGP potrebbe pensare di
privilegiare nella scelta degli stagieres e dei partecipanti alle
summer schools degli studenti provenienti dal Medio Oriente che,
ritornati in patria, possono agire da portavoce di un messaggio di
pace fra i giovani, specie di peace practitioner (cfr. Laura
Villanueva e il suo peace Field Japan).
In conclusione, come sostenuto al paragrafo 115, la più grande
testimonianza che i cristiani possono dare in campo sociale, in
Medio Oriente come nelle restanti parti del mondo, è quello della
gratuità dell' amore verso l'uomo. L'invito al dono e alla gratuità
da parte di Papa Benedetto XVI nell' enciclica Caritas in veritate
è, infatti, un invito ad assumere un atteggiamento fraterno,
un'attitudine a promuovere la crescita del prossimo, un' attitudine
alla ricerca del bene comune.
[00116-01.02] [IN090] [Testo originale: italiano]
- Rev. Raymond MOUSSALLI, Protosincello del Patriarcato di Babilonia
dei Caldei (GIORDANIA)
Noi siamo parte della storia e della cultura di questa regione
medio-orientale, e se saremo costretti ad abbandonarla perderemo la
nostra identità nella prossima generazione. Per questo spero che dal
Sinodo emerga la necessità di una più stretta collaborazione tra i
capi delle varie Chiese nel dialogo reciproco con i fratelli
musulmani moderati. Come sappiamo le nostre chiese con il clero in
Iraq vengono attaccati. C’è una deliberata campagna per cacciare i
cristiani al di fuori del paese. Ci sono piani satanici dei gruppi
fondamentali estremisti che non sono solo contro i cristiani
iracheni in Iraq, ma i cristiani in tutto il Medio Oriente.
I cristiani Caldei Cattolici sono la maggior parte della comunità
dei profughi che ha come riferimento il vicariato del Patriarcato
della Chiesa Caldea, sono circa 10.000 persone; inoltre ci sono
Assiri-Siri-Armeni e altri circa 10.000 che vivono in Giordania con
350.000 musulmani iracheni profughi. Sono in condizioni di estrema
povertà e senza alcuna speranza di tornare nella terra dei propri
antenati. Da anni sono in situazioni di grande tribolazione spesso
culminanti in atti di vera e propria persecuzione. Come Chiesa siamo
impegnati con la Caritas, la missione pontificia, altre
organizzazioni (educazione - catechismo - sanità -
sociopastorali...) ma i nostri mezzi sono limitati. La maggior parte
delle comunità dei profughi ci hanno consegnato alcuni documenti che
contengono testimonianze scritte indirizzate a rappresentanze
diplomatiche di paesi occidentali (in particolare Stati Uniti e
Australia) e all'Ufficio di Amman dell'Alto commissariato delle
Nazioni Unite per i Profughi (UNHCR) al fine di ottenere il
riconoscimento dello status di rifugiati. Secondo le loro fonti sono
registrate circa 50.000 persone.
Vogliamo sensibilizzare la comunità internazionale che non può
restare in silenzio davanti al massacro dei cristiani in Iraq, i
Paesi di tradizione cattolica, affinché facciano qualcosa per i
cristiani iracheni, a cominciare dalla pressione sul Governo locale.
Stiamo attraversando un tempo catastrofico per l'emigrazione delle
famiglie e la perdita del nostro popolo che parla ancora la lingua
aramaica pronunciata da nostro Signore Gesù Cristo.
[00117-01.04] [IN091] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Edmond FARHAT, Arcivescovo titolare di Biblo,
Nunzio Apostolico (LIBANO)
À part qu'au Moyen Orient nous ne sommes pas un "petit Reste" même
si le mot est biblique, cette conclusion est très encourageante.
Nous ne sommes pas le petit reste, mais la main tendue de l'Église
qui communie à sa source d'Eau Vive et témoigne sa joie aux frères
les plus éloignés. Sa place et sa mission ne dépendent ni de la
bienveillance des uns, ni de la tolérance des autres. Et je me
permets de faire deux considérations, l'une sur le passé et l'autre
sur l'avenir des chrétiens en Moyen-Orient.
Le passé récent nous a fait vivre des grandes épreuves de foi que le
document n'hésite pas à cerner comme "la non résolution du conflit
israélo-palestinien, le non respect du droit international,
l'égoïsme des grandes puissances et le non respect des droits
humains" (n°118), avec toutes leurs conséquences négatives comme
l'émigration et le découragement. La situation du Moyen-Orient
aujourd'hui, c'est comme un organe vivant qui a subi une greffe
qu'il n'arrive pas à assimiler et qui n'a pas eu de spécialistes
pour le soigner. En dernier recours, l'Orient arabe musulman a
regardé vers l'Église, croyant, comme il le pense en lui-même,
qu'elle est capable de lui obtenir justice. Cela n'a pas été le cas
et il est déçu, il a peur. Sa confiance s'est transformée en
frustration. Il est tombé en crise profonde. Le corps étranger, non
assimilé, le ronge et l'empêche de s'occuper de son état général et
de son développement. Le Moyen-Orient musulman dans son écrasante
majorité est en crise. il ne peut se faire justice à lui même. Il ne
trouve pas d'alliés ni sur le plan humain, ni sur le plan politique,
moins encore sur le plan scientifique. Il est frustré. Il se
révolte.
Sa frustration a eu pour effets les révolutions, le radicalisme, les
guerres, la terreur, et l'appel (da'wat) au retour aux enseignements
radicaux (salafiyyah). Voulant se faire justice par lui-même, le
radicalisme recourt à la violence. Il croit faire plus d'échos s’il
s'attaque aux corps constitués. Le plus accessible et le plus
fragile, c'est l'Église. Ne connaissant pas la notion de gratuité,
il accuse les chrétiens d'avoir des arrières-pensées de
prosélytisme, d'être complices des puissances impériales. De l'Irak
à la Turquie, du Pakistan jusqu'aux Indes, les victimes se sont
multipliées. Elles sont toujours des innocents et des serviteurs
bénévoles (Mgr Luigi Padovese et Andrea Santaro en Turquie, 1'avocat
assassiné avec sa famille au Pakistan, Mgr Claverie et les religieux
et religieuses d'Algérie, les prêtres, religieux et fidèles
innocents, assassinés pendant la guerre du Liban). Ce sont des
cibles faciles.
Pour l'avenir, le texte nous recommande de ne pas avoir peur. Cela
ne veut pas dire que nous sommes indifférents. Mais c'est le moment
de la purification et des douleurs d'enfantement, même dans la
société musulmane. À nous de continuer notre route dans ces
conditions. C'est notre mission. C'est notre rôle que personne
d'autre ne peut remplir à notre place. Il s’agit de parler non
seulement du Dieu tout puissant, mais aussi de Jésus Christ son
Fils, en arabe. Non seulement il ne faut pas avoir peur, mais il
faut transmettre le message aux générations futures. Baignée par le
sang de ses martyrs, encouragée par ses maîtres, ses saints et ses
bienheureux, l'Église au Moyen-Orient fleurira comme la Vigne du
Seigneur et portera beaucoup de fruits.
Aujourd'hui, l'Église subit des injustices et des calomnies. Comme
dans l'Évangile, beaucoup partent, d'autres se lassent ou prennent
la fuite. Les frustrés et les désespérés se vengent sur les
innocents. Derrière les assassinats physiques et les échecs les plus
cuisants, il y a le péché. C'est "ce pouvoir anonyme dont les hommes
se servent et par lequel les hommes sont tourmentés et même
assassinés", comme nous l'a dit le Saint-Père au début de nos
travaux (11.X.2010).
Quand Jésus est mort, "la terre trembla, les rochers se fendirent,
les tombeaux s'ouvrirent, le voile du temple se déchira en deux" (Mt
27/51). Le Mal croyait avoir vaincu. Au moment de sa Résurrection et
de sa victoire sur la mort, c'était l'aube discrète. Il s'est levé
sans rumeur. Il a roulé la pierre sans faire de bruit. Il n'y avait
pas de témoins. La Vie n'a pas besoin de témoins. Il est Maître et
Seigneur. Il en fera de même pour son Église en Moyen-Orient.
L'action de Dieu continue dans l'histoire. L'Église au Moyen-Orient
vit en ce moment son chemin de Croix et de purification, qui mène au
renouveau, à la résurrection. Les souffrances et les angoisses du
présent sont les gémissements du nouvel enfantement. Si elles
durent, c'est que ce genre de démons, qui tourmentent notre société,
ne se chassent que par la prière. Peut-être n'avons-nous pas encore
assez prié !
[00118-03.02] [IN092] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. Youssef ABOUL EL KHER, Vescovo di Sohag dei Copti
(REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
Pubblichiamo la traduzione francese del testo dell’intervento.
La versione originale verrà pubblicata nell’edizione araba del
Bollettino Synodus Episcoporum.
I Introduction
Au niveau de toutes les éparchies et des institutions éducatives
ecclésiales, des efforts communs ont été faits pour s’occuper de la
préparation des catéchistes au niveau personnel et quotidien, ainsi
qu’au niveau de l’Église, dans le but de prendre la responsabilité
du service de la catéchèse.
II Différents domaines de travail dans le champ du service de
l’éducation religieuse
1. Les instituts d’enseignement religieux
Dans toutes les éparchies, ont été ouverts des instituts pour la
formation religieuse.
2. Une Commission chargée par le Conseil des Patriarches et des
Évêques catholiques s’occupe de préparer et d’éditer un seul livre
d’instruction religieuse destiné à l’ensemble des confessions
catholiques en Égypte.
3. Un prêtre et un laïc de l’Église catholique ont participé au
Comité érigé par le Ministère de l’Éducation et de l’Enseignement
égyptien pour mettre à jour les méthodes d’instruction chrétienne.
4. Le Secrétariat général des écoles catholiques s’occupe de suivre
et de former les instituteurs des écoles qui en dépendent et qui ont
la responsabilité de l’instruction chrétienne.
III Les défis et les difficultés
1. Les situations économiques préoccupent les familles considérées
comme premier fondement et premier lieu où grandit le grain de la
foi.
2. Les moyens de la technologie moderne et de l’information attirent
l’esprit des enfants et des jeunes et mènent à un changement dans
l’échelle des vertus évangéliques.3. La minorité catholique est
attirée par le fanatisme religieux et confessionnel ainsi que par de
multiples séductions. De même, les difficultés confessionnelles,
centrées sur des questions liturgiques, comme celles d’un nouveau
baptême et l’empêchement de la communion, ne s’occupent pas de
l’essentiel et créent un scandale et un éparpillement.
4. La superficialité du programme scolaire et l’absence voire la
faiblesse de l’aptitude des instituteurs à enseigner une éducation
religieuse font que ceux des autres matières enseignent l’éducation
religieuse de façon bénévole.
IV La perspective future
1. Il faut une plus grande unification des efforts au service de la
catéchèse à tous les niveaux et une persévérance dans la rédaction
et la publication de livres unifiés.
2. L’ouverture du coeur et la libération du fanatisme religieux et
confessionnel sont une opportunité pour créer des chances de travail
en commun et se focaliser sur ce qui nous unit.
3. Il est nécessaire de s’occuper davantage des jeunes et de les
accompagner afin qu’ils soient mis à jour sur les changements de
notre époque en partant des vertus évangéliques.
“D'un seul cœur, ils fréquentaient assidûment le Temple... Ils
louaient Dieu et avaient la faveur de tout le peuple” (Ac 2, 46-47).
[00131-03.04] [IN093] [Texte original: arabe]
- S. E. R. Mons. Grégoire Pierre MELKI, Vescovo titolare di Batne
dei Siri, Esarca Patriarcale del Patriarcato di Antiochia dei Siri
(GERUSALEMME)
À la demande de l'Assemblée des Ordinaires Catholiques de Terre
Sainte, je vais parler de la Migration et de la Terre Sainte. Le
phénomène de la migration existe depuis toujours. Dans le cas de la
Terre Sainte, nous allons nous limiter à la situation qui prévaut
aujourd'hui, et ce depuis le 19éme siècle.
Les causes en sont toujours les mêmes, politiques et économiques. Et
tant que le conflit palestino-israélien n'est pas résolu, ne soyons
pas surpris de voir d'autres chrétiens prendre le chemin de l'exode.
Étant la première cause de l'émigration, le conflit en question doit
amener les parties qui s'opposent sur le terrain ainsi que les
instances internationales à beaucoup travailler pour une solution
équitable et durable de ce conflit.
D'autre part, il faut signaler d'autres facteurs qui ont contribué à
la diminution du nombre des chrétiens en Terre Sainte : la
dénatalité des couples, le mariage à un âge avancé, la réunification
des familles, la poursuite des études supérieures à l'étranger etc.
Et les divisions politiques et religieuses existantes en sont elles
aussi un motif valable .
Bénéfique à certains égards pour les pays qui accueillent nos
émigrés, l'émigration constitue un coup dur non seulement à la
présence et au témoignage chrétiens en Terre Sainte mais aussi à la
vie socio-politique en général puisqu'elle prive les pays d'origine
de potentiels qui auraient pu accélérer leur progrès et leur
développement.
Cette situation nous interpelle tous. Il faut faire quelque chose.
Je propose quelques pistes:
- Faire appel aux instances internationales pour qu'elles fassent
pression sur les parties concernées en vue d'un règlement rapide du
conflit.
- Faire appel aux Églises en présence pour qu'elles oeuvrent
sérieusement dans la voie du rapprochement et de l'unité.
- Mettre sur pied plus de projets concrets et communs comme les
logements, la création d'emplois, les hôpitaux, etc.
- Prendre pastoralement en charge les chrétiens africains et
asiatiques venus chez nous ...
[00132-03.03] [IN094] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. Paul DAHDAH, O.C.D., Arcivescovo titolare di Are di
Numidia, Vicario Apostolico di Beirut dei Latini (LIBANO)
Dans le texte de l'Instrumentum laboris, les fondements
théologiques, trinitaires, christologiques et ecclésiologiques de la
communion ecclésiale sont clairement exprimés. Ils sont la base de
la vie sacramentelle et de l'engagement des baptisés dans les
activités nécessaires à la croissance de l'Église dans la fidélité
et la sainteté et au développement des oeuvres de service et de
témoignage au sein de la société des hommes. Ils sont aussi la
référence de la législation qui gère les relations entre les membres
des Églises, hiérarchie et fidèles, entre les Églises catholiques et
avec les Églises soeurs.
Le texte mentionne les organismes ecclésiaux déjà mis en place pour
favoriser et développer la communion entre les Églises orientales
catholiques au niveau global, puis au niveau des Patriarcats et
enfin des Éparchies. Il relève le rôle primordial du Patriarche puis
de l'Évêque pour favoriser la communion, la cohésion, l'unité dans
la diversité. Le texte ne manque pas de souligner la " lourde
responsabilité spirituelle et morale" des ministres du Christ et des
personnes consacrées (n° 58).
Apparemment, tout est dit, tout est clair; mais le texte suggère que
la réalité est loin de l'idéal ainsi présenté et qu'il y a encore
beaucoup à faire pour réaliser la communion. L'organigramme des
institutions ecclésiales et la législation qui règle ces structures
semblent parfaits, mais cette belle machine fonctionne-t-elle? Au n°
55 nous relevons: "pour promouvoir l'unité dans la diversité, il
faut dépasser le confessionnalisme dans ce qu'il peut avoir d'étroit
ou d'exagéré, encourager l'esprit de coopération entre les
différentes communautés, coordonner l'activité pastorale et stimuler
l'émulation spirituelle et non la rivalité". Ailleurs (n° 58) on lit
"beaucoup de fidèles souhaitent de la part du clergé et des
religieux une plus grande simplicité de vie, un réel détachement par
rapport à l'argent et aux commodités du monde, une pratique
rayonnante de la chasteté et une pureté de moeurs transparente".
Le texte nous paraît lénifiant et timide; mais on lit une claire
dénonciation des méfaits du confessionnalisme et du cléricalisme,
des mesquineries, de l'appétit du gain, de la recherche du pouvoir,
du confort et des titres de membres du clergé et de religieux et
religieuses qui se comportent sans complexe en fonctionnaires et en
notables. Ces comportements ne peuvent qu'entraîner le scandale, la
désintégration de la communion, la désaffection et la contestation
de l'Église et de la religion chrétienne, et faire le lit des sectes
de tout genre.
Dans plusieurs situations pastorales particulières, les fidèles font
face à des attitudes problématiques du clergé qui concernent
concrètement la communion ecclésiale:
- La pratique dominicale dans l'église la plus proche, quelle que
soit cette proximité (locale, affective, linguistique ou autre);
- La célébration du mariage dans l'Église de l'épouse et non dans
celle du mari;
- La catéchèse et la première communion dans une autre paroisse que
la paroisse ordinaire, question de langue et de culture,
- Le passage d'un fidèle à une autre Église catholique
- Les tarifs parfois exorbitants exigés pour les sacrements
(baptêmes, mariages, etc.)
Dans ces situations et d'autres, le clergé et les religieux
manifestent souvent qu'ils n'ont pas compris ce qu'est la "communion
ecclésiale".
[00133-03.02] [IN095] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. Ruggero FRANCESCHINI, O.F.M. Cap., Arcivescovo di
Izmir, Amministratore Apostolico del Vicariato Apostolico
dell'Anatolia, Presidente della Conferenza Episcopale di Turchia
(TURCHIA)
La piccola Chiesa di Turchia, a volte ignorata, ha avuto il sue
triste momento di fama con il brutale assassinio del Presidente
della Conferenza Episcopale Turca, Mons. Luigi Padovese. In breve,
voglio chiudere questa spiacevole parentesi cancellando
insopportabili calunnie fatte circolare dagli stessi organizzatori
del delitto. Perché di questo si tratta: omicidio premeditato, dagli
stessi poteri occulti che il povero Luigi aveva, pochi mesi prima,
indicato come responsabili dell'assassinio di Don Andrea Santoro,
del giornalista armeno Dink e dei quattro protestanti di Malatya;
cioè un' oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici
religiosi, esperti in strategia della tensione. La situazione
pastorale e amministrativa del Vicariato dell' Anatolia è grave. I
motivi sono:
1) Le divisioni all'interno della comunità cristiana, già fragile di
per sé;
2) La gestione dell' economia di tutto il Vicariato;
3) La gravissima scarsità di personale missionario.
Cosa chiediamo alla Chiesa? Semplicemente quello che ora ci manca:
un Pastore, qualcuno che lo aiuti, i mezzi per farlo, e tutto questo
con ragionevole urgenza.
Il peso della gestione straordinaria di questa situazione è stato
finora sostenuto esclusivamente
dall'Archidiocesi di di Smirne.
Siamo una Chiesa antichissima, tanto povera quanto ricca di una
tradizione che solo Gerusalemme e Roma possono vantare. Non
cominceremo certo adesso a lamentarci o piangere miseria, non è
nostro uso, e lungi da noi anche solo il pensiero di rivendicare
un'attenzione particolare per via dell'uccisione del Presidente
della nostra Conferenza Episcopale; ma certo un'attenzione
particolare merita la nostra gente e chi ha versato il sangue.
Perdonate lo sfogo: vi preghiamo di condividere con noi questa
situazione che può essere superata, a breve, almeno in due aspetti:
la nomina di un nuovo pastore e un sostegno economico.
L'invio di personale missionario dipende evidentemente da altri
fattori che possono esigere tempi più lunghi ma questo non deve
indurci a credere che non sia un aspetto meno urgente.
La Chiesa di Anatolia è a rischio di sopravvivenza, e questa è una
situazione di cui vi faccio partecipi con un tono di gravità e
urgenza. Voglio tuttavia rassicurare le Chiese vicine, in
particolare quelle che soffrono persecuzione e vedono i propri
fedeli trasformarsi in profughi, che come CET saremo ancora
disponibili all'accoglienza e all'aiuto fraterno, anche oltre le
nostre possibilità; così come siamo aperti ad ogni collaborazione
pastorale con le Chiese sorelle e con i musulmani di una laicità
positiva, per il bene dei cristiani che vivono in Turchia, e per il
bene dei poveri e dei profughi numerosi in Turchia.
La culla della Chiesa delle origini, possa essere la casa della
Chiesa unita.
[00136-01.04] [IN096] [Testo originale: italiano]
AUDITIO AUDITORUM (II)
Inoltre, sono intervenuti i seguenti Uditori e Uditrici:
-
Sig.ra Rita MOUSSALLEM, Membro del Movimento dei Focolari (Opera
di Maria) (LIBANO)
-
Sig. Saïd A. AZER, Membro del Pontificio Consiglio per i Laici
(REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
-
Sig. Naguib KHOUZAM, Direttore Generale del "SETI Center" -
Caritas Egitto (REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
-
Rev.da Suora Karima TAMER HENDY AWAD, R.B.P., Superiora
Provinciale delle Religiose di Nostra Signora della Carità del Buon
Pastore (REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
-
Prof. Marco IMPAGLIAZZO, Ordinario di Storia Contemporanea presso
l'Università degli Studi per Stranieri di Perugia, Presidente della
Comunità di Sant'Egidio (ITALIA)
-
Prof. Sobhy MAKHOUL, Segretario Generale dell'Esarcato Maronita
Cattolico di Gerusalemme, del Territorio dell'Autorità Palestinese e
della Giordania (ISRAELE)
-
Sig. Jacques F. EL KALLASSI, Direttore Generale di “Télé-lumière”
e Presidente del Consiglio di Amministrazione di “Noursat” (LIBANO)
-
Sig.ra Pilar LARA ALÉN, Presidente della "Fundación Promoción
Social de la Cultura" (SPAGNA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi degli Uditori e
Uditrici:
- Sig.ra Rita MOUSSALLEM, Membro del Movimento dei Focolari (Opera
di Maria) (LIBANO)
L'Opera di Maria o Movimento dei Focolari è presente nel Medio
Oriente sin dal 1967. E' radicata nella cultura del posto, in
comunione stretta con la Chiesa universale e con le chiese locali,
sotto la premura e la benedizione dei Patriarchi e Vescovi del
luogo. Conta circa 15.000 tra membri e aderenti cattolici di vari
riti.
Spronata a rievangelizzarsi continuamente dal contatto vivo con la
Parola di Dio, cerca di affrontare i dolori e le sfide del Medio
Oriente alla luce di essa. Seguendo gli insegnamenti della Chiesa, i
suoi membri s'impegnano a testimoniare il Vangelo nella società dove
vivono. La spiritualità di comunione che la caratterizza porta a
fare l'esperienza del Risorto tra i Suoi, che infonde coraggio di
fronte alle innumerevoli sfide. Non poche famiglie, tentate
dall'emigrazione, forti del sostegno della comunità hanno deciso di
rimanere nei propri Paesi per costruire insieme agli altri un futuro
migliore. Molte le storie coraggiose di perdono e di riconciliazione
che risultano di sprone per tanti. Gesù crocefisso e abbandonato,
fonte inesauribile di amore e vita nuova, è per i suoi membri
risposta e via, mezzo insostituibile per diffondere una cultura
della Resurrezione.
Numerosi fratelli ortodossi condividono con i membri cattolici
dell'Opera di Maria la sua spiritualità. Inseriti ciascuno nella
propria chiesa, fortemente legati dalla carità di Cristo, vivono ed
operano insieme per la realizzazione del testamento di Gesù: "che
tutti siano uno" (Gv 17,21).
Con alcuni musulmani ed ebrei si fa una profonda esperienza di
dialogo della vita e dell'esperienza religiosa, vivendo e lavorando
insieme per la fratellanza universale e la pace.
[00119-01.03] [UD002] [Testo originale: italiano]
- Sig. Saïd A. AZER, Membro del Pontificio Consiglio per i Laici
(REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
Des milliers de jeunes et d'adultes, membres de plus que vingt
mouvements Apostoliques - ainsi que du Chemin Néocatéchuménal -
participent vivement aux services de l'Église en Égypte, à travers
l'écoute de la Parole de Dieu et la célébration des saints
sacrements.
Mais ils doivent affronter tous les jours les tentations
continuelles, ce qui menace leur foi.
Les défis les plus importants auxquels font face les membres de ces
mouvements sont :
- L'émigration, comme conséquence d'une foi superficielle.
- Les moyens de communication journaliers et Internet.
- Le monde qui se dirige vers "la culture de la mort", comme l'avait
dit S.S. le Pape Jean-Paul II. Comme exemple: les mariages
homo-sexuels, le divorce express, l'avortement, l'attaque
continuelle contre la famille chrétienne.
- Beaucoup de chrétiens ne s’intéressent plus aux liturgies, et
n'écoutent plus.
- La Messe du Dimanche seule n’est plus suffisante pour la
croissance de la foi.
- Le pardon et la conversion sont des valeurs qui n'existent plus
dans la vie de tous les jours.
- Le manque d’unité entre les membres du clergé, et leur formation
humaine et spirituelle n'est parfois pas acceptable, et souvent
scandaleuse.
- L’immersion des jeunes dans une ambiance anti-évangélique.
La solution, face à ces défis, réside dans la prise de conscience
des membres de ces communautés du sens de leur présence, de la
valeur de leur mission et de leur vocation chrétienne envers
l’Église et le pays où ils vivent. Le Chemin Néocatéchuménal, par
exemple, a une expérience vive de ses membres qui ont annulé l’idée
de l'émigration, des jeunes qui ont abandonné la drogue, des
mariages rebâtis, l’ouverture à la vie en ce qui concerne le nombre
d'enfants, des milliers de jeunes garçons et filles à travers le
monde qui ont offert leurs vies pour les vocations sacerdotales et
les monastères, ainsi que la communion avec les autres Églises.
[00120-03.02] [UD003] [Texte original: français]
- Sig. Naguib KHOUZAM, Direttore Generale del "SETI Center" -
Caritas Egitto (REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
Pubblichiamo la traduzione francese del testo dell’intervento.
La versione originale verrà pubblicata nell’edizione araba del
Bollettino Synodus Episcoporum.
I. Je propose que le titre de mon intervention soit le suivant: la
contribution des chrétiens est une contribution de qualité,
distincte et indispensable.
Article 115: Dans le domaine social, notre témoignage le plus
important est “l’amour gratuit de l’homme” qui se concrétise en
instituts éducatifs et académiques: écoles, universités,
associations et instituts de développement, projets de renforcement
économique, centres de formation techniques et sanitaires. Ils
acceptent tous sans distinction de type, de doctrine ou de niveau
socio-économique, et centrent encore plus leur attention sur les
plus pauvres des pauvres et les plus marginalisés.
II. Je propose aussi d’inviter à faire tout le possible pour rendre
ces contributions “distinctes”. C’est dans cette distinction que se
trouve le témoignage qu’offre l’Église catholique. Pour cela, il
faut se concentrer sur:
1. La qualité (quality): elle peut être obtenue par une assurance de
la qualité de ce qui est offert (quality assurance) à travers des
normes bien précises précédemment adoptées, par des indicateurs
mesurables de la qualité de ces contributions et par un
accompagnement et une évaluation continue (monitoring and
evaluation). Tout cela en conformité avec l’esprit de “la vocation à
la perfection”.
2. Le renforcement (empowerment): il peut être obtenu par l’aide de
nos associés qui réalisent avec nous ces contributions, par une
distribution des responsabilités, par une procuration, par une
création continue qui se concentre sur l’esprit du travail et sur
les expériences nécessaires au travail.
3. La responsabilité (accountability): elle peut être obtenue par la
transparence et l’institution de règles claires, qui ne prêtent à
aucune confusion, et par l’application du principe de la récompense
et de la punition; cette demande de responsabilité doit être
réalisée à tous les niveaux.
III. Recommandations suggérées concernant le témoignage de l’Église
catholique dans le domaine social:
- que l’Église déclare une guerre “dans le sens de guerre” contre la
pauvreté et l’ignorance par tous les moyens possibles.
- que l’Église catholique fasse tout son possible pour le respect de
l’égalité et de la justice et pour la défense de la dignité et des
droits de l’homme, de tout homme et de n’importe quel homme.
- que l’Église aide les enfants et les jeunes à s’engager au service
de la patrie à travers le développement de la société et qu’elle
sème en eux l’esprit de la responsabilité et du don.
- que l’Église, dans tout ce qu’elle offre comme contribution
sociale, prenne en considération la qualité, le renforcement et la
demande de responsabilité.
[00121-03.03] [UD004] [Texte original: arabe]
- Rev.da Suora Karima TAMER HENDY AWAD, R.B.P., Superiora
Provinciale delle Religiose di Nostra Signora della Carità del Buon
Pastore (REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
Pubblichiamo la traduzione francese del testo dell’intervento.
La versione originale verrà pubblicata nell’edizione araba del
Bollettino Synodus Episcoporum.
L’Église au Moyen-Orient est plus concernée que les autres par la
conservation de sa vocation principale qui consiste dans le
développement de vocations saintes; et cela, car c’est de l’Orient
qu’est venue l’annonce de l’Évangile et c’est également en Orient,
dans les déserts de l’Égypte, qu’étaient présents les premières
semences des vocations et le début de la vie érémitique, source du
monachisme, avec ses grands fondateurs: Antoine, Macaire et Pacôme.
La pastorale apostolique des vocations provient du coeur même de
l’identité de chaque congrégation et de sa spiritualité. L’Église
est consciente des nombreux besoins du monde et du rôle apostolique
qu’elle doit accomplir. C’est pourquoi, elle s’occupe de la
pastorale des vocations, ainsi que de leur découverte, et demande
donc à nos congrégations de présenter ce travail apostolique en lui
donnant le droit d’être connu avec respect. L’Église est aussi
convaincue que le Christ Lui-même appelle qui il veut, parce qu’Il
continue à appeler aujourd’hui comme hier et nous utilise pour faire
parvenir son message aux coeurs. Le but de la pastorale des
vocations est d’aider le jeune à découvrir sa propre vocation dans
la vie chrétienne, que ce soit au niveau du mariage ou de la vie
monastique, et à découvrir les moyens pour répondre à cet appel. Si
le jeune découvre sa vocation pour la vie consacrée, l’Église doit
donc l’aider à choisir une mission quelconque. Il s’agit donc pour
l’Église d’aider les jeunes à discerner la volonté de Dieu et son
projet dans leurs vies. En effet, si les jeunes cherchent une
spiritualité solide, ils sont aujourd’hui confrontés au problème de
l’absence de critères concernant les vertus et la conduite à suivre.
Il y a un grand fossé entre le niveau scientifique des jeunes et
leur situation au niveau psychique, chrétien et affectif, et cela en
raison de la dissolution de la famille. C’est pourquoi le
discernement des vocations est devenu un problème ardu. La pastorale
des vocations doit être ecclésiale, c’est-à-dire insérée dans une
planification pastorale d’ensemble, ouverte sur toutes les vocations
et communautaire, concernant les communautés monastiques et
sacerdotales.
[00124-03.02] [UD005] [Texte original: arabe]
- Prof. Marco IMPAGLIAZZO, Ordinario di Storia Contemporanea presso
l'Università degli Studi per Stranieri di Perugia, Presidente della
Comunità di Sant'Egidio (ITALIA)
Il est de l'intérêt des sociétés musulmanes que les communautés
chrétiennes soient vivantes et actives dans le monde du
Moyen-Orient. Un Moyen-Orient sans chrétiens signifierait la perte
d'une présence interne à la culture arabe, capable de revendiquer le
pluralisme par rapport à l'islam politique et à l'islamisation. Sans
eux, l'islam serait davantage seul et fondamentaliste. Les chrétiens
présentent une forme de résistance à un "totalitarisme " islamisant.
Leur permanence au Moyen-Orient va dans l'intérêt général de ses
sociétés et de l'islam.
Entre les chrétiens et le Moyen-Orient, il y a un besoin de sécurité
pour l' avenir. Cette sécurité ne viendra pas de la protection
occidentale. On l'a vu dans l'histoire douloureuse de l'Irak. La
"sécurité" vient de la reconnaissance de la majorité des musulmans.
Non seulement de la reconnaissance des droits, mais aussi d'un
consensus social et culturel qui exprime la volonté de vivre
ensemble. Ce processus demande aux communautés chrétiennes d'êtres
des "minorités créatives ". Benoit XVI a affirmé : "Normalement ce
sont les minorités créatives qui déterminent l'avenir, et en ce sens
l'Église catholique doit se sentir comme une minorité créative".
Il ne convient pas de dire: nous sommes peu nombreux, ne soyons pas
trop exigeants. L'Église n'existe pas sans mission, une dimension à
laquelle elle ne peut renoncer. La perspective de la minorité
créative indique une issue: la créativité. La créativité balaie la
peur. Elle ne vient pas du nombre, du pouvoir politique. La
créativité vient de l'amour. Elle doit être toujours plus
l'imitation de Jésus. Nous devons aimer davantage ! Être fidèle à la
Tradition, c'est aussi être créatif. Il n'y a pas seulement un passé
chrétien à défendre au Moyen-Orient, mais aussi une vision du futur
à affirmer en partant de la conviction que les chrétiens ont là une
vocation historique : communiquer le nom de Jésus, le vivre et,
ainsi, oeuvrer pour construire de manière créative une civilisation
du vivre ensemble, celle dont le monde entier a besoin. Il y a ici
le devoir du dialogue. Je parle au nom de la Communauté de
Sant'Egidio qui, depuis 1986, continue de réaliser l'intuition
qu'eut Jean-Paul Il à Assise, lorsqu'il réunit les leaders religieux
et les invita à prier les uns à côté des autres pour la paix, dans
la conviction que de la foi religieuse peuvent jaillir de grandes
énergies de paix. Il y a un aspect spirituel de la paix, qui est la
fin de la guerre, mais qui est aussi l'art de vivre ensemble en
harmonie. Les Églises au Moyen-Orient peuvent être les artisans
d'une civilisation du vivre ensemble, exemplaire à l' échelle
mondiale, dans la mesure où elles réintègrent et revendiquent haut
et fort le sens de leur mission.
[00122-03.02] [UD006] [Texte original: français]
- Prof. Sobhy MAKHOUL, Segretario Generale dell'Esarcato Maronita
Cattolico di Gerusalemme, del Territorio dell'Autorità Palestinese e
della Giordania (ISRAELE)
- Ho scoperto che il cristianesimo non è innanzitutto una religione,
bensì l’AVVENIMENTO storico, singolare ed irripetibile,
dell'Incarnazione del Verbo di Dio: Gesù Cristo.
- Riconoscere questo EVENTO è facile: come riconoscere il volto di
un amico tra la folla. Perché ogni uomo è stato creato per questo
incontro: come Giovanni e Andrea, la samaritana, Zaccheo e il
centurione.
- Oggi, come in ogni angolo del mondo, in questo mondo "dopo Cristo
e senza Cristo" come ha scritto C. Péguy, anche noi, cristiani della
Terra Santa del Medio Oriente, abbiamo bisogno di incontrare QUI ED
ORA lo sguardo di Cristo per ripartire da Lui. Tutto il resto ci
sarà dato in più, abbiamo il bisogno di rinascere, come Nicodemo,
per ritrovare letizia e gusto per la nostra vita e perciò poterla
mostrare, a tutti coloro che incontriamo.
- Ricordiamoci infatti che noi GIÀ siamo luce del mondo e sale della
terra e che tutto l'uomo e tutti gli uomini attendono Cristo, come
ci ha ricordato Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica
"Redemptor hominis".
- Il cristiano è chiamato nel mondo a riconoscere la presenza del
Cristo e a partire da Lui nell'affrontare ogni circostanza.
Diversamente, i problemi appariranno sempre inesorabili e senza
soluzione. Il nostro punto di partenza e di giudizio è originale: il
Signore presente nella Sua Chiesa qui ed ora. Solo così possiamo
diventare davvero utili al mondo.
- Mancanza della pace. Conseguenza ovvia dell'assenza di giustizia
in Medio Oriente. Le potenze mondiali che vantano di essere i
difensori della libertà e dei diritti umani sono i primi a
sacrificare i deboli e le minoranze sul tavolo delle trattative per
il loro interesse politico ed economico.
- Nella realtà politica mondiale attuale, l'unico garante per la
presenza cristiana è la Santa Sede, perciò chiediamo più incisività
e dinamismo su questo versante.
[00123-01.03] [UD007] [Testo originale: italiano]
- Sig. Jacques F. EL KALLASSI, Direttore Generale di “Télé-lumière”
e Presidente del Consiglio di Amministrazione di “Noursat” (LIBANO)
Pubblichiamo la traduzione francese del testo dell’intervento.
La versione originale verrà pubblicata nell’edizione araba del
Bollettino Synodus Episcoporum.
- L’information est le premier pouvoir, l’arme du siècle, origine
première de la connaissance.
- La nécessité urgente de construire une stratégie nouvelle et
universelle de l’information.
- L’information a le devoir d’éduquer les jeunes chrétiens et
musulmans.
- Nourrir l’esprit de l’acceptation de l’autre: nourrir l’esprit de
la liberté, la liberté de l’esprit, la liberté d’expression, la
liberté de la femme.
- Répandre dans l’information la rumeur que les chrétiens sont une
minorité a comme but non seulement de faire quitter l’Orient aux
chrétiens, mais également de supprimer la civilisation chrétienne de
l’histoire.
- L’information est la première introduction au changement.
- La première introduction au changement et à la prospérité est de
s’occuper de l’homme.
- L’information doit dire que les religions, les États et les
régimes doivent être tous au service de l’homme et non le contraire.
- L’information doit diffuser le fait que la présence chrétienne en
Orient n’est pas seulement pour nous-mêmes, mais qu’elle est une
fidélité à nos propres patries, ainsi qu’une communion avec l’autre
et une ouverture à son égard.
- L’information doit diffuser le fait que chaque peuple a le droit
de connaître son patrimoine et sa culture historique et la
conserver.
- L’information est en mesure de mettre des limites à la violence et
au terrorisme, au désordre sécuritaire, à la drogue et à la culture
de la mort, aux violations contre la nature.
[00125-03.03] [UD008] [Texte original: arabe]
- Sig.ra Pilar LARA ALÉN, Presidente della "Fundación Promoción
Social de la Cultura" (SPAGNA)
Au cours de mon premier voyage au Liban en 1992, je me suis rendue
compte de la situation du pays et des chrétiens et je l'ai racontée
à S.E. Monseigneur Álvaro del Portillo, à cette époque Prélat de
l'Opus Dei, qui m'a répondu, que c'était un des sujets qui importait
le plus au Pape Jean-Paul II. En 1996, j’ai eu la chance d'avoir une
conversation avec S.S. Jean-Paul II qui m'a dit que le Liban est une
terre de martyrs et que "Tant qu'elle aura des saints, il y aura des
chrétiens". Il m'a aussi demandé de travailler pour aider les
chrétiens de Terre Sainte à ne pas l'abandonner, pour qu'elle ne se
convertisse pas en un musée.
La Fondation aujourd'hui est présente dans 41 pays et 4 continents.
Dans les 5 pays du Moyen-Orient, notre zone prioritaire, nous avons
géré plus de 98 programmes avec un chiffre d'affaires de plus de 60
millions d'euros.
Après ces années d'expérience sur le terrain, je voudrais faire
quelques commentaires sur la situation . Au Moyen-Orient, nous
assistons à la disparition de communautés chrétiennes entières, dans
l'indifférence du monde entier, et spécialement de l'Europe. En même
temps, la guerre fait partie de la vie quotidienne. La pauvreté
n'est pas l'unique cause des conflits, c'est plus tôt le facteur
religieux. Et finalement, les chrétiens continuent à vivre autour de
leurs Églises, même si parfois, il s'agit d'un simple formalisme
social.
La conclusion est que la présence des chrétiens est fondamentale
pour la paix et la réconciliation. Mais ils devraient agir sans
déplacer la religion de la vie publique, comme cela s'est passé en
Europe, parce que cela ne sert pas au développement. Les valeurs
religieuses, nous permettent de progresser, à la fois, sur le plan
social et personnel. En conséquence, les chrétiens doivent adapter
leurs comportements à leurs croyances, dépasser la haine et les
rancoeurs et rechercher le pardon. Ils ne devraient pas prêcher en
parole, le message évangélique, et en action la vengeance et la
lutte armée.
Toute personne, a l'obligation de se procurer une formation qui lui
permette d'acquérir les conditions pour progresser dans sa vie
professionnelle et chrétienne.
[00126-03.03] [UD009] [Texte original: français]
ERRATA CORRIGE
Le correzione pubblicate sul numero 11 del
Bollettino Synodus Episcoporum sono state riportate sui rispettivi
bollettini.
AVVISI
- DONO DEL SANTO PADRE
- “BRIEFING”
- CONFERENZE STAMPA
DONO DEL SANTO PADRE
Il Santo Padre ha voluto donare ai Padri Sinodali e agli altri
Partecipanti all'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo
dei Vescovi la medaglia commemorativa del Viaggio Apostolico a Cipro
(4-6 giugno 2010), durante il quale è stato consegnato
l'Instrumentum laboris dell'assise.
L'opera si ispira alle "Ampolle dei pellegrini di Terrasanta",
fiaschette metalliche per pellegrini custodite nel Tesoro del Duomo
di Monza, e in particolare a una di queste, che raffigura "Cristo
che ascende al cielo", secondo una tipica iconografia orientale,
assiso in trono.
Il verso della Medaglia raffigura l'Ascensione. In basso al centro
c'è la Madonna orante e nimbata, avvolta in un maphorion (manto),
circondata dai dodici Apostoli, divisi in due gruppi e in
atteggiamento di profonda emozione per essere testimoni
dell'Ascensione. In alto, quattro Angeli sorreggono una mandorla,
nella quale compare il Cristo benedicente, seduto in trono con nimbo
crociato mentre regge con la mano sinistra il Vangelo. Sul collo
dell'ampolla compare una croce posta sotto un arco dorato con una
ghirlanda di foglie.
L'opera che raffigura l'Ascensione, dell'artista Luigi Teruggi, è
stata realizzata dalla fabbrica di medaglie italiana "Johnson 1836",
la più antica e importante fabbrica di medaglie d'Italia, con sedi a
Baranzate (MI) e a Roma, fornitore anche di altre medaglie
pontificie.
[00137-01.02] [NNNNN] [Testo originale: italiano]
“BRIEFING”
Per una più efficace informazione sui lavori sinodali sono stati
organizzati per i Signori giornalisti accreditati 4 gruppi
linguistici.
Qui di seguito sono riportati per ogni gruppo linguistico il luogo
del “Briefing” e il nome dell’Addetto Stampa:
Gruppo linguistico italiano
Addetto Stampa: Rev. Mons. Giorgio COSTANTINO
Luogo: Sala dei giornalisti, Sala Stampa della Santa Sede
Gruppo linguistico inglese
Addetto Stampa: Dott.ssa Tracey Alicia McCLURE
Luogo: Aula Giovanni Paolo II, Sala Stampa della Santa Sede
Gruppo linguistico francese
Addetto Stampa: Sig.ra Romilda FERRAUTO
Luogo: Sala “Blu” 1° Piano, Sala Stampa della Santa Sede
Gruppo linguistico arabo
Addetto Stampa: Rev. P. Jean MOUHANNA, O.M.M.
Luogo: Sala delle telecomunicazioni, Sala Stampa della Santa Sede
Nei seguenti giorni gli Addetti Stampa terranno “Briefing”
orientativamente alle ore 13.30:
- Venerdì 15 ottobre 2010 (con la presenza di un Padre Sinodale)
- Sabato 16 ottobre 2010
- Martedì 19 ottobre 2010 (con la presenza di un Padre Sinodale)
- Giovedì 21 ottobre 2010 (con la presenza di un Padre Sinodale)
- Venerdì 22 ottobre 2010 (con la presenza di un Padre Sinodale)
Eventuali cambiamenti nelle date e negli orari saranno comunicati
appena possibile.
I nomi dei Padri Sinodali che parteciperanno ai briefing sono
pubblicati di seguito.
Venerdì 15 Ottobre 2010
Italiano
- S. B. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini
(GERUSALEMME)
Inglese
- Rev. P. David NEUHAUS, S.I., Vicario del Patriarca di Gerusalemme
dei Latini per la pastorale dei cattolici di lingua ebraica
(GERUSALEMME)
Francese
- S. E. R. Mons. Camillo BALLIN, M.C.C.J., Vescovo titolare di Arna,
Vicario Apostolico di Kuwait (KUWAIT)
Arabo
- S. E. R. Mons. Elie Béchara HADDAD, B.S., Arcivescovo di Sidone
dei Greco-Melkiti (LIBANO)
Martedì 19 Ottobre 2010
Italiano
- S. E. R. Mons. Antonios Aziz MINA, Vescovo di Guizeh dei Copti
(REPUBBLICA ARABA DI EGITTO)
Inglese
- S. E. R. Mons. Paul HINDER, O.F.M. Cap., Vescovo titolare di
Macon, Vicario Apostolico di Arabia (EMIRATI ARABI UNITI)
Francese
- S. E. R. Mons. Guy-Paul NOUJAIM, Vescovo titolare di Cesarea di
Filippo, Vescovo ausiliare e Sincello per Sarba (LIBANO)
Arabo
- S. E. R. Mons. Boutros MARAYATI, Arcivescovo di Alep degli Armeni
(SIRIA)
Giovedì 21 Ottobre 2010
Italiano
- S. E. R. Mons. Dimitrios SALACHAS, Vescovo titolare di Carcabia,
Esarca Apostolico per i cattolici di rito bizantino residenti in
Grecia (GRECIA)
Inglese
- S. E. R. Mons. Paul Nabil EL-SAYAH, Arcivescovo di Haifa e Terra
Santa dei Maroniti, Esarca Patriarcale di Antiochia dei Maroniti
(ISRAELE)
Francese
- S. E. R. Mons. Youhanna GOLTA, Vescovo titolare di Andropoli,
Vescovo di Curia di Alessandria dei Copti (REPUBBLICA ARABA DI
EGITTO)
Arabo
- S. E. R. Mons. Giacinto-Boulos MARCUZZO, Vescovo titolare di
Emmaus, Vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, Vicario
Patriarcale di Gerusalemme dei Latini per Israele (ISRAELE)
Venerdì 22 ottobre 2010
I nominativi dei partecipanti saranno comunicati appena possibile.
CONFERENZE STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e arabo) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede
lunedì 18 ottobre 2010 (dopo la Relatio post disceptationem), alle
ore 12.45 orientativamente. Interverranno:
- S. Em .R. Card. John Patrick FOLEY, Gran Maestro dell'Ordine
Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (CITTÀ DEL VATICANO),
Presidente della Commissione per l’Informazione
- S. E. R. Mons. Antoine AUDO, S.I., Vescovo di Alep dei Caldei
(SIRIA), Vice Presidente della Commissione per l’informazione
- Rev. P. Pierbattista PIZZABALLA, O.F.M., Custode di Terra Santa
(GERUSALEMME)
- Rev. P. Federico LOMBARDI, S.I., Direttore della Sala Stampa della
Santa Sede (CITTÀ DEL VATICANO), Segretario Ex officio della
Commissione per l’Informazione
La terza Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese e arabo) si terrà
nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede
sabato 23 ottobre 2010 (dopo il Nuntius e l’Elenchus finalis
propositionum), alle ore 12.45 orientativamente. Interverranno:
- S. B. Antonios NAGUIB, Patriarca di Alessandria dei Copti
(REPUBBLICA ARABA DI EGITTO), Relatore Generale
- S. E. R. Mons. Joseph SOUEIF, Arcivescovo di Cipro dei Maroniti
(CIPRO), Segretario Speciale
- S. E. R. Mons. Cyrille Salim BUSTROS, S.M.S.P., Arcivescovo di
Newton dei Greco-Melkiti (STATI UNITI D'AMERICA), Presidente della
Commissione per il Messaggio
- Rev. P. Federico LOMBARDI, S.I., Direttore della Sala Stampa della
Santa Sede (CITTÀ DEL VATICANO), Segretario Ex-Officio della
Commissione per l’Informazione
I Signori operatori audiovisivi (cameramen e tecnici) e fotoreporter
sono pregati di rivolgersi per il permesso di accesso al Pontificio
Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
Avviso ai lettori
Regole ortografiche applicate per i testi in arabo
Si avvisa che per i testi in arabo sono state applicate le seguenti
regole ortografiche.
Per quanto riguarda l’uso delle sigle degli Ordini religiosi: l’uso
delle sigle degli Ordini religiosi in arabo presenta alcune
complicazioni e quindi per il Bollettino - che non è una
pubblicazione ufficiale, ma uno strumento di lavoro ad uso
giornalistico - è stata scelta la soluzione meno faticosa e più
semplice. Nel lavoro accademico non si usa indicare le appartenenze
a Ordini religiosi, ma questa soluzione non è stata ritenuta
opportuna per il Bollettino. La soluzione sarebbe stata indicare i
nomi degli Ordini religiosi per intero, ma questa prassi si sarebbe
discostata molto dalle altre edizioni linguistiche. Quindi, per
l’Edizione araba è stato deciso di sostituire le sigle degli Ordini
religiosi con il nome di uso comune (gesuiti, salesiani,
francescani, ecc.).
Per quanto riguarda i nomi e i titoli dei Partecipanti: per i nomi
non arabi dei Partecipanti la Redazione del Bollettino ha seguito il
consueto metodo di traslitterazione secondo la pronuncia. Per i nomi
originali in arabo dei Partecipanti, in assenza della versione araba
dell’Elenco dei partecipanti, è stata fatta una ricerca sistematica
a cura della Redazione del Bollettino. Per circa il 5 % dei nomi
arabi, di cui non è stato possibile rintracciare in tempo il nome
originale in arabo, è stato deciso di effettuare comunque la
re-traslitterazione in caratteri arabi a partire dall’Elenco dei
partecipanti consegnato in versione plurilingue con caratteri
romani, per conservare l’uniformità ortografica dell’Edizione araba.
In assenza della dicitura araba, tutti i titoli di tutti i
partecipanti sono stati traslitterati (o re-traslitterati), anche
qui con un certo margine di errore.
Errata corrige
Nel caso venissero riscontrati degli errori, si prega gli
interessati di voler segnalare alla Redazione del Bollettino i nomi
e/o i titoli errati e la corretta ortografia araba, via E-mail a:
fungogenerale@pressva-fungo.va
Lo stesso indirizzo E-mail potrà essere usato anche per segnalare
degli errori riguardanti tutto il contenuto del Bollettino.
|