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05 - 08.10.2012
SOMMARIO
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SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 8 OTTOBRE 2012 -
POMERIDIANO)
- ERRATA CORRIGE
SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ, 8 OTTOBRE
2012 - POMERIDIANO)
- RELAZIONI SUI CONTINENTI
- INTERVENTI IN AULA (INIZIO)
Alle ore 16.35 di oggi con la recita dell’Adsumus, alla presenza del
Santo Padre, ha avuto luogo la Seconda Congregazione Generale, per
la lettura delle Relazioni sui Continenti e l’inizio degli
interventi dei Padri sinodali sul tema: «La nuova evangelizzazione
per la trasmissione della fede cristiana».
Presidente Delegato di turno S. Em. R. Card. John TONG HON, Vescovo
di Hong Kong (CINA).
È seguito un tempo di interventi liberi dei Padri Sinodali.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 19.00
con la preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 256 Padri
Sinodali.
RELAZIONI SUI CONTINENTI
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Per l’Europa: S. Em. R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di
Esztergom-Budapest, Presidente della Conferenza Episcopale,
Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa
(C.C.E.E.) (UNGHERIA)
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Per l’Africa: S. Em. R. Card. Polycarp PENGO, Arcivescovo di
Dar-es-Salaam, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali
di Africa e Madagascar (S.C.E.A.M. - S.E.C.A.M.) (TANZANIA)
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Per l’America: S. E. R. Mons. Carlos AGUIAR RETES, Arcivescovo di
Tlalnepantla, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del
Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (MESSICO)
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Per l’Asia: S. Em. R. Card. Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay,
Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences"
(F.A.B.C.) (INDIA)
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Per l’Oceania: S. E. R. Mons. John Atcherley DEW, Arcivescovo di
Wellington, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente della
Federazione delle Conferenze dei Vescovi Cattolici di Oceania
(F.C.B.C.O.) (NUOVA ZELANDA)
Pubblichiamo di seguito le Relazioni sui continenti.
-
Per l’Europa: S. Em. R. Card. Péter ERDŐ, Arcivescovo di
Esztergom-Budapest, Presidente della Conferenza Episcopale,
Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa
(C.C.E.E.) (UNGHERIA)
1. L’Europa dev’essere evangelizzata. Ne ha bisogno. Al tema
dell’Europa sono già state dedicate due Assemblee speciali del
Sinodo dei Vescovi. La prima dopo la caduta del muro di Berlino, in
un clima di entusiasmo. La seconda nel 1999, all’alba del Grande
Giubileo. I frutti di quest’ultima sono stati riassunti
nelI’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa” del Beato Giovanni
Paolo II. Nel frattempo sono passati quasi 13 anni. Si sono compiute
le speranze? Si sono risolti o, al contrario, aggravati i problemi?
2. Tra i segnali di preoccupazione, il grande Pontefice menzionava
lo “smarrimento della memoria dell’eredità cristiana” (Ecclesia in
Europa, 7). Tale processo e diventato ancor più evidente negli
ultimi anni. Nonostante molte esperienze liete, nella maggior parte
del continente si sta diffondendo l’ignoranza circa la fede
cristiana. Molti mass-media divulgano una presentazione della fede
cristiana e della storia che talora abbonda di calunnie,
disinformando il pubblico sia circa il contenuto della nostra fede
sia a proposito della realtà della Chiesa. Anche la nostra attività
catechetica, soprattutto quella congiunta alle istituzioni dello
Stato presenta molti lirniti. II Consiglio delle Conferenze
Episcopali d’Europa ha disposto, pochi anni fa, un’indagine in tutti
i paesi del continente circa la situazione giuridica, statistica,
ecclesiale e culturale dell’insegnamento della religione. I
risultati rivelano che nelle scuole pubbliche di molti paesi è
possibile un insegnamento sulla religione o sulle religioni, ma non
della religione cattolica. Tuttavia un tale insegnamento della
religione, cosiddetto neutrale, comporta piuttosto un’educazione al
sincretismo o all’indifferentismo.
3. La scristianizzazione è accompagnata da ripetuti attacchi
giuridici, e talora fisici, contro la presenza visibile delle
manifestazioni della fede.
Tra i segni preoccupanti di ostilità sistematica l’Osservatorio
europeo di cristianofobia ha preso atto di molti casi di
discriminazione e di violenza contro i cristiani in quasi tutti i
paesi europei. Non di rado accade pure che i tribunali rifiutino
l’aiuto alle vittime cristiane di tali attacchi. La stragrande
maggioranza dei casi di violenza e di discriminazione per
l’appartenenza religiosa si compie in Europa contro cristiani,
soprattutto cattolici.
4. La scristianizzazione non e solo un processo spontaneo. Se
l’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Europa” poteva ancora salutare
“con soddisfazione ciò che è stato fatto per precisare le condizioni
e le modalità del rispetto dei diritti umani” (Nr. 12), oggi
dobbiamo costatare con preoccupazione il sorgere dei cosiddetti
“diritti umani di terza e quarta generazione”. Essi non hanno più
chiari legami con la visione umana e cristiana del mondo né con la
moralità oggettiva espressa anche nelle categorie del diritto
naturale. Così la loro base è spesso solo di ordine umano-positivo,
come se l’uomo con le proprie opinioni e desideri fosse indipendente
anche rispetto alla stessa realta.
Lo “smarrimento della memoria del cristianesimo” va di pari passo
con i cambiamenti antropologici che sono conseguenza di una cultura
audiovisiva, ma che indeboliscono i concetti chiari e il
ragionamento logico.
5. Tale processo comporta un grande rischio anche per la società
civile. L’“Ecclesia in Europa” (Nr. 12) riconosce come fenomeno
europeo positivo “la considerazione data al diritto”. Bisogna
costatare purtroppo che lo stato di diritto si è indebolito negli
ultimi anni in diversi paesi. Soprattutto la crisi finanziaria ha
costretto i politici a prendere drastiche misure contrarie alla
volontà dei propri elettori. La gente ha spesso l’impressione che la
democrazia tradizionale stia perdendo il suo significato.
Si manifestano pure i segni di un’illusione secondo cui sia
possibile governare la società con i mass-media e l’economia,
rinunciando completamente al diritto e alla moralità.
6. La gente in Europa, proprio a motivo del calo demograflco e
dell’invecchiamento della popolazione - fenomento indagato dal CCEE
due anni fa -, per la crisi economica e per l’indebolimento
dell’identità culturale e religiosa, ha fame e sete di speranza.
Le Giornate Mondiali della Gioventù di Colonia e di Madrid, e le
visite pastorali del Santo Padre in diversi paesi, hanno costituito
un grande segno di speranza e hanno avuto un’efficacia missionaria
straordinaria. Il movimento delle masse, la partecipazione dei
mass-media, le grandi celebrazioni hanno toccato il cuore della
gente, particolarmente sensibile a questo linguaggio di
comunicazione. Gli effetti non sono fugaci. In quelle occasioni
diversi partecipanti hanno ricevuto persino la loro vocazione
sacerdotale o religiosa. Anche alcuni vescovi sono tornati
profondamente commossi da questi incontri.
La missione cittadina organizzata in molti centri europei ha cercato
di dare rilievo a questa speranza. “Chi ci fara vedere il bene?”
(Sal 4, 7) suonava il motto della missione di Parigi. “C’è una
speranza per la tua discendenza” (Ger 31, 17) abbiamo sentito nella
missione di Budapest. Queste missioni hanno avuto risultati
durevoli: oltre alla molteplice presa di contatto con la società non
credente, una tale esperienza ha aiutato soprattutto le parrocchie a
riscoprire la laro vocazione alla missione verso i non praticanti,
ma anche verso i non credenti. A partire dall’anno scorso, quando -
con l’aiuto del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione -
abbiamo nuovamente organizzato una grande missione in 12 citta
europee, si e costatato con gioia lo spirito di iniziativa presso
molte parrocchie. Per rispondere alla crisi familiare, si e potuta
persino intraprendere la visita di tutte le famiglie cattoliche nel
nome della parrocchia, con l’incarico del Vescovo. Molti laici
ricevono ora la formazione per questa missione.
7. Si osserva anche il ruolo prezioso di alcuni movimenti di
spiritualità, menzionati già nell’“Ecclesia in Europa” (Nr. 15).
Essi sono una vera benedizione per la Chiesa, se riescono ad evitare
la tentazione postmoderna di accontentarsi di sentimenti e
percezioni particolari. La presenza attiva nella missione di persone
provenienti da altri paesi e da altri continenti, incoraggia molto i
fedeli europei.
8. Un altro segno dei tempi, particolarmente promettente in Europa,
è la crescita del volontariato nelle parrocchie, specialmente
nell’opera caritativa. Soprattutto i pensionati, in età compresa tra
i 65 e i 75 anni, dimostrano una generosità commovente e
contribuiscono a rafforzare la
solidarietà tra le generazioni.
9. Purtroppo, continuano ad essere presenti in Europa tensioni
nazionali ed etniche.
Questioni irrisolte sui Balcani, la situazione precaria dei
cattolici nella Bosnia, i diversi conflitti connessi con il fenomeno
dell’immigrazione nell’Occidente europeo richiedono una
testimonianza equilibrata e a volte un paziente servizio da parte
della Chiesa.
Ringraziamo la Divina Provvidenza, perché negli ultimi anni è
proseguita, nonostante i suddetti problemi, la riconciliazione tra
le nazioni europee. Incoraggiate da Sua Santità Benedetto XVI, le
conferenze episcopali della Slovacchia e dell’Ungheria hanno potuto
sottoscrivere nel 2006 un atto di riconciliazione. Il loro gesto puo
servire da esempio per la società di entrambe le nazioni. Un altro
evento coraggioso si è verificato pochi mesi fa. Il Patriarca
ortodosso di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo, ha firmato a
Varsavia con il Presidente delIa Conferenza Episcopale Polacca un
atto di riconciliazione. In esso, le parti confermano anche la loro
comune intenzione di difendere e far accogliere i valori umani e
cristiani in Europa.
10. In questo contesto si inseriscono i risultati ecumenici più
recenti. Malgrado il fatto che alcune nuove comunità siano
fortemente anticattoliche, e che altri ambienti cristiani cerchino
di riaffermare la loro identità mediante attacchi contro la Chiesa
cattolica, la collaborazione pratica generale tra le chiese e le
comunità cristiane in Europa sta crescendo. Un segno di questo fatto
è il Forum Cattolico-Ortodosso Europeo, che si occupa di questioni
attuali di morale e di dottrina sociale. Gli incontri con i
rappresentanti di tutte Ie Chiese ortodosse hanno espresso un
larghissimo consenso circa la famiglia e la vita, circa i criteri
dei rapporti tra Stato e Chiesa e la crisi economica. Anche con le
comunità protestanti sta crescendo in Europa lo spirito di
fratellanza e solidarietà.
11. Oltre a ciò, cresce tra i vescovi cattolici di rito latino e
orientale la coscienza dell’unità, della fratellanza e della vera
comunione.
Chiediamo dunque la luce dello Spirito Santo per i lavori di questa
Sinodo e per tutta la nuova evangelizzazione. Santa Maria, Madre
delIa Chiesa, prega per noi!
[00013-01.05] [NNNNN] [Testo originale: italiano]
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Per l’Africa: S. Em. R. Card. Polycarp PENGO, Arcivescovo di
Dar-es-Salaam, Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali
di Africa e Madagascar (S.C.E.A.M. - S.E.C.A.M.) (TANZANIA)
I am speaking in the name of the Symposium of Episcopal Conferences
of Africa and Madagascar (SECAM).
Evangelization has taken place in the African Continent from the
very beginning of the Church. The encounter between the Ethiopian
Eunuch and the Deacon Philip (cf. Acts 8: 26-39) is a case in point.
However, for most sub-Saharan Africa the task of Evangelization is
of more recent occurrence so that to distinguish between Old and New
Evangelization is very difficult. Yet it would seem very appropriate
to speak of New Evangelization for Africa starting with the
challenge posed by Pope Paul VI in 1969: "Africans, be Missionaries
to yourselves." This challenge entails for us to be truly Africans
and truly Catholics. That calls for a mature Church on the
Continent.
To respond to the challenge, necessary Pastoral structures at
national and regional levels were established or re-invigorated. In
that line SECAM was established in 1969 intended to "preserve and
foster communion, collaboration and joint action among all the
Episcopal Conferences of Africa and the adjacent Islands". The
establishment or re-invigoration of pastoral structures accounts for
today's spectacular numbers of African bishops, priests, women and
men religious and catechists.
A very fundamental establishment for New Evangelization in Africa is
that of small Christian Communities, These have become Iiving
centres of Evangelization of the present day Continent.
On the negative side, there are several factors which impede the
required deepening of the faith in Africa. For example,
globalization introduces rapidly undigested foreign values making it
hard for the Christians on the continent to be truly Africans. Their
Christian faith is thus rendered also very much alien.
Traditional values such as respect for life and close family social
relations become very difficult to realize.
On the other hand, there are cultural elements in Africa which
prevent proper evangelization. Among these elements one may point
out perennial conflicts on tribal basis, diseases, corruption, human
trafficking, the atrocity of child abuse and violence against minors
and women.
Another challenging factor which New Evangelization in Africa must
not overlook is the actuality of Islamic Fundamentalism on the
Continent. In regard to this, the evangelizers must face the
difficulty of dialoguing with the vast majority of good Muslims who
however, are mute and the small groups of fundamentalists who are
not prepared to accept even objective truth which is opposed to
their preconceived position.
New Evangelization in Africa also demands the African evangelizers
to go beyond the demand of Pope Paul VI: "Africans, be missionaries
to yourselves". African Evangelization is already now missionaries
in Western Churches such as the United States of America and Europe.
While this is a very plausible move, one must mention the possible
negative element of the evangelizers seeking in the first place
material gain before genuine evangelization to the detriment of the
church on either side. The church in Africa is deprived of best
qualified evangelizers while the materially rich Western Church
receives evangelizers whose primary aim is material gain.
With all this in mind, one can see that the Synod on New
Evangelization is a most welcome event. It is as His Holiness Pope
Benedict XVI put it, a call for Africa to "Stand up, take your mat
and walk” (See Africae Munus, No.148). With renewed faith through
this Synod, I believe, Africa can overcome the deep-seated problems
facing her today.
In the light shed by the two Post Synodal Apostolic exhortations:
Ecclesia in Africa of 1995 and Africae Munus of 2011 as well as the
Catechism of the Catholic Church and the Compendium of the Social
Doctrine of the Church, the Church in Africa rightly expects a rich
harvest from the present Synod.
[00010-02.10] [RC002] [Original text: English]
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Per l’America: S. E. R. Mons. Carlos AGUIAR RETES, Arcivescovo di
Tlalnepantla, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del
Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (MESSICO)
El gran desafío: el cambio de época y la fractura cultural (1 Cfr.
Instrumentum laboris para la XIII Asamblea General Ordinaria del
Sínodo, n. 47.)
La V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe
(2 Celebrada en Aparecida, Brasil en mayo de 2007.) se ubica a sí
misma en la continuidad del Concilio Vaticano II (3 La V Conferencia
General del Episcopado Latinoamericano y Caribeño es un nuevo paso
en el camino de la Iglesia, especialmente desde el Concilio
Ecuménico Vaticano II. Ella da continuidad y, a la vez, recapitula
el camino de fidelidad, renovación y evangelización de la Iglesia
latinoamericana al servicio de sus pueblos. Documento de Aparecida
(DA) n. 9.), y hace un llamado a repensar profundamente y relanzar
con fidelidad y audacia la misión de la Iglesia en las nuevas y
desafiantes circunstancias latinoamericanas y mundiales (4 Cfr. DA,
n. 11.). Considera necesario salir del gris pragmatismo de la vida
cotidiana de la Iglesia para recomenzar desde Cristo(5 Cfr. DA, n.
12.).
La Nueva Evangelización exige la Comunión Eclesial.
Para lograr la Nueva Evangelización y transmitir la fe a las nuevas
generaciones la Iglesia debe plantearse con toda honestidad, un
examen de conciencia sobre la manera de vivir la fe (6 La propuesta
de un nuevo estilo de vida no es sólo para los Pastores, sino mas
bien para todos los cristianos que viven en América. A todos se les
pide que profundicen y asuman la auténtica espiritualidad cristiana.
"En efecto, espiritualidad es un estilo o forma de vivir según las
exigencias cristianas, la cual es "La vida en Cristo" y "en el
Espíritu", que se acepta por la fe, se expresa por el amor y, en
esperanza, es conducida a la vida dentro de la comunidad eclesial".
Ecclesia in America (EIA), n. 29.). Es necesario examinar la vida
eclesial (7 Cfr. Instrumentum laboris para la XIII Asamblea General
Ordinaria del Sínodo, n. 95.) y el testimonio de ella en la sociedad
actual (8 La pastoral de la Iglesia no puede prescindir del contexto
histórico donde viven sus miembros. Su vida acontece en contextos
socioculturales bien concretos. Estas transformaciones sociales y
culturales representan naturalmente nuevos desafíos para la Iglesia
en su misión de construir el Reino de Dios. De allí nace la
necesidad, en fidelidad al Espíritu Santo que la conduce, de una
renovación eclesial, que implica reformas espirituales, pastorales y
también institucionales. DA, n. 367.).
Ecclesia in America afirma: Ante un mundo roto y deseoso de unidad
es necesario proclamar con gozo y fe firme que Dios es comunión,
Padre, Hijo y Espíritu Santo, unidad en la distinción, el cual llama
a todos los hombres a que participen de la misma comunión trinitaria
... Esta comunión, existente en la Iglesia y esencial a su
naturaleza, debe manifestarse a través de signos concretos (9 EIA,
n. 33.).
Aunque indispensable no basta la organización institucional de la
Iglesia (10 Gran parte de la humanidad de hoy no encuentra en la
evangelización permanente de la Iglesia el Evangelio. La Nueva
Evangelización, conferencia del cardenal Joseph Ratzinger durante el
jubileo de los catequistas y profesores de Religión celebrado el 10
de diciembre de 2000 en Roma. L 'Osservatore Romano", 19 de enero de
2001 (NEJR).), es necesario el testimonio de una espiritualidad de
la comunión (11 Cfr. Novo Millennia Ineunte (NMI), n. 43.) que sea
perceptible en la vida eclesial; para ello, es menester la
participación y la comunión de los distintos miembros de la Iglesia
en los diferentes niveles y desde las propias responsabilidades (12
La conversion pastoral requiere que las comunidades eclesiales sean
comunidades de discípulos misioneros en torno a Jesucristo, Maestro
y Pastor. De allí, nace la actitud de apertura, de diálogo y
disponibilidad para promover la corresponsabilidad y participación
efectiva de todos los fieles en la vida de las comunidades
cristianas. Hoy, más que nunca, el testimonio de comunión eclesial y
la santidad son una urgencia pastoral. DA, n. 368.), dando
testimonio del arte de vivir (13 Por eso, hace falta una nueva
evangelización. Si se desconoce el arte de vivir, todo lo demás ya
no funciona. Pero ese arte no es objeto de la ciencia; sólo lo puede
comunicar quien tiene la vida, el que es el Evangelio en persona.
NE. JR.).
La toma de conciencia para generar la comunión eclesial arranca con
la conversión pastoral (14 La conversión pastoral es la clave para
una evangelización nueva en su ardor), entendida como la aceptación
de la llegada del Reino de Dios y el compromiso de incorporarse como
discípulo de Cristo para darlo a conocer en el Mundo (15 Mc 1,15.),
compromiso que exige la conversión personal (16 La conversion
personal despierta la capacidad de someterla todo al servicio de la
instauración del Reino de vida. Obispos, presbíteros, diaconos
permanentes, consagrados y consagradas, laicos y laicas, estamos
llamados a asumir una actitud de permanente conversión pastoral, que
implica escuchar con atención y discernir "10 que el Espiritu esta
diciendo a las Iglesias" (Ap 2,29) a traves de los signos de los
tiempos en los que Dios se manifiesta. DA, n. 366.) permanente (17
La conversión en esta tierra nunca es una meta plenamente alcanzada:
en el camino que el discípulo está llamado a recorrer siguiendo a
Jesús, la conversión es un empeño que abarca toda la vida. EIA, n.
28.).
El camino incipiente y esperanzador de la Nueva Evangelización en
América.
La renovación pastoral en América, iniciada como respuesta al
Concilio Vaticano II, ha dinamizado la vida interna de la Iglesia,
se han multiplicado los agentes de pastoral, se ha intensificado la
formación en la fe, ha crecido la participación y la comunión
eucarística de los fieles en la misa dominical, son muchos y
variados los aspectos positivos de la renovación pastoral de la
Iglesia (18 Cfr. DA, n. 99); sin embargo dicho crecimiento no ha
sido proporcional al crecimiento demográfico de nuestros pueblos,
por ello se constata enormes sectores de católicos distantes y
tibios en su identidad cató1ica, pero ciertamente creyentes (19 Cfr.
DA, n. 100, a).).
La religiosidad sigue viva y es la gran reserva potencial de
nuestros pueblos (20 Una característica peculiar de América es la
existencia de una piedad popular profundamente enraizada en sus
diversas naciones. Está presente en todos los niveles y sectores
sociales, revistiendo una especial importancia como lugar de
encuentro con Cristo para todos aquellos que con espíritu de pobreza
y humildad de corazón buscan sinceramente a Dios (cf. Mt 11,25).
EIA, n. 16.). Ella, cuando ha sido guiada por la Palabra de Dios (21
"Yo soy el Camino, la Verdad y la Vida" (in 14,6). Con estas
palabras Jesús se presenta como el único camino que conduce a la
santidad. Pero el conocimiento concreto de este itinerario se
obtiene principalmente mediante la Palabra de Dios que la Iglesia
anuncia con su predicación. EIA, n. 31.) logra disponer el corazón
del creyente y descubrir a Cristo (22 Cfr. Instrumentum laboris para
la XIII Asamblea General Ordinaria del Sínodo, n. 21. Anunciar a
Dios es introducir en la relación con Dios: enseñar a orar. NE.
JR.), dejándose seducir por el Señor de la Vida (23 El encuentro con
el Señor produce una profunda transformación de quienes no se
cierran a El. El primer impulso que surge de esta transformación es
comunicar a los demás la riqueza adquirida en la experiencia de este
encuentro. EIA, n. 68.) y aceptando incorporarse con mayor
conciencia a la Iglesia como miembro de una comunidad de discípulos
misioneros, que practica una espiritualidad cristiana (24 El
seguimiento de Cristo tiene una meta mucho más elevada:
identjficarse can Cristo, es decir, lIegar a la unión con Dios.
NE.JR.), que permite la santificación de sus miembros por la
comunión con Dios Padre en el Espíritu Santo (25 La santidad es la
meta del camino de conversión, pues esta "no es fin en sf misma,
sino proceso hacia Dios, que es santo. Ser santos es imitar a Dios y
glorificar su nombre en las obras que realizamos en nuestra vida
(cf. Mt 5,16)".EIA, n. 30.).
Las pequeñas comunidades relacionadas entre sí van aprendiendo la
conveniencia de la comunicación y comunión. La Parroquia se renueva
manifestando un nuevo rostro de Iglesia que crece y se desarrolla
con fuerza (26 Cfr. Instrumentum laboris para la XIII Asamblea
General Ordinaria del Sínodo, nos. 80 y 107.), cuando la Parroquia
se relaciona orgánicamente con las demás y juntas son conducidas
como Diócesis bajo la guía de su Obispo (27 Una clave de renovación
parroquial, especialmente urgente en las parroquias de las grandes
ciudades, puede encontrarse quizás considerando la parroquia como
comunidad de comunidades y de movimientos. EIA, n. 41.). Esta
dinámica de comunión eclesial es más urgente e indispensable en las
ciudades y en las grandes zonas urbanas de las metrópolis (28 Cfr.
DA, n.517 y 518.).
La vida de la Iglesia expresada como comunidad de comunidades, en
comunión y unidad, permite a cada cristiano descubrir que en el
Siglo XXI es posible vivir como discípulo de Cristo en una comunidad
de discípulos del Senor Jesús, y tomar conciencia como discípulo
misionero de la urgente necesidad de dar testimonio creíble y
confiable de la fe en el mundo actual (29 Anuncianda la conversión
debemos ofrecer también una comunidad de vida, un espacio común del
nuevo estilo de vida. No se puede evangelizar sólo con palabras. EI
Evangelio crea vida, crea comunidad de camino. Una conversión
puramente individual no tiene consistencia. NE. JR.).
Los procesos pastorales de planeación diocesana van abriendo los
espacios para la formación del discípulo misionero y la misión
continental. La pastoral orgánica descrita en el Plan Diocesano de
Pastoral va haciendo realidad lo indicado en NMI: En las Iglesias
locales es donde se pueden establecer aquellas indicaciones
programáticas concretas -objetivos y métodos de trabajo, de
formación y valorización de los agentes y la búsqueda de los medios
necesariosque permiten que el anuncio de Cristo lIegue a las
personas, modele las comunidades e incida profundamente mediante el
testimonio de los valores evangélicos en la sociedad y en la cultura
(30 NMI, n. 29.).
Por ello, me atrevo a expresar que la Nueva Evangelización, que se
abre camino en América, parte. del encuentro con Cristo que la
Iglesia ofrece alas fieles cristianos (31 Jesucristo es la "buena
nueva" de la salvación comunicada a los hombres de ayer, de hoy y de
siempre; pero al mismo tiempo es también el. primer y supremo
evangelizador. La Iglesia debe centrar su atención pastoral y su
acción evangelizadora en Jesucristo crucificado y resucitado. "Todo
lo que se proyecte en el campo eclesial ha de partir de Cristo y de
su Evangelio ".EfA, n. 67.) y lIega al descubrimiento y vivencia
apasionada y comprometida de la vida discipular (32 EI anuncio de
Dios lleva a la comunión can Dios en la comunión fraterna, fundada y
vivificada por Cristo. NE.JR.), expresión de la espiritualidad de la
comunión.
De esta manera la vida diocesana y parroquial se acerca a la vida
familiar (33 Cfr. Instrumentum laboris para la XIII Asamblea General
Ordinaria del Sínodo, nos. 110 -113.), Iglesia doméstica (34 Para
que la familia cristiana sea verdaderamente "iglesia doméstica",
está lIamada a ser el ámbito en que los padres transmiten la fe,
pues ellos "deben ser para sus hijos los primeros predicadores de la
fe, mediante la palabra y el ejemplo". EIA, n. 46.), fortaleciéndose
mutuamente, y ayudando a poner bases para afrontar la emergencia
educativa de nuestro tiempo (35 Lineamenta para la XIII Asamblea
General Ordinaria del Sínodo, n. 20.).
Los protagonistas de la Nueva Evangelización.
La influencia de la fe en la sociedad para que la levadura del
Evangelio permee y le dé sentido y sabor a la vida humana, depende
en gran parte de la acción de los laicos. Por ello EIA afirma que
son principalmente ellos los protagonistas de la nueva
evangelización: La renovación de la Iglesia en América no será
posible sin la presencia activa de los laicos. Por eso, en gran
parte, recae en ellos la responsabilidad del futuro de la Iglesia
(36 EIA, n. 44.).
La vocación y misión propia y específica de los fieles laicos es la
transformación de las estructuras temporales, para que la conducta
social esté sustentada en los valores evangélicos (37 Cfr. Lumen
gentium (LG), n. 31; EIA, n. 27.). De aquí deriva la importancia de
la conciencia y formación laical para que acorde a su identidad, y
de manera personal y comunitaria, exprese el testimonio de una vida
coherente alas convicciones de fe en los propios ambientes de vida y
laborales (38 Los ámbitos en los que se realiza la vocación de los
fieles laicos son dos. El primero, y más propio de su condición
laical, es el de las realidades temporales, que están llamados a
ordenar según la voluntad de Dios. En efecto, “con su peculiar modo
de obrar, el Evangelio es llevado dentro de las estructuras del
mundo y obrando en todas partes santamente consagran el mismo mundo
a Dios". Gracias a los fieles laicos, “la presencia y la misión de
la Iglesia en el mundo se realiza, de modo especial, en la
diversidad de carismas y ministerios que posee el laicado. La
secularidad es la nota característica y propia del laico y de su
espiritualidad que lo lleva a actuar en la vida familiar, social,
laboral, cultural y política, a cuya evangelización es llamado. EIA,
n. 44.).
Por ello es indispensable disponer de instancias para la promoción
de la vocación laical y para el acompañamiento en su formación y
misión en el mundo (39 Cfr.lnstrumentum laboris para la XIII
Asamblea General Ordinaria del Sínodo, n. 118.).
La Nueva Evangelización y el diálogo con el mundo y las religiones.
En pleno Concilio el Papa Paulo VI afirmó en su primera Encíclica:
La Iglesia debe ir hacia el diálogo con el mundo en que le toca
vivir. La Iglesia se hace palabra; la Iglesia se hace mensaje; la
Iglesia se hace coloquio (40 Ecclesiam Suam (ES), n. 27.).
Hoy día, en un mundo cada vez más plural, el diálogo se abre camino
en diferentes ámbitos, los temas que aborda el diálogo en América
son entre otros: la Palabra de Dios, la Dignidad Humana, la Familia,
la Vida, la Educación, la Ética, la Economía, el Desarrollo de los
Pueblos, la Movilidad Humana y en particular las Migraciones, la
Solidaridad, la Ecología, la Justicia y la Paz. En todos los temas
la brújula es la Verdad (41 La fidelidad al hombre exige la
fidelidad a la verdad, que es la única garantía de libertad (cf. in
8,32) y de la posibilidad de un desarrollo humano integral. Por eso
la Iglesia la busca, la an uncia incansablemente y la reconoce allí
donde se manifieste. Para la Iglesia, esta misión de verdad es
irrenunciable. Caritas in Veritate, n.9.).
Las instituciones educativas (42 En el proyecto global de la nueva
evangelización, el campo de la educación ocupa un lugar
privilegiado. Por ello, ha de alentarse la actividad de todos los
docentes católicos, incluso de los que enseñan en escuelas no
confesionales. Así mismo, dirijo un llamado urgente a los
consagrados y consagradas para que no abandonen un campo tan
importante para la nueva evangelización .... La familia es el primer
espacio educativo de la persona. EIA, n. 71.), sociales y culturales
han sido estratégicamente instancias propicias para promover,
coordinar y articular la participación de los laicos en el mundo.
Puntos medulares de la Nueva Evangelización.
Principal desafío de la Nueva Evangelización.
Anunciar a Jesucristo con el lenguaje y las formas culturales de las
nuevas tecnologías de la comunicación social (43 Cfr.lnstrumentum
laboris para la XIII Asamblea General Ordinaria del Sínodo, nos. 59
- 62.).
El eje teológico pastoral de la Nueva Evangelización.
Asumir la misión de la Iglesia como la prolongación del dinamismo
del misterio de la Encarnación (44 En el misterio de la Encarnación
están las bases para una antropología que es capaz de ir más allá de
sus propios límites y contradicciones, moviéndose hacia Dios mismo,
más aún, hacia la meta de la "divinización", a través de la
incorporación a Cristo del hombre redimido, admitido a la intimidad
de la vida trinitaria. NMI, n. 23.) en el espíritu de la Gaudium et
spes (45 Cfr. Gaudium et spes (GetSp), n. 1 y 4.) y según lo
señalado en la NMI (46 MNI, n. 3.): Cada Iglesia local, congregada
en torno al propio Obispo, en la escucha de la Palabra, en la
comunión fraterna y en la “fracción del pan” (cf. Hch 2,42), está
“verdaderamente presente y actúa la Iglesia de Cristo, una, santa,
cató1ica y apostólica". Es especialmente en la realidad concreta de
cada Iglesia donde el misterio del único Pueblo de Dios asume
aquella especial configuración que lo hace adecuado a todos los
contextos y culturas. Este encarnarse de la Iglesia en el tiempo y
en el espacio refleja, en definitiva, el movimiento mismo de la
Encarnación.
Responsabilidad de los agentes de pastoral:
1. Conversión pastoral(47 Cfr.lnstrumentum laboris para la XIII
Asamblea General Ordinaria del Sínodo, n. 88.) y cambio de
mentalidad en el Clero, en la Vida Consagrada y en los agentes de
pastoral, especialmente promovida por la conciencia de los actuales
desafíos sociales y culturales (48 Vivimos un cambio de época, cuyo
nivel más profundo es el cultural. Se desvanece la concepción
integral del ser humano, su relación con el mundo y con Dios. DA, n.
44.), y acompañada por la asidua lectura y meditación de la Palabra
de Dios (Lectio Divina) (49 Esta lectura de la Biblia, acompañada de
la oración, se conoce en la tradición de la Iglesia con el nombre de
Lectio divino, práctica que se ha de fomentar entre todos los
cristianos. Para los presbíteros, debe constituir un elemento
fundamental en la preparación de sus homilías, especialmente las
dominicales. EIA, n.31.).
2. La preparación y celebración de la Eucaristía (50 La Eucaristía
continúa siendo el centro vivo permanente en torno al cual se
congrega toda la comunidad eclesial. Los diversos aspectos de este
sacramento muestran su inagotable riqueza: es, al mismo tiempo,
sacramento-sacrificio, sacramento-comunión, sacramento-presencia. La
Eucaristía es el lugar privilegiado para el encuentro con Cristo
vivo. EIA, n. 35.), de los todos servicios cultuales (51 Cfr.
Instrumentum laboris para la XIII Asamblea General Ordinaria del
Sínodo, n. 97.) y de las prácticas religiosas de la piedad popular
para que sean espacios e instancias de encuentro con Jesucristo y
con los hermanos (52 Cfr. EIA, n. 12.).
3. Pastoral orgánica en participación y comunión en las Diócesis (53
La Diócesis, presidida por el Obispo, es el primer ámbito de la
comunión y la misión. Ella debe impulsar y conducir una acción
pastoral orgánica renovada y vigorosa, de manera que la variedad de
carismas, ministerios, servicios y organizaciones se orienten en un
mismo proyecto misionero para comunicar vida en el propio
territorio. Este proyecto, que surge de un camino de variada
participación, hace posible la pastoral orgánica, capaz de dar
respuesta a los nuevos desafíos. DA, n. 169.) y en las Provincias
Eclesiásticas (54 Cfr. EIA, n. 36 y 37.).
Responsabilidad de la comunidad de fieles:
1. Asumir el Catecismo de la Iglesia Católica y el Compendio de la
Doctrina Social de la Iglesia como fundamento de la formación de los
fieles (55 Ante los graves problemas de orden social que, con
características diversas, existen en toda América, el católico sabe
que puede encontrar en la doctrina social de la Iglesia la respuesta
de la que partir para buscar soluciones concretas. Difundir esta
doctrina constituye, pues, una verdadera prioridad pastoral. EIA, n.
54.).
2. Expresar la vida cristiana comunitaria en la vida discipular de
pequeñas comunidades en participación y comunión (56 La vocación al
discipulado misionero es con-vocación a la comunión en su Iglesia.
No hay discipulado sin comunión ... La fe nos libera del aislamiento
del yo, porque nos lleva a la comunión. Esto significa que una
dimensión constitutiva del acontecimiento cristiano es la
pertenencia a una comunidad concreta, en la que podamos vivir una
experiencia permanente de discipulado y de comunión con los
sucesores de los Apóstoles y con el Papa. OA, n. 156.).
3. Definir y programar los procesos de formación cristiana (57 Cfr.
EIA, n. 34 y 69.) para pedagógicamente conducir alas fieles en los
caminos mistagógicos que permiten al creyente entrar en la
experiencia del Misterio de Dios (58 Cfr. NMI, n. 32-34.).
Responsabilidad de los laicos en el Mundo:
1. Asociarse y apoyarse para que en sus propios ámbitos de vida
social influyan dando testimonio (59 Cfr. Instrumentum laboris para
la XIII Asamblea General Ordinaria del Sínodo, n. 158.) activo y
pasivo de las convicciones de fe y de su identidad católica (60 Por
consiguiente, "los fieles laicos -por su participación en el oficio
profético de Cristo- están plenamente implicados en esta tarea de la
Iglesia", y por ello deben sentirse llamados y enviados a proclamar
la Buena Nueva del Reino. Las palabras de Jesús: "Id también
vosotros a mi viña" (Mt 20, 4) deben considerarse dirigidas no sólo
a los Apostoles, sino a todos los que desean ser verdaderos
discípulos del Señor. EIA, n.66.).
2. Procurar el diálogo con las instituciones públicas y privadas
para colaborar en la búsqueda del bien común y para generar una
cultura (61 Mi predecesor Pablo VI, can sabia inspiración,
consideraba que “la ruptura entre Evangelio y cultura es sin duda
alguna el drama de nuestro tiempo". Por ello, los Padres sinodales
han considerado justamente que "la nueva evangelización pide un
esfuerzo lúcido, serio y ordenado para evangelizar la cultura ".
EIA, n. 70.) fundamentada en la dignidad humana (62 Conviene
recordar que el fundamento sobre el que se basan todos los derechos
humanos es la dignidad de la persona. EIA, n. 57.).
3. Utilizar las nuevas tecnologías de comunicación para dar a
conocer la vida y misión de la Iglesia y para el diálogo con el
mundo (63 Es fundamental para la eficacia de la nueva evangelización
un profundo conocimiento de la cultura actual, en la cual los medios
de comunicación social tienen gran influencia. Es por tanto
indispensable conocer y usar estos medios, tanto en sus formas
tradicionales como en las más recientes introducidas por el progreso
tecnológico. EIA, n. 72.).
4. Aprovechar las redes sociales para ofrecer el pensamiento
católico y sus respuestas actuales a los desafíos culturales,
especialmente con las nuevas generaciones (64 En realidad, son
muchos los jóvenes americanos que buscan el sentido verdadero de su
vida y que tienen sed de Dios ... La sensación de frustración que
experimentan ... los hace abandonar frecuentemente la búsqueda de
Dios. Ante esta situación tan compleja, "la Iglesia se compromete a
mantener su opción pastoral y misionera por los jóvenes para que
puedan hoy encontrar a Cristo vivo". EIA, n. 47.).
La Conversión Pastoral se prolonga en la Misión Continental,
compromiso asumido en Aparecida por el Episcopado Latinoamericano y
del Caribe. Por eso en América, la Nueva Evangelización se
identifica con la Misión Continental.
[00011-04.17] [RC003] [Texto original: español]
-
Per l’Asia: S. Em. R. Card. Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay,
Segretario Generale della "Federation of Asian Bishops' Conferences"
(F.A.B.C.) (INDIA)
Asia is a continent experiencing the hopes and joys of a constant
rebirth in the Spirit (Ecclesia in Asia). We all know that 60% of
the world's population lives in Asia. It is a young continent with a
majority of the population young. And hence in several ways Asia is
very central for the future of the world. India and China which have
37% of the world's population are emerging as major players on the
international scene in many fields.
There is hardly any uniformity in the Asian scene and so it is
difficult to define what Asianness is. We see high economic
development levels in some countries like Japan. South Korea,
Taiwan; rising development in other countries; and some countries
struggling with poverty. Asia is blessed with a richness of
cultures, ancient and well developed. It is also the cradle of many
of the world's religions. Would this be because of the deep rooted
spiritual nature of the Asian soul which constantly seeks the
Absolute?
The Churches of Asia have identified three thrust areas for our work
because of the three major challenges facing us. So we need to have
a dialogue with cultures, a dialogue with the poor and a dialogue
with religions: to study what the Gospel mandate means to us in our
relationship with these three major realities.
An overarching mega trend that impacts every aspect of Asian life is
Globalization. This is an ongoing, inexorable, complex and
ambivalent process which impacts every sphere of life and activity.
Begun as an economic process which led to free competition sometimes
to the detriment of the poorer countries, this has now become a
phenomenon of culture. It impacts cherished Asian cultural values
bringing in its wake materialism, individualism, consumerism and
relativism. The youth in particular are very vulnerable to its
effects.
The effects of globalization are seen overall affecting our value
systems. Traditional Asian values, much cherished traditions and
cultures are being impacted and eroded. As we embark on the great
project of New Evangelization may I identify some:
1. As mentioned a spirit of secularism and materialism is getting
more prevalent. The Asian people are religious by nature with
hundreds of thousands queuing to visit temples and places of worship
to receive divine blessings on the occasion of special festivals.
Now some are finding that God is being forced away from the center
of people's lives to the periphery. From our Christian perspective
our Churches are still getting large congregations. But will this
continue? The Year of Faith will present us with a challenge to
convey the message of Faith in a way that is attractive, relevant
and an answer to the questions of our times.
2. Family ties once considered so important for all Asian homes and
deep rooted are slowly being eroded. Also connected with this are
the attacks on the sanctity of married life. Divorce once considered
taboo is now not so uncommon. Some feeble voices have been raised
for same-sex marriages. It is not yet a big movement, but slowly
gaining ground in the name of freedom.
Many family movements have sprung up in the Church of Asia. This
apostolate has borne much fruit because the family is accepted as
the basic cell of society, the ambience where once happiness,
success and life mission is worked out. It is a challenge to us to
find new ways to preserve the sacredness of the family and the home.
3. Anti-life movements - while the Asian soul treats all aspects of
life as important, there are rising threats to life that are
disturbing in different ways. Ethnic conflicts, violent suppression
of different religious persuasions; the tragic threat to life
against the helpless; the unborn; female feticide is commonly
practiced in some areas because the girl-child is considered a
divine curse or a financial burden.
The Asian soul by itself has great respect for life. In some
religious traditions animals and plants are considered holy and to
be treated with utmost respect. In this environment the Gospel pro
life message will find easy acceptance.
4. The Asian soul seeks community. Now this too is being impacted
upon by individualism creeping in, with a lack of care for the other
and indifference to his/her needs, a lack of hospitality which was
traditionally important in all societies. The Asian Church has
chosen the basic Christian Community method as the new way of being
Church for us. This has found great success in some places and has
led to lay participation in the Church. lay formation and outreach
to the other. It has given a sense of belonging to many who were
otherwise neglected.
5. Unfortunately, we are also witnessing a rising number of attacks
on religion. In some countries the persecution of Christians is on
the rise. The opposition comes from a dominant religion or sometimes
from an ideological thrust which wants to impose political authority
on religious groups. The Christian communities feel weak and
defenseless in some places but we have seen cases of heroic
witnessing in the midst of suffering.
The great insights of Vatican II in Nostra Aetate are relevant even
today. For us in Asia. dialogue is a necessity not a luxury. A
dialogue of life is something all of us are involved in everyday. In
Asia we are just 3% of the total population with a Christian
majority only in two countries, the Philippines and East Timor.
Religious fundamentalism is making itself felt in our continent.
These incidents though sporadic are sufficient to cause alarm.
We look forward to the Year of Faith so that we can understand our
faith more deeply, live it more authentically and proclaim it more
confidently.
May I conclude with two further elements from our Asian context: For
us religion is more a discipleship of a person than an adherence to
a doctrine or obedience to a set of rules. The person of Jesus is
deeply attractive: His message and His life, His passion, death and
resurrection. Adherence to doctrine comes as a fruit of discipleship
of a master. This is how the first Christians proclaimed the Good
News.
Further the Asian mentality finds more meaning in contemplative
prayer than in discursive meditation. These are riches we can build
upon and share with the world. Our liturgies are central to our
Christian faith, but if a focus on contemplation can be made at
least in a para-liturgical service it can bring deep satisfaction to
our people feeling the presence of God and strengthened by Him.
The challenges before us are immense. But the possibilities are
great. Young Asia is blessed with an unprecedented communications
boom. This is not to be viewed as a threat but a great gift from God
to be used to spread the Good News. Our call is to train our youth
particularly to use the new media and benefit from the new media.
[00012-02.10] [RC003] [Original text: English]
-Per
l’Oceania: S. E. R. Mons. John Atcherley DEW, Arcivescovo di
Wellington, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente della
Federazione delle Conferenze dei Vescovi Cattolici di Oceania
(F.C.B.C.O.) (NUOVA ZELANDA)
1. Here in this Aula, at the Synod for Oceania 1998, Father Timothy
Radcliffe, then Prior General of the Dominicans coined the beautiful
phrase "Islands of humanity" when speaking of Oceania. These
”islands of humanity” are reflected in the post-Synodal Exhortation
"Ecclesia in Oceania" which Pope John Paul II was to have proclaimed
during a pastoral visit to New Caledonia. However his declining
health meant that this was not possible, so “Ecclesia in Oceania”
was the first major Vatican document launched electronically.
Oceania, far from the technological hub of the universe, covering
one-third of the earth's surface, was a beneficiary of electronic
communications! The exhortation was a call to the peoples of Oceania
to focus anew their lives on Jesus Christ: to walk his way, to tell
his truth and to live his life.
The exhortation was also for many, an introduction to the term, a
"New Evangelization." "Evangelization is the mission of the Church
to tell the world the truth of God revealed in Jesus Christ ..... A
new evangelization is needed today so that everyone may hear,
understand and believe in God’s mercy destined for all people in
Jesus Christ. JJ (EO 18).
That today is the biblical today:”if today you hear his voice ...”
Today the Church in Oceania is invited to hear anew the invitation
of Jesus Christ to walk his way, to tell his truth and to live his
life under the constellation of the Southern Cross that lights up
the night sky all over Oceania.
What are the islands of humanity that we recognize in the dioceses
and countries of the four Episcopal conferences that make up the
Federation of Catholic Bishops’ Conferences of Oceania?
Episcopal Conference of the Pacific (CEPAC) More than 30% of the
population of this vast area was born since the Synod for Oceania.
We see everywhere the vibrancy of youth, e.g. large numbers who
attended World Youth Day in Sydney in 2008; annual Téné celebrations
in New Caledonia, the youth festival in Samoa earlier this year;
vocations to priesthood and religious life with a missionary
outreach beyond the CEPAC area. In these young people we see a
sincere and sometimes painful search for meaning and spirituality as
they bridge traditional cultural values and the excitement of the
technological age with the swipe of an I-pad or smart-phone. It is
sometimes difficult for them to resist the false attractions of an
aggressive media and entertainment industry. The CEPAC publication
of the Catechism of the Catholic Church and YouCat in both French
and English is a valuable tool in the formation of youth.
In NEW ZEALAND we have witnessed a new vitality of Catholic life
through growing ethnic diversity, as a result of the migration of
peoples. The largest populations are from the Pacific Islands and
the Philippines, with smaller, yet very significant numbers of
Catholics and catechumens - from the Middle East, India, Korea,
China and the Sudan. People who bring their Catholic faith and their
spirituality ... as well as their experiences of war, poverty and
displacement that have forged their faith. New Zealand has a strong
bicultural partnership founded in the Treaty of Waitangi signed by
the British Crown and the Maori people in 1840. This Treaty provides
“the moral basis for the presence of all other peoples in
Aotearoa-New Zealand”.(NZCBC Statement, Advent, 1989)
In AUSTRALIA there is a strong engagement with society through adult
education and new forms of lay leadership in the church. Australia
is the most advanced of all the countries of the Federation with
regard to media and technology. They have shared this generously,
e.g. in their support of the Catholic Radio network in the Solomon
Islands; and their ready sharing of electronic resources for
evangelization, educational and pastoral formation. Over the past
two years, the diocese of Broken Bay has offered e-conferences that
are streamed live throughout the world. At the first of these
e-conferences, which I attended in Wellington, New Zealand, I was
fascinated to see the Australian hosts, via satellite link,
welcoming and speaking with participants from many Pacific
countries, the Solomon Islands, Philippines, India, and even as far
away as Canada and the United Kingdom. This new technology is a
vital agent of the New Evangelization.
PAPUA NEW GUINEA and the SOLOMON ISLANDS are the leaders in research
and practical inculturation of the Gospel, as encouraged in the
post-synodal exhortation, Ecclesia in Oceania (#16-17). Their
cultures mirror Gospel values of the sacredness of human life and
hospitality. Several international religious congregations - both
clerical and lay - have set up their formation programmes in Papua
New Guinea and the Solomon Islands because of the strength of
tertiary studies and inculturated formation available. There are
also significant populations in these countries, who are hearing the
Gospel message for the first time, e.g., over 60 people baptised in
one part of the Solomon Islands last Easter.
In each of the four Conferences our Catholic Schools perform well
and are integral to parish life. Our schools are fertile ground for
the “new evangelization” offering the opportunity to re-engage
families in the life of the Church.
St Peter Chanel is recognized as the Proto martyr of Oceania and his
intercession was sought for many years. Two years ago the
canonization of St Mary of the Cross MacKillop gained enormous
interest in Australia and throughout the Pacific. The media interest
was intense and the canonization did wonders for the Church. Such
models of holiness continue to inspire, Blessed Peter To Rot of
Papua New Guinea, the soon to be canonized (during this Synod)
Blessed Pedro Calungsod of Guam - the “teen saint”. In New Zealand
we await word of the cause of Suzanne Aubert. These examples will do
more for the New Evangelization than we can imagine as the media is
interested and captures peoples' imagination.
2. These “islands of humanity”, however, are built on a volcanic
chain of unstable tectonic plates that occasionally burst to the
surface as “islands of inhumanity.”
CEPAC: All of the countries in the CEPAC region have been
independent of colonial rule for up to 50 years, or have achieved
some form of internal self-government. However, some are still
struggling to choose a form of government that reflects both their
cultural uniqueness, and the demands of a modern democracy, e.g.
Fiji and Tonga. This continuing political instability occasionally
erupts into violence, sometimes even with loss of life.
Several of these countries/dioceses are the most seriously affected
by climate change, e.g. the low-lying islands of Kiribati, Tuvalu,
Tokelau, Rotuma, Northern Cook Islands, and Eastern Polynesia. The
“great splendor and beauty ... of sea and land, water and earth" (EO
6) is under serious threat, and even more so those who live
dependent on the gifts of this land and sea. The concern of the
church for the poor and most vulnerable will need to include the
particular needs of potential environmental refugees.”
In NEW ZEALAND we recognise that the saeculum is where “believers
and non-believers interact and share in a common humanity” (IL54).
The "Courtyard of the gentiles" is a privileged place of
evangelisation. This is the positive side of secularisation.
However, an aggressive secularism, and the failure to acknowledge
the transcendent dignity of the human person, often blocks the
dialogue with society on key bioethical and social issues, e.g.
euthanasia, abortion, and the definition of marriage. This
secularism also presents a challenge for the growing numbers of
believers of other faiths who have made New Zealand their home, e.g.
Muslims, Hindus, Buddhists, and Sikhs. They have often come from a
much more positive encounter with Christians in their country of
origin, and are scandalized by what they experience in what they
thought was “a Christian country”.
PAPUA NEW GUINEA and the SOLOMON ISLANDS: In a region of such vast
ethnic and social diversity, there are serious social justice
questions: the breakdown of traditional cultural values and social
fragmentation, a high incidence of HIV-AIDS, oppressive poverty and
corruption, tension regarding access to natural resources, rapid
urbanization, a ready resort to violence, border disputes with
Indonesia over West Papua. The strength of the inculturation
mentioned earlier will be tested in the response to these areas of
social justice.
AUSTRALIA: The vast “southern land of the Holy Spirit” also has
major challenges in the task of the new evangelization, in the
dialogue with a growing secularized society, in narrowing the gap
between rich and poor, in the promotion of the dignity of indigenous
people and asylum seekers, and in the same bioethical and social
issues which New Zealand faces. Australia often suffers from the
devastation of bush fires with great loss of life and property;
these fires are one of the effects of climate change. While natural
disasters in Oceania are often small on the global scale, they have
an enormous impact on smaller nations and fragile economies.
3. THE NEW EVANGELIZATION IN THIS CONTEXT
The Instrumentum Laboris (78) reminds us of the three basic
requirements for the New Evangelization:
- The ability to discern ... within the present circumstances,
unwavering in the conviction that the Gospel can still be proclaimed
...
- The ability to live the Christian faith;
- A clear and visible bond with the Church ....
These requirements are a call to conversion in the context of The
New Evangelization in Oceania. “... A new evangelization is needed
today so that everyone may hear, understand and believe in God's
mercy destined for all people in Jesus Christ.” (EO 18)
a. “Evangelization means that we must talk about Evangelizers”. The
formation and ongoing formation of all involved in the evangelizing
mission of the church must be our first priority. This means a
rediscovery of the gift and vocation of Baptism, meeting the Risen
Jesus in the scriptures and church community gathered around the
Eucharist, a renewed commitment to prayer and contemplation,
biblical study and lectio divina, a generous and courageous service
of the community of church and society, upholding and promoting
family life and values;
b. We need to reclaim the Catholic Kerygmatic tradition, “ to speak
the word of God boldly - in season and out of season”, to reclaim
the prophetic voice of the Church, to discern the signs of the times
that call for the new evangelization, and to engage in proclaiming
and living a Christian response to these signs of the times;
We pray in the words of Ecclesia in Oceania that the Church in
Oceania “may have the strength to follow faithfully the way of Jesus
Christ, to tell courageously the truth of Jesus Christ, to live
joyfully the life of Jesus Christ”.
[00014-02.06] [RC005] [Original text: English]
INTERVENTI IN AULA (INIZIO)
In seguito sono intervenuti i seguenti Padri:
-
S. Em. R. Card. Angelo SODANO, Decano del Collegio Cardinalizio
(CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Salvador PIÑEIRO GARCÍA-CALDERÓN, Arcivescovo di
Ayacucho, Presidente della Conferenza Episcopale, Ordinario Militare
per il Perù (PERÙ)
-
S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio
per i Laici (CITTÀ DEL VATICANO)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
-
S. Em. R. Card. Angelo SODANO, Decano del Collegio Cardinalizio
(CITTÀ DEL VATICANO)
Quest' Assemblea è chiamata dal Papa ad approfondire un argomento,
che tocca il cuore della nostra missione pastorale, in questo inizio
del Terzo Millennio cristiano. Da parte sua, il Successore di Pietro
ha già avviato uno studio approfondito al riguardo, come appare da
numerosi suoi interventi. Una loro sintesi è già stata pubblicata
nell'ultima parte del recente volume del Pontificio Consiglio per la
promozione della nuova evangelizzazione, con il titolo: “Enchiridion
della nuova evangelizzazione” (Libreria Editrice Vaticana 2012).
In un recente discorso ad un gruppo di Vescovi francesi venuti a
Roma in visita “ad Limina” il Papa ha detto poi espressamente: “Le
sfide di una socità largamente secolarizzata invitano ormai a
ricercarvi una risposta con coraggio ed ottimismo, proponendo con
audacia e spirito d'inventiva la novità permanente del Vangelo”
(L'Osservatore Romano, 22 settembre 2012).
“Con coraggio ed ottimismo”: è questo l'augurio che esprimo anche da
parte mia a tutti i presenti, pur riconoscendo le grandi difficoltà
esistenti nella presente situazione. Talora viene anche a noi la
tentazione degli Apostoli, che sul lago di Galilea dicevano a Gesù
per bocca di Simone: "Abbiamo pescato tutta la notte e non abbiamo
preso nulla, ma sulla tua parola getterò la rete” (Lc 5,5). E venne
la pesca miracolosa.
Certo, la nuova evangelizzazione, a cui ora siamo chiamati, non
vuole essere soltanto uno slogan o una nuova tecnica, come accade
oggi per la cosiddetta nuova alfabetizzazione, che vuole insegnare
ad usare i metodi di comunicazione “on line”. Si tratta invece di
un’evangelizzazione nuova nel senso indicatoci dagli ultimi Romani
Pontefici, per affrontare le sfide che la Chiesa oggi trova dinnanzi
a sé, vincendo ogni forma di scetticismo e confidando nell'aiuto del
Signore. Del resto, questo è un tema sempre ricorrente nella storia
della Chiesa, chiamata ad estrarre dal suo tesoro “nova et vetera”
(Mt 13, 52), cose nuove e cose antiche.
Certo ci troviamo di fronte a un'impresa grandiosa, che vede
coinvolti cielo e terra, un'opera misteriosa per l’intervento
preveniente e concomitante della grazia di Dio. La stessa
formulazione della seconda parte del tema di questo Sinodo, e cioè
la frase “per la trasmissione della fede”, non sembra del tutto
adeguata, perché come ben sappiamo, la fede non si trasmette da
parte nostra, provenendo essa dalla grazia di Dio, oltre che dalla
decisione dell'uomo che accoglie tale dono. E appunto per invocare
tale grazia la Chiesa sempre ci propone l’apostolato della preghiera
accanto all'apostolato dell'azione.
Da parte mia, ho cercato di prepararmi a questa nostra Assemblea
rileggendo attentamente, nei mesi scorsi, gli “Atti degli Apostoli”.
Ivi già si vede chiaramente come l'opera evangelizzatrice della
Chiesa era frutto di vari fattori, dalle parole e dalle iniziative
pratiche degli Apostoli come dall'intervento continuo della grazia
di Dio, che apriva i cuori all'accettazione della Buona Novella.
Certo, lì vediamo che c'e Pietro che dopo la Pentecoste prende
l'iniziativa e presenta con santo ardore Gesu di Nazareth come unico
Salvatore (At, 2, 14 s.).
Devo però confessare che dopo la lettura consolante degli Atti degli
Apostoli mi sono soffermato sul libro dell'Apocalisse e ho così
riflettuto sulla realtà del male nel mondo, come sul mistero della
libertà dell'uomo che, pur vedendo la luce, talora preferisce
restare nelle tenebre. Ho voluto parimenti meditare sulle pagine
dell' Apocalisse che ci descrivono la presenza devastante del
Maligno nella storia umana. Però è sempre consolante leggere nella
stessa Apocalisse come, alla fine, sia la potenza vittoriosa di
Cristo a splendere su tutte le miserie umane.
Vorrei ora concludere con un appello che mi sento di fare, non tanto
come Decano del Collegio Cardinalizio, quanto come Decano, per
anzianità, dei Vescovi qui presenti. È un appello affinché tutti
portiamo avanti il nostro lavoro d'evangelizzazione con grande
umiltà, sapendo che non siamo i primi a lavorare nella vigna del
Signore né saremo gli ultimi. Non siamo i primi perché altri, per
duemila anni, ci hanno preceduto in questo impegno pastorale. Non
siamo nemmeno gli ultimi, perché altri verranno dopo di noi a
portare avanti quest'opera, fino al termine della storia umana,
quando avremo cieli nuovi e terra nuova (Ap 21, 1).
[00024-01.05] [IN001] [Testo originale: italiano]
-
S. E. R. Mons. Salvador PIÑEIRO GARCÍA-CALDERÓN, Arcivescovo di
Ayacucho, Presidente della Conferenza Episcopale, Ordinario Militare
per il Perù (PERÙ)
En mi quehacer sacerdotal siempre fui párroco y descubrí que el
lugar privilegiado para educar la fe, es la celebración del domingo
porque los creyentes escuchamos a Jesús y celebramos el triunfo de
su cruz, para vivir el mandato del Arnor. Cada semana aprendemos
palabras y gestos del Maestro que hay que vivirlos en la familia, en
los barrios, en los centros de trabajo y estudio.
El domingo día del Señor y de la Iglesia debemos en la jomada
Eucarística, la gratitud al Padre de bondad y misericordia que nos
da la vida pero sobre todo la fe de Jesucristo, de comunión con los
hermanos, especialmente con los que necesitan y nos esperan porque
estan envueltos en el dolor, pobreza y marginación.
Este recorrido semanal lo realizamos en el sistema pedagógico del
Año litúrgico que inspirado en Jn. 16, 28, nos hace centrar la
mirada en la navidad y en la pascua, preparando estos acontecimiento
y celebrándolos en la alegría de la salvación.
Una debida preparación de la liturgia y de los signos celebrativos
es la mejor catequesis para nuestros fieles por ello la proclamación
biblica, los cantos, nos deben llevar a una participación
consciente, activa y fructuosa (SC 11) que nos llena del espíritu
para la misión. El altar es la cumbre y la fuente del trabajo
eclesial (SC 10).
Hay que intensificar en la acción pastoral de nuestras Diócesis y
parroquias los equipos litúrgicos que reflexionen, preparen y animen
este lugar privilegiado de evangelización.
Si la teología se hace pastoral en la liturgia, debemos cuidar la
formación en los sacerdotes y catequistas para que se profundicen
sus contenidos y se promuevan metodologías para los niños y jóvenes.
Al lado de las celebraciones oficiales está la religiosidad popular,
tan marcada en nuestros pueblos latinoamericanos, donde muchos
fieles manifiestan sus ilusiones y quieren hacer un homenaje a
Jesucristo, la Virgen María y los santos.
Gracias a la EN, el magisterio del Siervo de Dios Pablo VI nos
descubre el valor de la piedad popular, por ello debemos acompañar
esta búsqueda de Dios, insistiendo en las catequesis y
programaciones, para que estos eventos signifiquen en las
comunidades compromisos de transformación social que contribuyan al
bienestar de los más necesitados.
No podemos olvidar esta plegaria sencilla de grandes mayorías que en
santuarios y fiestas patronales expresan su devoción y
lamentablemente sienten poca acogida y acompañamiento.
[00025-04.05] [IN002] [Texto original: español]
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S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio
per i Laici (CITTÀ DEL VATICANO)
Al n. 115 dell'Instrumentum laboris leggiamo che "il fiorire in
questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e
movimenti dediti in modo prioritario all'annuncio del Vangelo è un
altro dono della Provvidenza alla Chiesa".
Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze
questa natura provvidenziale della "nuova stagione aggregativa dei
fedeli laici", evidenziandone la stretta relazione con la "rinnovata
Pentecoste" del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato
Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo
missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: "rappresentano
un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l'attività
missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e
di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla
vita cristiana e all'evangelizzazione, in una visione pluralistica
dei modi di associarsi e di esprimersi". Il Papa Benedetto XVI a sua
volta ha ribadito che "strumento provvidenziale per un rinnovato
impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità;
accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi". E in un'altra
occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli "con molto
amore".
Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa
non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello
Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti
Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle
diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di
questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a "non spegnere i
carismi, essere grati anche se sono scomodi". Si esige dunque una
vera "conversione pastorale" dei vescovi e dei preti, chiamati a
riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso
piuttosto che un problema.
Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un
entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto
serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta,
capace di rispondere adeguatamente alle sfide della
secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va
ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la
centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione
fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche
per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l'antico adagio
scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime
sempre ciò che siamo. L'evangelizzazione non è solo e non è tanto
questione di "saper fare", ma è innanzitutto una questione di
"essere", essere cioè cristiani veri e autentici.
D'altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove
comunità adottano sono all'apparenza diversissimi, veramente
multiformi, ma tutti riconducibili alle "tre leggi della nuova
evangelizzazione" che l'allora Cardinale Ratzinger formulò per
catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del
2000: innanzitutto la "legge dell’espropriazione", ovvero non
parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che
"evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una
forma di vivere", cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e
al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la
"legge del granellino di senapa", cioè il coraggio di evangelizzare
con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati
immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è
la legge del Vangelo. È un'attitudine che possiamo riconoscere, ad
esempio, nell'opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e
nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza
"legge" è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve
morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è
racchiuso il segreto più profondo dell'efficacia dell'impegno
evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.
[00026-01.02] [IN003] [Testo originale: italiano]
ERRATA CORRIGE
Le correzioni pubblicate nell'Errata Corrige sul Bollettino N.04
sono state riportate direttamente sui relativi Bollettini pubblicati
in queste pagine Internet.
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