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14 - 13.10.2012
SOMMARIO
-
NONA CONGREGAZIONE GENERALE (SABATO 13 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)
-
COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE PER L’INFORMAZIONE
- ERRATA CORRIGE
NONA CONGREGAZIONE GENERALE (SABATO 13 OTTOBRE 2012 - ANTEMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
- AUDITIO
DELEGATORUM FRATERNORUM (III)
Oggi, sabato 13 ottobre 2012, alle ore 9:05, alla presenza del Santo
Padre, con il canto dell’Ora Terza, ha avuto inizio la Nona
Congregazione Generale per la continuazione degli interventi in Aula
dei Padri Sinodali sul tema Sinodale: «La nuova evangelizzazione
per la trasmissione della fede cristiana».
Presidente Delegato di turno S. Em. R. Card. Laurent MONSENGWO
PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO).
Durante la Congregazione Generale è intervenuto un Delegato
Fraterno.
In conclusione il Segretario Generale ha comunicato la composizione
della Commissione per l’Informazione, che pubblichiamo in questo
Bollettino.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12:30
con la preghiera dell'Angelus Domini, erano presenti 241
Padri.
INTERVENTI IN AULA
(CONTINUAZIONE)
Sono intervenuti i seguenti Padri:
-
S. B. R. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Presidente
della Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabiche
(C.E.L.R.A.) (GERUSALEMME)
-
S. E. R. Mons. Francesco MORAGLIA, Patriarca di Venezia (ITALIA)
-
S. E. R. Mons. Sócrates René SÁNDIGO JIRÓN, Vescovo di Juigalpa,
Presidente della Conferenza Episcopale (NICARAGUA)
-
S. Em. R. Card. Odilo Pedro SCHERER, Arcivescovo di São Paulo
(BRASILE)
-
S. E. R. Mons. Filippo SANTORO, Arcivescovo di Taranto (ITALIA)
-
S. E. R. Mons. Julio Hernando GARCÍA PELÁEZ, Vescovo di Istmina -
Tadó (COLOMBIA)
-
S. E. R. Mons. José Guadalupe MARTÍN RÁBAGO, Arcivescovo di León
(MESSICO)
-
S. Em. R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Presidente del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL
VATICANO)
-
S. E. R. Mons. José Octavio RUIZ ARENAS, Arcivescovo emerito di
Villavicencio, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione
della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. José NAMBI, Vescovo di Kwito-Bié (ANGOLA)
-
Rev. P. Jose PANTHAPLAMTHOTTIYIL, C.M.I., Priore Generale dei
Carmelitani della B. V. Maria Immacolata (INDIA)
-
S. B. Em. Card. George ALENCHERRY, Arcivescovo Maggiore di
Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi, Capo del Sinodo della Chiesa
Siro-Malabarese (INDIA)
-
S. E. R. Mons. Jesús Esteban SÁDABA PÉREZ, O.F.M. Cap., Vescovo
titolare di Assura, Vicario Apostolico di Aguarico (ECUADOR)
-
S. E. R. Mons. François LAPIERRE, P.M.E., Vescovo di Saint-Hyacinthe
(CANADA)
-
S. E. R. Mons. António José DA ROCHA COUTO, S.M.P., Vescovo di
Lamego (PORTOGALLO)
-
S. E. R. Mons. Bonifacio Antonio REIMANN PANIC, O.F.M., Vescovo
titolare di Saia maggiore, Vicario Apostolico di Ñuflo de Chávez
(BOLIVIA)
-
Rev. P. Marco TASCA, O.F.M. Conv., Ministro Generale dell'Ordine
Francescano Frati Minori Conventuali
-
S. E. R. Mons. Nikolaos FOSKOLOS, Arcivescovo di Athenai,
Amministratore Apostolico "sede vacante et ad Nutum Sanctae Sedis"
di Rhodos (GRECIA)
-
S. E. R. Mons. Petru GHERGHEL, Vescovo di Iaşi
(ROMANIA)
-
S. E. R. Mons. Manuel José MACÁRIO DO NASCIMENTO CLEMENTE, Vescovo
di Porto (PORTOGALLO)
-
Rev. Julián CARRÓN, Presidente della Fraternità di Comunione e
Liberazione (ITALIA)
-
S. E. R. Mons. Leo Laba LADJAR, O.F.M., Vescovo di Jayapura
(INDONESIA)
-
S. B. R. Baselios Cleemis THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di
Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Capo del Sinodo della Chiesa
Siro-Malankarese (INDIA)
-
S. E. R. Mons. Berislav GRGIĆ, Vescovo
Prelato di Tromsø (NORVEGIA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S. B. R. Fouad TWAL, Patriarca di Gerusalemme dei Latini,
Presidente della Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni
Arabiche (C.E.L.R.A.) (GERUSALEMME)
Il pellegrinaggio ai Luoghi Santi, e alle “pietre vive” è un mezzo
eccellente per ravvivare la nostra fede e quella del Pellegrino,
conoscendo meglio il quadro culturale, storico e geografico dove
sono nati i misteri in cui crediamo, occasione di incontro personale
e incarnato con la persona di Gesù.
I cristiani di Terra Santa sono i discendenti diretti della
primissima comunità cristiana è “la memoria collettiva vivente della
storia di Gesù”. La visita ai luoghi santi dovutamente preparata e
guidata dalla lettura della Parola di Dio, e l’incontro con la
comunità possono fortificare i credenti di poca fede e far rinascere
la fede in chi era morta.
In questo tempo in cui i Luoghi Santi vengono talvolta offesi e
aggrediti, la presenza dei pellegrini è una vera testimonianza di
fede e di comunione con la nostra Chiesa del Calvario. Abbiamo
bisogno di voi, delle vostre preghiere e della vostra solidarietà!
Là dove gli apostoli hanno gridato a Gesù “accresci lo nostra fede”
(Lc 17,5), venite anche voi, carissimi confratelli vescovi con i
vostri sacerdoti, seminaristi e comunità, a chiedere al Signore la
fede e la pace che ci manca.
Ritengo urgente la necessità che la nostra fede sia uno stile di
vita che avvicina agli altri.
Dobbiamo cambiare una certa mentalità negativa, che vede nella fede
un’appartenenza a una fazione sociologica che spinge alla militanza
e alla violenza. La vera fede aiuta a sentirci più figli di Dio e
dunque più fratelli verso gli altri, anche a costo della croce e del
sangue.
La nuova evangelizzazione per essere moderna ed efficace deve
ripartire da Gerusalemme: ripartire dalla prima comunità cristiana
ancorata sulla persona di Cristo, avendo una causa per la quale era
disposta ad affrontare ogni sacrificio e il dono della vita stessa.
Le nostre comunità sono minoritarie in mezzo a credenti diversi. Le
circostanze le hanno spinte a chiudersi, preoccupate di difendersi,
sensibili ai propri diritti, attente ai loro luoghi e al loro rito.
Comunità introverse e paurose. Per molti la fede è un fatto
ereditario e sociale, quando invece dovrebbe essere più personale e
impegnativa. Non si tratta di sopravvivere ma di sfondare e
comunicare.
[00146-01.05] [IN115] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Francesco MORAGLIA, Patriarca di Venezia (ITALIA)
L’intervento riguarda i nn. 153-157 dell'Instrumentum laboris: il
punto “Fede e conoscenza”. Sulla linea del magistero costante della
Chiesa e, più recentemente, di Giovanni Paolo II (Fides et ratio) e
di Benedetto XVI (Lectio magistralis, Regensburg, il 12 settembre
2006), auspico che la nuova evangelizzazione riservi maggior spazio
alla catechesi, con speciale attenzione alla complementarietà fede,
ragione. Siamo grati all’impegno di chi con competenza e sensibilità
si fa carico della pastorale dell'alta cultura, favorendo il dialogo
con gli intellettuali e gli scienziati cristiani, con quanti sono in
onesta ricerca. Anche sul piano della catechesi ordinaria ci si deve
incamminare verso una più condivisa coscienza circa la dimensione
culturale della fede, affinché il credente non viva una sudditanza
psicologica e si percepisca in ritardo sul quadrante della storia.
Non di rado, il cattolico vive una sorta di complesso d’inferiorità
nei confronti della modernità e postmodernità per un personale, non
risolto conflitto tra fede e ragione. Il silenzio del
cattolico-medio, nel dare ragioni della sua speranza, è
fragorosissimo. Oltre a potenziare il primo annuncio, la lettura
della Bibbia, la lectio divina, - sulla linea della Dei Verbum e
dell’esortazione post-sinodale Verbum Domini- ritengo necessario, in
ordine alla nuova evangelizzazione, rinsaldare il legame strutturale
tra ragione e fede. Si tratta di far entrare la cultura nella
pastorale ordinaria; ciò, oggi, risponde a una diaconia cristiana
nei confronti della storia, di fronte a una cultura che si elabora
sempre più a partire dal sapere delle scienze e della tecnica,
generando un pensiero strumentale e funzionale. In tale situazione,
in Italia, la maggioranza dei giovani, compiuta l'iniziazione
cristiana smarrisce il rapporto con la Chiesa, la fede, Dio.
Molteplici le cause; ritengo, però che, in non pochi casi, la fede
non sia supportata da una catechesi amica della ragione, capace di
una vera proposta antropologica e in grado di legittimare la
plausibilità della scelta cristiana. E' necessario rilanciare il CCC
dando maggiore spazio ai contenuti affinché la fede non si riduca ad
una fede “fai da te”; la fides quae non di rado è carente nelle
nostre catechesi; è importante la metodologia ma non a scapito dei
contenuti o dell'esperienza elevata a luogo teologico. Se con Dio o
senza Dio tutto cambia, è doveroso ricentrare la catechesi su Dio e
su quanto la rivelazione cristiana dice di Lui, non dimenticando che
il Dio di Gesù Cristo - come ricorda Benedetto XVI - è insieme Agape
e Logos.
[00177-01.04] [IN140] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Sócrates René SÁNDIGO JIRÓN, Vescovo di Juigalpa,
Presidente della Conferenza Episcopale (NICARAGUA)
Para la Nueva Evangelización hemos de tener en cuenta que en los
Evangelios hay múltiples ejemplos concretos de transmisión de la Fe
de forma personalizada, como el que se refleja en la parábola de la
oveja perdida (Lc. 15,1-7; Mt. 18,12-14) o el trato personalizado
del mismo Jesús con la Samaritana (Jn 4,7-27) y Nicodemo (Jn
3,1-21), entre otros; lo cual genera una respuesta positiva en los
destinatarios de la Palabra del Señor. Los Obispos de América
Latina, desde la experiencia, destacamos en Aparecida la importancia
de la forma personalizada de la transmisión de la Fe, debido a lo
valorada que se siente la persona cuando se percata, en nuestra
forma de tratarla al estilo de Jesús, el significado que tiene para
Dios y para la Iglesia.
Al plantearnos una Nueva Evangelización no descartemos que el
crecimiento numérico de la Iglesia pudo incidir en un descuido de la
atención persona a persona, al modo de Jesús; lo cual nos presenta
un panorama de mucha gente bautizada pero no atendida
individualmente o como se ha llegado a decir: “muchos bautizados
pero no Evangelizados”.
Sin embargo, dicha forma personalizada de comunicar la Fe, requiere
de muchos miembros que dediquen tiempo a cada uno en particular y,
para eso, también es necesario tener a la familia como “un lugar
especial de encuentro con la Persona de Cristo”. La Familia “ha sido
y es escuela de la fe, palestra de valores humanos y cívicos” (Mensaje
inaugural del Papa Benedicto XVI en Aparecida).
En concreto, si en la Nueva Evangelización hay un interés por la
transmisión de la Fe, ahora en Crisis, debe haber igualmente un
interés por la Familia, pues, como bien dijo su Santidad el Papa
Benedicto XVI, en la homilía inaugural del Sínodo el Domingo 07 de
Octubre: “Hay una evidente correspondencia entre la crisis de la fe
y la crisis del matrimonio”.
[00113-04.05] [IN085] [Texto original: español]
- S. Em. R. Card. Odilo Pedro SCHERER, Arcivescovo di São Paulo
(BRASILE)
La nuova evangelizzazione ha bisogno di “nuovi evangelizzatori”. Più
che di nuovi metodi e di risorse tecniche servono evangelizzatori
che abbiano profonda esperienza della fede, nutrita nella comunione
con Dio.
I Santi, lungo la storia della Chiesa, sono stati autentici
cristiani e gli evangelizzatori più efficaci. Dai tempi degli
Apostoli e dei primi martiri, la Chiesa ha potuto contare sulla
testimonianza dei Santi nei momenti più difficili della sua vita e
della sua missione: Santi Martiri e Confessori, Santi Pastori e
Dottori, Santi Missionari e Predicatori, Santi Mistici, Vergini
consacrate, Santi della carità, Santi Fondatori. Questi furono
sempre veri discepoli e missionari di Gesù e suoi testimoni nel
mondo! In ogni paese, i Santi locali oppure quelli della Chiesa
universale, hanno {softlinesostenuto e sorreggono tuttora la fede
dei fedeli; sono per loro un esempio di vita, oltre ad essere
fraterni intercessori. I luoghi dei Santi (Santuari) sono luoghi di
fede e di consolazione per il popolo dei credenti.
Perciò, la nuova evangelizzazione può trovare nella vita, nella
testimonianza e nell'intercessione dei Santi un’immensa risorsa. La
devozione ai Santi e la “comunione” con i Santi consentono ai fedeli
di provare la vicinanza a quel “Mistero della fede” a cui la Chiesa
crede e che è da essa proclamato nel mondo.
Questo “Mistero della fede”, che è lo stesso Dio-Trinità, che si è
fatto vicino a noi per mezzo di Gesù Cristo, ha affascinato tanti
Santi, prima di noi, e può affascinare anche gli uomini e le donne
del nostro tempo.
La vita, la testimonianza e l’intercessione dei Santi, è un grande
tesoro della Chiesa e può essere di grande aiuto per la nuova
evangelizzazione!
[00114-01.04] [IN086] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Filippo SANTORO, Arcivescovo di Taranto (ITALIA)
La Nuova Evangelizzazione ha sete di incontrare i cristiani ormai
lontani e di dialogare con la cultura attuale del mondo. Ma il mondo
molte volte non ha nessuna voglia di dialogare con noi e se lo fa è
solo in battaglie da lui fissate secondo lo spirito del tempo. Ma
anche agli inizi dell’Evangelizzazione nessuno aveva interesse a
dialogare con i cristiani, con quella piccola schiera di uomini
strani che credevano che un uomo crocifisso fosse risorto. Ma era
proprio a questo mondo che essi si rivolgevano mostrando a chi li
ignorava o li perseguitava l’esperienza di una vita cambiata e la
proposta di salvezza. A quel mondo non si rispondeva con un
discorso, ma con il miracolo di una umanità trasformata. Dopo 27
anni di missione e di servizio alla Chiesa in Brasile sono tornato
in Italia, in una diocesi di antica evangelizzazione, in un contesto
di diffusa e sentita religiosità popolare dove la fedeltà è
fortemente provocata dalla secolariz-zazione. Per gli effetti
inquinanti della più grande fabbrica siderurgica d’Europa,
dodicimila persone (ventimila con l’indotto) rischiano di perdere il
posto di lavoro, mentre molte altre persone già sono state vittime
di tumori e di altre gravi malattie a causa della contaminazione
ambientale. La Chiesa non è stata a guardare, ma ha preso subito
partito per la difesa della vita attaccata dalla diossina e da altre
sostanze tossiche, ma ha anche difeso il lavoro che permette lo
sviluppo della vita. Non avendo a disposizione una ricetta per la
soluzione di questo grave problema, abbiamo offerto una presenza
solidale e un sostegno concreto a quanti sono toccati dagli effetti
disastrosi di questa triste alternativa in questo periodo di
recessione economica mondiale. Non offriamo soluzioni, ma la
vicinanza, consapevoli della missione di farci pellegrini accanto a
chi soffre, favorendo il dialogo e la concertazione per il bene
comune. Per questo ho visitato gli operai dell’altoforno 5 che
scioperavano a 60 metri d’altezza ed ho incontrato gli ammalati di
tumori, ho visitato la lega contro la leucemia, la sclerosi
multipla, l’associazione nazionale tumori e altre associazioni, tra
cui i bambini contro l’inquinamento. Ma il conflitto rimane aperto e
vediamo la profonda crisi umana e sociale di questo modello di
sviluppo economico. Gesù ha abbracciato il bisogno, si è messo dal
lato dei poveri, dei peccatori, degli esclusi. Li ha amati ed in
questo ha rivelato il volto del padre.
[00116-01.04] [IN087] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Julio Hernando GARCÍA PELÁEZ, Vescovo di Istmina -
Tadó (COLOMBIA)
Aunque la Iglesia es toda ella responsable de transmitir la fe, sin
embargo, los obispos son responsables de garantizar que tal acción
se haga de un modo nuevo.
El obispo no puede renunciar al ejercicio del carisma que le
compromete con la evangelización. Le asiste el Espíritu Santo para
que sea el responsable de animar, proponer y crear nuevas maneras
para transmitir la fe en el desierto espiritual que atraviesa la
humanidad.
Evangelizar constituye su talante y su vocación propia. No sería
fiel ni obediente al mandato del Señor si no es esa su tarea
fundamental. El Obispo no evangeliza por gusto, ni por estrategia,
sino porque para eso ha sido llamado y ha sido enviado.
Si el obispo asume con toda entereza su responsabilidad apostólica
se genera un cambio radical, una verdadera conversión pastoral en la
iglesia particular. El obispo como principal responsable de
transmitir la fe, será el protagonista de ese cambio.
Reavivando el carisma apostólico, lleva a su iglesia particular a un
estado de misión permanente, consagrando todas sus fuerzas y
recursos para que el Kerigma, la catequesis, la vida de comunidad y
la solidaridad no le falten nunca al rebaño de manera sistemática e
integral.
El obispo sabe que no está sólo, lo asiste el Espíritu del
Resucitado, la intercesión de los grandes evangelizadores y un
pueblo numeroso. Como sucesor de los apóstoles, consagra todas sus
energías y lidera todas las acciones para garantizar la transmisión
de la fe a una humanidad sedienta de sentirse amada de Dios.
[00117-04.05] [IN088] [Texto original: español]
- S. E. R. Mons. José Guadalupe MARTÍN RÁBAGO, Arcivescovo di León
(MESSICO)
En el magisterio latinoamericano hay frecuentes referencias al valor
pastoral de la piedad popular.
Reconocemos que la evangelización y purificación de la piedad
popular presenta desafíos que hay que asumir con creatividad
pastoral, porque dejada a la inercia de los puros sentimientos y del
folclore, no logra crear una cultura verdaderamente evangelizadora
que transforme estructuras de pecado, como las desigualdades
sociales, la violencia, las injusticias y otras manifestaciones que
contradicen la dignidad de la persona y la convivencia fraterna.
Presento una realización que, me parece, puede resultar inspiradora:
La Diócesis de Querétaro, en México, organiza una peregrinación
anual a la Basílica de Nuestra Señora de Guadalupe. Este año se
cumplieron ya 122 años. Peregrinan cerca de 40.000 personas,
organizadas en grupos y acompañadas por sacerdotes, seminaristas y
agentes laicos. Durante el trayecto, que dura 17 días, los
sacerdotes celebran diariamente la Eucaristía, ofrecen el sacramento
de la Reconciliación.
Los frutos son de gran valor:
Se intensifica el culto eucarístico por medio de la Hora Santa que
se tiene cada día.
La peregrinación, preparada y acompañada desde la diócesis y las
parroquias, se ha convertido en una tradición que lleva a cambios
positivos de vida y a mayor compromiso con la pastoral planificada.
[00118-04.04] [IN089] [Texto original: español]
- S. Em. R. Card. Peter Kodwo Appiah TURKSON, Presidente del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (CITTÀ DEL
VATICANO)
Frutto del Concilio Vaticano II, il Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace, in questo tempo così significativo per tutta
la Chiesa e per la sua particolare missione “di fomentare dovunque
la giustizia e l'amore di Cristo verso i poveri ... (allo) scopo di
stimolare la comunità cattolica a promuovere lo sviluppo delle
regioni bisognose e la giustizia sociale tra le nazioni”, si
inserisce con entusiasmo in quel “processo di rilancio della
missione fondamentale della Chiesa” che è la nuova evangelizzazione.
Infatti, come sottolinea l'Instrumentum Laboris di questa XIII
Assemblea ordinaria, al n. 130, riprendendo gli insegnamenti dei
Sommi Pontefici Paolo VI e Benedetto XVI, “1'evangelizzazione non
sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si
fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e
sociale, dell' uomo. [...] La testimonianza della carità di Cristo
attraverso opere di giustizia, pace e sviluppo fa parte della
evangelizzazione, perché a Gesù Cristo, che ci ama, sta a cuore
tutto l'uomo. Su questi importanti insegnamenti si fonda 1'aspetto
missionario della dottrina sociale della Chiesa come elemento
essenziale di evangelizzazione. La dottrina sociale della Chiesa è
annuncio e testimonianza di fede. È strumento e luogo
imprescindibile di educazione ad essa”. Del resto, è dalla profonda
esperierza pastorale del Beato Giovanni Paolo II quale Vescovo di
Cracovia, oltre che dal suo ministero petrino, che è scaturita la
più efficace definizione della dottrina sociale della Chiesa: uno
“strumento di evangelizzazione”.
Il movente originario dell' evangelizzazione è 1'amore di Cristo per
la salvezza eterna degli uomini; e 1'annuncio di Gesù Cristo è il
primo e principale fattore dello sviluppo.
Se quella del rinnovamento è un'esigenza costante
dell'evangelizzazione - e a maggior ragione lo è della
evangelizzazione del sociale in quanto le sue strategie devono
accompagnare le trasformazioni della società - è indubbio che essa
si faccia particolarmente sentire in quest'ora in cui ci si trova ad
un tornante della storia nel quale la questione sociale è diventata
radicalmente questione antropologica. Questione antropologica che
comporta, forzatamente, la questione di Dio. Se non si rifiuta
esplicitamente Dio, si tende a ritenere irrilevante l'apertura
dell'uomo al Trascendente.
Ora, in considerazione di questo momento storico, urge una nuova
evangelizzazione anche del sociale, non solo perché della nuova
evangelizzazione essa è un contenuto ineludibile, ma anche perché ne
è, appunto, strumento efficace.
Molte persone, infatti, sono oggi sempre più sensibili alle
questioni dei diritti umani, della giustizia, dell'ecologia, della
lotta alla povertà, ai temi che toccano la vita concreta delle
persone e quella in comune delle nazioni. Questa è una realtà che
può essere colta come un'autentica opportunità per la nuova
evangelizzazione; e proprio per questa ragione, la porta d'accesso
all'evangelizzazione può efficacemente essere quella del “sociale”.
Si tratta, quindi, di studiare nuove strategie. Ecco, alcune
proposte:
Perseverare sul piano della formazione con particolare attenzione
allo studio della dottrina sociale della Chiesa nei Seminari, nelle
diverse case di formazione e nelle parocchie.
Non trascurare le opportunità offerte dal dialogo ecumenico e
interreligioso.
Sul piano dell' attitudine apologetica cui fa riferimento il n. 138
dell'Instrumentum Laboris, sarebbe opportuno far conoscere
maggiormente la grande tradizione della “santità sociale”. Ad
esempio: I sacerdoti Arcangelo Tardini e José Maria Arizmendarrieta
(pastorale sociale), Il Beato Giuseppe Toniolo (nel campo del
lavoro), Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Julius Nyerere (nel
campo politico).
Sempre su questo fronte, per così dire, apologetico, si ispira di
quanto affermava il Beato Giovanni XXIII nell' enciclica Mater et
Magistra - cioè che “una dottrina sociale non va solo enunciata, ma
anche tradotta in termini concreti nella realtà”.
Infine, per sottolineare ancora una volta l’importanza della nuova
evangelizzazione del sociale, perché non ipotizzare che nella pagina
web del Vaticano, alla voce “Testi fondamentali”, oltre al
Catechismo della Chiesa Cattolica appaia anche il Compendio della
Dottrina Sociale della Chiesa? Oppure, perché non pensare a
consacrare un'Assemblea sinodale al tema, proprio, della (Nuova)
evangelizzazione del sociale?
[00119-01.06] [IN090] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. José Octavio RUIZ ARENAS, Arcivescovo emerito di
Villavicencio, Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione
della Nuova Evangelizzazione (CITTÀ DEL VATICANO)
El mantenimiento y la transmisión de múltiples manifestaciones
religiosas sigue siendo, especialmente en ambientes
descristianizados, un testimonio perenne de la innegable sed de Dios
presente en todo hombre. Cuando está religiosidad popular brota de
la fe en Jesucristo y está animada por un espíritu eclesial se
convierte, además, en verdadera piedad del pueblo de Dios, en un
medio valioso y eficaz para transmitir el evangelio y reavivar la fe
en los alejados.
Así entonces, para que la piedad popular en las circunstancias del
tiempo presente, pueda ser tenida como un verdadero medio para el
anuncio hay que considerarla, en primera medida, como objeto o
escenario de la nueva evangelización, de modo que la fe que busca
expresar, llegue a ser madura y auténtica. Esto se logra, en primer
lugar, iluminando las prácticas de devoción para que sus intenciones
coincidan, en significado y jerarquía, con las verdades de la fe y
su consecuente exigencia moral. En segundo lugar, mediante la
decidida acción de los pastores quienes han de acompañar estas
devociones según la verdad, aún a costa de renunciar a ciertos
beneficios que el mantenimiento de algunas de ellas podría
comportar. En tercer lugar, favoreciendo la comprensión de la
trabazón cristiana existente entre piedad popular y la naturaleza de
la liturgia. En este último medio, el conocimiento, proclamación y
meditación de la Palabra de Dios será de gran ayuda, pues por ella
Dios se revela y comunica a sí mismo, y a través de ella, los
bautizados pueden entablar un diálogo sincero con Él.
Orientar las distintas manifestaciones de piedad del pueblo de Dios
hacia la inteligencia de la fe y hacia la práctica sacramental, ha
de constituir una de las tareas que, con gran solicitud, han de
tener en cuenta los pastores de la Iglesia para aprovechar la piedad
popular como escenario de la nueva evangelización.
[00120-04.04] [IN091] [Texto original: español]
- S. E. R. Mons. José NAMBI, Vescovo di Kwito-Bié (ANGOLA)
Angola, na sua experiencia de evangelizayao ao longo dos 500 anos,
com as suas luzes e sombras, vive agora um novo contexto de paz, de
profundas transformayoes sociais que apontam para um crescimento
económico que atrai muitos países estrangeiros e a proliferayao de
seitas.
Grayas a Deus para o passado ficam as lembranyas menos agradáveis. E
hoje nota-se um crescimento económico e social que, embora indique
vias de desenvolvimento ainda está longe de responder aos enormes e
autenticos desafios. De facto nota-se um grande esforyo para sair da
miséria, no entanto nao deixa de despertar interesses quer para os
de dentro quer para os de fora.
Internamente, tal situaçao leva a pretensao de tirar beneficios,
enriquecendo-se com facilidade muitas vezes a qualquer preyo,
(aumentando fosso entre ricos e pobres) o que conduz a urna
dicotomia entre fé e vida.
Externamente, suscita urna forte imigraçao, muitas vezes desonesta e
oportunista.
A Igreja em Angola atenta a essa situayao, e interpretando os sinais
dos tempos, a luz do Magistério da Igreja, sobretudo das aportayoes
provenientes das últimas Assembleias especiais para a Africa, tem
procurado responder a estes desafios, com a implementaçao da
Pastoral familiar, com o binómio trienal: Familia e Matrimonio;
Familia e reconciliaçao; Familia e cultura.
Tudo isto para relançar um caminho que nos conduza a reassumir o
itinerário da iniciaçao cristã nas famílias, enquanto espaço
privilegiado de evangelizaçao. Por outro lado , estas e outras
situações não deixam de reclamar por uma catequese permanente
profunda que comprometa o fiel cristão com Deus, com a Igreja e com
sociedade.
[00122-06.05] [IN093] [Texto original: português]
- Rev. P. Jose PANTHAPLAMTHOTTIYIL, C.M.I., Priore Generale dei
Carmelitani della B. V. Maria Immacolata (INDIA)
It is very clear from the teachings of Jesus and the Church that
evangelizing all peoples constitutes the essential mission of the
Church. From this perspective it is also clear that evangelization
is not one among the many activities but the most important mission
of the Church. If evangelization is the major mission of the Church
we should perceive every activity of the Church from this
perspective. We should not have any activity under evangelization
which does not aim at the proclamation and transmission of faith.
A Christ-centered. Word-based and world-oriented spirituality shall
be the most important source of our New Evangelization. Attempts at
new evangelization must focus mostly on a Word-based faith formation
imparted to our faithful especially in the context of their thirst
for the Word of
God.
Very serious attempts should be made to use mass media for
evangelization so that the voice of God also could be heard among
the many voices of the world. To use mass media effectively
investments should be made in personnel and in resources at
international, national and local levels in direct proportion to the
need and importance of this ministry.
We must take innovative steps to use our institutions all over the
world for the effective transmission of faith. Moreover, attempts
should be made to bring about a deeper awareness of the
responsibility of every Christian, individually and collectively, to
become active agents of evangelization.
The proclamation of the gospel is the right and duty of the entire
Church and of every baptized Christian. Hence the Church should also
take creative steps in arranging for the Oriental sui juris Churches,
such as, the vibrant Syro-Malabar Church, to proclaim the gospel
beyond their present-day geographical boundaries. If the Church has
a larger vision to open up new avenues for the Syro-Malabar Church
and other Oriental Churches, it will definitely bear much fruit in
evangelization work.
In the context of New Evangelization, while we should continue to
promote the dialogue of religions, we should also be prepared to
share the life-giving message of Jesus, especially because of the
alarming growth of secularism and atheism which is a great threat to
all religions.
[00124-02.04] [IN095] [Original text: English]
- S. B. Em. Card. George ALENCHERRY, Arcivescovo Maggiore di
Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi, Capo del Sinodo della Chiesa
Siro-Malabarese (INDIA)
New Evangelization calls for a self evaluation within the Church. It
is a fact that there are many in the Church who do not know who
Christ is and what cost they have to pay to be his disciples. The
Church has to become more and more a communion of persons who have
encountered Christ and thereby volunteer by the power of the Grace
of God to pay the cost of discipleship of Christ. The universal call
to holiness has to become a fundamental awareness for all the
Christian faithful. The uniqueness of Christian faith and the
ever-renewed commitment to Christ in the Church has to become the
driving force for the life of every Christian. Jesus Christ the
unique savior is the one who works both in the evangelizer and the
evangelized. He has said of himself: “I am the truth, I am the
light, I am the way, I am the door, I am the bread, and I am the
life.”
During the 50 years after Vatican II, the renewal of the Church has
been multifaceted and highly productive. At the same time the lives
and ministry of priests and men and women of consecrated life have
become more functional than spiritual and ecclesial. It would seem
that the present-day formation of priests and the religious
personnel tends to make them functionaries for different offices in
the Church, rather than missionaries inflamed by the love of Christ.
Even in places of ad gentes missions of the Church, functioning
through institutions have made the priests and the religious lose
the impelling force and strength of the Gospel to which they are
committed by their vocation. Secularization has impacted the lives
of individual Christians and also of ecclesial communities. New
Evangelization demands a thorough renewal of the lives of individual
Christians and the reevaluation of the structures of the Church to
empower them with the dynamism of the Gospel values of truth,
justice, love, peace and harmony.
The transmission of faith is always through the traditions of the
particular churches and Churches sui iuris. These traditions include
celebration of the sacraments, especially the offering of the Holy
Eucharist, the catechesis, the custom of daily family prayer, small
Christian communities, observance of abstinence and penance in Lent
and other periods of fast, the celebration of feasts, pilgrimages,
practice of charity at all levels, people-friendly and
family-oriented pastoral care and the participation of the laity in
the administration of the church. Whatever traditions have proved to
be successful in transmitting the faith in the particular and sui
iuris Churches require more and more encouragement and support from
all quarters of the Universal Church. Lack of clear vision and
understanding of the communion ecclesiology visualized by the
Vatican Council II is making the potentialities of evangelization
and pastoral care of certain individual churches uncreative in some
communities of their emigrants, especially those of the Oriental
Churches. In recent years, there are signs of improvement in this
sphere. The communion ecclesiology very much emphasized by Holy
Father Benedict XVI has to become the ecclesiological vision of all
of us Bishops in the Catholic Church. New evangelization for the
transmission of the Christian faith has to initiate new measures for
the freedom in evangelization and pastoral care for all the Churches
sui iuris under the guidance of the Apostolic See.
[00123-02.03] [IN094] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Jesús Esteban SÁDABA PÉREZ, O.F.M. Cap., Vescovo
titolare di Assura, Vicario Apostolico di Aguarico (ECUADOR)
Anunciar el evangelio en la propia cultura es algo importante para
el momento actual, en culturas tradicionales y modernas.
La Encarnación es el fundamento de la inculturación. Mientras no se
llega a evangelizar la cultura no penetra el evangelio en la
persona. San Pablo quería hacerse “judío con los judíos, griego con
los griegos, para llevar a todos a Cristo”.
Al enjuiciar hoy la situación en las culturas ancestrales se
considera con frecuencia la presencia del Evangelio como una
colonización.
Hay dos actitudes ante esta realidad:
- la de un estudioso de la “política de las religiones” que afirma
que “sólo si es creíble en Europa, la Iglesia será creíble en el
mundo”
- la del Misionero recogida en el consejo dado por Monseñor
Alejandro Labaka, obispo misionero muerto con fama de martirio en la
amazonia ecuatoriana.
Amar a quienes queremos evangelizar, creer sinceramente que el
Espíritu de Dios está actuando en todas las culturas y aceptar que
el Evangelio no es patrimonio exclusivo de una cultura sino que
puede y debe ser acogido por todas, es lo que llenará de la alegría
del Evangelio a todos los pueblos.
[00125-04.04] [IN096] [Texto original: español]
- S. E. R. Mons. François LAPIERRE, P.M.E., Vescovo di
Saint-Hyacinthe (CANADA)
Le numéro 130 de l’Instrumentum laboris affirme que la doctrine
sociale de l’Église est annonce et témoignage de foi. C’est un
instrument et un lieu indispensable de l’éducation de la foi.
L’Instrumentum laboris est à la fois très riche mais plutôt faible
dans son traitement de la relation entre la Nouvelle Évangélisation
et la doctrine sociale de l’Église. Le lien intime qui existe entre
l’annonce de l’Évangile et le service de la Justice et de la Paix ne
me semble pas suffisamment développé.
Cette situation risque de faire apparaître la Nouvelle
Évangélisation comme une réponse aux problèmes internes de l’Église
et pas assez comme une contribution unique au développement de la
justice et de la paix dans le monde.
La crise économique actuelle nous fait découvrir comment l’avarice
et la cupidité ont brisé des liens de sens en séparant l’économie de
sa dimension sociale dans la vie humaine.
Ces liens ne peuvent être retrouvés que par l’amour, la fraternité
et l’amitié qui doivent s’exprimer non seulement dans les relations
interpersonnelles, mais aussi dans la vie économique et la vie
commerciale comme l’indique si bien la lettre du pape Benoît XVI
Caritas in Veritate.
Dans ce contexte, il est très important que l’Église apparaisse
comme une fraternité, un corps, le Corps du Christ. La communauté
est déjà une annonce de l’Évangile de Dieu. Dans l’initiation
chrétienne, nous séparons souvent l’amour et la justice, le
cheminement de foi et les réalités sociales et politiques. Il est
urgent de développer une culture de la solidarité.
Les grands missionnaires, à travers les siècles, ont su unir l’annonce
audacieuse de l’Évangile du Christ et l’engagement auprès des plus
pauvres. Leurs gestes ont souvent parler plus que leurs paroles.
[00126-03.04] [IN097] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. António José DA ROCHA COUTO, S.M.P., Vescovo di
Lamego (PORTOGALLO)
La Chiesa di ieri, di oggi e di sempre, dovrà avere i tratti del
volto di Gesù Cristo. Deve quindi essere filiale, fraterna,
affettuosa, vicina e accogliente, come l’ha ben raffigurata il beato
Papa Giovanni Paolo II nella Catechesi tradendae [1979], n. 67, e
nella Christifideles Laici [1988], n. 26.
Dovrà avere la dinamica delle prime comunità cristiane, come
l’autore del libro degli Atti degli Apostoli le ha presentate:
permanentemente attente alla Parola di Dio, alla comunione, alla
frazione del pane e alla preghiera (2, 42-47; 4, 32-35; 5, 12-15),
atrio permanente della fraternità aperta al mondo, in modo da essere
e da rispecchiare una Chiesa giovane, agile e bella, così giovane,
abile e bella, che la gente lotterà per entrare in essa.
Dovrà essere inoltre una Chiesa annunciatrice, completamente
vincolata al suo Signore, non sedotta dalla novità dell’ultima moda,
ma ben consolidata nella fedeltà al suo Signore, che si traduce nel
dono totale di sé, in un stile di vita povero, umile, spoglio,
felice. appassionato, audace, prossimo e dedicato. Sì, abbiamo
bisogno di annunciatori del Vangelo senza oro, argento, rame, borse,
due tuniche ... Sì, è di conversione che parlo, e mi lascio la
domanda: perché i Santi hanno lottato tanto, e con tanta gioia, per
essere poveri e umili, e noi ci sforziamo tanto di essere ricchi e
importanti?
[00127-01.04] [IN098] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Bonifacio Antonio REIMANN PANIC, O.F.M., Vescovo
titolare di Saia maggiore, Vicario Apostolico di Ñuflo de Chávez
(BOLIVIA)
Con la mirada creyente nos fijamos de modo singular en el fenómeno
de la desintegración familiar. La ausencia del padre se puede
explicar por distintas causas y factores antropológicos, culturales
y económicos. Creemos que el anuncio de Dios Padre de nuestro Señor
Jesucristo ha de ser una idea matriz de la nueva evangelización en
Bolivia (cf. DA 462).
Este fenómeno de ausencia del padre y su relevancia en la vida
social y personal repercute en la vivencia de la paternidad de Dios
y en la pérdida de valores netamente cristianos como son la
gratuidad, la fraternidad, la responsabilidad y el perdón.
Probablemente la presentación más sublime de Dios Padre en el NT sea
la parábola del Hijo pródigo (Lc 15,11-32). Es la conciencia de
tener ese padre la que posibilita el retorno a la vida, al encuentro
y al hogar del hijo menor, mientras que su carencia en el mayor le
impide disfrutar de la gratuidad de su padre.
También a la dificil situación que vive hoy la mujer en la familia,
arroja una nueva luz el encuentro de Jesús con la Samaritana (Jn
4,4-43). Este encuentro es revelador de la identidad profunda del
Señor, como hombre, profeta, Mesías, Salvador del mundo e Hijo de
Dios Padre. Y es desvelador de la identidad humana de la mujer,
prostituta y sin marido, que pasa a ser discípula y testigo de la
verdad. A este tipo de encuentro con Jesús es al que nos remite la
Nueva Evangelización. La mujer boliviana, en cuanto madre y esposa,
frecuentemente abandonada, infravalorada y maltratada, debe ser
atendida en la nueva evangelización para que, desde el encuentro con
Cristo, como la samaritana, pueda vivir con toda su dignidad.
[00129-04.04] [IN100] [Texto original: español]
- Rev. P. Marco TASCA, O.F.M. Conv., Ministro Generale dell'Ordine
Francescano Frati Minori Conventuali
Come sesto scenario da leggere e decifrare da parte di questo Sinodo
(dopo quello culturale, del fenomeno migratorio, economico,
politico, della ricerca scientifica e tecnologica), i nn. 59-62
dell’Instrurnentum Laboris indicano quello comunicativo.
Qui non ci si limita a prendere atto della massiccia diffusione e
pervasività dei media, ma del fatto che oggi viviamo in una vera e
propria cultura massmediatizzata.
Oggi la maggior parte degli uomini e delle donne organizzano con
riferimento ai media (si pensi a Internet e smartphone) la propria
vita lavorativa e affettiva, ricreativa e relazionale.
Eppure, i media rappresentano senza dubbio alcuno una grande
opportunità. “Nei mezzi della comunicazione - scrive il Beato
Giovanni Paolo II - la Chiesa trova un sostegno prezioso per
diffondere il Vangelo ... Essa li impiega volentieri per fornire
informazioni su se stessa e dilatare i confini
dell’evangelizzazione, della catechesi e della formazione e ne
considera l’utilizzo come una risposta al comando del Signore:
“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”
(Mc 16, 15)” (Lettera Apostolica, Il rapido sviluppo, 24 gennaio
2005, n. 7).
Si tratta di scoprire che “esiste uno stile cristiano di presenza
anche nel mondo digitale” (Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI
per la XLV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Verità,
annuncio e autenticità di vita nell'era digitale, 24 gennaio 2011),
che oggi deve sempre più caratterizzarsi come proposta di un profilo
identitario (anche digitale) coerente e insieme accogliente.
La nuova evangelizzazione è questione di nuove relazioni a partire
dalle quali è poi possibile veicolare l’annuncio esplicito di Gesù
Cristo come unico e universale salvatore. Se il mondo dei media è
per definizione massificante, la prospettiva cristiana che deve
operare in essi è quella che conduce a cogliere la persona nella sua
singolarità, nel suo essere destinataria della rivelazione di Dio.
Dobbiamo dunque gioire delle molte opportunità che le nuove
frontiere dello scenario comunicativo ci offrono.
[00128-01.04] [IN099] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Nikolaos FOSKOLOS, Arcivescovo di Athenai,
Amministratore Apostolico "sede vacante et ad Nutum Sanctae Sedis"
di Rhodos (GRECIA)
La Chiesa, per annunziare il Vangelo agli uomini del ventunesimo
secolo, deve tener conto della prima evangelizzazione fatta dagli
Apostoli. In molte regioni del mondo si ripetono le stesse
difficoltà che ha affrontato p.es. San Paolo in Atene e a Corinto.
Per evangelizzare il mondo la Chiesa deve essere più “snella”:
Come Davide non ha potuto affrontare Golia con le armi pesanti
dategli da Saul, così la Chiesa deve abbandonare molte usanze del
medioevo europeo (strutture materiali e spirituali, modo di parlare,
consuetudini “del tempo che fu” ecc.) e, come Corpo mistico del
Cristo Risorto, annunziare al mondo moderno il Vangelo della
salvezza, tenendo immutabile la sua dottrina e la sua vera
Tradizione. Deve agire non come una potenza mondiale né come una
potenza europea, ed offrire al mondo il Vangelo, l'annunzio gioioso,
predicando a tutti il Cristo morto e risorto in modo chiaro e senza
equivoci, come hanno fatto gli Apostoli e i grandi missionari, p.es.
San Francesco Saverio.
[00132-01.04] [IN101] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Petru GHERGHEL, Vescovo di Iaşi
(ROMANIA)
La storia che il Vangelo ha scritto nella Chiesa Cattolica in
Romania, composta di tre riti (latino, greco-cattolico e armeno),
conosce la gioia e il sacrificio di tanti evangelizzatori. Il vero
tesoro dell’annuncio è Gesù stesso, Figlio di Dio, che ha
trasformato l’apparente fallimento della Croce in una mirabile
vittoria della risurrezione per la redenzione del mondo. Non c’è
Vangelo senza Croce. L’ostilità che il Vangelo incontra in questo
tempo non deve farci dimenticare la logica della Croce, dove
l’intervento umano non è riuscito a soffocare la grazia divina.
Nei tempi difficili della recente dittatura atea in Romania la
famiglia cristiana ha svolto un ruolo fondamentale, essendo spesso
l’unica possibilità di annunciare il Vangelo e di trasmettere la
fede. E ora, molti migranti cattolici romeni hanno aiutato le
famiglie presso le quali lavorano a riscoprire la bellezza della
preghiera e della fede in Cristo. La formazione dei genitori risulta
ora una vera priorità pastorale.
In Romania la fine della persecuzione ateista aveva aperto le porte
a una promettente primavera ecumenica. Non ci ha mai abbandonato la
preghiera, ma da quando un recente ordinamento del Sinodo della
Chiesa Ortodossa Romena ha vietato qualsiasi preghiera tra fedeli
ortodossi e cattolici, ci vediamo costretti a supplicare Dio davanti
ai delegati fraterni: “Fa’, o Signore, che almeno il “Padre Nostro”
unisca i tuoi figli!”
In conclusione, per una nuova evangelizzazione la Chiesa Cattolica
di Romania, propone: a) ripartire da Gesù stesso, vangelo ed
evangelizzatore; b) promuovere lafamiglia cristiana, fondata sul
matrimonio e sulla formazione dei genitori; e c) coltivare
l’ecumenismo della preghiera, perché l’unità dei cristiani aiuti il
mondo a credere in Cristo (cfr. Gv17, 21).
[00166-01.04] [IN129] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Manuel José MACÁRIO DO NASCIMENTO CLEMENTE, Vescovo
di Porto (PORTOGALLO)
La “novità” della nuova evangelizzazione non può essere altra che la
riscoperta e l’approfondimento della novità costante di Cristo,
nelle attuali circostanze della Chiesa e del mondo. Circostanze che,
nel mio paese, si definiscono, inoltre, come una popolazione molto
mobile e spesso opaca nella mentalità.
La mobilità della popolazione aggiunge all’esodo rurale verso la
città la facilità di comunicazioni quotidiane tra i diversi locali,
con punti successivi di fissazione o di passaggio, per motivi di
lavoro o di riposo (fine settimana). L’opacità può derivare dalla
maggiore densità delle “realtà temporali” quando assorbono
l’attenzione immediata e le intenzioni a medio termine, non aprendo
facilmente all’orizzonte spirituale e religioso. Si generalizza così
il secolarismo personale e ambientale.
Queste circostanze portano problemi relativamente “nuovi”
all’evangelizzazione, almeno per l’intensità con cui si presentano.
Le comunità che erano più stabili, come le famiglie e le parrocchie,
dove la conoscenza di Cristo e la vita cristiana si trasmettevano
naturalmente, non sussistono più così e non integrano facilmente i
loro membri, soprattutto i più giovani.
La dispersione e l’itineranza rendono difficoltosa la convivenza
abituale, familiare e comunitaria. L’individualizzazione della vita,
potenziata dalla tecnologia, induce al soggettivismo e al
virtualismo che rarefanno la realtà sociale ed ecclesiale. Di
conseguenza, non è facile abbinare l’individuo e la società, o il
credente e la comunità. Niente di facile in effetti.
Credo, quindi, che la “novità” da cercare per l’evangelizzazione di
oggi si prospetti come riscoperta del Cristo vivente nella
coesistenza di comunità specifiche. Queste, a loro volta, dovranno
integrare i collegamenti interpersonali, oggi indispensabili:
comunità intercomunitarie, punti fissi, ma interconnessi. In ogni
caso indispensabilmente comunitarie, perché sappiamo che è quando
rimaniamo insieme che meglio sperimentiamo e condividiamo la
presenza del Risorto in mezzo a noi (cfr Gv 20,26).
Le prime comunità, nutrite da conversioni autentiche e attraverso
una vera iniziazione cristiana, hanno originato, dalla stessa
testimonianza vitale e dalla riflessione dei loro pastori,
espressioni e pratiche sociali e culturali di vasta portata. Le
comunità monastiche e parrocchiali che ne seguirono diedero anima e
corpo al cristianesimo medievale, con splendidi risultati in diversi
ambiti, sia eruditi sia popolari.
[00135-01.04] [IN104] [Testo originale: italiano]
- Rev. Julián CARRÓN, Presidente della Fraternità di Comunione e
Liberazione (ITALIA)
Non possiamo continuare a “pensare alla fede come un presupposto
ovvio del vivere comune. In effetti, “questo presupposto non solo
non è più tale, ma spesso viene perfino negato” (Porta fidei, 2).
Leggendo l’Instrumentum Laboris, sono rimasto colpito da questa
osservazione: “Desta preoccupazione la scarsezza di primo annuncio
nella vita quotidiana” Tutto lo sforzo fatto fino adesso fatica a
generare una novità di vita tale da destare la curiosità per quello
che i battezzati vivono. Come superare quella frattura tra la fede e
la vita che rende più difficile alla fede di essere incontrabile in
modo ragionevole, e dunque attraente? Senza “riscoprire e
riaccogliere il dono prezioso che è la fede”, la nuova
evangelizzazione rischia di essere ridotta a una questione di
esperti.
Per suscitare questo interesse abbiamo un alleato dentro il cuore
dell’uomo di qualsiasi cultura e condizione. Noi sappiamo che il
cuore dell’uomo è fatto per l’infinito. Rimane in lui l’attesa di un
compimento. Perché nessun “falso infinito riesce a soddisfarlo. “Che
giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?”
(Mt 16,26).
A questa attesa non può rispondere una dottrina, un insieme di
regole, una organizzazione, ma piuttosto un avvenimento. Come disse
don Giussani durante il Sinodo del 1987, “ciò che manca non è tanto
la ripetizione verbale o culturale dell’annuncio. L’uomo di oggi
attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con
persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che
la vita loro è cambiata”. Un luogo dove ciascuno possa essere
invitato a fare la verifica che fecero i primi due sulla riva del
Giordano: “Vieni e vedi”, perché “una fede che non possa essere
reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa,
utile a rispondere alle sue esigenze, non sarà una fede in grado di
resistere in un mondo dove tutto, tutto, dice l’opposto”.
[00136-01.04] [IN105] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Leo Laba LADJAR, O.F.M., Vescovo di Jayapura
(INDONESIA)
Instrumentum Laboris (IL) begins with the personal character of
Christianity, that is the faith, which must enlighten our perception
of evangelization, that: (l) Evangelization is not only a reaction
to social reality and its secular culture but it is the very essence
of the Church; (2) Jesus Christ is the center of Christianity and
may not be placed on a par with other religious founders; (3)
Christianity is not a textbook religion, and salvation is not an
achievement in practicing the doctrines written in the book, but it
is the work of God's love. Only in yje encounter with the Lord, what
is written in the Scripture becomes His "word", His "voice".
In Jesus Christ God reveals Himself as love. He offers Himself to
mankind without forcing to be accepted, but taking the risk of being
refused. The marvelous mystery of the divine love is that He does
not impose Himself to mankind. The love of God, as manifested in
Jesus Christ, is an appeal to the freedom of man, who is free to
accept or to refuse. This immense and marvelous love of God should
be presented in evangelization in dealing with the "cultural
c1imate"(IL 48) of secular society, which tends to idolize the
freedom and autonomy of man and refuse any transcendent element in
religion as violation of human freedom.
This image of God as an appeal of love to mankind could be more
touching to secular mentality than the image of God as powerful
King. Therefore, I suggest in some texts, like that in IL 24, when
dealing with "conversion experience", in place of the terminology "kingdom
of God", which in itself has a feudalistic connotation, to use "God's
power of love". In fact, more than the power of a king, the divine
love is "more delicious than wine" and "as powerful as death"(Song
of Songs,l:2;8:6). The divine love appeals to man and expects the
response. Love wants to be loved. Conversion is the love response of
man to the love appeal of the Lord. service and sacrifice for others
is a powerful witness in evangelization. The love of God is
manifested in Jesus Christ as a sacrifice; so a genuine witness for
that divine love must be as well a sacrificial love.
[00137-02.03] [IN106] [Original text: English]
- S. B. R. Baselios Cleemis THOTTUNKAL, Arcivescovo Maggiore di
Trivandrum dei Siro-Malankaresi, Capo del Sinodo della Chiesa
Siro-Malankarese (INDIA)
It is estimated that the sixty percent of the population of the
world lives in Asia. Asia is the land which gave birth to many world
religions including Christianity. I come from the continent of Asia,
more precisely from the subcontinent of India where people have seen
forceful spreading of the religious messages. Though Christianity
has a different story to share with the present society of Asia
where believers of other religions form a predominant majority, it
does not seem to appreciate and acknowledge terms such as
proclamation, evangelization etc. These terms have inculcated in
them a different thinking, subsequently a different attitude. Here I
would like to underline the very words of Jesus himself "you shall
be my witnesses .... "(Acts 1:8). Our dear blessed Mother Teresa of
Calcutta brought to the world especially to India a very practical
means of evangelization, a witnessing model. I must say that she
became the most effective missionary in a land where Christians are
only less than three percent of the population. Mother Teresa
witnessed Jesus everywhere. In the history of India she remains a
model and symbol of Christianity. Witnessing model starts with you
and me.
Modern people think that he/she makes everything; everything exists
because of his/her capacity. This attitude brings a disfigured image
of supernatural reality even to the essence of human life. Those who
are responsible for evangelization, especially those who are in the
ministerial priesthood, people endowed with "gift and mystery" (Blessed
John Paul II) have to take more genuine steps in the liturgical
celebrations to make the sacraments a more tangible means of the 'Emmanuel
experience' during those hours of grace. Socialization with one
another has found a place everywhere but conversation with the Lord
has been cornered everywhere.
Jesus said, "I came that they may have life and have it abundantly"
(Jn 10: 10). Fullness of life, a life of abundance is fully realized
only when human beings enter in the life Eternal. To lead the way to
abundant life is the work of the Church. If the Church, the
continuation of Jesus in the world, distances herself from any
process of enhancing the fullness of life, any means to ensure human
dignity, be sure that the experiencing and witnessing of Emmanuel
will be weak in that part of the world. Any attempt of the Church to
promote human dignity, to bring justice to the underprivileged is a
genuine mark of obedience to the will of Jesus. Enhancing human
dignity, speaking for the voiceless, being a symbol of justice,
promotion of democratic values, etc, are to be seen seriously as
marks of promoting human life which eventually lead people to life
in abundance.
[00138-02.03] [IN107] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Berislav GRGIĆ, Vescovo
Prelato di Tromsø (NORVEGIA)
Die katholische Kirche in den nordischen Ländern - Dänemark,
Finnland, Island, Norwegen und Schweden - ist eine ganz kleine
Minderheit und hat so weder die Vor- noch die Nachteile, die die
Kirche in traditionellen und überwiegend katholischen Gebieten oft
hat. Trotz der zahlenmäßigen und gesellschaftlich geringen Bedeutung
ist unsere Kirche aber eine wachsende Kirche. Neue Kirchen werden
gebaut oder angekauft, neue Pfarreien errichtet, nicht-lateinische
Riten kommen hinzu, es gibt relativ viele Konversionen und
Erwachsenentaufen, es gibt Berufungen zum Priestertum und zum
Ordensleben, die Zahl der Taufen übersteigt bei Weitem die der
Sterbefälle und Austritte, und der sonntägliche Gottesdienstbesuch
ist relativ hoch. In Teilen der Gesellschaft besteht ein großes
Interesse an Glaube und Spiritualität, sowohl bei Nichtgläubigen,
die die Wahrheit suchen, als auch bei engagierten Christen anderer
Konfessionen, die Vertiefung und Bereicherung im religiösen Leben
anstreben. Es ist auch auffallend, dass verhältnismäßig viele
kontemplative Ordensgemeinschaften in den letzten Jahren ihre Häuser
errichtet haben.
Die Weitergabe des Glaubens ist aber oft durch die großen Abstände
erschwert.
Unsere Priester müssen viel reisen -manchmal bis zu 2000 km im Monat
-, um unsere Gläubigen, die in entfernten Ortschaften wohnen, zu
besuchen und mit ihnen die Gottesdienste zu feiern. In den
Wintermonaten ist das sehr anstrengend.
[00139-05.05] [IN108] [Originaltext: Deutsch]
AUDITIO DELEGATORUM
FRATERNORUM (III)
È intervenuto il seguente Delegato Fraterno:
-
Rev. Dott. Geoffrey TUNNICLIFFE, Segretario Generale dell'Alleanza
Evangelica Mondiale (STATI UNITI D'AMERICA)
Diamo qui di seguito il riassunto degli intervento:
- Rev. Dott. Geoffrey TUNNICLIFFE, Segretario Generale dell'Alleanza
Evangelica Mondiale (STATI UNITI D'AMERICA)
Evangelism is the proclamation in word, deed and Christian character
of the saving work of Jesus Christ on the cross and through the
resurrection. Evangelism lies at the core of the identity of being
evangelical. We affirm that it is not possible to be truly
evangelical without a radical commitment to world evangelisation;
indeed, such a commitment is inherent to Christian identity itself.
The WEA calls on all evangelicals and Christians worldwide to renew
their commitment to holistic evangelism.
As with all Christian traditions, there have been times when
mistakes have been made and evangelicals have struggled to link the
proclamation of the gospel with acts of justice and peace. Yet in
our history there have been many strong voices and lives that
exemplify the holistic nature of evangelism.
The biblical narratives in Mark 5 offer us a lens through which we
can overcome the unhelpful dichotomy between proclamation and action,
and a way to call us all back to holistic evangelism and to the word
of God. Two themes emerge from this chapter: (1) the authority and
the power of Jesus and (2) the breadth of the Gospel. First we see
that Jesus has power over evil; he has epower over disease and
illness, and he has power over death itself, hinting towards his own
forthcoming resurrection. Secondly, the text shows that the Gospel
extends to all of creation.
The question for evangelicals - and all who claim the name of Christ
- is: what will you do, personally and corporately, to further the
cause of worldwide holistic evangelism? A church that is not
evangelistic is failing in its response to Jesus.
We evangelicals are learning how to do evangelism in the way of
Jesus - how to proclaim that salvation comes from our God and the
implications of this proclamation for the transformation of society.
We are also learning that truly biblical evangelism demands that the
divisions amongst Christians be overcome. The joint document of the
Roman Catholic Church, the World Evangelical Alliance and the World
Council of Churches, Christian Witness in a Multi-Religious World:
Recommendations for Conduct, is a wonderful reminder of the
importance and the mandate for evangelism
As believers we are enabled by the Father and the Son, through the
Spirit, to carry out God's mission, such that a core characteristic
of evangelicals is - and must always be - to let the whole earth
hear the whole Gospel in word, deed and character.
[00160-02.03] [DF006] [Original text: English]
COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE PER L’INFORMAZIONE
Presidente
- S.E.R. Mons. Claudio Maria CELLI, Arcivescovo titolare di
Civitanova, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali (CITTÀ DEL VATICANO)
Vice Presidente
- S. E. R. Mons. Ján BABJAK, S.I., Arcivescovo Metropolita di Prešov
dei cattolici di rito bizantino, Presidente del Consiglio della
Chiesa Slovacca (SLOVACCHIA)
Membri
- S. E. R. Mons. John Olorunfemi ONAIYEKAN, Arcivescovo di Abuja
(NIGERIA)
- S. E. R. Mons. Tadeusz KONDRUSIEWICZ, Arcivescovo di Minsk-Mohilev
(BIELORUSSIA)
- S. E. R. Mons. Manuel José MACÁRIO DO NASCIMENTO CLEMENTE, Vescovo
di Porto (PORTOGALLO)
- S. E. R. Mons. José Horacio GÓMEZ, Arcivescovo di Los Angeles
(STATI UNITI D'AMERICA)
- S. E. R. Mons. Francis Xavier Kriengsak KOVITHAVANIJ, Arcivescovo
di Bangkok (THAILANDIA)
Membri ex - officio
- S. E. R. Mons. Pierre-Marie CARRÉ, Arcivescovo di Montpellier
(FRANCIA), Segretario Speciale
- S. E. R. Mons. Nikola ETEROVIĆ,
Arcivescovo titolare di Cibale, Segretario Generale del Sinodo dei
Vescovi (CITTÀ DEL VATICANO)
Segretario ex - officio
- Rev. P. Federico LOMBARDI, S.I., Direttore della Sala Stampa della
Santa Sede (CITTÀ DEL VATICANO)
ERRATA
CORRIGE
Le correzioni pubblicate nell'Errata Corrige sul Bollettino N.14
sono state riportate direttamente sui relativi Bollettini pubblicati
in queste pagine Internet
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