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16 - 15.10.2012
SOMMARIO
-
UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ 15 OTTOBRE 2012 -
ANTEMERIDIANO)
- FILM: CAMPANE D’EUROPA
- ESPOSIZIONE IN OCCASIONE DELL’ASSEMBLEA SINODALE
- AVVISI
UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE (LUNEDÌ 15 OTTOBRE 2012 -
ANTEMERIDIANO)
- INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
Oggi, lunedì 15 ottobre 2012, memoria di santa Teresa di Gesù,
vergine, dottore della Chiesa, carmelitana scalza, alle ore 9:00,
alla presenza del Santo Padre, con il canto dell’Ora Terza, ha avuto
inizio l’Undicesima Congregazione Generale per la continuazione
degli interventi in Aula dei Padri Sinodali sul tema sinodale: «La
nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».
Presidente Delegato di turno S. Em. R. Card. John TONG HON, Vescovo
di Hong Kong (CINA).
In conclusione di Congregazione il Segretario Generale del Sinodo
dei Vescovi S.E.R. Mons. Nikola ETEROVIĆ, Arcivescovo Tit. di Cibale
(CITTÀ DEL VATICANO) ha presentato al Santo Padre un volume sulla X
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si è
celebrata nel 2001 sul tema: “Il Vescovo: Servitore del Vangelo di
Gesù Cristo per la speranza del mondo”. Il Santo Padre ha donato una
copia a ciascun Padre Sinodale e Partecipante a questa Assemblea.
A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle ore 12:30
con la preghiera dell'Angelus lineDomini, erano presenti 251 Padri.
INTERVENTI IN AULA (CONTINUAZIONE)
Sono intervenuti i seguenti Padri:
-
S. Em. R. Card. Josip BOZANIĆ, Arcivescovo di Zagreb (CROAZIA)
-
S. Em. R. Card. Antonio Maria VEGLIÒ, Presidente del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (CITTÀ DEL
VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Luigi NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro
(ITALIA)
-
S. E. R. Mons. Vincenzo PAGLIA, Arcivescovo-Vescovo
emerito di Terni-Narni-Amelia, Presidente del Pontificio Consiglio
per la Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Francis Xavier Kriengsak KOVITHAVANIJ, Arcivescovo
di Bangkok (THAILANDIA)
-
S. E. R. Mons. Jean-Baptiste TIAMA, Vescovo di Sikasso, Presidente
della Conferenza Episcopale (MALI)
-
S. E. R. Mons. Olivier SCHMITTHAEUSLER, M.E.P., Vescovo titolare
di Catabum castra, Vicario Apostolico di Phnom-Penh (CAMBOGIA)
-
S. E. R. Mons. Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon (FRANCIA)
-
S. Em. R. Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH, Arcivescovo di Barcellona
(SPAGNA)
-
S. Em. R. Card. Francesco COCCOPALMERIO, Presidente del Pontificio
Consiglio per i Testi Legislativi (CITTÀ DEL VATICANO)
-
S. E. R. Mons. Eusebio RAMOS MORALES, Vescovo di Fajardo-Humacao
(PORTO RICO)
-
S. Em. R. Card. Angelo SCOLA, Arcivescovo di Milano (ITALIA)
-
S. E. R. Mons. Taras SENKIV, O.M., Vescovo titolare di Siccenna,
Ausiliare, Protosincello e Amministratore Apostolico "ad Nutum
Sanctae Sedis" di Stryj degli Ucraini (UCRAINA)
-
S. E. R. Mons. Stanisław GĄDECKI, Arcivescovo di Poznań (POLONIA)
-
S. E. R. Mons. Sebastian Francis SHAW, O.F.M., Vescovo titolare di
Tino, Amministratore Apostolico di Lahore (PAKISTAN)
-
S. E. R. Mons. Joseph ABSI, della Società dei Missionari di
S.Paolo, Arcivescovo titolare di Tarso dei Greco-Melkiti, Ausiliare
e Protosincello di Damas, Dimasq dei Greco-Melkiti (SIRIA)
-
S. E. R. Mons. Alexander Thomas KALIYANIL, S.V.D., Arcivescovo di
Bulawayo (ZIMBABWE)
-
S. E. R. Mons. Berhaneyesus Demerew SOURAPHIEL, C.M., Arcivescovo
Metropolita di Addis Abeba, Presidente della Conferenza Episcopale
d'Etiopia ed Eritrea, Presidente del Consiglio della Chiesa Etiopica
(ETIOPIA)
-
S. E. R. Mons. Filipe Neri António Sebastião DO ROSÁRIO FERRÃO,
Arcivescovo di Goa e Damão (INDIA)
-
S. Em. R. Card. Antonio María ROUCO VARELA, Arcivescovo di Madrid,
Presidente della Conferenza Episcopale (SPAGNA)
-
S. Em. R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente
della Conferenza Episcopale (KENYA)
-
S. E. R. Mons. Beatus KINYAIYA, O.F.M. Cap., Vescovo di Mbulu
(TANZANIA)
-
S. E. R. Mons. Dominic Ryōji MIYAHARA, Vescovo di Fukuoka
(GIAPPONE)
-
S. E. R. Mons. William SLATTERY, O.F.M., Arcivescovo di Pretoria,
Ordinario Militare per il Sud Africa (SUD AFRICA)
-
S. E. R. Mons. Virgil BERCEA, Vescovo di Oradea Mare, Gran
Varadino dei Romeni (ROMANIA)
-
S. E. R. Mons. John WONG SOO KAU, Arcivescovo Coadiutore di Kota
Kinabalu (MALAYSIA)
Diamo qui di seguito i riassunti degli interventi:
- S. Em. R. Card. Josip BOZANIĆ, Arcivescovo di Zagreb (CROAZIA)
Nel mio intervento mi riferisco in modo particolare alle “radici”
dell’inestimabile dono della fede. E mi chiedo in che modo nasca,
viva e cresca la credibilità di un testimone della fede.
Fin dall’inizio della Chiesa e del Cristianesimo, il tesoro della
fede ha trovato la manifestazione più alta, ed insieme più feconda,
nella coraggiosa testimonianza dei martiri.
La “professione e confessione” della fede è tangibile, infatti,
nelle vite donate dei pastori, dei sacerdoti, dei religiosi e
religiose; ma anche - bisogna sottolinearlo fortemente - dei fedeli
laici, delle loro famiglie. Tutti, gli uni e gli altri, testimoni
umili e coraggiosi, che mostrano - con il loro martirio - il luogo
dove nasce e cresce una fede autentica: il cuore e la vita di chi si
innamora di Cristo.
Nella storia recente della Chiesa in Europa, ma anche altrove in
tutte le parti del mondo, esistono testimonianze ed esperienze di
questo martirio assurte anche ad icona di santità: e la memoria
liturgica che la Chiesa ne celebra con venerazione è il segno
perenne che il martirio é sempre la forma più esplicita e
convincente di trasmissione della fede.
Mi permetto inoltre di richiamare l'attenzione anche sulle “nuove
forme di martirio”, incruento ma sofferto, che sono presenti e
richieste oggi nel contesto di un mondo globalizzato.
Un interrogativo che ci possiamo porre è se noi come Chiesa, e i
fedeli delle nostre comunità, come Chiese in cammino, sappiamo
essere vicine alla testimonianza cristiana che incrocia le sfide del
mondo di oggi.
C’è, infatti, una domanda ineludibile, che tutti ci si deve porre:
“Dov’è che la nostra non-credibilità diventa contro-testimonianza
per gli altri”?
La fede, infatti, non può mai essere rinchiusa solo nella dimensione
del privato, perché la testimonianza del cristiano è per natura sua
pubblica. Anche i pellegrinaggi diventano un modo connaturale
all’uomo, che condivide la dimensione dell’ “homo religiosus” e
dell’ “homo ritualis” con la proposta cristiana.
Tutto ciò è constatabile, in modo particolare, nei santuari mariani,
mete assai frequenti di pellegrinaggi, dove i fedeli si accostano,
soprattutto, al sacramento della riconciliazione: e vivono così un
autentico cammino di conversione.
Infine, 1'importanza e la necessità che venga valorizzata la
straordinaria cultura nata dalle radici cristiane.
[00240-01.05] [IN175] [Testo originale: italiano]
- S. Em. R. Card. Antonio Maria VEGLIÒ, Presidente del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (CITTÀ DEL
VATICANO)
L’ambito della mobilità umana offre significative possibilità per la
nuova evangelizzazione, poiché presenta uomini e donne, giovani e
anziani segnati da forti esperienze di vita, da progetti,
insicurezze o sofferenze, che mettono in luce gli interrogativi più
pressanti della loro esistenza, e che sentono il bisogno di dare un
significato alla loro vita quotidiana. Di fronte agli interrogativi
profondi, la fede si presenta come risposta che li interpreta,
illumina e colma di significato, e Cristo appare come la chiave di
lettura per eccellenza della vita umana.
Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli
Itineranti desidera sottolineare l’importanza che riveste il
fenomeno migratorio e, con esso, tutto l’ambito della mobilità
umana. Questo offre alla Chiesa nuove occasioni per
l’evangelizzazione. In riferimento a quanti non conoscono Cristo e
si stabiliscono in Paesi di tradizione cristiana, si impone la sfida
di proporre loro il kerigma. D’altra parte, quanti sono stati
evangelizzati nel Paese di origine hanno bisogno di un
accompagnamento pastorale che li aiuti a mantenersi saldi nella
fede, mentre possono diventare a loro volta evangelizzatori.
Il fenomeno rnigratorio mette in discussione anche le comunità di
accoglienza, obbligandole non solo a rivedere le proposte di
evangelizzazione, ma anche mettendo alla prova la fede stessa dei
suoi membri, in particolare nel momento di doverla annunciare agli
altri.
Per la relazione inscindibile tra l’amore per Dio e l’amore per il
prossimo, la presenza di persone in mobilità ha richiesto anche alla
Chiesa una risposta solidale, che è allo stesso tempo
evangelizzatrice, giacché la carità “è annuncio e testimonianza di
fede” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 15). La sfera della
sofferenza e della solidarietà si presenta come uno spazio per il
dialogo con il mondo e un ambito per la testimonianza della fede,
dove la carità è strumento fondamentale per la nuova
evangelizzazione.
La sfida principale è di saper coniugare questi due aspetti
inseparabili, evangelizzazione esplicita e promozione umana,
evitando di ridurre la nostra azione a uno solo di essi, o di
accontentarci di una semplice testimonianza silenziosa o di un’
evangelizzazione implicita.
In effetti, fra gli operatori pastorali di questo settore cresce la
coscienza che sia l’attenzione sociale che l’ evangelizzazione
esplicita fanno parte della missione loro affidata.
Nel contesto della mobilità umana anche il pellegrinaggio è un campo
favorevole per la nuova evangelizzazione. Negli ultimi decenni
abbiamo preso coscienza di questa possibilità, passando da una
pratica devozionale ad una pastorale del pellegrinaggio, scoprendo
che questo momento diventa occasione di rinnovamento della fede e
anche di una prima evangelizzazione. In questo senso, sottolineo
cinque idee che si possono approfondire: anzitutto bisogna avvalersi
della capacità di richiamo che caratterizza il pellegrinaggio verso
il santuario; poi, dobbiamo curare la pastorale dell’accoglienza;
sintonizzarci sulle domande che sgorgano dal cuore del pellegrino;
tener conto che la nostra proposta deve essere fedele al carattere
cristiano del pellegrinaggio, senza riduzionismi; e infine, aiutare
il pellegrino a scoprire che il suo cammino ha una meta precisa.
Per tutto questo, l’attuale fenomeno della mobilità umana appare
certamente come un’opportunità provvidenziale per l’annuncio del
Vangelo nel mondo contemporaneo.
[00243-01.05] [IN178] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Luigi NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro
(ITALIA)
La Chiesa mai ha contrapposto alla ideologia ateistica un'ideologia
religiosa, ma la vita del popolo cristiano nella testimonianza del
Signore risorto. Negli spazi pur minimi consentiti dalle dittature,
il popolo cristiano ha sempre gridato la bellezza della fede,
l'intensità della speranza, la forza della carità. Così mai sono
state necessarie ipotesi di mediazione per decidere in quali spazi
la Chiesa potesse essere una presenza: si è trattato solo di
“incominciare a fare il cristianesimo”.
Nuova evangelizzazione significa riproporre l'avvenimento della fede
come certezza esplicita della presenza di Gesù nella vita della
Chiesa, la quale è strumento educativo in cui la fede si consolida e
dispone a vivere la missione come propria autorealizzazione. La fede
diviene così cultura, "entusiasmo critico della fede", capacità di
dialogo nell'orizzonte della carità. Ciò implica una ragione aperta
alla realtà, aliena da un uso tecno-scientista teso al possesso di
essa.
Nuova evangelizzazione è un flusso di vita che prende forme diverse
da riconoscere, valorizzare, correggere quando necessario,
propiziando un loro incontro nella vita della Chiesa. È l'azione
dello Spirito che occorre favorire e che non può essere supplita da
progetti umani.
[00134-01.04] [IN103] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Vincenzo PAGLIA, Arcivescovo-Vescovo emerito di
Terni-Narni-Amelia, Presidente del Pontificio Consiglio per la
Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO)
Il Santo Padre nell'omelia di inizio ha sottolineato: “Il
matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia
per il mondo di oggi” perché “si fonda sulla grazia che viene dal
Dio Uno e Trino”. L'unione tra l'uomo e la donna parla con forza di
Dio. È una buona notizia perché risponde al bisogno radicale di
famiglia iscritto, fin dalle origini, nel profondo dell'uomo e della
donna. Dio disse: “Non è bene che l'uomo sia solo, facciamogli un
aiuto che gli sia simile” (Gn 2,18). L'uomo è niente da solo: tutto
si gioca nell'interdipendenza. Eppure, tanta storia occidentale è
stata concepita come liberazione da ogni legame, anche da quelli
familiari. La deflagrazione della famiglia appare come il problema
numero uno della società contemporanea, anche se pochi se ne rendono
conto. Non così la Chiesa, davvero “esperta in umanità”, come disse
Paolo VI. Noi non possiamo tacere. E non perché conservatori o
difensori di un istituto ormai desueto. È in questione la stabilità
stessa della società. Certo, è urgente, molto urgente, mettere in
atto una più attenta riflessione culturale perché la Famiglia
guadagni il centro della politica, della economia, della cultura, e
una più sollecita strategia per difenderne i diritti nelle sedi
nazionali e internazionali. Va sottolineato un altro aspetto.
Seppure minoranza, sono innumerevoli le famiglie cristiane che
vivono, talora eroicamente, la fedeltà e l'impegno matrimoniale e
familiare. Questa straordinaria luce di amore va messa sul
candelabro perché illumini e riscaldi questo nostro mondo tanto
intristito e appannato. La Chiesa deve diventare sempre più la
famiglia delle famiglie, anche di quelle ferite, vivendo un
reciproco movimento di dare e di avere. Si apre qui l'ampio spazio
della famiglia come soggetto di evangelizzazione. Giovanni Paolo II
sosteneva: “la futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla
chiesa domestica”. L'esperienza ci dice che la Chiesa attrae se vive
davvero in maniera familiare. E se in tanti angoli del mondo
riscontriamo una infecondità pastorale, non è perché siamo diventati
più istituzione che famiglia? Vivendo la Chiesa in maniera familiare
e la famiglia come piccola chiesa - è la sfida ad una Chiesa di
comunione, quella auspicata dal Vaticano II - gusteremo anche oggi
la gioia della prima comunità cristiana quando “il Signore
aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”(At 2,47).
[00153-01.06] [IN122] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Francis Xavier Kriengsak KOVITHAVANIJ, Arcivescovo
di Bangkok (THAILANDIA)
The Catholic Bishops’ Conference of Thailand is of the opinion that
it is necessary that all the Bishops, priests, men and women
religious and the laity be concretely revived in faith and Christian
life aiming at “Discipleship and sharing the Good News” with regards
to the teaching of the Church, liturgy, life of prayers and
continuous formation, using the means of “BEC” (Basic Ecclesial
Communities) through coordination of the various Catholic entities
and the CBCT commissions especially the Episcopal Commission for
Pastoral Care of the Christians. The parochial community will enable
the BEC to be the sign of active life of a parish which will be a
new community, “communion of communities”, based on the culture of
love and will become a good approach for the pastoral care and
evangelization “Ad gentes”.
The Catholic Church in Thailand is amid our brothers and sisters of
other faiths. The Church is essentially the sign and instrument of
announcing the Kingdom of God and all the disciples of Christ are
called to announce and share the Good News to both those who have
not yet heard and those who are not yet in the same sheepfold. The
appropriate way to bring about mutual understanding in society is
through the “Interreligious Dialogue” which is the way suitable for
our new evangelization.
In the context of multiple cultures in Asia the dialogue with
respect will widen the venue of mutual listening to the religious
experiences and mutual collaboration. The Catholic faithful through
the Basic Ecclesial Community, therefore, filled with faith, love
and hope will be able to enter into the dialogue not only, with our
Christian brothers and sisters of various denominations, but also
with the Buddhists, the majority of the population in Thailand, to
cooperate and together create true unity and peace in Thai society.
And with the Risen Lord in the midst of “two or three, united in His
name”, we Catholic faithful in Thailand, can share God's love to
everyone.
[00167-02.03] [IN130] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Jean-Baptiste TIAMA, Vescovo di Sikasso, Presidente
della Conferenza Episcopale (MALI)
Le Mali est un pays sahélien situé dans l’Ouest de l’Afrique, avec
une population de 15 millions d’habitants à majorité agro-pastorale.
De cette population on peut estimer de 3 à 5 % le nombre de
chrétiens pour une majorité musulmane qui va de 80% dans le sud à
100% dans la partie septentrionale.
La situation politico-sociale était paisible et stable depuis 1991
jusqu’en décembre 2011. A partir du 17 janvier 2012, la rébellion au
Nord du pays, aidée par des mouvements islamistes armées et soutenu
par Al Qaeda est venue perturber cette quiétude. Ce mouvement occupe
aujourd’hui les 2/3 du pays et menace la démocratie et l’existence
des autres religions. Il prône l’instauration de la loi islamique
dans tout le pays.
C’est dans ce contexte que l’Église poursuit la nouvelle
évangélisation comprise comme l’enracinement de la foi des fidèles
et le passage du témoin de la Mission entre Missionnaires étrangers
et pasteurs autochtones. Depuis 1988, célébration du centenaire de
la présence des missionnaires, l’Église fait l’effort de
participation à sa prise en charge matérielle et humaine, par la
formation des pasteurs locaux et des animateurs de communautés,
l’élaboration de documents de catéchèse, l’inculturation de la
liturgie, pour renforcer les acquis de la première évangélisation.
L’Église s’efforce d’élaborer des plans pastoraux, de créer de
nouvelles paroisses et de mettre en place des communautés
chrétiennes de base vivantes et dynamiques dans le témoignage et
l’annonce. Les points forts de cette initiative sont:
- Formation des pasteurs locaux et des laïcs (création de séminaires
et centres de formation)
- Traduction de la Parole de Dieu dans les langues locales pour la
rendre plus accessible et organisation des sessions de formation
biblique pour les laïcs
- Elaboration de programme de catéchèse.
[00168-03.03] [IN131] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. Olivier SCHMITTHAEUSLER, M.E.P., Vescovo titolare
di Catabum castra, Vicario Apostolico di Phnom-Penh (CAMBOGIA)
Le génocide khmer rouge a tué Évêques, prêtres, religieuses et la
majorité des chrétiens. Depuis 20 ans, nous vivons à nouveau le
temps des Actes des Apôtres avec une première annonce de la Bonne
Nouvelle assurée par le petit reste de survivants, soutenu par
l'arrivée massive de missionnaires. Aujourd'hui nous avons environ
200 baptêmes d'adultes chaque année ... la petite Église du Cambodge
est en quelque sorte un laboratoire d'évangélisation dans un monde
bouddhiste, entré de plein pied dans un processus de sécularisation
véhiculé par la mondialisation à l'instar des dragons asiatiques. La
Mission Ad Extra est intimement liée à la Mission Ad Intra. Ad Extra
et Ad Intra s'enrichissent mutuellement en se stimulant au service
d'une même et unique Mission d'Évangélisation!
Quelques points significatifs pour une première annonce de Jésus
Christ et qui peuvent être aussi étendus à une réflexion sur la
nouvelle évangélisation.
Deux fondamentaux:
1. La vraie rencontre de Jésus Christ ouvre le cœur à la charité et
à l'expérience du pardon pour conduire à la découverte du don de la
vie.
2. Les laïcs sont apôtres dans ce monde (apostolicam actuositatem).
Comment l'Église sera sacrement du Christ dans le monde pour une
nouvelle évangélisation en acte et en vérité?
1. Une Église qui touche le cœur
2. Une Église simple
3. Une Église hospitalière
4. Une Église qui prie
5. Une Église joyeuse
[00169-03.04] [IN132] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. ain Dominique REY, Vescovo di Fréjus-Toulon
(FRANCIA)
L'évangélisation a pour finalité la conversion des hommes,
c'est-à-dire l'accueil de la nouveauté du Christ (cf. Instrumentum
laboris, n°24). Cette conversion commence à l'intérieur de l'Église
par des changements pastoraux à opérer. Il s'agit dans les pays
d'ancienne chrétienté de passer d'un christianisme de tradition à un
christianisme d'adhésion personnelle à Jésus Christ et d'engagement
missionnaire.
Cette conversion pastorale concerne tous les baptisés et tous les
acteurs de la vie ecclésiale, mais particulièrement les pasteurs:
Évêques et prêtres. Pour que la nouvelle évangélisation ne se résume
pas à un slogan ou à un catalogue d'actions à entreprendre, pour
qu'elle ne soit pas asphyxiée par l'immobilisme, la bureaucratie ou
le cléricalisme, il importe que tous les pasteurs soient mieux
préparés à l'exercice de la gouvernance pastorale.
1. Cette conversion des pasteurs relève d'abord d'un travail de
sanctification personnelle.
2. Cette conversion doit s'accompagner d'une relecture approfondie
des textes conciliaires et du Magistère de l'Église, afin d'entrer
dans une intelligence ecclésiale et théologique du renouveau
missionnaire dont il est le ministre.
3. Cette conversion réclame encore un apprentissage sur une nouvelle
manière d'exercer la responsabilité pastorale: positionner l'annonce
directe de la foi à la pointe de la pastorale ordinaire, promouvoir
une catéchèse d'initiation de type catéchuménal pour les débutants
et les recommençants et des parcours apologétiques adaptés,
développer une ecclésiologie de communion qui fasse droit à la
complémentarité des états de vie et à l'accueil des charismes,
favoriser la création de lieux d'accueil et de dialogue ouverts aux
attentes spirituelles, susciter chez les chrétiens le témoignage de
la charité.
4. Le nouvelle évangélisation appelle enfin “un nouveau style de vie
pastorale” (Pastores dabo vobis, n°18) pour les prêtres et les
Évêques.
[00170-03.03] [IN133] [Texte original: français]
- S. Em. R. Card. Lluís MARTÍNEZ SISTACH, Arcivescovo di Barcellona
(SPAGNA)
La archidiócesis de Barcelona ha vivido unos acontecimientos
altamente evangelizadores. La visita del Papa Benedicto XVI para
dedicar la Basílica de la Sagrada Familia, que ha dinamizado a los
diocesanos con nuevo ardor para el anuncio del Evangelio. La
celebración, junto con otras once grandes ciudades europeas, de la
Missio Metropolis, y el Atrio de los Gentiles, acontecimientos que
han abierto a nuestra Iglesia diocesana a un nuevo estilo de
anunciar a Jesús y su Evangelio.
Aspectos relevantes en orden a la Nueva Evangelización:
l. Centrarse en el redescubrimiento del Evangelio con su anuncio y
su centro que es Jesucristo, capaz de interpelar al hombre de hoy.
2. Prestar especial atención al laicado, que ya tiene una larga y
fecunda tradición en la Iglesia de Barcelona.
3. Potenciar la misa dominical para que sea punto de referencia para
la Nueva Evangelización.
4. Ofrecer espacios, momentos y movimientos para la espiritualidad y
la experiencia personal cristiana entre los laicos.
5. Fomentar reflexiones pastorales de lectura creyente de la
realidad que vivimos y de los signos de los tiempos sobre nuestro
mundo y los desafios que se dan para que la Evangelización sea
realmente Nueva.
[00171-04.04] [IN134] [Texto original: español]
- S. Em. R. Card. Francesco COCCOPALMERIO, Presidente del Pontificio
Consiglio per i Testi Legislativi (CITTÀ DEL VATICANO)
Vorrei richiamare la nostra attenzione su un punto che, a me pare,
non ha ricevuto particolare rilievo. Il grande ostacolo alla nuova
evangelizzazione è certamente la divisione tra i cristiani. Potrei
allora presentare la questione mediante la formulazione di questa
domanda: nell'attuare il compito della nuova evangelizzazione
sarebbe possibile pensare a qualche forma di cooperazione tra la
Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità ecclesiali?
Ritengo che alla domanda si debba dare risposta affermativa.
L'impegno per la “nuova evangelizzazione”, nei paesi di antica
cristianità, richiede un rinnovato rapporto tra la Chiesa cattolica
e le altre Chiese e Comunità ecclesiali. Se questo è vero in ogni
parte del mondo, lo è ancor più in Europa. La divisione tra
cristiani, del resto, non è del tutto innocente di fronte alla
scristianizzazione del primo Continente e anche in relazione alla
sua attuale debolezza, politica e culturale, nel concerto delle
nazioni. Diventa prioritario perciò un comune impegno dei cristiani
per una “nuova evangelizzazione”.
Senza voler affrontare l'intera e complessa questione, mi fermo a
sottolinearne l'urgenza nel contesto dei rapporti tra Chiesa
cattolica e Chiese ortodosse, tra le quali, in modo particolare,
ritengo urgenti i contatti con la Chiesa ortodossa russa e con la
Chiesa ortodossa romena.
A differenza dei decenni passati - quelli della oppressione
comunista - i popoli dell'Est si trovano oggi ad affrontare una
situazione, sociale e culturale, che è nuova e li avvicina a quella
dei popoli dell'Ovest. Il consumismo e il relativismo sono diventati
anche per essi il sottile veleno che li spinge purtroppo a una
devastante secolarizzazione. La Chiesa ortodossa russa, ad esempio,
è chiamata ad affrontare la nuova condizione delle giovani
generazioni, prive di ogni ideale e con il rischio di essere
fagocitate dall'invasione consumistica.
Ecco perché è urgente ipotizzare momenti di riflessione comune o
addirittura qualche struttura semplice di raccordo e collaborazione
tra le Chiese per una strategia pastorale che porti le diverse
tradizioni cristiane a rivitalizzare e rendere efficace il loro
impegno missionario. E la tradizione della Chiesa cattolica può
certamente essere di notevole stimolo a sostegno soprattutto per le
Chiese ortodosse.
Nello stesso tempo, l'Europa civile ha estremo bisogno di una
compattezza dei cristiani, anche in rapporto alle grandi sfide,
etiche e sociali, che deve affrontare all'inizio di questo
millennio. Un'attenzione più organica in questa nuova prospettiva
appare quanto mai urgente. C'è già un raccordo tra CCEE e KEK. C'è
il recente accordo tra Chiesa cattolica in Polonia e Patriarcato
eortodosso di Mosca. Mi chiedo pertanto se non si debba rafforzare
il nostro impegno precisamente nel contesto della “nuova
evangelizzazione”.
Risulta, perciò, del tutto evidente il grande vantaggio ecumenico
che deriverebbe da una siffatta cooperazione, così come sarebbe
grandemente consolidato il fronte delle forze che lottano contro la
secolarizzazione. E sarebbe anche uno straordinario segno di fronte
all'Islam.
[00172-01.04] [IN135] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Eusebio RAMOS MORALES, Vescovo di Fajardo-Humacao
(PORTO RICO)
Desde Puerto Rico, acogemos con esperanza y alegría esta Asamblea
Sinodal sobre la nueva evangelización. Agradecemos al Santo Padre,
Benedicto XVI, por esta convocatoria, urgente y necesaria, para
atender a los graves problemas que afronta la humanidad hoy; los
cuáles, se convierten retos y desafíos para la propuesta de la Nueva
Evangelización.
Ante esta Asamblea Sinodal, presentamos la situación de la familia
como institución vital de la sociedad y ente de evangelización,
pero, cuestionada e inmersa en un proceso de transformación que
avanza con rapidez. Es indiscutible que una nueva cultura va
surgiendo en torno a esta institución básica de la sociedad, al
margen del Evangelio y la Doctrina Social de la Iglesia. Hoy, no
solo se cuestiona a la familia como modelo cristiano, sino que,
surgen otras posibilidades que responden a intereses ideológicos o
particulares de grupos, pretendiendo equipararla con esta o restarle
valor. Ciertamente, hay familias en situaciones irregulares o en
condiciones difíciles, que, debemos de atender a nivel pastoral y
espiritual. Por tanto, la nueva evangelización tiene de frente al
ámbito de la familia, que nos pide urgencia misionera y pastoral.
El Papa Juan Pablo nos indicaba en Familiaris Consortio que la
“futura evangelización depende en gran parte de la Iglesia
doméstica”. También, en un discurso a las familias del año 94, nos
decía que era “la hora de la familia, que está llamada a desempeñar
un papel de protagonista en la tarea de la nueva evangelización”.
Por tanto, siendo la familia “patrimonio de la humanidad, tesoro de
nuestros pueblos ... , escuela de fe, palestra de valores humanos y
cívicos ...“, como nos lo señaló Su Santidad, Benedicto XVI, en
Aparecida, proponemos en esta Asamblea Sinodal una opción
prioritaria por la familia en el marco de la Nueva Evangelización.
[00173-04.04] [IN136] [Texto original: español]
- S. Em. R. Card. Angelo SCOLA, Arcivescovo di Milano (ITALIA)
Quali sono le dimensioni costitutive che non possono mai mancare
nell’ evangelizzazione? Sulla scia del sommario degli Atti degli
Apostoli (At 2,42.46-47) possiamo identificarne quattro: 1. Erano
perseveranti ... nello spezzare il pane e nelle preghiere ... :
l'Eucaristia è la sorgente inesauribile della vita della comunità.
2. Erano perseveranti nell 'insegnamento degli apostoli,
annunciatori della Parola di Dio in tutti gli ambiti dell'umana
esistenza. San Paolo parla di educazione al “pensiero di Cristo”
(cfr. l Cor 2,16). San Massimo il Confessore la descrive in questo
modo: “Anch 'io, infatti, dico di avere il pensiero di Cristo, cioè
il pensiero che pensa secondo Lui e pensa Lui attraverso tutte le
cose”. 3. Erano perseveranti ... nella comunione: avendo in comune
Gesù Cristo, i cristiani sono tesi liberamente a condividere con
tutti i fratelli la propria esistenza. La comunione per il cristiano
precede ogni cosa, è l'a priori necessario. 4. Il Signore ogni
giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati: la
missione della Chiesa è la testimonianza grata che lascia trasparire
la gioia dell'incontro con Gesù che diventa struggimento perché
tutti i fratelli uomini siano salvati. Il metodo non ‘un’ metodo
della nuova evangelizzazione consiste nel proporre una vita di
comunità in cui i fedeli consapevoli praticano regolarmente queste
quattro dimensioni costitutive indicate dal brano degli Atti degli
Apostoli.
[00174-01.04] [IN137] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Taras SENKIV, O.M., Vescovo titolare di Siccenna,
Ausiliare, Protosincello e Amministratore Apostolico "ad Nutum
Sanctae Sedis" di Stryj degli Ucraini (UCRAINA)
L'uomo odierno si trova in un ambiente di caos culturale, il quale
deforma la comprensione della Verità e Bontà, e lo determina all'
autoisolamento nel soggettivismo. Come conseguenza creata dalla
mentalità consumistica appare il relativismo morale e religioso che
si trasforma nelle diverse forme di pseudo religiosità e
l'incosciente apertura dell'uomo al dialogo con la divina
trascendenza in un atto religioso. Queste tendenze possono essere
denominate “religiosità autonoma”. Comunque tutto ciò si può
considerare come uno spazio per l' evangelizzazione.
L'evangelizzazione è la predicazione della parola, la quale è
risposta alla Parola udita da Dio, e quindi è una realtà
divino-umana espressa in forma di un dialogo interpersonale. Tale
dialogo dell' evangelizzazione è il principio della nascita e
crescita della fede personale, come un'esperienza dialogica, con
l'aiuto della quale ogni alienazione personale viene superata dalla
libera relazione con Dio, col prossimo, con se stesso. L'obiettivo
dell'evangelizzazione è quello di rianimare nell 'uomo l'esigenza
essenziale di Dio che salva, e convincerlo che la sua vita prende
senso solo mediante la comunione con Cristo nella comunità della
Chiesa, convincerlo ad aprirsi al Salvatore là dove ha la necessità
di essere salvato.
Il dialogo dell'evangelizzazione deve toccare la profondità delle
aspettative umane, la loro essenza, la rivelazione della quale può
essere molto dolorosa perché mette l'uomo dinanzi alla radicalità di
una scelta: l'offerta della salvezza non si riduce alla
soddisfazione dei desideri soggettivi, evitando la possibilità di
sostituire il nascosto desiderio della salvezza con un desiderio di
conforto psicologico o materiale.
Pertanto, occorre ancora riscoprire la fede come via di autentiche
relazioni, nelle quali è affermata la dignità assoluta degli altri.
Quella fede che ha come fondamento la Parola che esige l'obbedienza,
la ragione della quale è l'amore che anticipa la sua comprensione.
[00175-01.04] [IN138] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Stanisław GĄDECKI, Arcivescovo di Poznań (POLONIA)
I nostri giovani si trovano oggi in una condizione insostenibile. Da
una parte essi sono gettati con grande anticipo sulla loro età
mentale in un mondo ricchissimo di informazioni, saperi, sensazioni,
opportunità di incontro, ma, dall'altra parte, sono lasciati soli
dagli adulti nel loro percorso di formazione.
Nessuna epoca come la nostra ha conosciuto una libertà individuale e
di massa come quella che sperimentano i nostri giovani. Ma a questa
libertà non corrisponde nessuna promessa sull'avvenire, perchè la
vecchia generazione ha disertato il suo ruolo educativo.
Il problema odierno è quello dell’assenza di cura che gli adulti
manifestano verso le nuove generazioni. Non che gli adulti in
generale non siano preoccupati per il futuro dei loro figli, ma la
preoccupazione non coincide col prendersi cura. La preoccupazione
dei genitori non è in grado di offrire sostegno alla formazione.
Come in una sorte di Edipo rovesciato sono i padri che uccidono i
loro figli.
Questa situazione richiede una risposta adeguata. Gli adulti - in
particolare questi, quali si sono allontanati della Chiesa - devono
riassumere la loro risponsabilità.
Nella nostra diocesi abbiamo cercato di aiutarli in questo,
proponendo una catechesi degli adulti svolta da parte degli altri
adulti. Giacché le giovani generazioni di solito confrontano la loro
fede con la fede degli adulti, i genitori battezzati possono di
nuovo - a causa dell'amore dei loro bambini - diventare loro primi e
indispensabili catechisti.
Sono gli adulti catechisti, che - come testimoni di fede, e
portatori dei contenuti di fede - talvolta meglio degli sacerdoti
preparano gli altri adulti al loro compito educativo.
Ciò non è possibile senza appoggiarsi alle comunità evangelizzanti,
le quali aiuteranno persone evangelizzate (sia gli adulti non
battezzati, i quali hanno bisogno d'essere condotti all'incontro con
Cristo, sia gli adulti battezzati, i quali si sono allontanati dalla
fede, sia i battezzati che desiderano approfondire la loro fede).
Le strade d'arrivo agli adulti, i quali sono smarriti non dovrebbero
necessariamente attraversare le parrocchie, ma piuttosto gli ambiti
ai quali loro si identificano; sia le comunità (per esempio: dei
club, ospedali, carceri, le case per i madri con bambini, i genitori
dei bambini che si preparano alla prima comunione o al battesimo, i
luoghi dell'attività umana), sia i luoghi della loro educazione
(asilo, scuola, università, il mondo della cultura, mass media).
[00176-01.04] [IN139] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. Sebastian Francis SHAW, O.F.M., Vescovo titolare di
Tino, Amministratore Apostolico di Lahore (PAKISTAN)
The New Evangelization has been welcomed by the Church in Pakistan,
hoping that through evangelization the Church will find willingness
to accept the present realities objectively, and find concrete
solutions to live the gospel of Christ today. In view of this, the
Catholic Bishops’ Conference of Pakistan felt the need to translate
the Catechism of the Catholic Church into Urdu, the national
language, so that people may have access to the basics of our faith.
Before I share the activities planned for the New Evangelization I
want to highlight that Pakistan is a predominantly Islamic country
with a Blasphemy law. I would like to thank the Holy Father and many
other Church and state leaders who intervened to save the life of
Asia Bibi with regard to the false charges of blasphemy. Pakistan’s
population is 180 million but only about 2% is Christian. As such,
we cannot depend on any of our neighbouring countries, such as
Afghanistan, India, Iran or China for faith formation programs.
For the New Evangelization, a healthy sense of human relationships
as it was with Jesus is essential. However, a disposable sense of
relationships as in consumerism dominates our daily lives today. For
example the psyche behind the use of a tissue paper is very relevant
in the sense that however expensive or perfumed the tissue paper may
be, the relationship with it ends the moment you use it and throw it
away; so, it is, unfortunately, the unconscious psyche that
dominates our relationships today in families, parishes, places of
work, etc.
In spite of the religious fundamentalist challenges to our Catholic
faith in Pakistan, we in the Church through interreligious dialogue
invite Islamic scholars and civil society, and other religious
minorities to endeavor to build up a harmonious society in which all
Pakistanis could live the common religious values which we profess
together, such as justice, peace, respect for environment, good
governance with reciprocal love and concern. Finally, I humbly
request you to keep us in your prayers so that we “the little flock”
of Christ in Pakistan may continue to be the beacon of faith for the
transformation of people, culture and society, energized by the New
Evangelization.
[00178-02.03] [IN141] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Joseph ABSI, della Società dei Missionari di
S.Paolo, Arcivescovo titolare di Tarso dei Greco-Melkiti, Ausiliare
e Protosincello di Damas, Dimasq dei Greco-Melkiti (SIRIA)
L'Église vit dans un contexte pluraliste au niveau du globe
terrestre tout entier. Il en ressort un contact ouvert à toutes les
possibilités. Un des résultats de ce contact est l'ouverture de
certains musulmans au christianisme, aidée sans doute par les moyens
actuels de communication. Quelques-uns parmi eux sont arrivés à
découvrir même dans le Christ le visage aimant de Dieu le Père.
S'agissant de la nouvelle évangélisation du monde occidental en
général, il ne faut pas perdre de vue qu'aux yeux des musulmans, la
déchristianisation de l'Europe n'a pas ôté à ce vieux continent
chrétien son appartenance chrétienne. Les musulmans n'arrivent pas à
distinguer entre chrétiens et occidentaux, car ils ne distinguent
pas, eux, entre ce qui est religieux et ce qui est politique et
social. Ce qui procède des occidentaux est considéré par les
musulmans comme procédant des chrétiens. Or le comportement des
occidentaux, surtout au niveau culturel et politique, d'une manière
générale, nuit à la sensibilité religieuse et nationale des
musulmans, à leurs valeurs, à leur éthique et à leur culture. Il
forme, par conséquent, un obstacle à leur ouverture au christianisme
et à leur éventuelle évangélisation.
La plupart des musulmans sont convaincus que le relâchement des
mœurs, l'exploitation des peuples faibles et pauvres, le mépris de
la religion musulmane qu'ils constatent chez les occidentaux,
proviennent des chrétiens ou de chrétiens. Comment et quoi faire
pour empêcher que les musulmans ne confondent christianisme et
Occident, chrétiens et occidentaux et ne se sentent pas bafoués,
frustrés? Le synode, dans sa configuration de la nouvelle
évangélisation, devra se pencher sur cette question, pour savoir
comment faire éviter, autant que possible, les tensions et les
malentendus et que faire pour que les musulmans soient plus
réceptifs à l'égard de l'Église et de l'Évangile.
[00198-03.03] [IN142] [Texte original: français]
- S. E. R. Mons. Alexander Thomas KALIYANIL, S.V.D., Arcivescovo di
Bulawayo (ZIMBABWE)
Traditionally Zimbabwe is a Godfearing and a very religious-minded
nation. All the various tribes here have deep belief in an almighty
God. The nation highly values Christian principles in all its
policies and programmes. However modern trends of local politics,
secularism and freedom of individuals have diminished these sacred
Christian principles. In the last 50 years or so many indigenous
Christian churches have emerged which integrate Christian principles
and traditional practices. These seem to attract more people than
the traditional mainline churches especially due their approach to
sickness, suffering and evil.
From 1980s the idea of church as a family has been greatly accepted
with the introduction of Small Ecclesial Communities. There are also
various associations for laity starting with the children to the
elders which are very popular. People always have a sense of
belonging to each other. Therefore these two approaches seem to be
very effective in evangelizing. There are many new areas which still
need primary evangelization. Catechists play a very vital role in
this evangelisation process.
Challenges faced by the Church: conflict between cultural practices
and faith; rise of indigenous churches; mushrooming of Pentecostal
churches; politicisation of churches by the government;
materialism and secularism; lack of initiative by priests and
religious; economic meltdown and migration; HIV and AIDS and
sicknesses; tribal and ethnic divisions; lack of media freedom;
incomplete families; Catholic institutions like schools and
hospitals have lost their hold on faith.
The above mentioned challenges are an opportunity for us to rethink
on our evangelising methods in Zimbabwe. The year of faith we are in
is the right time to put in place measures to manage most of the
abovementioned challenges. We are very confident that this year is
going to be a start afresh to our pastoral approaches.
[00199-02.03] [IN143] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Berhaneyesus Demerew SOURAPHIEL, C.M., Arcivescovo
Metropolita di Addis Abeba, Presidente della Conferenza Episcopale
d'Etiopia ed Eritrea, Presidente del Consiglio della Chiesa Etiopica
(ETIOPIA)
Small Christian Communities, established as the most local presence
of the Catholic and Universal Church, share this same mission. Small
Christian Communities provide an ideal pastoral context to establish
and develop lay ministries. One of the most significant differences
between traditional Catholic Associations and Small Christian
Communities resides in the apostolic orientation of the latter.
Small Christian Communities are not built on the personal holiness
of their members but in their humble availability for and
faithfulness to their apostolic mission; personal holiness is a
requirement and a consequence of the mission, not its final purpose.
Small Christian Communities have an essential apostolic spirituality
oriented to mission. Without mission, the Small Christian Community,
as well as the universal Church, would be unfaithful to its very
fundamental vocation of being a witness to the Gospel. This mission
becomes a concrete reality with the establishment of lay ministries
to be exercised in the restricted area of the community.
Lay Ministries, therefore, are not to be conceived as accessory or
optional activities of the Small Christian Community in order to
relieve the work of the priest. They are part and parcel of its life
and growth and when ministries decline it is the whole life of the
community that declines. Experience has shown enough what religious
associations who are centered only in prayer and devotion can
become: a sort of exclusive spiritual club for holy members only,
more faithful to the minutiae prescribed by the handbook written by
their founder than to the demands of Jesus in the Gospel.
The field is vast and open to pastoral creativity. However, in
establishing new lay ministries, care must be taken that the
dialogue, consultation and communion with the local Bishop is
observed and that a periodical evaluation is performed lest a
disparate variety of lay ministries conducted without a common
vision and pastoral guidelines may result in creating disconcert and
confusion among the people of God.
Such is the main challenge of the new evangelization. Though a
relevant re-education of our Christian people is necessary in the
field of lay ministries, it is not certainly from the side of our
Christians that objections and resistance to them will come.
Christians are eager to participate in a more active way in the life
and growth of the Church.
[00200-02.03] [IN144] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Filipe Neri António Sebastião DO ROSÁRIO FERRÃO,
Arcivescovo di Goa e Damão (INDIA)
The Parish is the place where the faithful gather to grow in faith,
live the mystery of ecclesial communion and take part in the
Church’s mission (cf. EA 25). The Church in India has embraced “A
New Way of Being Church” through “Small Christian Communities”. The
faithful of a neighbourhood reflect collectively on the Word of God,
pray together and act in solidarity for the integral development and
authentic liberation of the human person. Experiencing conversion,
growing in the personal encounter of Jesus and recognizing him in
one another, the faithful place the various gifts and charisms of
the Spirit at the service of the evangelizing mission of the Church
and enter into a dialogue of life and action in their own places
with people of other faiths. This calls for a new type of
leadership, particularly from priests who, shunning all signs of
dominating and arrogant attitudes, follow Jesus in humble,
self-emptying, animating and encouraging leadership. Lay faithful
are specifically called to seek the Kingdom of God by engaging in
temporal affairs and ordering them in the spirit of Christ according
to the plan of God in the vast and complex arena of the
socio-cultural spheres of our modern society. The pastors must
ensure that the laity are formed as evangelizers able to face the
contemporary challenges, not just with worldly wisdom and
efficiency, but inspired by the truth of Christ (cf. EA 45). This
needs a paradigm shift in our thinking and a radical reallocation of
our resources.
[00201-02.03] [IN145] [Original text: English]
- S. Em. R. Card. Antonio María ROUCO VARELA, Arcivescovo di Madrid,
Presidente della Conferenza Episcopale (SPAGNA)
Es imprescindible conocer “el sitio en la vida” de “la Nueva
Evangelización” si se quiere acertar con su planteamiento y con su
puesta en práctica. El secularismo es quizá su nota más
característica. La historia de la secularización, iniciada en el
siglo XVII, culmina en el siglo XX con el postulado de “la muerte de
Dios” y con la exaltación del “Superhombre”. Los dos más formidables
totalitarismo s de la época -comunismo y nacionalsocialismo-, así
como las dos grandes guerras mundiales, son inexplicables sin esas
dos tesis, que hacen crisis después de 1945. El Concilio Vaticano
II, convocado en esa encrucijada histórica para “un aggiornamiento”
de la doctrina y de la pastoral de la Iglesia, le ofreció el camino
para su superación “ad intra” y “ad extra” de sí misma. Sin embargo,
“la revolución del 68" lo relanzó y lo radicalizó hasta el extremo
de la negación de la dignidad de toda persona humana: una cría sana
de chimpancé vale más que. un niño discapacitado, sostenía un famoso
antropólogo anglosajón. ¿Estuvo la Iglesia -Obispos, sacerdotes,
religiosos y laicos- a la altura de este reto? ¿No se dejaron en
ocasiones influir por la ideología secularista? ¿No nos ha costado a
veces mostrar lo que somos y quienes somos interna y externamente en
“la plaza pública de la historia” (Benedicto XVI)? El Santo Padre
nos ha llamado a “la desmundanización”. ¡Urge responder con el
examen de conciencia de nuestros pecados y con la conversión del
corazón! Sin esta premisa, hondamente espiritual, el empeño de
evangelizar de nuevo sería vano. Iglesia evangelizada -Iglesia
evangelizadora: ¡es “la ecuación” de Juan Pablo II!
[00214-04.04] [IN160] [Texto original: español]
- S. Em. R. Card. John NJUE, Arcivescovo di Nairobi, Presidente
della Conferenza Episcopale (KENYA)
There is little interest in religion and much less for the theme of
the "true religion"; what seems to count are, rather, religious
experiences. People are looking for different modalities of
religion, selected by everyone taking up that which they find
pleasing in the sense of ensuring for them that religious experience
which they find more satisfying on the basis of their interests or
needs at the moment.
Today, for a good number of people, God is not denied, but is
unknown. Is it not necessary to examine, from this unique
perspective, the present crisis in which society finds itself? It is
time to throw open wide the doors of our Churches and to return to
announcing the resurrection of Christ, whose witnesses we are. As
the holy bishop Ignatius wrote, “It is not enough to be called
Christians; we must be Christians by our witness.” If someone today
wants to recognize Christians, he must be able to do so not on the
basis of their intentions, but on the basis of their commitment in
the faith. We have the duty to shape the whole of society with
Christ's teachings and spirit.
The theology we teach and live today has to be a science of faith
that tries to help human reason to grasp better the truth that is
sustained by faith.
Faith and reason have to collaborate to make them more intelligible
to the believer.
The theologians of our time have no choice but to be saints not just
instructors of truth.
We need an authentic and renewed conversion to the Lord, the one
Savior of the world.
We need a Faith working through love (Gal 5:6).
The Creed must be that daily prayer offering a synthesis of faith
known and lived.Today we need to face honestly and courageously
faith challenges which confront us.
We need to become aware of the great commitment which faith demands.
Hence, giving account of faith starts from the credibility of our
living as believers and from the conviction that grace acts and
transforms to the point of converting the heart. It is a journey
which has to still find Christians committed to it after two
thousand years of history. What I wish for and what I would like to
hear from us today is a response to the question: “What are you
doing, my friend?” each one of us would be able to reply: “I am
visibly growing in faith”.
[00226-02.03] [IN163] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Beatus KINYAIYA, O.F.M. Cap., Vescovo di Mbulu
(TANZANIA)
The New Evangelization for the Transmission of the Christian Faith
Intervention on “the laity and their duty to evangelize” based on
Instrumentum Laboris No.33-34, 82
Instrumentum Laboris No. 82 states that “the Church has many
resources at her service, the first of which is the great number of
baptized lay people.” Through their energy and faith, therefore,
they should provide renewal in ecclesial settings.
In Africa, we have noticed growing hidden agenda to systematically
remove the influence of the Church and her leadership from issues of
public concern. Some of the new government legislations aimes at
removing the Church’s role in education, health care, social
services to the communities and a moral voice that defends
fundamental values of the Gospel.
Give the situation, the lay people, whose particular vocation places
them in the midst of the world and in charge of the most varied
temporal tasks, must exercise their baptismal call to evangelize the
vast and complicated world of politics, economics, culture, sciences
and the arts, without forgetting the mass media. They have to
evangelize:- the human love, the family, the education of children
and adolescents, professionals and the suffering. The more
Gospel-inspired lay people are engaged in these realities, the more
these realities will be at the service of the Kingdom of God.
We the leaders have the duty to train them properly by having more
pastoral centres and High Institutions of Learning, by having more
local synods that will involve them in all stages, and by designing
more programs of spiritual formation for them such as retreats and
seminars. Also we have to encourage missionary spirit among them.
The world is a vast vineyard. The owner of the vineyard is the Lord
and He invites every man, woman, and child to come into the vineyard
and work it so as to make it produce the fruits of many good works.
In the work of evangelization, it is upon the lay faithful to infuse
a Christian spirit into the mentality, customs, laws and structure
of the society in which they live. It is the laity who will
“permeate and perfect the temporal order of things with the spirit
of the Gospel”.
[00224-02.03] [IN146] [Original text: English]
- S. E. R. Mons. Dominic Ryōji MIYAHARA, Vescovo di Fukuoka
(GIAPPONE)
Lo scorso anno, il Giappone è stato colpito dal terribile terremoto
e dallo tsunami, cui ha fatto seguito l’incidente atomico. Per
questa occasione, da Sua santità Benedetto XVI, dalla Caritas
internazionale, da numerose Conferenze episcopali e persone di buona
volontà di ogni Paese sono giunti al popolo giapponese molteplici
aiuti, preghiere, espressione di una cordiale e sentita solidarietà.
Mi è dunque gradito cogliere questa occasione per ringraziare, a
nome della Conferenza Episcopale giapponese, Sua Santità e il mondo
intero.
Sottolineando questa situazione sociale di ripresa da una calamità
senza precedenti, sarebbe meglio leggere i documenti del concilio
Vaticano II, specialmente Gaudium et Spes. Questa Costituzione,
indicando chiaramente la posizione e il ruolo della Chiesa nella
società, dice : “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce
degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che
soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le
angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano
che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1).
La Chiesa che è in Giappone ha coscienza del ruolo e della missione
originaria della Chiesa per la società. Infatti, coloro che vanno ai
luoghi dove sono stati colpiti dalla calamità per sostenere i
sofferenti, viceversa ricevono tante cose dai sofferenti, p.e.
speranza, incoraggiamento, conforto, cosi et cetera. Forse Gesù sia
nascosto nella città. Dobbiamo cercare Gesù nella società per
incontrare con Gesù dentro le genti, ascoltando la voce dei popoli,
anche chiedendo la loro necessità. La Chiesa desidera essere come
un’arteria della società, per trasportare speranza, incoraggiamento,
conforto e infondere nuova energia in tutta la società, come il
corpo umano è vitalizzato dall’azione delle arterie e delle vene che
trasportano ossigeno e nutrimento ed eliminano le scorie. Se la
Chiesa si allontana dalla società, l’evangelizzazione non porterà
frutto. È indispensabile che, attraverso l’evangelizzazione, la
Chiesa infonda abbondantemente nuova linfa nella vita sociale e
familiare. Per fare ciò, deve prima di tutto guardare in faccia la
realtà della società; discernere nell’attuale situazione i chiari
“segni dei tempi”, per diffondere la luce del Vangelo; e rinnovare
dall’interno tutta la società.
Infine, spero che questo Sinodo sia l’occasione per dare coraggio e
fiducia a coloro che vivono sinceramente la loro fede e vogliono
mantenerla salda anche in situazioni difficili. Soprattutto nelle
terre di missione non è raro che all’interno delle famiglie vi sia
un solo credente. Anzi, questi casi sono piuttosto numerosi. Sono
certo che se attraverso questo Sinodo infonderemo coraggio, speranza
e sostegno a questi sinceri credenti, il Sinodo stesso porterà
numerosi e mirabili frutti.
[00202-01.04] [IN147] [Testo originale: italiano]
- S. E. R. Mons. William SLATTERY, O.F.M., Arcivescovo di Pretoria,
Ordinario Militare per il Sud Africa (SUD AFRICA)
Given the present structures of the church and the importance of
liturgy and the parish community much depends on priests (81-89 in
the Instrumentum Laboris).
With few trained formators in many seminaries do seminarians
personally encounter the Lord? Who discerns?
If young priests come out with poor human formation they will be
unsympathetic and unable to make people belong. Belonging is as the
heart of community, belonging is an image of the Holy Spirit. The
real signs meaningful to young people in this subjective age are
recognized by them in the area of belonging and interpersonal
relationships.
If the young priest has poor spiritual formation, if he has not
contemplated the absolute beauty of God personally he will lack in
zeal for prayer and be blind to discernment. He will be unable to
train others in holiness.
With unsupervised pastoral formation the priest will be unlikely to
experience the gifts of the laity and so dominate rather than
collaborate as desired in No 106 of the Instrumentum Laboris.
If the priest has poor theology it will be the blind leading the
visibly impaired.
To deal with the modern media (131 I.L) I like the policy of the
English Church prior to the papal visit when they carefully selected
and trained bright young people to defend and explain their faith.
An attractive young lady doctor is much more effective in media
propounding on medical issues than an elderly unmarried bishop.
The evangelizing of youth must involve a) exposure to the world of
the poor and b) involve doing something for Christ-even as simple as
pilgrimage and c) reflection together on such experiences. I would
like some formal recognition of the pastoral services such as
Catechists, Chaplains and Spiritual Directors both men and women in
the life of the Church.
For bishops ourselves Bishops' Conferences must create space for us
to discern evangelization in our spiritual and pastoral lives. As
father and brother we bishops must travel closely with our priests
evaluating their parish apostolates and keeping before them the
light of Evangelization. We must welcome the new movement but
continue with them to keep the vision of the diocese within the
contours of their charisms.
[00203-02.03] [IN148] [Original text: English]
-
S. E. R. Mons. Virgil BERCEA, Vescovo di Oradea Mare, Gran Varadino
dei Romeni (ROMANIA)
La nuova evangelizzazione non può essere attuata in modo diverso
rispetto alla prima. Essa ha bisogno di santi, di profeti, di uomini
e donne pieni di Spirito Santo. Ragion per cui, gli evangelizzatori
di oggi devono riscoprire quelle caratteristiche, quei tratti che
hanno contraddistinto da sempre gli evangelizzatori, poiché, solo in
questo modo, la loro predicazione diventa accessibile, diventa
credibile.
Si vivono nuove sfide a cui spesso ci troviamo impreparati; un mondo
pieno di nuovi idoli verso cui l’uomo di oggi va ad inchinarsi:
spazi quali club oppure supermercati strapieni, rispetto alla
frequenza della pratica liturgica. Nuovi templi che esaltano un modo
diverso di vivere, totalmente parallelo a quello proposto dalla
Chiesa. Sensazioni forti e rapide, esperienze intense sono ricercate
da quasi tutti i giovani di oggi e non soltanto.
La Romania vive oggi un fenomeno migratorio molto diffuso (cfr.
Instrumentum laboris n. 55): più di cinque milioni di emigrati in
tutto il mondo. Questa massiccia trasmigrazione dalle terre di
origine in Paesi d’Occidente mette insieme da una parte la
sofferenza del distacco dalla propria terra con il reciproco scambio
di doni.
Davanti a tutte queste sfide dobbiamo trovare un linguaggio e un
metodo che possano toccare il cuore dell’uomo della
postpostmodernità. Crediamo che le persone esemplari, la preghiera
che integra l’uomo nella sua totalità (corpo-mente-cuore) e la
scuola dell’icona sono metodi antichi e sempre nuovi per una nuova
evangelizzazione.
La Chiesa Greco-Cattolica dalla Romania vuole condividere umilmente
la sua esperienza recente. Possa tale esperienza essere un’icona per
tutta la Chiesa. Le stigmate di una testimonianza fino all’effusione
del sangue di 12 vescovi, sacerdoti e laici morti nelle carceri per
la grande colpa di essere cattolici, durante il regime comunista,
costituiscono la via maestra per le generazioni future. Dietro le
sbarre, le loro preghiere erano sostegno per quelli rimasti a casa e
oggi si trasformano in stimolo per la nuova evangelizzazione. La
testimonianza che si fece sangue e sofferenza bagnò la nostra terra
di Romania e si estende a tutta la Chiesa. L’esempio di questi
martiri evangelizza, la loro testimonianza fortifica e dà coraggio
per la nascita di nuovi cristiani. Le persone esemplari sono
diventate, nella preghiera, icone.
[00204-01.04] [IN149] [Testo originale: italiano]
-
S. E. R. Mons. John WONG SOO KAU, Arcivescovo Coadiutore di Kota
Kinabalu (MALAYSIA)
The call for a New Evangelization presupposes a realization that our
present methods and expressions are no longer attractive or
appealing to the world caught up by, drifted along and even pushed
by changes that are expedited by advancement in science and
technology, and by human greed.
Numerous reflections and conferences have been organized at various
levels after Vatican II, trying to read and understand the signs of
the times. Many Statements and Exhortations too have been released
for local Churches to respond to the changing situations with
courage and hope. But the messages have not been able to be
transmitted fast and wide enough. We need to humbly admit that our
past responses were outpaced by changes in the world. We are simply
unable to provide solutions to individuals and societies trapped in
the structures and occasions of sins. Our voices are either being
suppressed by national laws or by powerful forces that control the
media. I wish to add the dimension of a movement towards fanaticism
and extremism (cf. IL 63-67). Therefore, there is an urgent need to
review our methods of transmitting the Church's teachings in terms
of vocabulary, format, expression and means.
In a world of increasing conflicts in beliefs and ideologies, our
laity as minorities in certain regions, such as in Asia, must be
trained to respond to critical situations when their faith is
threatened. Interreligious dialogue is to be made a crucial part of
their agenda for new evangelization. At the same time, we need to
ensure that the basic rights of Christians as minorities in certain
regions need first to be protected and their faith be strengthened.
If Church leaders are unable to withstand the changes in the world,
how can they help others? Scandals, bad leadership, materialistic
lifestyles and loss of pastoral zeal are among the liabilities in
our evangelizing mission. In view of the special status of the
ordained ministers, seminary formation is to be seriously reviewed.
The quasi-monastic, intellectual, easy and comfortable life (cut off
from the world) has failed to form pastors relevant and responsive
to the needs of people today and tomorrow.
Finally, the question arises as how to help our people remain
credible witnesses of the gospel in the contemporary world. I
propose that our Social Doctrine should be made an essential and
integral component of our catechesis and homilies. The Good News
explained through the Social Doctrine may be more palatable to the
inquisitive mind of the modern man.
[00205-02.03] [IN150] [Original text: English]
FILM: CAMPANE
D’EUROPA
A conclusione della Dodicesima Congregazione Generale di questo
pomeriggio, nell’Aula del Sinodo, verrà proiettato per i Padri
Sinodali e gli altri Partecipanti, il film “Campane d’Europa - Un
viaggio nella fede attraverso l’Europa”. Riportiamo una scheda di
seguito:
Il film - realizzato dal Centro Televisivo Vaticano con il sostegno
di diverse istituzioni - contiene una serie eccezionale di
interviste originali con le più importanti autorità religiose delle
principali confessioni cristiane: il Papa Benedetto XVI, il
Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca di Mosca Kirill,
l'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il Vescovo luterano
Huber; e con importanti personalità del mondo della politica e della
cultura: Hans-Gert Poettering, già Presidente del Parlamento
Europeo, Alexander Adveev, già Ministro della Cultura della
Federazione Russa, P. Fr.-X. Dumortier, Rettore della Pontificia
Università Gregoriana e il Presidente italiano Giorgio Napolitano.
Si svolge così una riflessione a più voci sulle ragioni della
speranza in un futuro comune fra le Chiese cristiane e gli uomini di
buona volontà dell'est e dell'ovest, sull'evangelizzazione e la
testimonianza cristiana non solo in Europa, ma nel mondo di oggi. La
riflessione è accompagnata dal filo conduttore del suono delle
campane con i loro rintocchi che giungono dai diversi angoli del
continente e dalla musica del grande compositore estone Arvo Pärt.
Poiché nel film sono inserite solo brevi parti delle interviste
realizzate, che sono molto ampie e costituiscono una grande
ricchezza, è stato preparato un fascicolo in cui sono raccolti tutti
i testi completi di tali interviste, sia in versione italiana sia in
versione inglese. Di questo fascicolo viene fatto omaggio ai padri
sinodali e gli altri membri del Sinodo.
I diritti per la distribuzione del film Bells of Europe, sia in
trasmissione televisiva, sia in home video, appartengono a RAI
Cinema, che ha dato un contributo essenziale per la sua
realizzazione.
Confidiamo che - soprattutto nella versione home video e con
l'appoggio dei testi integrali delle interviste - il film possa
essere molto utile per stimolare incontri e riflessioni sul rapporto
fra la fede e l'avvenire dell'umanità nel continente europeo, e
aldilà di esso.
[00257-01.04] [NNNNN] [Testo originale: italiano]
ESPOSIZIONE IN OCCASIONE DELL’ASSEMBLEA SINODALE
La nuova evangelizzazione, ripartendo dalle origini della fede
cristiana. È questo il senso dell'esposizione allestita nell'atrio
dell'Aula Paolo VI e curata dai Musei Vaticani in occasione della
XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Tre i
reperti cristiani antichi che "accompagnano" il lavoro dei Padri
Sinodali e degli altri partecipanti all'assise sinodale. Le opere,
dall'alto valore storico ed artistico, provengono dalle catacombe e
rappresentano immagini simboliche del Cristianesimo primitivo; la
loro scelta è stata curata dal Museo Pio Cristiano, dove le opere
sono conservate.
Le schede delle opere esposte sono state pubblicate nel Bollettino
n° 4 dell’8 ottobre 2012.
[00021-01.04] [NNNNN] [Testo originale: italiano]
AVVISI
- CONFERENZA STAMPA
CONFERENZA STAMPA
La seconda Conferenza Stampa sui lavori sinodali (con la traduzione
simultanea in italiano, inglese, francese) si terrà nell’Aula
Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede giovedì 18
ottobre 2012 (dopo la Relatio post disceptationem), alle ore 12.45
orientativamente.
Interverranno:
- S. Em. R. Card. John TONG HON, Vescovo di Hong Kong (Xianggang)
(CINA)
- S. Em. R. Card. Francisco ROBLES ORTEGA, Arcivescovo di
Guadalajara (MESSICO)
- S. Em. R. Card. Laurent MONSENGWO PASINYA, Arcivescovo di Kinshasa
(REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)
- S. E. R. Mons. Ján BABJAK, S.I., Arcivescovo Metropolita di Prešov
dei cattolici di rito bizantino, Presidente del Consiglio della
Chiesa Slovacca (SLOVACCHIA)
- S. E. R. Mons. José Horacio GÓMEZ, Arcivescovo di Los Angeles
(STATI UNITI D'AMERICA)
- Rev. P. Federico LOMBARDI, S.I., Direttore della Sala Stampa della
Santa Sede (CITTÀ DEL VATICANO)
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