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PONTIFICIO COMITATO
PER I CONGRESSI EUCARISTICI INTERNAZIONALI

Assemblea Plenaria
9-11 novembre 2010

Intervento sul tema:

«I Congressi Eucaristici e la dimensione salvifica dell’Eucaristia
a servizio dell’uomo e della società»

Conferenza di
S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare di Bologna

 

 

INDICE

 

1. Alle radici dei Congressi  Eucaristici
2. I Congressi Eucaristici e il «regno sociale» di Cristo.
3. Il «regno sociale» frutto della nuova spiritualità cristocentrica.
4. Il movimento congressuale e il movimento liturgico si intersecano.
5. Le «ragioni» dei Congressi Eucaristici e la missione della Chiesa.
6. L’Eucaristia: via d’accesso ai misteri principali della fede.
7. Inculturare l’Eucaristia per inculturare la fede.
8. Il dinamismo trasformante del sacramento pasquale.
9. La domenica: festa “primordiale” ricolma di gioia.
10. Benedetto XVI e la «sfida» della nuova evangelizzazione.

  

1. Alle radici dei Congressi Eucaristici

La complessità del tema all’ordine del giorno non ci permette di esporre in modo esauriente la storia dei Congressi Eucaristici, che resta, comunque, disponibile in varie pubblicazioni[1]. Pertanto, ricorderemo solo i dati essenziali direttamente connessi con la nostra riflessione. L’idea dei Congressi Eucaristici è nata in Francia, nella seconda metà del XIX secolo, dall’intuizione di una donna, Emilia Tamisier[2] (1834-1910), intuizione maturata nel contesto del movimento eucaristico animato da San Pierre-Julien Eymard (1811-1868), fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del SS. Sacramento (Sacramentini) e da altre eminenti figure[3]. Questo movimento ha dato concretezza operativa all’urgenza di introdurre la dimensione salvifica dell’Eucaristia nel contesto sociale, per animare cristianamente le realtà temporali e costruire il Regno di Dio[4].

Il culto eucaristico in Francia, infatti, nella seconda metà dell’ottocento, ritorna al centro dell’attenzione e diviene il comune denominatore di tutte le forme di spiritualità più vive in quel momento, attraverso due attenzioni primarie: il recupero antigiansenista della comunione frequente e la pluriforme dilatazione dell’adorazione del SS. Sacramento, entrambe finalizzate alla diffusione dell’amore di Cristo per l’edificazione del suo «regno sociale».

È in questo contesto che Emilia Tamisier svolge la sua opera di promozione e coinvolgimento a tutti i livelli a favore delle Opere eucaristiche. Ed è proprio «coram Sanctissimo», a Paray-le-Monial (1873), che fiorisce in lei un forte convincimento: la «salvezza sociale» integrale ha la sua sorgente indispensabile nell’Eucaristia, portata anche ai «crocicchi delle strade» (Cfr. Mt 22,9), attraverso il metodo dei Congressi, adottato su larga scala nel secolo XIX, per promuovere le scienze, le arti, le lettere, l’azione sociale, l’azione economica[5]

 

2. I Congressi Eucaristici e il «regno sociale» di Cristo

Appare dunque evidente che, ai loro esordi, i Congressi Eucaristici sono legati al tema della dilatazione del «regno sociale» di Cristo nella vita personale e collettiva, ma non è affatto dimostrato – come qualche storico nostro contemporaneo sostiene – che l’obiettivo della «regalità sociale», nel suo complesso, avesse mire teocratiche attraverso la politicizzazione della devozione[6]. Infatti, nel fiorire della spiritualità francese di questo periodo, l’aggancio tra contemplazione e azione è sempre preminente nella sua intenzionalità evangelizzatrice e salvifica, anche quando si esprime in forme intransigenti ed estreme.

Il Padre Jean-Leon Dehon (1843-1925)[7], per esempio,conterraneo e contemporaneo del movimento spirituale messo sotto accusa, era ben consapevole che l’obiettivo degli apostoli della «regalità sociale» e della stessa Chiesa non era la «restaurazione del potere cristiano», ma la riparazione dei guasti prodotti nella società dai movimenti anticristiani post-rivoluzionari ispirati dall’illuminismo positivista, dal socialismo e dalla massoneria, attraverso la diffusione del Regno spirituale del S. Cuore, nei singoli, nelle famiglie, nelle nazioni. Infatti, il 17 febbraio 1877, Pio IX stesso gli parlò «con calore della tempesta suscitata dalla definizione dell’infallibilità pontificia, come se si dovesse riconoscere al Papa il potere di deporre i re o rivoluzionare l’ordine civile»[8].

Pertanto, separare, nel movimento spirituale francese, l’obiettivo della santificazione individuale dalla diffusione del «regno sociale», interpretandolo come volontà di «ricostruire uno Stato cristiano» in mano alla gerarchia, perché fissasse le regole fondamentali della vita associata[9], significa scrutare i fatti con un’«ottica prevalentemente politica e ideologica, più che spirituale e pastorale»[10]. Ciò denuncia il ricorso a metodologie distorte dalla precomprensione e viziate dall’errore di prospettiva storica[11] che, purtroppo, stanno alla base anche dell’attuale disimpegno di tanti cattolici nei confronti dell’animazione cristiana delle realtà temporali. 

 

3. Il «regno sociale» frutto della nuova spiritualità cristocentrica

Il risveglio spirituale francese della seconda metà dell’ottocento si innesta nella svolta registrata agli inizi del pontificato di Pio IX (1846-1878): da una forma di pietà austera, influenzata sia dal giansenismo sia dall’illuminismo razionalista, si passò ad una pietà più aperta al sentimento, meno rigorista, ispirata dalla nuova cultura romantica. Emerse, così, l’esigenza di una frequenza più assidua ai sacramenti, accanto al moltiplicarsi dei pii esercizi e delle devozioni, anche in un contesto associativo e movimentista[12].

Al centro ritorna la figura di Cristo e il suo amore misericordioso, in reazione ad un cristianesimo di stampo deista, in auge a partire dalla seconda metà del settecento, sotto l’influsso dell’Enciclopedismo francese. Il nuovo corso spirituale, nonostante alcune forme devozionali malcombinate, talvolta espresse in forme poco felici, raggiunse l’essenza del cristianesimo: «Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, incarnazione dell’amore infinito di Dio nei nostri riguardi, veramente presente – per amore – nella SS.ma Eucaristia[13].

Soprattutto in occasione della beatificazione di S. Margherita Maria Alacoque da parte di Pio IX (18 settembre 1864), gli ambienti cattolici francesi ultramontani misero in forte evidenza l’aspetto sociale del messaggio della beata, con l’intento di far riconoscere dovunque la sovranità del Sacro Cuore di Gesù e il dovere di cooperare all’attuazione del suo regno sociale. È con questo spirito, tra l’altro, che viene incrementata la diffusione della lode regia: «Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat»[14].

L’idea dei Congressi Eucaristici, dunque, si innesta nel cuore di un movimento spirituale che riporta Gesù Cristo al centro dell’attenzione[15], in un’ottica in cui le grandi devozioni si esprimono in un contesto di assoluta fedeltà al Papa e di un forte senso di appartenenza alla Chiesa[16].

L’opera di tutti i grandi protagonisti di questa straordinaria fioritura spirituale, vera e propria «trasformazione interiore del cattolicesimo»[17], al di là delle loro simpatie liberali o intransigenti, democratiche o nostalgiche dell’ancien régime, gallicane o ultramontane, in ultima analisi finisce per convergere su un obiettivo comune: la diffusione del Regno di Cristo sulla terra.

 

4. Il movimento congressuale e il movimento liturgico si intersecano

Oggi, anche in campo ecclesiale, prevale la tendenza a rimuovere in toto, l’esperienza movimentista del «regno sociale» di Cristo. Questo atteggiamento, dovuto più ad una visione ideologica che teologica del mistero della Chiesa, rischia di non applicare la necessaria distinzione tra la sostanza degli obiettivi perseguiti dal movimento per l’edificazione del «regno sociale» cristiano e gli elementi contingenti, connessi con le sensibilità e le circostanze mutevoli nel rapporto tra vita ecclesiale e dinamica socio-politica[18].

La Chiesa è sacramento del Regno [19], è realtà visibile e percepibile, e il suo annuncio evangelico «deve portare frutto e crescere» (Col 1,23), in ogni individuo e in tutto il mondo, come dimensione interiore ed esteriore, affinché «ogni uomo sia stabilito perfettamente in Cristo» (Col 1,27)[20]. In tale prospettiva, le forme storicamente assunte per realizzare il «regno sociale» di Cristo[21] non appartengono all’essenza del Regno e perciò, essendo mutevoli, non vanno giudicate col senno ideologico di poi, ma valutate con l’ausilio del dato biblico e patristico[22], alla luce di una sana teologia cattolica, in grado di scrutare con l’intelligenza della fede il mistero di Cristo e della Chiesa nella sua integralità [23], al fine di esercitare un autentico discernimento evangelico.

Nel movimento eucaristico e cristocentrico della Chiesa francese si intersecano alcune correnti spirituali che, praticate dapprima in ambiti ristretti (monasteri, santuari, ecc.), assumono progressivamente dimensioni più ampie e popolari, dentro un dinamismo spirituale che trova sempre il suo momento unificatore nell’Eucaristia, sacramento massimo di salvezza personale e sociale: il Culto al S. Cuore, l’Apostolato della Preghiera e la devozione mariana.

Confluiscono qui, oltre agli impulsi verso la devozione all’umanità di Cristo risalenti a S. Anselmo (1033-1109), S. Bernardo (1090-1153) e S. Bonaventura (1221-1272), anche i vivai di spiritualità del Cardinale Pietro de Bérulle (1575-1629), del Padre Carlo de Condrén (1588-1641), del venerabile Giovanni Giacomo Olier (1608-1657) e di S. Giovanni Eudes (1601-1680), tanto cari al Cardinale Giacomo Lercaro, che ne ha raccolto l’eredità spirituale nel suo testo “Metodo di orazione mentale” [24].

In definitiva, l’humus che ha generato i Congressi Eucaristici – nella prospettiva della promozione integrale del messaggio cristiano dentro la società – è lo stesso che ha dato vita al movimento liturgico. Infatti, l’amore a Cristo, alla Vergine, alla Chiesa, alla Tradizione e al Papa vissuti nella pietà popolare e devozionale si intersecano con la consapevolezza emergente del mistero liturgico, soprattutto per l’opera “intransigente” di Dom Guéranger (1805-1877), Abate di Solesmes, restauratore dell’Ordine benedettino in Francia e padre del movimento liturgico [25]

 

5. Le «ragioni» dei Congressi Eucaristici e la missione della Chiesa

Il pontificato di Giovanni Paolo II ha avuto nel passaggio millenario dell’anno 2000 uno dei momenti più significativi. L’ampia risonanza del Grande Giubileo, che il Papa ha definito “anno intensamente eucaristico[26], ha fatto riemergere anche le “ragioni” del convenire straordinario delle Chiese attorno all’Eucaristia. Queste “ragioni” hanno bisogno oggi di essere riscoperte, dal momento che l’anno del Congresso Eucaristico Internazionale di Dublino (2012) coincide con il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II (1962). Inoltre, Benedetto XVI ha convocato, sempre nel 2012, l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana [27]», dopo aver istituito un nuovo organismo nella Curia romana: il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (21 settembre 2010) [28].

Queste provvidenziali coincidenze offrono l’occasione per rimettere in luce lo spessore eucaristico del magistero conciliare, in particolare un’affermazione ricca di potenzialità teologico-pastorale: “Nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo nostra Pasqua e pane vivo che dà la vita agli uomini... Per questo l’Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione[29]. In tale prospettiva, Giovanni Paolo II disse ai Vescovi europei (1982) che l’Eucaristia è il «luogo teologico» in cui situarci per interpretare, alla luce dello Spirito, l’«oggi» della storia della salvezza in Europa, proprio in vista di una rinnovata evangelizzazione [30].

Nel post-Concilio si è registrato un notevole oscuramento dell’idea originaria soggiacente ai Congressi Eucaristici, idea connessa all’Eucaristia come «sacramento di ogni salvezza» e perciò rimedio radicale contro i mali presenti nella società e alimento di ogni vitalità nel mondo (Cfr. Gv 6,51). Tale oscuramento ha talvolta ridimensionato il fervore partecipativo ai Congressi stessi, compromettendo la piena accoglienza della «particolare grazia del Signore» connessa a questi eventi [31]. Il Cardinale Paul Poupard, nella prospettiva del terzo millennio, sottolineava che i Congressi Eucaristici svolgono un ruolo decisivo di fronte alla «sfida» della nuova evangelizzazione[32], specialmente dopo i nuovi orientamenti dati dalla Chiesa per la celebrazione di questi eventi ecclesiali[33].

Pertanto, è necessario recuperare la sapienza pastorale che animò Leone XIII (1810-1903) al momento di approvare l’Opera dei Congressi Eucaristici Internazionali e la celebrazione del 1º Congresso Eucaristico Internazionale di Lille nel 1881. In questa iniziativa egli vide la possibilità della riscoperta dell’evento cristiano nella sua integralità divino-umana e l’occasione per incrementare la spinta aggregativa dei cattolici, in continuità con il risveglio dell’associazionismo laicale in atto in tutta Europa. Fu il tentativo di rinsaldare, anche sul piano sociale, la comunione tra i cattolici (spesso divisi sul piano politico), per una presenza più incisiva nel vecchio continente [34]. Così, dieci anni dopo, nel 1891, analoghi intenti animarono lo stesso Pontefice quando stimolò e approvò la celebrazione del 1º Congresso Eucaristico Nazionale Italiano a Napoli[35], nello stesso anno in cui pubblicò l’Enciclica «Rerum Novarum» (1891), che confermò e diede un impulso decisivo all’impegno dei cattolici nella società [36].

Oggi, all’inizio del secondo decennio del XXI secolo, la Chiesa, davanti alla necessità dei cattolici di ritrovare un ruolo attivo nelle dinamiche sociali, è chiamata a rivalutare e a ridefinire, tra l’altro, le potenzialità dei Congressi Eucaristici, di fronte alle sfide della postmodernità. Ciò può avvenire attraverso il recupero pieno di una persuasione, emersa in questi ultimi decenni, come un “leit motiv”, nel magistero eucaristico del Cardinale Giacomo Biffi, cioè la persuasione che da sempre accompagna il cammino della Chiesa tra le alterne vicende della storia, indipendentemente dal grado della sua consapevolezza teologica: cioé, la persuasione di aver ricevuto col dono dell’Eucaristia il codice genetico della sua identità e l’inesauribile sorgente della sua potenzialità, cioè un dono pieno ed esclusivo, che la pone di fronte al mondo come sacramento di «salvezza sociale» integrale.

Di conseguenza, l’Eucaristia, nella sua identità reale con Gesù Cristo, si pone come riferimento primo per giudicare, modellare, rivitalizzare, orientare ogni scelta e azione pastorale[37]. Infatti, uno degli scopi principali dei Congressi Eucaristici è di far sì che le Chiese periodicamente coinvolte, abbiano a ricevere un impulso nuovo per dare vivacità alla loro azione pastorale, mettendo a frutto la speciale “grazia congressuale[38].

 

6. L’Eucaristia: via d’accesso ai misteri principali della fede

Il Congresso Eucaristico Internazionale di Roma nell’anno 2000, in quanto vertice delle celebrazioni giubilari, ha orientato l’attenzione sul “Festeggiato[39], Gesù Cristo, nel suo duemillesimo compleanno, presente nella Chiesa in forza dell’Eucaristia e ha indicato al mondo intero la stessa Eucaristia come approdo sacramentale e via d’accesso ai due misteri principali della fede, sintesi mirabile del disegno divino di salvezza e, perciò, centro e vertice dell’evento giubilare [40].

Infatti, l’obiettivo della «fase celebrativa» del Giubileo è stato la glorificazione della Trinità, il primo dei misteri principali della fede cristiana, dal quale «tutto viene e al quale tutto si dirige, nel mondo e nella storia». Dio, rivelandosi in Cristo come Trinità, ha aperto all’umanità l’accesso alla sua vita intima [41], mostrandola a tutti come vita ineffabile di relazione, come realtà trascendente di donazioni interiori, come sinfonia di comunione e di amore. Con la rivelazione trinitaria, Dio ci ha detto che egli non è solo imperturbabile infinità dell’essere: è anche e soprattutto vita, cioè interiore fecondità e comunanza di gioia [42].

Inoltre, la celebrazione giubilare, in forza della sua connotazione eucaristica, ha sottolineato la presenza di Cristo nell’«oggi» della Chiesa, mettendo in evidenza l’altro mistero principale della fede cristiana, cioè l’Incarnazione redentrice del Figlio di Dio. Infatti, l’Eucaristia è come il coronamento dell’Incarnazione: se l’Incarnazione ha regalato all’umanità il mistero ineffabile e splendente di Cristo, l’Eucaristia sviluppa progressivamente questo mistero, dando una “fondazione sacramentale all’esistenza cristiana[43], che si esprime nel Christus totus, cioè nella Chiesa che attualizza, nel tempo e nello spazio, il disegno del Padre [44].

Nella Chiesa, dunque – grazie all’Eucaristia – Cristo è una realtà, non un’ipotesi, un mito, un simbolo religioso. È una realtà viva, umanamente viva, che respira, palpita, gioisce, contempla, ama; non è un personaggio «storico», mummificato nei libri. È una realtà operante; non è tagliato fuori dalla nostra esistenza e dal nostro mondo, ma è il principio della vita e della sussistenza di tutti [45]. Pertanto, rimane “l’urgente bisogno” di approfondire la verità su Cristo come unico Mediatore tra Dio e gli uomini ben distinguendolo dai fondatori di altre religioni”[46]. È per ribadire questa verità fondamentale che, nel 2000, fu pubblicata la dichiarazione “Dominus Iesus[47].

Di conseguenza, la pastorale della Chiesa modellata su Cristo, con i Congressi Eucaristici è aiutata a recuperare alcune sue caratteristiche irrinunciabili: 1) la «cattolicità», che esprime due dimensioni inseparabili del messaggio cristiano: la «totalità» (“secondo il tutto”) e l’«identità» (un “deposito” da conservare intatto: 1 Tm 6, 20). Oggi non tutte le esposizioni sul cristianesimo contengono in sé l’essenza del cattolicesimo[48]; 2) la «globalità» che porta l’evangelizzatore a trasfigurare in Cristo tutti e tutto: “ogni creatura” (Mt 16, 15) [49], cioé il creato e l’uomo, in tutte le sue dimensioni esistenziali; 3) l’«originalità», segno evidente del “cambiamento di vita e di mentalità”: chi ha fede non può avere lo stesso stile di vita e la stessa concezione del mondo di chi non è credente; 4) l’«irriducibilità»: l’avvenimento cristiano, prima che una religione è un “fatto”, perciò non può essere confuso con altri culti e dottrine, se non come compimento del loro “anelito” al raggiungimento della verità, come ci insegna il magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI[50].

In tale prospettiva, gli itinerari pastorali delle Chiese particolari,  grazie agli eventi straordinari come i Congressi Eucaristici, possono dilatare le loro potenzialità. Attraverso di essi, infatti, quando sono celebrati nella fedeltà ai contenuti cristologici e trinitari, le comunità cristiane sono condotte, in forza della dinamica congressuale, alla riscoperta delle «cerniere» capaci di consolidare e avvalorare, nell’azione ecclesiale, il rapporto costitutivo tra l’Eucaristia, la Chiesa e il mondo: l’Eucaristia come epifanìa e primizia della Chiesa; la Chiesa come primizia ed epifanìa del mondo nuovo[51]. In altre parole, questi eventi straordinari ci aiutano a vedere e a vivere l’Eucaristia come Chiesa “in boccio” e la Chiesa come Eucaristia “sbocciata”, nelle relazioni quotidiane, come principio e forza propulsiva di uno stile di vita nuovo e diverso.

7. Inculturare l’Eucaristia per inculturare la fede

Oggi la Chiesa considera un Congresso Eucaristico come una «statio», cioè una sosta straordinaria di impegno e di preghiera “per approfondire insieme qualche aspetto del mistero eucaristico e prestare ad esso un omaggio di pubblica venerazione, nel vincolo della carità e dell’unità” [52]. In tale contesto i Congressi Eucaristici possono essere considerati in una doppia prospettiva: come eventi di grazia e come occasioni pastorali[53].

1) Il Congresso come evento di grazia offre alla Chiesa che lo celebra la periodica possibilità di ricentrare la vita dei singoli e delle comunità sulle inesauribili potenzialità dell’Eucaristia, come “fonte” di ogni risorsa spirituale e “culmine” di ogni azione ecclesiale [54].

2) Il Congresso come occasione pastorale esprime l’esigenza che l’Eucaristia, sia periodicamente «elevata a vessillo per i popoli che cercano con ansia» (Cfr. Is 11, 10) una risposta adeguata alla sete di verità che ogni individuo porta nel cuore[55]. È la prospettiva indicata da Benedetto XVI, quando ha parlato dell’opportunità per la Chiesa di aprire una sorta di «cortile dei gentili» [56]. In quest’ottica, la «salvezza sociale» assume le caratteristiche dell’inculturazione della fede attraverso l’inculturazione dell’Eucaristia, che nella dinamica congressuale trova uno degli strumenti straordinari più efficaci, per indicare alla società distratta le potenzialità salvifiche del mistero dell’Incarnazione[57].

La Chiesa, che oggi agisce in un mondo che cambia rapidamente, si trova di fronte a nuove sensibilità e nuovi linguaggi, che esigono nuovi metodi pastorali, ma la sostanza del suo messaggio non cambia. Pertanto, senza l’inculturazione dell’Eucaristia, nella sua identità reale con Gesù Cristo, non ci può essere un’autentica inculturazione della fede [58], perché l’Eucaristia – lo abbiamo visto – è la fonte e il culmine di tutta l’evangelizzazione[59] di cui l’inculturazione è il banco di prova, nel senso che deve promuovere i contenuti del Catechismo della Chiesa Cattolica, “quale formulazione essenziale e completa della fede per gli uomini del nostro tempo» [60].

In quanto eventi di grazia e occasioni pastorali, dunque, i Congressi Eucaristici hanno il compito di riportare al loro centro la persona di Cristo e il suo Vangelo, perché l’opera di inculturazione dell’Eucaristia entri davvero negli ambiti concreti della vita umana[61]. A proposito dell’inculturazione eucaristica – scrive Benedetto XVI – è necessario esplicitare la relazione tra Mistero eucaristico e impegno sociale, per rafforzare la comunione e la pace. La Chiesa deve inserirsi nella società, non sul piano politico, ma per la via dell’argomentazione razionale e del risveglio delle forze spirituali, senza le quali la giustizia non può affermarsi [62]. A tale proposito, la beatificazione del Cardinale John Henry Newman (19 settembre 2010) apre orizzonti interessanti per il recupero del rapporto fede-ragione, in un contesto di piena umanizzazione (Cor ad cor loquitur) [63].

8. Il dinamismo trasformante del sacramento pasquale

Quando si celebra un Congresso Eucaristico non bisogna mai perdere di vista una costante della prassi ecclesiale: “ogni grande riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della fede nella presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo”, perché l’Eucaristia, quando dà forma alla vita e all’azione della Chiesa, diffonde la verità e la carità dentro la storia [64]. Paul Claudel ha scritto che “la quintessenza del cristianesimo è l’Eucaristia” e Teilhard de Chardin ha espresso la convinzione che, anche nel nostro tempo, si possono pronunciare queste parole: “l’Eucaristia invade l’universo. Essa è il fuoco che corre sulla sterpaglia. È il colpo che fa vibrare il bronzo [...]. Le Specie sacramentali sono costituite dalla totalità del Mondo, e la durata della Creazione è il tempo richiesto per la sua consacrazione [65].

Benedetto XVI, addirittura, scrive che la “conversione sostanziale” del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo pone dentro la creazione il “principio di un cambiamento radicale”, una specie di «fissione nucleare» introdotta nel più intimo dell’essere, che suscita un “processo di trasfigurazione della realtà” il cui termine ultimo sarà la trasfigurazione del mondo intero [66]. In sostanza, l’Eucaristia alimenta una spinta evangelizzatrice che “ci mette in dialogo con le differenti culture e in un certo senso le sfida” [67]. Infatti, questo grande «Mistero della fede» diviene criterio di valorizzazione di tutto ciò che il cristiano incontra nelle varie espressioni culturali [68].

Inoltre, con l’Eucaristia – memoria oggettiva della Croce e sacramento di ogni salvezza – noi offriamo all’umanità la sola chiave interpretativa possibile della propria inevitabile pena, offrendo, così – tra tante sofferenze – uno spiraglio di serenità sufficiente per ritrovare il gusto di vivere e coltivare la speranza. Con la celebrazione della Messa, e il culto eucaristico nel suo insieme, noi  riportiamo tra gli uomini quel Dio che a molti sembra latitante e invece ha scelto di restare con noi in tutte le ore dell’esistenza, anche le più tragiche[69], quel Dio che, in Gesù Cristo è sceso fino nei bassifondi dell’umanità”, per introdurre la luce nella “notte della Redenzione” [70].

9. La domenica: festa “primordiale” ricolma di gioia

La gioia appartiene alle componenti fondamentali di ogni convocazione eucaristica, perché la presenza di Cristo è motivo di «grande gioia per tutto il popolo» (Cfr. Lc 2, 10), e, di conseguenza, la Chiesa gioisce per la salvezza» [71], perché celebra e custodisce il Sacramento che la genera. Infatti, è proprio l’Eucaristia la sorgente della gioia cristiana, in quanto sacramento della Pasqua di Cristo, crocifisso e risorto, che “realizza davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte” [72].

Nella prospettiva della gioia, allora, ogni Congresso Eucaristico, ci riconduce alle radici della festa cristiana (festum), che nasce dalla concorrenza di due fattori essenziali: un avvenimento importante da ricordare (la Pasqua di Cristo) e il bisogno di ritrovarsi insieme per celebrarlo [73]. Per questo la festa cristiana deve rimanere ancorata ai misteri principali della nostra fede (in particolare all’evento pasquale) e al momento aggregativo, che trova nella domenica la sua «primordialità» [74] e la sua «ordinaria solennità»[75]. Ma “il giorno del Signore”, per conservare la sua originaria freschezza, ha bisogno di convocazioni periodiche più ampie e di «straordinaria solennità», tra le quali spiccano i Congressi Eucaristici Internazionali, Nazionali e Diocesani.

Pertanto, con la celebrazione di un evento congressuale internazionale (Statio Orbis) si vuole indicare al mondo la sorgente della vera gioia e l’antidoto alla disperazione dilagante nella società secolarizzata. Questa gioia, nella Chiesa, viene alimentata dalla Messa domenicale. La domenica, infatti, in quanto “Pasqua settimanale” (S. Agostino), è “giorno di gioia e di riposo”, ma lo è a titolo speciale, perché educa alla gioia vera, riscoprendone i tratti autentici e le radici profonde [76].

Proprio per questo bisogna fare in modo che il «senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto attorno alla celebrazione comunitaria della Messa domenicale»[77], dove Cristo risorto sta al centro di tutto, come ragione fondamentale del fare festa[78] e del conseguente recupero delle note caratteristiche della festa stessa[79]: il riposo, l’intensità di vita, la contemplazione, la gioia e le opere dell’ottavo giorno[80], che danno concretezza all’otium (all’armonia interiore) per sconfiggere il neg-otium (la pesantezza delle opere servili) oggi identificabile nella “dispersione” del mondo secolarizzato [81].

In questa prospettiva «la celebrazione del giorno della risurrezione acquista un valore dottrinale e simbolico capace di esprimere tutta la novità del mistero cristiano»[82]. Per questa ragione i Congressi Eucaristici debbono sempre mettere in evidenza il loro rapporto con la domenica, proprio per agganciare la loro «straordinaria solennità» (che passa) all’«ordinaria solennità» della domenica, che resta a scandire il tempo del pellegrinaggio ecclesiale, come «centro del mistero del tempo», «asse portante della storia» e «sintesi della vita cristiana»[83]. Stando così le cose, la domenica è veramente “una risorsa per tutti” [84] e non possiamo lasciarla cadere nell’oblio.

10. Benedetto XVI e la «sfida» della nuova evangelizzazione

Da tutto quanto è stato detto, emerge con chiarezza la necessità di riscoprire la valenza pastorale dei Congressi Eucaristici, proprio per far riemergere il profondo legame esistente tra l’Eucaristia, la Chiesa e il mondo, al fine di rivalutare la «principalità» dell’Eucaristia nell’azione missionaria e trasformante della Chiesa dentro la dinamica sociale. Ciò assume un’importanza particolare, dal momento che Benedetto XVI ha inserito l’approfondimento teologico-pastorale della nuova evangelizzazione tra i compiti specifici del nuovo Pontificio Consiglio, chiamato a promuoverla [85], specialmente in rapporto al “Primo Mondo”, l’Europa [86].

Per questo, la pastorale della Chiesa ha bisogno di recuperare il suo rapporto con l’Eucaristia. Infatti, se l’«azione pastorale» è frutto di una riflessione teologico-scientifica sulla Chiesa nel suo edificarsi quotidiano come sacramento universale di salvezza dentro la storia [87]; se la Chiesa è la comunione degli uomini con Gesù Cristo, accolta come scelta di vita, mediante i traguardi sacramentali, grazie allo Spirito Santo; se, infine, la Chiesa ha il suo principio e la sua forma nell’Eucaristia, l’Eucaristia deve ritenersi il principio e la forma ispiratrice dell’azione pastorale[88].

Ora, la nuova evangelizzazione è chiamata a “rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali” come scrisse Giovanni Paolo II nella Christifideles laici (n. 34) [89]. “D’altra parte – dice il Vaticano II – non è possibile che si formi una comunità cristiana se non avendo come radice e come cardine la celebrazione della Santissima Eucaristia, dalla quale deve prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità” [90]. Ciò presuppone l’esistenza di una ministerialità diffusa, in grado di “compiere il ministero, al fine di edificare il Corpo di Cristo” (Cfr. Ef 4, 12) [91]. In particolare, i Congressi Eucaristici sono chiamati a mettere in evidenza il fascino della vocazione sacerdotale e l’identità del presbitero in relazione a Cristo capo, pastore e sposo[92].

Ai nostri giorni, purtroppo, anche le comunità ben formate, si trovano di fronte a un mondo in rapida trasformazione, dove emergono soprattutto, a ritmi crescenti, i condizionamenti del relativismo e del secolarismo, che hanno relegato l’uomo nel “deserto interiore” dell’individualismo, privo di responsabilità pubblica e sociale [93]. Il tutto avviene nel contesto della rivoluzione digitale, che molti considerano come l’interfaccia della grande crisi in atto, a tutti i livelli, e il “segno” postmoderno della totale autonomia dell’uomo da Dio[94]. Il passaggio dal sistema “analogico” a quello “digitale[95], poi, mette in campo il rapporto dialettico tra reale e virtuale che, se non viene gestito a livello educativo e formativo, rischia di omologare l’intercambiabilità tra vero e falso, tra oggettivo e soggettivo, mettendo in crisi lo stesso “principio di non contraddizione”.

Secondo Benedetto XVI i mass media, di fatto, tendono ad estraniarci dalla realtà, a renderci tutti spettatori, dentro “dinamiche collettive” che mostrano le cose in superficie: “le persone diventano corpi, e questi corpi perdono l’anima”[96]. Nonostante tutto, il Papa ha incoraggiato i credenti a “prendere il largo” (Cfr. Lc 5, 4-6) nel mare digitale con la nave della Chiesa, per intercettare i crocevia globali del “cyberspazio[97]. I naviganti battezzati sono chiamati ad affermare il diritto di cittadinanza di Dio in ogni epoca, affinché, attraverso le nuove forme di comunicazione, il Signore possa giungere alla soglia di ogni casa e di ogni cuore.

In tale prospettiva, l’evangelizzazione (di cui l’Eucaristia – ripetiamo – è la “fonte e il culmine”), proprio attraverso la dinamica dei Congressi Eucarisitici, può trovare una via straordinaria ma privilegiata, per rimotivare e formare operatori pastorali capaci di dare concretezza comunicativa all’evangelizzazione, perché sia «nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nella sua espressione»[98].

Nel 1964, lo studioso cattolico canadese Herbert Marshall McLuhan (1911-1980) intuì, non solo che “il medium è il messaggio”, ma che “il medium è il massaggio”, visto l’impatto sempre più sensoriale e sempre meno razionale che i media hanno sulle persone [99]. Oggi – sottolinea l’Enciclica Caritas in veritate – nonostante l’enorme potenzialità invasiva dei grandi network e la loro crescente subordinazione al calcolo economico, ideologico e politico, rimane la possibilità che il sistema multimediale diventi “occasione di umanizzazione”, in quanto “il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico”[100].

Per questo compito la Chiesa dispone di un elemento facilitante dal momento che la struttura della fede è la stessa struttura della comunicazione. Infatti, la fede cristiana  attinge il suo dinamismo relazionale dalla vita di Dio-Trinità, che è interpersonale. Attraverso l’Incarnazione del Verbo e l’azione dello Spirito Santo (Missioni trinitarie), Dio entra nella storia umana per agganciarla alla storia della salvezza. Il Dio biblico, infatti, è insieme «Agápe» e «Lógos»: Carità e Verità, Amore e Parola, strutturalemente aperto alla comunicazione, perché la Verità è «lógos» che crea «diá-logos» e, quindi, comunicazione e comunione[101].

Per questo nell’agire comunicativo della Chiesa il mezzo e il messaggio coincidono: il Verbo incarnato è, allo stesso tempo, messaggio e mezzo di salvezza, che si realizza nell’Eucaristia. Celebrare l’Eucaristia, allora, significa proclamare a tutti il Vangelo del riscatto e della rinascita provenienti dal Sacrificio di Cristo: “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga[102](1 Cor 11, 26). Quest’annuncio non è una comunicazione puramente verbale o intellettuale, ma un dono di vita, che tende a ricreare e a far sbocciare l’Eucaristia – cioè la Verità e l’Amore – in tutti i membri della Chiesa, “per la vita del mondo” (Gv 6,51).


 
[1] Cfr. P. Marini, Per la vita del mondo. Il movimento eucaristico internazionale, in La Nuova Alleanza, settembre-ottobre 2010, n. 5; E. Vecchi, La dimensione sociale dell’Eucaristia, Ed. Centro Eucaristico, Ponteranica 2004; F. Pratzner, I Congressi Eucaristici Internazionali (1881-1991): origine e sviluppo, in AA.VV., I Congressi Eucaristici Internazionali per una nuova evangelizzazione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1991, p. 11; T. Bello, I Congressi Eucaristici e il loro significato teologico e pastorale, San Paolo, Cinisello Balsamo 2005; A. Rimoldi, Profilo storico dei Congressi Eucaristici Nazionali, Comitato direttivo del 20° Congresso Eucaristico Nazionale, Milano 1981.

[2] La Tamisier viene chiamata abitualmente Emilia, ma le vengono attribuiti anche altri nomi: Maria Marta Battistina Emilia Tamisier, nata il 1° novembre 1834 a Tour e qui deceduta il 20 giugno 1910, nel nascondimento e in “odore di santità” (Cfr. B. Spini, Congressi Eucaristici, Enciclopedia Cattolica, IV, 351).

[3] In questo movimento spirituale, l’azione del gesuita  Padre Ramiére del Card. Pie, Vescovo di Poitiers, e di tanti uomini di spicco, come Mermillod, de Ségur, Dechamps, Dupanloup, Guéranger, Ozanam, Migne, Pitra e tanti altri, si fonde con il soffio di santità espresso da S. Giovanni Maria Vianney, dall’Apostolo dell’Eucaristia S. Pierre-Julien Eymard, dal Beato Antoine Chevrier, da Léon Dupont, «il Santo di Tour» e si sposa con i benéfici influssi esercitati nella Francia della seconda metà dell’ottocento dalla teologia morale di S. Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), specialmente dopo la sua proclamazione a Dottore della Chiesa, nel 1871, da parte di Pio IX.

[4] Cfr. AA.VV., L’Eucaristia sacramento di ogni salvezza, Documento Dottrinale per il 23° Congresso Eucaristico Nazionale (Bologna 1997), Piemme, Casale Monferrato 1996.

[5] Cfr. L. Gherardi, I Congressi Eucaristici a Bologna dal 1927 al 1977, EDB, Bologna 1986, p. 5.

[6]  Cfr. D. Menozzi, Congressi Eucaristici: identità irrisolta, Il Regno Attualità, 15.10.1997, pp 523-524.

[7]  Fu tra gli stenografi del Concilio Vaticano II e condiscepolo di Benedetto XV. Ha fondato la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore e si è impegnato nella promozione dell’azione sociale della Chiesa, secondo gli orientamenti dell’Enciclica Rerum novarum. A lui si deve l’iniziativa della costruzione del tempio internazionale di Cristo Re a Roma.

[8] Cfr. G. Manzoni, Leone Dehon, uomo dal cuore grande, EDB, Bologna 1989, pp. 74, 243.

[9] Cfr. D. Menozzi, op. cit., p. 524.

[10] Cfr. G. Martina,  Una storia del cristianesimo, in La Civiltà Cattolica, 3549, pp. 274-275: «Purtroppo nella ricerca del Menozzi non mancano idee negative ricorrenti, quasi idee fisse, espresse talvolta con acrimonia».

[11] Cfr. A. Marchetto,  recensione degli ultimi due volumi della «Storia del Cristianesimo» pubblicati da Laterza a cura di G. Filoramo e D. Menozzi, in L’Osservatore Romano, 28 febbraio 1998, pp. 9-10. Il Recensore, riferendosi alla II parte del volume «Storia del Cristianesimo. L’età contemporanea», scrive: «Diciamo subito che la trattazione di Daniele Menozzi delude molto [...] il Menozzi manca soprattutto di quella comprensione per l’oggetto del suo studio che è la prima dote dello storico [...]». «E qui si apre il leit motiv di tutta la ricerca. Vi sarebbe corrispondenza, cioè, di ogni senso di identità cristiana, con l’intransigenza, con la teocrazia e monarchia papale, con il desiderio di subordinazione dello stato e della società al Papa, che avrebbe caratterizzato il periodo medievale». Per quanto riguarda più da vicino il nostro argomento, l’autorevole Recensore continua la critica al Menozzi, secondo il quale le organizzazioni cattoliche, nella II metà dell’Ottocento, «tendono alla costruzione di spicchi di una sorta di contro-società cattolica, separata dal mondo circostante e ad esso contrapposto [...]». La politicizzazione della devozione e il regno sociale del Sacro Cuore sarebbero finalizzati alla «subordinazione di tutti gli stati alle indicazioni del papato, solo detentore delle regole dell’equità [...] unica garanzia di una pace giusta e duratura [...]. Secondo il disinvolto Autore, la dottrina sociale della Chiesa «rimarrà legata alla rivendicazione di un potere ecclesiastico sul consorzio civile fino al Concilio Vaticano II». In sostanza, secondo Menozzi, la Chiesa «è succube della sua posizione ideologica di base: intransigentismo continuo e spirito ierocratico».

[12] Cfr. A. Rimoldi, Profilo storico dei Congressi Eucaristici Nazionali, Comitato direttivo del 20° Congresso Eucaristico Nazionale, Milano 1981, p. 5.

[13] Cfr. R. Aubert, Il pontificato di Pio IX (1846-1878), in Storia della Chiesa dalle origini ai nostri giorni, a cura di A. Fliche - V.Martin, I ediz. it., a cura di G. Martina, Editrice S.A.I.E., Torino 1964, p. 696.

[14] Cfr. A. Rimoldi, op. cit., p. 6: cita il musicista francese Verboite, autore di una composizione di questa laude regia, di cui si ha traccia fin dal sec VIII e via via riproposta sotto varie forme (Cfr. E. H. E.H. Kantorowicz, Laudes regiae: a Study in Mediaeval Ruler Worship and Liturgical Acclamations, Berkeley, 1946).

[15] Cfr. R. Aubert, Il pontificato di Pio IX, op. cit., p. 696.

[16] Cfr. A. Zambarbieri,  La devozione al Papa, in AA.VV., La Chiesa e la società industriale (1878-1922), II, a cura di E. Guerriero e A. Zambarbieri, in Storia della Chiesa dalle origini ai giorni nostri, op. cit., p. 60.

[17] Cfr. R. Aubert, Il pontificato di Pio IX, op. cit., p. 694.

[18] L’espressione Regno di Dio, nel Nuovo Testamento indica il nucleo centrale della predicazione di Gesù: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15). In sostanza, scoprire il Regno di Dio significa incontrare Gesù, aderire alla sua persona e al suo insegnamento, non riducibile in nessuno schema precostituito, ma aperto a diverse esperienze e potenzialità, le quali, per essere coerenti, non possono far coincidere il Regno con la Chiesa, ma nemmeno escluderla stemperando la Signorìa di Cristo nella forma assai conclamata del cristianesimo “anonimo”.

[19] Cfr. Lumen gentium, n. 3: “la Chiesa, ossia il Regno di Cristo già presente nel mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo”; n. 5: “Questo Regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo... La Chiesa di questo Regno costituisce in terra il germe e l’inizio”.

[20] Cfr. R. Schnackenburg, Signoria e Regno di Dio, EDB, Bologna 1990, pp. 319-321.

[21] Cfr. P. Galtier, Regalità di Gesù Cristo, in Enciclopedia Cattolica, X, pp. 632-635.

[22] Cfr. R. Schnackenburg, Signoria e Regno di Dio, EDB, Bologna 1990.

[23] Cfr. G. Biffi, La Chiesa e il Regno, Piemme, Casale Monferrato 1993.

[24] G. Lercaro, Metodo di orazione mentale, Editrice Massimo, Milano 1969 (La prima edizione è del 1947). Il Cardinale scrisse questo testo proprio per dimostrare l’interconnessione tra devozione, pietà popolare e movimento liturgico, che egli mise al centro della sua attività pastorale (Cfr. E. Vecchi, Introduzione, in L’eredità pastorale di Giacomo Lercaro, Studi e testimonianze, EDB, Bologna 1992, pp. 15-33). Cfr., inoltre, G. Lercaro, Il Sacro Cuore di Gesù e il rinnovamento liturgico, in AA.VV., Il Cuore di Gesù e il rinnovamento conciliare, a cura di A. Tessarolo, Edizioni Dehoniane, Bologna-Napoli-Padova 1966, p. 17.

[25] Cfr. O. Rousseau, Storia del movimento liturgico, Ed. Paoline, Roma 1961; A. Genestout, Guéranger, in Enciclopedia Cattolica, VI, 1226-1227; R. Aubert, Il pontificato di Pio IX (1846-1878), in Storia della Chiesa dalle origini ai giorni nostri, a cura di A. Fliche-V. Martin, I ediz. It., a cura di G. Martina, Editrice S.A.I.E., Torino 1964, p. 696.

[26] Cfr. Tertio millennio adveniente, n. 55, EV /14/1811.

[27] Cfr. L’Osservatore Romano, 25-26 ottobre 2010, p. 8.

[28] Cfr. Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» Ubicumque et semper, L’Osservatore Romano, 13 ottobre 2010, pp. 4-5. Lo scopo principale di questa nuova struttura è quello di “promuovere una rinnovata evangelizzazione specialmente nei Paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede e sono presenti Chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione”. Tutto questo in linea con la sensibilità di Paolo VI che, nell’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi, ha fatto proprio “il grande anelito conciliare all’evangelizzazione del mondo contemporaneo”. Inoltre il Papa ha inteso raccogliere l’eredità di Giovanni Paolo II, che è diventato – con la sua azione e con il suo magistero – l’icona della nuova evangelizzazione.

[29] Cfr. Presbyterorum ordinis, n. 5, EV /1/1253. Sul termine evangelizzazione oggi è necessario un chiarimento alla luce dell’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI, che presenta l’evangelizzazione come un “processo complesso” (Cfr. n. 24), tendente a sanare la “rottura tra Vangelo e cultura, il dramma della nostra epoca” (Cfr. n. 20).

[30] Cfr. Discorso alla riunione di consultazione dell’Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi¸ Insegnamenti di Giovanni Paolo II, 5 ottobre 1982, V/3, pp. 689-695.

[31] Cfr. Tertio millennio adveniente, n. 55, EV /14/1811.

[32] Cfr. P. Poupard, L’Eucaristia e la Nuova Evangelizzazione: una sfida per i Congressi Eucaristici, in I Congressi Eucaristici Internazionali, Libreria Editrice Vaticana 1991, p. 61.

[33] Cfr. CEI, Premesse al Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico, nn. 105-108.

[34] Cfr. K. Bihlmeyer – H. Tuechle, Storia della Chiesa, vol. IV, Morcelliana, Brescia 1959, pp. 232-233.

[35] Il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale italiano (il XXV), si svolgerà nella Dicoesi di Ancona-Osimo, dal 3 all’ 11 settembre 2011, sul tema: «Signore da chi andremo?».

[36] Cfr. G. Venturi, Storia del Credito Romagnolo, Editori Laterza, Bari 1996, pp. 10-11.

[37] Cfr. I. Biffi – G. Colombo, L’Eucaristia al centro della comunità e della sua missione, 20° Congresso Eucaristico Nazionale, Milano 1981, p. 8.

[38] Cfr. E. Vecchi, La vita liturgica alla confluenza della vita pastorale parrocchiale, in Rivista Liturgica, marzo-aprile 1991, n. 2, pp. 237-268.

[39] Cfr. G. Biffi, I frutti di un Congresso Eucaristico, in Liber pastoralis, EDB, Bologna 2002, n. 11, p.430.

[40] Cfr. G. Biffi – E. Vecchi, Il Congresso Eucaristico Internazionale, in Presenza Pastorale, gennaio-febbraio 1995, nn. 1-2, pp. 117-126.

[41] Cfr. Tertio millennio adveniente, nn. 8.55, EV /14/1811.

[42] Cfr. G. Biffi, Matrimonio e famiglia, in Liber pastoralis, EDB, Bologna 2002, n. 16, p. 256.

[43] Cfr. J. Ratzinger, sottotitolo del Vol. XI, Teologia della Liturgia, Opera Omnia, ed. italiana, Libreria Editrice Vaticana 2010.

[44] Cfr. G. Biffi, Eucaristia e opere di misericordia, meditazione al 22° Congresso Eucaristico Nazionale, Siena 1994, Bollettino dell’Arcidiocesi di Bologna,  giugno 1994, p. 209.

[45] Cfr. G. Biffi, Introduzione alla «Diurna laus», in AA.VV., Predicare oggi, Editrice Àncora, Milano 1982, p. 203.

[46] Cfr. Tertio millennio adveniente, n 38, EV /14/1786.

[47] Cfr. Congregazione per la dottrina della fede, Dichiarazione Dominus Iesus, Circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, Libreria  Editrice Vaticana 2000, EV /19/1142-1200.

[48] Cfr. L. Scheffczick, Il mondo della fede cattolica. Verità e forma, Vita e Pensiero, Milano 2007. In questo libro – introdotto da un’intervista a Benedetto XVI – l’autore (creato Cardinale da Giovanni Paolo II) affronta senza sconti, in tutta la sua ampiezza e la sua oggettiva difficoltà, la questione della struttura, della verità e della vivibilità del cristianesimo, in rapporto all’essenza del cattolicesimo. Leggere questo libro è un aiuto a ripensare, in una prospettiva sintetica, quasi tutte le maggiori questioni teologiche (Cf. C. Ruini, Rieducarsi al Cristianesimo. Il tempo che stiamo vivendo, Mondadori, Milano 2008).

[49] Cfr. G. Biffi, Per la vita del mondo, Itinerario pastorale in preparazione al Congresso Eucaristico Diocesano del 1987, in Liber pastoralis, EDB, Bologna 2002, pp. 25-26: “Dalla Rivelazione accolta nella fede, dalla liturgia della Nuova Alleanza, dall’ardore di carità, tipico e proprio dei discepoli di Gesù, tutto l’uomo deve essere trasfigurato, in tutte le sue dimensioni di vita (personale, familiare, sociale), in tutte le sue età (infanzia, giovinezza, maturità, vecchiaia), in tutte le sue espressioni esistenziali (l’amore, il dolore, la gioia, il divertimento, la malattia, il lavoro, la cultura, la politica)”.

[50] Cfr. Tertio millennio adveniente, n. 6, EV /14/1724; Caritas in veritate, n. 78.

[51] Cfr. G. Biffi, Eucaristia, Chiesa e mondo, Bollettino dell’Arcidiocesi di Bologna, settembre 1986, pp. 524-556, nn. 5-6.

[52] Cfr. CEI: Premesse al Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico, n. 105.

[53] Cfr. E. Vecchi, Il Congresso Eucaristico evento e occasione, Quaderni del Congresso Eucaristico Diocesano, n. 3, EDB, Bologna 1987.

[54] Cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 10, EV /1/16.

[55] L’Eucaristia, nella logica congressuale, viene mostrata pubblicamente come la concretizzazione storica del “banchetto che il Signore degli eserciti prepara sul monte, per tutti i popoli”, per strappare il “velo” dell’ambiguità che copre la faccia dell’umanità; per asciugare ogni lacrima; per eliminare la morte per sempre (Cf. Is 25, 6-9).

[56] Cfr. Discorso alla Curia Romana, 21 dicembre 2009, L’Osservatore Romano, 21-22 dicembre 2009.

[57] Cfr. P. Poupard, L’Eucaristia e la Nuova Evangelizzazione, in I Congressi Eucaristici, op. cit., pp. 72-73.

[58] Cfr. E. Vecchi, Comunità cristiana e inculturazione della fede, in AA.VV., Approfondimento concettuale della fede e inculturazione, Edizioni Studio Domenicano (ESD), Bologna 1996, pp. 241-257.

[59] Cfr. Presbyterorum Ordinis, 5, EV /1/1253.

[60] Cfr. Lo Statuto del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, in Lettera Apostolica in forma di «Motu proprio»Ubicumque et semper, art. 3/5°, L’Osservatore Romano, 13 ottobre 2010, pp. 4-5.

[61] Cfr. CEI, Atti del 4° Convegno Ecclesiale Nazionale, “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”, Verona, 16-20 ottobre 2006, EDB, Bologna 2008: il Convegno ha individuato cinque ambiti di attenzione pastorale: 1) vita affettiva; 2) lavoro e festa; 3) fragilità; 4) tradizione; 5) cittadinanza.

[62] Cfr. Sacramentum caritatis, n. 89, EV /24/215.

[63] Con la beatificazione del Cardinale Newman non è stata esaltata solo la sua personale santità, ma anche la sua “figura universale”, che si innesta bene nella dinamica dei Congressi Eucaristici. Infatti, da un lato, il Card. Newman ha dato concretezza alla presenza, in Cristo, dell’amore misericordioso del Padre (Cor ad cor loquitur era il suo motto cardinalizio) portando molti alla fede. Dall’altro lato, cercò di conciliare la ragione con la fede, mediante i suoi Sermoni, che avevano sempre una connotazione pastorale. Newman, infatti, è sempre stato un pastore: prima anglicano, poi  Sacerdote cattolico (Cfr. I. Ker, La ragionevole fede di Newman, in L’Osservatore Romano, 16 ottobre 2010, p. 1).

[64] Sacramentum caritatis, nn. 6‑7, EV /24/110-111.

[65]Cfr. L. Scheffczyk, Il mondo della fede cattolica. Verità e Forma, Vita e Pensiero, Milano 2007, p. 239.

[66] Cfr. Sacramentum caritatis, n. 11, EV /24/115.

[67] Cfr. Sacramentum caritatis, n. 78, EV /24/202.

[68] Di conseguenza, «quanto apparirà intrinseco al mistero eucaristico dovrà essere sostanzialmente ritrovato nel mistero ecclesiale e potrà essere assunto come principio ispiratore di ogni comportamento e di ogni vitalità nella Chiesa. Così, tutto quanto c’è di proprio e di caratterizzante nel mistero ecclesiale svelerà che cosa nel mondo debba essere affrontato e combattuto, che cosa debba essere avvalorato, che cosa debba essere immesso perché l’umanità si adegui alla volontà del Padre e trovi salvezza. In una parola, l’Eucaristia, manifestandoci l’indole essenziale della Chiesa, contestualmente ci  manifesterà che cosa sia necessario per la vita del mondo» (G. Biffi, Eucaristia, Chiesa e mondo, in Bollettino dell’Arcidiocesi di Bologna, settembre 1986, pp. 524-556, nn.5-6).

[69] Cfr. AA.VV. L’Eucaristia sacramento di ogni salvezza, Documento dottrinale per il 23° Congresso Eucaristico Nazionale (Bologna 1997), Piemme, Casale Monferrato 1996, p. 33.

[70] Cfr. G. Rouault, La notte della redenzione, catalogo della mostra di opere grafiche e disegni esposte alla Galleria d’Arte Moderna “Raccolta Lercaro”, Edizioni ETS, Bologna 2010.

[71] Cfr. Tertio millennio adveniente, n. 16, EV /14/1739.

[72] Sacramentum caritatis, n. 9, EV /24/113.

[73] Cfr. E. Vecchi, Celebrare la domenica in pienezza e verità, in AA.VV. , La domenica oggi. Problemi e proposte pastorali, Edizioni OR, Milano 1991, pp. 71-116.

[74] Cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 106, EV /1/191.

[75] Cfr. Dies Domini, n. 87, EV /17/1011.

[76] Cfr. Dies Domini, nn. 55-58, EV /17/972-975.

[77] Sacrosanctum Concilium, n. 42, EV /1/74.

[78] Cfr. E. Vecchi, Articolazione ministeriale della comunità, in AA.VV., Scommessa sulla parrocchia. Condizioni e percorsi dell’azione pastorale, Ed. Àncora, Milano 1989, pp. 57-112.

[79] Cfr. J. Pieper, “Otium” e culto, Morcelliana, Brescia 1956, p. 39.

[80] Cfr. CEI, Il giorno del Signore, nn. 36-37, EC /3/1969-1970.

[81] Cfr. G. Colzani, Celebrare la domenica. Comunità cristiana e crisi della festa, in La Rivista del Clero Italiano, maggio 2002.

[82] Dies Domini, n. 22, EV /17/932.

[83] Cfr. Dies Domini, nn. 2, 81, EV /17/902-1005.

[84] Cfr. E. Vecchi, La domenica una risorsa per tutti. Giorno del Signore, giorno della Chiesa, giorno dell’uomo, EDB, Bologna 2005.

[85] Cfr. Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» Ubicumque et semper, Art. 3/1°, L’Osservatore Romano, 13 ottobre 2010, pp. 4-5.

[86] Cfr. E. Vecchi, La nuova evangelizzazione in Europa, in AA.VV., Teologia ed evangelizzazione, EDB, Bologna 1993, pp. 499-520.

[87] Cfr. Pastores dabo vobis, n. 57, EV /13/1433.

[88] Cfr. I. Biffi e G. Colombo, 20° Congresso Eucaristico Nazionale, Documento teologico, Milano 1983, p. 7.

[89] Cfr. Motu proprio Ubicumque et semper, L’Osservatore Romano, 13 ottobre 2010, pp. 4-5.

[90] Presbyterorum ordinis, n. 6, EV /1/1261.

[91] Cfr. L. Chiarinelli – E. Vecchi, Tutti chiamati a servire, EDB, Bologna 1991. Gli autori mettono in evidenza il rapporto tra l’Eucaristia e la ministerialità, nell’ottica del Concilio Vaticano II: «Tutti i Sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato sono strettamente uniti alla Sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati» (Presbyterorum ordinis, n. 5, EV /1/1253). Inoltre, Cfr. E. Vecchi, Spiritualità e pastorale liturgica nella formazione permanente del prete, in Rivista di pastorale liturgica, settembre-ottobre 1991, n. 5, pp. 61-69.

[92] I Congressi Eucaristici non possono trascurare il problema della scarsità delle vocazioni sacerdotali e la necessità di rimettere a fuoco l’identità del sacerdote, nella sua relazione fondamentale con Cristo capo, pastore e sposo, che – in quanto tale – si pone non solo “nella Chiesa”, ma anche “di fronte alla Chiesa” (Cfr. Pastores dabo vobis, n. 16). Solo così è possibile conservare nel compito pastorale dei presbiteri il primato del “bonum animarum” rispetto al “bonum” personale. Sulla preparazione al Sacerdozio cfr. Lettera del Santo Padre ai Seminaristi (18 ottobre 2010), L’Osservatore Romano, 18-19 ottobre 2010, p. 12.

[93] Cfr. R. Fisichella, Non formula astratta ma pensiero forte, L’Osservatore Romano, 13 ottobre 2010, p. 5.

[94] Oggi, ci troviamo di fronte a un “nuovo ateismo”, che ha preso il posto di quello “istituzionale”, dopo il collasso del blocco sovietico (Cfr. Editoriale, in Concilium, 4/2010, pp. 13-16). Non è più l’ateismo che cerca di dimostrare che Dio non c’è, ma quello di “colui che decide di vivere senza o contro Dio”. Sulla scia di Bertrand Russel c’è chi propone l’ateismo “come un repertorio di strumenti, intellettuali e pratici, che riguardano il nostro modo di indagare l’universo e di scegliere il nostro destino”. Un esponente lucido di questo neoateismo è Giulio Giorello, che critica la concezione della tecnica espressa nella Caritas in veritate (n. 70), rivendicando la sua totale “autonomia” dall’essere e se la prende con Benedetto XVI: “Siamo stanchi dei vari Pastori dell’Essere”. L’autonomia – egli scrive – è la condizione che conquistiamo per noi stessi nella fatica quotidiana (Cfr. G. Giorello, Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo, Longanesi, Milano 2010, pp. 194-195). Ora, se per autonomia si intende che “le cose create e la stesso società hanno leggi e valori propri”, che vanno rispettati, certamente è un’esigenza legittima, ma se – come fa Giorello – la si intende come totale autonomia da Dio, per cui l’uomo esclude il Creatore dalla creazione, emerge una posizione inaccettabile. Infatti, “la creatura senza il Creatore svanisce” (Cfr. Gaudium et spes, n. 36, EV /1/1431-1432).

[95] Cfr. E. Vecchi, Antenna Crucis, Il passaggio dall’analogico al digitale. Riflessione teologico-pastorale, EDB, Bologna 2010, p 19.

[96] L’Osservatore Romano, 9 dicembre 2009.

[97] Cfr. Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, 16 maggio 2010.

[98] Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi del CELAM, Insegnamenti, VI, 1983, p. 698; EC /4/2743.

[99] Cfr. C. Giaccardi, Immagine della Chiesa e comunicazione mediatica, Atti della 60a Assemblea Generale della CEI, Assisi 2009, p. 121-139.

[100] Cfr. Caritas in veritate, n. 73.

[101] Cfr. Caritas in veritate, nn.3-4).

[102] Il 4 dicembre 1963, al termine della seconda Sessione del Concilio Vaticano II, Paolo VI e i Padri Conciliari riuniti in seduta solenne nella Basilica di S. Pietro (l’autore di questa conferenza era presente come Segretario del Cardinale Lercaro), promulgarono i primi due documenti: la Costituzione “Sacrosanctum Concilium” su la Liturgia e il Decreto “Inter mirifica” sui mezzi di comunicazione sociale. Qualcuno, con giudizio sbrigativo, ma non senza fondamento, interpretò la precedenza concessa alla Liturgia e alle Comunicazioni sociali – allora ritenute materie “scontate” e “tranquille” – un modo per recuperare il tempo necessario a sciogliere i “nodi” teologici emersi nella discussione sui grandi temi ecclesiali, durante la prima Sessione conciliare. Di fatto, tale “precedenza” e il comune ambito contestuale accordato alla Liturgia e alle Comunicazioni sociali, al di là dell’eventuale intenzione strategica, si sono rivelati provvidenziali, per due motivi: 1) le due tematiche, apparentemente estranee e non determinanti, a quasi mezzo secolo di distanza hanno assunto, di fatto, ciascuna nel proprio ambito, un ruolo sempre più rilevante nella presa di coscienza del mistero ecclesiale e del suo corretto approccio con il mondo; 2) tale abbinamento ha portato alla riscoperta di un rapporto intrinseco tra “Sacrosanctum Concilium” e “Inter mirifica”, un rapporto che trova consistenza nella relazione tra due momenti essenziali dell’agire ecclesiale: la celebrazione sacramentale e l’annuncio del mistero cristiano. Infatti, la connessione tra il “mistero” celebrato e l’annuncio del Vangelo spinge oggi la ricerca teologica ad approfondire le implicanze pastorali del confronto fra tutta la teologia e l’ambito comunicativo, a partire proprio dalla Liturgia, fonte e culmine della vita della Chiesa (Cfr. C. Ruini, Prefazione, in C. Giuliodori – G. Lorizio (edd.), Teologia e comunicazione, S. Paolo, Cinisello Balsamo 2001, 5). La vita cristiana, dunque, alimentata dalla Liturgia, non è un’esperienza che si esaurisce nell’anonimato di una scelta silenziosa e nascosta, ma si esprime pienamente nella missione salvifica verso l’umanità intera (Cfr. L’Eucaristia, Sacramento di ogni salvezza, Documento dottrinale del 23° Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna (1997), Piemme, Casale Monferrato 1996, pp. 32-33). Il Concilio Vaticano II, dunque, accostando Liturgia e comunicazione ha posto le premesse per approfondire il mistero cristiano nel contesto della complessità della società attuale, dove il mondo della comunicazione non deve rimanere ai margini dell’azione pastorale come se fosse un optional, ma vi deve entrare come componente primaria e perciò rilevante ed esigente di servizio al Vangelo: «Quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti» (Mt 10, 27). Indubbiamente l’evangelizzazione, oggi, si trova di fronte all’opportunità e alla «sfida» di un sistema comunicativo che ha trasformato il mondo non solo in «villaggio globale» (per sempre ancorato al “racconto della storia”), ma, con la rivoluzione digitale, ha introdotto la “cultura hacker” nella rete delle reti (Internet), dando vita al «villaggio plurale», che fa pensare alla “fine della storia”. Comunque – dice il Papa – «la nostra epoca è insieme tempo di minaccia e di promessa», perciò è necessario cooperare «per garantire che la promessa prevalga sulla minaccia», la comunicazione interpersonale sulla fuga nel virtuale (Cfr. Giovanni Paolo II,  Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 1999, 4, Insegnamenti, XXII, 1, 1999, pp. 281-284). Certo, per la Chiesa che continua l’opera di evangelizzazione, la posta in gioco è molto alta (Cfr. E. Vecchi, Antenna Crucis. Il passaggio dall’analogico al digitale. Riflessione teologico-pastorale, EDB, Bologna 2010).

 

 

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