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Oltre il chiostro – Centro Francescano
di Cultura
La Universidad Católica del
Uruguay
OLTRE IL CHIOSTRO – CENTRO
FRANCESCANO DI CULTURA
Un’associazione di uomini e
progetti
I
– Dal 1994 ad oggi Oltre il Chiostro, Segretariato per le attività
culturali della Provincia Religiosa dei Frati Minori di Napoli, opera con
iniziative culturali e sociali di ampio respiro sul territorio partenopeo.
Il panorama umano e intellettuale di Napoli da sempre presenta
la nota caratteristica di una variegata complessità; una delle ragioni di questa
peculiarità è da ricercarsi nella sua storia che ha visto avvicendarsi i regni
Svevo, Angioino, Aragonese e Borbonico, sino alla Casa Reale dei Savoia prima
dell’Unità d’Italia. Ci riferiamo per brevità solo alle dominazioni degli ultimi
secoli, ma questo pur parziale elenco giustifica la capacità acquisita di questa
città di trattenere in sé le impronte di civiltà anche profondamente differenti,
riuscendo ad amalgamarle in un vero e proprio mosaico. Questo contesto
multiculturale è divenuto poi con il tempo quanto mai ricettivo ai mutamenti
generati dai nuovi insediamenti umani e si è ulteriormente diversificato al suo
interno, a volte producendo ricche e inaspettate armonie, a volte lasciando
emergere insolite questioni.
Spinose problematiche sono ancor oggi presenti nella città di
Napoli, a testimonianza di una “questione meridionale” mai veramente risolta; si
pensi, ad esempio, alla scarsa identificazione con modelli sociali e
organizzativi condivisi, percepiti non di rado come lontani, con una conseguente
conflittualità tra le realtà locali e il più ampio tessuto statale.
A tutto questo si aggiunga l’inserimento, in un universo già
così variamente stratificato, di un notevole numero di immigrati
provenienti dai paesi mediterranei e non solo.
A questo punto sarebbe lecito il
prospettarsi di una situazione totalmente negativa, in cui le varie realtà
culturali finiscono con l’emarginarsi a vicenda innescando fenomeni di
disgregazione. In realtà, proprio questa estrema mobilità libera numerose
energie intellettuali e creatrici, offrendo una valida possibilità di
sperimentare umane attitudini per l’integrazione tra mondi diversi. Possibilità
quest’ultima fondamentale per Napoli che si presenta come lungo ponte tra
l’Europa, di cui rappresenta il Sud e la porta d’ingresso, e il mondo
mediterraneo, africano e mediorientale, di cui si trova ad essere il Nord.
Napoli è, insomma, un’area di
transito che conserva, come tutti i punti posti sulla linea di passaggio,
entrambe le caratteristiche dei luoghi che congiunge, non identificandosi però
né completamente con uno, né con l’altro e presentando così un aspetto
multiforme. Accade che Napoli condivida con il Sud del mondo il problema della
permanenza, in una società “occidentalizzata”, di fasce di sottosviluppo, con
tutte le relative conseguenze legate al confliggere di queste due situazioni che
coesistono (una fra tante, la fertilità di un terreno su cui possono attecchire
e proliferare organizzazioni illegali). Eppure proprio il coesistere di realtà
così diverse per estrazione sociale, per appartenenza religiosa ed etnica, rende
la città partenopea un vasto laboratorio di osservazione e azione, data
la fluidità di una struttura non irrigidita, ma vivificata dalla sua stessa
complessa mutevolezza. Dalla matrice conflittuale che fa di Napoli una delle
città più intellettualmente vivaci d’Europa scaturisce una possibilità creativa,
una grande vitalità che la accomuna sicuramente alle tante realtà mediterranee
in continua espansione.
II – In questo ambiente
fervido di aspettative nasce, circa otto anni fa, il centro culturale Oltre
il Chiostro, che richiama, già nella sua denominazione, l’immagine migliore
per esprimere l’attualità di un impegno culturale nella fedeltà alla cultura
francescana. Il chiostro è considerato, prevalentemente, lo spazio simbolico
della ricerca di Dio e le sue mura segnano una netta separazione rispetto al
resto della vita sociale. Nella spiritualità francescana, invece, il chiostro
viene idealmente allargato alle dimensioni dei problemi del mondo e del
territorio che ci circonda. Nel linguaggio comune, inoltre, il chiostro è anche
segno della chiusura nel mondo delle proprie certezze, che impedisce, talvolta,
di affrontare il rischio del reciproco confronto. Anche a questo livello, però,
il francescanesimo è chiamato ad operare a favore dei valori del dialogo e della
conoscenza reciproca, testimoniando la via di una ricerca della propria identità
capace di superare la paura dell’altro.
Sede dal 2000 del Dipartimento per il Dialogo Interreligioso
dell’Accademia del Mediterraneo, Oltre il Chiostro ha concretizzato
quest’eredità spirituale francescana sposandola ad una grande attenzione alla
cultura mediterranea e alla sua diffusione, promuovendo molteplici iniziative
volte a sottolineare il bisogno di mutue conoscenze e di integrazione.
L’evento che esprime maggiormente
il senso del nostro impegno nel dialogo culturale ed interreligioso
è senz’altro rappresentato dal Concerto dell’Epifania (giunto quest’anno
alla sua VIII edizione), trasmesso da Rai
Uno e Rai International. Il Concerto, patrocinato dal Pontificio
Consiglio della Cultura, vuol essere il tentativo di creare una serie di
contatti tra espressioni sociali e religiose variamente rappresentate nell’area
mediterranea, grazie alla consegna dei premi “Mediterraneo di Pace”,
“Mediterraneo di Cultura” e “Mediterraneo d’Arte”, promossi insieme alla
Fondazione Internazionale Laboratorio Mediterraneo. Lo stesso giuoco di intrecci
tra generi musicali diversi è invito comune a sperimentare sconfinamenti in
mondi avvertiti non solo come diversi, ma anche integrativi alle nostre
rispettive appartenenze.
Le attività di Oltre il Chiostro (di cui possiamo
esemplificativamente fornire una quantificazione: 130 convegni e tavole rotonde,
38 corsi, 42 mostre con la pubblicazione di vari cataloghi a tema, 75 concerti),
si articolano su molteplici piani, facendone una realtà polivalente.
Volendo esplicitare la modalità del nostro operare possiamo
citare, tra le iniziative intraprese ultimamente per favorire il dibattito
culturale, su un piano più strettamente teologico, la mostra Via Crucis-Via
Lucis, in cui, all’esposizione di 16 tele di Gianni Pisani (oggi in mostra
permanente in una delle sale del Complesso Museale di Santa Chiara) si
sono affiancati incontri sulla Passione di Cristo e sul mistero della Croce,
facendo dell’evento artistico anche un’occasione di confronto intellettuale nel
senso più ampio. È stato, inoltre, promosso, sul piano della formazione
catechistico-teologica, un primo ciclo di Catechesi alla Città di Napoli,
svoltosi nella Basilica di S. Chiara, dove, al di là delle appartenenze
religiose e ideologiche, sono stati affrontati temi di interesse sociale,
religioso e filosofico di ampio respiro.
In vista del Grande Giubileo dell’anno 2000, Oltre il
Chiostro ha fornito anche la sua opera di consulenza e collaborazione
organizzativa per la realizzazione del programma inchiesta in quattro puntate:
Alla Ricerca di Dio. Viaggio nella Teologia del Terzo Millennio,
realizzato da Rai Uno.
Un ulteriore esempio, infine, dell’impegno di Oltre il
Chiostro nella realizzazione di spazi di condivisione e dialogo possono
essere i cicli d’incontri su varie tematiche, svoltisi secondo la modalità del
Colloquium, come, cioè, luogo di discussione serena e aperta a tutte le
possibili visioni. Questa particolare caratterizzazione seminariale ha permesso
ad un circolo di studiosi di diversa provenienza culturale, di scambiare le
proprie riflessioni ed argomentazioni in
confronto/incontro con le altre posizioni, discutendo, nel corso degli anni
accademici, dei seguenti temi: Bioetica e prospettive religiose
(1998); Dialoghi bioetici e culture a confronto (1999); Religioni in
dialogo (2000/2001); Dal mercato globale alla giustizia universale
(2001/2002); Immigrati: una risorsa per l’Italia (2002/2003).
III – In campo editoriale il
centro di cultura Oltre il Chiostro ha inaugurato diverse collane:
a.
Dialoghi “oltre il
chiostro” (collana
pubblicata presso le Edizioni Scientifiche Italiane e giunta al numero 9), in
cui si affrontano questioni fondamentali dell’odierno dibattito culturale,
mettendo a confronto prospettive ermeneutiche diverse,
volendo così stimolare lo sviluppo di dialoghi
oltre le nostre chiusure ideologiche.
b.
Bioetica e valori
(collana pubblicata presso le Edizioni Scientifiche Italiane e giunta al numero
20), che si articola nelle sezioni Filosofia, Teologia e Bioetica e
Medicina, Diritto e Bioetica. In questa collana si raccolgono contributi
agili e divulgativi su temi inerenti all’attuale dibattito bioetico, frutto di
una serie di lezioni sulle problematiche della bioetica tenute presso la nostra
sede.
c.
Tasselli (collana
pubblicata presso Luciano Editore), che accoglie l’esigenza di registrare, come
nelle molteplici forme dell’espressione artistica, la veloce mutevolezza di una
società sempre più articolata, che, come un complesso mosaico, pone l’esigenza
di saperla guardare da angolazioni diverse e complementari. Pensare al
tassello in questa prospettiva significa, allora, intuire l’unità di un solo
progetto, senza svilire la dignità di un singolo elemento.
d.
Lo Spirito e la vita
(suddivisa quest’ultima in un’Editio Maior e un’Editio Minor, con
tre titoli all’attivo, pubblicata presso Luciano Editore), che fa sua l’eredità
spirituale dell’invito di Frate Francesco a “non estinguere lo spirito”,
travolti dalle occupazioni (Rb 5, cf. LAn), impegnandosi a portare lo spirito
del messaggio evangelico nel cuore pulsante della vita sociale.
e.
“I colori del Chiostro-guida ragazzi”, nata dalla collaborazione
tra Oltre il Chiostro e Leggermente, per la quale è stata
recentemente pubblicata la guida per ragazzi “Santa Chiara. Chiostro e Museo”,
un testo ricco di informazioni, che si offrono in forma adatta a soddisfare,
divertendoli, le curiosità dei più piccoli.
Nell’attività editoriale rientra ancora la redazione della
rivista teologico-filosofica Colloqui,
iniziativa volta a realizzare un progetto culturale di ampio
respiro, che offra spazio per il dialogo e l’incontro nella ricerca di
una verità che non è la somma di pareri ed opinioni, ma cammino continuo ed
orizzonte sempre aperto oltre le nostre miopi visioni precarie e
necessariamente penultime. Cammino reso esperibile nella topologia urbana con
cui abbiamo voluto caratterizzare i luoghi di questi Colloqui: a partire
dalle argomentazioni plurime che nella piazza e nel mercato di questa città
immaginaria si incontrano e si scontrano, creando nessi e possibili
collaborazioni (Agorà); attraverso le vie che dal centro portano alla
periferia, per far passare tutta la linfa e la forza di queste stesse
argomentazioni, per vederle realizzate in iniziative concrete per la città ed i
suoi abitanti (Percorsi); giungendo finalmente alle porte di questa
stessa città, là dove altre vie, altri sentieri si incrociano, mescolando le
strade dei popoli e delle culture in cammino verso una città nuova, umana, prima
che celeste e divina (Segnali ed incroci). Così si configura la Città
Possibile, microcosmo urbano in cui trova luogo l’emergenza del perenne
confronto tra uomini e idee di varie provenienze.
Questo microcosmo prosegue la sua espansione lungo le strade
della rete mondiale del Web, con l’edizione di due siti internet:
– http://www.oltreilchiostro.org
che, al di là delle informazioni continuamente aggiornate
sulle attività di Oltre il Chiostro, ospita un Forum, concepito come area
di continua interazione con gli utenti, che potranno dibattere tra i numerosi
temi affrontati favorendo lo scambio di conoscenze e il confronto fra le
visioni, anche le più lontane possibili
– http://www.santachiara.info; Oltre il Chiostro,
infatti, si muove anche nel campo della promozione dei Beni Culturali
Ecclesiastici, curando la gestione del Complesso Museale di Santa Chiara,
il secondo tra i Musei Ecclesiastici Italiani più visitati, secondo i dati
elaborati dalla AMEI. L’attività di valorizzazione del patrimonio museale si
avvale dei moderni supporti mediatici, offrendo in rete tutte le informazioni
possibili sul Complesso Museale di Santa Chiara e curando una collana
editoriale multimediale che ha all’attivo due CD-ROM: la Guida
interattiva al Museo dell’Opera e la Guida interattiva al Chiostro
Maiolicato di Santa Chiara. In questo modo, attraverso i veloci mezzi di
comunicazione del nostro presente, miriamo a diffondere il messaggio
dell’importanza del recupero delle tradizioni storiche e artistiche della
cittadella francescana di S. Chiara, in un perfetto connubio tra passato e
modernità.
IV – Oltre il Chiostro
opera nell’area della gestione dei Beni Culturali Ecclesiastici dal 1995, anno
d’inaugurazione del Museo dell’Opera di Santa Chiara. il Museo dell’Opera
si è poi ampliato nel 1998 assumendo il nome di Complesso Museale di Santa
Chiara e proponendosi come luogo di sintesi tra diverse componenti: la Sala
Archeologica, l’Area Archeologica, con le terme romane, la Sala della Storia, la
Sala dei Marmi, la Sala dei Reliquari, il Chiostro Maiolicato e il Presepe
Settecentesco. Con l’ausilio di un’accurata documentazione fotografica inedita,
si è cercato di individuare le tappe di una vicenda sviluppatasi nel corso di
quasi duemila anni di vita religiosa e artistica. In tal senso Oltre il
Chiostro ha attuato il progetto “La Città nella città”, che vuol
essere il contributo nel settore dell’architettura, delle arti visive, del
design e dell’urbanistica. Grazie al contributo della Sezione di Architettura,
della Sezione Artistica, della Sezione Didattica, della Sezione Fotografica e
della Sezione Grafica, Oltre il Chiostro agisce mirando alla diffusione
di quei valori culturali e sociali, capaci di orientare la costruzione della
città possibile, mediante un costante dialogo ed un libero confronto su vari
aspetti della città reale.
Rientra nell’opera di promozione del patrimonio artistico di
Napoli anche l’impegno profuso nella riscoperta di quelle radici storiche che
sono alla base dell’identità locale. In quest’ottica Oltre il Chiostro ha
risaldato il legame storico tra le vicende della Real Casa di Borbone, dinastia
importantissima per la fioritura sociale, economica e artistica della città
partenopea, e la Basilica di S. Chiara, che ospita, in una cappella dedicata
appunto alla Real Casa di Borbone, le spoglie reali.*
Ma Oltre il Chiostro è anche
un’efficiente rete organizzativa e lavorativa; grazie alla sua
cooperazione con società di servizi e di accoglienza, gestite direttamente o
indirettamente, il Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova e il
Complesso Museale di Santa Chiara, sono infatti stati inseriti in un ampio
circuito di eventi, proponendo le loro suggestive cornici per congressi e
convegni di grande prestigio e rilevanza per la città di Napoli.
Fin qui il “già fatto”; tra i
progetti che speriamo quanto prima di realizzare, nel confermarsi del nostro
interesse per la cultura mediterranea, la prossima apertura di una sede al
Cairo, pensata come occasione per instaurare un dialogo concreto con i paesi
islamici, e la realizzazione di una Biblioteca per il Dialogo Interreligioso.
Sul piano dell’offerta formativa, Oltre il Chiostro si
propone, invece, come ente promotore di un’Università on-line.
Questa la cifra, il prospetto
passato e futuro di un’attività di raccoglimento e incanalamento di tutte quelle
forze vitali e intellettuali già presenti in Napoli e che il nostro Centro
Francescano di Cultura – un’associazione di uomini e progetti – cerca con
il suo costante impegno di amplificare e moltiplicare, con attenzione e
sensibilità.
*
Oltre il Chiostro
ospita attualmente, presso la propria sede a S. Maria La Nova, la
rappresentanza napoletana del Sacro Militare Ordine Costantiniano di S.
Giorgio, un ordine cavalleresco posto sotto il patrocinio della Real
casa di Borbone.
Las Universidades Católicas, por el encuentro que
establecen entre la insondable riqueza del mensaje evangélico y la pluralidad de
culturas en las que se encarnan, permiten a la Iglesia establecer un diálogo de
fecundidad incomparable con todos los hombres de cualquier cultura.
A nosotros nos toca
evangelizar desde la Universidad, un lugar en donde la sociedad ve situado su
liderazgo cultural; quizás, por eso, sea el lugar donde más debemos cuidarnos de
considerar la cultura como una dimensión mediante la que puede medirse la mayor
o menor calidad de las personas, su carácter de ‘cultos’ o ‘incultos’; eso nos
llevaría a contarnos entre aquellos “que desprecian a los demás” (Lc.
18,9). San Ignacio, al mismo tiempo que enviaba a sus compañeros a las
Universidades, los obligaba con voto a ‘instruir a los rudos’; no es probable
que lo considerara una pérdida de tiempo. A pesar de que debamos relativizar la
importancia de nuestra tarea, por misión de la Iglesia a nosotros nos toca
insistir en la importancia de la cultura. Una y otra vez, tendremos que echar
las redes en nombre de Jesús.
La Universidad Católica del
Uruguay ha elaborado una serie de “documentos marco” a través de los cuáles ha
querido difundir las líneas maestras que orientan su actividad en el campo de la
educación superior en nuestro país. Uno de dichos
documentos, titulado Lineamientos generales para la acción evangelizadora
desde la Universidad Católica del Uruguay, aborda la problemática que
supone la inculturación del Evangelio y el diálogo fe-cultura en
nuestro contexto. En dicho documento se presenta una somera visión de la
realidad cultural de este país y de esta universidad. A continuación se
presentan algunas propuestas de acciones típicas desde los contextos allí
descritos.
Respecto al contexto específico de nuestro país, hay que
destacar tres aspectos:
–
América Latina es un continente culturalmente plural, cuyos países
conservan memorias antiguas, historias y tradiciones seculares, símbolos y
lenguajes característicos. Uruguay es en ese contexto un país diferente:
no conserva apenas restos de las culturas indígenas, aunque sí cuenta con raíces
criollas y africanas que se remontan a mediados del siglo dieciocho; la mayor
parte de su población, desciende de emigrantes procedentes de Europa (sobre todo
españoles e italianos), que mantienen refugios afectivos o nostálgicos (Clubes,
asociaciones, etc) donde se alientan y se mantienen vivas las culturas de los
países originarios. Por todo ello, es frecuente escuchar entre nosotros
afirmaciones como éstas: “Uruguay no tiene todavía una cultura propia”, o “somos
una mezcla cultural sin fraguar”.
–
Existe además en nuestro país una diferencia interna importante:
‘Montevideo’ y ‘el Interior’ se nos presentan como núcleos culturales distintos
y, además, distantes. En la relación intercultural entre Montevideo y el
Interior el primero es vivido a veces culturalmente como el invasor, y el
segundo como el invadido y postergado, más allá de ciertas simpatías folclóricas:
en gran medida el Interior depende en lo definitivo de Montevideo, núcleo
central del país. Estas diferencias son un síntoma interesante de nuestra
cultura que habrá que tenerse en cuenta al hablar de la inculturación.
–
La cultura de nuestro país ha sido fuertemente marcada por el laicismo.
Uruguay no sólo participa del movimiento generalizado hacia el laicismo que
caracteriza a toda la civilización occidental, a la que sin duda pertenece; hay
un peculiar “laicismo uruguayo” que desde hace más de un siglo ha
impregnado no sólo su manera de pensar, vivir y celebrar, sino también el
talante ideológico de sus instituciones. A causa de ello, entre nosotros, de una
manera más acentuada que en el resto de Occidente, muchos han perdido el apetito
por lo religioso; otros, lo satisfacen con sucedáneos1;
hay quienes sienten inquietud por su atracción, mientras que algunos lo siguen
combatiendo teóricamente. En nuestra cultura laica bastantes han llegado a
preocuparse por un cierto eclipse de valores y una carencia de sentido para la
vida. Es verdad que hoy día se dan también muchas manifestaciones vinculadas de
alguna manera con lo religioso, pero parecen tener una presencia más notoria
aquellos movimientos que proponen experiencias más o menos exóticas; en cambio,
la apertura a la Transcendencia, en la Belleza, la Verdad, la Justicia o el Amor,
tal como fue promovida por Jesucristo, padece en muchos círculos la misma
devaluación a la que el postmodernismo somete a los grandes relatos. Todas estas
situaciones favorecen “la ruptura entre Evangelio y cultura –que al decir de
Pablo VI– es sin duda el drama de nuestro tiempo, como lo fue también en otras
épocas”2.
Nuestra atención universitaria al diálogo fe y cultura quiere que este drama
encuentre vías de solución en nuestro medio.
Por otro lado, el contexto de nuestra Universidad nos pide
subrayar los siguientes aspectos:
–
El alumnado de nuestra Universidad es un reflejo de la diversidad
cultural uruguaya, donde se cruzan entre sí las culturas foráneas, al mismo
tiempo que se vive la diferencia entre Montevideo y el interior del país.
–
A pesar de ser Universidad Católica los alumnos, en general, no la
eligen valorando su carácter confesional; la mayor parte de ellos están marcados
por algunos rasgos perceptibles de la postmodernidad.
–
Visto esto, consideramos una enriquecedora realidad que la Universidad
acoja en su casa a alumnos que, según la bella expresión de Juan Pablo II, son,
al mismo tiempo “hijos y padres de la cultura a la que pertenecen”3.
–
La UCU desde sus orígenes ha confesado abiertamente su “catolicidad”.
Fundada por la Conferencia Episcopal Uruguaya y encomendada a la Compañía de
Jesús, se siente enviada, a partir de su adhesión al Evangelio, a asumir como su
misión propia la evangelización de la cultura y de “las” culturas uruguayas.
Pero las mismas características de nuestra sociedad, que vemos reflejadas en la
composición de nuestro alumnado, nos obliga a pensar nuestra misión en dos
frentes: por una parte, ayudar a los alumnos creyentes a vivir su fe haciéndola
plenamente inculturada y capaz de incidir en nuestra sociedad laica; por otra
parte, fomentando el diálogo interconfesional y con los no-creyentes,
ayudándolos a asumir críticamente la cultura heredada y, mediante la formación
integral, contribuyendo a hacerlos capaces de crear una cultura más humana.
En función de las líneas maestras antes expuestas, y del
contexto cultural recién descrito, proponemos dos grupos de acciones típicas,
como modo de hacer efectiva nuestra tarea de inculturación de la fe y de nuestro
diálogo con la cultura; el primer grupo se refiere a acciones que tienden a
hacer conocer y respetar nuestra propia cultura; el segundo grupo, a fomentar
que esta cultura sea evangelizada.
Acciones que tienden a hacer conocer y respetar nuestra
propia cultura:
–
– Mediante políticas de promoción a todos los niveles universitarios –de dirección, académicos, de convivencia, etc. –, favorecer la comunión entre la cultura montevideana y las culturas del Interior, fomentando un saludable diálogo intercultural. – Propiciar los medios adecuados para conocer, en espíritu de justicia y opción por los pobres, las culturas sumergidas y marginales y dialogar con ellas. – Alentar, mediante el intercambio cultural con otras universidades de Latinoamérica, el diálogo con las culturas indoamericanas que, siendo tan importantes en esta América Latina de la que formamos parte, no deberíamos considerar ajenas. – Ser una de las más importantes fuentes de inculturación de las innovaciones que proceden de la Ciencia y de la Técnica. Estas innovaciones, que también han de ser producidas entre nosotros, son una puerta abierta a la universalidad, al diálogo con algunas de las manifestaciones más importantes de las otras culturas. Nuestra Universidad está en inmejorables condiciones para ser la vía natural por donde las novedades se integren a la cultura propia, transformándola, pero no destruyéndola. – Educar a profesores y alumnos a evitar los efectos negativos de la violenta globalización de la cultura en desmedro de nuestra identidad cultural, y capacitarlos para asumir positivamente sus beneficios.
Acciones que tienden a fomentar que nuestra cultura sea evangelizada: – Promover posturas críticas ante el mítico laicismo uruguayo que ayuden a su conocimiento preciso, y a ofrecer alternativas de “auténtica laicidad”, entendida como respeto y no como negación de lo distinto (en este caso, lo religioso). – Propiciar el conocimiento crítico e interdisciplinar del fenómeno religioso, redimiéndolo de visiones sesgadas, reconociéndolo como dimensión que impregna la conducta humana y busca darle un sentido definitivo a la vida. – Fomentar que cada una de las Facultades de la Universidad estudie con interés, desde su propia perspectiva, el fenómeno religioso, para que en el Instituto de Ciencias de la Religión tal fenómeno pueda ser enfocado con profunda interdisciplinariedad. – Cuidar que los profesores de las diversas carreras sean conscientes de la imagen de hombre que transmiten en sus programas, favoreciendo espacios en los que pueda debatirse sobre estas imágenes. – Ofrecer un anuncio explícito del Evangelio, dentro del talante de la ‘nueva evangelización’, a través de encuentros de profesores, alumnos y funcionarios, de ejercicios espirituales, retiros, foros, conferencias, de cursos bíblicos, catequesis de confirmación, etc. – Favorecer las diversas vertientes del diálogo ecuménico e interreligioso. Estudiar las causas del ateísmo y el indiferentismo religioso, fomentando el dialogo libre con los no creyentes.
P. Marcelo Coppetti Abadie, S.I., Vicerrectoría del Medio Universitario Universidad Católica del Uruguay. |
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