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CATHOLICÆ CULTURÆ SEDES


 

Oltre il chiostro – Centro Francescano di Cultura

La Universidad Católica del Uruguay

 

Summarium

 


 

 

OLTRE IL CHIOSTRO – CENTRO FRANCESCANO DI CULTURA

Un’associazione di uomini e progetti

 

 

I –  Dal 1994 ad oggi Oltre il Chiostro, Segretariato per le attività culturali della Provincia Religiosa dei Frati Minori di Napoli, opera con iniziative culturali e sociali di ampio respiro sul territorio partenopeo.

Il panorama umano e intellettuale di Napoli da sempre presenta la nota caratteristica di una variegata complessità; una delle ragioni di questa peculiarità è da ricercarsi nella sua storia che ha visto avvicendarsi i regni Svevo, Angioino, Aragonese e Borbonico, sino alla Casa Reale dei Savoia prima dell’Unità d’Italia. Ci riferiamo per brevità solo alle dominazioni degli ultimi secoli, ma questo pur parziale elenco giustifica la capacità acquisita di questa città di trattenere in sé le impronte di civiltà anche profondamente differenti, riuscendo ad amalgamarle in un vero e proprio mosaico. Questo contesto multiculturale è divenuto poi con il tempo quanto mai ricettivo ai mutamenti generati dai nuovi insediamenti umani e si è ulteriormente diversificato al suo interno, a volte producendo ricche e inaspettate armonie, a volte lasciando emergere insolite questioni.

Spinose problematiche sono ancor oggi presenti nella città di Napoli, a testimonianza di una “questione meridionale” mai veramente risolta; si pensi, ad esempio, alla scarsa identificazione con modelli sociali e organizzativi condivisi, percepiti non di rado come lontani, con una conseguente conflittualità tra le realtà locali e il più ampio tessuto statale.

A tutto questo si aggiunga l’inserimento, in un universo già così variamente stratificato, di un notevole numero di immigrati provenienti dai paesi mediterranei e non solo.

A questo punto sarebbe lecito il prospettarsi di una situazione totalmente negativa, in cui le varie realtà culturali finiscono con l’emarginarsi a vicenda innescando fenomeni di disgregazione. In realtà, proprio questa estrema mobilità libera numerose energie intellettuali e creatrici, offrendo una valida possibilità di sperimentare umane attitudini per l’integrazione tra mondi diversi. Possibilità quest’ultima fondamentale per Napoli che si presenta come lungo ponte tra l’Europa, di cui rappresenta il Sud e la porta d’ingresso, e il mondo mediterraneo, africano e mediorientale, di cui si trova ad essere il Nord.

Napoli è, insomma, un’area di transito che conserva, come tutti i punti posti sulla linea di passaggio, entrambe le caratteristiche dei luoghi che congiunge, non identificandosi però né completamente con uno, né con l’altro e presentando così un aspetto multiforme. Accade che Napoli condivida con il Sud del mondo il problema della permanenza, in una società “occidentalizzata”, di fasce di sottosviluppo, con tutte le relative conseguenze legate al confliggere di queste due situazioni che coesistono (una fra tante, la fertilità di un terreno su cui possono attecchire e proliferare organizzazioni illegali). Eppure proprio il coesistere di realtà così diverse per estrazione sociale, per appartenenza religiosa ed etnica, rende la città partenopea un vasto laboratorio di osservazione e azione, data la fluidità di una struttura non irrigidita, ma vivificata dalla sua stessa complessa mutevolezza. Dalla matrice conflittuale che fa di Napoli una delle città più intellettualmente vivaci d’Europa scaturisce una possibilità creativa, una grande vitalità che la accomuna sicuramente alle tante realtà mediterranee in continua espansione.

 

 

II In questo ambiente fervido di aspettative nasce, circa otto anni fa, il centro culturale Oltre il Chiostro, che richiama, già nella sua denominazione, l’immagine migliore per esprimere l’attualità di un impegno culturale nella fedeltà alla cultura francescana. Il chiostro è considerato, prevalentemente, lo spazio simbolico della ricerca di Dio e le sue mura segnano una netta separazione rispetto al resto della vita sociale. Nella spiritualità francescana, invece, il chiostro viene idealmente allargato alle dimensioni dei problemi del mondo e del territorio che ci circonda. Nel linguaggio comune, inoltre, il chiostro è anche segno della chiusura nel mondo delle proprie certezze, che impedisce, talvolta, di affrontare il rischio del reciproco confronto. Anche a questo livello, però, il francescanesimo è chiamato ad operare a favore dei valori del dialogo e della conoscenza reciproca, testimoniando la via di una ricerca della propria identità capace di superare la paura dell’altro.

Sede dal 2000 del Dipartimento per il Dialogo Interreligioso dell’Acca­demia del Mediterraneo, Oltre il Chiostro ha concretizzato quest’eredità spirituale francescana sposandola ad una grande attenzione alla cultura mediterranea e alla sua diffusione, promuovendo molteplici iniziative volte a sottolineare il bisogno di mutue conoscenze e di integrazione.

L’evento che esprime maggiormente il senso del nostro impegno nel dialogo culturale ed interreligioso è senz’altro rappresentato dal Concerto dell’Epifania (giunto quest’anno alla sua VIII edizione), trasmesso da Rai Uno e Rai International. Il Concerto, patrocinato dal Pontificio Consiglio della Cultura, vuol essere il tentativo di creare una serie di contatti tra espressioni sociali e religiose variamente rappresentate nell’area mediterranea, grazie alla consegna dei premi “Mediterraneo di Pace”, “Mediterraneo di Cultura” e “Mediterraneo d’Arte”, promossi insieme alla Fondazione Internazionale Laboratorio Mediterraneo. Lo stesso giuoco di intrecci tra generi musicali diversi è invito comune a sperimentare sconfinamenti in mondi avvertiti non solo come diversi, ma anche integrativi alle nostre rispettive appartenenze.

Le attività di Oltre il Chiostro (di cui possiamo esemplificativamente fornire una quantificazione: 130 convegni e tavole rotonde, 38 corsi, 42 mostre con la pubblicazione di vari cataloghi a tema, 75 concerti), si articolano su molteplici piani, facendone una realtà polivalente.

Volendo esplicitare la modalità del nostro operare possiamo citare, tra le iniziative intraprese ultimamente per favorire il dibattito culturale, su un piano più strettamente teologico, la mostra Via Crucis-Via Lucis, in cui, all’esposizione di 16 tele di Gianni Pisani (oggi in mostra permanente in una delle sale del Complesso Museale di Santa Chiara) si sono affiancati incontri sulla Passione di Cristo e sul mistero della Croce, facendo dell’evento artistico anche un’occasione di confronto intellettuale nel senso più ampio. È stato, inoltre, promosso, sul piano della formazione catechistico-teologica, un primo ciclo di Catechesi alla Città di Napoli, svoltosi nella Basilica di S. Chiara, dove, al di là delle appartenenze religiose e ideologiche, sono stati affrontati temi di interesse sociale, religioso e filosofico di ampio respiro.

In vista del Grande Giubileo dell’anno 2000, Oltre il Chiostro ha fornito anche la sua opera di consulenza e collaborazione organizzativa per la realizzazione del programma inchiesta in quattro puntate: Alla Ricerca di Dio. Viaggio nella Teologia del Terzo Millennio, realizzato da Rai Uno.

Un ulteriore esempio, infine, dell’impegno di Oltre il Chiostro nella realizzazione di spazi di condivisione e dialogo possono essere i cicli d’incontri su varie tematiche, svoltisi secondo la modalità del Colloquium, come, cioè, luogo di discussione serena e aperta a tutte le possibili visioni. Questa particolare caratterizzazione seminariale ha permesso ad un circolo di studiosi di diversa provenienza culturale, di scambiare le proprie riflessioni ed argomentazioni in confronto/incontro con le altre posizioni, discutendo, nel corso degli anni accademici, dei seguenti temi: Bioetica e prospettive religiose (1998); Dialoghi bioetici e culture a confronto (1999); Religioni in dialogo (2000/2001); Dal mercato globale alla giustizia universale (2001/2002); Immigrati: una risorsa per l’Italia (2002/2003).

 

 

III –  In campo editoriale il centro di cultura Oltre il Chiostro ha inaugurato diverse collane:

 

a.    Dialoghi “oltre il chiostro” (collana pubblicata presso le Edizioni Scientifiche Italiane e giunta al numero 9), in cui si affrontano questioni fondamentali dell’odierno dibattito culturale, mettendo a confronto prospettive ermeneutiche diverse, volendo così stimolare lo sviluppo di dialoghi oltre le nostre chiusure ideologiche.

 

b.    Bioetica e valori (collana pubblicata presso le Edizioni Scientifiche Italiane e giunta al numero 20), che si articola nelle sezioni Filosofia, Teologia e Bioetica e Medicina, Diritto e Bioetica. In questa collana si raccolgono contributi agili e divulgativi su temi inerenti all’attuale dibattito bioetico, frutto di una serie di lezioni sulle problematiche della bioetica tenute presso la nostra sede.

 

c.    Tasselli (collana pubblicata presso Luciano Editore), che accoglie l’esigenza di registrare, come nelle molteplici forme dell’espressione artistica, la veloce mutevolezza di una società sempre più articolata, che, come un complesso mosaico, pone l’esigenza di saperla guardare da angolazioni diverse e complementari. Pensare al tassello in questa prospettiva significa, allora, intuire l’unità di un solo progetto, senza svilire la dignità di un singolo elemento.

 

d.    Lo Spirito e la vita (suddivisa quest’ultima in un’Editio Maior e un’Editio Minor, con tre titoli all’attivo, pubblicata presso Luciano Editore), che fa sua l’eredità spirituale dell’invito di Frate Francesco a “non estinguere lo spirito”, travolti dalle occupazioni (Rb 5, cf. LAn), impegnandosi a portare lo spirito del messaggio evangelico nel cuore pulsante della vita sociale.

 

e.    I colori del Chiostro-guida ragazzi”, nata dalla collaborazione tra Oltre il Chiostro e Leggermente, per la quale è stata recentemente pubblicata la guida per ragazzi “Santa Chiara. Chiostro e Museo”, un testo ricco di informazioni, che si offrono in forma adatta a soddisfare, divertendoli, le curiosità dei più piccoli.

 

Nell’attività editoriale rientra ancora la redazione della rivista teologico-filosofica Colloqui, iniziativa volta a realizzare un progetto culturale di ampio respiro, che offra spazio per il dialogo e l’incontro nella ricerca di una verità che non è la somma di pareri ed opinioni, ma cammino continuo ed orizzonte sempre aperto oltre le nostre miopi visioni precarie e necessariamente penultime. Cammino reso esperibile nella topologia urbana con cui abbiamo voluto caratterizzare i luoghi di questi Colloqui: a partire dalle argomentazioni plurime che nella piazza e nel mercato di questa città immaginaria si incontrano e si scontrano, creando nessi e possibili collaborazioni (Agorà); attraverso le vie che dal centro portano alla periferia, per far passare tutta la linfa e la forza di queste stesse argomentazioni, per vederle realizzate in iniziative concrete per la città ed i suoi abitanti (Percorsi); giungendo finalmente alle porte di questa stessa città, là dove altre vie, altri sentieri si incrociano, mescolando le strade dei popoli e delle culture in cammino verso una città nuova, umana, prima che celeste e divina (Segnali ed incroci). Così si configura la Città Possibile, microcosmo urbano in cui trova luogo l’emergenza del perenne confronto tra uomini e idee di varie provenienze.

Questo microcosmo prosegue la sua espansione lungo le strade della rete mondiale del Web, con l’edizione di due siti internet:

–  http://www.oltreilchiostro.org che, al di là delle informazioni continuamente aggiornate sulle attività di Oltre il Chiostro, ospita un Forum, concepito come area di continua interazione con gli utenti, che potranno dibattere tra i numerosi temi affrontati favorendo lo scambio di conoscenze e il confronto fra le visioni, anche le più lontane possibili

–  http://www.santachiara.info; Oltre il Chiostro, infatti, si muove anche nel campo della promozione dei Beni Culturali Ecclesiastici, curando la gestione del Complesso Museale di Santa Chiara, il secondo tra i Musei Ecclesiastici Italiani più visitati, secondo i dati elaborati dalla AMEI. L’attività di valorizzazione del patrimonio museale si avvale dei moderni supporti mediatici, offrendo in rete tutte le informazioni possibili sul Complesso Museale di Santa Chiara e curando una collana editoriale multimediale che ha all’attivo due CD-ROM: la Guida interattiva al Museo dell’Opera e la Guida interattiva al Chiostro Maiolicato di Santa Chiara. In questo modo, attraverso i veloci mezzi di comunicazione del nostro presente, miriamo a diffondere il messaggio dell’importanza del recupero delle tradizioni storiche e artistiche della cittadella francescana di S. Chiara, in un perfetto connubio tra passato e modernità.

 

 

IV –  Oltre il Chiostro opera nell’area della gestione dei Beni Culturali Ecclesiastici dal 1995, anno d’inaugurazione del Museo dell’Opera di Santa Chiara. il Museo dell’Opera si è poi ampliato nel 1998 assumendo il nome di Complesso Museale di Santa Chiara e proponendosi come luogo di sintesi tra diverse componenti: la Sala Archeologica, l’Area Archeologica, con le terme romane, la Sala della Storia, la Sala dei Marmi, la Sala dei Reliquari, il Chiostro Maiolicato e il Presepe Settecentesco. Con l’ausilio di un’accurata documentazione fotografica inedita, si è cercato di individuare le tappe di una vicenda sviluppatasi nel corso di quasi duemila anni di vita religiosa e artistica. In tal senso Oltre il Chiostro ha attuato il progetto “La Città nella città”, che vuol essere il contributo nel settore dell’architettura, delle arti visive, del design e dell’urbanistica. Grazie al contributo della Sezione di Architettura, della Sezione Artistica, della Sezione Didattica, della Sezione Fotografica e della Sezione Grafica, Oltre il Chiostro agisce mirando alla diffusione di quei valori culturali e sociali, capaci di orientare la costruzione della città possibile, mediante un costante dialogo ed un libero confronto su vari aspetti della città reale.

Rientra nell’opera di promozione del patrimonio artistico di Napoli anche l’impegno profuso nella riscoperta di quelle radici storiche che sono alla base dell’identità locale. In quest’ottica Oltre il Chiostro ha risaldato il legame storico tra le vicende della Real Casa di Borbone, dinastia importantissima per la fioritura sociale, economica e artistica della città partenopea, e la Basilica di S. Chiara, che ospita, in una cappella dedicata appunto alla Real Casa di Borbone, le spoglie reali.*

Ma Oltre il Chiostro è anche un’efficiente rete organizzativa e lavorativa; grazie alla sua cooperazione con società di servizi e di accoglienza, gestite direttamente o indirettamente, il Complesso Monumenta­le di Santa Maria La Nova e il Complesso Museale di Santa Chiara, sono infatti stati inseriti in un ampio circuito di eventi, proponendo le loro suggestive cornici per congressi e convegni di grande prestigio e rilevanza per la città di Napoli.

Fin qui il “già fatto”; tra i progetti che speriamo quanto prima di realizzare, nel confermarsi del nostro interesse per la cultura mediterranea, la prossima apertura di una sede al Cairo, pensata come occasione per instaurare un dialogo concreto con i paesi islamici, e la realizzazione di una Biblioteca per il Dialogo Interreligioso.

Sul piano dell’offerta formativa, Oltre il Chiostro si propone, invece, come ente promotore di un’Università on-line.

Questa la cifra, il prospetto passato e futuro di un’attività di raccoglimento e incanalamento di tutte quelle forze vitali e intellettuali già presenti in Napoli e che il nostro Centro Francescano di Cultura – un’associazione di uomini e progetti – cerca con il suo costante impegno di amplificare e moltiplicare, con attenzione e sensibilità.


 


* Oltre il Chiostro ospita attualmente, presso la propria sede a S. Maria La Nova, la rappresentanza napoletana del Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio, un ordine cavalleresco posto sotto il patrocinio della Real casa di Borbone.

 

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LA UNIVERSIDAD CATÓLICA DEL URUGUAY
Inculturación del Evangelio y diálogo fe-cultura

 

Las Universidades Católicas, por el encuentro que establecen entre la insondable riqueza del mensaje evangélico y la pluralidad de culturas en las que se encarnan, permiten a la Iglesia establecer un diálogo de fecundidad incomparable con todos los hombres de cualquier cultura.

A nosotros nos toca evangelizar desde la Universidad, un lugar en donde la sociedad ve situado su liderazgo cultural; quizás, por eso, sea el lugar donde más debemos cuidarnos de considerar la cultura como una dimensión mediante la que puede medirse la mayor o menor calidad de las personas, su carácter de ‘cultos’ o ‘incultos’; eso nos llevaría a contarnos entre aquellos “que desprecian a los demás” (Lc. 18,9). San Ignacio, al mismo tiempo que enviaba a sus compañeros a las Universidades, los obligaba con voto a ‘instruir a los rudos’; no es probable que lo considerara una pérdida de tiempo. A pesar de que debamos relativizar la importancia de nuestra tarea, por misión de la Iglesia a nosotros nos toca insistir en la importancia de la cultura. Una y otra vez, tendremos que echar las redes en nombre de Jesús.

 

La Universidad Católica del Uruguay ha elaborado una serie de “documentos marco” a través de los cuáles ha querido difundir las líneas maestras que orientan su actividad en el campo de la educación superior en nuestro país. Uno de dichos documentos, titulado Lineamientos generales para la acción evangelizadora desde la Universidad Católica del Uruguay, aborda la problemática que supone la inculturación del Evangelio y el diálogo fe-cultura en nuestro contexto. En dicho documento se presenta una somera visión de la realidad cultural de este país y de esta universidad. A continuación se presentan algunas propuestas de acciones típicas desde los contextos allí descritos.

 

Respecto al contexto específico de nuestro país, hay que destacar tres aspectos:

     América Latina es un continente culturalmente plural, cuyos países conservan memorias antiguas, historias y tradiciones seculares, símbolos y lenguajes característicos. Uruguay es en ese contexto un país diferente: no conserva apenas restos de las culturas indígenas, aunque sí cuenta con raíces criollas y africanas que se remontan a mediados del siglo dieciocho; la mayor parte de su población, desciende de emigrantes procedentes de Europa (sobre todo españoles e italianos), que mantienen refugios afectivos o nostálgicos (Clubes, asociaciones, etc) donde se alientan y se mantienen vivas las culturas de los países originarios. Por todo ello, es frecuente escuchar entre nosotros afirmaciones como éstas: “Uruguay no tiene todavía una cultura propia”, o “somos una mezcla cultural sin fraguar”.

     Existe además en nuestro país una diferencia interna importante: ‘Montevideo’ y ‘el Interior’ se nos presentan como núcleos culturales distintos y, además, distantes. En la relación intercultural entre Montevideo y el Interior el primero es vivido a veces culturalmente como el invasor, y el segundo como el invadido y postergado, más allá de ciertas simpatías folclóricas: en gran medida el Interior depende en lo definitivo de Montevideo, núcleo central del país. Estas diferencias son un síntoma interesante de nuestra cultura que habrá que tenerse en cuenta al hablar de la inculturación.

     La cultura de nuestro país ha sido fuertemente marcada por el laicismo. Uruguay no sólo participa del movimiento generalizado hacia el laicismo que caracteriza a toda la civilización occidental, a la que sin duda pertenece; hay un peculiar “laicismo uruguayo” que desde hace más de un siglo ha impregnado no sólo su manera de pensar, vivir y celebrar, sino también el talante ideológico de sus instituciones. A causa de ello, entre nosotros, de una manera más acentuada que en el resto de Occidente, muchos han perdido el apetito por lo religioso; otros, lo satisfacen con sucedáneos1; hay quienes sienten inquietud por su atracción, mientras que algunos lo siguen combatiendo teóricamente. En nuestra cultura laica bastantes han llegado a preocuparse por un cierto eclipse de valores y una carencia de sentido para la vida. Es verdad que hoy día se dan también muchas manifestaciones vinculadas de alguna manera con lo religioso, pero parecen tener una presencia más notoria aquellos movimientos que proponen experiencias más o menos exóticas; en cambio, la apertura a la Transcendencia, en la Belleza, la Verdad, la Justicia o el Amor, tal como fue promovida por Jesucristo, padece en muchos círculos la misma devaluación a la que el postmodernismo somete a los grandes relatos. Todas estas situaciones favorecen “la ruptura entre Evangelio y cultura –que al decir de Pablo VI– es sin duda el drama de nuestro tiempo, como lo fue también en otras épocas”2. Nuestra atención universitaria al diálogo fe y cultura quiere que este drama encuentre vías de solución en nuestro medio.

 

Por otro lado, el contexto de nuestra Universidad nos pide subrayar los siguientes aspectos:

     El alumnado de nuestra Universidad es un reflejo de la diversidad cultural uruguaya, donde se cruzan entre sí las culturas foráneas, al mismo tiempo que se vive la diferencia entre Montevideo y el interior del país.

     A pesar de ser Universidad Católica los alumnos, en general, no la eligen valorando su carácter confesional; la mayor parte de ellos están marcados por algunos rasgos perceptibles de la postmodernidad.

     Visto esto, consideramos una enriquecedora realidad que la Universidad acoja en su casa a alumnos que, según la bella expresión de Juan Pablo II, son, al mismo tiempo “hijos y padres de la cultura a la que pertenecen”3.

     La UCU desde sus orígenes ha confesado abiertamente su “catolicidad”. Fundada por la Conferencia Episcopal Uruguaya y encomendada a la Compañía de Jesús, se siente enviada, a partir de su adhesión al Evangelio, a asumir como su misión propia la evangelización de la cultura y de “las” culturas uruguayas. Pero las mismas características de nuestra sociedad, que vemos reflejadas en la composición de nuestro alumnado, nos obliga a pensar nuestra misión en dos frentes: por una parte, ayudar a los alumnos creyentes a vivir su fe haciéndola plenamente inculturada y capaz de incidir en nuestra sociedad laica; por otra parte, fomentando el diálogo interconfesional y con los no-creyentes, ayudándolos a asumir críticamente la cultura heredada y, mediante la formación integral, contribuyendo a hacerlos capaces de crear una cultura más humana.

 

En función de las líneas maestras antes expuestas, y del contexto cultural recién descrito, proponemos dos grupos de acciones típicas, como modo de hacer efectiva nuestra tarea de inculturación de la fe y de nuestro diálogo con la cultura; el primer grupo se refiere a acciones que tienden a hacer conocer y respetar nuestra propia cultura; el segundo grupo, a fomentar que esta cultura sea evangelizada.

 

Acciones que tienden a hacer conocer y respetar nuestra propia cultura:

     Fomentar el estudio interdisciplinar y cualquier otro tipo de búsquedas acerca de la identidad de la cultura y culturas uruguayas, propiciando su asunción y difusión;

     Mediante políticas de promoción a todos los niveles universitarios –de dirección, académicos, de convivencia, etc. , favorecer la comunión entre la cultura montevideana y las culturas del Interior, fomentando un saludable diálogo intercultural.

     Propiciar los medios adecuados para conocer, en espíritu de justicia y opción por los pobres, las culturas sumergidas y marginales y dialogar con ellas.

     Alentar, mediante el intercambio cultural con otras universidades de Latinoamérica, el diálogo con las culturas indoamericanas que, siendo tan importantes en esta América Latina de la que formamos parte, no deberíamos considerar ajenas.

     Ser una de las más importantes fuentes de inculturación de las innovaciones que proceden de la Ciencia y de la Técnica. Estas innovaciones, que también han de ser producidas entre nosotros, son una puerta abierta a la universalidad, al diálogo con algunas de las manifestaciones más importantes de las otras culturas. Nuestra Universidad está en inmejorables condiciones para ser la vía natural por donde las novedades se integren a la cultura propia, transformándola, pero no destruyéndola.

     Educar a profesores y alumnos a evitar los efectos negativos de la violenta globalización de la cultura en desmedro de nuestra identidad cultural, y capacitarlos para asumir positivamente sus beneficios.

 

Acciones que tienden a fomentar que nuestra cultura sea evangelizada:

     Promover posturas críticas ante el mítico laicismo uruguayo que ayuden a su conocimiento preciso, y a ofrecer alternativas de “auténtica laicidad”, entendida como respeto y no como negación de lo distinto (en este caso, lo religioso).

     Propiciar el conocimiento crítico e interdisciplinar del fenómeno religioso, redimiéndolo de visiones sesgadas, reconociéndolo como dimensión que impregna la conducta humana y busca darle un sentido definitivo a la vida.

     Fomentar que cada una de las Facultades de la Universidad estudie con interés, desde su propia perspectiva, el fenómeno religioso, para que en el Instituto de Ciencias de la Religión tal fenómeno pueda ser enfocado con profunda interdisciplinariedad.

     Cuidar que los profesores de las diversas carreras sean conscientes de la imagen de hombre que transmiten en sus programas, favoreciendo espacios en los que pueda debatirse sobre estas imágenes.

     Ofrecer un anuncio explícito del Evangelio, dentro del talante de la ‘nueva evangelización’, a través de encuentros de profesores, alumnos y funcionarios, de ejercicios espirituales, retiros, foros, conferencias, de cursos bíblicos, catequesis de confirmación, etc.

     Favorecer las diversas vertientes del diálogo ecuménico e interreligioso. Estudiar las causas del ateísmo y el indiferentismo religioso, fomentando el dialogo libre con los no creyentes.

 

P. Marcelo Coppetti Abadie, S.I., Vicerrectoría del Medio Universitario Universidad Católica del Uruguay.


 

1 Cf. Orientaciones Pastorales de la CEU, 2000-2006 en las que los Obispos uruguayos describen la situación religiosa en nuestro país.

2 Evangelii Nuntiandi 20.

3 Cf. Carta Encíclica Fides et Ratio, 71.


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