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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move - Supp. N° 93,  December 2003, pp. 317-319

La Comunità di Sant'Egidio e gli Zingari in Italia

Sig. Péter Szöke

Comunità di SantÂ’Egidio

Situazione in Italia e a Roma

La presenza di coloro che in Italia vengano chiamati comunemente Zingari è una presenza esigua e molto diversificata. È difficile dire il numero esatto degli Zingari presenti che viene stimato da molte ricerche intorno alle 140.000 unità, di cui il 75% italiano. Sono presenti i Sinti e i Rom italiani inseriti in tutto il territorio nazionale; i Rom giunti in Italia dalle diverse Repubbliche dell'ex Jugoslavia da più di trenta anni; i Rom giunti dai Balcani a seguito delle guerre che hanno sconvolto la regione tra il 1991 e il 2000 e - ultimi cronologicamente - gli Zingari provenienti dalla Romania. A questi grandi gruppi si possono aggiungere gruppi minori come un gruppo di Zingari polacchi (in particolare a Novara) o un altro di origine irakeno-francese i Kaulia ( in particolare a Roma e Napoli). A differenza di quello che comunemente si pensa che gli Zingari siano un popolo nomade, termine con cui sono indicati dalle istituzioni pubbliche e dai mass media, gli Zingari in Italia sono ormai un popolo che si è sedentarizzato, per motivi diversi legati alla storia, ma non è questo il contesto in cui soffermarsi a parlare di questo problema.

Gli Zingari a Roma sono circa 7000: lo 0,5% della popolazione romana. La gran parte vive in 31 insediamenti, dei quali solo 8 attrezzati con acqua e bagni, gli altri con servizi scarsissimi. Due campi sono tra i più grandi insediamenti europei, in ognuno vivono più di 1000 persone.

Circa 1500 sono italiani, gli altri provengono dai territori della ex Yugoslavia, e dalla Romania. Gli italiani sono nella maggior parte cattolici, c'è stata una missione evangelica pentecostale che ha prodotto negli ultimi anni diverse conversioni, molti sono divenuti pastori. Una parte degli Zingari della ex Yugoslavia e della Romania sono cristiani ortodossi, mentre i bosniaci, i macedoni e i kosovari sono musulmani. Sono una popolazione molto giovane circa il 51 % ha meno di 14 anni; è raro trovare nei campi persone anziane, l'età media di un romano è di oltre 80 anni, per uno Zingaro è meno di 50 anni. In una stessa città convivono due mondi completamente diversi.

Il 70% degli Zingari "romani", 4500 persone, sono nati in Italia, ma non sono riconosciuti come italiani, anzi spesso non hanno nessuno status giuridico e nessun diritto, sono considerati clandestini.

Non sono cittadini iugoslavi, perché non possono avere il passaporto essendo nati in Italia, e non sono cittadini italiani perché la legge non lo permette, potrebbero essere considerati degli apolidi di fatto. Il popolo zingaro è l'unico popolo che è notoriamente senza terra, ma anche senza nazionalità.

L'unico popolo che non ha mai dichiarato guerra a nessuno, ma ha subito e subisce persecuzioni e pregiudizi, è il popolo più disprezzato, è il popolo che insieme agli ebrei ha subito l'olocausto.

L'amicizia della Comunità di Sant'Egidio con gli Zingari

La Comunità di Sant'Egidio fin dalle sue origini ha considerato l'amicizia con i poveri un rapporto privilegiato, nella scelta di mettere in pratica il Vangelo. L'amicizia verso chi è diverso, povero, straniero è tra i fondamenti della Comunità, per cui avvicinare gli Zingari che chiedono l'elemosina è stata per noi la scelta di amore e solidarietà verso i più poveri che incontravamo. Questa scelta ci è sembrata fondamentale per superare l'abisso che separa gli Zingari dai cittadini. A Roma agli inizi degli anni '80 sono nate le prime "scuole della pace" con i bambini zingari che sono presenti ancora oggi in molti quartieri della periferia. Doposcuola o scuole pomeridiane per chi ancora non era iscritto alla scuola pubblica. Pian piano, tramite i bambini, la Comunità è entrata nel "mondo degli zingari", conoscendo le loro famiglie, ascoltando i loro racconti, frequentando i loro "campi".

È iniziata una frequentazione assidua, e nel tempo un rapporto profondo con molti dei gruppi di famiglie presenti a Roma e successivamente in Italia e negli altri paesi Europei dove la Comunità si è diffusa.

Le "Scuole della Pace”rappresentano l'albergo dove il Buon Samaritano accompagnò l'uomo mezzo morto incontrato per strada, sono uno spazio di gioia e serenità, dove vengono curate le tante ferite provocate dalla violenza e dalla povertà delle nostre città.

Spesso questi alberghi hanno rappresentato un rifugio anche per gli adulti dove l'amicizia con gli Zingari si è sempre più rafforzata. Da questo nasce il "Centro Genti di Pace"che offre uno spazio concreto di ascolto e di risposta ad alcuni bisogni primari: la richiesta che ci viene rivolta con più insistenza è quella delle docce, perché la maggioranza dei campi non ha l'acqua. L'altra domanda a cui si risponde è quella di essere regolari: molti Zingari sono stranieri e come si diceva hanno difficoltà ad avere i documenti in regola, qui proviamo ad aiutare e trovare le soluzioni concrete per ognuno. Tante volte nell'opinione pubblica c'è la sensazione che non si possa far niente, c'è come una rassegnazione di fronte a una realtà che sembra impossibile cambiare. L'esperienza di un'amicizia fedele e continua nel tempo ci dimostra che tante situazioni possono evolversi in maniera positiva. Cito come esempio l'inserimento dei bambini a scuola, o la possibilità per molti Zingari stranieri di divenire regolari.

Nell'amicizia ci si è resi conto delle grandi difficoltà della vita quotidiana; abbiamo dato voce presso le istituzioni pubbliche, insieme alle altre associazioni, al disagio e all'ingiustizie di un popolo considerato spesso cittadino di serie B. Nei momenti critici, gli sgomberi dei campi, le morti per gli incidenti e gli incendi degli accampamenti, siamo stati accanto per difendere una cultura della solidarietà in una città che nella indifferenza potrebbe diventare disumana.

Gli Zingari partecipano a creare una nuova cultura della pace. In questo spirito molti bambini e adolescenti, e diversi adulti, hanno iniziato a far parte dei movimenti internazionali promossi dalla Comunità di Sant'Egidio come "Il Paese dell'Arcobaleno" e "Genti di Pace".

In questa amicizia si è fatta spazio nel tempo la domanda religiosa.

Gli Zingari spesso vivono una tradizione religiosa legata ai paesi di origine; molti si dicono musulmani ma di fatto non sono praticanti, anche per i cristiani, soprattutto per gli ortodossi la fede è quella che si vive solo in alcune feste importanti come il Natale e la Pasqua. Nell'incontro con gli adulti è nato il desiderio di ricomprendere la loro fede: alcuni ci hanno chiesto di battezzare i loro figli, di fargli fare la Comunione o la Cresima, con altri ci siamo riuniti per pregare a Natale, Pasqua o in momenti particolarmente significativi come la guerra nei Balcani, i funerali, San Giorgio, la memoria del Beato Ceferino Giménez Malla.

Altri esprimono una domanda religiosa, lo si vede dalle immagini che conservano o sono affisse nelle baracche e nelle "campine" sono immagini anche di guaritori che ritengono santi. Ma è anche una domanda di essere protetti in una vita spesso difficile, dove arrivano improvvisamente le malattie e non se ne capisce il perché, si muore giovani, ci sono tanti incidenti. Si pone oggi con più forza il problema di trovare i modi di comunicare il Vangelo e far comprendere l'amore protettivo del Signore nella vita di ogni giorno, di fronte ad una popolazione che vive nella povertà, ma anche con le stesse domande di salvezza dell'uomo del nostro tempo.
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