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INTERVENTO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO

11 gennaio 2008

 

IL CARDINALE ALFONS MARIA STICKLER
NEL RICORDO DI UN EX-ALLIEVO

 

Forse il modo migliore per ricordare il cardinale Alfons Maria Stickler è di riportare le parole con le quali Benedetto XVI solo qualche mese fa (era il 28 marzo 2007), nella lettera inviatagli in occasione del settantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, ne sottolineava le doti, caratterizzate «dall'affabilità umana, dalla carità sacerdotale e dalla pietà».

E’ il tratto distintivo di un servizio reso alla Santa Sede per lunghi anni e ancor prima alla cultura, affermandosi come illustre studioso nel campo giuridico in particolare, ma anche nelle diverse espressioni delle scienze ecclesiastiche più in generale. Di lui rimangono moltissime e apprezzate opere che gli valsero riconoscimenti in diverse accademie e la nomina a membro di vari comitati scientifici, pontifici e non. Fu anche assiduo collaboratore dell’Osservatore Romano, offrendo ai lettori note di carattere storico, riletture della vita e della testimonianza dei Padri della Chiesa così come di alcune grandi figure ecclesiali più vicine nel tempo, illustrazioni molto documentate di norme del diritto canonico, sottolineandone in particolare l'evoluzione nella storia.

Alfons Maria Stickler è nato a Neunkirchen (Austria Inferiore), il 23 agosto 1910, secondo di dodici figli, di cui vivono ancora Alois, Margareta, Elisabeth e Gertrud, religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, docente emerita di psicologia dell'educazione all'Auxilium di Roma. Ha frequentato le scuole elementari nella città natale e il ginnasio-liceo classico a Vienna, alunno, all'inizio, del locale collegio salesiano, quando il futuro cardinale Hlond stava per lasciare il governo della provincia tedesco-austriaca dei salesiani.

E’ entrato nel noviziato della Congregazione salesiana in Germania, ha emesso 1ª professione religiosa il 15 agosto 1928. Compiuti gli studi filosofici in Germania e in Austria, dopo la pratica pedagogica in vigore presso i Salesiani ha completato gli studi teologici in Germania, a Benediktbeuern, e successivamente a Torino e a Roma dove, nell'arcibasilica lateranense, è stato ordinato sacerdote il 27 marzo 1937.

Dopo aver seguito i corsi di diritto canonico e civile all'Institutum utriusque iuris dell'Apollinare, Università Lateranense, dal 1936, ha conseguito la laurea nel 1940, ottenendo subito la nomina di docente all'Ateneo salesiano presso la Facoltà di diritto canonico. Sfollato con l'Ateneo salesiano di Torino nel Cuneese durante la seconda guerra mondiale, ha salvato diverse vite umane mediando la liberazione di prigionieri presso le autorità occupanti tedesche, ed ancora oggi è ricordato in quei luoghi con riconoscenza.

Finita la guerra ha insegnato Storia del diritto canonico e del Codice prima a Torino e poi a Roma dove, nel 1957, si trasferì l'ateneo.

Decano della Facoltà di Diritto Cano­nico dal 1953 al 1958, è stato Rettore Magnifico della medesima università dal 1958 al 1966 e Preside del nuovo Institutum Altioris Latinitatis dal 1965 al 1968.

Di questi anni romani ci sarebbero tanti eventi e aspetti da rievocare. Ne ricordo solo due. Il primo è l’insegnamento del docente Stickler. Noi ex-allievi romani lo ricordiamo soprattutto come Professore di storia della scienza e degli istituti di diritto canonico. Per la prima materia seguiva il suo famoso testo in latino commentandolo con una memoria ed una maestria impareggiabili. Per la seconda materia veniva in aula con brevi schemi stenografati sui quali costruiva architettonicamente il suo insegnamento. Naturalmente ciò ci costringeva (o meglio mi costringeva) a prendere appunti precisi ed a ricostruire volta per volta le lezioni. E di fronte a tale Maestro era logico che quasi tutti scegliessero per la tesi di laurea temi storici indicati da Don Stickler. Io stesso scelsi con lui come tema “Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV”. Ricordo benissimo la difesa di fronte ai Professori Alfons Stickler, Gustave Leclerc ed Emilio Fogliasso. Per prevenire le critiche del terribile relatore tedesco io esordii con la lettura di una lettera di Benedetto XIV contenente una sua rigorosa valutazione delle opere degli autori tedeschi, francesi e italiani, con preferenza agli italiani.

Il secondo evento è ben più importante. Nel clima di riconciliazione tra Oriente e Occidente cristiano furono proprio incaricati da Paolo VI il Prof. Alfons Maria Stickler e il Prof. Mons. Michele Maccarrone a preparare l’atto di cancellazione delle scomuniche del 1054 e la “Dichiarazione comune di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras”, che vorrei leggere per la precisione dei contenuti e l’esemplarità delle formule adottate (cfr allegato).

Il 25 marzo 1971 è stato nominato dal Papa prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. In questa veste ha promosso la costruzione del grande deposito sotterraneo per la conservazione dei manoscritti della Biblioteca ed altre iniziative per rendere più agevole il lavoro di consultazione degli studiosi.

Frutto della sua intensa attività di studioso sono vari volumi e saggi di Storia del Diritto Canonico. È stato curatore ed editore di «Studia Gratiana» e coeditore di «Studi Gregoriani». Perito di tre commissioni del Concilio Vaticano II, consultore di Congregazioni romane e membro della Commissione per il nuovo Codice sin dall'inizio, membro del Pontificio Comitato di Scienze storiche, del direttivo dell'Istituto per la storia medievale del diritto canonico di Berkeley in California, è stato inoltre uno dei tre vicepresidenti del Bureau dell'Associazione internazionale di Storia del Diritto e delle istituzioni.

Membro corrispondente delle Accademie di Scienze di Vienna, di Bologna, di Siena, dell'Accademia medievale d'America, della direzione centrale dei «Monumenta Germaniae Historica», del Consiglio della Società Goerresiana, Membro perdurante munere della Pontificia Accademia delle Scienze, è stato anche membro onorario della Pontificia Accademia teologica Romana, dei Virtuosi al Pantheon, e di quella di Archeologia. Per la sua intensa attività di studioso ha ricevuto la laurea honoris causa in Diritto nelle Università statali di Monaco di Baviera, di Innsbruck e di Salisburgo.

L'8 settembre 1983 è stato nominato Pro-Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e, contemporaneamente, arcivescovo titolare di Bolsena. Giovanni Paolo II gli ha conferito personalmente l'ordinazione episcopale il 1° novembre successivo. Il luglio 1984 è stato nominato anche Pro-Archivista di Santa Romana Chiesa. E’ stato creato cardinale da Giovanni Paolo II nel con­cistoro del 25 maggio 1985, del titolo di San Giorgio al Velabro, diaconia elevata pro hac vice a titolo Presbiterale, divenendo automaticamente Archivista e Bibliotecario di S.R.C., e membro della Commissione Cardinalizia per l'Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico.

Il 2 luglio del 1988 ha lasciato il suo incarico ed è stato nominato Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa emerito.

L'impegno del cardinale non si è concluso però con la cessazione del suo servizio attivo. Anzi le sue attività di studioso e di scrittore divennero più intense e proficue, come dimostra anche il fatto che il suo parere è stato continuamente richiesto in numerosissime occasioni da parte dei diversi organi della Santa Sede. Il porporato si è spento serenamente nella sua abitazione il 12 dicembre 2007.

Quale eredità ci lascia il Card. Stickler?

Al di là delle opere (anche murarie) e delle sue pubblicazioni ragguardevoli, ci lascia l’esempio di una eccezionale personalità di Chiesa, con due specifiche caratteristiche: spiritualità e professionalità.

Il Card. Stickler si è distinto per una robusta spiritualità nutrita di solida conoscenza storico-teologica, di liturgia e di sacramenti, con un timbro tipicamente salesiano (le tre devozioni: Eucaristia, la Madonna, il Papa). Nel suo testamento spirituale ha una espressione molto tenera di filiale pietà mariana: «Questa mia vita è stata sin dall’inizio protetta e guidata dall’amore materno di Maria Santissima, corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. La Madonna sarà anche nel momento della mia morte la vera mamma che dona il suo amore e la sua misericordia anche ai figli meno fedeli».

Dal punto di vista della scienza del diritto ci invita a coltivare una solida competenza ed un’alta professionalità nella missione che ci è affidata, sia di insegnamento sia di azione pastorale. Egli aborriva la superficialità e il pressapochismo. Era saldamente ancorato alla tradizione, ben consapevole che la tradizione non è mai solo un passato: nel tempo della Chiesa continua un messaggio ed un’esperienza (un evento, si direbbe oggi) mai interrotto e mai spezzato, e tutto ciò che è stato affrontato nel passato può tornare a vivere nella lettura continua della verità che illumina e nella carità che incorpora e unisce.

 

DICHIARAZIONE COMUNE

DI PAPA PAOLO VI E DEL PATRIARCA ATHENAGORAS

Dichiarazione comune di Papa Paolo VI e del Patriarca Athénagoras esprimente la reciproca decisione di togliere dalla memoria e dal mezzo della Chiesa le sentenze di scomunica dell'anno 1054. Questa dichiarazione comune fu letta nella sessione solenne del concilio Vaticano II da Mons. Jean Willebrands. Contemporaneamente, essa era letta dal segretario del santo sinodo, nella cattedrale del Fanar. 

1. Pieni di riconoscenza verso Dio per la grazia che, nella sua misericordia, ha loro dato di incontrarsi fraternamente nei luoghi sacri in cui, attraverso la morte e la risurrezione del Signore Gesù, è stato consumato il mistero della nostra salvezza e, con l’effusione dello Spirito Santo, è nata la Chiesa, il Papa Paolo VI e il Patriarca Athénagoras I non hanno perso di vista il progetto da loro ivi concepito, ognuno per quanto lo riguarda, di non trascurare alcun atto ispirato dalla carità e che possa facilitare lo sviluppo dei rapporti fraterni così avviati tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa di Costantinopoli. Essi sono così convinti di rispondere alla chiamata della grazia divina che oggi porta la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, come pure tutti i Cristiani a superare le loro divergenze per essere di nuovo “uno” come il Signore Gesù ha chiesto per essi al Padre suo.

2. Tra gli ostacoli che si incontrano nel cammino di sviluppo di questi rapporti fraterni di fiducia e di stima, figura il ricordo delle decisioni, atti e spiacevoli inconvenienti, che sono sfociati nel 1054 nella sentenza di scomunica portata da legati della sede romana guidati dal cardinal Humbert, contro il Patriarca Michele Cerulario ed altre due personalità, legati che furono essi stessi oggetto di analoga sentenza da parte del Patriarca e del sinodo costantinopolitano.

3. Non si può far a mano di riconoscere ciò che questi eventi hanno comportato in questo periodo particolarmente turbolento della storia. Ma oggi che si è operato su di essi un giudizio più sereno e più equilibrato, sta a cuore riconoscere gli eccessi di cui si sono macchiati e che hanno ulteriormente prodotto conseguenze più gravi, nello stesso modo in cui possiamo giudicarne le intenzioni e le previsioni dei loro autori, le cui censure portavano sulle persone prese di mira e non sulle Chiese, e non intendevano rompere la comunione ecclesiale tra le sedi di Roma e di Costantinopoli. 

4. È per questo che il Papa Paolo VI e il Patriarca Athénagoras I nel suo sinodo, certi di esprimere il comune desiderio di giustizia ed il sentimento unanime di carità dei loro fedeli e ricordando il precetto del Signore: “Quando presenti la tua offerta all'altare, se là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all'altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello” (Mt 5, 23-24), dichiarano di comune accordo:

a) dolersi delle parole offensive, dei rimproveri senza fondamento, e dei gesti reprimevoli che, da una parte e dall'altra, hanno segnato o accompagnato i tristi eventi di quell'epoca;

b) dolersi ugualmente e togliere dalla memoria e dal mezzo della Chiesa le sentenze di scomunica che ne sono conseguiti, e il cui ricordo costituisce fino ai nostri giorni di ostacolo al riavvicinamento nella carità, e votarle all'oblio;

c) deplorare, infine, gli incresciosi precedenti degli ulteriori avvenimenti che, sotto l'influenza di fattori diversi, tra i quali la incomprensione e la diffidenza reciproche, hanno infine condotto alla rottura effettiva della comunione ecclesiale. 

5. Il Papa Paolo VI e il Patriarca Athénagoras I con il suo sinodo sono consapevoli che questo atto di giustizia e di perdono reciproco,  non possa bastare a metter fine alle divergenze, antiche o più recenti, che sussistono tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa e che, per mezzo dell'azione dello Spirito Santo, saranno superate grazie alla purificazione dei cuori, al pentimento per i torti storici insieme alla fattiva volontà di giungere ad una intelligenza e ad una espressione comune della fede apostolica e delle sue esigenze.

Nel compiere questo gesto, tuttavia, essi sperano che sarà gradito a Dio, pronti a perdonare mentre ci perdoniamo gli uni gli altri, ed apprezzato dal mondo cristiano tutto intero, ma soprattutto dall'insieme della Chiesa cattolica romana e della Chiesa ortodossa come l’espressione di una reciproca sincera volontà di riconciliazione e come un invito a perseguire, in uno spirito di fiducia, di stima e di carità reciproche, il dialogo che li condurrà, con l'aiuto di Dio, a vivere nuovamente, per il maggior bene delle anime e la venuta del Regno di Dio, nella piena comunione di fede, di concordia fraterna e di vita sacramentale che esisteva tra loro nel corso del primo millennio della vita della Chiesa. 

7 dicembre 1965 

 

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