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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
PER LA FINE DEL RAMADAN

Aula "Giovanni Paolo II", Sala Stampa della Santa Sede
Venerdì, 20 ottobre 2006

 

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  • INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. PAUL POUPARD

    Cari amici,

    1 Sono ben lieto di incontrarvi per la presentazione del Messaggio indirizzato ai fratelli musulmani per la fine del Ramadan, tra le attività e le proposte del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per coloro che appartengono ad altre religioni, ossia circa i tre-quarti della popolazione mondiale.

    Il Consiglio invia messaggi di buon auspicio ai seguaci di tre delle maggiori religioni mondiali: buddisti, indù e musulmani: nel mese di maggio abbiamo inviato gli auguri ai buddisti; agli indù, la cui Festa di Diwali ricorre domani, ho inviato i nostri auguri con il tema "Superare l’odio con l’amore". S.E. Mons. Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, vi presenterà il Messaggio per i nostri amici musulmani al termine del mese di digiuno del Ramadan, a testimonianza del nostro fiducioso dialogo nell’affermare i nostri comuni valori per fronteggiare le sfide del mondo.

    Si succedono in visita nella sede del Dicastero, ora trasferito in Via della Conciliazione 5, capi religiosi: scintoisti, sikhs, buddisti, rappresentanti di altre religioni orientali, il mese scorso una delegazione di musulmani del Kuwait. Questi incontri con reciproco scambio di buona volontà sono ricambiati da parte del Pontificio Consiglio, che trattiene anche relazioni con giainisti, zoroastriani, taoisti, baha’i, e la varietà dei seguaci delle religioni tradizionali. Sono stati appena pubblicati gli Atti di un Colloquio dell’anno scorso su "Le Risorse della Pace nelle Religioni Tradizionali".

    2. Il Magistero ha detto e scritto tanto sul dialogo interreligioso. Una collezione di questi documenti è stata curata da S.E. Mons. Francesco Gioia e la prima edizione è stata pubblicata in italiano nel 1994; in inglese ed in francese nel 1997 dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Questo volume comprende l’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica sul dialogo interreligioso. Una versione aggiornata, di ben 1766 pagine, che va dal Concilio Vaticano II al termine del Pontificato di Papa Giovanni Paolo II, è stata appena pubblicata in tre lingue – italiano, inglese e francese – Mons. Machado, Sottosegretario del Dicastero, vi presenterà questo nuovo volume.

    3 Infine vorrei ricordare, fra le iniziative in corso del Dicastero, l’invito ai giovani ad Assisi dal 4 all’8 novembre per il 20° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace del 27 ottobre 1986 ad Assisi. Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in collaborazione con quello per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, i Frati del Sacro Convento di Assisi e la diocesi di Assisi, ha invitato 100 giovani, 50 cristiani e 50 appartenenti a diverse tradizioni religiose e provenienti da vari paesi, ad Assisi, per una riflessione ed uno scambio di idee, nella speranza che questo incontro aiuti i giovani ad essere strumenti di dialogo, di pace e di speranza per il mondo. Il Santo Padre, Papa Benedetto XVI, sottolineando l’importanza del dialogo fra persone di differenti religioni e culture ha voluto riferirsi in particolare al nostro prossimo incontro di Assisi: "Di questo dialogo abbiamo più che mai bisogno, specialmente guardando alle nuove generazioni" (Lettera a S.E. Mons. Domenico Sorrentino in occasione del XX anniversario dell’incontro interreligioso di preghiera per la pace, 2 settembre 2006)

    Cari amici, vi ringrazio di tutto ciò che, attraverso l’informazione, fate per far conoscere le relazioni positive fra persone di diverse religioni e culture nel mondo. Il Dicastero è sempre a vostra disposizione per dare notizie in merito.

    Ora è tempo che S.E. Mons. Celata vi presenti il Messaggio per i nostri amici musulmani per la fine del mese di digiuno del Ramadan.

     

     

  • INTERVENTO DI S.E. MONS. PIER LUIGI CELATA

    1. Poco dopo l’avvio della propria attività, il Segretariato per i non cristiani - come si chiamava allora il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso -, avvertì la necessità, nel 1967, di rivolgersi, con una lettera, ai Musulmani di tutto il mondo in occasione dell’‘Id al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. È noto che i musulmani sono soliti celebrare il termine di questo mese di digiuno e di particolare impegno nella preghiera e nelle opere di carità, con iniziative di festa che coinvolgono e rafforzano i vincoli familiari e, in genere, le relazioni amicali e la solidarietà sociale.

    Sembrò, allora, che questa festa rappresentasse un momento opportuno, per il Dicastero della Santa Sede incaricato di favorire le relazioni con le differenti tradizioni religiose, di rendersi presente alle varie comunità musulmane esprimendo sentimenti di partecipazione amichevole alla loro gioia e di augurio.

    Questa iniziativa fu presa col desiderio di raggiungere le varie comunità musulmane del mondo affidando, in genere, il Messaggio ai Vescovi ed ai responsabili per il dialogo interreligioso, in modo che fossero essi stessi a trasmetterlo ai destinatari. Si volle cosi offrire anche l’opportunità di iniziare o di rafforzare le relazioni tra le comunità cattoliche e quelle musulmane.

    Dal 1973, il Messaggio è firmato dal Presidente del Segretariato per i non Cristiani o del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Un’eccezione di rilievo si ebbe nel 1991, allorché, poco dopo le distruzioni e le sofferenze causate dalla guerra del Golfo, esso fu firmato dal Papa stesso, il Servo di Dio Giovanni Paolo II.

    A livello più pratico, può essere utile sapere che il Messaggio viene tradotto in circa 20 lingue, in modo da poter raggiungere, nella più larga misura possibile, tutte le comunità musulmane sparse nel mondo.

    In tutti questi anni, si è constatato un crescendo di apprezzamenti, di attenzione e di interesse verso il Messaggio. È andato via via aumentando anche il numero di personalità musulmane che hanno risposto per ringraziare, commentare e ricambiare voti. Particolarmente significativo è poi l’apprezzamento dei Vescovi, alcuni dei quali accompagnano la trasmissione del Messaggio con una loro lettera personale.

    Quanto al contenuto, i Messaggi non si limitano ad espressioni augurali di circostanza, ma cercano di stabilire un "contatto" , di mettersi in sintonia con i destinatari su una dimensione "religiosa", sulla base cioè di quegli elementi che spinsero i Padri del Concilio Vaticano II a dichiarare "la stima della Chiesa per i Musulmani" in quanto essi "adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra…", "cercano di sottomettersi a Dio… attendono il giorno del Giudizio… hanno in stima la vita morale…e rendono culto a Dio soprattutto con le preghiere, le elemosine e il digiuno" (Nostra ætate, 3).

    Su questa base, i messaggi presentano, inoltre, dei temi di comune interesse, non di rado suggeriti dall’attualità, a volte critica, in modo da promuovere una riflessione diretta a favorire una migliore comprensione di certi valori umani fondamentali ed un contributo delle due religioni alla soluzione di certe difficili situazioni.

    Sono significativi, in proposito, i temi proposti nei Messaggi degli scorsi anni: pace; amicizia; fratellanza universale; comune testimonianza ; comune fede in Dio; pace in Medio-Oriente; collaborazione per il bene comune; Anno Santo – fraternità; sottomissione a Dio; dignità dell’uomo; fede in Dio; Anno dell’Infanzia; rispetto della divina Provvidenza; la grande Jihad; riconciliazione; valori religiosi; Anno internazionale della gioventù; Anno internazionale della pace; preghiera per la pace; Maria, modello dei credenti; unità della famiglia umana; solidarietà con i sofferenti; guerra del Golfo; costruire la giustizia e la pace attraverso il dialogo interreligioso; ridurre le tensioni nelle società pluraliste; importanza della famiglia; ecologia; Cristiani e Musulmani: oltre la tolleranza; Cristiani e Musulmani: credenti in Dio, fedeli all’uomo; Cristiani e Musulmani: sotto il segno della speranza; Cristiani e Musulmani: testimoni dell’amore di Dio e della sua misericordia; Gesù, modello e messaggio per l’umanità; Educare al dialogo: un dovere dei Cristiani e dei Musulmani; Promuovere i valori umani in un’era tecnologica; Cristiani e Musulmani sulle vie della Pace; Costruire oggi la pace; I bambini, dono di Dio per il futuro dell’umanità; Continuando sulla via del dialogo.

    2. Il Messaggio che oggi viene presentato e che si spera possa raggiungere i destinatari prima della fine del Ramadan prevista intorno al 23 ottobre, è firmato, per la prima volta, da Sua Em.za il Card. Paul Poupard, nella sua qualità di Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

    Il testo di quest’anno ha per tema: "Cristiani e Musulmani: in dialogo fiducioso per affrontare le sfide del nostro mondo".

    Il Messaggio inizia col porgere "gli auguri più calorosi di pace, tranquillità e gioia" nei "cuori", nelle "case" e nei "paesi" dei destinatari. Questi voti fanno eco a quelli espressi dal Santo Padre all’inizio del Ramadan, durante l’Udienza ai diplomatici dei paesi a maggioranza musulmana accreditati presso la Santa Sede ed a rappresentanti delle comunità islamiche in Italia.

    Viene quindi sottolineato come sia "bello poter condividere" questo momento significativo dell’Iftar in un contesto di dialogo, dialogo – viene precisato – che "può essere talvolta arduo" ma che, se "autentico", è "più che mai necessario" come hanno dimostrato anche "le circostanze particolari che abbiamo appena affrontato insieme".

    3. Sempre sulla base di una sensibilità religiosa, il Messaggio fa quindi riferimento ai "gravi problemi" della nostra epoca: ingiustizie, povertà, tensioni e conflitti all’interno di paesi e tra paesi diversi, e poi la "piaga particolarmente dolorosa" della violenza e del terrorismo.

    Per la soluzione di questa "grave situazione", noi, cristiani e musulmani siamo chiamati a offrire "il nostro contributo specifico": ciò anche in ordine alla la credibilità stessa del Cristianesimo e dell’Islam, come dei rispettivi responsabili e credenti, tanto più che ambedue le religioni "attribuiscono molta importanza all’amore, alla compassione ed alla solidarietà".

    4. In questo quadro di riflessione viene espresso il desiderio di "condividere" con i musulmani il messaggio dell’Enciclica di S.S. Benedetto XVI Deus caritas est (Dio è amore), della quale vengono presentatati alcuni principi di essenziale importanza pratica: "l’amore autentico per Dio è inseparabile dall’amore per gli altri"; l’amore, per essere credibile, deve anzitutto essere concreto e tradursi in "un aiuto offerto a tutti", specialmente "ai più svantaggiati"; deve poi mettersi a servizio della "ricerca di soluzioni giuste e pacifiche ai gravi problemi" di oggi.

    Questo impegno dei credenti ha come sua prima e fondamentale motivazione l’amore stesso di Dio e trova, nella pratica del digiuno, uno stimolo che spinge all’attenzione ed alla generosità verso i bisognosi.

    Fedele alla sua ispirazione religiosa, il Messaggio, di fronte a problemi e difficoltà cosi gravi, invita a chiedere a Dio, nella preghiera, coraggio e determinazione e, allo stesso tempo, ad "operare insieme", cristiani e musulmani, laddove sia possibile.

    Di fronte ad atteggiamenti, presenti soprattutto nelle società occidentali, di indifferenza, misconoscimento, critica ed a volte esclusione della dimensione religiosa, appare particolarmente significativo questo invito alla collaborazione: il Messaggio sottolinea, infatti, che "il mondo… ha bisogno di cristiani e di musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza di amarsi e di operare insieme per la gloria di Dio e per il bene di tutti gli uomini".

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  • INTERVENTO DEL REV.MO MONS. FELIX MACHADO

    Dialogo Interreligioso nell’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica
    dal Concilio Vaticano II a Giovanni Paolo II (1963-2005)

    (Un volume del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso,
    a cura di Francesco Gioia, Libreria Editrice Vaticana, 2006, pp. 1766)

    Ogni cristiano, pur rimanendo radicato senza alcun compromesso alla verità della propria fede, è invitato ad entrare rispettosamente in relazione con i seguaci di altre religioni. La Chiesa dà in questo senso chiare e precise direttive perché la pratica del dialogo interreligioso si basi su saldi principi e sia coerente con il suo insegnamento. È quindi in questo contesto che il volume è davvero importante, se non addirittura indispensabile.

    Il volume è stato pubblicato contemporaneamente in italiano, francese ed inglese. Si tratta della seconda edizione aggiornata. La prima edizione fu pubblicata nel 1994. Visto il suo successo, in particolare negli ambienti accademici, molti hanno manifestato interesse affinché la pubblicazione fosse aggiornata. Lo ha fatto bene S.E. Mons. Gioia, con accurato impegno, ma il volume preparato già nel dicembre scorso esce adesso, fresco di stampa.

    L’opera ha due scopi. Il primo è di fornire ai cattolici un accesso facile alle motivazioni teologiche per il dialogo interreligioso come è spiegato nel magistero, il secondo è di offrire ai seguaci di altre religioni l’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica riguardo alla varie religioni del mondo.

    Per facilitarne la consultazione, i documenti ed i discorsi dei Papi sono stati organizzati secondo la loro natura; vi sono sette sezioni:

    1. I documenti del Concilio Vaticano II, quali Nostra Aetate, Lumen Gentium, Dignitatis Humanae, Ad Gentes.

    2. Lo sviluppo dei temi conciliari nei documenti ufficiali dei Papi, Paolo VI e Giovanni Paolo II, come le Encicliche, le Esortazioni Apostoliche.

    3. Altre dichiarazioni di Papa Paolo VI, che esplicitano l’insegnamento della Chiesa e ne spiegano chiaramente l’applicazione pastorale.

    4. Quelle di Giovanni Paolo I.

    5. E di Papa Giovanni Paolo II: più di cinquecento interventi durante il suo pontificato.

    6. I documenti pubblicati dai Dicasteri della Curia Romana per orientare e guidare i cristiani nel dialogo con i seguaci di altre religioni.

    7. I testi legislativi che determinano l’esatta applicazione della pratica del dialogo interreligioso, quali rilevanti estratti dal Codice di Diritto Canonico.

    Vi è un’appendice che contiene i documenti della Commissione Teologica Internazionale, e gli Indici, geografico ed analitico.

    Ovviamente nel volume sono stati presentati solo gli estratti della maggior parte dei documenti e dei discorsi che si riferiscono al dialogo interreligioso.

    È interessante notare la varietà dei gruppi ai quali sono stati rivolti i discorsi dai diversi Papi, specialmente da Paolo VI e Giovanni Paolo II: ai cattolici, ai cristiani delle altre chiese e comunità ecclesiali, a persone di diverse religioni, alle personalità politiche, ai giovani, agli anziani, al clero, ai laici, agli uomini, alle donne…

    Il dialogo interreligioso, che fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa e pertanto, della vita quotidiana del cristiano, specialmente in una società multiculturale e multireligiosa deve sempre essere guidato dall’insegnamento della Chiesa.

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