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CELEBRAZIONE EUCARISTICA IN OCCASIONE DEL NATALE
PER IL CONSIGLIO DIRETTIVO, LA GIUNTA E I DIPENDENTI U.I.R.
(UNIONE DEGLI INDUSTRIALI E DELLE IMPRESE DI ROMA)

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,
SEGRETARIO DI STATO DEL SANTO PADRE

Sede di Via Andrea Noale 206 – Roma
Venerdì, 11 dicembre 2009

 

Illustri membri dell’Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma,

la liturgia del tempo di Avvento ci annuncia che il Signore viene con splendore a visitare il suo popolo nella pace, per fargli dono della sua vita eterna. Ci invita altresì ad accrescere il desiderio e l’impegno di andargli incontro “con le lampade accese”, cioè vigilanti e operosi. Cosa significhi questo ce lo suggerisce il brano del Vangelo secondo Matteo, appena proclamato e intimamente connesso alla prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia. Questi testi vogliono mostrare la delusione di Dio di fronte all’uomo, che rifiuta la salvezza, cercando continui pretesti per giustificarsi. Così è avvenuto con Giovanni Battista, accusato di essere posseduto da un demonio perché esigente ed austero, e con lo stesso Cristo, indicato come colui che è amico dei pubblicani e dei peccatori e mangia e beve con loro. Chi non vuole accogliere il Vangelo e rinunciare alla propria condotta di vita peccaminosa, cerca sempre una scusa per declinare gli inviti divini. La liturgia invece proclama che l'avvento del Messia è fonte di gioia e ci esorta ad essere pronti ad accogliere il messaggio degli angeli che cantano la gloria di Dio e annunciano la pace anche agli uomini del nostro tempo.

Cari amici, ho accettato volentieri l’invito del vostro Presidente ad essere questa sera con voi per celebrare la Santa Messa con la quale i componenti del Consiglio Direttivo e della Giunta e i dipendenti dell’Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma si preparano alla Solennità del Natale. Vi saluto tutti nel Signore con viva cordialità.

Il Natale costituisce per i credenti un rinnovato invito ad approfondire il senso profondo della propria fede e a riscoprire il rapporto personale con Gesù. A Natale infatti non soltanto facciamo memoria di un evento confinato nel passato, ma siamo chiamati ad accogliere Cristo, che viene nuovamente "fra la sua gente", in mezzo a noi, uomini e donne del XXI secolo, per condividere la nostra condizione umana, per rispondere alla nostre domande, per rompere la nostra solitudine.

L’incarnazione del Figlio di Dio ci dice che Dio non è lontano da noi e insensibile alle nostre invocazioni, ma è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che ha posto la sua tenda tra noi, pronto a fissarla dove noi ci stabiliamo, per accompagnarci nel pellegrinaggio terreno e aiutarci a raggiungere la meta autentica della nostra esistenza. Purtroppo, nel nostro tempo spesso le luci effimere del Natale offuscano l’annuncio che in Gesù di Nazaret, la luce vera, Dio si è rivelato a noi ed è entrato nella storia umana per redimerla. A questa consapevolezza vuole condurci la fede cristiana che non è sentimentalismo, evasione, fuga dalla quotidianità, dalle proprie responsabilità, ma al contrario, è immergersi con amore vigile e fedele nelle vicende del tempo e della storia per fecondarle con la sapienza del Vangelo, accendere speranze e recare salvezza.

Il Natale è la festa dell’umanità nuova, e invita noi credenti ad essere nel mondo fermenti di novità. Con il Natale di Gesù nasce l’umanesimo cristiano, cioè una concezione più alta dell’uomo, della sua identità e della sua dignità. Tale umanesimo ci permette, nella fede, di scorgere accanto a noi la presenza di Dio, che dà senso alla nostra vita; di sollevare, nella speranza, lo sguardo oltre le difficoltà quotidiane e, nella carità, ci spinge a accogliere con atteggiamento fraterno e misericordioso le persone con cui viviamo, specialmente quanti sperimentano la malattia, l’anzianità, l’abbandono e l’emarginazione.

L’umanesimo che scaturisce dall’Incarnazione del Verbo ci conduce a vivere le virtù cristiane, non soltanto nella vita privata, ma anche in quella sociale o politica. Chiede, pertanto, a chi è imprenditore non soltanto di far funzionare l’impresa dal punto di vista del profitto, ma anche di aprirsi alle responsabilità sociali e soprattutto a porre al primo posto i valori evangelici per creare una cultura civile di impresa e promuovere la dignità della persona umana e le autentiche finalità del lavoro.

Al riguardo, il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa afferma che «l’obiettivo dell’impresa deve essere realizzato in termini e con criteri economici, ma non devono essere trascurati gli autentici valori che permettono lo sviluppo concreto della persona e della società» [n. 338]. «La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all'interno dell'attività economica e non soltanto fuori di essa o “dopo” di essa» E’ ciò che ribadisce Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in veritate, aggiungendo che “la sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente» (n. 36). Occorre pensare e realizzare una nuova sintesi tra efficienza economica e sviluppo integrale dell’uomo. Questo, in particolare, costituisce il compito dell’imprenditore cristiano! La Chiesa è al fianco degli imprenditori come pure dei lavoratori dipendenti per offrire spazi e strumenti per una concezione dell’impresa che vada nella direzione di tale sintesi.

Cari fratelli e sorelle, secondo le Scritture Gesù nacque a Betlemme che, in ebraico, significa “Casa del pane”. Questo riferimento al nostro alimento base ci invita a farci carico dei tanti che nel mondo mancano di cibo e di mezzi di sostentamento, ma anche a volgere il cuore a Colui che, nel segno del pane spezzato, ci ha lasciato il memoriale della sua Pasqua. Nella Notte Santa, tutti i cristiani del mondo idealmente convergono a Betlemme per celebrare il Natale di Gesù e nella Santa Messa adorano lo stesso Figlio di Dio presente nell’Eucaristia, segno efficace della vicinanza di Dio all’uomo. In questo Santo Natale, ormai vicino, auguro che ciascuno di voi possa riscoprire la gioia di incontrare il Signore il quale nella Santa Messa ancora ci viene incontro per manifestarci il suo amore e per incoraggiarci a farci prossimo a tutti gli uomini.

Riuniti intorno alla mensa del Signore, invochiamo l’intercessione della Vergine Madre. Lei che ha accolto il Figlio di Dio nella debolezza della natura umana ci aiuti a contemplare il Cristo nel volto di quanti soffrono a causa della mancanza e della precarietà del lavoro e di quanti sono stati e sono vittime nel lavoro. Ci sostenga, altresì, nell’impegno di essere sempre più solidali e fraternamente responsabili verso quanti incontriamo ogni giorno, specialmente i più deboli.

Con questi pensieri, a tutti formulo gli auguri più cordiali per un sereno Natale: ciascuno davanti al presepio possa vivere questa festa come speciale visita del Bambino al proprio ambiente di lavoro e alla propria famiglia, che la festa del Natale ci invita a riscoprire come piccola chiesa e sacramento dell’amore di Dio.

 

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