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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Una Chiesa libera dall'ideologia

Venerdì, 19 aprile 2013

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 92, Sab. 20/04/2013)

 

L’ideologia falsifica il Vangelo e insidia anche la Chiesa. Per questo Papa Francesco, durante la celebrazione della messa di questa mattina, venerdì 19 aprile, ha chiesto di pregare «perché il Signore liberi la Chiesa da qualsiasi interpretazione ideologica». Intorno all’altare della cappella della Domus Sanctae Marthae, a pregare con il Papa c’erano un gruppo di dipendenti dell’Osservatore Romano e della Tipografia Vaticana, con il capo redattore, il vicedirettore e il direttore del nostro giornale. Tra i concelebranti, don Marek Kaczmarczyk, direttore commerciale della Tipografia Vaticana Editrice L’Osservatore Romano.

Nel commentare le letture del giorno — la prima tratta dagli Atti degli apostoli (9, 1-20) e la seconda dal Vangelo di Giovanni (6, 52-59) — Papa Francesco ha proposto una riflessione sulla voce di Gesù, interpretata da alcuni «con il cuore» e da altri «con la testa». E ha messo in guardia proprio da chi, anche oggi, interpreta le parole di Gesù «con la testa» e non con il cuore: quegli «ideologi» che pretendono di interpretare quanto dice il Signore secondo le ideologie dominanti e finiscono per falsare il Vangelo.

«Gesù — ha iniziato il suo racconto il Pontefice — parla. Gesù parla a Paolo, Gesù parla ad Ananìa, e Gesù parla anche ai dottori della legge. È la voce di Gesù che dice a Paolo “Perché mi perseguiti?”. È la voce di Gesù che va da Ananìa e gli dice: “Va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale Paolo”. È la voce di Gesù che parla al popolo e anche ai dottori della legge, e dice che chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue non sarà salvato».

La voce di Gesù «ci dice qualcosa e va proprio al nostro cuore. Passa per la nostra mente e va al cuore. Perché Gesù cerca la nostra conversione». Ed ecco le risposte alla voce del Signore narrate dalle letture: «Paolo: “Chi sei, o Signore?”. Ananìa dice: “Ma … Signore, riguardo a quest’uomo, è stato udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli”, e con umiltà racconta al Signore il curriculum vitae di Paolo. Gli altri, i dottori, rispondono in altra maniera: con la discussione tra loro. Arrivano a dirgli: “Ma tu sei pazzo!”, e fra loro dicono: “Ma come un uomo può dare da mangiare la sua carne?”».

A partire da queste espressioni, il Pontefice ha spiegato la diversità delle risposte: «I due primi, Paolo e Ananìa, rispondono come i grandi della storia della salvezza, come Geremia, Isaia. Anche Mosé ha avuto le sue difficoltà: “Ma, Signore, io non so parlare, come andrò dagli egiziani a dire questo?”. E anche Maria: “Ma, Signore, io non sono sposata!”. Sono le risposte dell’umiltà, di chi accoglie la Parola di Dio con il cuore».

Invece «i dottori rispondono soltanto con la testa. Non sanno che la Parola di Dio va al cuore, non sanno di conversione. Sono “scientifici”. Sono i grandi ideologi», quelli che non capiscono che la parola di Gesù è diretta al cuore «perché è parola d’amore, è parola bella e porta l’amore, ci fa amare». Chi non coglie questa caratteristica preclude la strada all’amore e anche alla bellezza.

Gli «ideologi», ha spiegato il vescovo di Roma, sono quelli che nel racconto evangelico si mettono a «discutere aspramente tra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Tutto un problema di intelletto! E quando entra l’ideologia, nella Chiesa — ha detto a questo punto il Papa — quando entra l’ideologia nell’intelligenza, del Vangelo non si capisce nulla». Così tutto viene interpretato nel senso del dovere piuttosto che nel senso di quella conversione alla quale «ci invita Gesù». E quanti seguono la strada del dovere, «caricano tutto sulle spalle dei fedeli».

«Gli ideologi falsificano il Vangelo» ha sentenziato il Papa, aggiungendo: «Ogni interpretazione ideologica, da qualsiasi parte venga, da una parte o dall’altra è una falsificazione del Vangelo. E questi ideologi — l’abbiamo visto nella storia della Chiesa — finiscono per essere intellettuali senza talento, eticisti senza bontà. E di bellezza non parliamo, perché non capiscono nulla». Invece «la strada dell’amore, la strada del Vangelo è semplice: è quella strada che hanno capito i santi! I santi sono quelli che portano la Chiesa avanti», quelli che seguono «la strada della conversione, la strada dell’umiltà, dell’amore, del cuore, la strada della bellezza».

«Preghiamo oggi il Signore — ha concluso il Pontefice — per la Chiesa: che il Signore la liberi da qualsiasi interpretazione ideologica e apra il cuore della Chiesa, della nostra madre Chiesa, al Vangelo semplice, a quel Vangelo puro che ci parla di amore, di porta l’amore ed è tanto bello! E anche ci fa belli a noi con la bellezza della santità. Preghiamo oggi per la Chiesa».

 


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