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VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
in KAZAKHSTAN
 
(13 - 15 SETTEMBRE 2022)

CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE
DURANTE IL VOLO DI RITORNO

Volo Papale
Giovedì, 15 settembre 2022

[Multimedia]

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Matteo Bruni

Buonasera a tutti. Salve, Santità: grazie per questo momento insieme ai giornalisti che L’hanno accompagnata in questi tre giorni. Come sempre, ci sono un po’ di domande per Lei. Possiamo forse incominciare con le domande …

Papa Francesco

Buongiorno e grazie tante per la vostra compagnia, per il vostro lavoro: due giorni, ma intensi, sono stati. Grazie tante.

[Auguri di compleanno a Stefania Falasca]

Matteo Bruni

Allora possiamo incominciare dalla dr.ssa Zhanat Akhmetova, dell’agenzia televisiva del Kazakhstan

Zhanat Akhmetova, Tv Agency Khabar

Buon giorno, Santo Padre. Grazie mille per la sua visita in Kazakhstan. [in inglese] Santità, qual è il risultato della sua visita in Kazakhstan? Nei suoi discorsi, Lei ha fatto riferimento alle origini del nostro popolo: cosa l’ha ispirata a farlo? Grazie mille.

Papa Francesco

Per me è stata una sorpresa. Perché io davvero dell’Asia centrale – tranne la musica di Borodin – non conoscevo nulla. È stata una sorpresa trovare i rappresentanti di queste nazioni. E il Kazakhstan è stato davvero una sorpresa, perché io non me lo aspettavo così. Sapevo che è un Paese che si è sviluppato bene, con intelligenza. Ma trovare, dopo trenta anni dall’indipendenza, uno sviluppo così, non me l’aspettavo. Poi un Paese così grande, con venti milioni di abitanti, 19 milioni… Da non credere. Molto disciplinato, anche bello. Con delle bellezze notevoli: l’architettura della città, ben bilanciata, ben sistemata. Una città moderna, una città anche, direi quasi, “futura”. E questo che mi ha colpito, tanta è la voglia di andare avanti non solo nell’industria, nello sviluppo economico e materiale, ma anche nello sviluppo culturale. Una sorpresa che non mi aspettavo. Poi, il Congresso. Il Congresso è una cosa molto importante, è alla settima edizione! Ciò vuol dire che è un Paese con lungimiranza e che fa dialogare quelli che di solito sono scartati: perché è una concezione progressista del mondo, per cui la prima cosa che si scarta sono i valori religiosi. Invece è un Paese che si affaccia al mondo con una proposta del genere. E già sette volte è stato fatto, è meraviglioso! Poi, se c’è tempo, tornerò su questo incontro interreligioso. Lei può essere orgogliosa del Paese e della Patria che ha!

Matteo Bruni

Grazie, Santità. La seconda domanda viene da Rudiger Kronthaler, della ARD, la televisione tedesca.

Rudiger Kronthaler, ARD


Santo Padre, grazie per il suo messaggio di pace. Io sono tedesco, come si sente dal mio accento. Il mio popolo è responsabile di milioni di morti, ottant’anni fa. Vorrei fare una domanda sulla pace: visto che il mio popolo è responsabile per milioni di morti, noi a scuola impariamo che non si devono mai usare armi, mai violenza, l’unica eccezione è l’autodifesa. Secondo lei in questo momento bisogna dare le armi all’Ucraina?

Papa Francesco

Questa è una decisione politica, che può essere morale, moralmente accettata, se si fa secondo le condizioni di moralità, che sono tante e poi possiamo parlarne. Ma può essere immorale se si fa con l’intenzione di provocare più guerra o di vendere le armi o di scartare quelle armi che a me non servono più… La motivazione è quella che in gran parte qualifica la moralità di questo atto. Difendersi è non solo lecito, ma anche una espressione di amore alla Patria. Chi non si difende, chi non difende qualcosa, non la ama, invece chi difende, ama. Bisogna anche [considerare] un’altra cosa che ho detto in uno dei miei discorsi: che si dovrebbe riflettere ancora di più sul concetto di guerra giusta. Perché tutti parlano di pace oggi; da tanti anni, da settant’anni le Nazioni Unite parlano di pace, fanno tanti discorsi di pace. Ma in questo momento, quante guerre sono in corso? Quella che Lei ha menzionato, Ucraina-Russia, adesso Azerbaijan e Armenia che si è fermata un po’ perché la Russia è uscita come garante – garante di pace qui e fa la guerra lì –; poi c’è la Siria, dieci anni di guerra: che cosa succede lì, perché non si ferma? Quali interessi muovono queste cose? Poi c’è il Corno d’Africa; poi il nord del Mozambico; e l’Eritrea che è accanto all’Etiopia; poi il Myanmar, con questo popolo sofferente che amo tanto, il popolo Rohingya, che gira, gira e gira come uno zingaro e non trova pace. Ma siamo in guerra mondiale, per favore...

Io ricordo una cosa personale, da bambino, avevo nove anni. Ricordo che si sentì suonare l’allarme del giornale più grande di Buenos Aires: in quel tempo per festeggiare o dare una brutta notizia, suonava quello – adesso non suona più – e si sentiva in tutta la città. Mamma disse: “Ma cosa succede?”. Eravamo in guerra, anno 1945. Una vicina viene a casa a dirci: “Ha suonato l’allarme…”, e piangeva, “è finita la guerra!”. E io oggi vedo ancora mamma e la vicina che piangevano di gioia perché era finita al guerra, in un Paese sudamericano, così lontano! Queste persone, queste donne sapevano che la pace è più grande di tutte le guerre e piangevano di gioia quando è stata fatta la pace. Non me lo dimentico. Io mi domando oggi se noi siamo con il cuore educato per piangere di gioia quando vediamo la pace. Tutto è cambiato. Se non fai guerra, non sei utile! Poi parlerò della Germania, dopo. Poi c’è l’industria delle armi. Questo è un commercio assassino. Qualcuno mi diceva – che capisce le statistiche – che se si smettesse per un anno di fare le armi si risolverebbe tutta la fame nel mondo… Non so se è vero o no. Ma fame, educazione… niente, non si può perché si devono fare le armi. A Genova, alcuni anni fa, tre o quattro anni, è arrivata una nave carica di armi che doveva passarle a una nave più grande che andava in Africa, vicino al Sudan, credo al Sud Sudan... Gli operai del porto non hanno voluto farlo. Gli è costato, ma [è un fatto che] oggi dice: “No, io non collaboro con questo, con la morte”. È un aneddoto, ma fa sentire una coscienza di pace. Lei ha parlato della sua Patria. Una delle cose che ho imparato da voi è la capacità di pentirsi e chiedere perdono per gli errori di guerra. E non solo chiedere perdono, anche pagare gli errori di guerra: questo dice bene di voi. È un esempio che si dovrebbe imitare. La guerra in sé stessa è un errore, è un errore! E noi in questo momento stiamo respirando quest’aria: se non c’è guerra sembra che non c’è vita. In modo un po’ disordinato, ma ho detto tutto quello che vorrei dire su questo tema della guerra giusta. Ma il diritto alla difesa sì, quello va bene, però bisogna usarlo quando è necessario.

Matteo Bruni

Grazie Santità. La prossima domanda la fa Sylwia Wysocka, dell’agenzia di stampa polacca.

Sylwia Wysocka, Pap

Santo Padre, Lei ha detto: non possiamo mai giustificare la violenza. Tutto quello che succede in Ucraina adesso è la pura violenza, morte, la distruzione totale da parte della Russia. Noi in Polonia abbiamo la guerra così vicina alle nostre porte, con due milioni di profughi. Vorrei chiedere se secondo lei c’è una linea rossa oltre la quale non si dovrebbe dire: siamo aperti al dialogo con Mosca. Perché tanti hanno delle difficoltà a capire questa disponibilità. E vorrei anche chiedere se il prossimo viaggio sarà a Kiev. Grazie.

Papa Francesco

Io risponderò a questo, ma preferirei che prima si facessero le domande sul viaggio… Ma a questo rispondo, rispondo. Ma per favore, che le prossime siano sul viaggio. E poi, se c’è tempo, vediamo altro.

Credo che sempre è difficile capire il dialogo con gli Stati che hanno incominciato la guerra, e sembra che il primo passo è stato dato da lì, da quella parte. È difficile, ma non dobbiamo scartarlo, dare l’opportunità del dialogo a tutti, a tutti! Perché sempre c’è la possibilità che nel dialogo si possano cambiare le cose, anche offrire un altro punto di vista, un altro punto di considerazione. Io non escludo il dialogo con qualsiasi potenza che sia in guerra, sia pure l’aggressore… A volte il dialogo si deve fare così, ma si deve fare, “puzza” ma si deve fare. Sempre un passo avanti, la mano tesa, sempre! Perché altrimenti chiudiamo l’unica porta ragionevole per la pace. A volte non accettano il dialogo: peccato! Ma il dialogo va fatto sempre, almeno offerto, e questo fa bene anche a chi lo offre, fa respirare.

Matteo Bruni

Grazie. La prossima domanda è di Loup Besmond de Senneville, di La Croix

Loup Besmond de Senneville, La Croix

Grazie, Santità, grazie mille per questo viaggio, per questi giorni in Asia centrale. Durante questo viaggio si è parlato molto di valori e di etica. In particolare, durante il Congresso interreligioso è stata evocata, da alcuni leader religiosi, la perdita dell’Occidente a causa del suo degrado morale. Quale è la sua opinione su questo? Lei considera che l’Occidente sia in uno stato di “perdizione”, minacciato dalla perdita dei suoi valori? Penso in particolare al dibattito che c’è in alcuni Paesi sull’eutanasia, sul fine vita, che c’è stato in Italia, ma anche in Francia e in Belgio. Grazie, Santo Padre.

Papa Francesco

È vero che l’Occidente, in genere, non è in questo momento al livello più alto di esemplarità. Non è un “bambino di prima comunione”, no davvero. L’Occidente ha preso strade sbagliate. Pensiamo per esempio l’ingiustizia sociale che è tra noi: ci sono dei Paesi che sono sviluppati sulla giustizia sociale, ma io penso al mio continente, l’America Latina, che è Occidente. Pensiamo anche al Mediterraneo: è Occidente, e oggi è il cimitero più grande, non dell’Europa, dell’umanità. Cosa ha perso l’Occidente per dimenticarsi di accogliere, quando invece ha bisogno di gente? Quando si pensa all’inverno demografico che noi abbiamo: abbiamo bisogno di gente. In Spagna - in Spagna soprattutto -, anche in Italia, ci sono paesi vuoti, soltanto venti vecchiette e poi niente. Ma perché non fare una politica dell’Occidente così che i migranti siano inseriti, con quel principio che il migrante va accolto, accompagnato, promosso e integrato? Questo è molto importante, integrare. Ma no… È una mancanza nel capire i valori, quando l’Occidente ha vissuto l’esperienza: noi siamo Paesi che hanno migrato. Nel mio Paese - che credo siano 49 milioni in questo momento - abbiamo soltanto una percentuale di meno di un milione di aborigeni, e tutti gli altri sono di radice migrante. Tutti: spagnoli, italiani, tedeschi, slavi, polacchi, dell’Asia Minore, libanesi, tutti… Si è mescolato il sangue lì, e questa esperienza ci ha aiutato tanto. Poi, per motivi politici la cosa non sta andando bene nei Paesi latinoamericani, ma la migrazione credo che in questo momento va considerata sul serio, perché ti fa alzare un po’ il valore intellettuale e cordiale dell’Occidente. Al contrario, con questo inverno demografico, dove andiamo? L’Occidente è in decadenza su questo punto, scade un po’, ha perso… Pensiamo alla parte economica: si fa tanto bene, tanto bene, ma pensiamo all’élan politico e mistico di Schuman, Adenauer, De Gasperi, quei grandi. Dove sono oggi? Ci sono dei grandi, ma non riescono a portare avanti una società. L’Occidente ha bisogno di parlare, di rispettarsi… E poi c’è il pericolo dei populismi. Cosa succede in uno stato socio-politico del genere? Nascono i “messia”: i messia dei populismi, che stiamo vedendo alcune cose, come nascono i populismi. Credo che ho menzionato qualche volta quel libro di Ginzberg, Sindrome 1933: dice proprio come nasce un populismo in Germania dopo la caduta del governo di Weimar. I populismi nascono così: quando c’è un livello di metà senza forza, e uno promette il messia. Finendo: io credo che non siamo, noi occidentali, al più alto livello per aiutare gli altri popoli. Siamo un po’ in scadenza? Può darsi, sì, ma dobbiamo riprendere i valori, i valori d’Europa, i valori dei padri che hanno fondato l’Unione Europea, i grandi. Non so, un po’ confuso, ma credo che ho risposto.

Loup Besmond de Senneville

E sull’eutanasia?

Papa Francesco

Uccidere non è umano, punto. Se tu uccidi con motivazioni, sì, alla fine ucciderai sempre di più. Non è umano. Uccidere, lasciamolo alle bestie.

Matteo Bruni

La prossima domanda è di Iacopo Scaramuzzi, de La Repubblica.

Iacopo Scaramuzzi, La Repubblica

Buonasera, Santo Padre. Mi riallaccio a quest’ultima domanda: Lei nei suoi discorsi ha sottolineato il nesso tra valori, valori religiosi, e vivacità della democrazia. Al nostro continente, all’Europa, secondo Lei che cosa manca? Che cosa dovrebbe imparare da altre esperienze? E, se mi posso permettere, aggiungerei: poiché tra pochi giorni in Italia si fa un esercizio democratico, si vota, e ci sarà un nuovo governo, quando Lei incontrerà il prossimo Presidente del Consiglio o la prossima Presidentessa del Consiglio, che cosa consiglierà? Quali sono a suo avviso le priorità per l’Italia, le Sue preoccupazioni, i rischi da evitare? Grazie.

Papa Francesco

Credo che io ho già risposto nell’ultimo viaggio, su questo. Ho conosciuto due Presidenti italiani, di altissimo livello: Napolitano e l’attuale. Grandi. Poi, gli altri politici non li conosco. Nell’ultimo viaggio ho domandato a uno dei miei segretari quanti governi ha avuto l’Italia in questo secolo: venti. Non so spiegarlo. Non condanno né critico: non so spiegarlo, semplicemente. Se i governi si cambiano così, sono tante le domande da fare. Perché oggi essere politico, è una strada difficile, essere un grande politico. Un politico di quello che si gioca per i valori della patria, i grandi valori, e non si gioca per interessi, cioè per la poltrona, gli agi... I Paesi, e tra loro l’Italia, devono cercare i grandi politici, quelli che abbiano la capacità di fare politica, che è un’arte. È una vocazione nobile, la politica. Credo che uno dei Papi, non so se Pio XII o San Paolo VI, ha detto che la politica è una delle forme più alte della carità… Dobbiamo lottare per aiutare i nostri politici a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello che non aiuta a niente e anzi, tira giù lo Stato e si impoverisce… Oggi la politica, in questi Paesi d’Europa, dovrebbe prendere in mano il problema dell’inverno demografico, per esempio, dello sviluppo industriale, dello sviluppo naturale, il problema dei migranti... La politica dovrebbe mettersi sui problemi seriamente, per andare avanti. Sto parlando della politica in generale. La politica italiana non la capisco: soltanto quel dato dei venti governi in vent’anni, un po’ strano… Ma ognuno ha il suo modo di ballare il tango, sai?, si può ballare in un modo o in un altro, e la politica si balla in un modo o in un altro.

L’Europa deve ricevere esperienze di altre parti: alcune andranno meglio, altre non serviranno. Ma dev’essere aperta, ogni continente dev’essere aperto all’esperienza di altri.

Matteo Bruni

La prossima domanda è di Elise Harris Allen, di Crux

Elise Harris Allen, Crux

Salve, Santo Padre. Grazie di stare con noi questa sera. Ieri al Congresso Lei ha parlato dell’importanza della libertà religiosa. Come sa, lo stesso giorno è arrivato in città anche il Presidente della Cina, dove da tanto tempo ci sono grandi preoccupazioni su questo tema, soprattutto ora con il processo che sta andando avanti proprio in questi giorni contro il Cardinale Zen. Lei considera il processo contro di lui una violazione della libertà religiosa?

Papa Francesco

Per capire la Cina ci vuole un secolo, e noi non viviamo un secolo. La mentalità cinese è una mentalità ricca e quando si ammala un po’, perde la ricchezza, è capace di fare degli sbagli. Per capire, noi abbiamo scelto la via del dialogo, aperti al dialogo. C’è una commissione bilaterale vaticano-cinese che sta andando bene, lentamente, perché il ritmo cinese è lento, loro hanno un’eternità per andare avanti: è un popolo di una pazienza infinita. Ma dalle esperienze avute prima – pensiamo ai missionari italiani che sono andati lì e che sono stati rispettati come scienziati; pensiamo anche oggi, tanti sacerdoti o gente credente che è stata chiamata dall’università cinese perché questo avvalora la cultura –, non è facile capire la mentalità cinese, ma va rispettata, io rispetto sempre. E qui in Vaticano c’è una commissione di dialogo che sta andando bene. La presiede il Cardinale Parolin e lui in questo momento è l’uomo che più conosce della Cina e il dialogo cinese. È una cosa lenta, ma sempre si fanno passi avanti. Qualificare la Cina come antidemocratica, io non me la sento, perché è un Paese così complesso, con i suoi ritmi… Sì, è vero che ci sono cose che a noi sembrano non essere democratiche, questo è vero. Il Cardinale Zen, anziano, andrà a giudizio in questi giorni, credo. Lui dice quello che sente, e si vede che lì ci sono delle limitazioni. Più che qualificare, perché è difficile, e io non me la sento di qualificare, sono impressioni; più che qualificare, io cerco di appoggiare la via del dialogo. Poi nel dialogo si chiariscono tante cose e non solo della Chiesa, anche di altri settori. Per esempio, l’estensione della Cina: i governatori delle province sono tutti diversi, ci sono culture diverse dentro la Cina. È un gigante, capire la Cina è una cosa gigante. Non bisogna perdere la pazienza, ci vuole, ci vuole tanto, ma dobbiamo andare con il dialogo. Io cerco di astenermi di qualificarla perché, sì, può darsi, ma andiamo avanti.

Elise Harris Allen, Crux

E Xi Jinping?

Papa Francesco

Lui aveva la visita di Stato lì, ma io non l’ho visto.

Matteo Bruni

La prossima domanda è di Maria Angeles Conde Mir, di Rome Reports

Maria Angeles Conde Mir, Rome Reports

Nella Dichiarazione che hanno firmato, tutti i Leader sottolineano un appello ai governi e alle organizzazioni internazionali affinché vengano protette le persone perseguitate a causa della loro etnia o religione. Purtroppo questo è quel che sta accadendo in Nicaragua. Sappiamo che Lei ne ha parlato il 21 agosto durante l’Angelus. Ma forse può aggiungere qualcosa in più per il popolo cattolico soprattutto del Nicaragua? Poi un’altra cosa: L’abbiamo vista bene, in questo viaggio. Vorremmo sapere se potrà riprendere quel viaggio che ha dovuto rimandare, quel viaggio in Africa, e se ci saranno altri viaggi, se c’è qualcosa in programma.

Papa Francesco

Sul Nicaragua, le notizie sono chiare, tutte. C’è dialogo, in questo momento c’è dialogo. Si è parlato con il governo, c’è dialogo. Questo non vuol dire che si approvi tutto quel che fa il governo o che si disapprovi tutto. No. C’è dialogo, e quando c’è dialogo è perché c’è bisogno di risolvere dei problemi. In questo momento ci sono dei problemi. Almeno io mi aspetto che le suore di Madre Teresa di Calcutta tornino. Queste donne sono brave rivoluzionarie, ma del Vangelo! Non fanno la guerra a nessuno. Anzi, tutti abbiamo bisogno di queste donne. Questo è un gesto che non si capisce… Ma speriamo che tornino e si risolva. Ma continuare con il dialogo. Mai, mai fermare il dialogo. Ci sono cose che non si capiscono. Mettere in frontiera un Nunzio è una cosa grave diplomaticamente, e il Nunzio è un bravo ragazzo che adesso è stato nominato da un’altra parte. Queste cose sono difficili da capire e anche da ingoiare.

[domanda incomprensibile]

Ma non è l’unico caso. In America Latina ce ne sono da una parte o dall’altra, situazioni del genere.

I viaggi: è difficoltoso. Il ginocchio ancora non è guarito, ma questo prossimo lo farò. Ho parlato l’altro giorno con Mons. Welby e abbiamo visto come possibilità febbraio per andare in Sud Sudan. E, se vado in Sud Sudan, vado in Congo. Stiamo tentando perché dobbiamo andare tutti e tre insieme: il Capo della Chiesa Presbiteriana di Scozia, Mons. Welby e io. Abbiamo fatto un incontro via zoom l’altro giorno su queste cose per aggiustarle.

Matteo Bruni

Santità, abbiamo fatto un primo giro, ci sono altre domande, se vuole… La prossima domanda intanto è di Alexey Gotovskiy di Ewtn, che vive e lavora a Roma ma è originario del Kazakhstan.

Alexey Gotovskiy, Ewtn

Grazie, Santo Padre, per aver visitato il nostro Paese. Vorrei chiedere: per i cattolici che vivono in Kazakhstan, dove il contesto è a maggioranza musulmana, come si può svolgere l’evangelizzazione in questo contesto? E c’è qualcosa che l’ha ispirata vedendo i cattolici in Kazakhstan?

Papa Francesco

La seconda: ispirato, non so, ma sono rimasto felice oggi nella Cattedrale, nel vedere i cattolici così entusiasti, felici, gioiosi! Questa è l’impressione sui cattolici kazaki.

Poi, la convivenza con i musulmani: è una cosa sulla quale si sta lavorando abbastanza e siamo avanti, non solo in Kazakhstan. Pensiamo a qualche Paese del Nord Africa, c’è una bella convivenza, in Marocco per esempio. In Marocco c’è un dialogo abbastanza buono.

E mi fermo sull’incontro religioso: qualcuno lo criticava e mi diceva: “Ma questo è fomentare, far crescere il relativismo”. Niente relativismo! Ognuno ha detto la sua, tutti rispettavano la posizione dell’altro, ma si dialoga come fratelli. Perché, se non c’è dialogo, c’è o ignoranza o guerra. Meglio vivere come fratelli, abbiamo una cosa in comune, siamo umani tutti. Viviamo come umani, bene educati: tu che pensi, io che penso? Mettiamoci d’accordo, ma parliamo un po’, conosciamoci. Tante volte queste guerre malintese “di religione” vengono per mancanza di conoscenza. E questo non è relativismo! Io non rinuncio alla mia fede se parlo con la fede di un altro, anzi. Io faccio onore alla mia fede perché la ascolta un altro e io ascolto la sua. Sono rimasto tanto ammirato che un Paese così giovane, con tanti problemi – il clima per esempio – sia stato capace di fare sette edizioni di un incontro del genere: un incontro mondiale, con ebrei, cristiani, musulmani, religioni orientali… Al tavolo si vedeva che tutti parlavano e si ascoltavano con rispetto. Questa è una delle cose buone che ha fatto il tuo Paese. Un Paese così, un po’ – diciamo – all’angolo nel mondo, fare una convocazione di questo genere. Questa è l’impressione che mi ha dato. Poi la città, come dicevo, è di una bellezza architettonica di prima categoria. E anche le preoccupazioni del Governo: mi hanno colpito tanto le preoccupazioni culturali del Presidente del Senato: lui portava avanti questo incontro, ma poi ha trovato il tempo per farmi conoscere un cantante giovane: “Lei deve conoscere questo ragazzo aperto alla cultura”. Questo non me lo aspettavo e sono stato felice di conoscervi.

Alexey Gotovskiy, Ewtn

Grazie, Lei è sempre il benvenuto, benvenuto sempre in Kazakhstan!

Matteo Bruni

L’ultima domanda da parte di Rudolf Gehrig, di Ewtn

Rudolf Gehrig, Ewtn

Grazie, Santo Padre, grazie di tutto. Santo Padre, molte Chiese in Europa, come quella tedesca, subiscono gravi perdite di credenti: i giovani non sembrano più intenzionati di venire la domenica a Messa. Quanto è preoccupato per questa tendenza e cosa vuole fare? Grazie.

Papa Francesco

È in parte vero, in parte relativo. È vero che lo spirito di secolarizzazione, di relativismo, mette in discussione queste cose, è vero. Quello che si deve fare, prima di tutto, è essere coerenti con la propria fede. Pensiamo: se tu sei un vescovo o un prete che non sei coerente, i giovani hanno fiuto, “ciao!”. Quando una Chiesa, qualunque sia, in qualche Paese o in un suo settore, pensa più ai soldi, allo sviluppo, ai piani pastorali e non alla pastorale, e si va da quella parte, questo non attira la gente. Quando io scrissi tre anni fa quella lettera al popolo tedesco, ci sono stati dei pastori che l’hanno pubblicata, ma dipende dalla persona. Cioè, quando il pastore è vicino alla gente, questo ha detto: “Il popolo deve conoscere quello che pensa il Papa”. Credo che i pastori devono andare avanti, ma se i pastori hanno perso l’odore delle pecore e le pecore hanno perso l’odore dei pastori, non si va avanti.

A volte – sto parlando di tutti, in genere, non della Germania, di tutti – si pensa come rinnovare, come fare più moderna la pastorale: questo va bene, ma sempre che sia nelle mani di un pastore. Se la pastorale è nelle mani degli “scienziati” della pastorale, che opinano qui e cosa devo fare lì... Gesù ha fatto la Chiesa con pastori, non con le guide politiche. Ha fatto la Chiesa con gente ignorante: i Dodici erano uno più ignorante dell’altro e la Chiesa è andata perché? Per il fiuto, il fiuto del gregge con il pastore e del pastore con il gregge. Questo è il rapporto più grande che io vedo quando c’è crisi in un posto, in una provincia, non so, qualsiasi cosa. Io mi domando: il pastore è in contatto, è vicino al gregge? Questo gregge, ha un pastore o no? Il problema sono i pastori. Su questo mi permetto di suggerirti di leggere il commento di Sant'Agostino [a Ezechiele 34] sui pastori: si legge in un’ora, ma è delle cose più sagge che sono state scritte per i pastori; e con questo tu puoi qualificare questo o quest’altro pastore. Non si tratta di modernizzare. Sì, si deve stare aggiornati con i metodi, questo sì, è vero, ma se manca il cuore del pastore non funziona nessuna pastorale. Nessuna.

Matteo Bruni

Grazie, Santità.

Papa Francesco

Io ringrazio tanto voi della pazienza, per il vostro aiuto, e vi auguro buona celebrazione del compleanno di Stefania e buon viaggio. Grazie tante, grazie!



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