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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AL PERSONALE DEGLI UFFICI DEL LAVORO*

 Mercoledì, 6 maggio 1953

 

Vi diamo il Nostro benvenuto, diletti figli, appartenenti all' « Ufficio regionale del Lavoro e della Massima Occupazione » per il Lazio e l'Umbria.

Abbiamo voluto informarCi sulla vostra molteplice azione a vantaggio dei Nostri cari figli lavoratori, e vogliamo esprimervi la Nostra soddisfazione per quanto voi fate mediante « la raccolta dei contratti collettivi di lavoro, la conciliazione delle controversie collettive, plurime e individuali, il collocamento dei lavoratori, la erogazione dei sussidi di disoccupazione e l'assistenza agli emigranti », oltre ad altre varie opere benefiche.

Voi avete voluto stamane accostarvi al santo altare per adempiere il precetto pasquale, ed ora siete qui dinanzi a Noi, purificati e corroborati dalla reale presenza in voi del Signore nostro Gesù Cristo.

Siamo nel tempo pasquale, e ogni sacerdote prega più volte il Signore, affinchè si degni d'infondere nelle anime lo Spirito della sua carità: « Spiritum nobis, Domine, tuae caritatis infunde ». Anche Noi stamane abbiamo rivolto questa supplica a Dio e vogliamo dirvelo — avevamo nel Nostro cuore specialmente voi, diletti figli. Se infatti la grazia santificante con la carità fosse tornata o accresciuta in voi, e operasse con rinnovata efficacia; se fosse, cioè, realmente come l'anima della vostra anima, determinando i criteri della vostra mente, motivando e sostenendo gli atti della vostra volontà; sarebbe stato oggi concesso a voi il dono di una vera risurrezione spirituale, pegno di quella perenne immortalità a somiglianza del divino Redentore, che risorse veramente ed è sottratto per sempre al dominio della morte : mors illi ultra non dominabitur (Rom. 6, 9).

Nella Nostra preghiera di stamane eravamo confortati dal pensiero che sull'albero di tale carità viva ed operante sarebbe in primo luogo apparso il fiore profumato della concordia fra voi tutti : «quos... satiasti.... facias... concordes», e presto sarebbero anche maturati i frutti di un fraterno amore verso tutti coloro, che dalla vostra organizzazione attendono giustizia e assistenza. Che cosa sarebbe, diletti figli, il vostro silenzioso lavoro quotidiano, se fosse sempre scaldato, vivificato e alimentato dal fuoco dell'amore! Un tale lavoro non correrebbe pericolo di essere freddo e senza anima, e voi apparireste cristiani veri, non contenti della stretta giustizia, nè vorreste che il fine della vostra opera sia soltanto il proprio personale guadagno.

La fiamma di questa stessa carità manterrà vivo il fervore della vostra attività, impedendo che l'egoismo rallenti il ritmo del vostro lavoro e che l'abitudine renda più tarda la soluzione delle pratiche di ufficio a voi affidate. È necessario che dietro ogni nome, sul quale si arresteranno i vostri occhi, l'amore cristiano vi faccia vedere un bisogno, forse anche una tragedia, che deve commuovere il vostro cuore e spingere la vostra volontà a tutto tentare, affinchè nulla sia tralasciato di ciò che può essere fatto a vantaggio dei lavoratori, e molto più in soccorso di chi fosse ancora disoccupato. Noi vorremmo esser certi che ognuno di voi — dirigenti, impiegati, addetti di ogni categoria — sentisse che dal vostro lavoro quotidiano, se fatto con intelletto di amore, potrà dipendere la tranquillità materiale e anche la pace morale di tante famiglie.

Vorremmo che persone e pratiche non fossero mai da voi considerate come « minime cose », delle quali sia lecito non curarsi. Che anzi se vi è un diritto alla precedenza, questo dovrebbe essere particolarmente applicato a vantaggio delle persone più umili, perchè esse sono ordinariamente più esposte alle ingiustizie e hanno minori possibilità e capacità di difesa.

Sempre l'amor cristiano vivo ed operante farà sì che con questa cura delle « minime » cose e delle « piccole » persone si accompagni la diligenza e la premura nel « disbrigo » delle varie pratiche. Ogni foglio, che passa per le vostre mani, deve mettere dinanzi al vostro sguardo il grave ed urgente problema del pane quotidiano, che tiene in ansia tanti uomini e la cui soluzione deve essere con ogni mezzo lecito procurata. I dirigenti studino e deliberino alacremente; gli esecutori siano pronti e generosi; tutti brameremmo che fossero trepidanti dinanzi alla possibilità che qualche diritto realmente esistente possa essere di fatto conculcato per incompetenza o trascuratezza di chi ne ha la tutela.

Caritas Christi urgat vos! Vi stimoli, come pungolo prepotente, la carità di Gesù Cristo nostro Signore, la cui abbondante infusione nelle vostre anime Noi costantemente imploriamo, mentre di gran cuore impartiamo a voi, alle vostre famiglie, ai vostri colleghi, ai vostri lavori, la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV,
 Quindicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1953 - 1° marzo 1954, pp. 123 - 126
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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