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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE "I bambini e i mezzi di
comunicazione: [Domenica, 20 maggio 2007]
2. Il rapporto tra bambini, media ed educazione può essere considerato da due prospettive: la formazione dei bambini da parte dei media e la formazione dei bambini per rispondere in modo appropriato ai media. Emerge una specie di reciprocità che punta alle responsabilità dei media come industria e al bisogno di una partecipazione attiva e critica da parte dei lettori, degli spettatori e degli ascoltatori. Dentro questo contesto, l'adeguata formazione ad un uso corretto dei media è essenziale per lo sviluppo culturale, morale e spirituale dei bambini. In che modo questo bene comune deve essere protetto e promosso? Educare i bambini ad essere selettivi nell’uso dei media è responsabilità dei genitori, della Chiesa e della scuola. Il ruolo dei genitori è di primaria importanza. Essi hanno il diritto e il dovere di garantire un uso prudente dei media, formando la coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere giudizi validi e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i programmi proposti (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 76). Nel fare questo, i genitori dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti dalla scuola e dalla parrocchia, nella certezza che questo difficile, sebbene gratificante, aspetto dell’essere genitori è sostenuto dall’intera comunità. L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di fronte a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento. È qui importante riconoscere il valore fondamentale dell’esempio dei genitori e i vantaggi nell'introdurre i giovani ai classici della letteratura infantile, alle belle arti e alla musica nobile. Mentre la letteratura popolare avrà sempre il proprio posto nella cultura, la tentazione di far sensazione non dovrebbe essere passivamente accettata nei luoghi di insegnamento. La bellezza, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti. Come l’educazione in generale, quella ai media richiede formazione nell’esercizio della libertà. Si tratta di una responsabilità impegnativa. Troppo spesso la libertà è presentata come un’instancabile ricerca del piacere o di nuove esperienze. Questa è una condanna, non una liberazione! La vera libertà non condannerebbe mai un individuo - soprattutto un bambino - all’insaziabile ricerca della novità. Alla luce della verità, l'autentica libertà viene sperimentata come una risposta definitiva al "sì" di Dio all’umanità, chiamandoci a scegliere, non indiscriminatamente ma deliberatamente, tutto quello che è buono, vero e bello. I genitori sono i guardiani di questa libertà e, dando gradualmente una maggiore libertà ai loro bambini, li introducono alla profonda gioia della vita (cf. Discorso al V Incontro Mondiale delle Famiglie, Valencia, 8 Luglio 2006). 3. Questo desiderio profondamente sentito di genitori ed insegnanti di educare i bambini nella via della bellezza, della verità e della bontà può essere sostenuto dall’industria dei media solo nella misura in cui promuove la dignità fondamentale dell’essere umano, il vero valore del matrimonio e della vita familiare, le conquiste positive ed i traguardi dell’umanità. Da qui, la necessità che i media siano impegnati nell'effettiva formazione e nel rispetto dell’etica viene visto con particolare interesse ed urgenza non solo dai genitori, ma anche da coloro che hanno un senso di responsabilità civica. Mentre si afferma che molti operatori dei media vogliono fare
quello che è giusto (cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali,
Etica nelle comunicazioni sociali, 4), occorre riconoscere che quanti
lavorano in questo settore si confrontano con "pressioni psicologiche e dilemmi
etici speciali" (Aetatis Novae, 19) che a volte vedono la competitività
commerciale costringere i comunicatori ad abbassare gli standard. Ogni tendenza
a produrre programmi - compresi film d’animazione e video games - che in nome
del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o
volgarizzano la sessualità umana, è perversione, ancor di più quando questi
programmi sono rivolti a bambini e adolescenti. Come spiegare questo
"divertimento" agli innumerevoli giovani innocenti che sono nella realtà vittime
della violenza, dello sfruttamento e dell’abuso? A tale proposito, tutti
dovrebbero riflettere sul contrasto tra Cristo che "prendendoli fra le braccia (i
bambini) e imponendo loro le mani li benediceva" (Mc 10,16) e quello che
chi scandalizza uno di questi piccoli per lui "è meglio per lui che gli sia
messa al collo una pietra da mulino" (Lc 17,2). Faccio nuovamente appello
ai responsabili dell’industria dei media, affinché formino ed incoraggino i
produttori a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere
la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della
famiglia. BENEDICTUS PP. XVI
© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
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