1. “O profondità della ricchezza, della sapienza e della
scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le
sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai
è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a
riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le
cose. A lui la gloria nei secoli” (Rm 11,33-36).
Quest’inno, è risuonato ininterrottamente nel Cuore di Maria
durante il tempo della sua vita terrena e perdura in modo incomparabile nell’eternità
che l’ha accolta attraverso il mistero dell’Assunzione.
2. Sulla profondità della ricchezza, della sapienza e della
scienza di Dio, sui suoi imperscrutabili giudizi, si fonda il fatto che Colei,
la quale non soltanto si è chiamata “la serva del Signore” ma lo fu in
realtà, sia nel momento dell’Annunciazione su cui meditiamo recitando l’Angelus,
sia anche nel momento dell’elevazione alla gloria, ottenne una parte
singolarissima nel suo Regno. Di questa elevazione di Maria ci parla la recente
solennità dell’Assunzione, come anche la liturgia di ieri del suo “incoronamento”
nella gloria: memoria della Beata Vergine Regina.
Non si è avverata proprio in Lei – e soprattutto in Lei –
la verità secondo cui “servire” Dio vuol dire “regnare”?
3. Un tale “regnare” ci insegna Cristo come programma della
vita cristiana. A questo proposito troviamo uno splendido insegnamento nei
documenti del Concilio Vaticano II, in particolare nella Costituzione sulla
Chiesa. Fissando quindi lo sguardo sul mistero dell’Assunzione di Maria, del
suo “incoronamento” nella gloria, impariamo quotidianamente a servire.
Servire Dio nei nostri fratelli.
Esprimere nell’atteggiamento di servizio la “regalità”
della nostra vocazione cristiana in ogni stato o professione, in ogni luogo e in
ogni tempo. Tradurre nella realtà della vita quotidiana mediante tale
atteggiamento la domanda “Venga il tuo Regno”, che eleviamo tutti i giorni
nella preghiera del Signore al Padre.
4. Che la nostra preghiera a Maria sia di nuovo un grido alla
Regina della pace. Ogni volta che, come purtroppo avviene anche proprio in
questi giorni, appaiono all’orizzonte della vita dell’umanità segni che
evocano in qualsiasi modo la minaccia della guerra in cui vivono i singoli Paesi
e le Nazioni, nasca nei cuori di tutti gli uomini di buona volontà tanto più
fervoroso il desiderio della pace, un desiderio capace di superare la minaccia
della guerra e della distruzione. E proprio un tale desiderio si manifesta nella
preghiera alla Regina della Pace.
Dopo la recita dell'Angelus
Saluto ai cittadini di Castel Gandolfo
e ai Romani
Rivolgo infine, un particolare saluto ai cittadini di Castel
Gandolfo ed a tutti i Romani, molti dei quali sono ormai in procinto di
concludere le loro vacanze per riprendere i propri impegni di lavoro. Al gruppo
di anziani, ospiti a Castel Gandolfo, che hanno voluto essere qui presenti alla
recita dell’“ Angelus ”, dirigo un vivo pensiero di augurio, invocando per
essi dal Signore copiose grazie di consolazione e di serenità, che li
accompagnino nelle loro giornate, impreziosite dalla preghiera e da un costante
abbandono alla Provvidenza divina.
© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana