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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POST-SINODALE
ECCLESIA IN ASIA
DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
E A TUTTI I FEDELI LAICI
CIRCA GESÙ CRISTO, IL SALVATORE
E LA SUA MISSIONE DI AMORE
E DI SERVIZIO IN ASIA:
"... PERCHÉ ABBIANO LA VITA
E L'ABBIANO IN ABBONDANZA" (Gv 10,10)

 

INTRODUZIONE

 

Le meraviglie del piano di Dio in Asia

1. La Chiesa in Asia canta le lodi del « Dio della salvezza » (Sal 68 [67], 20) per avere scelto di dare inizio al suo piano salvifico sul suolo dell'Asia, mediante uomini e donne di quel Continente. È stato in Asia, infatti, che Dio sin dall'inizio rivelò e portò a compimento il suo progetto salvifico. Guidò i Patriarchi (cfr Gn 12) e chiamò Mosè affinché conducesse il suo popolo verso la libertà (cfr Es 3, 10). Al popolo che si era scelto Egli parlò attraverso molti Profeti, Giudici, Re e intrepide donne di fede. Nella « pienezza del tempo » (Gal 4, 4), inviò l'Unigenito suo Figlio, Gesù Cristo il Salvatore, che si incarnò come asiatico! Esultando per la bontà dei popoli del Continente, per le culture e la vitalità religiosa, e cosciente, allo stesso tempo, dell'unicità del dono della fede ricevuta per il bene di tutti, la Chiesa in Asia non può cessare di proclamare: « Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia » (Sal 118 [117], 1).

Dato che Gesù è nato, vissuto, morto e risorto in Terra Santa, questa piccola porzione dell'Asia occidentale è diventata terra di promessa e di speranza per tutto il genere umano. Gesù conobbe ed amò quella terra, facendo sue la storia, le sofferenze e le speranze di quel popolo; ne ebbe cara la gente, abbracciando le tradizioni e l'eredità ebraiche. Dio, infatti, sin dall'antichità scelse questo popolo e ad esso si rivelò in preparazione della venuta del Salvatore. Da questa terra, mediante la predicazione del Vangelo, con la potenza dello Spirito Santo, la Chiesa andò ovunque per « ammaestrare tutte le nazioni » (cfr Mt 28, 19). Insieme con la comunità ecclesiale diffusa nel mondo, la Chiesa in Asia varcherà la soglia del terzo millennio cristiano, contemplando con meraviglia quanto Dio ha compiuto dagli inizi sino ad oggi e forte della consapevolezza che « come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo ».1

 

La preparazione all'Assemblea Speciale

2. Nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, ho delineato per la Chiesa in vista del terzo millennio del cristianesimo un programma centrato sulle sfide della nuova evangelizzazione. Elemento importante di questo piano era la celebrazione di Sinodi continentali, così che i Vescovi potessero affrontare la questione dell'evangelizzazione secondo le situazioni locali e le necessità di ogni continente. Questa serie di sinodi, collegati dal tema comune della nuova evangelizzazione, è risultata un importante contributo per la preparazione della Chiesa al Grande Giubileo dell'Anno 2000.

Nella stessa Lettera, riferendomi all'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, osservavo che in quella parte del mondo « più marcata è la questione dell'incontro del cristianesimo con le antichissime culture e religioni locali. Una grande sfida, questa, per l'evangelizzazione, dato che sistemi religiosi come il buddismo o l'induismo si propongono con un chiaro carattere soteriologico ».2 È davvero un mistero perché mai il Salvatore del mondo, nato in Asia, sia rimasto fino ad ora largamente sconosciuto ai popoli del Continente asiatico. Il Sinodo ha offerto una opportunità provvidenziale alla Chiesa in Asia per riflettere su tale mistero e per affermare un rinnovato impegno nella missione di far meglio conoscere a tutti Gesù Cristo. Due mesi dopo la pubblicazione della Tertio millennio adveniente, rivolgendomi alla sesta Assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia, a Manila nelle Filippine, durante le indimenticabili celebrazioni della decima Giornata mondiale della Gioventù, ho ricordato ai Vescovi: « Se la Chiesa in Asia deve compiere il suo destino provvidenziale, l'evangelizzazione, come gioiosa, paziente e progressiva predicazione della morte salvifica e della Risurrezione di Gesù Cristo, deve essere una vostra priorità assoluta ».3

Lungo la fase preparatoria si è evidenziata la positiva risposta dei Vescovi e delle Chiese particolari alla proposta di un'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi. Ad ogni tappa, essi hanno comunicato i loro desideri ed opinioni con franchezza e penetrante conoscenza del Continente, pienamente coscienti del vincolo di comunione che li lega alla Chiesa universale. In linea con l'idea originale della Tertio millennio adveniente e seguendo le proposte del Consiglio Presinodale che aveva valutato i pareri dei Vescovi e delle Chiese particolari nel Continente asiatico, ho scelto per tema del Sinodo: Gesù Cristo, il Salvatore e la sua missione di amore e di servizio in Asia: « perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza » (Gv 10, 10). Mediante questa particolare formulazione del tema, era mio auspicio che il Sinodo « illustrasse e approfondisse la verità su Cristo come unico Mediatore tra Dio e gli uomini e unico Redentore del mondo, ben distinguendolo dai fondatori di altre grandi religioni ».4 Mentre ci avviciniamo al Grande Giubileo, la Chiesa in Asia ha bisogno di essere in grado di proclamare con rinnovato vigore: Ecce natus est nobis Salvator mundi, « Ecco, è nato per noi il Salvatore del mondo »... è nato in Asia!

 

La celebrazione dell'Assemblea Speciale

3. Per grazia di Dio, l'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi si è svolta dal 18 aprile al 14 maggio 1998 in Vaticano, dopo le Assemblee per l'Africa (1994) e per l'America (1997) e prima dell'Assemblea Speciale per l'Oceania, tenutasi alla fine dell'anno 1998. Per quasi un mese, i Padri sinodali e gli altri partecipanti, riuniti attorno al Successore di Pietro e condividendo il dono della comunione gerarchica, hanno dato voce e volto alla Chiesa in Asia. Si è trattato senza dubbio di uno speciale momento di grazia!5 Precedenti riunioni di Vescovi dell'Asia avevano contribuito alla preparazione del Sinodo, rendendo possibile un'atmosfera di intensa comunione ecclesiale e fraterna. A tale proposito, di particolare rilevanza furono le precedenti Assemblee plenarie e i Seminari sponsorizzati dalla Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia e dai suoi uffici, che hanno radunato periodicamente un gran numero di Vescovi dell'Asia, promuovendo tra di loro vincoli e legami ministeriali. Ad alcuni di tali incontri ho avuto la gioia di partecipare, presiedendo a volte le solenni Celebrazioni eucaristiche di apertura o di chiusura. In quelle circostanze, ho potuto osservare direttamente l'incontro nel dialogo tra le Chiese particolari, comprese le Chiese orientali, nella persona dei Pastori. Queste e altre Assemblee regionali dei Vescovi dell'Asia sono provvidenzialmente servite alla preparazione remota dell'Assemblea sinodale.

L'effettiva celebrazione del Sinodo stesso ha confermato l'importanza del dialogo quale modo caratteristico della vita della Chiesa in Asia. Una condivisione sincera ed onesta di esperienze, di idee e di proposte si è rivelata come la via per un genuino incontro di spiriti, una comunione di menti e di cuori che, nell'amore, rispetta e trascende le differenze. È stato particolarmente commovente l'incontro delle nuove con le antiche Chiese, che fanno risalire le proprie origini agli Apostoli. Abbiamo sperimentato la gioia incomparabile di vedere i Pastori delle Chiese particolari in Myanmar, in Vietnam, nel Laos, nella Cambogia, nella Mongolia, nella Siberia e nelle nuove repubbliche dell'Asia Centrale seduti a fianco dei loro Fratelli, che avevano a lungo desiderato di incontrarli e dialogare con loro. C'è stato però anche un senso di tristezza per il fatto che Vescovi della Cina continentale non hanno potuto essere presenti. La loro assenza si è trasformata in un costante richiamo ai sacrifici eroici ed alle sofferenze che la Chiesa continua ad affrontare in molte parti dell'Asia.

L'incontro nel dialogo dei Vescovi con il Successore di Pietro, al quale è affidato il compito di confermare i fratelli (cfr Lc 22, 32), è servito a rinsaldarli nella fede e nella missione. Giorno dopo giorno, l'Aula sinodale e le sale degli incontri si sono riempite di testimonianze di fede profonda, di amore pronto al sacrificio, di speranza incrollabile, d'impegno a lungo provato, di perseverante coraggio, di perdono misericordioso. Nelle diverse esposizioni si è manifestata eloquentemente la verità delle parole di Gesù: « Io sono con voi tutti i giorni » (Mt 28, 20). Il Sinodo è stato un momento di grazia, un incontro con il Salvatore che continua ad essere presente nella sua Chiesa mediante la potenza dello Spirito Santo, sperimentata nel dialogo fraterno di vita, di comunione e di missione.

 

Condividere i frutti dell'Assemblea Speciale

4. Attraverso questa Esortazione post-sinodale, desidero condividere con la Chiesa che è in Asia e nel mondo intero i frutti dell'Assemblea Speciale. Il documento si sforza di offrire la ricchezza del Sinodo, grande evento spirituale di comunione e di collegialità episcopale, che è stato anzitutto una memoria celebrativa delle radici asiatiche del cristianesimo. I Padri sinodali hanno ricordato la prima comunità cristiana, la Chiesa primitiva, il piccolo gregge di Gesù in questo immenso Continente (cfr Lc 12, 32). Hanno rammentato quanto la Chiesa ha ricevuto e udito sin dagli inizi (cfr Ap 3, 3) e, dopo averne fatto memoria, hanno celebrato « l'immensa bontà » di Dio (Sal 145 [144], 7) che non viene mai meno. Il Sinodo è stato anche un'occasione per riconoscere le antiche tradizioni religiose e civiltà, le profonde filosofie e la sapienza da cui è stata plasmata l'Asia di oggi. Al di sopra di tutto, sono stati ricordati i popoli stessi dell'Asia quale vera ricchezza del Continente e speranza per il futuro. Durante il Sinodo, quanti di noi erano presenti sono stati testimoni di un incontro straordinariamente ricco di frutti tra le antiche e nuove culture e civiltà dell'Asia, meravigliose da vedersi nella loro diversità e convergenza, specialmente quando simboli, canti, danze e colori si sono radunati insieme in armonioso accordo attorno all'unica Mensa del Signore nelle Liturgie eucaristiche di apertura e di chiusura.

Il Sinodo non è stato una celebrazione motivata dall'orgoglio per i risultati umani conseguiti, ma un evento consapevole di ciò che l'Altissimo ha fatto per la Chiesa in Asia (cfr Lc 1, 49). Rammentando l'umile condizione della Comunità cattolica, come pure la debolezza dei suoi membri, il Sinodo è stato anche una chiamata alla conversione, affinché la Chiesa in Asia possa divenire sempre più degna delle grazie continuamente offerte da Dio.

Oltre a memoria e a celebrazione, il Sinodo è stato un'ardente affermazione di fede in Gesù Cristo Salvatore. Riconoscenti per il dono della fede, i Padri sinodali non hanno trovato modo migliore per celebrarla che di affermarla nella sua integrità, riflettendo su di essa in rapporto ai contesti entro i quali essa deve essere proclamata e professata nell'Asia contemporanea. Essi hanno frequentemente sottolineato che la fede viene già oggi proclamata con fiducia e coraggio nel Continente anche in mezzo a grandi difficoltà. A nome di tanti milioni di uomini e donne in Asia, che ripongono la loro fiducia in nessun altro all'infuori del Signore, i Padri sinodali hanno confessato: « Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio » (Gv 6, 69). A fronte delle molte questioni dolorose connesse con la sofferenza, la violenza, la discriminazione e la povertà, alle quali la maggioranza dei popoli dell'Asia sono soggetti, essi hanno pregato: « Credo, aiutami nella mia incredulità » (Mc 9, 24).

Nel 1995, ho invitato i Vescovi dell'Asia riuniti a Manila a « spalancare in Asia le porte a Cristo ».6 Confidando nel mistero della comunione con gli innumerevoli e spesso sconosciuti martiri della fede in Asia e confermati nella speranza dalla costante presenza dello Spirito Santo, i Padri sinodali hanno coraggiosamente chiamato i discepoli di Cristo in Asia a un nuovo impegno nella missione. Durante l'Assemblea sinodale, i Vescovi e gli altri partecipanti hanno dato testimonianza del carattere, del fuoco spirituale e dello zelo che rendono certamente l'Asia terra di un'abbondante messe nel prossimo millennio.

 

CAPITOLO I

IL CONTESTO DELL'ASIA

 

L'Asia, luogo di nascita di Gesù e della Chiesa

5. L'incarnazione del Figlio di Dio, che la Chiesa intera commemorerà nel Grande Giubileo dell'Anno 2000, avvenne in un ben definito contesto storico e geografico, che esercitò un importante influsso sulla vita e sulla missione del Redentore in quanto uomo. « Dio ha assunto in Gesù di Nazareth le caratteristiche proprie della natura umana, compresa la necessaria appartenenza dell'uomo a un determinato popolo e a una determinata terra [...] La concretezza fisica della terra e le sue coordinate geografiche fanno un tutt'uno con la verità della carne umana assunta dal Verbo ».7 Di conseguenza, conoscere il mondo nel quale il Salvatore « venne ad abitare in mezzo a noi » (Gv 1, 14) è una chiave importante per una comprensione più precisa del disegno dell'eterno Padre, e dell'immensità del suo amore per ogni creatura: « Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna » (Gv 3, 16).

Alla stessa maniera, la Chiesa vive ed adempie alla sua missione in circostanze concrete di tempo e di spazio. Se il Popolo di Dio in Asia vuole, mediante la nuova evangelizzazione, rispondere alla volontà di Dio nei suoi confronti, deve acquisire una consapevolezza profonda delle complesse realtà di questo Continente. I Padri sinodali hanno sottolineato che la missione di amore e di servizio della Chiesa in Asia è condizionata da due fattori: da un lato, la comprensione di se stessa come comunità dei discepoli di Gesù Cristo radunata attorno ai Pastori; dall'altra le realtà sociali, politiche, religiose, culturali ed economiche estremamente diversificate nell'immenso continente asiatico,8 esaminate in modo dettagliato durante il Sinodo da quanti con esse vivono in quotidiano contatto. Quanto segue è, in sintesi, il risultato delle riflessioni dei Padri sinodali.

 

Realtà religiose e culturali

6. L'Asia è il più vasto continente della terra ed è abitato da circa i due terzi della popolazione mondiale, mentre la Cina e l'India insieme costituiscono quasi la metà della popolazione totale del globo. Ciò che più colpisce del Continente è la varietà delle popolazioni, « eredi di antiche culture, religioni e tradizioni ».9 Non possiamo non rimanere colpiti dall'enorme quantità numerica della popolazione asiatica e dal variegato mosaico delle sue numerose culture, lingue, credenze e tradizioni, che comprendono una parte veramente considerevole della storia e del patrimonio della famiglia umana.

L'Asia è anche la culla delle maggiori religioni del mondo, quali il giudaismo, il cristianesimo, l'islamismo e l'induismo. È il luogo di nascita di molte altre tradizioni spirituali, quali il buddismo, il taoismo, il confucianesimo, lo zoroastrismo, il giainismo, il sikhismo e lo shintoismo. Inoltre, milioni di persone seguono altre religioni tradizionali o tribali, con vari gradi di riti, di strutture e di insegnamenti religiosi formali. La Chiesa ha il rispetto più profondo per queste tradizioni e cerca di intrecciare un dialogo sincero con i loro seguaci. I valori religiosi che esse insegnano attendono il loro compimento in Gesù Cristo.

I popoli dell'Asia sono fieri dei propri valori religiosi e culturali tipici, come ad esempio l'amore per il silenzio e la contemplazione, la semplicità, l'armonia, il distacco, la non violenza, lo spirito di duro lavoro, di disciplina, di vita frugale, la sete di conoscenza e di ricerca filosofica.10 Essi hanno cari i valori del rispetto per la vita, della compassione per ogni essere vivente, della vicinanza alla natura, del filiale rispetto per i genitori, per gli anziani e per gli antenati, ed un senso della comunità altamente sviluppato.11 In modo tutto particolare, considerano la famiglia come una sorgente vitale di forza, come una comunità strettamente intrecciata, che possiede un forte senso della solidarietà.12 I popoli dell'Asia sono conosciuti per il loro spirito di tolleranza religiosa e di coesistenza pacifica. Senza negare la presenza di aspre tensioni e di violenti conflitti, si può tuttavia dire che l'Asia ha spesso dimostrato una notevole capacità di adattamento ed una naturale apertura al reciproco arricchimento dei popoli, nella pluralità di religioni e di culture. Inoltre, nonostante l'influsso della modernizzazione e della secolarizzazione, le religioni dell'Asia mostrano segni di grande vitalità e capacità di rinnovamento, come si può vedere nei movimenti di riforma all'interno dei vari gruppi religiosi. Molti, specie tra i giovani, sperimentano una profonda sete di valori spirituali, come traspare dall'insorgere di nuovi movimenti religiosi.

Tutto questo sta ad indicare un innato intuito spirituale ed una saggezza morale tipica dell'animo asiatico, che costituisce il nucleo attorno al quale si edifica una crescente coscienza di « essere abitante dell'Asia ». Tale coscienza può essere meglio scoperta ed affermata non tanto nella contrapposizione o nell'opposizione, quanto piuttosto nella complementarità e nell'armonia. In tale quadro di complementarità e di armonia, la Chiesa può comunicare il Vangelo in un modo che sia fedele tanto alla propria tradizione, che all'animo asiatico.

 

Realtà economiche e sociali

7. Nell'ambito dello sviluppo economico, le situazioni nel Continente asiatico sono molto diverse e sfuggono a qualsiasi classificazione semplificatrice. Alcuni Paesi sono altamente sviluppati, altri si stanno sviluppando attraverso politiche economiche efficaci, mentre altri si trovano tuttora in un'abietta povertà, e certamente tra le più povere Nazioni della terra. Nel processo di sviluppo, stanno prendendo piede il materialismo e il secolarismo, specialmente nelle aree urbane. Queste ideologie, che minano i valori tradizionali, sociali e religiosi, possono arrecare incalcolabili danni alle culture dell'Asia.

I Padri sinodali hanno parlato dei rapidi cambiamenti che stanno avvenendo all'interno delle società asiatiche e degli aspetti positivi e negativi di tali cambiamenti. Tra questi vi sono il fenomeno dell'urbanesimo ed il formarsi di enormi città, spesso con larghe aree depresse dove prosperano il crimine organizzato, il terrorismo, la prostituzione e lo sfruttamento dei settori più deboli della società. Un altro dei più vistosi fenomeni sociali è l'emigrazione, che espone milioni di persone a situazioni economicamente, culturalmente e moralmente difficili. Le persone emigrano all'interno dell'Asia e dall'Asia verso altri Continenti per molteplici ragioni, tra le quali la povertà, la guerra e i conflitti etnici, la negazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. La costruzione di giganteschi complessi industriali è un'altra causa della migrazione interna o verso l'estero, con effetti distruttivi sulla vita familiare e sui valori che la compongono. È stata pure menzionata l'installazione di centrali nucleari con particolare riguardo ai costi e all'efficienza, ma con minima attenzione nei confronti della sicurezza delle persone e dell'integrità dell'ambiente.

La realtà del turismo abbisogna poi di speciale attenzione. Pur trattandosi di un'industria legittima con propri valori culturali ed educativi, il turismo ha in alcuni casi un'influenza devastante sulla fisionomia morale e fisica di numerosi Paesi asiatici, che si manifesta sotto forma di degradazione di giovani donne ed anche di bambini mediante la prostituzione.13 La cura pastorale degli emigranti e dei turisti è difficile e complessa in modo speciale in Asia, dove mancano adeguate strutture per tale scopo. La pianificazione pastorale a tutti i livelli ha bisogno di prendere in considerazione queste realtà. Né vanno dimenticati gli emigranti delle Chiese cattoliche orientali che hanno bisogno di cure pastorali secondo le tradizioni loro proprie.14

Diversi Paesi dell'Asia si trovano ad affrontare difficoltà connesse con la crescita della popolazione, che « non è un semplice problema demografico o economico, bensì soprattutto un problema morale ».15 È chiaro che la questione della popolazione è strettamente legata a quella della promozione umana, ma abbondano false soluzioni che minacciano la dignità e l'inviolabilità della vita, e costituiscono una speciale sfida per la Chiesa in Asia. È forse appropriato a questo punto ricordare il contributo della Chiesa nella difesa e nella promozione della vita attraverso l'impegno in campo sanitario, nell'ambito dello sviluppo sociale e nell'educazione, con speciale attenzione ai poveri. Quanto mai opportuno è stato l'omaggio reso a Madre Teresa di Calcutta, « conosciuta nel mondo intero per il suo amore e la cura disinteressata dei più poveri dei poveri ».16 Ella rimane un'icona del servizio alla vita che la Chiesa offre in Asia, in coraggioso contrasto con le molteplici forze oscure operanti nella società.

Un certo numero di Padri sinodali ha sottolineato le influenze che dall'esterno vengono esercitate sulle culture asiatiche. Stanno emergendo nuove forme di comportamento che sono il risultato di una eccessiva esposizione ai mezzi di comunicazione e al genere di letteratura, di musica e di film che proliferano nel Continente. Senza negare che i mezzi di comunicazione sociale possono essere una grande risorsa per il bene,17 non possiamo non considerare l'impatto negativo che spesso essi hanno. Gli effetti benefici possono talvolta essere vanificati dal modo con cui tali mezzi sono controllati ed usati da parte di quanti nutrono discutibili interessi politici, economici e ideologici. Conseguenza di ciò è che gli aspetti negativi delle industrie dei media e dell'intrattenimento minacciano i valori tradizionali, in particolare la sacralità del matrimonio e la stabilità della famiglia. L'effetto di immagini di violenza, di edonismo, di sfrenato individualismo e materialismo « colpisce al cuore le culture asiatiche, il carattere religioso delle persone, delle famiglie e di intere società ».18 Si tratta di una situazione che pone una grande sfida alla Chiesa e all'annuncio del suo messaggio.

La persistente realtà della povertà e dello sfruttamento delle persone è un dato urgente e preoccupante. In Asia vi sono milioni di persone oppresse, che per secoli sono state tenute economicamente, culturalmente e politicamente ai margini della società.19 Riflettendo sulla situazione delle donne nelle società asiatiche, i Padri sinodali hanno notato che « anche se il risveglio della presa di coscienza delle donne circa la loro dignità e diritti è uno dei segni più significativi del nostro tempo, la loro povertà e il loro sfruttamento resta un serio problema in tutta l'Asia ».20 L'analfabetismo femminile è di molto superiore a quello maschile; e le bambine sono molto più soggette ad essere abortite o addirittura ad essere soppresse subito dopo la nascita. Vi sono inoltre in tutta l'Asia milioni di persone indigene o appartenenti a tribù che vivono in isolamento sociale, culturale e politico nei confronti della popolazione dominante.21 È stato motivo di conforto sentire dai Vescovi presenti al Sinodo che, in alcuni casi, a questi problemi viene prestata una crescente attenzione a livello nazionale, regionale e internazionale, e che la Chiesa cerca attivamente di affrontare questa seria situazione.

I Padri sinodali hanno affermato che la riflessione, necessariamente breve, circa gli aspetti delle realtà economiche e sociali dell'Asia non sarebbe completa se non si riconoscesse anche la massiccia crescita economica di molte società asiatiche negli ultimi decenni: sta crescendo giorno per giorno una nuova generazione di lavoratori specializzati, di scienziati e di tecnici, e il loro gran numero promette bene per lo sviluppo dell'Asia. Tuttavia, non tutto è stabile e solido in questo processo: ciò è apparso con evidenza nelle recenti e vaste crisi finanziarie, che hanno colpito molti Paesi del Continente. Il futuro dell'Asia resta nella cooperazione, sia all'interno sia con Nazioni di altri Continenti, sempre, però, costruendo su quanto i popoli stessi dell'Asia fanno a favore del proprio sviluppo.

 

Realtà politiche

8. Alla Chiesa è sempre necessaria una esatta comprensione della situazione politica nei diversi Paesi dove svolge la propria missione. Oggi, in Asia, il panorama politico è assai complesso, con un vasto insieme di ideologie che ispirano forme di governo che vanno dalla democrazia alla teocrazia. Sono purtroppo presenti anche dittature militari e ideologie atee. Alcuni Paesi riconoscono una religione ufficiale di Stato che permette poca, o addirittura nessuna, libertà di religione alle minoranze e ai seguaci di altre religioni. Altri Stati, anche se non esplicitamente teocratici, riducono le minoranze a cittadini di seconda classe, con scarsa salvaguardia dei diritti umani fondamentali. In alcuni luoghi, i cristiani sono visti come dei traditori del proprio Paese;22 sono perseguitati e a loro viene negato il legittimo posto nella società. I Padri sinodali hanno ricordato in modo speciale il popolo della Cina, ed hanno espresso la fervida speranza che tutti i cattolici cinesi possano un giorno esercitare la propria religione liberamente e professare apertamente la loro piena comunione con la Sede di Pietro.23

Pur apprezzando i progressi che molti Paesi asiatici stanno compiendo sotto forme diverse di governo, i Padri sinodali hanno attirato l'attenzione anche sulla diffusa corruzione che esiste a vari livelli sia di governo che della società.24 Troppo spesso le persone sembrano impotenti a difendere se stesse nei confronti di politici corrotti, di ufficiali giudiziari, di amministratori e burocrati. Ma non manca una crescente presa di coscienza in Asia della capacità del popolo di cambiare strutture ingiuste. Vi sono nuove richieste di maggiore giustizia sociale, di maggiore partecipazione nel governo e nella vita economica, di uguali opportunità nel campo dell'educazione e di una giusta distribuzione delle risorse della Nazione. I cittadini stanno prendendo sempre più consapevolezza della propria dignità e dei propri diritti umani, e stanno divenendo maggiormente determinati a proteggerli. Gruppi minoritari etnici, sociali e culturali che da lungo tempo non davano segni di vita, cercano le vie per divenire agenti del proprio sviluppo sociale. Lo Spirito di Dio aiuta e sostiene gli sforzi delle persone volti a trasformare la società, così che la ricerca umana di vita più abbondante possa realizzarsi nella maniera voluta da Dio (cfr Gv 10, 10).

 

La Chiesa in Asia: passato e presente

9. La storia della Chiesa in Asia è antica quanto la Chiesa stessa, dato che proprio in Asia Gesù alitò sui discepoli lo Spirito Santo e li inviò sino ai confini della terra perché proclamassero la Buona Novella e riunissero comunità di credenti. « Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi » (Gv 20, 21, cfr Mt 28, 18-20; Mc 16, 15-18; Lc 24, 47; At 1, 8). Seguendo il comando del Signore, gli Apostoli predicarono la parola e fondarono Chiese. Sarà utile richiamare alcuni elementi di questa storia affascinante e complessa dispiegatasi sul suolo asiatico.

Da Gerusalemme, la Chiesa si diffuse ad Antiochia, a Roma e oltre, raggiungendo l'Etiopia al sud, la Scizia al nord e l'India all'est, dove, secondo la tradizione, san Tommaso apostolo giunse nel 52 d.C. e fondò Chiese nel sud del Paese. Straordinario fu lo spirito missionario durante il terzo e quarto secolo della comunità siriana dell'est, avente come centro Edessa. Le comunità ascetiche della Siria rappresentarono una forza fondamentale dell'evangelizzazione in Asia dal terzo secolo in poi, e fornirono l'energia spirituale della Chiesa, specialmente durante i tempi di persecuzione. L'Armenia fu la prima nazione ad abbracciare il cristianesimo alla fine del terzo secolo: essa si sta ora preparando a celebrare il 1700 anniversario del suo battesimo. Alla fine del quinto secolo, il messaggio cristiano aveva raggiunto i regni arabi, ma per molte ragioni, incluse le divisioni tra i cristiani, il messaggio non si radicò fra questi popoli.

Mercanti persiani portarono la Buona Novella in Cina nel quinto secolo e la prima chiesa cristiana fu qui costruita all'inizio del settimo secolo. Durante la dinastia T'ang (618-907 d.C.), la Chiesa fiorì per circa due secoli. Il declino della vivace Chiesa in Cina, alla fine del primo millennio, è uno dei capitoli più tristi nella storia del Popolo di Dio nel Continente asiatico.

Nel tredicesimo secolo, la Buona Novella fu annunciata ai Mongoli e ai Turchi e, ancora una volta, ai Cinesi, ma il cristianesimo quasi scomparve in queste regioni per una serie di cause, tra le quali l'insorgere dell'Islam, l'isolamento geografico, l'assenza di un appropriato adattamento alle culture locali, e forse, soprattutto, la mancanza di preparazione ad incontrare le grandi religioni dell'Asia. Alla fine del quattordicesimo secolo si verificò un drammatico ridimensionamento della Chiesa in Asia, eccetto per quanto concerne la comunità isolata dell'India del sud. La Chiesa in Asia doveva attendere una nuova era di sforzi missionari.

Le fatiche apostoliche di san Francesco Saverio, la fondazione della Congregazione di Propaganda Fide per opera di Papa Gregorio XV e le direttive ai missionari di rispettare ed apprezzare le culture locali contribuirono, nel corso del sedicesimo e diciassettesimo secolo, a conseguire risultati più positivi. Nel diciannovesimo secolo, vi fu un risveglio dell'attività missionaria e varie congregazioni religiose si dedicarono totalmente a questo compito. Fu riorganizzata Propaganda Fide; fu posto un maggiore accento sull'edificazione delle Chiese locali; attività educative e caritative andarono di pari passo con la predicazione del Vangelo. La Buona Novella continuò così a raggiungere un più vasto numero di persone, specialmente tra i poveri e gli svantaggiati, ma anche, qua e là, tra l'élite sociale e intellettuale. Furono effettuati nuovi tentativi di inculturazione della Buona Novella, anche se non si rivelarono per nulla sufficienti. Nonostante la sua plurisecolare presenza e i suoi sforzi apostolici, la Chiesa in molte parti veniva ancora considerata estranea all'Asia e di fatto era spesso associata nella mentalità popolare con le potenze coloniali.

Tale era la situazione alla vigilia del Concilio Vaticano II. Grazie, tuttavia, all'impulso che esso fornì, la Chiesa maturò una nuova comprensione della propria missione e con ciò si accese una grande speranza. L'universalità del piano salvifico di Dio, la natura missionaria della Chiesa e, al suo interno, la responsabilità di ciascuno nei confronti dei compiti così fortemente riaffermati nel decreto conciliare sull'attività missionaria Ad gentes, costituirono il quadro di riferimento di un impegno rinnovato. Durante l'Assemblea speciale, i Padri hanno reso testimonianza alla recente crescita della comunità ecclesiale tra molti e diversi popoli in varie parti del Continente ed hanno, al tempo stesso, lanciato l'appello per nuovi sforzi missionari negli anni a venire, specialmente in considerazione del fatto che nuove possibilità di annuncio del Vangelo emergono nelle regioni dell'Asia centrale, come ad esempio la Siberia, o nei Paesi che hanno di recente raggiunto l'indipendenza, quali il Kazakhstan, l'Uzbekistan, il Kyrgyzstan, il Tagikistan e il Turkmenistan.25

Una rassegna delle comunità cattoliche in Asia mostra una splendida varietà per l'origine e lo sviluppo storico, come pure per le diverse tradizioni spirituali e liturgiche dei vari riti. Tutte però sono unite nel proclamare la Buona Novella di Gesù Cristo mediante la testimonianza cristiana e le opere di carità e di solidarietà umana. Mentre alcune Chiese particolari svolgono la loro missione in condizioni di pace e di libertà, altre si trovano in situazioni di violenza e di conflitto, o si sentono minacciate da vari gruppi per motivi religiosi o per altre ragioni. Nel diversificato mondo culturale dell'Asia, la Chiesa si trova di fronte a specifiche sfide filosofiche, teologiche e pastorali, ed il suo compito è reso ancor più difficile dal fatto di essere minoranza, con l'unica eccezione delle Filippine, dove i cattolici sono invece maggioranza.

Quali che siano le circostanze, la Chiesa in Asia si trova inserita fra popoli che dimostrano un intenso desiderio di Dio e sa che tale desiderio può essere pienamente soddisfatto da Gesù Cristo, Buona Novella di Dio per tutte le Nazioni. I Padri sinodali hanno ardentemente auspicato che la presente Esortazione apostolica post-sinodale focalizzasse la propria attenzione su tale desiderio ed incoraggiasse la Chiesa in Asia a proclamare con vigore in parole e in opere che Gesù Cristo è il Salvatore.

Lo Spirito di Dio, sempre all'opera nella storia della Chiesa in Asia, continua a guidarla e i molteplici elementi positivi che si trovano nelle Chiese locali, frequentemente richiamati nel Sinodo, rafforzano la speranza di una « nuova primavera di vita cristiana ».26 Solida ragione di speranza è l'incremento di laici maggiormente formati, entusiasti e pieni di Spirito, sempre più coscienti della propria specifica vocazione all'interno della comunità ecclesiale. E fra questi va reso un grato encomio ai catechisti.27 Inoltre, i movimenti apostolici e carismatici sono un dono dello Spirito, poiché portano nuova vita e vigore alla formazione dei laici, delle famiglie e della gioventù.28 Le associazioni e i movimenti ecclesiali che si dedicano alla promozione della dignità umana e della giustizia, infine, rendono accessibile e tangibile l'universalità del messaggio evangelico della nostra adozione a figli di Dio (cfr Rm 8, 15-16).

Allo stesso tempo, vi sono Chiese che vivono in circostanze difficilissime, e « stanno sperimentando intense prove nella pratica della fede ».29 I Padri sinodali si sono commossi per i racconti di testimonianza eroica, perseveranza incrollabile e continua crescita della Chiesa cattolica in Cina, per gli sforzi della Chiesa nella Corea del Sud nell'offrire assistenza al popolo della Corea del Nord, per l'umile fermezza della comunità cattolica in Viêt Nam, per l'isolamento dei cristiani in luoghi quali il Laos e Myanmar, per la difficile coesistenza con la maggioranza in alcuni Stati a predominanza islamica.30 Il Sinodo ha prestato pure attenzione speciale alla situazione della Chiesa in Terra Santa e nella santa città di Gerusalemme, « cuore del cristianesimo »,31 città cara a tutti i figli di Abramo. I Padri sinodali hanno espresso l'opinione che la pace nella regione, e addirittura nel mondo, dipende in larga misura dalla riconciliazione e dalla pace da lungo tempo assente a Gerusalemme.32

Non posso concludere questa breve panoramica della situazione della Chiesa in Asia, necessariamente incompleta, senza menzionare i santi e i martiri dell'Asia, quelli dichiarati tali, come pure quelli che solo Dio conosce. Il loro esempio è fonte di « ricchezza spirituale e un grande mezzo di evangelizzazione ».33 Con il loro silenzio, essi parlano ancor più potentemente dell'importanza della santità di vita e di come occorra essere pronti ad offrire la propria esistenza per il Vangelo. Sono i maestri e i protettori, la gloria della Chiesa in Asia nella sua opera di evangelizzazione. Insieme con tutta la Chiesa, prego il Signore di mandare ancor più operai per mietere la messe di anime, ormai pronta e abbondante (cfr Mt 9, 37-38). A questo riguardo, desidero richiamare quanto ho scritto nella Redemptoris missio: « Dio apre alla Chiesa gli orizzonti di un'umanità più preparata alla semina evangelica ».34 Vedo schiudersi un nuovo e promettente orizzonte in Asia, dove Gesù nacque e dove ebbe inizio il cristianesimo.

 

CAPITOLO II

GESU SALVATORE:
UN DONO PER L'ASIA

 

Il dono della fede

10. Mentre andava svolgendosi la discussione sinodale sulle complesse realtà dell'Asia, diventava sempre più evidente a tutti che lo specifico contributo della Chiesa ai popoli del Continente è la proclamazione di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, il solo e unico Salvatore di tutte le genti.35 Ciò che distingue la Chiesa dalle altre comunità religiose è la fede in Gesù Cristo; ed essa non può tenere per sé questa preziosa luce della fede sotto il moggio (cfr Mt 5, 15), poiché la sua missione è quella di condividerla con tutti. « La vita nuova che ha trovato in Gesù Cristo, [la Chiesa] la vuole offrire a tutti i popoli dell'Asia che ricercano la pienezza di vita, affinché possano instaurare la stessa comunione con il Padre e con suo Figlio Gesù Cristo nella potenza dello Spirito Santo ».36 È questa fede in Gesù Cristo ad ispirare l'attività evangelizzatrice della Chiesa in Asia, spesso portata avanti in circostanze difficili, se non addirittura pericolose. I Padri sinodali hanno osservato che proclamare Gesù quale unico Salvatore può presentare particolari difficoltà nelle loro culture, dato che molte religioni dell'Asia insegnano esservi divine automanifestazioni che mediano la salvezza. Lungi dallo scoraggiare i Padri sinodali, le sfide che stanno davanti ai loro sforzi di evangelizzazione sono state un ulteriore incentivo all'impegno di trasmettere « la fede che la Chiesa in Asia ha ereditato dagli Apostoli e mantiene con la Chiesa di tutte le generazioni e luoghi »,37 nel convincimento che « il cuore della Chiesa in Asia rimarrà inquieto fino a che tutta l'Asia non trovi riposo nella pace di Cristo, il Signore Risorto ».38.

La fede della Chiesa in Gesù è un dono ricevuto ed un dono da condividere; è il dono più grande che essa può offrire all'Asia. Condividere la verità di Gesù Cristo con gli altri è il solenne dovere di quanti hanno ricevuto il dono della fede. Nella Lettera enciclica Redemptoris missio, scrivevo che « la Chiesa e, in essa, ogni cristiano non può nascondere né conservare per sé questa novità e ricchezza, ricevuta dalla bontà divina per essere comunicata a tutti gli uomini ».39 E proseguivo: « Coloro che sono incorporati nella Chiesa cattolica devono sentirsi dei privilegiati, e per ciò stesso maggiormente impegnati a testimoniare la fede e la vita cristiana come servizio ai fratelli e doverosa risposta a Dio ».40

Profondamente convinti di ciò, i Padri sinodali si sono mostrati egualmente coscienti della loro personale responsabilità nel fare propria l'eterna verità di Gesù mediante lo studio, la preghiera e la riflessione per portarne la potenza e la vitalità nelle sfide presenti e future dell'evangelizzazione in Asia.

 

Gesù Cristo, l'Uomo-Dio che salva

11. Le Scritture attestano che Gesù visse una vita autenticamente umana. Quel Gesù che proclamiamo unico Salvatore, ha camminato sulla terra come Uomo-Dio in pieno possesso di una natura umana. Nato da Madre Vergine negli umili dintorni di Betlemme, fu bisognoso di cure come gli altri bambini, soffrendo pure il destino di rifugiato, per sfuggire l'ira di un crudele governante (cfr Mt 2, 13-15). Fu soggetto a genitori umani che non sempre comprendevano il suo agire, ma dei quali egli ebbe piena fiducia e ai quali amorevolmente obbedì (cfr Lc 2, 41-52). Costantemente in preghiera, visse in intima relazione con Dio, al quale si rivolgeva chiamandolo Abbà, « Padre », con sconcerto di quanti lo ascoltavano (cfr Gv 8, 34-59).

Fu vicino ai poveri, ai dimenticati e agli umili, dichiarandoli veramente beati, perché Dio era con loro. Sedette a mensa con i peccatori, assicurando che alla mensa del Padre c'era un posto anche per loro, se si allontanavano dalle loro vie peccaminose per ritornare a Lui. Toccando gli impuri e lasciandosi toccare da essi, fece loro comprendere la vicinanza di Dio. Pianse per un amico morto, restituì vivo alla madre vedova un figlio morto, accolse con benevolenza i bambini e lavò i piedi ai suoi discepoli. La divina compassione non era mai stata così immediatamente accessibile.

Malati, storpi, ciechi, sordi e muti, tutti sperimentarono guarigione e perdono al suo tocco. Scelse come suoi più stretti compagni e collaboratori un insolito gruppo in cui dei pescatori erano al fianco di esattori di tasse, zeloti insieme con persone inesperte della Legge, e vi erano anche alcune donne. Venne così a crearsi una nuova famiglia, sotto l'accogliente e sorprendente amore del Padre. Gesù predicava con semplicità, usando esempi tratti dalla vita di ogni giorno per parlare dell'amore di Dio e del suo Regno; e le moltitudini riconobbero che parlava con autorità.

Tuttavia, fu accusato di essere un bestemmiatore, uno che violava la sacra Legge, un pubblico mestatore che doveva essere eliminato. Dopo un processo basato su false testimonianze (cfr Mc 14, 56), fu condannato a morire come un criminale sulla croce; abbandonato e umiliato, sembrò uno sconfitto. Fu velocemente sepolto in una tomba presa a prestito. Ma il terzo giorno dopo la sua morte, nonostante la vigilanza delle guardie, la tomba fu trovata vuota! Gesù, risorto dai morti, apparve in seguito ai discepoli prima di ritornare al Padre, dal quale era venuto.

Con tutti i cristiani, noi crediamo che questa singolare esistenza, da una parte così ordinaria e semplice, dall'altra così mirabile e avvolta nel mistero, ha introdotto nella storia umana il Regno di Dio e ha « immesso la sua potenza in ogni aspetto della vita umana e della società afflitta dal peccato e dalla morte ».41 Mediante le sue parole e le sue azioni, specialmente la sua passione, morte e risurrezione Gesù ha adempiuto la volontà del Padre di riconciliare con se stesso l'umanità, dopo che il peccato originale aveva introdotto una frattura nel rapporto tra il Creatore e la creazione. Sulla Croce egli ha preso su di sé il peccato del mondo - passato, presente e futuro. San Paolo ricorda che noi eravamo morti per i nostri peccati e la morte di Cristo ci ha riportato alla vita: « Con lui Dio ha dato vita anche a [noi][...] perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli » (Col 2, 13-14). In questo modo la salvezza è stata sancita una volta per tutte. Gesù è il nostro Salvatore nel senso pieno del termine perché le sue parole e le sue opere, specialmente la sua risurrezione dai morti, lo hanno rivelato come il Figlio di Dio, il Verbo preesistente, che regna per sempre come Signore e Messia.

 

La persona e la missione del Figlio di Dio

12. Lo « scandalo » del cristianesimo sta nel credere che il santissimo, onnipotente e onnisciente Dio ha assunto la nostra natura umana ed ha sopportato sofferenza e morte al fine di guadagnare la salvezza per tutti i popoli (cfr 1 Cor 1, 23). La fede che abbiamo ricevuto afferma che Gesù Cristo ha rivelato e portato a compimento il piano del Padre di salvare il mondo e l'intera umanità in ragione di « chi egli è » e di « ciò che compie in ragione di chi egli è ». « Chi egli è » e « ciò che fa » acquistano il loro pieno significato solo quando sono posti all'interno del mistero di Dio Uno e Trino. È stata costante preoccupazione del mio Pontificato ricordare ai fedeli la comunione di vita della Trinità beata e l'unità delle tre Persone nel piano della creazione e della redenzione. Le Lettere encicliche Redemptor hominis, Dives in misericordia e Dominum et vivificantem riflettono rispettivamente sul Figlio, sul Padre e sullo Spirito Santo e sui rispettivi ruoli nel piano divino della salvezza. Non si può, tuttavia, isolare o separare una Persona dalle altre, poiché ciascuna si rivela soltanto all'interno della comunione di vita e di azione della Trinità. L'opera salvifica di Gesù ha la sua origine nella comunione della natura divina, e a quanti credono in lui spiana la strada per entrare in intima comunione con la Trinità e tra loro stessi nella Trinità.

« Chi ha visto me ha visto il Padre », afferma Gesù (Gv 14, 9). Solo in Gesù Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (cfr Col 2, 9), e ciò lo costituisce unica e assoluta Parola salvifica di Dio (cfr Eb 1, 1-4). Quale Parola definitiva del Padre, Gesù fa conoscere Dio e la sua volontà salvifica nel modo più perfetto possibile. « Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me », dice Gesù (Gv 14, 6). Egli è « la Via, la Verità e la Vita » (Gv 14, 6), poiché — come egli stesso spiega — « il Padre che è in me compie le sue opere » (Gv 14, 10). Soltanto nella persona di Gesù la parola di salvezza di Dio appare nella sua pienezza, introducendo gli ultimi tempi (cfr Eb 1, 1-2). Agli albori della Chiesa, pertanto, Pietro poteva proclamare che « in nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati » (At 4, 12).

La missione del Salvatore raggiunse il suo culmine nel Mistero pasquale. Sulla Croce, quando stese le braccia fra il cielo e la terra in segno di perenne alleanza,42 Gesù levò l'ultimo grido al Padre affinché perdonasse i peccati dell'umanità: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Egli distrusse il peccato con la potenza del suo amore per il Padre e per l'umanità. Prese su di sé le ferite inferte dal peccato all'umanità ed offrì la liberazione da esse attraverso la conversione, i cui primi frutti appaiono evidenti nel ladrone pentito, appeso ad una croce al fianco della sua (cfr Lc 23, 43). Le sue ultime parole furono il grido del figlio fedele: « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc 23, 46). In questo supremo atto di amore, egli affidò tutta la sua vita e la sua missione nelle mani del Padre che l'aveva inviato. Così restituì al Padre tutta la creazione e l'intera l'umanità, affinché l'accogliesse di nuovo con amore compassionevole.

Tutto ciò che il Figlio è ed ha compiuto è accolto dal Padre, che può così offrirlo come dono al mondo nel momento in cui risuscita Gesù dai morti e lo fa sedere alla sua destra, dove peccato e morte non hanno più alcun potere. Nel sacrificio pasquale di Gesù, il Padre offre irrevocabilmente al mondo riconciliazione e pienezza di vita. Questo dono straordinario poté essere offerto soltanto attraverso l'amato Figlio, l'unico in grado di rispondere pienamente all'amore del Padre, amore rifiutato dal peccato. In Cristo Gesù, mediante la potenza dello Spirito Santo, noi veniamo a conoscere che Dio non è lontano, al di sopra e al di fuori dell'uomo, ma, al contrario, è vicinissimo, anzi è unito ad ogni persona e a tutta l'umanità in ogni circostanza della vita. Questo è il messaggio che il cristianesimo offre al mondo, messaggio di incomparabile conforto e di speranza per tutti i credenti.

 

Cristo Gesù: verità dell'uomo

13. Come può l'umanità di Gesù e l'ineffabile mistero dell'incarnazione del Figlio del Padre illuminare la condizione umana? Il Figlio di Dio incarnato non soltanto rivela completamente il Padre e il suo piano di salvezza, ma anche « rivela pienamente l'uomo a se stesso ».43 Le sue parole e le sue opere, e soprattutto la sua morte e risurrezione, rivelano in profondità che cosa significhi essere uomo. In Gesù, l'uomo può finalmente conoscere la verità su se stesso. La vita perfettamente umana di Gesù, dedicata interamente all'amore e al servizio del Padre e dell'umanità, rivela che la vocazione di ogni essere umano è quella di ricevere e donare amore. In Gesù rimaniamo stupiti dall'inesauribile capacità del cuore umano di amare Dio e l'uomo, anche quando ciò può comportare grande sofferenza. Soprattutto sulla Croce, Gesù spezza il potere dell'autodistruttrice resistenza all'amore inflittaci dal peccato. Per parte sua, il Padre risponde innalzando Gesù come il primogenito di coloro che ha predestinato ad essere conformi all'immagine del Figlio suo (cfr Rm 8, 29). In quel momento, Gesù è divenuto una volta per sempre la rivelazione e il compimento di una umanità rigenerata e rinnovata secondo il piano di Dio. In Gesù, pertanto, scopriamo la grandezza e la dignità di ogni persona al cospetto di Dio, che creò l'uomo a sua immagine (cfr Gn 1, 26) e troviamo l'origine della nuova creazione di cui siamo divenuti parte mediante la sua grazia.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha insegnato che « con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo ».44 I Padri sinodali hanno visto in questa profonda intuizione la sorgente ultima di speranza e di forza per gli abitanti dell'Asia nelle loro fatiche e nelle loro incertezze. Quando uomini e donne rispondono con fede viva all'offerta d'amore di Dio, la sua presenza porta amore e pace ad ogni cuore umano, trasformandolo dal di dentro. Scrivevo nella Redemptor hominis che « la redenzione del mondo — questo tremendo mistero dell'amore, in cui la creazione viene rinnovata — è, nella sua più profonda radice, la pienezza della giustizia in un cuore umano: nel cuore del Figlio primogenito, perché essa possa diventare giustizia dei cuori di molti uomini, i quali proprio nel Figlio primogenito sono stati, fin dall'eternità, predestinati a divenire figli di Dio e chiamati alla grazia, chiamati all'amore ».45

La missione di Gesù non soltanto ha ristabilito la comunione tra Dio e l'umanità, ma ha istituito una nuova comunione tra gli esseri umani alienati l'uno dall'altro a causa del peccato. Al di là di ogni divisione, Gesù rende possibile per tutti di vivere come fratelli e sorelle, riconoscendo un unico Padre che è nei cieli (cfr Mt 23, 9). In lui, è emersa una nuova armonia, in cui « non c'è più Giudeo né Greco, non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3, 28). « Egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). In tutto ciò che ha detto e fatto, Gesù è stato la voce, le mani e le braccia del Padre, radunando tutti i figli di Dio in un'unica famiglia d'amore; ha pregato perché i suoi discepoli vivessero in comunione alla stessa maniera in cui egli è in comunione con il Padre (cfr Gv 17, 11), e tra le sue ultime parole l'abbiamo udito dire: « Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore [...] Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 15, 9.12). Inviato dal Dio della comunione, Gesù ha stabilito la comunione tra il cielo e la terra nella sua persona, poiché è vero Dio e vero uomo. Noi crediamo che « piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli » (Col 1, 19-20). La salvezza può essere trovata nella persona del Figlio di Dio fatto uomo e nella missione affidata soltanto a lui come Figlio, una missione di servizio e di amore per la vita di tutti. Insieme con la Chiesa in tutto il mondo, la Chiesa in Asia proclama la verità della fede: « Uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti » (1 Tm 2, 5-6).

 

L'unicità e l'universalità della salvezza in Gesù

14. I Padri sinodali hanno ricordato che la Parola preesistente, l'Unigenito ed eterno Figlio di Dio, « era già presente nella creazione, nella storia e in ogni essere umano che anela al bene ».46 Mediante la Parola, presente nel cosmo anche prima dell'Incarnazione, il mondo ebbe l'esistenza (cfr Gv 1, 1-4.10; Col 1, 15-20). Ma come Parola incarnata che visse, morì e risuscitò dai morti, Gesù Cristo viene ora proclamato compimento dell'intera creazione, di tutta la storia e di ogni aspirazione umana alla pienezza della vita.47 Risorto dai morti, egli « è presente a tutti e all'intera creazione in un modo nuovo e misterioso ».48 In lui, « i valori autentici di ogni tradizione religiosa e culturale, quali la misericordia e la sottomissione alla volontà di Dio, la compassione e la rettitudine, la non violenza e la giustizia, la pietà filiale e l'armonia con il creato trovano il loro compimento e la loro realizzazione ».49 Dal primo istante del tempo sino all'ultimo, Gesù è il solo Mediatore universale. Anche per quanti non professano esplicitamente la fede in lui quale Salvatore, la salvezza giunge da lui come grazia, mediante la comunicazione dello Spirito Santo.

Noi crediamo che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è l'unico Salvatore, poiché soltanto lui — il Figlio — ha portato a compimento il piano universale della salvezza. Quale definitiva manifestazione del mistero dell'amore del Padre verso tutti, Gesù è infatti unico ed « è proprio questa singolarità unica di Cristo che a lui conferisce un significato assoluto e universale, per cui, mentre è nella storia, è il centro e il fine della stessa storia ».50

Nessuna persona, nessuna nazione, nessuna cultura è impermeabile all'appello di Gesù, che parla dal cuore stesso della condizione umana. « È la sua stessa vita che parla, la sua umanità, la sua fedeltà alla verità, il suo amore che abbraccia tutti. Parla, inoltre, la sua morte in croce, cioè l'imperscrutabile profondità della sua sofferenza e dell'abbandono ».51 Nel contemplarne la natura umana, i popoli dell'Asia trovano risposta alle proprie domande più profonde e compimento alle proprie speranze; essi trovano la loro dignità innalzata e vinta la loro disperazione. Gesù è la Buona Novella per gli uomini e le donne di ogni tempo e luogo, i quali cercano il significato dell'esistenza e la verità della loro stessa umanità.

 

CAPITOLO III

LO SPIRITO SANTO:
SIGNORE E DATORE DI VITA

 

Lo Spirito di Dio nella creazione e nella storia

15. Se è vero che il significato salvifico di Gesù può essere compreso soltanto nel contesto della sua rivelazione del piano di salvezza della Trinità, ne consegue che lo Spirito Santo appartiene intrinsecamente al mistero di Gesù e della salvezza da lui recata. I Padri sinodali hanno fatto spesso riferimento al ruolo dello Spirito Santo nella storia della salvezza, notando come una falsa separazione tra il Redentore e lo Spirito Santo potrebbe mettere a repentaglio la stessa verità che Cristo è l'unico Salvatore di tutti.

Nella tradizione cristiana, lo Spirito Santo è stato sempre associato alla vita e alla sua comunicazione. Il Credo niceno-costantinopolitano chiama lo Spirito Santo « Signore e datore di vita ». Non sorprende, perciò, che molte interpretazioni del racconto della creazione nel libro della Genesi abbiano riconosciuto lo Spirito Santo nel vento poderoso che aleggiava sopra le acque (cfr Gn 1, 2). Egli è presente sin dal primo istante della creazione; sin dalla prima manifestazione dell'amore di Dio Trinità, ed è sempre presente nel mondo come la sua forza che dona vita.52 Poiché la creazione è l'inizio della storia, lo Spirito è, in un certo senso, una potenza nascosta all'opera nella storia, che la guida sulle vie della verità e del bene.

La rivelazione della persona dello Spirito Santo, che è il vicendevole amore del Padre e del Figlio, è propria del Nuovo Testamento. Nel pensiero cristiano, egli viene visto come la sorgente di vita per tutte le creature. La creazione è la libera comunicazione d'amore di Dio, che, dal nulla, chiama ogni cosa all'esistenza. Tutto ciò che è creato è riempito dell'incessante scambio d'amore che contraddistingue l'intima vita della Trinità, cioè è ricolmato di Spirito Santo: « Lo Spirito del Signore riempie l'universo » (Sap 1, 7). La presenza dello Spirito nella creazione genera ordine, armonia e interdipendenza in tutto ciò che esiste. Creati ad immagine di Dio, gli esseri umani diventano in modo nuovo la dimora dello Spirito, quando sono innalzati alla dignità dell'adozione divina (cfr Gal 4, 5). Rinati nel battesimo, essi sperimentano la presenza e la potenza dello Spirito non soltanto come Autore della vita, ma anche come Colui che purifica e salva, producendo frutti di « amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5, 22). Questi frutti sono il segno che « l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato » (Rm 5, 5). Quando viene accolto nella libertà, questo amore rende uomini e donne strumenti visibili dell'incessante attività dell'invisibile Spirito nella creazione e nella storia. È anzitutto questa nuova capacità di dare e ricevere amore che rende testimonianza dell'interiore presenza e potenza dello Spirito Santo. Come conseguenza della trasformazione e del rinnovamento che produce nei cuori e nelle menti delle persone, lo Spirito influenza le società e le culture umane.53 « Lo Spirito, infatti, sta all'origine dei nobili ideali e delle iniziative di bene dell'umanità in cammino: "Con ammirabile provvidenza egli dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra" ».54

Seguendo il percorso del Concilio Vaticano II, i Padri del Sinodo hanno prestato attenzione all'azione molteplice e diversificata dello Spirito Santo che semina costantemente semi di verità fra tutti i popoli e nelle loro religioni, culture e filosofie.55 Ciò significa che queste sono capaci di aiutare le persone, individualmente e collettivamente, ad operare contro il male e a servire la vita e tutto ciò che è bene. Le forze della morte isolano tra loro i popoli, le società e le comunità religiose e generano sospetti e rivalità che conducono a conflitti. Al contrario, lo Spirito Santo sostiene le persone nella mutua comprensione e accettazione. A ragione, dunque, il Sinodo ha visto nello Spirito di Dio l'agente primario del dialogo della Chiesa con tutti i popoli, culture e religioni.

 

Lo Spirito Santo e l'Incarnazione del Verbo

16. Sotto la guida dello Spirito la storia della salvezza si dispiega sulla scena del mondo, e addirittura del cosmo, secondo il piano eterno del Padre. Questo piano, iniziato dallo Spirito fin dall'origine della creazione, viene rivelato nell'Antico Testamento, è portato a compimento dalla grazia di Gesù Cristo e viene messo in opera nella nuova creazione da questo stesso Spirito fino a quando il Signore tornerà nella gloria alla fine dei tempi.56 L'incarnazione del Figlio di Dio è l'opera suprema dello Spirito Santo: « La concezione e la nascita di Gesù Cristo sono la più grande opera compiuta dallo Spirito Santo nella storia della creazione e della salvezza: la suprema grazia – la "grazia dell'unione", fonte di ogni altra grazia ».57 L'Incarnazione è l'evento in cui Dio riconduce ad una nuova e definitiva unione con se stesso non soltanto l'uomo, ma l'intera creazione e tutta la storia.58

Concepito nel grembo della Vergine Maria per la potenza dello Spirito (cfr Lc 1, 35; Mt 1, 20), Gesù di Nazareth, Messia e unico Salvatore, fu pieno di Spirito Santo, che discese su di lui al momento del battesimo (cfr Mc 1, 10) e lo guidò nel deserto per irrobustirlo prima del ministero pubblico (cfr Mc 1, 12; Lc 4, 1; Mt 4, 1). Nella sinagoga di Nazareth, Gesù diede inizio al suo ministero profetico applicando a sé l'oracolo di Isaia sull'unzione dello Spirito che porta alla predicazione della Buona Novella ai poveri, della libertà ai prigionieri, e di un anno di grazia del Signore (cfr Lc 4, 18-19). Per la potenza dello Spirito, Gesù guariva i malati e scacciava i demoni come segno che il Regno di Dio era giunto (cfr Mt 12, 28). Dopo esser risorto dai morti, donò lo Spirito Santo ai discepoli, ai quali aveva promesso di effonderlo nella Chiesa quando sarebbe tornato al Padre (cfr Gv 20, 22-23).

Tutto questo mostra come la missione salvifica di Gesù porti l'inconfondibile marchio della presenza dello Spirito: è vita, vita nuova. Tra l'invio del Figlio da parte del Padre e l'invio dello Spirito da parte del Padre e del Figlio vi è un legame stretto e vitale.59 L'azione dello Spirito nella creazione e nella storia umana riceve un significato completamente nuovo nella sua azione nella vita e nella missione di Gesù. I « semi del Verbo » seminati dallo Spirito preparano l'intera creazione, la storia e l'uomo alla piena maturità in Cristo.60

I Padri sinodali hanno espresso preoccupazione circa la tendenza a separare l'attività dello Spirito Santo da quella di Gesù Salvatore; e rispondendo al loro assillo, ripeto quanto ho già scritto nella Redemptoris missio: « [Lo Spirito] non è alternativo a Cristo, né riempie una specie di vuoto, come talvolta si ipotizza esserci tra Cristo e il Logos. Quando lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e nelle religioni, assume un ruolo di preparazione evangelica e non può non avere riferimento a Cristo, Verbo fatto carne per l'azione dello Spirito, "per operare lui, l'Uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale" ».61

L'universale presenza dello Spirito, pertanto, non può servire come scusa per omettere di proclamare Gesù Cristo esplicitamente come il solo ed unico Salvatore. Al contrario, la presenza universale dello Spirito Santo è inseparabile dalla salvezza universale in Gesù. La presenza dello Spirito nella creazione e nella storia orienta a Gesù Cristo, nel quale entrambe sono redente e portate a compimento. La presenza e l'azione dello Spirito, sia nel momento dell'Incarnazione sia in quello culminante della Pentecoste, mirano sempre a Gesù e alla salvezza da lui recata. Per questo motivo la presenza universale dello Spirito non può mai essere separata dalla sua azione all'interno del Corpo di Cristo, che è la Chiesa.62

 

Lo Spirito Santo e il Corpo di Cristo

17. Lo Spirito Santo custodisce saldo il legame di comunione tra Gesù e la sua Chiesa. Dimorando in essa come in un tempio (cfr 1 Cor 3, 16), lo Spirito la guida, anzitutto, alla pienezza della verità su Gesù. È lui, poi, che rende possibile alla Chiesa di continuare la missione di Gesù, dando in primo luogo testimonianza a Gesù stesso e portando così a compimento quanto da lui promesso prima della sua morte e risurrezione, che cioè avrebbe inviato lo Spirito ai discepoli affinché gli rendessero testimonianza (cfr Gv 15, 26-27). L'opera dello Spirito nella Chiesa è quindi di attestare che i credenti sono figli adottivi di Dio, destinati ad ereditare la salvezza, la promessa piena comunione con il Padre (cfr Rm 8, 15-17). Adornando la Chiesa di differenti doni e carismi, lo Spirito la fa crescere nella comunione come corpo unico, composto di molte parti diverse (cfr 1 Cor 12, 4; Ef 4, 11-16). Lo Spirito raduna in unità ogni genere di persone, con i rispettivi costumi, risorse e talenti, rendendo la Chiesa segno della comunione dell'intera umanità sotto l'unico capo, Cristo.63 Lo Spirito conferisce alla Chiesa la forma di comunità di testimoni, che, con la sua potenza, rendono testimonianza a Gesù Salvatore (cfr At 1, 8) e, in questo senso, è l'agente primario dell'evangelizzazione. Da tutto ciò, i Padri sinodali hanno potuto concludere che, come il ministero terreno di Gesù si è svolto nella potenza dello Spirito Santo, così « questo stesso Spirito è stato dato alla Chiesa a Pentecoste dal Padre e dal Figlio per portare a compimento la missione di amore e di servizio di Gesù in Asia ».64

Il piano del Padre per la salvezza dell'uomo non termina con la morte e la risurrezione di Cristo. Con il dono dello Spirito di Cristo, i frutti della missione salvifica vengono offerti attraverso la Chiesa a tutti i popoli di tutti i tempi mediante l'annuncio del Vangelo e il servizio e la promozione dell'umana famiglia. Come insegna il Concilio Vaticano II, la Chiesa « è spinta dallo Spirito Santo a cooperare perché sia mandato ad effetto il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio di salvezza per il mondo intero ».65 Avendo ricevuto dallo Spirito il potere di portare a compimento la salvezza di Cristo sulla terra, la Chiesa è il germe del Regno di Dio e ne attende con impazienza la venuta finale. La sua identità e missione sono inseparabili dal Regno di Dio che Gesù ha annunciato ed inaugurato mediante tutto ciò che ha fatto e detto, principalmente mediante la sua morte e risurrezione. Lo Spirito ricorda alla Chiesa che essa non esiste per se stessa, ma per servire Cristo e la salvezza del mondo in tutto ciò che essa è e fa. Nella presente economia della salvezza, l'attività dello Spirito Santo nella creazione, nella storia e nella Chiesa è parte del disegno eterno della Trinità nei confronti di tutto ciò che esiste.

 

Lo Spirito Santo e la missione della Chiesa in Asia

18. Lo Spirito che si librava in Asia al tempo dei Patriarchi e dei Profeti e, in modo più potente, all'epoca di Gesù e della Chiesa primitiva, è ora sopra i cristiani dell'Asia, rafforzandone la testimonianza di fede tra i popoli, le culture e le religioni del Continente. Come il grande dialogo d'amore tra Dio e l'uomo fu preparato dallo Spirito Santo e si è compiuto in terra d'Asia nel mistero di Cristo, così il dialogo tra il Salvatore e i popoli del Continente continua oggi con la potenza dello stesso Spirito, operante nella Chiesa. In tale processo, i vescovi, i sacerdoti, i consacrati e i laici, uomini e donne, hanno un ruolo essenziale da svolgere, memori delle parole di Gesù, che sono al tempo stesso una promessa e un mandato: « Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra » (At 1, 8).

La Chiesa è convinta che nel profondo del cuore degli uomini, delle culture e delle religioni dell'Asia vi sia sete di « acqua viva » (cfr Gv 4, 10-15), sete che lo Spirito stesso suscita e che solo Gesù Salvatore potrà pienamente saziare. Essa si volge allo Spirito Santo perché continui a preparare i popoli dell'Asia al dialogo salvifico con il Redentore di tutti. Guidata dallo Spirito nella missione di servizio e di amore, la Chiesa può offrire un incontro fra Gesù Cristo e i popoli dell'Asia, alla ricerca della pienezza della vita. Solo in tale incontro può essere trovata l'acqua viva che sgorga per la vita eterna, e cioè la conoscenza dell'unico vero Dio e del suo inviato, Gesù Cristo (cfr Gv 17, 3).

La Chiesa sa bene di poter adempiere alla sua missione soltanto se obbedisce agli impulsi dello Spirito Santo; impegnata ad essere segno e strumento genuino dell'azione dello Spirito nelle complesse realtà dell'Asia, essa deve saper discernere, nelle diverse circostanze del Continente, la chiamata dello Spirito a testimoniare Gesù Salvatore in modi nuovi ed efficaci. La piena verità di Gesù e della salvezza da lui guadagnata per noi è sempre un dono e mai il risultato di uno sforzo umano. « Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo » (Rm 8, 16-17). Perciò la Chiesa grida incessantemente: « Vieni, Santo Spirito! Invadi nell'intimo i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore! ». È questo il fuoco che Gesù lascia cadere sulla terra, e la Chiesa in Asia condivide il suo ardente desiderio affinché quel fuoco si accenda ora (cfr Lc 12, 49). Con tale intenso sentimento, i Padri del Sinodo hanno cercato di discernere le principali aree di missione che la Chiesa deve affrontare in Asia, mentre si prepara a varcare la soglia del Terzo Millennio.

 

CAPITOLO IV

GESU SALVATORE:
PROCLAMARE IL DONO

 

Il primato dell'annuncio

19. Alla vigilia del Terzo Millennio, la voce di Cristo risorto risuona nuovamente nel cuore di ogni cristiano: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28, 18-20). Certi dell'immancabile sostegno dello stesso Gesù e della potente presenza dello Spirito, subito dopo Pentecoste gli Apostoli si apprestarono ad adempiere a questo comando: « Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano » (Mc 16, 20) e quanto essi annunciavano può essere riassunto con le parole di san Paolo: « Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù » (2 Cor 4, 5). Benedetta dal dono della fede, la Chiesa, dopo duemila anni, continua ad andare ovunque per incontrare i popoli del mondo, per condividere con loro la Buona Novella di Cristo, come comunità infiammata di zelo missionario per far conoscere, amare e seguire Gesù.

Non vi può essere vera evangelizzazione senza l'esplicita proclamazione che Gesù è il Signore. Il Concilio Vaticano II e, da allora, il Magistero, nel rispondere ad una certa confusione circa la vera natura della missione della Chiesa, hanno ripetutamente sottolineato il primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione. Al riguardo, Papa Paolo VI ha scritto esplicitamente che « non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita e le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati ».66 Questo è ciò che generazioni di cristiani hanno fatto lungo i secoli. Con comprensibile orgoglio, i Padri sinodali hanno ricordato che « numerose comunità cristiane dell'Asia hanno preservato la fede lungo i secoli nonostante grandi tribolazioni, e sono rimaste attaccate a questa eredità spirituale con perseveranza eroica. Questo immenso tesoro è per loro sorgente di grande gioia e slancio apostolico ».67

Allo stesso tempo, i partecipanti all'Assemblea Speciale hanno testimoniato più e più volte la necessità di un rinnovato impegno nell'annuncio di Gesù Cristo proprio nel Continente che ha visto l'inizio di quella proclamazione duemila anni fa. Le parole dell'apostolo Paolo diventano ancor più puntuali, date le molte persone che in quel Continente non hanno mai incontrato la persona di Gesù in maniera chiara e cosciente: « Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? » (Rm 10, 13-14). La grande questione che sta ora dinanzi alla Chiesa in Asia è come condividere con i nostri fratelli e sorelle asiatici ciò che noi gelosamente custodiamo come dono che contiene ogni altro dono, e cioè la Buona Novella di Gesù Cristo.

 

Annunciare Gesù Cristo in Asia

20. La Chiesa in Asia è molto ben disposta al dovere dell'annuncio, sapendo che « esiste già nei singoli e nei popoli, per l'azione dello Spirito, un'attesa, anche se inconscia, di conoscere la verità su Dio, sull'uomo, sulla via che porta alla liberazione dal peccato e dalla morte ».68 Questa insistenza sulla proclamazione non deriva da impulso settario né da spirito di proselitismo, né da alcun senso di superiorità. La Chiesa evangelizza in obbedienza al comando di Cristo, nella consapevolezza che ogni persona ha il diritto di udire la Buona Novella di Dio che rivela e dona se stesso in Cristo.69 Rendere testimonianza a Gesù Cristo è il servizio supremo che la Chiesa può offrire ai popoli dell'Asia, poiché risponde alla loro profonda ricerca di Assoluto e svela le verità e i valori che garantiscono loro lo sviluppo umano integrale. Profondamente cosciente della complessità di così differenti situazioni in Asia e « vivendo secondo la verità nella carità » (Ef 4, 15), la Chiesa proclama la Buona Novella con rispetto e stima amorevole nei confronti di quanti l'ascoltano. Una proclamazione che rispetta i diritti delle coscienze non viola la libertà, dal momento che la fede richiede sempre una libera risposta da parte dell'individuo.70 Ma il rispetto non elimina la necessità dell'esplicita proclamazione del Vangelo nella sua interezza. Specialmente nel contesto della ricca varietà di culture e religioni in Asia, occorre rilevare che « né il rispetto e la stima verso queste religioni, né la complessità dei problemi sollevati sono per la Chiesa un invito a tacere l'annuncio di Cristo di fronte ai non cristiani ».71 Durante la Visita in India nel 1986, ho detto chiaramente che « l'approccio della Chiesa ad altre religioni è fatto di autentico rispetto [...]. Questo rispetto è duplice: rispetto per l'uomo nella sua ricerca di risposte alle domande più profonde della sua vita, e rispetto per l'azione dello Spirito nell'uomo ».72 I Padri sinodali hanno volentieri riconosciuto l'azione dello Spirito nelle società, nelle culture e nelle religioni asiatiche, attraverso le quali il Padre prepara i cuori dei popoli dell'Asia alla pienezza di vita in Cristo.73

Nonostante questo, anche prima delle consultazioni antecedenti al Sinodo molti Vescovi dell'Asia hanno fatto presenti difficoltà nel proclamare Gesù quale unico Salvatore. Durante l'Assemblea, la situazione fu descritta in questi termini: « Alcuni dei seguaci delle grandi religioni asiatiche non hanno alcun problema ad accettare Gesù come una manifestazione della divinità o dell'Assoluto, o come un ‘essere illuminato'. Tuttavia hanno difficoltà a considerarlo come l'unica manifestazione della divinità ».74 Infatti, lo sforzo di condividere il dono della fede in Gesù quale unico Salvatore è denso di difficoltà filosofiche, culturali e teologiche, specialmente alla luce delle credenze delle grandi religioni dell'Asia, strettamente intrecciate con valori culturali e specifiche visioni del mondo.

Nell'opinione dei Padri sinodali, la difficoltà è aggravata dal fatto che Gesù viene spesso percepito come estraneo all'Asia. È un paradosso che molti abitanti del Continente tendano a vedere Gesù, nato su suolo asiatico, come un occidentale piuttosto che come una figura asiatica. In fondo, era inevitabile che l'annuncio del Vangelo da parte dei missionari occidentali fosse influenzato dalle culture di provenienza. I Padri del Sinodo hanno preso atto di ciò come di un fatto da tener presente nella storia dell'evangelizzazione. Allo stesso tempo essi hanno approfittato dell'occasione per « esprimere in maniera speciale la propria gratitudine a tutti i missionari, uomini e donne, religiosi e laici, stranieri ed autoctoni, che hanno recato il messaggio di Gesù Cristo e il dono della fede. Speciale riconoscenza va anche a tutte le Chiese sorelle che hanno inviato e continuano a mandare missionari in Asia ».75

Gli evangelizzatori possono prendere spunto dall'esperienza di san Paolo che stabilì un dialogo con i valori filosofici, culturali e religiosi dei suoi ascoltatori (cfr At 14, 13-17; 17, 22-31). Anche i Concili ecumenici, nel formulare dottrine vincolanti per la Chiesa, hanno dovuto adoperare le risorse linguistiche, filosofiche e culturali che avevano a disposizione; ma queste risorse sono divenute parte dell'eredità della Chiesa universale, essendosi rivelate capaci di esprimere la dottrina cristologica in modo appropriato e universale. Esse sono parte dell'eredità della fede, che deve essere assimilata e condivisa costantemente nell'incontro con le varie culture.76 Pertanto, il compito di proclamare Gesù in maniera da consentire ai popoli dell'Asia di identificarsi con lui, rimanendo fedeli sia alla dottrina teologica della Chiesa che alle proprie origini asiatiche, costituisce una sfida enorme.

La presentazione di Gesù Cristo come unico Salvatore esige l'adozione di una pedagogia che introduca le persone passo dopo passo alla piena appropriazione del mistero. Chiaramente, la prima evangelizzazione di non cristiani e la susseguente proclamazione a dei credenti dovrà avere approcci diversi. Nella proclamazione iniziale, ad esempio, « la presentazione di Gesù Cristo dovrebbe giungere come compimento dell'anelito espresso nelle mitologie e nel folklore dei popoli dell'Asia ».77 In generale, i metodi narrativi affini alle forme culturali asiatiche sono da preferire. Di fatto, la proclamazione di Gesù Cristo può essere attuata in modo molto efficace mediante la narrazione della sua vicenda terrena, come fa il Vangelo. Le nozioni ontologiche, che devono sempre essere presupposte ed espresse nel presentare Gesù, possono essere arricchite da prospettive più relazionali, storiche o anche cosmiche. La Chiesa, come hanno sottolineato i Padri sinodali, deve essere aperta alle nuove e sorprendenti vie con le quali il volto di Gesù può essere oggi presentato in Asia.78

Il Sinodo ha raccomandato che la successiva catechesi segua « una pedagogia evocativa che usi storie, parabole e simboli così caratteristici della metodologia asiatica nell'insegnamento ».79 Il ministero di Gesù stesso mostra chiaramente il valore del contatto personale che richiede all'evangelizzatore di prendere a cuore la situazione dell'ascoltatore, offrendo una proclamazione adatta al suo grado di maturità, attraverso forme e linguaggi appropriati. In tale prospettiva, i Padri sinodali hanno sottolineato molte volte la necessità di evangelizzare in un modo che faccia riferimento alle sensibilità dei popoli asiatici, suggerendo immagini di Gesù intelligibili alla mentalità e alle culture asiatiche e, allo stesso tempo, fedeli alla Sacra Scrittura e alla Tradizione. Tra esse vi sono state: « Gesù Cristo, Maestro di Sapienza, il Guaritore, il Liberatore, la Guida spirituale, l'Illuminato, l'Amico compassionevole dei poveri, il Buon Samaritano, il Buon Pastore, l'Obbediente ».80 Gesù potrebbe essere presentato come la Sapienza incarnata di Dio, la cui grazia porta a maturazione i « semi » della Sapienza divina già presenti nelle vite, nelle religioni e nei popoli dell'Asia.81 Tra le tante sofferenze che affliggono i popoli dell'Asia, Gesù potrebbe essere meglio annunciato come Salvatore « che può dare senso a quanti patiscono indicibile dolore e sofferenza ».82

La fede che la Chiesa offre in dono ai suoi figli e figlie dell'Asia non può essere confinata entro i limiti della comprensione e dell'espressione di alcuna cultura umana, dato che li trascende e in verità sfida ogni cultura ad elevarsi a nuove altezze di comprensione ed espressione. Ma allo stesso tempo, i Padri del Sinodo erano ben coscienti dell'impellente necessità che le Chiese locali in Asia hanno di presentare il mistero di Cristo ai loro popoli secondo i criteri culturali e i modi di pensare di questi, sottolineando pure che una tale inculturazione della fede nel Continente coinvolge una riscoperta del volto asiatico di Gesù, individuando modi attraverso i quali le culture asiatiche possano afferrare l'universale significato salvifico del mistero di Cristo e della sua Chiesa.83 Occorre emulare ai nostri giorni la penetrante comprensione dei popoli e delle culture, di cui sono esempio uomini come Giovanni da Montecorvino, Matteo Ricci e Roberto de Nobili, per nominarne solo alcuni.

 

La sfida dell'inculturazione

21. La cultura è lo spazio vitale entro il quale la persona umana si confronta faccia a faccia con il Vangelo. Come una cultura è il risultato della vita e dell'attività di un gruppo umano, così le persone che appartengono a quel gruppo sono formate in larga misura dalla cultura nella quale si trovano a vivere. E poiché sia le persone sia le società cambiano, così la cultura cambia con esse. Come questa è trasformata, così da essa lo sono le persone e le società. Da tale punto di vista, diventa più chiaro come l'evangelizzazione e l'inculturazione siano tra loro in naturale ed intima relazione. Il Vangelo e l'evangelizzazione non si identificano certamente con la cultura, ma anzi sono da essa indipendenti. E tuttavia, il Regno di Dio giunge a persone profondamente legate a una cultura, e la costruzione del Regno non può esimersi dal prendere a prestito elementi di culture umane. Perciò Paolo VI definì la spaccatura tra Vangelo e cultura il dramma del nostro tempo, con un impatto profondo sia sull'evangelizzazione sia sulle culture.84

Nel processo di incontro tra le diverse culture del mondo, la Chiesa non trasmette soltanto le sue verità e i suoi valori rinnovando le culture dal di dentro, ma attinge anche da esse gli elementi positivi già presenti. Questo è il sentiero obbligato degli evangelizzatori nel presentare la fede cristiana e nel farla diventare parte del bagaglio culturale di un popolo e, d'altra parte, le diverse culture, quando sono purificate e rinnovate alla luce del Vangelo, possono divenire espressioni vere dell'unica fede cristiana. « Con l'inculturazione la Chiesa diventa segno più comprensibile di ciò che è e strumento più atto della missione ».85 Questo coinvolgimento con le culture è sempre stato parte del pellegrinaggio della Chiesa nella storia, ma ha una speciale urgenza oggi, nella situazione multietnica, multireligiosa e multiculturale dell'Asia, dove il cristianesimo è troppo spesso visto come straniero.

A questo punto, è bene ricordare quanto è stato ripetutamente detto al Sinodo, e cioè che lo Spirito Santo è l'agente primario dell'inculturazione della fede cristiana in Asia.86 Lo stesso Spirito che ci conduce alla verità tutt'intera rende possibile un dialogo fruttuoso con i valori culturali e religiosi di differenti popoli, tra i quali, in certa misura, è presente, offrendo agli uomini e alle donne di cuore sincero la forza di superare il male e l'inganno del Maligno e porgendo a ciascuno la possibilità di far parte del Mistero pasquale in un modo che solo Dio conosce.87 La presenza dello Spirito Santo fa sì che questo dialogo si svolga nella verità, con onestà, umiltà e rispetto.88 « Nell'offrire agli altri la Buona Novella della Redenzione, la Chiesa si sforza di comprendere le loro culture. Essa cerca di conoscere le menti e i cuori di chi l'ascolta, i loro valori e costumi, i loro problemi e le loro difficoltà, le loro speranze e i loro sogni. Una volta che essa conosce e comprende questi diversi aspetti della cultura, allora può iniziare il dialogo di salvezza; essa è in grado di offrire, con rispetto ma chiaramente e con convinzione, la Buona Novella della Redenzione a tutti coloro che liberamente desiderano ascoltare e rispondere ».89 Pertanto, i popoli dell'Asia desiderosi di appropriarsi della fede cristiana siano sicuri che le loro speranze, attese, ansietà e sofferenze non solo sono abbracciate da Gesù, ma diventano il vero punto nel quale il dono della fede e la potenza dello Spirito entrano nel più profondo delle loro vite.

È compito dei Pastori, in virtù del carisma loro proprio, guidare questo dialogo con discernimento. Allo stesso modo, gli esperti in discipline sacre o secolari hanno ruoli importanti da svolgere nel processo di inculturazione. Ma il processo stesso deve coinvolgere tutto il popolo di Dio, dato che la vita della Chiesa come tale deve rendere visibile la fede annunciata e fatta propria. Per essere certi che ciò avvenga in modo adeguato, il Padri del Sinodo hanno identificato alcune aree bisognose di particolare attenzione: la riflessione teologica, la liturgia, la formazione dei sacerdoti e dei religiosi, la catechesi e la spiritualità.90

 

Aree chiave di inculturazione

22. Il Sinodo ha espresso incoraggiamento ai teologi nel delicato compito di sviluppare una teologia inculturata, specialmente nell'area della cristologia.91 Essi hanno sottolineato che « questa maniera di fare teologia deve essere perseguita con coraggio, rimanendo fedeli alla Scrittura e alla Tradizione della Chiesa, con sincera adesione al Magistero e con conoscenza delle situazioni pastorali ».92 Anch'io desidero invitare i teologi ad operare in spirito di unione con i Pastori e con i membri del Popolo di Dio, che — in unità e mai separati gli uni dagli altri — « riflettono il genuino senso della fede che non bisogna mai perdere di vista ».93 Il lavoro teologico deve essere sempre guidato dal rispetto per le sensibilità dei cristiani, in modo che, mediante una crescita graduale verso forme inculturate dell'espressione della fede, le persone non siano né indotte a confusione né scandalizzate. In ogni caso, l'inculturazione deve essere guidata dalla compatibilità con il Vangelo e dalla comunione con la fede della Chiesa universale,94 e perseguita in pieno accordo con la Tradizione della Chiesa, avendo di vista il rafforzamento della fede del popolo. La prova di una vera inculturazione è se i credenti diventano più impegnati nella fede cristiana per la ragione che la percepiscono più chiaramente con gli occhi della propria cultura.

La liturgia è la fonte e il culmine di tutta la vita e la missione cristiana,95 ed un mezzo fondamentale di evangelizzazione, specialmente in Asia, dove i seguaci di diverse religioni sono così attirati dal culto, dalle festività religiose e dalle devozioni popolari.96 La liturgia delle Chiese orientali per la maggior parte è stata inculturata con successo attraverso secoli di interazione con la cultura che la circondava, mentre le Chiese fondate più di recente hanno bisogno di far sì che essa divenga una sorgente ancora maggiore di nutrimento per i fedeli attraverso un uso saggio ed efficace di elementi tolti dalle culture locali. E ciononostante, l'inculturazione liturgica richiede ben più che un concentrarsi su valori culturali tradizionali, su simboli e riti. Occorre tener presenti i cambiamenti nella coscienza e negli atteggiamenti causati dall'emergere di culture secolaristiche e consumistiche che influiscono sul senso asiatico del culto e della preghiera; né, per una genuina inculturazione liturgica in Asia, si possono dimenticare i bisogni specifici dei poveri, degli emigrati, dei rifugiati, della gioventù e delle donne.

Le Conferenze Episcopali nazionali e regionali devono lavorare più a stretto contatto con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per ricercare vie efficaci per promuovere forme appropriate di culto nel contesto dell'Asia.97 Una simile collaborazione è essenziale perché la Sacra Liturgia esprime e celebra l'unica fede professata da tutti ed essendo eredità di tutta la Chiesa non può essere determinata dalle Chiese locali isolate dalla Chiesa universale.

I Padri sinodali hanno particolarmente insistito sull'importanza della parola biblica nel comunicare il messaggio della salvezza ai popoli del Continente, dove la parola trasmessa è così importante per preservare e comunicare l'esperienza religiosa.98 Ne consegue, pertanto, che un apostolato biblico efficace ha bisogno di essere sviluppato per poter assicurare che il testo sacro sia più ampiamente diffuso e più intensamente usato con spirito d'orazione tra i membri della Chiesa in Asia. I Padri del Sinodo hanno sottolineato l'urgenza che essa sia presa come base di ogni annuncio missionario, catechesi, predicazione e stile di spiritualità.99 Devono pure essere incoraggiati e sostenuti gli sforzi per tradurre nelle lingue locali la Bibbia, mentre la formazione biblica dovrebbe essere considerata un importante mezzo per educare alla fede le persone e renderle pronte al compito della proclamazione. Dovranno essere inclusi corsi sulla Scrittura orientati alla pastorale, con l'accento sull'applicazione dei suoi insegnamenti alle complesse realtà dell'Asia nei programmi di formazione per il clero, per i consacrati e per il laicato. 100 La Sacra Scrittura dovrebbe essere fatta conoscere anche tra i seguaci di altre religioni, poiché la Parola di Dio ha un intrinseco potere di toccare il cuore dell'uomo, dato che attraverso di essa lo Spirito di Dio rivela il piano divino della salvezza per il mondo. Inoltre, gli stili narrativi che si possono rilevare in molti libri della Bibbia hanno affinità con i testi religiosi tipici dell'Asia. 101

Un altro aspetto chiave dell'inculturazione è la formazione degli evangelizzatori, dai quali dipende in larga parte il suo futuro. Nel passato, la formazione spesso ha seguito lo stile, i metodi e i programmi mediati dall'Occidente. Pur apprezzando il servizio reso da quel tipo di formazione, i Padri sinodali hanno riconosciuto come uno sviluppo positivo gli sforzi recentemente fatti per adattare la formazione degli evangelizzatori ai contesti culturali dell'Asia. Oltre a una solida istruzione biblica e patristica, i seminaristi devono acquisire una conoscenza articolata e sicura del patrimonio teologico e filosofico della Chiesa, come ho sottolineato nell'Enciclica Fides et ratio. 102 Sulla base di questa preparazione, essi troveranno beneficio nell'avvicinare le tradizioni filosofiche e religiose dell'Asia. 103 I Padri sinodali hanno incoraggiato inoltre professori di seminario e collaboratori a cercare di comprendere gli elementi di spiritualità e di preghiera prossimi all'animo asiatico e a lasciarsi coinvolgere più profondamente nella ricerca da parte dei popoli dell'Asia di una vita più piena. 104 A tale scopo, è stata posta particolare enfasi sulla necessità di assicurare un'adeguata formazione del corpo educativo dei seminari. 105 Il Sinodo ha pure espresso preoccupazione per la formazione di uomini e donne alla vita consacrata, specificando chiaramente che la loro spiritualità e il loro stile di vita devono dimostrare sensibilità al patrimonio religioso e culturale delle persone tra le quali vivono e che servono, sempre supponendo il necessario discernimento su ciò che è conforme al Vangelo e ciò che non lo è. 106 Inoltre, dato che l'inculturazione del Vangelo coinvolge tutto il Popolo di Dio, il ruolo del laicato è di importanza fondamentale. Sono essi prima di tutti ad essere chiamati alla trasformazione della società, in collaborazione con i Vescovi, il clero e i religiosi, infondendo il « pensiero di Cristo » nella mentalità, nei costumi, nelle leggi e nelle strutture del mondo secolare nel quale vivono. 107 Una più ampia inculturazione del Vangelo ad ogni livello della società in Asia dipenderà considerevolmente dalla formazione appropriata che le Chiese locali sapranno dare al laicato.

 

Vita cristiana come annuncio

23. Più la comunità cristiana è fondata sull'esperienza di Dio che promana da una fede vissuta e più sarà capace di annunciare in modo credibile agli altri il compimento del Regno di Dio in Gesù Cristo. Questo dipende dall'ascolto fedele della Parola di Dio, dalla preghiera e dalla contemplazione, dalla celebrazione del mistero di Gesù nei sacramenti, anzitutto nell'Eucaristia, e dall'esempio di vera comunione di vita e di integrità dell'amore. Il centro della Chiesa particolare deve essere posto nella contemplazione di Gesù Cristo, Dio fatto uomo: la Chiesa deve tendere costantemente ad una più intima unione con lui, del quale continua la missione. La missione è azione contemplativa e attiva contemplazione. Pertanto, un missionario che non abbia una profonda esperienza di Dio nella preghiera e nella contemplazione avrà poca influenza spirituale o successo nel ministero. Si tratta di una riflessione che traggo dalla mia personale esperienza sacerdotale e, come ho scritto altrove, il contatto con rappresentanti delle tradizioni spirituali non cristiane, particolarmente quelle asiatiche, mi ha confermato nel convincimento che il futuro della missione dipende in grande misura dalla contemplazione. 108 In Asia, dimora di grandi religioni dove persone ed interi popoli hanno sete del divino, la Chiesa è chiamata ad essere una Chiesa di preghiera, profondamente spirituale anche se coinvolta in preoccupazioni umane e sociali immediate: ogni cristiano ha bisogno di un'autentica spiritualità missionaria fatta di preghiera e di contemplazione.

Una persona realmente religiosa è con grande facilità rispettata e seguita in Asia. Preghiera, digiuno e varie forme di ascetismo sono tenute in grande considerazione. Rinuncia, distacco, umiltà, semplicità e silenzio sono considerati dei grandi valori dai seguaci di ogni religioni. Affinché la preghiera non venga staccata dalla promozione umana, i Padri sinodali hanno sottolineato che « l'opera di giustizia, di carità e di compassione è strettamente legata ad una vita di autentica preghiera e di contemplazione e, inoltre, questa stessa spiritualità sarà la sorgente di ogni nostra opera di evangelizzazione ». 109 Pienamente convinti dell'importanza di una testimonianza autentica nella evangelizzazione dell'Asia, i Padri del Sinodo hanno affermato: « La Buona Novella di Gesù Cristo potrà essere annunciata soltanto da coloro che sono presi e ispirati dall'amore del Padre verso i suoi figli, manifestato nella persona di Gesù Cristo. Tale annuncio è una missione che ha bisogno di uomini e donne santi che faranno conoscere ed amare il Salvatore attraverso la loro vita. Un fuoco non può essere acceso che mediante qualcosa che sia esso stesso infiammato. Così, un annuncio riuscito della Buona Novella della Salvezza in Asia può essere istituito soltanto se i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici sono essi stessi accesi di amore per Cristo e ardenti di zelo per farlo conoscere a più ampio raggio, per farlo amare più intensamente e seguirlo più da vicino ». 110 I cristiani che parlano di Cristo devono incarnare nella vita il messaggio che proclamano.

A tale riguardo, tuttavia, una particolare circostanza nel contesto asiatico esige attenzione. La Chiesa sa che la silenziosa testimonianza di vita a tutt'oggi rimane l'unico modo di proclamare il Regno di Dio in molti luoghi in Asia, dove la proclamazione esplicita è proibita e la libertà religiosa negata o sistematicamente ridotta. La Chiesa vive questo tipo di testimonianza in modo consapevole, considerandola il suo « prendere la propria croce » (cfr Lc 9, 23), anche se non si stanca di richiamare i governi e di spingerli a riconoscere la libertà religiosa come diritto umano fondamentale. È significativo ripetere, a tale riguardo, le parole del Concilio Vaticano II: « La persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Tale libertà consiste in questo, che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata ». 111 In alcuni Paesi asiatici, questo principio deve ancora essere riconosciuto e posto in atto.

Chiaramente, pertanto, l'annuncio di Gesù Cristo in Asia presenta molti aspetti complessi sia di contenuto che di metodo. I Padri sinodali erano acutamente coscienti della legittima varietà di approcci alla proclamazione di Gesù, a patto, però, che la fede sia rispettata nella sua integrità nel processo di appropriazione e di condivisione della medesima. Il Sinodo ha sottolineato che « l'evangelizzazione è oggi una realtà ricca e dinamica, con vari aspetti, quali la testimonianza, il dialogo, l'annuncio, la catechesi, la conversione, il Battesimo, l'inserimento nella comunità ecclesiale, l'implantazione della Chiesa, l'inculturazione e lo sviluppo integrale dell'uomo. Alcuni di questi elementi procedono insieme, mentre altri sono delle tappe o fasi successive del processo intero di evangelizzazione ». 112 In tutta l'opera evangelizzatrice, tuttavia, è la completa verità di Gesù Cristo che deve essere annunciata. Sottolineare alcuni aspetti dell'inesauribile mistero di Gesù è legittimo e necessario nel proporre gradualmente Cristo ad una persona, ma non può essere permesso alcun compromesso nell'integrità della fede. Alla fin fine, l'accettazione della fede da parte di una persona deve basarsi su una comprensione certa della persona di Gesù Cristo, il Signore di tutti che « è lo stesso ieri, oggi e sempre » (Eb 13, 8), come insegnato dalla Chiesa di ogni tempo e luogo.

 

CAPITOLO V

COMUNIONE E DIALOGO
PER LA MISSIONE

 

Comunione e missione procedono di pari passo

24. In obbedienza all'eterno disegno del Padre, la Chiesa, prevista sin dalle origini del mondo, preparata nell'Antico Testamento, istituita da Cristo Gesù e resa presente nel mondo dallo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, « prosegue il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio », 113 mentre incede verso la perfezione nella gloria del cielo. Poiché Dio desidera « la costituzione di tutto il genere umano nell'unico Popolo di Dio, la sua riunione nell'unico Corpo di Cristo, la sua edificazione nell'unico tempio dello Spirito Santo », 114 la Chiesa è nel mondo « il disegno visibile dell'amore di Dio per l'umanità, il sacramento della salvezza ». 115 Non la si può, pertanto, considerare semplicemente come un'organizzazione sociale o un'agenzia di assistenza umanitaria. Nonostante abbia tra i suoi membri uomini e donne peccatori, essa deve essere vista come il luogo privilegiato dell'incontro tra Dio e l'uomo, nel quale Dio sceglie di rivelare il mistero della sua vita intima e di realizzare il suo piano di salvezza del mondo.

Il mistero del disegno d'amore di Dio è reso presente e attivo nella comunità degli uomini e delle donne che sono stati sepolti con Cristo mediante il Battesimo nella morte, così che come Cristo è stato risuscitato dai morti dalla gloria del Padre, anch'essi possano camminare in novità di vita (cfr Rm 6, 4). Al centro del mistero della Chiesa c'è il vincolo di comunione che unisce Cristo-Sposo a tutti i battezzati. Attraverso questa comunione vivente e vivificante, « i cristiani non appartengono a se stessi, ma sono proprietà di Cristo »; 116 uniti al Figlio nel vincolo d'amore dello Spirito, sono uniti al Padre, e da questa comunione fluisce la comunione che essi condividono l'uno con l'altro mediante Cristo nello Spirito Santo. 117 Il fine primario della Chiesa, pertanto, è di essere il sacramento dell'intima unione della persona umana con Dio e, poiché la comunione delle persone l'una con l'altra è radicata in questa unione con Dio, la Chiesa è pure il sacramento dell'unità del genere umano, 118 in lei già iniziata; allo stesso tempo, essa è « segno e strumento » della piena realizzazione di questa unità che deve ancora compiersi. 119

E un requisito essenziale della vita in Cristo che chi entra nella comunione con il Signore porti frutto: « Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto » (Gv 15, 5), e ciò è così vero che la persona che non porta frutto non rimane nella comunione: « Ogni tralcio che in me non porta frutto, [il Padre] lo pota » (Gv 15, 2). La comunione con Gesù, che dà origine alla comunione dei cristiani tra di loro, è la condizione indispensabile per portare frutto; e la comunione con gli altri, dono di Cristo e del suo Spirito, è il frutto più bello che i tralci possano offrire. In questo senso, comunione e missione sono inseparabilmente connesse l'una con l'altra, sono intrecciate e si implicano vicendevolmente, così che « la comunione rappresenta la sorgente e insieme il frutto della missione: la comunione è missionaria e la missione è per la comunione ». 120

Adoperando la teologia di comunione, il Concilio Vaticano II ha potuto descrivere la Chiesa come il Popolo di Dio in pellegrinaggio al quale, in certo modo, tutti i popoli sono collegati. 121 Su questa base, i Padri sinodali hanno posto l'accento sul legame misterioso tra la Chiesa e i seguaci di altre religioni asiatiche, notando che essi sono « relazionati alla [Chiesa] in modi e gradi differenti ». 122 Tra popoli, culture e religioni così differenti, « la vita della Chiesa come comunione è della più grande importanza ». 123 In effetti, il servizio di unità della Chiesa ha una specifica rilevanza in Asia, dove vi sono molte tensioni, divisioni e conflitti, causati da differenze etniche, sociali, culturali, linguistiche, economiche e religiose. E in tale contesto che le Chiese locali in Asia, in comunione con il Successore di Pietro, hanno bisogno di promuovere tra loro una più profonda comunione di mente e di cuore mediante una più stretta collaborazione tra di loro. Sono inoltre vitali alla missione evangelizzatrice le relazioni con le altre Chiese e Comunità ecclesiali e con i seguaci di altre religioni. 124 Il Sinodo, pertanto, ha rinnovato l'impegno della Chiesa in Asia nel compito di promuovere sia i rapporti ecumenici che il dialogo interreligioso, prendendo atto del fatto che il costruire unità, l'adoperarsi per la riconciliazione, il plasmare vincoli di solidarietà, il promuovere il dialogo tra religioni e culture, lo sradicare pregiudizi e il suscitare fiducia tra i popoli è essenziale alla missione evangelizzatrice della Chiesa nel Continente. Tutto ciò richiede dalla comunità cattolica un sincero esame di coscienza, il coraggio della riconciliazione e un rinnovato impegno al dialogo. Alle soglie del Terzo Millennio, è chiaro che la capacità della Chiesa di evangelizzare richiede che essa si sforzi vigorosamente di servire la causa dell'unità in tutte le dimensioni, poiché comunione e missione procedono di pari passo.

 

Comunione dentro la Chiesa

25. Riuniti attorno al Successore di Pietro, pregando e lavorando insieme, i Vescovi dell'Assemblea Speciale per l'Asia hanno offerto un'immagine concreta di quel che sarebbe la comunione della Chiesa in tutta la ricca diversità delle Chiese particolari sulle quali presiedono nella carità. La mia stessa presenza alle Congregazioni Generali del Sinodo è stata sia una grande opportunità per condividere le difficoltà, le gioie e le speranze dei Vescovi, sia un esercizio intenso e profondamente sentito del mio ministero. E proprio all'interno della prospettiva della comunione ecclesiale che l'autorità universale del Successore di Pietro risplende più chiaramente, non in primo luogo come potere giuridico sulle Chiese locali, ma anzitutto come primato pastorale al servizio dell'unità della fede e della vita dell'intero Popolo di Dio. Profondamente coscienti che « il Ministero petrino ha la specifica funzione di garantire e promuovere l'unità della Chiesa », 125 i Padri sinodali hanno riconosciuto con apprezzamento il servizio che i Dicasteri della Curia Romana e il Servizio Diplomatico della Santa Sede rendono alle Chiese locali, nello spirito di comunione e di collegialità. 126 Essenziale dimensione di questo servizio è il rispetto e la sensibilità che questi stretti collaboratori del Successore di Pietro mostrano nei confronti della legittima diversità delle Chiese locali e della varietà di culture e di popoli con i quali vengono a contatto.

Ogni Chiesa particolare deve fondarsi sulla testimonianza della comunione ecclesiale che costituisce la natura stessa della Chiesa. I Padri sinodali hanno scelto di descrivere la Diocesi come una comunione di comunità riunite attorno al Pastore, dove il clero, i consacrati e i laici sono impegnati in un « dialogo di vita e di cuore » sorretto dalla grazia dello Spirito Santo. 127 E in primo luogo nella Diocesi che la visione di una comunione di comunità può avverarsi nel mezzo delle complesse realtà sociali, politiche, religiose, culturali ed economiche dell'Asia. La comunione ecclesiale implica che ogni Chiesa locale deve diventare ciò che i Padri sinodali hanno chiamato una « Chiesa partecipativa », una Chiesa, cioè, nella quale ognuno vive la propria vocazione ed adempie al proprio ruolo. Al fine di edificare la « comunione per la missione » e la « missione di comunione », il singolare carisma di ogni membro deve essere riconosciuto, sviluppato ed utilizzato in modo efficace. 128 In particolare, vi è la necessità di promuovere un maggiore coinvolgimento dei laici e delle persone consacrate nella programmazione pastorale e nel processo decisionale mediante le strutture partecipative come i consigli pastorali e le assemblee parrocchiali. 129

In ogni Diocesi, la parrocchia rimane il luogo ordinario dove i fedeli si riuniscono per crescere nella fede, per vivere il mistero della comunione ecclesiale e per prendere parte alla missione della Chiesa. Pertanto, il Padri del Sinodo hanno caldamente invitato i Parroci ad approntare nuovi ed efficaci modi di guidare pastoralmente i fedeli, così che ciascuno, specialmente il povero, si senta realmente parte della parrocchia e dell'intero Popolo di Dio. La programmazione pastorale con i laici dovrebbe essere una prassi normale di tutte le parrocchie. 130 Il Sinodo, poi, ha individuato in particolare i giovani come coloro per i quali « la parrocchia dovrebbe offrire maggiori opportunità di amicizia e di comunione attraverso attività di apostolato giovanile organizzato e di associazioni di giovani ». 131 Nessuno a priori dovrebbe essere escluso dal condividere pienamente la vita e la missione della parrocchia in ragione della condizione sociale, economica, politica, culturale o educativa e come ogni seguace di Cristo ha un dono da offrire alla comunità, così la comunità dovrebbe mostrare disponibilità a ricevere il dono di ognuno e beneficiarne.

In tale contesto e riferendosi alla propria esperienza pastorale, i Padri sinodali hanno sottolineato il valore delle comunità ecclesiali di base come un modo efficace per promuovere la comunione e la partecipazione nelle parrocchie e nelle Diocesi, ed anche una genuina forza per l'evangelizzazione. 132 Questi piccoli gruppi aiutano i fedeli a vivere come comunità che credono, pregano e si amano come i primi cristiani (cfr At 2, 44-47; 4, 32-35). Essi tendono ad aiutare i propri membri a vivere il Vangelo in spirito di amore fraterno e di servizio, e sono perciò un solido punto di partenza per costruire una nuova società che sia espressione della civiltà dell'amore. Insieme con il Sinodo, incoraggio la Chiesa in Asia, là dove possibile, a considerare queste comunità di base come uno strumento utile per l'attività evangelizzatrice della Chiesa. Allo stesso tempo, saranno efficaci se, come ha scritto Paolo VI, vivono in unione con la Chiesa particolare e universale in sincera comunione con i Pastori e il Magistero, con un impegno all'opera missionaria e senza dare spazio ad isolazionismi o a sfruttamento ideologico. 133 La presenza di queste piccole comunità non è contraria alle istituzioni e alle strutture stabilite, che rimangono necessarie alla Chiesa per adempiere alla propria missione.

Il Sinodo ha riconosciuto pure il ruolo dei movimenti di rinnovamento nella edificazione della comunione, quando offrono opportunità per un'esperienza di Dio più interiore attraverso la fede e i sacramenti e la promozione della conversione di vita. 134 E responsabilità dei Pastori guidare, accompagnare ed incoraggiare tali gruppi così che possano integrarsi bene nella vita e nella missione della parrocchia e della Diocesi. Quanti sono coinvolti in associazioni o movimenti dovrebbero offrire sostegno alla Chiesa locale e non presentare se stessi come alternativi alle strutture diocesane e alla vita parrocchiale. La comunione cresce più robusta quando i responsabili locali di questi movimenti lavorano insieme con i Pastori in spirito di carità per il bene di tutti (cfr 1 Cor 1, 13).

 

Solidarietà tra le Chiese

26. Questa comunione ad intra contribuisce alla solidarietà tra le stesse Chiese particolari. L'attenzione ai bisogni locali è legittima e indispensabile, ma la comunione esige che le Chiese particolari rimangano aperte l'una nei confronti dell'altra e tra di loro collaborino, così che nella loro diversità preservino e manifestino chiaramente il vincolo di comunione con la Chiesa universale. La comunione esige la mutua comprensione ed un approccio coordinato alla missione, senza pregiudizio all'autonomia e ai diritti delle Chiese secondo le rispettive tradizioni teologiche, liturgiche e spirituali. La storia, tuttavia, dimostra come le divisioni abbiano spesso ferito la comunione delle Chiese in Asia; lungo i secoli, le relazioni tra Chiese particolari di differenti giurisdizioni ecclesiastiche, di tradizioni liturgiche e di metodi missionari sono talvolta state tese o difficili. I Vescovi presenti al Sinodo hanno riconosciuto come anche oggi tanto tra le Chiese particolari in Asia quanto al loro interno vi siano, purtroppo, di quando in quando delle divisioni, spesso connesse con diversità rituali, linguistiche, etniche, ideologiche e di casta. Alcune ferite sono state parzialmente rimarginate, ma non vi è ancora totale guarigione.

Riconoscendo che là dove la comunione è indebolita, viene a soffrire la testimonianza della Chiesa e il lavoro missionario, i Padri hanno proposto iniziative concrete per rafforzare i rapporti tra le Chiese particolari in Asia. Oltre alle necessarie espressioni spirituali di sostegno e di incoraggiamento, hanno suggerito una più equa distribuzione dei sacerdoti, una solidarietà economica più efficace, scambi culturali e teologici, ed aumentate opportunità di gemellaggio fra Diocesi. 135

Associazioni regionali e continentali di Vescovi, in particolare il Consiglio dei Patriarchi cattolici del Medio Oriente e la Federazione delle Conferenze dei Vescovi dell'Asia, hanno contribuito a promuovere l'unità tra le Chiese locali ed hanno fornito un luogo di incontro per la collaborazione al fine di risolvere problemi pastorali. Allo stesso modo, vi sono molti centri di teologia, di spiritualità e di attività pastorale in Asia che promuovono la comunione e la collaborazione pratica. 136 Deve essere preoccupazione di tutti far sì che queste promettenti iniziative siano ulteriormente sviluppate per il bene sia della Chiesa che della società in Asia.

 

Le Chiese orientali cattoliche

27. La situazione delle Chiese orientali cattoliche, principalmente del Medio Oriente e dell'India, merita una attenzione speciale. Esse sono state custodi sin dai tempi apostolici di una preziosa eredità spirituale, liturgica e teologica; i loro riti e le loro tradizioni, nati in una profonda inculturazione della fede sul suolo di molti Paesi dell'Asia, hanno diritto al più grande rispetto. Con i Padri del Sinodo, chiedo ad ognuno di riconoscere i legittimi costumi e libertà di queste Chiese in materie disciplinari e liturgiche, come stabilito dal Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. 137 Alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, vi è l'urgente necessità di superare le paure e le incomprensioni che sembrano comparire talvolta fra le Chiese orientali cattoliche e la Chiesa latina, e pure fra quelle Chiese stesse, specialmente per quanto attiene alla cura pastorale dei fedeli, anche al di fuori dei territori loro propri. 138 Come figli dell'unica Chiesa, rinati alla novità della vita in Cristo, i credenti sono chiamati ad affrontare ogni cosa in spirito di comunione di intenti, di fiducia e di incrollabile carità. Non si deve lasciare che i conflitti generino divisioni, ma devono essere affrontati in spirito di verità e di rispetto, poiché non vi può essere alcun bene se non dall'amore. 139

Queste venerabili Chiese sono coinvolte direttamente nel dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse sorelle, e i Padri sinodali le hanno incoraggiate a proseguire su questa strada. 140 Esse hanno anche avuto preziose esperienze di dialogo interreligioso, specialmente con l'Islam, e ciò può aiutare altre Chiese in Asia e altrove. E chiaro che le Chiese orientali cattoliche hanno una grande ricchezza di tradizioni e di esperienze che possono grandemente recare beneficio a tutta la Chiesa.

 

Condividere le speranze e i patimenti

28. I Padri del Sinodo erano pure coscienti della necessità di un'effettiva comunione e collaborazione con le Chiese locali presenti nei territori asiatici dell'ex Unione Sovietica che si stanno ricostituendo tra le difficili circostanze ereditate da un tormentato periodo della storia. La Chiesa le accompagna con la preghiera, condividendone le sofferenze e le ritrovate speranze. Incoraggio tutta la Chiesa ad offrire sostegno morale, spirituale e materiale, mettendo a disposizione anche persone ordinate e non ordinate: esse sono veramente necessarie per aiutare queste comunità nel compito di condividere l'amore di Dio rivelato in Gesù con i popoli di queste terre. 141

In molte parti dell'Asia, i nostri fratelli e sorelle continuano a vivere la fede tra restrizioni o totale negazione della libertà. Per questi membri sofferenti della Chiesa, i Padri sinodali hanno espresso speciale preoccupazione e sollecitudine. Con i Vescovi dell'Asia, esorto i fratelli e le sorelle di queste Chiese che vivono in difficili circostanze ad unire le loro sofferenze a quelle del Signore crocifisso, poiché noi e loro sappiamo che soltanto la Croce, quando portata con fede e amore, è via alla risurrezione e a vita nuova per l'umanità. Incoraggio le varie Conferenze Episcopali nazionali in Asia a stabilire un ufficio per aiutare queste Chiese; per parte mia garantisco la continua vicinanza e sollecitudine della Santa Sede a quanti soffrono persecuzione per la fede in Cristo. 142 Faccio appello ai governi e ai responsabili delle Nazioni ad adottare e a mettere in pratica politiche che garantiscano la libertà religiosa per tutti i cittadini.

In diverse occasioni i Padri sinodali hanno volto gli sguardi alla Chiesa cattolica nella Cina Continentale ed hanno pregato affinché venga presto il giorno in cui i nostri amatissimi fratelli e sorelle cinesi siano liberi di praticare la fede in piena comunione con la Sede di Pietro e la Chiesa universale. A voi, cari fratelli e sorelle cinesi, rivolgo questa fervente esortazione: non permettete mai che le difficoltà e le lacrime diminuiscano la vostra devozione a Cristo e il vostro impegno per la vostra grande Nazione. 143 Il Sinodo ha pure espresso una cordiale solidarietà con la Chiesa cattolica in Corea ed ha manifestato sostegno agli « sforzi [dei cattolici] di offrire assistenza al popolo della Corea del Nord, privato dei mezzi minimi di sopravvivenza, e di portare riconciliazione tra due Paesi formati da un unico popolo, con un'unica lingua ed un'unica eredità culturale ». 144

Allo stesso modo, i pensieri del Sinodo si sono spesso rivolti alla Chiesa in Gerusalemme, che ha un posto speciale nel cuore di tutti i cristiani. Le parole del profeta Isaia trovano senza dubbio un'eco nei cuori di milioni di credenti in tutto il mondo, per i quali Gerusalemme occupa un posto unico e molto amato: « Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti l'amate succhierete con delizia all'abbondanza del suo seno » (66, 10-11). Gerusalemme, città della riconciliazione degli uomini con Dio e tra di loro, è stata così spesso luogo di conflitti e di divisione. I Padri sinodali hanno esortato le Chiese particolari a dimostrare solidarietà con la Chiesa in Gerusalemme condividendone le sofferenze, pregando per lei e con lei collaborando per servire la pace, la giustizia e la riconciliazione tra i due popoli e le tre religioni presenti nella Città Santa. 145 Rinnovo l'appello più volte fatto ai leader politici e religiosi e a tutte le persone di buona volontà di cercare vie per assicurare la pace e l'integrità di Gerusalemme. Come ho già avuto modo di scrivere, è mio fervido auspicio andarvi in religioso pellegrinaggio, come il mio Predecessore Papa Paolo VI, per pregare nella Città Santa dove Gesù Cristo è vissuto, morto e risorto e a visitare il luogo dal quale, nella potenza dello Spirito Santo, gli Apostoli partirono per proclamare il Vangelo di Gesù Cristo al mondo. 146

 

Una missione di dialogo

29. Il tema comune dei vari Sinodi « continentali », che hanno contribuito alla preparazione della Chiesa al Grande Giubileo dell'Anno 2000, è quello della nuova evangelizzazione. Una nuova epoca di annuncio del Vangelo è essenziale non solo perché, dopo duemila anni, una grande parte della famiglia umana ancora non riconosce Cristo, ma anche perché la situazione in cui la Chiesa e il mondo si trovano alle soglie del nuovo millennio presenta particolari sfide alla fede religiosa e alle verità morali che discendono da essa. Vi è una tendenza pressoché ovunque a costruire il progresso e la prosperità senza riferimenti a Dio ed a ridurre la dimensione religiosa della persona alla sfera privata. La società, separata dalle più fondamentali verità che riguardano l'uomo, e specificamente la sua relazione con il Creatore e con la redenzione realizzata da Cristo nello Spirito Santo, può soltanto smarrire sempre più le vere sorgenti della vita, dell'amore e della felicità. Questo secolo violento che sta rapidamente giungendo al termine dà terrificante testimonianza di ciò che può succedere quando si abbandonano la Verità e la Bontà per la brama del potere e per l'affermazione di sé a scapito degli altri. La nuova evangelizzazione, come invito alla conversione, alla grazia e alla sapienza, è l'unica speranza genuina per un mondo migliore e per un futuro più luminoso. La questione non è se la Chiesa abbia qualcosa di essenziale da dire agli uomini e alle donne del nostro tempo, ma piuttosto se lo possa dire con chiarezza e in modo convincente!

All'epoca del Concilio Vaticano II, il mio Predecessore, il Papa Paolo VI ha dichiarato, nella Lettera enciclica Ecclesiam suam, che la questione del rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno era una delle preoccupazioni più importanti del nostro tempo, e scrisse che « la sua esistenza e la sua urgenza sono tali da creare un peso nel nostro animo, uno stimolo, una chiamata ». 147 Dal Concilio ad oggi la Chiesa ha coerentemente dimostrato di voler perseguire quel rapporto in spirito di dialogo. Il desiderio di dialogo, tuttavia, non è semplicemente una strategia per una pacifica coesistenza tra i popoli; è invece una parte essenziale della missione della Chiesa poiché esso affonda le proprie origini nell'amorevole dialogo di salvezza che il Padre intrattiene con l'umanità nel Figlio con la potenza dello Spirito Santo. La Chiesa può adempiere alla sua missione soltanto in un modo che corrisponde alla maniera in cui Dio ha agito in Gesù Cristo, che si è fatto uomo, ha condiviso la vita umana ed ha parlato un linguaggio umano per comunicare il suo messaggio salvifico. Questo dialogo che la Chiesa propone trova fondamento nella logica dell'Incarnazione. Pertanto, nient'altro che una fervida e disinteressata solidarietà sospinge il dialogo della Chiesa con gli uomini e le donne d'Asia che sono alla ricerca della verità nell'amore.

Sacramento dell'unità del genere umano, la Chiesa non può non entrare in dialogo con tutti i popoli di ogni tempo e in ogni luogo. In ragione della missione che ha ricevuto, essa prende il largo per incontrare i popoli del mondo, conscia di essere un « piccolo gregge » all'interno di una vasta folla di umanità (cfr Lc 12, 32), ma anche di essere lievito nella pasta del mondo (cfr Mt 13, 33). Gli sforzi per impegnarsi nel dialogo sono anzitutto rivolti verso quanti condividono la fede in Gesù Cristo, Signore e Salvatore, per poi estendersi al di là del mondo cristiano e raggiungere i seguaci di ogni altra tradizione religiosa, sulla base dell'ansia religiosa presente in ogni cuore umano. Il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso costituiscono dunque per la Chiesa una vera vocazione.

 

Dialogo ecumenico

30. Il dialogo ecumenico è una sfida e una chiamata alla conversione per tutta la Chiesa, specialmente per la Chiesa in Asia, dove gli abitanti si attendono dai cristiani un più chiaro segno di unità. Occorre restaurare la comunione tra quanti con fede hanno accettato Gesù Cristo come Signore, perché tutti i popoli possano riunirsi insieme nella grazia di Dio. Gesù stesso ha pregato per l'unità visibile dei suoi discepoli e non cessa di stimolarli ad essa, così che il mondo creda che il Padre l'ha mandato (cfr Gv 17, 21). 148 Ma la volontà del Signore che la sua Chiesa sia una, attende una risposta completa e coraggiosa dai suoi discepoli.

In Asia, proprio dove il numero dei cristiani è proporzionalmente piccolo, la divisione rende l'attività missionaria ancora più difficile. I Padri sinodali hanno preso atto che « lo scandalo di una cristianità divisa è un grande ostacolo per l'evangelizzazione in Asia ». 149 Infatti, la divisione tra i cristiani è considerata una contro-testimonianza a Gesù Cristo da quanti in Asia sono alla ricerca di armonia e di unità attraverso le loro religioni e culture. Pertanto, la Chiesa cattolica in Asia si sente particolarmente sospinta ad operare per l'unità con gli altri cristiani, rendendosi conto che la ricerca della piena comunione esige da ciascuno carità, discernimento, coraggio e speranza. « Per essere autentico e fruttuoso, l'ecumenismo richiede, da parte dei fedeli cattolici, alcune fondamentali disposizioni. Innanzitutto la carità, con uno sguardo pieno di simpatia e un vivo desiderio di cooperare, dove è possibile, con i fratelli delle altre Chiese e Comunità ecclesiali. In secondo luogo la fedeltà alla Chiesa cattolica, pur senza ignorare né negare le mancanze manifestate dal comportamento di certi suoi membri. In terzo luogo lo spirito di discernimento, per apprezzare ciò che è buono e degno di lode. Infine, è richiesta una sincera volontà di purificazione e di rinnovamento ». 150

Anche se hanno riconosciuto le difficoltà tuttora esistenti nei rapporti tra cristiani, che implicano non soltanto pregiudizi ereditati dal passato ma anche convincimenti radicati in profonde convinzioni che coinvolgono la coscienza, 151 i Padri del Sinodo hanno tuttavia evidenziato i segni delle migliorate relazioni tra alcune Chiese e comunità cristiane in Asia. Ad esempio, cattolici e ortodossi riconoscono spesso una unità culturale tra loro, un senso di condivisione di elementi importanti di una tradizione ecclesiale comune. Questo costituisce una solida base per un dialogo ecumenico fruttuoso che possa proseguire anche nel prossimo millennio, e che, speriamo e preghiamo, alla fine ponga termine alle divisioni del millennio che si sta per concludere.

A livello pratico, il Sinodo ha proposto che le Conferenze Episcopali in Asia invitino le altre Chiese cristiane ad unirsi in un cammino di preghiera e di consultazioni per esplorare le possibilità di nuove strutture e associazioni ecumeniche per promuovere l'unità dei cristiani. Aiuterà pure il suggerimento del Sinodo affinché la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani sia celebrata più fruttuosamente. I Vescovi sono incoraggiati ad istituire e a presiedere dei centri ecumenici di preghiera e di dialogo; ed è necessario includere nel curriculum dei seminari, delle case di formazione e nelle istituzioni educative una formazione adeguata per il dialogo ecumenico.

 

Dialogo interreligioso

31. Nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, ho indicato che l'avvicinarsi di un nuovo millennio offre una grande opportunità per il dialogo interreligioso e per incontri con i leader delle grandi religioni del mondo. 152 Contatti, dialogo e cooperazione con i seguaci delle altre religioni è compito che il Concilio Vaticano II ha affidato a tutta la Chiesa come un dovere ed una sfida. I principi per la ricerca di un positivo rapporto con le altre tradizioni religiose sono enunciati nella Dichiarazione conciliare Nostra aetate, promulgata il 28 ottobre 1965. Essa è la magna carta del dialogo interreligioso per i nostri tempi. Dal punto di vista cristiano, il dialogo interreligioso è ben più che un modo per promuovere la conoscenza e l'arricchimento reciproci; è parte della missione evangelizzatrice della Chiesa, una espressione della missione ad gentes. 153 I cristiani apportano a questo dialogo la ferma convinzione che la pienezza della salvezza proviene soltanto da Cristo e che la comunità della Chiesa alla quale appartengono è il mezzo ordinario di salvezza. 154 Ripeto qui quanto scrissi alla Quinta Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia: « Sebbene la Chiesa riconosca con piacere ciò che c'è di vero e santo nelle tradizioni religiose del Buddismo, dell'Induismo e dell'Islamismo, come riflesso di quella verità che illumina tutti gli uomini, questo non limita il suo compito di proclamare incessantemente Gesù Cristo che è "la via, la verità e la vita" (Gv 14,6) Il fatto che seguaci di altre religioni possano ricevere la grazia di Dio e possano essere salvati da Cristo al di là dei mezzi che lui ha stabilito, non annulla la chiamata alla fede e al Battesimo che Dio vuole per tutte le persone ». 155

Riguardo al processo del dialogo, nella Lettera enciclica Redemptoris missio ho scritto: « Non ci deve essere nessuna abdicazione né falso irenismo, ma la testimonianza reciproca per un comune progresso nel cammino di ricerca e di esperienza religiosa e, al tempo stesso, per il superamento di pregiudizi, intolleranze e malintesi ». 156 Solo quanti sono dotati di una fede cristiana matura e convinta sono qualificati per un coinvolgimento in un genuino dialogo interreligioso. « Soltanto i cristiani che sono profondamente immersi nel mistero di Cristo e sono felici nella propria comunità di fede possono, senza inutile rischio e con speranza di frutti positivi, coinvolgersi nel dialogo interreligioso ». 157 E perciò importante per la Chiesa in Asia fornire modelli appropriati di dialogo interreligioso (evangelizzazione nel dialogo e dialogo per l'evangelizzazione) e preparazione adeguata per quanti ne sono coinvolti.

Dopo aver sottolineato la necessità di una ferma fede in Cristo nel dialogo interreligioso, i Padri sinodali hanno parlato del bisogno di un dialogo di vita e di cuore. I seguaci di Cristo devono avere il cuore umile e cordiale del Maestro, mai superbo né condiscendente, quando incontrano la controparte nel dialogo (cfr Mt 11, 29). « Le relazioni interreligiose si sviluppano al meglio in un contesto di apertura ad altri credenti, di volontà d'ascolto e di desiderio di rispettare e di comprendere gli altri nelle loro differenze. Per tutto questo è indispensabile l'amore per gli altri. Ciò dovrebbe condurre alla collaborazione, all'armonia ed al mutuo arricchimento ». 158

Per guidare quanti sono impegnati in questo processo, il Sinodo ha suggerito di stendere un direttorio sul dialogo interreligioso. 159 Mentre la Chiesa esplora nuove vie d'incontro con altre religioni, desidero ricordare alcune forme di dialogo già in corso con buoni risultati, inclusi scambi accademici tra esperti nelle varie tradizioni religiose o rappresentanti di queste, l'azione comune a favore dello sviluppo umano integrale e la difesa dei valori umani e religiosi. 160 Desidero riaffermare quanto sia importante, nel processo del dialogo, rivitalizzare la preghiera e la contemplazione. Le persone di vita consacrata possono contribuire in modo significativo al dialogo interreligioso testimoniando la vitalità delle grandi tradizioni cristiane di ascetismo e di misticismo. 161

Il memorabile incontro ad Assisi, la città di san Francesco, il 27 ottobre 1986 tra la Chiesa cattolica e i rappresentanti delle altre religioni mondiali dimostra che gli uomini e le donne di religione, senza abbandonare le rispettive tradizioni, possono tuttavia impegnarsi nella preghiera e operare per la pace e il bene dell'umanità. 162 La Chiesa deve continuare ad impegnarsi per preservare e promuovere a tutti i livelli questo spirito di incontro e di collaborazione con le altre religioni.

La comunione e il dialogo sono due aspetti essenziali della missione della Chiesa: essi hanno il loro esemplare infinitamente trascendente nel mistero della Trinità, dalla quale viene ogni missione ed alla quale deve tornare. Uno dei grandi doni « di compleanno » che i membri della Chiesa, specialmente i Pastori, possono offrire al Signore della storia nel duemillesimo anniversario dell'Incarnazione è il rafforzamento dello spirito di unità e di comunione ad ogni livello della vita ecclesiale, una « santa fierezza » nella continua fedeltà della Chiesa a quanto le è stato dato, una nuova fiducia nella grazia e nella missione perenni che la inviano tra i popoli del mondo quale testimone dell'amore e della misericordia salvifici di Dio. Solo se il Popolo di Dio riconoscerà il dono che in Cristo gli è proprio, sarà in grado di comunicarlo agli altri mediante l'annuncio e il dialogo.

 

CAPITOLO VI

IL SERVIZIO
DELLA PROMOZIONE UMANA

 

La dottrina sociale della Chiesa

32. Nel servizio alla famiglia umana, la Chiesa si rivolge a tutti gli uomini e a tutte le donne senza distinzione, sforzandosi di costruire insieme con loro la civiltà dell'amore, fondata sui valori universali della pace, della giustizia, della solidarietà e della libertà, che trovano il pieno compimento in Cristo. Come ha affermato con parole memorabili il Concilio Vaticano II: « Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore ». 163 La Chiesa in Asia, pertanto, con la sua moltitudine di poveri e di oppressi, è chiamata a vivere una comunione di vita che si manifesta in modo particolare nell'amorevole servizio ai poveri e agli indifesi.

Se nei tempi recenti il Magistero della Chiesa ha vieppiù insistito sulla necessità di promuovere lo sviluppo autentico e integrale della persona umana, 164 lo ha fatto in risposta alla reale situazione dei popoli del mondo e ad un'aumentata consapevolezza che non soltanto le azioni degli individui ma anche strutture della vita sociale, politica ed economica sono spesso nemiche dell'umano benessere. Gli squilibri connessi col crescente divario tra coloro che beneficiano della aumentata capacità del mondo di produrre ricchezza e quanti sono lasciati ai margini del progresso esigono un cambiamento radicale sia di mentalità sia di strutture a favore della persona umana. La grande sfida morale che sta di fronte alle Nazioni e alla comunità internazionale nei confronti dello sviluppo è di avere il coraggio di una nuova solidarietà, capace di fare passi creativi ed efficaci per superare tanto il sottosviluppo disumanizzante quanto il « supersviluppo » che tende a ridurre la persona ad una particella economica in una ragnatela di consumi sempre più oppressiva. Mentre cerca di promuovere questo cambiamento, « la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire », ma « dà il suo primo contributo alla soluzione dell'urgente problema dello sviluppo quando proclama la verità su Cristo, su se stessa e sull'uomo, applicandola a una situazione concreta ». 165 Lo sviluppo umano non è mai una semplice questione tecnica o economica. E anzitutto una questione umana e morale.

La dottrina sociale della Chiesa, che propone un insieme di principi di riflessione, di criteri per il giudizio e di direttive per l'azione, 166 è rivolta in primo luogo ai membri della Chiesa. E essenziale che i fedeli impegnati nella promozione umana abbiano una solida comprensione di questo prezioso corpo di insegnamenti e lo rendano parte integrante della loro missione evangelizzatrice. I Padri sinodali, perciò, hanno sottolineato l'importanza di offrire ai fedeli — in ogni attività educativa, e specialmente nei seminari e nelle case di formazione — una solida preparazione nei riguardi della dottrina sociale della Chiesa. 167 I leader cristiani nella Chiesa e nella società, specialmente i laici con responsabilità nella vita pubblica, debbono essere ben formati in questo insegnamento così che possano ispirare e vivificare la società civile e le sue strutture con il lievito del Vangelo. 168 La dottrina sociale della Chiesa non soltanto richiamerà questi leader cristiani ai loro doveri, ma offrirà loro anche delle linee guida per agire a favore dello sviluppo umano, e li libererà da false nozioni circa la persona e l'attività umana.

 

La dignità della persona umana

33. Gli esseri umani e non la ricchezza o la tecnologia sono gli agenti primari e i destinatari dello sviluppo. Pertanto, il tipo di sviluppo che la Chiesa promuove va ben al di là delle questioni di economia o di tecnologia: inizia e termina con l'integrità della persona umana creata ad immagine di Dio e dotata di dignità e diritti umani inalienabili dati ad essa da Dio. Le diverse dichiarazioni internazionali sui diritti umani e le molte iniziative da esse ispirate sono segno di una crescente attenzione a livello mondiale alla dignità della persona umana. Purtroppo, queste dichiarazioni vengono spesso violate nella pratica. A cinquant'anni dalla solenne proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, molte persone sono ancora soggette alle più degradanti forme di sfruttamento e di manipolazione, che le riducono a vere forme di schiavitù in balìa dei più potenti, di ideologie, del potere economico, di sistemi politici oppressivi, della tecnocrazia scientifica o dell'invadenza dei mass media. 169

I Padri del Sinodo erano ben coscienti della persistente violazione dei diritti umani in molte parti del mondo, e in maniera particolare in Asia, dove « milioni di persone soffrono discriminazione, sfruttamento, povertà ed emarginazione »; 170 essi hanno espresso la necessità che tutto il popolo di Dio in Asia giunga ad una chiara consapevolezza della sfida inevitabile e irrinunciabile connessa con la difesa dei diritti umani e con la promozione della giustizia e della pace.

 

Amore preferenziale per i poveri

34. Nella ricerca della promozione della dignità umana, la Chiesa dimostra un amore preferenziale per i poveri e i senza voce, perché il Signore si è identificato con loro in modo speciale (cfr Mt 25, 40). Questo amore non esclude nessuno, ma incarna semplicemente una priorità di servizio alla quale tutta la tradizione cristiana dà testimonianza. « Questo amore preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senzatetto, senza assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore: non si può non prendere atto dell'esistenza di queste realtà. L'ignorarle significherebbe assimilarci al "ricco epulone", che fingeva di non conoscere Lazzaro, il mendico giacente fuori della sua porta (cfr Lc 16, 19-31) ». 171 Ciò è particolarmente vero per quanto concerne l'Asia, continente con abbondanti risorse e grandi civiltà, ma dove si possono trovare alcune delle Nazioni più povere della terra e dove più della metà della popolazione soffre privazioni, povertà e sfruttamento. 172 I poveri dell'Asia e del mondo troveranno sempre le migliori ragioni di speranza nel comandamento evangelico di amarsi l'un l'altro come Cristo ci ha amati (cfr Gv 13, 34) e la Chiesa in Asia non può non sforzarsi con grande zelo per adempiere, in parole e in opere, quel comandamento nei confronti dei poveri.

La solidarietà con i poveri diviene più credibile se i cristiani stessi vivono in semplicità, seguendo l'esempio di Gesù. La semplicità di vita, la fede profonda e il sincero amore verso tutti, specialmente per i poveri e i reietti, sono esempi luminosi del Vangelo all'opera. I Padri sinodali hanno invitato i cattolici dell'Asia ad adottare uno stile di vita consono all'insegnamento del Vangelo, così da poter servire meglio la missione della Chiesa e affinché la Chiesa stessa possa diventare una Chiesa dei poveri e per i poveri. 173

Nel suo amore per i poveri dell'Asia, la Chiesa si rivolge in modo speciale agli emigranti, alle popolazioni indigene e tribali, alle donne e ai bambini, poiché sono spesso vittime delle forme peggiori di sfruttamento. Innumerevoli persone, inoltre, soffrono discriminazione a causa della loro cultura, colore, razza, casta, stato economico o modo di pensare. Tra di essi vi sono coloro che sono oppressi a causa della loro conversione al cristianesimo. 174 Mi unisco ai Padri del Sinodo nel fare appello a tutte le Nazioni affinché riconoscano il diritto alla libertà di coscienza e di religione e agli altri diritti umani fondamentali. 175

Nelle attuali circostanze l'Asia sta sperimentando un flusso senza precedenti di rifugiati, di persone che cercano asilo, di emigranti e di lavoratori d'oltremare. Nei Paesi dove arrivano, queste persone si trovano spesso senza amici, estraniati culturalmente, svantaggiati linguisticamente e vulnerabili economicamente. Hanno bisogno di sostegno e di attenzione per poter preservare la propria dignità umana e la propria eredità culturale e religiosa. 176 Nonostante le limitate risorse, la Chiesa in Asia cerca generosamente di essere una casa accogliente per quanti sono stanchi e affaticati, sapendo che nel Cuore di Gesù, dove nessuno è straniero, troveranno ristoro (cfr Mt 11, 28-29).

In quasi tutte le Nazioni dell'Asia vi sono consistenti popolazioni aborigene, alcune di queste al livello più basso dell'economia. Il Sinodo ha più volte rilevato che gli indigeni o i tribali spesso si sentono attratti dalla persona di Gesù Cristo e dalla Chiesa, comunità di amore e di servizio. 177 Qui si prospetta un campo immenso di azione nell'educazione e nella sanità, come pure nel campo della promozione della partecipazione sociale. La comunità cattolica deve intensificare il lavoro pastorale tra costoro, prestando attenzione alle loro preoccupazioni e alle questioni di giustizia che toccano la loro vita. Ciò suppone un atteggiamento di grande rispetto per la loro religione tradizionale e i suoi valori; suppone inoltre la necessità di aiutarli ad aiutare se stessi, così che possano lavorare per migliorare la loro situazione e divenire gli evangelizzatori della propria cultura e della propria società. 178

Nessuno può rimanere indifferente di fronte alle sofferenze di innumerevoli bambini in Asia, vittime di intollerabile sfruttamento e violenza, non semplicemente come risultato del male perpetrato da individui, ma spesso come conseguenza diretta di strutture sociali corrotte. I Padri sinodali hanno identificato il lavoro minorile, la pedofilia e il fenomeno della droga come mali sociali che direttamente colpiscono i bambini ed hanno chiaramente individuato il fatto che si combinano con altri mali, come la povertà e mal concepiti programmi di sviluppo nazionale. 179 La Chiesa deve fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per vincere il potere di questi mali, agendo per conto dei più sfruttati e cercando di condurre questi piccoli all'amore di Gesù, poiché a loro appartiene il Regno di Dio (cfr Lc 18, 16). 180

Il Sinodo ha manifestato una speciale preoccupazione per le donne la cui situazione rimane un serio problema in Asia, dove la discriminazione e la violenza contro di esse avviene spesso tra le mura domestiche, nel luogo di lavoro e addirittura nel sistema legale. L'analfabetismo è particolarmente diffuso tra le donne, e molte sono trattate semplicemente come oggetti nell'ambito della prostituzione, del turismo e dell'industria del divertimento. 181 Nella lotta contro ogni forma di ingiustizia e di discriminazione, le donne dovrebbero trovare nella comunità cristiana un alleato, e per tale ragione il Sinodo ha proposto che le Chiese locali in Asia promuovano, ove possibile, iniziative a tutela dei diritti umani per conto delle donne. Lo scopo deve essere quello di introdurre un cambiamento di atteggiamenti attraverso un'adeguata comprensione del ruolo degli uomini e delle donne nella famiglia, nella società e nella Chiesa attraverso una maggiore coscienza della originaria complementarità tra uomini e donne, e un maggiore apprezzamento della dimensione femminile in ogni attività umana. Il contributo delle donne è stato troppo spesso sottovalutato o ignorato, con il risultato di un impoverimento spirituale di umanità. La Chiesa in Asia potrebbe difendere più visibilmente ed efficacemente la dignità e la libertà delle donne incoraggiandone il ruolo nella vita della Chiesa, inclusa la vita intellettuale, ed aprendo loro maggiori opportunità per essere attivamente presenti nella missione di amore e di servizio che le è propria. 182

 

Il Vangelo della vita

35. Il servizio a favore dello sviluppo umano inizia con il servizio alla vita stessa, che è un grande dono datoci da Dio: egli ce lo affida come progetto e come responsabilità. Siamo, pertanto, i custodi della vita, non i proprietari. Abbiamo ricevuto liberamente il dono e, in atteggiamento di gratitudine, non possiamo mai esimerci dal rispettarlo e dal difenderlo, dal momento del suo inizio fino alla sua naturale conclusione. Dal momento del concepimento, la vita umana coinvolge l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in un legame speciale con il Creatore, sorgente della vita e suo unico termine. Non vi è vero progresso, né vera società civile e nemmeno promozione umana senza il rispetto della vita umana, specialmente quella di quanti non hanno voce per difendere se stessi. La vita di ogni persona, sia quella del bimbo nel grembo materno o quella del malato, dell'handicappato o dell'anziano, è un dono per tutti.

Circa la santità della vita umana, i Padri sinodali hanno riaffermato in maniera incondizionata l'insegnamento del Concilio Vaticano II e del Magistero susseguente, compreso quello della mia Lettera enciclica Evangelium vitae. Mi unisco a loro nell'esortare i fedeli dei loro Paesi, dove la questione demografica viene spesso usata come argomento per la necessità di introdurre l'aborto e programmi artificiali di controllo della popolazione, a resistere alla « cultura della morte ». 183 Essi potranno dimostrare la loro fedeltà a Dio e il loro impegno per la vera promozione umana sostenendo e partecipando a programmi che difendono la vita di quanti non hanno il potere di difendere se stessi.

 

La sanità

36. Seguendo le orme di Gesù Cristo che ebbe compassione per tutti e curò « ogni malattia e infermità » (Mt 9, 35), la Chiesa in Asia è impegnata a divenire ancora più coinvolta nella cura dei malati, poiché questo è una parte vitale della sua missione tesa ad offrire la grazia sanante di Cristo a tutta la persona. Come il Buon Samaritano della parabola (cfr Lc 10, 29-37), la Chiesa vuole prendersi cura dei malati e dei disabili in modi concreti, 184 specialmente là dove le persone sono prive delle cure mediche elementari a causa della povertà e dell'emarginazione.

In diverse occasioni durante le mie visite alla Chiesa nelle differenti parti del mondo mi sono profondamente commosso per la straordinaria testimonianza cristiana offerta da religiosi e da consacrati, medici, infermieri e altri operatori sanitari, specialmente da coloro che lavorano con gli handicappati, o nel campo dei malati terminali, oppure nella lotta contro la diffusione di nuove malattie, come l'AIDS. Sempre più gli operatori sanitari cristiani sono chiamati ad essere generosi e disinteressati nel donarsi nei confronti delle vittime della droga e dell'AIDS, spesso disprezzati ed abbandonati dalla società. 185 Molte istituzioni mediche cattoliche in Asia si trovano a dover fronteggiare politiche della sanità pubblica non basate su principi cristiani, e diverse di loro si trovano appesantite da difficoltà economiche sempre maggiori. Nonostante questi problemi, l'amore disinteressato e la sollecita professionalità degli operatori fanno di queste istituzioni un ammirevole ed apprezzato servizio alla comunità, come pure un segno particolarmente visibile ed efficace dell'inesauribile amore di Dio. Questi operatori sanitari devono essere incoraggiati e sostenuti per il bene che compiono. La loro perseverante dedizione ed efficienza sono il modo migliore per far sì che i valori cristiani ed etici entrino profondamente nei sistemi della sanità in Asia, trasformandoli dall'interno. 186

 

L'educazione

37. In tutta l'Asia l'impegno della Chiesa nel campo dell'educazione è vasto e ampiamente visibile, ed è pertanto un elemento chiave della sua presenza tra i popoli del Continente. In molti Paesi, le scuole cattoliche hanno un ruolo importante nell'evangelizzazione, inculturando la fede, insegnando uno stile di apertura e di rispetto, e promuovendo la comprensione interreligiosa. Le scuole della Chiesa spesso forniscono le uniche opportunità educative per bambine, per minoranze tribali, per i poveri delle campagne e per i bambini meno privilegiati. I Padri sinodali si sono dimostrati convinti della necessità di espandere e di sviluppare l'apostolato dell'educazione in Asia, avendo uno sguardo particolare per gli svantaggiati, così da aiutarli a prendere il posto a cui hanno diritto come cittadini a pieno titolo nella società. 187 Come hanno segnalato i Padri sinodali, questo significherà che il sistema dell'educazione cattolica deve diventare ancor più chiaramente diretto alla promozione umana, fornendo un ambiente dove gli studenti ricevano non soltanto gli elementi formali dell'apprendimento ma, più in generale, una formazione umana integrale basata sugli insegnamenti di Cristo. 188 Le scuole cattoliche dovrebbero continuare ad essere luoghi dove la fede può essere liberamente proposta e ricevuta. Allo stesso modo, le università cattoliche, oltre a perseguire l'eccellenza accademica per la quale sono già note, devono mantenere una chiara identità cristiana al fine di essere lievito cristiano nelle società dell'Asia. 189

 

L'edificazione della pace

38. Al temine del ventesimo secolo il mondo è ancora minacciato da forze che generano conflitti e guerre, e l'Asia certamente non ne è esente. Fra queste forze si annoverano l'intolleranza e l'emarginazione di ogni tipo: sociale, culturale, politica ed anche religiosa. Giorno dopo giorno nuova violenza viene esercitata su individui e su popoli interi, e la cultura della morte prende piede nell'ingiustificabile ricorso alla violenza per risolvere le tensioni. Di fronte alla tragica situazione di conflitto esistente in troppe parti del mondo, la Chiesa è chiamata ad essere profondamente coinvolta negli sforzi internazionali e interreligiosi per far trionfare la pace, la giustizia e la riconciliazione. Essa continua ad insistere sul negoziato e sulla soluzione non militare dei conflitti, e attende il giorno in cui le Nazioni abbandoneranno la guerra quale strumento per venire a capo delle rivendicazioni o quale mezzo per risolvere le dispute. Essa è convinta che la guerra crei maggiori problemi di quanti ne risolva, che il dialogo sia l'unica strada giusta e nobile per giungere all'accordo e alla riconciliazione, e che l'arte paziente e saggia dell'edificazione della pace è benedetta in maniera speciale da Dio.

Particolarmente preoccupante nel contesto asiatico è l'incremento di arsenali di armi di distruzione di massa: ciò costituisce una spesa immorale e rovinosa nei piani di bilancio nazionali, che in alcuni casi non possono soddisfare neppure i bisogni fondamentali del popolo. I Padri del Sinodo hanno parlato pure dell'enorme numero di mine antiuomo in Asia, che hanno mutilato o ucciso centinaia di migliaia di persone innocenti, rendendo inutilizzabili allo stesso tempo terreni fertili che avrebbero potuto essere usati per la produzione di cibo. 190 E responsabilità di tutti, specialmente di chi governa le Nazioni, adoperarsi con maggiore energia a favore del disarmo. Il Sinodo ha invocato la fine della costruzione, della vendita e dell'uso di armi nucleari, chimiche e biologiche ed ha esortato quanti hanno disseminato mine nel terreno ad aiutare nell'opera di bonifica e di ricostruzione. 191 Al di sopra di tutto, i Padri sinodali hanno invocato Dio, che conosce le profondità di ogni coscienza umana, affinché ponga sentimenti di pace nel cuore di quanti sono tentati di seguire le vie della violenza, così che possa divenire realtà la visione della Bibbia: « Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra » (Is 2, 4).

Il Sinodo ha ascoltato molte testimonianze sulle sofferenze del popolo dell'Iraq, e come molti iracheni, specie i bambini, siano morti a causa della mancanza di medicine e di altri beni di prima necessità in conseguenza del persistente embargo. Insieme con i Padri sinodali, esprimo ancora una volta la mia solidarietà al popolo dell'Iraq e sono particolarmente vicino nella preghiera e nella speranza ai figli e alle figlie della Chiesa di quel Paese. Il Sinodo ha supplicato Dio di illuminare le coscienze di quanti hanno la responsabilità di dare giusta soluzione alla crisi, affinché ad un popolo già duramente provato siano risparmiate ulteriori sofferenze e lacrime. 192

 

La globalizzazione

39. I Padri del Sinodo hanno riconosciuto l'importanza del processo di globalizzazione economica nel considerare la questione della promozione umana in Asia. Pur prendendo atto dei molteplici aspetti positivi della globalizzazione, hanno rilevato anche il fatto che essa si è risolta a svantaggio dei poveri 193 per l'intrinseca tendenza a spingere le Nazioni più povere ai margini dei rapporti internazionali di carattere economico e politico. Molti Paesi asiatici non sono in grado di inserirsi in una economia globale di mercato. Forse anche più significativo è poi l'aspetto di una globalizzazione culturale, resa possibile dai moderni mezzi di comunicazione: essa sta rapidamente attirando le società asiatiche in una cultura consumistica globale, secolarizzata e materialistica. Ne risulta l'erosione della famiglia tradizionale e dei valori sociali che fino ad ora hanno sostenuto popoli e società. Tutto ciò rende evidente che gli aspetti etici e morali della globalizzazione devono essere direttamente affrontati dai capi delle Nazioni e dalle organizzazioni coinvolte nella promozione umana.

La Chiesa insiste sulla necessità di una « globalizzazione senza marginalizzazione ». 194 Con i Padri del Sinodo, invito le Chiese particolari dovunque, specialmente quelle che sono nelle regioni dell'Occidente, ad operare per far sì che la dottrina sociale della Chiesa abbia il dovuto impatto nella formulazione delle norme etiche e giuridiche che regolano il mercato libero mondiale e i mezzi di comunicazione sociale. I leader e i professionisti cattolici dovrebbero spronare le istituzioni governative e internazionali della finanza e del commercio a riconoscere e a rispettare queste norme. 195

 

Il debito estero

40. Inoltre, nel perseguimento della giustizia in un mondo contrassegnato da ineguaglianze sociali ed economiche, la Chiesa non può ignorare il pesante fardello del debito nel quale sono incorse molte Nazioni asiatiche in via di sviluppo, con le conseguenze che ne derivano per il loro presente e il loro futuro. In molti casi, questi Paesi sono obbligati a tagliare le spese per le necessità vitali, come il cibo, la sanità, la casa e l'educazione, per pagare i debiti nei confronti delle agenzie monetarie internazionali e delle banche. Questo significa che molte persone sono intrappolate in condizioni di vita che sono un affronto alla dignità umana. Pur cosciente delle complessità della materia, il Sinodo ha affermato che tale problematica mette alla prova la capacità di popoli, di società e di governi nel valutare la persona umana e le vite di milioni di esseri umani al di sopra e al di là della considerazione dei vantaggi economici e materiali. 196

L'avvicinarsi del Grande Giubileo dell'Anno 2000 è un tempo favorevole per le Conferenze episcopali del mondo, specialmente quelle delle Nazioni più ricche, per incoraggiare le agenzie monetarie internazionali e le banche ad esplorare modi atti ad alleviare la situazione del debito internazionale. Tra i più ovvi vi è la rinegoziazione dei debiti, con una sostanziale riduzione o addirittura la totale cancellazione, come pure iniziative d'affari e investimenti per assistere le economie dei Paesi più poveri. 197 Allo stesso tempo, i Padri sinodali hanno avuto una parola anche per le nazioni debitrici, sottolineando la necessità di sviluppare il senso della responsabilità nazionale, ricordando loro l'importanza di una saggia pianificazione economica, della trasparenza e del buon governo, ed invitandole ad impegnarsi in una decisa campagna contro la corruzione. 198 Hanno fatto appello ai cristiani dell'Asia, affinché condannino ogni forma di corruzione ed appropriazione indebita di fondi pubblici da parte di chi ha il potere politico. 199 I cittadini dei Paesi debitori sono stati troppo spesso vittime di sprechi ed inefficienza all'interno, prima di cadere vittime della crisi del debito internazionale.

 

L'ambiente

41. Quando la preoccupazione per il progresso economico e tecnologico non è accompagnata da uguale preoccupazione per l'equilibrio dell'ecosistema, la nostra terra è inevitabilmente esposta a seri guasti ecologici, con grave danno al bene degli esseri umani. Il disprezzo per l'ambiente naturale che è sotto gli occhi di tutti continuerà fintantoché la terra e il suo potenziale sono visti semplicemente come oggetto di immediato uso e consumo, come una cosa da manipolare per lo sfrenato desiderio di profitto. 200 E compito dei cristiani e di quanti guardano a Dio come Creatore di proteggere l'ambiente restaurando il senso di rispetto per tutte le creature di Dio. E volontà del Creatore che l'uomo operi nella natura non come uno sfruttatore spietato, ma come amministratore saggio e responsabile. 201 I Padri sinodali hanno invocato in modo speciale una maggiore responsabilità da parte dei capi delle Nazioni, dei legislatori, del mondo degli affari e di quanti sono direttamente coinvolti nell'amministrare le risorse della terra. 202 Hanno poi sottolineato la necessità di educare le persone, specie i giovani, alla responsabilità ambientale, insegnando loro l'arte affidata da Dio all'umanità di gestire la creazione. La protezione dell'ambiente non è soltanto una questione tecnica, ma anche e soprattutto una questione etica. Tutti hanno il dovere morale di prendersi cura dell'ambiente, non soltanto per il proprio bene, ma anche per il bene delle generazioni future.

Nel concludere queste riflessioni, vale la pena ricordare che facendo appello ai cristiani perché lavorino e si sacrifichino al servizio dello sviluppo umano, i Padri del Sinodo hanno fatto riferimento ai valori fondamentali della tradizione biblica ed ecclesiale. L'antico Israele ha insistito appassionatamente sull'inscindibile legame tra l'adorazione di Dio e la cura del debole, rappresentato in modo tipico nelle Scritture come « la vedova, lo straniero e l'orfano » (cfr Es 22, 21-22; Dt 10, 18; 27, 19), i quali nelle società di quel tempo erano i più esposti alla minaccia dell'ingiustizia. Molte volte nei Profeti sentiamo l'invocazione alla giustizia, al giusto ordine della società umana senza i quali non vi può essere vero culto a Dio (cfr Is 1, 10-17; Am 5, 21-24). Negli ammonimenti dei Padri sinodali, pertanto, udiamo una eco dei Profeti che erano pieni di Spirito di Dio, il quale vuole « l'amore e non il sacrificio » (Os 6, 6). Gesù fece sue queste parole (cfr Mt 9, 13) e la stessa cosa vale per i santi di ogni tempo e di ogni luogo. Consideriamo le parole di san Giovanni Crisostomo: « Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non ignorarlo quando è nudo. Non dargli onori di seta nel tempio per poi dimenticarlo quando fuori lo vedi infreddolito e nudo. Colui che disse "Questo è il mio corpo" è lo stesso che disse pure "Mi hai visto affamato e non mi hai dato da mangiare" [...]. Quale bene c'è se la Mensa eucaristica scricchiola sotto il peso dei calici d'oro mentre Cristo sta morendo di fame? Inizia a placare la sua fame, e poi con ciò che ti rimane puoi adornare anche l'altare! ». 203 Nell'appello del Sinodo per lo sviluppo umano e per la giustizia nei rapporti umani, udiamo una voce che è simultaneamente antica e nuova. E antica perché sorge dalle profondità della nostra tradizione cristiana, che guarda a quella profonda armonia che il Creatore intende; è nuova perché parla proprio della situazione immediata di moltissime persone nell'Asia di oggi.

 

CAPITOLO VII

TESTIMONI DEL VANGELO

 

Una Chiesa che testimonia

42. Il Concilio Vaticano II ha chiaramente insegnato che tutta la Chiesa è missionaria, e che l'opera di evangelizzazione è compito di tutto il Popolo di Dio. 204 Dato che il Popolo di Dio come tale è inviato a predicare il Vangelo, l'evangelizzazione non è mai opera di un individuo isolato; essa è piuttosto un compito ecclesiale, che deve essere espletato in comunione con tutta la comunità di fede. La missione è unica e indivisa, poiché ha un'unica origine ed un unico scopo. Vi sono tuttavia, al suo interno, diverse responsabilità e diversi tipi di attività. 205 In ogni caso, è chiaro che non vi può essere vero annuncio del Vangelo, se i cristiani non offrono in pari tempo la testimonianza di una vita che si accordi al messaggio che predicano: « La prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario, della famiglia cristiana e della comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi [...]. Tutti nella Chiesa, sforzandosi di imitare il divino Maestro, possono e debbono dare tale testimonianza, che in molti casi è l'unico modo possibile di essere missionari ». 206 Oggi vi è bisogno specialmente di una genuina testimonianza cristiana, poiché « l'uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all'esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie ». 207 Ciò è particolarmente vero nel contesto dell'Asia, dove le persone sono persuase più dalla santità della vita che dagli argomenti intellettuali. L'esperienza della fede e dei doni dello Spirito Santo divengono perciò il punto di partenza di ogni attività missionaria nei villaggi, nelle città, nelle scuole o negli ospedali, tra gli handicappati, gli emigranti o le popolazioni tribali, oppure nel perseguimento della giustizia e dei diritti umani. Ogni situazione costituisce per i cristiani un'occasione per dimostrare quale potenza la verità di Cristo abbia acquistato nella loro vita. Pertanto, ispirata dai tanti missionari che nel passato hanno dato eroica testimonianza dell'amore di Dio tra i popoli del Continente, la Chiesa in Asia si sforza oggi di testimoniare con non minore zelo Gesù Cristo e il suo Vangelo. Nulla di meno esige la missione cristiana.

Consci del carattere essenzialmente missionario della Chiesa e con lo sguardo volto ad una nuova effusione del dinamismo dello Spirito Santo all'inizio del nuovo millennio, i Padri sinodali hanno chiesto che la presente Esortazione Apostolica post-sinodale offra alcune direttive ed indicazioni a quanti operano nel vasto campo dell'evangelizzazione in Asia.

 

I Pastori

43. È lo Spirito Santo che rende la Chiesa capace di compiere la missione affidatale da Cristo. Prima di inviare i discepoli come suoi testimoni, Gesù diede loro lo Spirito Santo (cfr Gv 20, 22), che operava attraverso di loro rendendo disponibili i cuori di quanti li ascoltavano (cfr At 2, 37). Lo stesso avviene nei confronti di coloro che egli invia ora. Da un lato, tutti i battezzati, per la grazia stessa del sacramento, sono delegati a prendere parte alla continuazione della missione salvifica di Cristo e sono in grado di adempiere a questo compito precisamente perché l'amore di Dio è stato effuso nei loro cuori mediante lo Spirito Santo che è stato loro dato (cfr Rm 5, 5). D'altro canto, questa comune missione viene a compiersi attraverso una varietà di funzioni e carismi specifici. Cristo ha affidato la responsabilità principale della missione della Chiesa agli Apostoli e ai loro successori. In virtù dell'ordinazione episcopale e della comunione gerarchica con il Capo del Collegio episcopale, i Vescovi ricevono il mandato e l'autorità di insegnare, governare e santificare il Popolo di Dio. Per volontà di Cristo stesso, all'interno del Collegio dei Vescovi, il Successore di Pietro – roccia sulla quale la Chiesa è edificata (cfr Mt 16, 18) – esercita uno speciale ministero di unità. I Vescovi, pertanto, devono adempiere al loro ministero in unione col Successore di Pietro, che è il garante della verità del loro insegnamento e della loro piena comunione nella Chiesa.

Associati ai Vescovi nell'opera dell'annuncio del Vangelo, i sacerdoti mediante l'ordinazione sono chiamati ad essere pastori del gregge, araldi della Buona Novella della salvezza e ministri dei sacramenti. Per servire la Chiesa come Cristo vuole, i Vescovi e i sacerdoti hanno bisogno di una solida e permanente formazione, che offra loro opportunità di rinnovamento umano, spirituale e pastorale; abbisognano, pertanto, di corsi di teologia, di spiritualità e di scienze umane. 208 Gli abitanti dell'Asia devono poter vedere i membri del clero non soltanto come operatori della carità o amministratori istituzionalizzati, bensì come uomini con le menti ed i cuori sintonizzati sulle profondità dello Spirito (cfr Rm 8, 5). Al rispetto che gli Asiatici hanno per le persone rivestite di autorità, deve corrispondere da parte di quanti hanno responsabilità ministeriali nella Chiesa una chiara rettitudine morale. Con la loro vita di preghiera, con il servizio zelante e l'esemplare stile di vita, i membri del clero offrono una potente testimonianza al Vangelo nelle comunità che essi pascono nel nome di Cristo. E mia fervente preghiera che i ministri ordinati della Chiesa in Asia vivano ed operino in spirito di comunione e di collaborazione con i Vescovi e con tutti i membri della Chiesa, dando testimonianza all'amore che Gesù ha dichiarato essere il vero distintivo dei suoi discepoli (cfr Gv 13, 35).

Desidero sottolineare particolarmente la preoccupazione del Sinodo per la preparazione di quanti saranno gli educatori e gli insegnanti nei seminari e nelle facoltà teologiche. 209 Dopo un'accurata preparazione nelle scienze sacre e nelle materie correlate, dovrebbero ricevere una formazione specifica focalizzata sulla spiritualità sacerdotale, sull'arte della direzione spirituale e sugli altri aspetti del difficile e delicato compito che li attende nell'educazione dei futuri sacerdoti. Si tratta di un apostolato che non è secondo a nessun altro per il benessere e la vitalità della Chiesa.

 

La vita consacrata e le società missionarie

44. Nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata ho sottolineato l'intimo legame esistente tra vita consacrata e missione. Nei tre aspetti di confessio Trinitatis, signum fraternitatis e servitium caritatis, la vita consacrata rende visibile l'amore di Dio nel mondo, testimoniando in maniera specifica la missione salvifica compiuta da Gesù mediante la sua totale consacrazione al Padre. Riconoscendo che ogni azione nella Chiesa trova sostegno nella preghiera e nella comunione con Dio, la Chiesa in Asia guarda con profondo rispetto ed apprezzamento alle comunità religiose contemplative come ad una sorgente speciale di forza e di ispirazione. Facendo seguito alle raccomandazioni dei Padri sinodali, incoraggio vivamente la fondazione di comunità monastiche e contemplative, ove possibile. Così, come ricorda il Concilio Vaticano II, l'opera di edificazione della città terrena può avere il proprio fondamento nel Signore e a lui tendere, affinché i costruttori non fatichino invano. 210

La ricerca di Dio, una vita di comunione e il servizio agli altri sono le tre caratteristiche principali della vita consacrata, che possono offrire una attraente testimonianza cristiana ai popoli dell'Asia oggi. L'Assemblea Speciale per l'Asia ha insistito affinché i consacrati siano testimoni davanti ai cristiani e ai non cristiani della chiamata universale alla santità, e siano un esempio ispiratore tanto per gli uni quanto per gli altri di amore generoso verso tutti, specialmente verso i più piccoli tra i fratelli e le sorelle. In un mondo in cui il senso della presenza di Dio è spesso offuscato, le persone consacrate devono rendere una testimonianza convincente e profetica del primato di Dio e della vita eterna. Vivendo in comunità, essi attestano i valori della fraternità cristiana e della potenza trasformante della Buona Novella. 211 Quanti hanno abbracciato la vita consacrata sono chiamati a divenire leader nella ricerca di Dio, una ricerca che ha sempre appassionato il cuore umano ed è particolarmente visibile nelle diverse forme di spiritualità e di ascetismo dell'Asia. 212 Nelle numerose tradizioni religiose di quel Continente, gli uomini e le donne che si sono dedicati alla vita contemplativa e ascetica godono di grande rispetto e la loro testimonianza ha un potere particolarmente persuasivo. Vivendo in comunità, mediante una testimonianza pacifica e silenziosa, con le loro esistenze essi possono ispirare le persone a lavorare per una maggiore armonia nella società. Ciò è quanto ci si attende pure dalle donne e dagli uomini consacrati della tradizione cristiana. L'esempio di povertà e di abnegazione, di purezza e di sincerità, di capacità di sacrificio nell'obbedienza può divenire un'eloquente testimonianza capace di toccare le persone di buona volontà e condurre ad un dialogo fruttuoso con le culture e le religioni circostanti e con i poveri e gli indifesi. Ciò rende la vita consacrata un mezzo privilegiato per una evangelizzazione efficace. 213

I Padri sinodali hanno riconosciuto il ruolo vitale che gli ordini religiosi e le congregazioni, come pure gli istituti missionari e le società di vita apostolica hanno avuto nell'evangelizzazione dell'Asia nei secoli passati. Per questo magnifico contributo, il Sinodo ha espresso loro la gratitudine della Chiesa e li ha incoraggiati a non deflettere dal loro impegno missionario. 214 Mi unisco ai Padri sinodali per invitare i consacrati a rinnovare il loro zelo nel proclamare la verità salvifica di Cristo. A tutti devono essere assicurati una formazione e un addestramento appropriati, che siano centrati su Cristo e fedeli al proprio carisma di fondazione, con accentuazione della santità personale e della testimonianza; la loro spiritualità e il loro stile di vita dovrebbero essere attenti all'eredità religiosa delle persone tra le quali si trovano a vivere e a servire. 215 Nel rispetto del carisma specifico, è chiesto loro di integrarsi nei piani pastorali della Diocesi in cui si trovano; e le Chiese locali, per parte loro, devono ravvivare la consapevolezza dell'ideale della vita religiosa e consacrata, promuovendo tali vocazioni. Ciò esige che ogni Diocesi appronti un programma pastorale per le vocazioni, assegnando anche sacerdoti o religiosi che lavorino a tempo pieno tra i giovani per aiutarli ad ascoltare e discernere la chiamata di Dio. 216

Nel contesto della comunione della Chiesa universale, non posso non invitare la Chiesa in Asia ad inviare missionari, anche se essa stessa ha bisogno di operai nella vigna. Sono lieto di constatare che sono stati recentemente fondati istituti missionari di vita apostolica in diversi Paesi dell'Asia come riconoscimento del carattere missionario della Chiesa e della responsabilità delle Chiese particolari in Asia di annunciare il Vangelo in tutto il mondo. 217 I Padri del Sinodo hanno raccomandato « là dove ancora non esista, l'istituzione in seno ad ogni Chiesa locale dell'Asia, di Società missionarie di vita apostolica caratterizzate da specifico impegno per la missione ad gentes, ad exteros e ad vitam ». 218 Una simile iniziativa porterà sicuramente frutti abbondanti non soltanto nelle Chiese che ricevono i missionari, ma anche in quelle che li inviano.

 

I laici

45. Come chiaramente indicato dal Concilio Vaticano II, la vocazione laicale inserisce saldamente i laici nel mondo, perché assumano i compiti più svariati, essendo chiamati a diffondere in esso il Vangelo di Gesù Cristo. 219 In virtù della grazia e della chiamata del Battesimo e della Cresima, tutti i laici sono missionari; e il campo del loro lavoro missionario è il vasto e complesso mondo della politica, dell'economia, dell'industria, dell'educazione, dei mezzi di comunicazione, della scienza, della tecnologia, delle arti e dello sport. In molti Paesi del Continente, i laici stanno già operando come veri missionari, raggiungendo i conterranei che non avrebbero altrimenti mai contatto con il clero o con i religiosi. 220 Esprimo loro la gratitudine di tutta la Chiesa e incoraggio tutti i laici, ad assumersi il ruolo che è loro proprio nella vita e nella missione del Popolo di Dio, quali testimoni di Cristo ovunque si trovino.

E compito dei Pastori assicurare che i laici siano formati come evangelizzatori in grado di affrontare le sfide del mondo contemporaneo non soltanto con la sapienza e l'efficienza del mondo, ma con un cuore rinnovato e rafforzato dalla verità di Cristo. 221 Testimoniando il Vangelo in ogni ambito della vita sociale, i fedeli laici possono svolgere un ruolo unico nello sradicare l'ingiustizia e l'oppressione, ed anche per tale compito devono ricevere adeguata formazione. A questo scopo, mi unisco ai Padri del Sinodo nel proporre l'istituzione a livello diocesano o nazionale di centri per la formazione dei laici, che li preparino alla attività missionaria come testimoni di Cristo in Asia oggi. 222

I Padri sinodali hanno manifestato particolare preoccupazione, affinché la Chiesa sia partecipativa, così che nessuno in essa si senta escluso, ed hanno ritenuto che una più ampia partecipazione delle donne alla vita e alla missione della Chiesa sia una necessità veramente urgente. « La donna ha una attitudine tutta particolare a trasmettere la fede, sicché Gesù stesso vi ha fatto appello per l'evangelizzazione. Così avviene con la Samaritana, che Gesù incontrò al "pozzo di Giacobbe" e scelse per la prima espansione della nuova fede in territorio non giudaico ». 223 Per valorizzare il loro servizio nella Chiesa, occorre che siano offerte alle donne maggiori opportunità di frequentare corsi di teologia e di altre materie di studio; e gli uomini nei seminari e nelle case di formazione debbono essere educati a considerare le donne come collaboratrici nell'apostolato. 224 Esse dovrebbero essere coinvolte nei programmi pastorali in maniera più efficace, nei consigli pastorali diocesani e parrocchiali e nei sinodi diocesani. Le loro capacità di servizio dovrebbero essere pienamente apprezzate nell'ambito della sanità, nell'educazione, nella preparazione dei fedeli ai sacramenti, nell'edificazione della comunità, nell'opera a favore della pace. Come hanno notato i Padri del Sinodo, la presenza delle donne nella missione di amore e di servizio della Chiesa contribuisce grandemente a portare agli abitanti dell'Asia, specialmente ai poveri ed agli emarginati, Gesù, ricco di misericordia, capace di guarire e riconciliare. 225

 

La famiglia

46. La famiglia è il luogo normale dove le giovani generazioni giungono alla maturità personale e sociale. La famiglia reca con sé l'eredità dell'umanità stessa, poiché la vita passa attraverso di essa di generazione in generazione. La famiglia occupa un posto molto importante nelle culture dell'Asia e, come hanno sottolineato i Padri sinodali, i valori familiari quali il rispetto filiale, l'amore e la cura per gli anziani e i malati, l'amore per i piccoli e l'armonia sono tenuti in grande stima in tutte le culture e le tradizioni religiose di quel Continente.

Vista attraverso occhi cristiani, la famiglia è « la Chiesa domestica (ecclesia domestica) ». 226 La famiglia cristiana, come l'intera Chiesa, dovrebbe essere il luogo in cui la verità del Vangelo è regola di vita e dono che i membri della famiglia portano alla comunità più ampia. Essa non è semplicemente l'oggetto della cura pastorale della Chiesa, ma ne è anche uno degli agenti di evangelizzazione più efficaci. Le famiglie cristiane sono oggi chiamate a testimoniare il Vangelo in tempi e circostanze difficili, quando la famiglia stessa è minacciata da un coacervo di forze. 227 Per essere agente di evangelizzazione in simili circostanze, la famiglia cristiana ha bisogno di essere in modo genuino « la Chiesa domestica », vivendo con umile amorevolezza la vocazione cristiana.

Come hanno indicato i Padri del Sinodo, ciò significa che la famiglia dovrebbe assumere un ruolo attivo nella vita della parrocchia, prendendo parte ai sacramenti, specialmente all'Eucaristia e al sacramento della Penitenza, e coinvolgendosi nel servizio agli altri. Ciò significa anche che i genitori dovrebbero sforzarsi di rendere i momenti in cui la famiglia naturalmente si riunisce insieme una opportunità di preghiera, di lettura e di riflessione sulla Bibbia, di appropriate celebrazioni presiedute dai genitori e di sana ricreazione. Ciò aiuterà la famiglia cristiana a divenire un focolare di evangelizzazione, dove ogni membro sperimenta l'amore di Dio e lo comunica agli altri. 228 I Padri sinodali hanno pure riconosciuto che i figli svolgono un ruolo nell'evangelizzazione sia della propria famiglia che della comunità più vasta. 229 Convinto che « il futuro del mondo e della Chiesa passa attraverso la famiglia », 230 ancora una volta propongo di studiare e di porre in atto quanto ho indicato circa il tema della famiglia nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio, a seguito della Quinta Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1980.

 

I giovani

47. I Padri sinodali si sono mostrati particolarmente sensibili al tema della gioventù nella Chiesa. I molti e complessi problemi che i giovani si trovano oggi ad affrontare nel mondo asiatico in cambiamento spingono la Chiesa a richiamarli alle loro responsabilità nei confronti del futuro della società e della Chiesa, incoraggiandoli e sostenendoli ad ogni passo per essere sicura che siano in grado di accettare questa responsabilità. A loro la Chiesa offre la verità del Vangelo come un mistero gioioso e liberante da conoscere, da vivere e da condividere con gli altri con convinzione e coraggio.

Perché i giovani possano essere agenti efficaci di missione, è necessario che la Chiesa offra loro una cura pastorale adatta. 231 In sintonia con i Padri sinodali, raccomando che, dove possibile, ogni Diocesi in Asia designi dei cappellani o direttori della gioventù per promuoverne la formazione spirituale e l'apostolato tra i giovani. Alle scuole cattoliche ed alle parrocchie compete un ruolo vitale nell'offrire una formazione integrale ai giovani, cercando di condurli sulla via del vero discepolato e sviluppando in essi le qualità umane che la missione richiede. Opere apostoliche organizzate per la gioventù o club specifici per loro possono offrire l'esperienza dell'amicizia cristiana, così importante per i giovani. La parrocchia, le associazioni e i movimenti sono in grado di aiutarli a meglio affrontare le pressioni sociali, offrendo loro non soltanto una più matura crescita nella vita cristiana, ma anche un sostegno sotto forma di consulenze per l'orientamento professionale, la ricerca vocazionale, la problematica giovanile.

La formazione cristiana dei giovani in Asia deve partire dal riconoscimento che essi non sono soltanto oggetto della cura pastorale della Chiesa, ma anche « agenti e cooperatori nella missione della Chiesa nei vari compiti apostolici di amore e di servizio ». 232 Pertanto, nelle parrocchie e nelle Diocesi, i giovani e le giovani dovrebbero essere invitati a prender parte all'organizzazione di attività che li riguardano e li coinvolgono. La freschezza e l'entusiasmo, lo spirito di solidarietà e di speranza li possono rendere costruttori di pace in un mondo diviso; a tale riguardo, è incoraggiante vedere giovani coinvolti in programmi di scambio tra Chiese particolari e Paesi asiatici e di altri continenti, in vista della promozione del dialogo interreligioso e interculturale.

 

Le comunicazioni sociali

48. In un'epoca di globalizzazione, « i mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali. Le giovani generazioni crescono in un mondo condizionato soprattutto da essi ». 233 Il mondo si trova a veder emergere una nuova cultura che « nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici ». 234 Il ruolo eccezionale che svolgono i mezzi di comunicazione sociale nel plasmare il mondo, le culture e i modi di pensare ha condotto nelle società asiatiche vasti e rapidi cambiamenti.

Inevitabilmente, anche la missione evangelizzatrice della Chiesa è profondamente segnata dall'impatto dei mass media, i quali, in considerazione della loro crescente influenza sino nelle aree più remote dell'Asia, possono essere di grande aiuto nell'annuncio del Vangelo in ogni angolo del Continente. Tuttavia, « non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa "nuova cultura" creata dalla comunicazione moderna ». 235 A tale scopo, la Chiesa necessita di esplorare nuovi modi di integrare accuratamente i mass media nella pianificazione e nelle attività pastorali, così che, mediante il loro uso efficace, la potenza del Vangelo possa raggiungere ancor più individui ed intere popolazioni, e infondere nelle culture dell'Asia i valori del Regno.

Mi unisco all'elogio dei Padri del Sinodo di Radio Veritas Asia, l'unica stazione radio del Continente per la Chiesa in Asia, per i suoi quasi trent'anni di evangelizzazione mediante radiodiffusione. Occorrerà impegnarsi per rafforzare questo eccellente strumento missionario attraverso una appropriata programmazione linguistica, l'apporto di collaboratori, il sostegno finanziario da parte delle Conferenze Episcopali e delle Diocesi in Asia. 236 Oltre alla radio, le pubblicazioni cattoliche e le agenzie di stampa possono aiutare a diffondere informazione ed offrire educazione e formazione religiosa continua in tutto il Continente. In luoghi dove i cristiani sono in minoranza, questi possono essere strumenti importanti per sostenere e nutrire il senso dell'identità cattolica e diffondere la conoscenza dei principi morali cattolici. 237

Faccio mie le raccomandazioni dei Padri sinodali circa l'evangelizzazione mediante le comunicazioni sociali, l'« areopago dei tempi moderni », nella speranza che ciò possa servire la promozione umana e la diffusione della verità di Cristo e dell'insegnamento della Chiesa. 238 Sarebbe d'aiuto se ogni Diocesi allestisse, dove possibile, un ufficio per le comunicazioni e per i media. L'educazione ai media, comprendente la valutazione critica dei prodotti mediatici, deve essere sempre più parte della formazione dei sacerdoti, dei seminaristi, dei religiosi, dei catechisti, dei professionisti laici, degli studenti nelle scuole cattoliche e delle comunità parrocchiali. Data l'ampia influenza e l'impatto straordinario dei mass media, i cattolici hanno bisogno di lavorare insieme con i membri di altre Chiese e Comunità ecclesiali, e con i seguaci di altre religioni per assicurare ai valori spirituali e morali un posto nei media. Con i Padri del Sinodo, incoraggio lo sviluppo di piani pastorali per le comunicazioni sia a livello nazionale che diocesano, sulla scia delle indicazioni dell'Istruzione pastorale Aetatis novae, prestando la dovuta attenzione alle circostanze prevalenti in Asia.

 

I martiri

49. Per quanto importanti possano essere i programmi di formazione e le strategie, alla fine è il martirio che rivela l'essenza più vera del messaggio cristiano. La parola stessa « martire » significa testimone, e quanti hanno sparso il proprio sangue per Cristo hanno dato la testimonianza estrema all'autentico valore del Vangelo. Nella Bolla di indizione del Grande Giubileo dell'Anno 2000, Incarnationis mysterium, ho sottolineato l'importanza vitale di ricordare i martiri. Ho scritto: « Dal punto di vista psicologico, il martirio è la prova più eloquente della verità della fede, che sa dare un volto umano anche alla più violenta delle morti e manifesta la sua bellezza anche nelle più atroci persecuzioni ». 239 Lungo i secoli, l'Asia ha dato alla Chiesa e al mondo un grande numero di questi eroi della fede, e dal cuore dell'Asia si innalza il grande canto di lode: « Te martyrum candidatus laudat exercitus ». E questo l'inno di coloro che sono morti per Cristo sul suolo dell'Asia nei primi secoli della Chiesa, ed è anche il grido gioioso di uomini e donne di tempi più recenti, come san Paolo Miki e compagni, san Lorenzo Ruiz e compagni, sant'Andrea Dung Lac e compagni, sant'Andrea Kim Taegon e compagni. Che la grande schiera di martiri dell'Asia, antichi e nuovi, non cessi mai di insegnare alla Chiesa in quel Continente cosa significhi rendere testimonianza all'Agnello nel cui sangue essi hanno lavato le loro vesti splendenti (cfr Ap 7, 14)! Siano essi testimoni indomiti del fatto che i cristiani sono chiamati a proclamare sempre e ovunque nient'altro che la potenza della Croce del Signore! E il sangue dei martiri dell'Asia sia, ora come sempre, seme di nuova vita per la Chiesa in ogni angolo del Continente!

 

CONCLUSIONE

 

Gratitudine e incoraggiamento

50. Al termine di questa Esortazione apostolica post-sinodale, che, nell'intento di discernere ciò che lo Spirito dice alle Chiese in Asia (cfr Ap 1, 11), ha cercato di delineare i frutti dell'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, desidero esprimere la gratitudine della Chiesa a tutti voi, cari fratelli e sorelle dell'Asia, che avete in molti modi contribuito al successo di questo importante evento ecclesiale. In primo luogo, rendiamo lode a Dio per la ricchezza di culture, di lingue, di tradizioni e sensibilità religiose di questo grande Continente. Dio sia benedetto per i popoli dell'Asia, così ricchi nella loro diversità ed uniti nella ricerca della pace e della pienezza della vita. Ora specialmente, nell'immediata prossimità del duemillesimo anniversario della nascita di Gesù Cristo, ringraziamo Dio per aver scelto l'Asia quale dimora terrena del Figlio suo incarnato, Salvatore del mondo.

Non posso non esprimere il mio apprezzamento ai Vescovi dell'Asia per il loro profondo amore a Gesù Cristo, alla Chiesa e ai popoli dell'Asia e per la loro testimonianza di comunione e la generosa dedizione al compito dell'evangelizzazione. Sono grato a quanti formano la grande famiglia della Chiesa in quel Continente: i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari, i laici, i giovani, i popoli indigeni, i lavoratori, i poveri e gli afflitti. Nel profondo del mio cuore vi è un posto speciale per quanti in Asia sono perseguitati a causa della fede in Cristo: essi sono i pilastri nascosti della Chiesa, ai quali Gesù stesso si rivolge con parole di consolazione: « Voi siete benedetti nel Regno dei cieli » (cfr Mt 5, 10).

Le parole di Gesù rassicurano la Chiesa in Asia: « Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno » (Lc 12, 32). I credenti in Cristo sono ancora una piccola minoranza in questo vasto e popoloso Continente. Ciononostante, lungi dall'essere una timida minoranza, sono vivi nella fede, ricolmi di quella speranza e vitalità che solo la fede può recare. Nella loro umile ma coraggiosa maniera, hanno influenzato le culture e le società dell'Asia, specialmente le vite dei poveri e degli indifesi, molti dei quali non condividono la fede cattolica. Offrono così un esempio ai cristiani di ogni luogo, perché siano pronti a condividere il tesoro della Buona Novella « in ogni occasione opportuno e non opportuna » (2 Tm 4, 2). Essi trovano forza nel mirabile potere dello Spirito Santo, il quale fa sì che la presenza della Chiesa in Asia, nonostante la sua in genere limitata diffusione, sia come il fermento che fa lievitare tutta la pasta in modo silenzioso e nascosto (cfr Mt 13, 33).

I popoli dell'Asia hanno bisogno di Gesù Cristo e del suo Vangelo, poiché il Continente ha sete dell'acqua viva che solo lui può dare (cfr Gv 4, 10-15). I discepoli di Cristo in Asia devono pertanto essere generosi nello sforzo di adempiere alla missione ricevuta dal Signore, il quale ha promesso di essere con loro sino alla fine dei tempi (cfr Mt 28, 20). Fiduciosa nel Signore che non abbandonerà quanti ha chiamato, la Chiesa in Asia compie con gioia il suo pellegrinaggio verso il Terzo Millennio. L'unico suo gaudio è quello che discende dal condividere con la moltitudine dei popoli dell'Asia l'immenso dono che anch'essa ha ricevuto, l'amore di Gesù Salvatore. L'unica sua ambizione è di continuarne la missione di servizio e d'amore, affinché tutti gli abitanti del Continente « abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza » (Gv 10, 10).

 

Preghiera alla Madre di Cristo

51. Di fronte a questa formidabile missione, ci rivolgiamo a Maria, Madre del Redentore, per la quale, come hanno affermato i Padri del Sinodo, i cristiani dell'Asia hanno grande amore e devozione venerandola quale loro Madre e Madre di Cristo. 240 In tutto il Continente vi sono centinaia di templi e santuari mariani nei quali si riuniscono non soltanto i fedeli cattolici, ma anche credenti di altre religioni.

A Maria, modello di tutti i discepoli e Stella luminosa della evangelizzazione, affido la Chiesa in Asia alle soglie del Terzo Millennio dell'era cristiana, confidando pienamente nel suo orecchio che sempre ascolta, nel suo cuore che sempre accoglie, nella sua preghiera che mai fallisce:

O Madre Santa, Figlia dell'Altissimo,
Vergine Madre del Salvatore e Madre nostra,
volgi il tuo tenero sguardo sulla Chiesa
che il tuo Figlio ha piantato sul suolo d'Asia.
Siile guida e modello, mentre continua la missione
di amore e di servizio del Figlio tuo in Asia.

Tu hai accettato pienamente e liberamente
l'invito del Padre ad essere Madre di Dio;
insegnaci a svuotare
il cuore da tutto ciò che non è di Dio,
sì da essere riempiti anche noi
di Spirito Santo dall'alto.
Tu hai contemplato i misteri della volontà di Dio
nel silenzio del tuo cuore;
aiutaci nel cammino di discernere
i segni della potente mano di Dio.
Tu ti sei prontamente recata a visitare Elisabetta
per aiutarla nei giorni dell'attesa;
ottieni per noi lo stesso spirito zelante e servizievole
nel compito dell'evangelizzazione.
Tu hai levato la voce
per cantare le lodi del Signore;
guidaci nel gioioso annuncio della fede
in Cristo Salvatore.
Tu hai avuto compassione
di quanti erano nel bisogno
ed hai implorato a loro nome il Figlio tuo;
insegnaci a non temere di parlare
del mondo a Gesù
e di Gesù al mondo.
Tu eri ai piedi della Croce,
quando tuo Figlio esalò l'ultimo respiro;
sii al nostro fianco mentre cerchiamo di essere uniti
nello spirito e nel servizio con quanti soffrono.
Tu hai pregato con i discepoli nel Cenacolo;
aiutaci ad attendere il dono dello Spirito,
per andare ovunque Egli ci conduce.

Proteggi la Chiesa da ogni potere che la minaccia.
Aiutala ad essere immagine vera
della Trinità Santissima.
Prega affinché,
mediante il servizio reso con amore dalla Chiesa,
tutti i popoli dell'Asia possano giungere a conoscere
il Figlio tuo Gesù Cristo,
unico Salvatore del mondo,
ed assaporare così la gioia della vita
nella sua pienezza.
O Maria, Madre della nuova creazione
e Madre dell'Asia
prega per noi, figli tuoi, ora e sempre!

 

Dato a Nuova Delhi, in India, il 6 novembre dell'anno 1999, ventiduesimo di Pontificato.

GIOVANNI PAOLO II


INDICE

 

INTRODUZIONE

Le meraviglie del piano di Dio in Asia [1]

La preparazione all'Assemblea Speciale [2]

La celebrazione dell'Assemblea Speciale [3]

Condividere i frutti dell'Assemblea Speciale [4]

 

CAPITOLO I

IL CONTESTO DELL'ASIA

L'Asia, luogo di nascita di Gesù e della Chiesa [5]

Realtà religiose e culturali [6]

Realtà economiche e sociali [7]

Realtà politiche [8]

La Chiesa in Asia: passato e presente [9]

 

CAPITOLO II

GESU SALVATORE:
UN DONO PER L'ASIA

Il dono della fede [10]

Gesù Cristo, l'Uomo-Dio che salva [11]

La persona e la missione del Figlio di Dio [12]

Cristo Gesù: verità dell'uomo [13]

L'unicità e l'universalità della salvezza in Gesù [14]

 

CAPITOLO III

LO SPIRITO SANTO:
SIGNORE E DATORE DI VITA

Lo Spirito di Dio nella creazione e nella storia [15]

Lo Spirito Santo e l'Incarnazione del Verbo [16]

Lo Spirito Santo e il Corpo di Cristo [17]

Lo Spirito Santo e la missione della Chiesa in Asia [18]

 

CAPITOLO IV

GESU SALVATORE:
PROCLAMARE IL MONDO

Il primato dell'annuncio [19]

Annunciare Gesù Cristo in Asia [20]

La sfida dell'inculturazione [21]

Aree chiave di inculturazione [22]

Vita cristiana come annuncio [23]

 

CAPITOLO V

COMUNIONE E DIALOGO
PER LA MISSIONE

Comunione e missione procedono di pari passo [24]

Comunione dentro la Chiesa [25]

Solidarietà tra le Chiese [26]

Le Chiese orientali cattoliche [27]

Condividere le speranze e i patimenti [28]

Una missione di dialogo [29]

Dialogo ecumenico [30]

Dialogo interreligioso [31]

 

CAPITOLO VI

IL SERVIZIO DELLA PROMOZIONE UMANA

La dottrina sociale della Chiesa [32]

La dignità della persona umana [33]

Amore preferenziale per i poveri [34]

Il Vangelo della vita [35]

La sanità [36]

L'educazione [37]

L'edificazione della pace [38]

La globalizzazione [39]

Il debito estero [40]

L'ambiente [41]

 

CAPITOLO VII

TESTIMONI DEL VANGELO

Una Chiesa che testimonia [42]

I Pastori [43]

La vita consacrata e le società missionarie [44]

I laici [45]

La famiglia [46]

I giovani [47]

Le comunicazioni sociali [48]

I martiri [49]

 

CONCLUSIONE

Gratitudine e incoraggiamento [50]

Preghiera alla Madre di Cristo [51]


NOTE

(1) Giovanni Paolo II, Discorso alla sesta Assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC), Manila (15 gennaio 1995), 11: Insegnamenti XVIII, 1 (1995), 159.

(2) Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 38: AAS 87 (1995), 30.

(3) N. 11: Insegnamenti XVIII, 1 (1995), 159.

(4) Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 38: AAS 87 (1995), 30.

(5) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Messaggio finale, 2.

(6) Discorso alla sesta Assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC), Manila (15 gennaio 1995), 10: Insegnamenti XVIII, 1 (1995), 159.

(7) Giovanni Paolo II, Lettera sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza (29 giugno 1999), 3: L'Osservatore Romano, 30 giugno – 1 luglio 1999, p. 8.

(8) Cfr Propositio 3.

(9) Propositio 1.

(10) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Lineamenta, 3.

(11) Cfr ibid.

(12) Cfr Propositio 32.

(13) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, 9.

(14) Cfr Propositiones 36 e 50.

(15) Propositio 44.

(16) Propositio 27.

(17) Cfr Propositio 45.

(18) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, 9.

(19) Cfr Propositio 39.

(20) Propositio 35.

(21) Cfr Propositio 38.

(22) Cfr Propositio 22.

(23) Cfr Propositio 52.

(24) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Lineamenta, 6.

(25) Cfr Propositio 56.

(26) Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 18: AAS 87 (1995), 16.

(27) Cfr Propositio 29.

(28) Cfr Propositiones 29 e 31.

(29) Propositio 51.

(30) Cfr Propositiones 51, 52, 53.

(31) Propositio 57.

(32) Cfr ibid.

(33) Propositio 54.

(34) N. 3: AAS 83 (1991), 252.

(35) Cfr Propositio 5.

(36) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 5.

(37) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 3.

(38) Propositio 8.

(39) N. 11: AAS 83 (1991), 260.

(40) Ibid.

(41) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 3.

(42) Cfr Messale Romano, Preghiera eucaristica della riconciliazione I.

(43) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 10: AAS 71 (1979), 274.

(44) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.

(45) N. 9: AAS 71 (1979), 272-273.

(46) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 3.

(47) Cfr ibid.

(48) Ibid.

(49) Propositio 5.

(50) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 6: AAS 83 (1991), 255.

(51) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 7: AAS 71 (1979), 269.

(52) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et vivificantem (18 maggio 1986), 54: AAS 78 (1986), 875.

(53) Cfr ibid., 59, l.c., 885.

(54) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 28: AAS 83 (1991), 274; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 26.

(55) Cfr Propositio 11; Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 4, 15: Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 17; Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 11, 22, 38; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 28: AAS 83 (1991), 273-274.

(56) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano 22 aprile 1998, p. 5.

(57) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et vivificantem (18 maggio 1986), 50: AAS 78 (1986), 870; cfr S. Tommaso D'Aquino, Summa Theol. III, 2, 10-12; 6, 6; 7, 13.

(58) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et vivificantem (18 maggio 1986), 50: AAS 78 (1986), 870.

(59) Cfr ibid., 24, l.c., 832.

(60) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 28: AAS 83 (1991), 274.

(61) N. 29: AAS 83 (1991), 275; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 45.

(62) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 29: AAS 83 (1991), 275.

(63) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 13.

(64) Propositio 12.

(65) Cost. dogm. Lumen gentium, 17.

(66) Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 22: AAS 68 (1976), 20.

(67) Propositio 8.

(68) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 45: AAS 83 (1991), 292.

(69) Cfr ibid., 46: l.c., 292-293.

(70) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 3-4; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 39: AAS 83 (1991), 287; Propositio 40.

(71) Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 53: AAS 68 (1976), 41-42.

(72) Discorso a rappresentanti delle religioni non cristiane (5 febbraio 1986), 2: AAS 78 (1986), 767.

(73) Cfr Propositiones 11, 12; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 28: AAS 83 (1991), 273-274.

(74) Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 5.

(75) Propositio 58.

(76) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 72: AAS 91 (1999), 61.

(77) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 15.

(78) Cfr ibid.

(79) Ibid.

(80) Propositio 6.

(81) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 6.

(82) Ibid.

(83) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 5.

(84) Cfr Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 20: AAS 68 (1976), 18-19.

(85) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 52: AAS 83 (1991), 300.

(86) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 9.

(87) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 28: AAS 83 (1991), 273-274.

(88) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 56: AAS 83 (1991), 304.

(89) Giovanni Paolo II, Omelia alla Messa con i cattolici del Bengala occidentale (Calcutta, 4 febbraio 1986), 3: Insegnamenti IX1 (1986), 314.

(90) Cfr Propositio 43.

(91) Cfr Propositio 7.

(92) Ibid.

(93) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 54: AAS 83 (1991), 302.

(94) Cfr ibid., l.c., 301.

(95) Cfr Conc. Ecum Vat. II, Cost. sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum concilium, 2; Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 14.

(96) Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 14; Propositio 43.

(97) Cfr Propositio 43.

(98) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio post disceptationem, 13.

(99) Cfr ibid.

(100) Cfr Propositio 18.

(101) Cfr Propositio 17.

(102) Cfr NN. 60, 62, 105: AAS 91 [1999], 52-53; 54; 85-86.

(103) Cfr Propositio 24.

(104) Cfr Propositio 25.

(105) Cfr ibid.

(106) Cfr Propositio 27.

(107) Cfr Propositio 29.

(108) Cfr Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 91: AAS 83 (1991), 338.

(109) Propositio 19.

(110) Propositio 8.

(111) Dich. sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, 2.

(112) Propositio 6.

(113) S. Agostino, De civitate Dei, XVIII, 51, 2: PL 41, 614; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 8.

(114) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Sull'attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 7; cfr Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 17.

(115) Paolo VI, Discorso ai Cardinali in occasione della propria festa onomastica (22 giugno 1973): AAS 65 (1973), 391.

(116) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 18: AAS 81 (1989), 421.

(117) Cfr ibid.; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 4.

(118) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 775.

(119) Cfr ibid.

(120) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 32: AAS 81 (1989), 451-452.

(121) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 16.

(122) Propositio 13.

(123) Ibid.

(124) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 6.

(125) Propositio 13; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 22.

(126) Cfr ibid.

(127) Cfr Propositio 15; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della Chiesa come comunione Communionis notio (28 maggio 1992), 3-10: AAS 85 (1993), 839-844.

(128) Cfr Propositio 15.

(129) Cfr. ibid.

(130) Cfr Propositio 16.

(131) Propositio 34.

(132) Cfr Propositio 30; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 51: AAS 83 (1991), 298.

(133) Cfr Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 58: AAS 68 (1976), 46-49; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 51: AAS 83 (1991), 299.

(134) Cfr Propositio 31.

(135) Cfr Propositio 14.

(136) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 6.

(137) Cfr Propositio 50.

(138) Cfr Propositiones 36; 50.

(139) Cfr Giovanni Paolo II, Discorso al Sinodo dei Vescovi della Chiesa Siro-Malabarese (8 gennaio 1996), 6: AAS 88 (1996), 41.

(140) Cfr Propositio 50.

(141) Cfr Propositio 56.

(142) Cfr Propositio 51.

(143) Cfr Propositio 52.

(144) Propositio 53.

(145) Cfr Propositio 57.

(146) Cfr Giovanni Paolo II, Lettera sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza (29 giugno 1999), 7: L'Osservatore Romano, 30 giugno – 1 luglio 1999, p. 9.

(147) AAS 56 (1964), 613.

(148) Cfr Propositio 42.

(149) Ibid.

(150) Giovanni Paolo II, Discorso all'Udienza generale del 26 luglio 1995, 4: Insegnamenti XVIII, 2 (1995), 138.

(151) Cfr Giovanni Paolo II, Discorso all'Udienza generale del 20 gennaio 1982, 2: Insegnamenti V, 1 (1982), 162.

(152) Cfr n. 53: AAS 87 (1995), 37.

(153) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 55: AAS 83 (1991), 302.

(154) Cfr ibid., l.c., 304.

(155) N. 4: AAS 83 (1991), 101-102.

(156) N. 56: AAS 83 (1991), 304.

(157) Propositio 41.

(158) Ibid.

(159) Cfr ibid.

(160) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 57: AAS 83 (1991), 305.

(161) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 8: AAS 88 (1996), 383.

(162) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 47: AAS 80 (1988), 582.

(163) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 1.

(164) Per molti aspetti il punto di partenza fu la Lettera enciclica Rerum novarum di Papa Leone XIII (15 maggio 1891) che introdusse una serie di solenni dichiarazioni su vari aspetti della questione sociale. Fra queste vi è stata la Lettera enciclica Populorum progressio (26 marzo 1967) che Papa Paolo VI pubblicò come risposta agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e alle mutate situazioni del mondo. Per commemorare il 20 anniversario di questo Documento ho scritto la Lettera enciclica Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987) nella quale, seguendo il Magistero precedente, ho invitato tutti i fedeli a considerarsi chiamati ad una missione di servizio che include necessariamente la promozione dello sviluppo umano integrale.

(165) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 41: AAS 80 (1988), 570-571.

(166) Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. sulla libertà cristiana e sulla liberazione Libertatis conscientia (22 marzo 1986), 72: AAS 79 (1987), 586.

(167) Cfr Propositio 22.

(168) Cfr Propositio 21.

(169) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 5: AAS 81 (1989), 400-402; Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), 18: AAS 87 (1995), 419 ss.

(170) Propositio 22; cfr Propositio 39.

(171) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 42: AAS 80 (1988), 573; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. sulla libertà cristiana e sulla liberazione Libertatis conscientia (22 marzo 1986), 68: AAS 79 (1987), 583.

(172) Cfr Propositio 44.

(173) Cfr ibid.

(174) Cfr Propositio 39.

(175) Cfr Propositio 22.

(176) Cfr Propositio 36.

(177) Cfr Propositio 38.

(178) Cfr ibid.

(179) Cfr Propositio 33.

(180) Cfr ibid.

(181) Cfr Propositio 35.

(182) Cfr ibid.

(183) Cfr Propositio 32.

(184) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris (11 febbraio 1984), 28-29: AAS 76 (1984), 242-244.

(185) Cfr Propositio 20.

(186) Cfr ibid.

(187) Cfr Propositio 21.

(188) Cfr ibid.

(189) Cfr ibid.

(190) Cfr Propositio 23.

(191) Cfr ibid.

(192) Cfr Propositio 55.

(193) 3 Cfr Propositio 49.

(194) Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata mondiale della pace del 1o gennaio 1998, 3: AAS 90 (1998), 50.

(195) Cfr Propositio 49.

(196) Cfr Propositio 48.

(197) Cfr ibid.; Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 51: AAS 87 (1995), 36.

(198) Cfr Propositio 48.

(199) Cfr Propositio 22; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 44: AAS 80 (1988), 576 ss.

(200) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 15: AAS 71 (1979), 287.

(201) Cfr ibid.

(202) Cfr Propositio 47.

(203) Hom. in Matth., 50, 3-4: PG 58, 508-509.

(204) Cfr Decr. sull'attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 2 e 35.

(205) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 31: AAS 83 (1991), 277.

(206) Ibid., 42; l.c., 289.

(207) Ibid.

(208) Cfr Propositio 25.

(209) Cfr ibid.

(210) Cfr Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 46.

(211) Cfr Propositio 27.

(212) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Vita consecrata (25 marzo 1996), 103: AAS 88 (1996), 479.

(213) Cfr Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 69: AAS 68 (1976), 59.

(214) Cfr Propositio 27.

(215) Cfr ibid.

(216) Cfr ibid.

(217) Cfr Propositio 28.

(218) Ibid.

(219) Cfr Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 31.

(220) Cfr Propositio 29.

(221) Cfr ibid.

(222) Cfr ibid.

(223) Giovanni Paolo II, Discorso all'Udienza generale del 13 luglio 1994, 4: Insegnamenti XVII, 2 (1994), 40.

(224) Cfr Propositio 35.

(225) Cfr ibid.

(226) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 11.

(227) Cfr Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi, Relatio ante disceptationem: L'Osservatore Romano, 22 aprile 1998, p. 6.

(228) Cfr Propositio 32.

(229) Cfr Propositio 33.

(230) Discorso alla Confederazione dei Consultorii cristiani (29 novembre 1980), 4: Insegnamenti III, 2 (1980), 1454.

(231) Cfr Propositio 34.

(232) Ibid.

(233) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 37: AAS 83 (1991), 285.

(234) Ibid.

(235) Ibid.

(236) Cfr Propositio 45.

(237) Cfr ibid.

(238) Cfr ibid.

(239) N. 13: AAS 91 (1999), 142.

(240) Cfr Propositio 59.

 

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