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GIOVANNI PAOLO II UDIENZA GENERALE
(Le cattive condizioni atmosferiche hanno consigliato di ricorrere alla consueta udienza in due fasi. Nella Basilica Vaticana si sono riuniti i pellegrini di lingua italiana che hanno assistito alla catequesi; nell'Aula Paolo VI erano presenti i pellegrini provenienti dagli altri Paesi del mondo) Basilica Vaticana Il ciclo della conoscenza-generazione e la prospettiva della morte 1. Si avvia verso la fine il ciclo di riflessioni con cui abbiamo cercato di seguire il richiamo di Cristo trasmessoci da Matteo (Mt 19,3-9) e da Marco (Mc 10,1-12): "Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: "Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?"" (Mt 19,4-5). L’unione coniugale, nel Libro della Genesi, è definita come "conoscenza": "Adamo si unì a Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì... e disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore"" (Gen 4,1). Abbiamo cercato già nelle nostre precedenti meditazioni di far luce sul contenuto di quella "conoscenza" biblica. Con essa l’uomo, maschio-femmina, non soltanto impone il proprio nome, come ha fatto imponendo i nomi agli altri esseri viventi (animalia) prendendone così possesso, ma "conosce" nel senso di Genesi 4,1 (e di altri passi della Bibbia), e cioè realizza ciò che il nome "uomo" esprime: realizza l’umanità nel nuovo uomo generato. In certo senso, quindi, realizza se stesso, cioè l’uomo-persona. 2. In questo modo, si chiude il ciclo biblico della "conoscenza-generazione". Tale ciclo della "conoscenza" è costituito dall’unione delle persone nell’amore, che permette loro di unirsi così strettamente tra loro, da diventare un’unica carne. Il Libro della Genesi ci rivela pienamente la verità di questo ciclo. L’uomo, maschio e femmina, che, mediante la "conoscenza" di cui parla la Bibbia, concepisce e genera un essere nuovo, simile a lui, al quale può imporre il nome di "uomo" ("ho acquistato un uomo"), prende, per così dire, possesso della stessa umanità, o meglio la riprende in possesso. Tuttavia, ciò avviene in modo diverso da come aveva preso possesso di tutti gli altri esseri viventi (animalia), quando aveva imposto loro il nome. Infatti, allora, egli era diventato il loro signore, aveva cominciato ad attuare il contenuto del mandato del Creatore: "Soggiogate la terra e dominatela" (cf. Gen 1,28). 3. La prima parte, invece, dello stesso mandato: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra" (Gen 1,28) nasconde un altro contenuto e indica un’altra componente. L’uomo e la donna in questa "conoscenza", in cui danno inizio ad un essere simile a loro, del quale possono insieme dire che "è carne della mia carne e osso delle mie ossa" (Gen 2,24), vengono quasi insieme "rapiti", insieme presi ambedue in possesso dall’umanità che essi, nell’unione e nella "conoscenza" reciproca, vogliono esprimere nuovamente, prendere nuovamente in possesso, ricavandola da loro stessi, dalla propria umanità, dalla mirabile maturità maschile e femminile dei loro corpi e in fine - attraverso tutta la sequenza dei concepimenti e delle generazioni umane fin dal principio - dal mistero stesso della Creazione. 4. In questo senso, si può spiegare la "conoscenza" biblica come "possesso". È possibile vedere in essa qualche equivalente biblico dell’"eros"? Si tratta qui di due ambiti concettuali, di due linguaggi: biblico e platonico; soltanto con grande cautela essi possono essere interpretati l’uno con l’altro [1]. Sembra, invece, che nella rivelazione originaria non sia presente l’idea del possesso della donna da parte dell’uomo, o viceversa, come di un oggetto. D’altronde, è però noto che, in base alla peccaminosità contratta dopo il peccato originale, uomo e donna debbono ricostruire, con fatica, il significato del reciproco dono disinteressato. Questo sarà il tema delle nostre ulteriori analisi. 5. La rivelazione del corpo, racchiusa nel Libro della Genesi, particolarmente nel capitolo 3, dimostra con impressionante evidenza che il ciclo della "conoscenza-generazione", così profondamente radicato nella potenzialità del corpo umano, è stato sottoposto, dopo il peccato, alla legge della sofferenza e della morte. Dio-Jahvé dice alla donna: "Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli" (Gen 3,16). L’orizzonte della morte si apre dinanzi all’uomo, insieme alla rivelazione del significato generatore del corpo nell’atto della reciproca "conoscenza" dei coniugi. Ed ecco che il primo uomo, maschio, impone a sua moglie il nome di Eva, "perché essa fu la madre di tutti i viventi" (Gen 3,20), quando già egli aveva sentito le parole della sentenza, che determinava tutta la prospettiva dell’esistenza umana "al di dentro" della conoscenza del bene e del male. Questa prospettiva è confermata dalle parole: "Tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e polvere tornerai!" (Gen 3,19). Il carattere radicale di tale sentenza è confermato dall’evidenza delle esperienze di tutta la storia terrena dell’uomo. L’orizzonte della morte si estende su tutta la prospettiva della vita umana sulla terra, vita che è stata inserita in quell’originario ciclo biblico della "conoscenza-generazione". L’uomo che ha infranto l’alleanza col suo Creatore, cogliendo il frutto dall’albero della conoscenza del bene e del male, viene da Dio-Jahvé staccato dall’albero della vita: "Ora egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre" (Gen 3,21). In questo modo, la vita data all’uomo nel mistero della creazione non è stata tolta, ma ristretta dal limite dei concepimenti, delle nascite e della morte, e inoltre aggravata dalla prospettiva della peccaminosità ereditaria; però gli viene, in certo senso, nuovamente data come compito nello stesso ciclo sempre ricorrente. La frase: "Adamo si unì a ("conobbe") Eva sua moglie, la quale concepì e partorì" (Gen 4,1), è come un sigillo impresso nella rivelazione originaria del corpo al "principio" stesso della storia dell’uomo sulla terra. Questa storia si forma sempre di nuovo nella sua dimensione più fondamentale quasi dal "principio", mediante la stessa "conoscenza-generazione", di cui parla il Libro della Genesi.6. E così, ciascun uomo porta in sé il mistero del suo "principio" strettamente legato alla coscienza del significato generatore del corpo. Genesi 4,1-2 sembra tacere sul tema del rapporto che intercorre tra il significato generatore e quello sponsale del corpo. Forse non è ancora né il tempo né il luogo per chiarire questo rapporto, anche se nell’ulteriore analisi ciò sembra indispensabile Occorrerà, allora, porre nuovamente le domande legate all’apparire della vergogna nell’uomo, vergogna della sua mascolinità e della sua femminilità, prima non sperimentata. In questo momento, tuttavia, ciò passa in secondo ordine. In primo piano resta, invece, il fatto che "Adamo si unì a ("conobbe") Eva sua moglie, la quale concepì e partorì". Questa è appunto la soglia della storia dell’uomo. È il suo "principio" sulla terra. Su questa soglia l’uomo, come maschio e femmina, sta con la coscienza del significato generatore del proprio corpo: la mascolinità nasconde in sé il significato della paternità e la femminilità quello della maternità. Nel nome di questo significato, Cristo darà un giorno la categorica risposta alla domanda rivoltagli dai farisei (Mt 19; Mc 10). Noi, invece, penetrando il semplice contenuto di questa risposta, cerchiamo in pari tempo di mettere in luce il contesto di quel "principio", al quale Cristo si è riferito. In esso affonda le radici la teologia del corpo.7. La coscienza del significato del corpo e la coscienza del significato generatore di esso vengono a contatto, nell’uomo, con la coscienza della morte, di cui portano in sé, per così dire, l’inevitabile orizzonte. Eppure, sempre ritorna nella storia dell’uomo il ciclo conoscenza generazione", in cui la vita lotta, sempre di nuovo, con la inesorabile prospettiva della morte, e sempre la supera. È come se la ragione di questa inarrendevolezza della vita, che si manifesta nella "generazione", fosse sempre la stessa "conoscenza", con la quale l’uomo oltrepassa la solitudine del proprio essere e, anzi, di nuovo si decide ad affermare tale essere in un "altro". Ed ambedue, uomo e donna, lo affermano nel nuovo uomo generato. In questa affermazione, la "conoscenza" biblica sembra acquistare una dimensione ancor maggiore. Sembra, cioè, inserirsi in quella "visione" di Dio stesso, con la quale finisce il primo racconto della creazione dell’uomo circa il "maschio" e la "femmina" fatti "ad immagine di Dio": "Dio vide quanto aveva fatto ed... era cosa molto buona" (Gen 1,31). L’uomo, nonostante tutte le esperienze della propria vita, nonostante le sofferenze, le delusioni di se stesso, la sua peccaminosità, e nonostante, infine, la prospettiva inevitabile della morte, mette tuttavia sempre di nuovo la "conoscenza" all’"inizio" della "generazione"; egli, così, sembra partecipare a quella prima "visione" di Dio stesso: Dio Creatore "vide..., ed ecco era cosa buona". E, sempre di nuovo, egli conferma la verità di queste parole.[1] Secondo Platone, 1’"eros" è l’amore assetato del Bello trascendente ed esprime l’insaziabilità tendente al suo eterno oggetto; esso, quindi, eleva sempre tutto ciò che è umano verso il divino, che solo è in grado di appagare la nostalgia dell’anima imprigionata nella materia, è un amore che non indietreggia davanti al più grande sforzo, per raggiungere l’estasi dell’unione; quindi è un amore egocentrico, è bramosia, sebbene diretta verso valori sublimi [cf. A. Nygren, Erôs et Agapé, Paris 1951, vol. II, pp. 9-10]. Lungo i secoli, attraverso molte trasformazioni, il significato dell’"eros" è stato abbassato alle connotazioni meramente sessuali. Caratteristico è qui il testo di P. Chauchard, che sembra perfino negare all’"eros" le caratteristiche dell’amore umano. "La cérébralisation de la sexualité ne réside pas dans les trucs techniques ennuyeux, mais dans la pleine reconnaissance de sa spiritualità, du fait qu’Erôs n’est humain qu’animé par Agapé et qu’Agapé exige l’incarnation dans Erôs" [P. Chauchard, Vices des vertus, vertus des vices, Paris 1963, p. 147]. Il paragone della "conoscenza" biblica con 1’"eros" platonico rivela la divergenza di queste due concezioni. La concezione platonica si basa sulla nostalgia del Bello trascendente e sulla fuga dalla materia; la concezione biblica, invece, è diretta verso la realtà concreta, e le è alieno il dualismo dello spirito e della materia come pure la specifica ostilità verso la materia ["E Dio vide che era cosa buona": Gen 1,10.12.18.21.25]. In quanto il concetto platonico di "eros" oltrepassa la portata biblica della "conoscenza" umana, il concetto contemporaneo sembra troppo ristretto La "conoscenza" biblica non si limita a soddisfare l’istinto o il godimento edonistico, ma è un atto pienamente umano, diretto consapevolmente verso la procreazione, ed è anche l’espressione dell’amore interpersonale [cf. Gen 29,20; 1 Sam 1,8; 2 Sam 12,24].
Saluti: Al pellegrinaggio dell’Arcidiocesi di Cagliari VOGLIO RIVOLGERE un caloroso saluto al pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Cagliari; esso è accompagnato dall’Arcivescovo Giuseppe Bonfiglioli, ed è presente anche il suo predecessore, Cardinale Sebastiano Baggio. Fratelli e figli carissimi, vi ringrazio di questa visita, che mi è particolarmente cara, poiché attesta la fede e la devozione non solo dei Cagliaritani, ma anche di tutta la nobile isola della Sardegna, a dieci anni di distanza dalla visita colà compiuta dall’indimenticabile Papa Paolo VI: Voglio credere che la vostra presenza a Roma contribuisca a rinsaldare sempre più sia la vostra adesione al Signore, di cui si conservano qui le tombe dei primi Apostoli e Martiri, sia ad accrescere il senso della vostra appartenenza alla grande comunità ecclesiale, di cui questa adunanza è già, da sola, segno eloquente. Vi auguro di portare sempre nella vita di ogni giorno la gioia di una fede autentica, la quale diventi anche stimolo e forza per superare tutte le difficoltà, che l’esistenza su questa terra riserva a ciascuno. Vi protegga sempre il Signore, insieme alla Madonna di Bonaria. Da parte mia, vi concedo di cuore l’Apostolica Benedizione, perché sia di conforto a voi ed a tutti i vostri cari, specie ai sofferenti, ai bambini, e a quanti si trovano in particolari necessità.Al pellegrinaggi di Pompei MERITA UNA PAROLA particolarmente affettuosa il folto pellegrinaggio della Prelatura di Pompei, guidato dal Vescovo Domenico Vacchiano insieme con la Delegazione Pontificia, col Sindaco della città e con la Giunta Comunale. So che è anche presente la Banda Musicale degli Alunni delle Opere del Santuario. A tutti indistintamente va il mio cordiale saluto. Carissimi, la vostra odierna presenza mi rinnova il caro ricordo della mia venuta tra di voi, nello scorso mese di ottobre, e dell’entusiastica accoglienza che allora mi avete riservata. Vi ringrazio sentitamente di questa visita, che idealmente congiunge il celebre Santuario della Madonna del SS.mo Rosario con questa Sede di Pietro in un unico atto di devozione al Signore Gesù Cristo, che sta al centro della nostra comune fede cristiana e che tanto Maria quanto Pietro, secondo ruoli diversi, hanno amato, servito e testimoniato. Ai numerosi ragazzi presenti tra di voi auguro paternamente di saper rinfocolare ogni giorno il loro entusiasmo in un contatto confidente con Gesù e con la Madre Sua, così da porre solidi fondamenti per una vita di serio impegno a favore della società e della Chiesa. Per tutti formo l’auspicio di cristiana prosperità e di ogni bene; ne è pegno la Benedizione Apostolica, che di cuore vi imparto con l’invito ad estenderla a quanti vi sono cari.Al pellegrinaggio parrocchiale di Portovenere L’AFFETTUOSO SALUTO che rivolgo a voi, carissimi partecipanti al pellegrinaggio parrocchiale di Portovenere, vuole essere una risposta cordiale alla visita che avete voluto rendermi, anche nella lieta ricorrenza dell’850̊ anniversario della dedicazione della vostra chiesa di S. Lorenzo compiuta dal mio predecessore Innocenzo II. Sono informato della vostra operosità, ispirata dagli insegnamenti del Vangelo, nonché della vostra dedizione all’Apostolo Pietro. Auguro che le solenni manifestazioni, che avete in programma, favoriscano sempre più il vostro orientamento a Cristo, nostro Salvatore, e l’impegno di dare a Lui e al suo Vangelo sempre generosa testimonianza. Con la mia Benedizione Apostolica, che imparto di cuore a voi ed ai vostri cari.Ai giovani di un coro senese ALL’"ASSOCIAZIONE CORALE" di Siena un saluto ed una parola di cordiale compiacimento vadano, ora, che ha rallegrato questa Udienza. Ho apprezzato, figli carissimi, la finalità che guida il vostro impegno: ricuperare al canto corale anche chi non è stato particolarmente favorito dalla natura. Non c’è in questo un simbolo ed una lezione per tutti gli altri settori della vita? La generosità, l’umiltà, la costanza possono aiutare a portare ad un "accordo" pacificante, che si rivela, poi, fonte di gioia per tutti. Così vi auguro di essere apostoli di pace e di intesa in famiglia, nella scuola ed in ogni ambiente nel quale verrete a trovarvi. Con la mia Apostolica Benedizione!Ai gruppi giovanili E ADESSO una parola ai giovani. Carissimi, siate i benvenuti! La vostra presenza, così festosa e spontanea, testimonia che la Chiesa è giovane e proiettata verso il futuro. Siate consapevoli delle vostre responsabilità: il messaggio di Cristo è affidato alla vostra generosità ed al vostro entusiasmo. Voi dovrete portarlo nel nuovo millennio, che si profila all’orizzonte. E’ un messaggio impegnativo: annunzia la redenzione mediante la croce, la vita e la gioia attraverso la sofferenza e la morte; annunzia Cristo crocifisso, morto e risorto. Se volete esserne testimoni credibili, impegnatevi ad incarnarlo innanzitutto nella vostra vita: chi vi avvicina deve poter raccogliere nelle vostre parole, nei vostri gesti, in tutto quel che voi siete, un riflesso del volto luminoso del Cristo risorto. Gesù vuol camminare con voi sulle strade del mondo, che va costruendosi in questi anni difficili: non dimenticatevelo! Vi do la mia Apostolica Benedizione!Ai gruppi del movimento dei Focolari SALUTO CON VIVA compiacenza i due numerosi gruppi, qui presenti, che fanno parte del Movimento dei Focolari, i quali hanno tenuto, giorni or sono, presso il Centro Mariapoli di Rocca di Papa, un convegno sulla carità, a cui ispirarsi come ideale di vita, animando l’ambiente parrocchiale e sociale con la testimonianza concreta dell’amore scambievole e cercando di esserne fermento di comunione e di unità. Carissimi, nel dirvi un cordiale grazie per la vostra visita e per i vostri sentimenti devoti, vi esorto a continuare nell’impegno di offrire genuina testimonianza di vita cristiana. Il Redentore suggelli i vostri generosi propositi con la sua divina grazia, in pegno della quale, imparto la mia Benedizione.Agli ammalati Carissimi ammalati! COME SEMPRE, giunga a voi il mio saluto più sentito e affettuoso. Mentre purtroppo nella società attuale vi è tanta violenza, mi rivolgo in modo speciale a voi, affinché in questi giorni santi che ci avvicinano alla Pasqua guardiate al Crocifisso per cooperare con più intenso amore alla Redenzione dell’umanità, secondo i misteriosi ma sempre sapienti disegni della Provvidenza. Vi accompagni la mia Benedizione.Ai novelli sposi Carissimi novelli sposi! SIETE VENUTI in Udienza dal Papa in questa circostanza per voi così bella e così dolce del matrimonio; siate i benvenuti e accogliete il mio saluto e il mio augurio più cordiale. Iniziando ora la vostra nuova vita, portate nel mondo il vostro amore e la vostra fedeltà con gioia e coraggio, come un ramo di ulivo e una lampada accesa, in segno di pace e di fraternità. Su voi invoco di cuore la benedizione del Signore.Annuncio del pellegrinaggio apostolico in Africa Sono lieto oggi di dare la comunicazione ufficiale di un nuovo viaggio apostolico, che già preannunciai all’inizio del mese scorso, in occasione della speciale udienza concessa ai rappresentanti delle comunità delle varie nazioni africane, residenti a Roma. Si tratta della visita in Africa, che, accogliendo l’invito che mi è stato rivolto dai rispettivi episcopati e dai vari capi di stato, compirò dal 2 al 12 del prossimo mese di maggio, e che, a Dio piacendo, mi porterà in sei diversi paesi di quel grande e promettente continente: lo Zaire, la Repubblica Popolare del Congo, il Kenia, il Ghana, l’Alto Volta e la Costa d’Avorio. Ringrazio cordialmente anche gli episcopati e le autorità civili dei paesi di cui non mi è stato possibile accettare l’invito gentilmente fattomi pervenire. Desidero assicurarli che ho apprezzato il loro gesto e che con questa mia visita intendo rendere omaggio all’intera Africa ed esprimere il mio sincero affetto a tutti gli abitanti di quel caro continente. L’aggettivo apostolico, con cui ho subito qualificato tale viaggio, indica chiaramente quale sia l’intenzione essenziale che muove i miei passi. Lo scopo è, infatti, quello di corrispondere alla mia missione di ministero universale e di incontrarmi personalmente con i pastori ed i fedeli di quelle fiorenti comunità, che, già da tempo illuminate dalla fede di Cristo Signore, appaiono oggi aperte al soffio del suo Spirito. Ricorderò, in proposito, che per due di questi paesi - lo Zaire e il Ghana - ricorre proprio quest’anno il centenario dell’evangelizzazione: è, dunque, un riconoscimento doveroso, un riconoscimento che da parte della Chiesa cattolica s’ispira a sentimenti di letizia, di soddisfazione e di speranza per lo sviluppo rigoglioso che il seme della parola di Dio ha avuto in quelle contrade, trovandovi il "buon terreno", il quale - come spiega la parabola evangelica - garantisce il frutto abbondante (cf. Lc 8,11.15; Mt 13,23). Come potrei, d’altra parte, dimenticare lo sforzo secolare e generoso, spinto non di rado fino all’eroismo e al martirio, che schiere innumerevoli di missionari e missionarie - sacerdoti, religiosi e laici - hanno compiuto nel vasto continente? E come potrei, inoltre, dimenticare l’impulso che, per un più intenso ed incisivo lavoro in terra d’Africa, è venuto dal personale magistero e ministero dei sommi pontefici di questo secolo? Tra tanti esempi, desidero almeno ricordare l’enciclica "Fidei Donum" di Papa Pio XII (1957), la quale diede vita a varie benefiche iniziative, come pure menzionare l’opera del mio più vicino predecessore Paolo VI, di sempre venerata memoria, che tenendo presente la costituzione conciliare "Ad Gentes", nell’ottobre 1968 volle indirizzare un fervido messaggio all’episcopato ed ai popoli dell’Africa, al quale seguì poi un importante viaggio in Uganda. Di cuore auspico che, con l’aiuto del Signore, la mia visita possa giovare all’incremento della fede cristiana in quelle "regioni che già biondeggiano per la messe" (Gv 4,35) e stimoli, nello stesso tempo, tutte le popolazioni del continente a operare, con impegno fiducioso e deciso, per l’autentico progresso umano al servizio della fratellanza e della pace.Saluti Ai rappresentanti del Movimento Internazionale d’Apostolato degli Ambienti Sociali Indipendenti JE SUIS HEUREUX de saluer les membres du Bureau du Mouvement International d’Apostolat des Milieux Sociaux Indépendants. Je forme les meilleurs vœux, chers Amis, pour semblée générale que vous préparez et qui aura pour thème: "Signes des temps -Annonce de Jésus-Christ". Oui, les personnes des milieux dans lesquels vous êtes naturellement insérés ont souvent de grandes responsabilités humaines qui accaparent leurs préoccupations; c’est là que Jésus-Christ don’ leur être annoncé, par des laïcs chrétiens qui leur sont proches, qui ont su renouveler et fortifier leurs propres convictions de foi, qui les affirment et qui témoignent par leur vie de l’esprit de l’Evangile. Soyez remerciés pour le travail accompli au service du Mouvement, et portez à tous vos collègues du MIAMSI les encouragements du Pape qui les bénit de grana cœur.Ai parrocchiani di Montmartre JE TIENS ÉGALEMENT à dire un mot du cœur aux paroissiens de Saint-Pierre de Montmartre et à leur curé. Je vous félicite d’aimer votre belle église romane, si riche de souvenirs, et de vouloir l’embellir encore, en la dotant de trois portes de bronze sculptées par Tommaso Gismondi et fondues à Anagni, en l’honneur de saint Pierre, de saint Denis, premier Evêque de Paris, et de la Vierge Marie. Tous mes complimenta à l’artiste qui a mis dans ce triptyque le meilleur de son talent et de sa foi! Et merci à tous de m’avoir donné la joie de bénir ces travaux! Laissez-moi aussi vous encourager à construire sans cesse votre communauté paroissiale. Que chacun se veuille davantage responsable de son unité dans la charité, de son avancée sur les chemins de la foi concrètement vécue et dignement célébrée, de son attention évangélique à ceux qui vivent ou qui passent sur la célèbre buste Montmartre! Je supplie le Seigneur de vous soutenir et de vous bénir.* * * Il Santo Padre invita i presenti ad unirsi al suo dolore e alla sua preghiera per l’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador Monsignor Oscar Romero: In questo particolare momento di trepidazione e di sgomento, vi invito a unirvi al mio dolore e alla mia preghiera, per l’uccisione delI Arcivescovo di San Salvador, monsignor Oscar A. Romero y Galdamez. È giunta ieri la notizia che il presule è stato barbaramente assassinato mentre celebrava la santa messa: è stato colpito proprio nel momento più sacro, durante la funzione più alta, più divina. Siamo tutti senza parole, di fronte a una tale violenza, che non si è fermata nemmeno davanti alla soglia di una chiesa per condurre a termine il suo cieco programma di morte. Lasciate, carissimi fratelli e sorelle, che il Papa esprima tutta la sua pena per questo nuovo episodio di crudeltà, di infamia, di ferocia. E stato ucciso un uomo, che si aggiunge alla ormai troppo numerosa schiera di vittime innocenti; è stato ucciso un Vescovo della Chiesa di Dio, nell’esercizio della sua missione santificatrice nell’offerta dell’Eucaristia (cf. Lumen Gentium, 26). È un confratello nell’episcopato che è stato soppresso, e perciò non è soltanto la sua arcidiocesi, ma tutta la Chiesa a soffrire per una tale iniqua violenza, che si aggiunge a tutte le altre forme di terrorismo e di vendetta, che nel mondo degradano oggi la dignità dell’uomo - perché la vita di ogni uomo è sacra! - calpestano la bontà, la giustizia, il diritto, e soprattutto offendono il Vangelo e il suo messaggio d’amore, di solidarietà, di fratellanza in Cristo. Dove, dove va il mondo? Lo ripeto ancora oggi. Dove andiamo? Non con la barbarie si migliora la società, si eliminano i contrasti, si costruisce il domani. La violenza distrugge, null’altro. Non sostituisce valori, ma corre sull’orlo di un abisso: l’abisso senza fondo dell’odio. L’amore soltanto edifica, l’amore soltanto salva! Nel rinnovare il mio accorato appello affinché in ogni nazione trionfi finalmente la concordia della pace operosa, rinnovo il mio dolore per questo nuovo tragico fatto di sangue; ed esprimo particolarmente la mia partecipazione di affetto e di preghiera alla diletta Chiesa che è in San Salvador, inviando a tutti, Vescovi, sacerdoti e fedeli, la mia benedizione di fratello e di padre.
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