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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

MESSA PER LA GIUSTIZIA E LA PACE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Spianata "La Bretone" (Ottawa)
Giovedì, 20 settembre 1984

 

1. “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia . . .
Beati gli operatori di pace
” (Mt 5,6.9).

Alla fine del mio pellegrinaggio in terra canadese, nella vostra capitale Ottawa, in questa messa, preghiamo per la giustizia e la pace.

Preghiamo per la giustizia e la pace nel mondo contemporaneo, riferendoci alle beatitudini pronunciate da Cristo, secondo il Vangelo di san Matteo. Preghiamo per la pace, e la via della pace passa per la giustizia. Per questo, coloro che hanno sinceramente fame e sete di giustizia, sono nello stesso tempo operatori di pace.

Vorrei che questo tema, che orienta la nostra preghiera odierna durante il Sacrificio eucaristico, unisca coloro che vi partecipano, riuniti questa sera a migliaia ai piedi degli splendidi monti Gatineau, sulle sponde del fiume Ottawa, intorno a monsignor Joseph-Aurèle Plourde, arcivescovo della vostra città, che saluto fraternamente, con gli abitanti dell’Ontario, con la signora governatore generale e le altre autorità civili; con gli abitanti della regione della capitale, tutti i canadesi e tutti quelli che, lontani, si uniscono a noi. Un tempo questo fiume è stato la via d’accesso nel cuore del vostro continente, quando si incontravano le culture europee con le culture dei primi abitanti. Oggi, io sono in mezzo a voi un pellegrino di pace e desidero, in quest’ultima omelia, prolungare tutto quello che ho detto nel quadro della mia missione pastorale in terra canadese. Ed è una sintesi finale che vorrei fare, basandomi sulle otto beatitudini di Cristo.

2. Nelle otto beatitudini si presenta a noi, prima di tutto, una persona: la persona del divino Maestro. È di lui che parla il profeta Isaia quando annuncia che una grande luce rifulse su coloro che abitavano la terra tenebrosa.

Le stesse parole risuonarono nella notte di Natale: “Un bambino è nato per noi. Ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Is 9, 1).

Il potere di cui sono cariche le spalle del bambino nato nella notte di Betlemme, lo conferma la maestà della croce. Il Crocifisso porta veramente in sé tutta la potenza della redenzione del mondo.

Ed è lui, il Crocifisso, che è stato designato coi nomi che annunciava Isaia: “Consigliere ammirabile, Dio potente per sempre, Principe della pace” (Is 9, 5).

Dio ha confermato per sempre la potenza della redenzione posseduta dal Cristo Crocifisso, quando l’ha risuscitato. Il Redentore, rialzato dai morti, separandosi dai suoi apostoli dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni . . .” (Mt 28, 18-19).

Così Cristo rimane sempre in mezzo all’umanità come questa “grande luce” di Isaia, che risplendette “su coloro che abitavano la terra tenebrosa”.

Egli non cessa di essere il “Principe della pace” e nello stesso tempo “consigliere ammirabile”. Il punto di partenza delle vie che conducono alla giustizia e alla pace si trova nella redenzione del mondo, che Cristo ha compiuto mediante la potenza della sua croce e della risurrezione.

3. Questo fatto è di primaria importanza nella nostra epoca in cui l’uomo, le nazioni e tutta l’umanità cercano disperatamente le vie della pace. “Genus humanum arte et ratione vivit”; l’uomo vive di sapienza, di cultura, di moralità. La violenza contraddice completamente una tale via. La violenza fa nascere anche la giusta necessità della difesa. E nello stesso momento, la violenza minaccia di distruzione quello di cui vive l’umanità. Essa minaccia di morte gli uomini, milioni di uomini, ma minaccia di morte tutto quello che è umano.

Al centro della famiglia umana minacciata, Cristo appare sempre come Principe della pace, come difensore di ciò che è umano.

Il Vangelo delle otto beatitudini non è altra cosa che una difesa di quello che è più fondamentalmente umano, più bello nell’uomo, ciò che è santo nell’uomo:

“Beati i poveri in spirito . . .

Beati i miti . . . 

Beati gli afflitti . . . 

Beati i misericordiosi . . . 

Beati i puri di cuore . . . 

Beati i perseguitati per causa della giustizia . . . 

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Così infatti hanno perseguitato i profeti” (Mt 5, 3-12).

4. Il Vangelo delle otto beatitudini è una costante affermazione di quello che è più profondamente umano, di quello che è eroico nell’uomo. Il Vangelo delle otto beatitudini è legato solidamente alla croce e alla risurrezione di Cristo. Ed è soltanto alla luce della croce e della risurrezione che quello che è umano, quello che è eroico nell’uomo, ritrova la sua forza e la sua potenza. Nessuna forma del materialismo storico gli dà né fondamento né garanzia. Il materialismo può solo mettere in dubbio, diminuire, calpestare, distruggere, spezzare quello che vi è di più profondamente umano.

Il Vangelo delle otto beatitudini è alla sua stessa radice, legato al mistero: alla realtà della redenzione del mondo.

Sì, solo la realtà della risurrezione del mondo costituisce il fondamento delle beatitudini, e di queste due beatitudini realmente importanti in questo tempo di minacce:

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia . . .

Beati gli operatori di pace . . .”.

La coscienza della redenzione penetra nel profondo del cuore degli uomini tormentati dalle minacce che oggi pesano sul mondo.

Se sapremo accogliere il Vangelo delle beatitudini di Cristo, non avremo paura di far fronte a queste minacce.

5. La coscienza morale dell’umanità scopre, per vie diverse, il legame esistente tra la giustizia e la pace. Bisogna compiere tutti gli sforzi necessari perché questa coscienza ritrovata a costo di enormi sacrifici fin dall’ultima guerra mondiale, non si trovi sommersa di nuovo dallo spiegamento della violenza.

L’uomo contemporaneo, le nazioni, l’umanità, cercano instancabilmente le strade che conducono alla giustizia e alla pace. Senza tregua, la Chiesa partecipa a questa grande impresa. Le Chiese particolari, gli episcopati vi partecipano. La Sede apostolica vi partecipa. Questo è un dovere umano, cristiano, apostolico.

6. Papa Giovanni XXIII ha rivolto al mondo un appello straordinario con la sua enciclica Pacem in terris. Qui egli ha analizzato a lungo le condizioni per la pace, e ci ha invitati a diventare artefici di pace e giustizia in tutti i campi nei quali opera la comunità umana.

A sua volta, il Concilio Vaticano II, considerando il posto che la Chiesa occupa nel contesto del mondo moderno, riprende questa riflessione; ci esorta a salvaguardare la pace e a costruire la comunità delle nazioni (Gaudium et Spes, II, V).

Papa Paolo VI non ha mai cessato di adoperarsi in tal senso. All’assemblea generale delle Nazioni Unite ha lanciato questo appello profetico: “Non più la guerra”! Ha sottolineato i legami tra la pace e lo sviluppo dei popoli, dei quali ho parlato qualche giorno fa a Edmonton. Papa Paolo VI ha anche istituito, il I gennaio di ogni anno, la Giornata mondiale della pace. Da allora in poi, all’inizio di ogni anno, tutti sono chiamati a pregare e ad agire in favore della pace; è l’occasione per il Papa di rinnovare il suo appello a tutti i popoli, affinché questi possano optare per la pace e adottare le misure necessarie per superare le tensioni e dissipare i pericoli crescenti.

Poco tempo dopo la mia elezione, mi è stato possibile accettare l’invito delle Nazioni Unite ed affermare dinanzi alla comunità internazionale non soltanto che la Santa Sede appoggia i loro sforzi, ma che “la Chiesa cattolica, in tutti i luoghi della terra, proclama un messaggio di pace, prega per la pace, educa l’uomo alla pace” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio ad Nationum Unitarum Legatos habita, 10, die 2 oct. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II/2 [1979] 528).

Oggi rinnovo il mio appello. Perché sappiamo che, dopo la guerra mondiale, le tensioni e i conflitti non sono cessati, e che questi generano guerre che, dove scoppiano, non sono meno sanguinose. E sappiamo che le origini dei conflitti si trovano ovunque l’ingiustizia uccide, o ovunque la dignità dell’uomo è tenuta in poco conto. Per costruire la pace dobbiamo creare giustizia.

Quale coscienza morale può rassegnarsi, senza reagire, quando esistono “terribili diversità fra gli uomini e i gruppi eccessivamente ricchi da una parte, e dall’altra parte la maggioranza numerica dei poveri o addirittura dei miserabili . . .?” (Ibid.,  536).

Quale coscienza morale può rassegnarsi a soluzioni superficiali che coprono le ingiustizie, fin tanto che in qualche luogo del pianeta l’uomo è ferito “nelle sue convinzioni più personali, nella sua concezione del mondo, nella sua fede religiosa, così come nella sfera delle cosiddette libertà civili” (Ibid.)?

Possiamo noi essere operatori di pace affamati di giustizia, se permettiamo senza reagire la “vertiginosa spirale degli armamenti . . .” presentata come “servizio alla pace del mondo”? (Ibid., 539), mentre la corsa agli armamenti è una reale minaccia di morte e mentre i suoi costi economici privano tanti Paesi dei mezzi efficaci per il loro sviluppo?

Il nostro dovere è urgente in questi tempi. Noi saremo operatori di pace se la nostra coscienza ci rende consapevoli dei pericoli, energici nel promuovere il dialogo e la cooperazione, attenti nel rispettare il punto di vista degli altri nello stesso momento in cui noi difendiamo i nostri diritti, fedeli all’amore per l’umanità, e rispettosi del dono di Dio!

Noi saremo discepoli di Cristo e veramente fratelli e sorelle l’un l’altro se insieme parteciperemo alla spinta verso la civilizzazione, che tende da secoli in una direzione: quella di garantire “i diritti obiettivi dello spirito, della coscienza umana, della creatività umana, inclusa la relazione dell’uomo con Dio” (Ibid.,  537). Noi saremo operatori di pace se tutto il nostro agire sarà basato sul rispetto di colui che ci chiama a vivere secondo la legge del suo regno, e da cui viene ogni potere” (cf. Gv 19, 11).

7. In questo modo, quindi, non bisogna permettere che la coscienza morale dell’umanità si arrenda alla violenza. È necessario tener vivo lo stretto legame che unisce la pace e la giustizia, la pace e gli inviolabili diritti degli individui e delle nazioni!

È necessario proteggere i popoli - milioni di persone - dalla morte nucleare e dalla morte per fame. È necessario proteggere dalla morte tutto ciò che è umano!

Secondo questa intenzione, la nostra preghiera di oggi per la giustizia e la pace è tratta dal Vangelo delle otto beatitudini.

In una parola, cosa proclama il Vangelo? Leggiamolo ancora una volta:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. /

Beati gli afflitti, perché saranno consolati. /

Beati i miti, perché erediteranno la terra. /

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. /

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. /

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. /

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. /

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. /

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5, 3-12).

Lasciamoci pervadere dallo Spirito di Cristo. Possa egli riempirci con la verità, di queste parole, con il potere dell’amore che le ispira! Possa la nostra preghiera far sì che noi siamo in grado non soltanto di cercare la pace, ma di adeguare la nostra volontà alla volontà di Dio, come Cristo ci ha rivelato. Poiché la pace fra gli uomini sarà sempre precaria se noi non siamo in pace con Dio, se non ci conformiamo nel nostro intimo al piano di Dio per la storia del mondo. Possa la nostra giustizia essere il riflesso della sua giustizia! Riconoscendo di essere peccatori, lasciamo che Dio ci faccia riconciliare con lui, il creatore della vita, e, allo stesso tempo, con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Questa riconciliazione, che non possiamo realizzare pienamente da soli, noi la otterremo con la grazia, se con fede ci uniamo all’immensa supplica di coloro che pregano.

8. Quindi, in una parola, cosa proclama il Vangelo delle otto beatitudini?

Dice che i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, quelli che hanno fame e sete della giustizia, gli operatori di pace, tutti questi sono invisibili! Dice che la vittoria finale è loro! Di essi è il regno della verità, della giustizia, dell’amore e della pace! Che la loro debolezza, le loro difficoltà nel superare ciò che divide e contrasta non li scoraggi. Le forze umane non bastano per applicare il Vangelo, ma il potere di Cristo rende possibile la purificazione e la conversione dei cuori, perché egli ha dato se stesso affinché l’umanità potesse avere la sua pace!

E questa è la prospettiva che Cristo, con il suo Vangelo e la redenzione, ha effettivamente aperto a coloro che mettono in pratica le sue beatitudini.

Ascoltatemi, voi che, in diverse parti del mondo, soffrite la persecuzione a causa di Cristo! Voi poveri, su cui pesa l’oppressione e l’ingiustizia, come se foste quotidianamente provati dai sistemi che schiacciano l’umanità!

Voi tutti che siete veramente degli uomini di buona volontà!

Noi diciamo che Cristo è un consigliere ammirabile.

Noi diciamo che Cristo è il Principe della pace.

Noi diciamo che Cristo è il crocifisso e il risuscitato.

“Sulle sue spalle è il segno della sovranità”.

“Grande sarà il suo dominio . . . sul regno che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia” (Is 9, 6).

Venga il tuo regno!

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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