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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

SANTA MESSA PER LE FAMIGLIE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto di Bamenda (Camerun) - Lunedì, 12 agosto 1985

 

Cari fratelli e sorelle,
sia lodato il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo!

Nel suo nome siamo qui raccolti per riflettere sul tema della famiglia e per celebrare il mistero dell’amore e della vita.

Saluto i vescovi che sono convenuti qui dal Camerun e da altri Paesi. Uno speciale saluto va ai sacerdoti e ai religiosi, uomini e donne; sia quelli che vengono dal Camerun stesso che quelli che sono giunti da altre parti del mondo per servire la Chiesa qui!

Esprimo il mio apprezzamento alle autorità civili per la loro presenza. Sono profondamente grato per la calorosa accoglienza che ho ricevuto da tutti.

Saluto voi tutti, fratelli e sorelle in Cristo, e specialmente i laici dell’arcidiocesi di Bamenda, della diocesi di Buea e della diocesi di Kumbo. Rendo visita a questa provincia ecclesiastica e a tutti coloro che sono qui oggi in uno spirito di amicizia e buona volontà. Mi piacerebbe incontrarvi uno per uno singolarmente, e ascoltare le parole dei vostri cuori. So che siete felici di ricevere fra voi il successore di Pietro, e che siete intimamente legati alla Sede di Pietro. Possa ciò sempre rappresentare un segno della vostra totale accettazione del Vangelo di Cristo!

1. Oggi Gesù parla a noi nel Vangelo dicendo: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?” (Mt 19, 4). In questo riposa una delle più profonde verità riguardanti il piano di Dio per la razza umana. Maschio e femmina si completano l’un l’altra in qualità di persone che possiedono doti fisiche, psicologiche e spirituali uniche che formano l’individualità di ciascuno.

Colui che li fece è Dio, il nostro Creatore, la santissima Trinità da cui tutte le cose buone discendono: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1, 31). Fra le “cose buone” che egli fece, le istituzioni del matrimonio e della famiglia esistono “da principio”. Questo è il tema della nostra celebrazione liturgica: il piano di Dio per il matrimonio e la famiglia “da principio”.

Il matrimonio è l’unione della quale ci parla San Paolo: “Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Ef 5, 32). Il vincolo matrimoniale, che unisce un uomo e una donna in un indissolubile legame di vita e d’amore, riflette la nuova ed eterna alleanza che unisce Dio e il suo popolo “in Gesù Cristo, lo Sposo che ama e dona se stesso come Salvatore dell’umanità, unendola a se stesso come il suo corpo” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 13).

2. I farisei rivolgono a Cristo una domanda sul matrimonio: “È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?” (Mt 19, 3). Questa domanda tocca il cuore del vincolo matrimoniale. È l’amore matrimoniale un legame particolare che implica unità e indissolubilità? Oppure è un legame secondario, che può essere modificato o spezzato a seconda delle circostanze? La risposta data da Gesù chiama direttamente in causa il piano di Dio così come esso si manifesta “dal principio”. “I due (uomo e donna) saranno una carne sola” (Mt 19, 5). Indipendentemente dalle altre considerazioni che possono essere state fatte nel corso del tempo, “dal principio” è sempre stato vero che ciò che Dio ha unito insieme l’uomo non può separare.

La risposta che Cristo dette alla gente del suo tempo continua a darla alle genti di ogni epoca, di ogni Paese e continente. Egli risponde così anche oggi in Camerun. Questa risposta afferma che il matrimonio è un legame permanente e indissolubile fra un uomo e una donna. Come tale, il matrimonio è anche il “sacramento” dell’immutabile amore di Cristo per la sua Chiesa.

Nello specifico contesto dell’Africa, i vescovi di questo continente, riuniti a Yaoundé nel 1981, espressero questo importante aspetto del matrimonio cristiano in una raccomandazione della sesta assemblea generale del simposio delle conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar: “Essendo divenuti creature nuove, i cristiani africani vivranno il loro legame matrimoniale e familiare come una manifestazione sacramentale dell’unione di Cristo e della Chiesa, trasformando queste fondamentali realtà umane dall’interno”. Sì, è all’amore di Cristo che le coppie sposate e le famiglie prendono parte quando la loro vita è radicata nella grazia del sacramento matrimoniale.

3. Il richiamo di Cristo al “principio” ci porta indietro al libro della Genesi, dal quale è tratta la prima lettura di questa celebrazione eucaristica. “E Dio disse: “facciamo l’uomo a nostra immagine . . .”. Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gen 1, 26-27). L’immagine originale è quella del Dio eterno, la comunione della santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. L’immagine di Dio nell’uomo raggiunge una particolare ricchezza nella comunione di persone che si realizza fra un uomo e una donna all’interno del vincolo matrimoniale, una comunione che Dio ha voluto “dal principio”. La vita matrimoniale afferma la dignità umana attraverso una particolare qualità della relazione interpersonale. Nel caso in cui la vita matrimoniale e la vita familiare siano svilite a causa di personali egoismi, o siano danneggiate a colpa di condizioni materiali e sociali inadeguate, è la fondamentale dignità degli esseri umani, dinamicamente orientati a crescere a immagine di Dio, a essere infranta. Uomini e donne sono chiamati a vivere in dignità: entrambi riflettono in egual misura l’immagine di Dio.

Le parole del salmo responsoriale si applicano a ciascun figlio e figlia di Dio: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8, 4-6). Queste parole esaltano la dignità di ogni essere umano. L’immagine di Dio che è amore è pienamente rispecchiata in quella permanente e indissolubile comunione di amore e di vita che è il matrimonio. Molte delle vostre tradizioni e costumi mettono in rilievo la dignità del matrimonio e della vita familiare nella società africana.

Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto che la Chiesa è arricchita dai “tesori nascosti nelle varie forme della cultura umana” (Gaudium et spes, 44). La Chiesa dunque rispetta e promuove ciò che vi è di più nobile in queste costumanze. Allo stesso tempo, adempiendo alla sua missione di annunziare “le imperscrutabili ricchezze di Cristo” (Ef 3, 8), la Chiesa richiama tutte le società a sostenere la saggezza che è “dal principio”, e in questo modo a difendere e rafforzare la dignità di tutti i figli di Dio.

I vostri vescovi affrontano con zelo l’importante compito di “incarnare” il messaggio del Vangelo nella vita e nella cultura africana. Nel calare l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia - un insegnamento che è universale e permanente nella sua validità - all’interno delle realtà delle tradizioni africane, i vostri vescovi e la Santa Sede lavorano insieme, sostenuti dal condiviso desiderio di rimanere sempre fedeli a Cristo, alla tradizione vivente e al magistero della Chiesa. Se la Chiesa in Africa rimane unita nella medesima dottrina e in una risposta unitaria alla sfida dell’acculturazione, essa sarà forte ed efficace nel guidare le coppie sposate e le famiglie a vivere secondo il disegno di Dio in verità e santità di vita.

4. Il salmo responsoriale addita anche un altro aspetto dell’inestimabile dignità dell’uomo. Dio chiama l’uomo a essere responsabile assieme a lui dell’intero creato: “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani” (Sal 8, 7). Infatti, come riporta il libro della Genesi, Dio invita l’uomo e la donna in qualità di sposi a prendere parte alla sua opera creativa: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate” (Gen 1, 28). La trasmissione della vita, così tenuta in conto dalle vostre tradizioni africane, e l’amore che avete per i vostri figli - non sono forse queste cose un aspetto fondamentale della “gloria e onore” che il salmo tributa all’uomo? Sì, la vostra lietezza nell’accettare i vostri figli come doni fatti a voi da Dio parla a vostro onore e gloria!

Ma oggi si afferma una potente mentalità contraria alla vita. Essa è più diffusa nelle nazioni sviluppate, ma viene anche trasmessa alle nazioni in via di sviluppo come se essa fosse un passo obbligato sulla via dello sviluppo e del progresso. Su questo punto vorrei ripetere ciò che scrissi nell’esortazione apostolica Familiaris consortio: “La Chiesa ritiene fermamente che la vita umana, anche quando indebolita e sofferente, rimane sempre uno splendido dono della bontà divina. Contro il pessimismo e l’egoismo, che gettano un’ombra sul mondo, la Chiesa sostiene la vita: in ogni vita umana essa vede lo splendore di quel “sì”, di quell’“amen” che è Cristo stesso. Al “no” che assale e affligge il mondo essa replica con questo vivente “sì”, difendendo dunque la persona umana e il mondo contro tutto ciò che danneggia e trama contro la vita” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 30).

5. Questo non significa che la Chiesa non riconosce i gravi problemi posti dalla crescita della popolazione in alcune parti del mondo, o le difficoltose situazioni che a volte devono affrontare le coppie nella responsabile trasmissione della vita. In merito agli aspetti morali di queste gravi questioni, desidero esprimere un particolare incoraggiamento ai vostri vescovi, sacerdoti, religiosi e laici che si fanno carico dell’esortazione “a compiere un più efficace e sistematico sforzo per far conoscere, rispettare e applicare i metodi naturali di regolazione della fertilità” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 35).

In una lettera ai sacerdoti, l’arcivescovo Verdzekov ha posto l’accento sul “nostro dovere e nostro oneroso impegno di proclamare l’integrale insegnamento della Chiesa in merito a una responsabile paternità per mezzo di una sistematica catechesi, e di aiutare i nostri cristiani a vivere in quell’insegnamento. Perché come possono i nostri cristiani vivere secondo quell’insegnamento se non lo hanno mai ascoltato?” (Epistula Archiepiscopi Verdzekov ad Sacerdotes, 12 luglio 1982). Il buon lavoro portato avanti dall’Associazione per la vita familiare del Camerun a livello parrocchiale, diocesano e provinciale può aiutare molte coppie a vivere la loro unione sacramentale in pienezza e armonia.

6. La famiglia è una speciale comunità di persone. Nella famiglia, i genitori sono legati l’uno all’altro dal vincolo matrimoniale; i figli sono uno speciale dono di Dio ai genitori, alla società e alla nazione. La gioia che vi danno i vostri figli è la stessa gioia che Gesù provò quando li chiamò a sé: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio” (Lc 18, 16). Ai bambini e ai giovani del Camerun io vorrei dire che Gesù li chiama ad amare le loro famiglie. Rafforzatele con la vostra gioia, fiducia e obbedienza! È alla vostra portata rendere le vostre famiglie luoghi di amore, pace e santità!

Tradizionalmente, la famiglia estesa ha sempre giocato un ruolo importante nel rinsaldare la vita familiare e nel decidere il modo in cui i problemi familiari vanno affrontati e risolti. Nel momento in cui il mutamento delle condizioni economiche e sociali tende a indebolire il ruolo costruttivo della famiglia estesa, l’intera comunità cristiana, come comunità di solidarietà umana e spirituale, desiderosa di osservare il comandamento evangelico dell’amore, si deve sentire chiamata a offrire un sostegno concreto alle famiglie in stato di necessità, e a promuovere nella vita pubblica adeguati programmi di assistenza e di sussidi.

Ma i membri effettivi della famiglia, e in particolar modo i genitori, sono i principali responsabili della qualità della vita familiare. Alcune delle importanti virtù richieste per una vita familiare santa e semplice sono elencate nel testo della Lettera di San Paolo ai Colossesi che abbiamo ascoltato nella liturgia della parola: “Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col 3, 12-13). La parola rivelata di Dio ci insegna che il cammino verso il benessere umano è il cammino del perdono e dell’amore!

Dilette famiglie del Camerun, desidero lasciarvi questo messaggio: imparate a costruire sull’amore la vostra vita familiare! Non cedete alle forze che indeboliscono e distruggono l’unità, la stabilità e la felicità delle vostre famiglie. Non seguite la strada del materialismo egoista e del consumismo che così tante sofferenze hanno prodotto in altre parti del mondo e che anche voi ora cominciate a sperimentare. Non date ascolto alle ideologie che autorizzano la società o lo Stato ad arrogarsi i diritti e le responsabilità che appartengono alle famiglie (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 45).

Famiglie del Camerun: fate ogni sforzo per preservare i valori spirituali ed etici del matrimonio e della vita familiare. Essi sono l’unica effettiva salvaguardia della dignità dell’individuo. Questi valori sono necessari affinché la vostra società possa offrire condizioni di giustizia e di progresso a tutti i suoi cittadini.

“Al di sopra di tutto poi vi sia la carità” (Col 3,14). Nel segno di questa carità, le relazioni basate sull’autorità e l’obbedienza, l’educazione e la disciplina, la libertà e la responsabilità, che formano la gran parte della vita quotidiana delle famiglie, troveranno la loro naturale espressione. Attraverso la compassione, la gentilezza e la pazienza, e la volontà di sacrificarsi per il bene degli altri, possano le vostre famiglie vivere in un’atmosfera di amore come la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe!

7. A questo punto mi rivolgo alle autorità civili di tutta l’Africa, e a tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche nei riguardi della vita familiare: chiedo loro di operare per garantire la piena applicazione della Carta dei diritti della famiglia, che la Santa Sede ha elaborato sulla base dei fondamentali diritti inerenti alla famiglia come società naturale e universale. La Carta ricalca i valori che sono già stati enunciati nelle dichiarazioni delle varie organizzazioni internazionali competenti in questo settore: valori che sono radicati nella coscienza di ogni uomo e donna.

La Chiesa intende collaborare con tutti coloro che sono impegnati a formulare e a rendere effettiva una politica per la famiglia. L’intenzione e la missione della Chiesa è di servire la famiglia e proclamare alla presente generazione e a quelle che verranno il piano di Dio che esiste “dal principio”. Il futuro della società è minacciato laddove la famiglia è indebolita. Il benessere degli individui e della società è salvaguardato laddove i costumi, le leggi e le istituzioni politiche, sociali ed educative contribuiscono al rafforzamento del matrimonio e della famiglia. Per il bene dell’umanità la famiglia deve essere difesa e rispettata.

8. E ora, in unione con l’intera Chiesa del Camerun, desidero dire a ogni famiglia ciò che San Paolo scrisse ai Colossesi: “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo” (Col 3, 15).

Divenga quest’augurio la nostra fervente preghiera durante questa celebrazione eucaristica, che noi offriamo al Padre in unione con Cristo suo Figlio. Scenda la pace - la pace di Cristo - su tutte le famiglie dell’Africa e del mondo intero!

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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