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SANTA MESSA PER I GIOVANI E CELEBRAZIONE DI 25 MATRIMONI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Nairobi (Kenya) - Sabato, 17 agosto 1985

 

“Ci fu uno sposalizio a Cana in Galilea e c’era la madre di Gesù. fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” (Gv 2, 1-2).

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Oggi è per me una grande gioia annunciarvi il tema principale del Congresso eucaristico di Nairobi: “L’Eucaristia e la famiglia cristiana”. Sono profondamente lieto di poter rivolgere le mie parole in modo particolare alle giovani coppie che stanno per essere unite in matrimonio e ai numerosi altri giovani che sono riuniti in questo stadio. La lettura del Vangelo di San Giovanni ci aiuta a entrare in questo tema e a comprenderne il pieno significato.

Gesù era presente a Cana di Galilea con la coppia di sposi novelli. Egli aveva accettato il loro invito alle nozze. Era con loro. Era per loro.

L’Eucaristia è il sacramento in cui Gesù Cristo è con noi oggi in un modo tutto speciale. Egli è in mezzo a noi, per offrire in modo incruento lo stesso sacrificio che offrì sull’altare della croce, dando la sua vita per la salvezza del mondo. In questo santissimo sacramento è con noi fino alla fine dei tempi, ed è per noi.

2. Secondo San Giovanni il primo miracolo dell’attività messianica pubblica di Gesù ebbe luogo a Cana in Galilea. E nella sua presenza in quel luogo possiamo vedere un aspetto eucaristico distintivo.

In un certo senso la presenza di Cristo alla festa di Cana prefigura la Cena eucaristica. Allo stesso tempo essa richiama la nostra coscienza di cristiani anche al sacramento del matrimonio. Gesù è presente accanto a ogni coppia di novelli sposi; egli è con loro quando essi si impegnano a unirsi per tutta la vita in matrimonio. Gesù riafferma il disegno di Dio nel quale il matrimonio rappresenta la più importante istituzione umana, che risale agli esordi lontani della storia dell’uomo.

Nel libro della Genesi leggiamo: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela, e dominate” (Gen 1, 27-28). Il libro della Genesi mostra l’unità originaria di uomo e donna: fin dall’inizio, Dio li creò “maschio e femmina” e li destinò a formare una comunione di persone che fosse feconda. “Egli li chiama a partecipare in modo speciale del suo amore e della sua facoltà di Creatore e di Padre, per mezzo della loro libera e responsabile cooperazione nella trasmissione del dono della vita umana” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 28). Uniti nella visione di Dio e partecipi della sua speciale benedizione, l’uomo e la donna erano destinati a regnare su tutto l’universo creato. E dunque vediamo che l’istituzione del matrimonio coincide con l’originaria creazione dell’uomo e della donna.

3. In un’occasione, discutendo con i farisei, il Signore Gesù non solo riaffermò l’insegnamento riguardante il matrimonio che si trova nel libro della Genesi, ma lo riconfermò con particolare enfasi. Egli disse: “Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19, 6). Dunque il mistero del matrimonio istituito dal Creatore “dal principio” dell’esistenza della razza umana, come fondamento del suo futuro, è riconfermato da Cristo. Egli pone su di esso il sigillo del Vangelo, il sigillo della nuova alleanza nel suo sangue (cf. Lc 22, 20).

È per questo che in ogni epoca la Chiesa ha insegnato e continua a insegnare l’immutabile verità che il matrimonio è indissolubile. Le coppie che liberamente ricevono questo sacramento, come avviene qui oggi pomeriggio, stabiliscono un’inscindibile unità. Dopo essere divenuti creature nuove nelle acque del Battesimo, nel matrimonio assurgono a segni viventi dell’immutabile amore di Cristo per la Chiesa. Il loro reciproco amore, il loro amore coniugale, può durare fino alla morte, e non per loro merito o per la loro tenacia ma per opera della grazia di Cristo che lavora dentro di loro.

4. Il fatto che noi troviamo Gesù di Nazaret assieme alla coppia di sposi novelli a Cana di Galilea proprio agli inizi della sua attività messianica, parla in modo molto eloquente. Equivale a una dichiarazione profetica che da quel momento in poi egli sarà con tutte le coppie che, attraverso il voto del matrimonio, divengono ministri del sacramento della loro vita in comune. Egli è presente con loro per mezzo della sua grazia. Questa grazia è il salvifico potere di Dio, il suo dono, che rende la vita umana - in questo caso la vita matrimoniale - degna dell’uomo, degna dei figli di Dio.

5. Molto significativo è anche il miracolo compiuto a Cana, il primo segno del regno messianico. Gesù trasforma l’acqua in vino. Così facendo egli trasforma e nobilita la bevanda che sarà servita agli invitati del banchetto matrimoniale. Ciò che ancora è più eloquente è questo: la verità del Vangelo e la grazia del sacramento del matrimonio trasforma e nobilita tutta la vita matrimoniale se la coppia si uniforma fedelmente a questa verità, se collabora con questa grazia!

6. Soprattutto, ciò che è nobilita è l’amore coniugale, quell’amore pienamente umano che è unito al divino, e che è per il bene di entrambi, marito e moglie. Esso “conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé, provato da sentimenti e gesti di tenerezza, e pervade tutta quanta la vita dei coniugi” (Gaudium et spes, 49). È un amore simile a quello che San Paolo descrive nella prima Lettera ai Corinzi, che abbiamo ascoltato nell’odierna liturgia: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 4-7).

7. Il frutto dell’amore fedele è la comunione delle menti e dei cuori. L’amore di Cristo sulla croce ha superato le divisioni causate dal peccato, e l’amore matrimoniale, che è stato nobilitato nel matrimonio cristiano, partecipa alla potenza dell’amore unificante di Cristo. Tutte le coppie sposate, quindi, e tutte le famiglie cristiane, ricevono la grazia e la responsabilità di divenire una comunità di persone. È per questo che nella mia esortazione apostolica sul ruolo della famiglia cristiana nel mondo moderno ho affermato; “Suo primo compito è di vivere fedelmente la realtà della comunione nell’impegno costante di sviluppare un’autentica comunità di persone” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 18).

Così come la vita cristiana richiede una continua conversione, altrettanto la vita matrimoniale esige che la coppia compia un costante sforzo per approfondire la propria comunione coniugale. Per disegno di Dio esiste una naturale complementarità e attrazione fra l’uomo e la donna. Ma esse devono ancora essere sviluppate e rafforzate dall’amorosa premura di uno nei riguardi dell’altra, e soprattutto dal ricorso alle grazie ricevute nel sacramento. Lo Spirito Santo, lo Spirito di verità e amore, discende sulle coppie sposate in un modo particolare nel sacramento, e le aiuta a superare le imperfezioni e gli egoismi personali e a raggiungere un’ancor maggiore comunione in Cristo.

È anche importante ricordare qui che “una simile comunione viene radicalmente contraddetta dalla poligamia: questa, infatti, nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell’uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 19). Nel Vecchio Testamento la poligamia era talvolta tollerata. Ma nella nuova alleanza il nostro Salvatore ha restituito il matrimonio alla sua originale dignità di comunione di un uomo e una donna.

8. Assieme a questo compito di formare una comunione di persone, mariti e mogli svolgono anche un ruolo vitale al servizio della vita umana, in particolare per via dello speciale onore e onere che è loro peculiare di dare al mondo dei figli e di educarli.

La vocazione del matrimonio richiede grande sacrificio e generosità da parte di entrambi, marito e moglie. Il reciproco dono di sé è necessario per qualsiasi unione matrimoniale felice. E il segno più grande di questo mutuo altruismo si ha quando la coppia accetta di buon grado i figli e li alleva nella conoscenza e nell’amore di Dio. Come insegna il Concilio Vaticano II: “Di conseguenza il vero culto dell’amore coniugale è tutta la struttura familiare che ne nasce, senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza d’animo, siano disposti a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia” (Gaudium et spes, 50). È per questo che atti contrari alla vita come la contraccezione e l’aborto sono sbagliati e indegni di mariti e mogli onesti.

9. Proprio a causa di questo ruolo cruciale che le famiglie giocano nella società e nella Chiesa, e causa delle molte minacce e ostacoli che si frappongono oggi a una stabile vita familiare, la preparazione dei giovani al matrimonio è oggi più necessaria che mai in passato. È importante porre l’accento sulla natura interpersonale del legame matrimoniale, costruito su un’autentica stima della dignità di ambedue, uomo e donna, e della loro naturale complementarità. I giovani che fanno piani per il loro futuro devono essere resi edotti dei continui sforzi che si richiedono per mandare avanti questa relazione interpersonale unica, che riposa sul reciproco rispetto e sulle verità, su un’aperta comunicazione e sulla disposizione ad ascoltare la mente e il cuore.

Forse c’è stato un tempo in cui la famiglia e la comunità locale preparavano abbastanza bene i giovani al matrimonio, ma in molti luoghi oggi viene fornita una ben scarsa preparazione. Non si dovrebbe dunque dare per scontato che i giovani e le giovani siano sempre consapevoli dei requisiti di base di una ben ordinata vita familiare. Essi possono nutrire gravi dubbi e timori riguardo alla loro capacità di vivere in accordo agli ideali cristiani del matrimonio. Essi dovrebbero perciò essere accuratamente istruiti circa la grazia del matrimonio, il ruolo del sacramento nella missione della Chiesa, e la sua relazione con gli altri sacramenti, in particolar modo l’Eucaristia e il sacramento della Penitenza. Altrettanto importante è una corretta comprensione della natura della sessualità e della responsabile paternità e maternità, che tenga conto anche dei metodi di pianificare naturalmente la famiglia e delle ragioni del loro uso.

A questo proposito, vorrei ripetere quanto dissi ai vescovi del Kenya all’epoca della mia precedente visita pastorale nel vostro Paese: “Siate certi della mia solidarietà con voi in questo difficile impegno di preparare diligentemente i giovani al matrimonio, di continuare a proclamare l’unità e l’indissolubilità del matrimonio, e di invitare con rinnovato slancio i fedeli ad accettare e sostenere con fede e amore la celebrazione cattolica del sacramento del matrimonio. Perché un programma pastorale di questa natura ottenga successo occorrono pazienza e perseveranza, e una salda convinzione che Cristo è giunto per “fare nuove tutte le cose” (Ap 21, 5).

10. Il Congresso eucaristico di Nairobi - il secondo Congresso eucaristico internazionale nel continente africano, il primo nel cuore dell’Africa - è un grande invito al banchetto del Signore. In questo banchetto si rinnova il mistero della nostra redenzione per mezzo della crocifissione e della risurrezione di Cristo, e tutti noi siamo uniti in Cristo e attraverso Cristo gli uni con gli altri, come fratelli e sorelle: figli dello stesso Padre.

Allo stesso tempo, questo invito eucaristico al banchetto pasquale della nostra salvezza ci dovrebbe richiamare in modo particolare il sacramento del matrimonio, che è consacrato all’Eucaristia.

Nell’Eucaristia si trova la fonte di vita e di santità di ciascuno, e in particolare per i mariti, le mogli e le loro famiglie, per le giovani coppie che si sposano oggi e per tutti i giovani del Kenya.

11. Oggi dunque tutti coloro che prendono parte al Congresso eucaristico di Nairobi sono stati invitati a Cana di Galilea. Riflettendo sulla festa nuziale di Cana di Galilea, tutti i mariti, le mogli e tutte le famiglie possono pienamente rendersi conto che Gesù Cristo, Gesù nell’Eucaristia, è con loro, fra loro e per loro. Gesù è presente per mezzo della sua Chiesa apostolica così come a Cana egli fu presente assieme agli apostoli. Egli è presente in special modo grazie all’intercessione di Maria, Madre di Cristo.

Fu Maria che chiese a suo Figlio di compiere il miracolo di mutare l’acqua in vino. È lei che ora chiede a suo Figlio di santificare l’amore umano; ella chiede a lui di garantire alle coppie sposate la grazia dell’autentico amore coniugale, amore che è fedele fino alla morte e che diviene sia per i genitori sia per i figli il grande dono della vita umana.

Ed è ancora lei, Maria, che dice a tutti i mariti e mogli e a tutte le famiglie: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5). Cari fratelli e sorelle, cari sposi e genitori, diletti giovani del Kenya: accogliete Gesù nelle vostre comunità! Accogliete il Redentore del mondo! Ascoltate le parole di Maria, perché Maria vi condurrà a Cristo!

Ed è Cristo che offre a voi, la gioventù di questa terra, il meraviglioso dono dell’Eucaristia. È lui, Gesù Cristo, che proclama a voi la verità del matrimonio e dell’amore umano. È lui, Gesù Cristo, che offre a voi, giovani del Kenya, la pienezza della vita, la vita eterna, in unione con la santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Amen.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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