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SANTA MESSA NELLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN MARCO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Piazza Venezia - Domenica, 29 dicembre 1985

 

1. “Christus natus est nobis venite adoremus”.

La Chiesa intera è ancora tutta pervasa della gioia di Natale. La gioia che viene partecipata dai cuori umani, rianima le comunità umane, si manifesta nelle tradizioni, nei costumi, nel canto e nella cultura intera.

Un giorno, sui campi di Betlemme, i pastori che custodivano i loro greggi, sono stati attirati da questo annuncio, che oggi tutta la Chiesa ripete. Tutti lo trasmettono per così dire di bocca in bocca, da cuore a cuore. “Christus natus est nobis, venite adoremus”.

Desidero, cari fratelli e sorelle, che la mia visita alla vostra parrocchia, dedicata a San Marco Evangelista, sia una manifestazione della gioia cristiana del Natale. La condivido - come Vescovo di Roma - con tutta la vostra Comunità raccolta presso questa antica chiesa in Piazza Venezia.

Saluto tutti, e a tutti porgo i più cordiali auguri in occasione del Natale del Signore e del Capodanno.

Lo faccio insieme con il cardinale vicario e con il vescovo monsignor Filippo Giannini che condividono con me la sollecitudine pastorale per le parrocchie e le comunità della diocesi di Roma.

2. La Chiesa vive oggi la gioia della Natività del Signore, del Figlio di Dio, a Betlemme: come mistero della famiglia, della santa Famiglia.

È una verità profondamente umana; per la nascita di un bambino la comunità coniugale dell’uomo e della donna, del marito e della moglie, diventa più perfettamente famiglia. Al tempo stesso, questo è un grande mistero di Dio, che si svela davanti agli uomini: il mistero nascosto nella fede e nel cuore di quegli sposi, di quei coniugi Maria e Giuseppe di Nazaret. All’inizio soltanto loro furono testimoni del fatto che il Bambino che è nato a Betlemme, è “Figlio dell’Altissimo”, venuto al mondo per opera dello Spirito Santo.

A loro due, a Maria e Giuseppe, è stato dato conoscere il mistero di quella famiglia, che il Padre Celeste, con la nascita di Gesù, ha formato con loro e tra loro.

Nella misura in cui questo mistero si svela davanti agli occhi della fede degli altri uomini, la Chiesa intera vede nella santa Famiglia una particolare espressione della vicinanza di Dio ed insieme un segno particolare di elevazione di ogni famiglia umana, della sua dignità, secondo il progetto del Creatore.

Questa dignità viene riconfermata con il sacramento del matrimonio, con quel sacramento che è grande - come dice San Paolo - “in Cristo e nella Chiesa” (cf. Ef 5, 32).

3. Orientando gli occhi della nostra fede verso la santa Famiglia, la liturgia della domenica odierna cerca di mettere in evidenza ciò che è decisivo per la santità e la dignità della famiglia. Ne parlano tutte le letture: sia il Libro del Siracide, che la Lettera di San Paolo ai Colossesi, come, infine, il Vangelo secondo Luca.

Nel Salmo responsoriale viene messa in evidenza la singolare presenza di Dio nella famiglia, nella comunione matrimoniale del marito e della moglie, nella comunione che serve all’amore e alla vita. Dio è presente in mezzo a questa comunione come Creatore e Padre, datore della vita umana e della vita soprannaturale, della vita Divina. La sua benedizione viene partecipata ai coniugi, ai figli, al loro lavoro, alle loro gioie, alle loro sollecitudini.

“Beato l’uomo che teme il Signore . . . sarai felice e godrai di ogni bene . . . la tua sposa come vite feconda . . . i tuoi figli come virgulti d’olivo . . . possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme per tutti i giorni della tua vita” (Sal 128).

4. San Paolo, nella lettera ai Colossesi, cerca di mettere in evidenza il clima della famiglia cristiana: il clima spirituale, il clima affettivo, il clima morale.

“Rivestitevi dunque - scrive - come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione” (Col 3, 12-14).

Occorre leggere con attenzione e meditare tutto il brano della lettera ai Colossesi, in cui l’Apostolo forma gli auguri per i coniugi e le famiglie cristiane su tutto quello che decide del vero bene della comunità umana, specie di quella che in sintesi si può chiamare “communio personarum”, “intima comunità di vita e di amore” (cf. Gaudium et spes, 49).

Non vi è altra comunità interumana così unificante, così profonda e universale come la famiglia, in pari tempo: così capace di rendere felici, e così esigente, perché pure così vulnerabile, in quanto esposta a svariate “ferite”.

Perciò gli auguri dell’Apostolo si riferiscono ai problemi più essenziali della famiglia quando egli scrive:

Rivestitevi di carità che è il vincolo della perfezione . . .

la pace di Cristo regni nei vostri cuori . . .

la parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente”.

5. Così la famiglia umana e cristiana viene formata nella sua intera dignità e nobiltà, nella sua intera bellezza spirituale (che è impareggiabilmente più importante di tutte le ricchezze “reali” e materiali) dalla Parola di Dio, dalla Parola di Cristo!

In questa parola si racchiudono le indicazioni e i comandamenti che decidono sulla compattezza morale di quella fondamentale comunità umana, di quella “communio personarum”.

Si può dire perciò che l’intera prima lettura della Liturgia odierna è un ampio commento al IV comandamento del Decalogo:

“Onora tuo Padre e tua Madre”!

Bisogna leggere con attenzione questo testo e meditarlo, tenendo sempre davanti agli occhi quella “carità che è il vincolo della perfezione”.

Infatti l’amore crea l’onore, la stima reciproca, la cura premurosa, sia nel rapporto dei figli verso i genitori, sia in quello dei genitori verso i figli, e soprattutto nel rapporto fra i coniugi.

In questo modo il matrimonio e la famiglia diventano quell’ambiente educativo, che è assolutamente insostituibile: il primo e fondamentale e più consistente ambiente umano, che diventa poi la “chiesa domestica”. Si può dire che nella famiglia anche l’educazione diventa, in modo spesso inavvertito, un’autoeducazione, perché una sana comunità familiare permette di per sé Io sviluppo normale di ogni persona che la compone.

6. Una particolare conferma di questa realtà sono le parole del Vangelo di San Luca su Gesù dodicenne:

“Partì dunque con loro (cioè con Maria e Giuseppe) e stava loro sottomesso. Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2, 51-52).

La testimonianza sulla vita della santa Famiglia di Nazaret, come sentite, è molto concisa, e insieme ricca di contenuto.

Su questo sfondo e in questo contesto vengono pronunciate le parole di Gesù dodicenne, che si proiettano nel suo futuro:

“Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49).

Proprio queste parole che si proiettano nel futuro - le parole che Maria e Giuseppe in quel momento ancora non comprendevano - costituiscono una particolare verifica della santità della famiglia di Nazaret.

Parole come queste, protese verso il futuro dei figli, sono frutto dell’intensa maturità spirituale di ogni famiglia cristiana.

Infatti accanto ai genitori devono maturare i giovani, figli e figlie, per una specifica vocazione che ognuno di loro riceve da Dio.

E una particolare benedizione è la vocazione al servizio divino, alla completa dedizione a Cristo per il bene del prossimo.

7. Mi è caro parlare di vocazione sacerdotale e religiosa, e di spiritualità familiare, in questa cara basilica. Essa infatti vanta una singolare tradizione: qui, ai piedi del Campidoglio, ospite di una famiglia romana avrebbe abitato l’evangelista Marco, venuto a Roma dapprima insieme a San Pietro, del quale era discepolo, e in seguito per raggiungere Paolo prigioniero. “Prendi Marco con te - è scritto nella seconda lettera a Timoteo - perché mi sarà utile per il ministero” (2 Tm 4, 11).

Lo stesso evangelista avrebbe edificato qui una cappella, trasformata poi in basilica dal Papa San Marco nel 336. È l’evangelista Marco, quindi, che protegge e ispira la vostra comunità parrocchiale. Egli invita tutti voi ad essere continuatori, per la città del nostro tempo, della parola da lui predicata e scritta. Annunciate, assieme al discepolo Marco, che Cristo è liberatore da ogni forza occulta, perversa e nemica dell’uomo, e testimoniate, come il centurione romano ai piedi della croce, che Cristo è Figlio di Dio: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15, 39). Tra i personaggi che illustrarono la vostra chiesa, ricordo l’ardente apostolo della devozione al Preziosissimo Sangue, San Gaspare del Bufalo, che fu canonico di questa basilica, zelante predicatore e pastore d’anime, vissuto nel secolo scorso e tuttora caro alla devozione dei romani. È presente in questa basilica - nella quale avranno inizio ai primi del prossimo mese di gennaio le celebrazioni per il secondo centenario della nascita di San Gaspare - una delegazione della benemerita Congregazione religiosa da lui fondata, guidata dal moderatore generale, il padre Anton Loipfinger.

Nel crocevia più movimentato della Roma storica la chiesa di San Marco, con l’annessa chiesetta della Madonnella, dove si tiene l’orazione eucaristica quotidiana, svolge il suo ruolo, comune a tante altre chiese del centro, di oasi privilegiata per lo spirito. Mi pare conveniente tener conto del servizio complementare che le parrocchie cittadine, rimpicciolite quanto a popolazione per il noto fenomeno del decentramento, possono svolgere rispetto alle grandi parrocchie periferiche. Queste chiese, come monumenti d’arte di universale interesse, annunciano a turisti e visitatori un messaggio di fede che dovrà sempre essere messo in luce e opportunamente trasmesso. Ma, ancor più, servono a coloro che ne hanno fatto quasi delle parrocchie di elezione e, convergendo al centro per le quotidiane attività, le hanno scelte come abituale approdo per la preghiera, per la celebrazione eucaristica, per accostarsi ai sacramenti, per trovare un conforto e un consiglio spirituale. Sono certo che vorrete riflettere su queste importanti occasioni di grazia, che a voi sono affidate da simili circostanze.

8. In questa lieta occasione della mia visita pastorale, desidero porgere il mio affettuoso e incoraggiante saluto al parroco, monsignor Luigi Bollati, e al suo collaboratore, monsignor Antonio Menegaldo, che operano con molto zelo pur in mezzo ad oggettive difficoltà, in cui versa la parrocchia, che - come è noto - si è assottigliata dai 35.000 abitanti, quanti ne contava negli anni Trenta, fino alle poche centinaia che vi abitano al presente.

Un beneaugurante pensiero va anche ai membri del “Centro Comunitario”, costituito perché i singoli e i nuclei familiari possano ricevere l’annuncio cristiano e compiere un cammino di fede, mediante le varie iniziative di carattere spirituale e catechetico.

Un cordiale saluto alle religiose e ai religiosi, che vivono nell’ambito di questa parrocchia: le suore Figlie della Chiesa in San Marco le suore Figlie della Chiesa in Santa Maria in Via Lata; le suore del Pontificio Istituto delle Maestre Filippine; i padri Gesuiti della Chiesa del Gesù e delle Opere annesse, i frati minori del Convento di Santa Maria in Aracoeli, e gli oblati di Maria Vergine, che curano il servizio pastorale nella Chiesa del Santissimo Crocifisso, che comprende il Carcere Mamertino e la chiesa di San Giuseppe dei falegnami.

Desidero anche ricordare, in questo mio saluto, il Centro Sociale Astalli, la Comunità Romana di Taizé, l’Associazione “Turris Eburnea”, il Centro Anglicano, il Centro Interconfessionale per la Pace e la Cooperativa il Mosaico.

9. La Chiesa guarda oggi all’esempio della santa Famiglia di Nazaret, e al tempo stesso prega per tutte le famiglie, per ogni famiglia della vostra parrocchia in Roma, e nel mondo intero.

Facciamo nostre, sempre, le parole di questa preghiera:

“O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché riuniti insieme nella tua casa possiamo godere la gioia senza fine”.

Amen!


Ai bambini

Carissimi bambini e bambine, ragazze e giovani, carissimi genitori, maestri e maestre, suore, insegnanti e sacerdoti. Dio si è fatto uomo e si è fatto prima di tutto un bambino. È nato a Betlemme ed è apparso al mondo come un bambino. Lui sapeva che i bambini sono amati e allora doveva essere amato anche lui e ha trovato un certo amore da parte della Vergine Maria sua Madre, San Giuseppe, i pastori e i magi. Ma, d’altra parte, Gesù è apparso come un bambino, un neonato abbandonato, perché lui sapeva che ci sono e ci saranno sempre tanti bambini abbandonati che non hanno la propria casa, l’amore dovuto e qualche volta sono anche perseguitati come era perseguitato lui da Erode, che lo ha minacciato di morte. Tanti bambini oggi sono minacciati di morte, di morte per fame. Questa scena si ripresenta ogni anno durante il periodo natalizio che stiamo vivendo. Voi, bambini, ragazzi, ragazze e famiglie, nel contemplare la grotta di Betlemme, il neonato Bambino e l’intera sacra Famiglia dovete soprattutto cercare di essere una buona famiglia dove tutti amano e tutti sono amati. D’altra parte siete invitati a pensare a tutti quei bambini e tutti gli adulti che sono senza tetto e senza casa, senza lavoro e senza amore. Tutto questo certamente non per trovare dei nemici dentro la vostra casa, dentro la vostra famiglia dentro quell’amore che vi circonda, ma anche per pensare come colmare questo vuoto di amore che gli altri non hanno. Questo ci insegna Gesù Bambino nato a Betlemme e nato nel seno di una famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe.

Vi ringrazio per questo incontro; vi ringrazio per le parole rivoltemi come anche del bel canto eseguito dalla suora e dalla sua accompagnatrice. Vi ringrazio per la vostra presenza oggi qui, ma anche per la presenza continua e permanente in questa comunità dove vi incontrate per apprendere la Parola di Dio, per fare catechesi e prepararsi ai sacramenti, specialmente ai sacramenti della prima Comunione e della Cresima e prepararsi all’apostolato, come fanno i vari gruppi e l’Azione Cattolica Ragazzi. Vi ringrazio per tutto questo e vi incoraggio. Possiate continuare in questa strada che vi indica la chiesa di San Marco che da tanti secoli è un centro di vita cristiana. Una volta era una grande parrocchia, ma ora è molto piccola, la più piccola dell’Urbe, ma è nel contempo una porzione molto stimata, stimatissima della Chiesa di Roma. Sono tanto contento per questa visita. Rinnovo a tutti voi gli auguri di buon anno e sono lieto di celebrare con voi e per voi l’Eucaristia di oggi.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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