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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA IN ONORE DI SAN GIOVANNI DE BRITTO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Madras - Mercoledì, 5 febbraio 1986

 

“Ti lodino i popoli, Dio, / ti lodino i popoli tutti!” (Sal 67 [66], 4).

Cari fratelli e sorelle.

1. Con queste parole dell’odierna liturgia desidero rendere gloria a Dio in questa parte del vostro Paese natio. Oggi, nel corso del mio pellegrinaggio apostolico attraverso l’India, il Signore mi concede il privilegio di essere qui a Madras, nota per la sua ricca cultura e le sue profonde tradizioni religiose. È con grande piacere che celebro questa santa Eucaristia con voi tutti, commemorando san Giovanni de Britto, il Santo che ha predicato e subìto il martirio a Tamil Nadu, il santo che conoscete come Arul Anandar.

In questa tappa del mio pellegrinaggio, saluto tutti voi qui presenti: i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici, i giovani, gli anziani, tutti voi che professate la fede in nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Saluto le autorità civili e i rappresentanti del mondo dell’arte e della cultura, coloro che sono impegnati nella vita pubblica, nell’industria, nell’istituzione, in ogni servizio diretto ai propri concittadini. Desidero esprimere la mia stima ai membri delle altre Chiese e comunità ecclesiali cristiane, ai rappresentanti di tutte le tradizioni religiose presenti in questa regione.

Siano le parole del salmo responsoriale un invito comune per tutti noi: “Ti lodino i popoli, Dio; ti lodino i popoli tutti!”.

2. Fratelli e sorelle, abbiamo udito le parole solenni di san Paolo ribadire il tema centrale della sua predicazione apostolica: “Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo” (2 Tm 2, 8). In un certo senso queste parole sono la summa di tutta la proclamazione della Chiesa. In questo luogo, a Madras, esse riportano la nostra mente a un’altra figura, a un apostolo di Cristo, san Tommaso, il cui ministero è legato proprio a questo territorio. Anche lui era convinto che la parola di Dio - quella che riguardava la risurrezione di Cristo - non può essere incatenata (cf. 2 Tm 2, 9). E così, come ci dice la tradizione, egli giunse in questo luogo. Qui egli fu un testimone di Cristo, della passione, morte e risurrezione salvifica di Cristo.

3. Questo grande Paese, e soprattutto Tamil Nadu, ha avuto lo speciale privilegio di accogliere il Vangelo di Gesù Cristo attraverso tre grandi santi, e altri illustri pionieri appartenenti a ben note Congregazioni religiose e società missionarie: 1) san Tommaso subì il martirio alle porte di questa città, e la sua tomba è venerata qui; 2) san Francesco Saverio, secondo la storia, ha operato lungo Aearl Fishery Coast, ed è rimasto per un certo periodo di tempo presso la tomba dell’Apostolo, e qui venne ispirato ad estendere la sua attività al Giappone con coraggio e tenacia; 3) e infine san Giovanni de Britto, che stiamo ricordando nella celebrazione liturgica di oggi, nacque a Lisbona nel 1647. Entrato nella Compagnia di Gesù, seguì le orme di san Francesco Saverio in India, dove decise di lavorare per i poveri e i bisognosi in quella che allora si chiamava la Missione Madurai. Le sue opere pazienti, il suo zelo altruistico e l’amore autentico per i poveri, gli guadagnarono la loro fiducia. Come Gesù egli era “un segno di contraddizione” e il suo successo provocò gelosia e opposizioni. In seguito a ciò, Giovanni de Britto morì martire il 4 febbraio 1693, dando testimonianza a Cristo.

Questi santi e innumerevoli uomini e donne di diverse Congregazioni e Società religiose, hanno fatto conoscere e amare Gesù Cristo in questo Paese. Oggi ricordiamo volentieri tutti loro - soprattutto quelli che hanno offerto il proprio servizio fino a sacrificare la propria vita per il Vangelo, testimoni e martiri, sull’esempio del Figlio dell’uomo, che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45).

4. Cristo, infatti, è descritto nel Vangelo di oggi come il “buon pastore”, che dà la vita per le sue pecore. Il suo sacrificio rivela l’infinita misericordia di Dio Padre, che lo risuscitò da morte. Dalla morte Cristo tornò alla vita! E nel trionfo della vita sulla morte si svela ai nostri occhi l’infinito amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre. E per mezzo dello Spirito Santo veniamo introdotti nel mistero stesso della vita eterna, poiché come Gesù esclamò nell’ultima cena: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3).

Questa fu l’esperienza che trasformò i discepoli dopo la risurrezione. Essi videro l’oscurità della morte svanire alla luce della vita. Illuminati da questa luce essi partirono per proclamare a tutto il mondo il messaggio dell’amore misericordioso di Dio e il suo appello alla riconciliazione e all’unità.

5. Anche noi siamo chiamati, come gli apostoli, a diventare testimoni di questo mistero. Testimoni della croce e della risurrezione di Cristo. Testimoni dell’amore salvifico del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Siamo chiamati a questo compito in primo luogo con i sacramenti del Battesimo e della Cresima. L’Apostolo dice: “Se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2 Tm 2, 11).

Ed è proprio per mezzo del Battesimo che ognuno di noi “muore”, insieme a Cristo, al peccato, per poter sorgere a nuova vita con lui: alla vita della grazia, alla vita di figli di Dio! Dopo essere stati “immersi” nelle acque del Battesimo e purificati dal potere dello Spirito Santo, noi ne emergiamo come portatori della nuova vita di Cristo per il mondo.

6. La profonda trasformazione che avviene in noi mediante il Battesimo e la Cresima, è la fonte e il fondamento di ogni apostolato, e in special modo dell’apostolato dei laici. Perché tutti noi, prima per mezzo del Battesimo e poi in modo nuovo, per mezzo della Cresima, diventiamo compartecipi della triplice missione di Cristo come profeta, sacerdote e re (cf. Lumen Gentium, 34-36; Apostolicam Actuositatem, 2).

Per questa ragione, il principale compito dei laici, uomini e donne - nelle parole del Concilio Vaticano II - “è la testimonianza di Cristo, che devono rendere con la vita e con la parola nella famiglia, nel ceto sociale cui appartengono e nell’ambito della professione che esercitano” (Ad Gentes, 21). Il Concilio continua insistendo che l’apostolato dei laici avviene “nell’ambito della società e della cultura della propria patria, secondo le tradizioni nazionali. Devono perciò conoscere questa cultura, elevarla e conservarla, svilupparla in armonia con le nuove condizioni, e finalmente perfezionarla in Cristo affinché la fede di Cristo e la vita della Chiesa non siano più estranee alla società in cui vivono” (Ad Gentes, 21).

Questo è stato vero in India per almeno duemila anni e continua ad essere vero oggi. Come ho scritto recentemente nel commemorare gli apostoli degli slavi, i santi Cirillo e Metodio: “Il Vangelo non porta all’impoverimento o allo spegnimento di ciò che ogni uomo, popolo e nazione, ogni cultura durante la storia riconoscono e attuano come bene, verità e bellezza. Piuttosto, esso spinge ad assimilare tutti questi valori: a viverli con magnanimità e gioia e a completarli con la misteriosa ed esaltante luce della rivelazione” (Ioannis Pauli PP. II Slavorum Apostoli, 18). Il dialogo fra fede e cultura spetta in modo particolare ai laici, la cui fede ispira il loro servizio quotidiano ai propri concittadini e al proprio Paese.

7. La vita di san Giovanni de Britto rispecchia fedelmente la vita del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo perché fu una vita di servizio fino alla morte. Oggi essa sfida tutti noi a continuare con nuovo vigore il ruolo della Chiesa di amorevole servizio all’umanità. L’immenso e tenero amore di Gesù Cristo per i poveri e gli oppressi, per i peccatori e i sofferenti, rimane una sfida per ogni cristiano. L’inflessibile presa di posizione di Cristo nei confronti della verità è un esempio stimolante. Soprattutto ci è di esempio la generosità che ha mostrato nella sofferenza e nella morte, come culmine del suo servizio all’umanità e supremo atto della redenzione.

Non può esserci un’autentica vita cristiana senza un amore effettivo nei confronti degli esseri umani nostri compagni. Alla chiusura del Concilio Vaticano II Papa Paolo VI affermò che “se . . . nel volto d’ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo . . . e nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo ravvisare il volto del Padre celeste . . . il nostro umanesimo si fa cristianesimo e il nostro cristianesimo si fa teocentrico; tanto che possiamo altresì enunciare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo” (Pauli VI Homilia in IX SS. Concilii sessione habita, die 7 dec. 1965).

Oggi viviamo in un periodo storico in cui la pace e l’armonia fra le razze e le nazioni sono continuamente minacciate. Divisione e odio, paura e frustrazione: questi alcuni dei controvalori dei nostri giorni. C’è urgente necessità del messaggio di amore in Cristo Gesù. Per questo motivo, il compito della Chiesa di proclamare il Vangelo e di essere al servizio della società è estremamente importante in India oggi. Questo compito richiede la collaborazione attiva di tutti i settori della comunità ecclesiale, soprattutto dei laici.

Ad ognuno di voi, che in modo particolare prendete parte alla missione di Cristo e della Chiesa, desidero ripetere la convinzione espressa dall’apostolo Paolo nella prima lettura di questa Messa: “La parola di Dio non è incatenata” (2 Tm 2, 9); infatti non può mai essere incatenata. Con la testimonianza della vostra vita, delle vostre parole e azioni, la parola di Dio viene trasmessa alle menti e ai cuori degli altri che lo cercano, perché “anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù insieme alla gloria eterna” (2 Tm 2, 10) perché “essi raggiungano la salvezza”!

Fratelli e sorelle, se moriamo con Cristo, allora vivremo anche in lui, “se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo” (2 Tm 2, 12). Cristo - pastore, profeta e sacerdote - ha sigillato i nostri cuori con la sua chiamata così come ha toccato i cuori degli apostoli, i cuori di san Tommaso, san Francesco Saverio e san Giovanni de Britto. Che egli interceda per la Chiesa in India, per questo amato Paese e per la sua gente! Noi saremo felici se resteremo fedeli. Perché egli, Cristo, è fedele: “Egli rimane fedele perché non può rinnegare se stesso” (2 Tm 2, 13).

Fratelli e sorelle: siete chiamati ad essere testimoni viventi di Cristo, testimoni viventi della parola di Dio, testimoni viventi del messaggio salvifico di amore e misericordia che Cristo ha rivelato al mondo. Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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