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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL PARCO SHIVAJI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Bombay - Domenica, 9 febbraio 1986

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Queste parole del profeta Ezechiele trovano il loro compimento nel cenacolo di Gerusalemme. Alla vigilia della sua passione, Cristo dice agli apostoli: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 26-27).

Siamo qui riuniti, oggi, nella città di Bombay, la capitale dello Stato di Maharashtra, per pregare in modo particolare per questa pace che è data da Cristo, per questa pace che è trasmessa ai cuori umani e alle comunità umane nel potere dello Spirito Santo. È Dio che trasforma i cuori degli uomini, così come ha eloquentemente proclamato il profeta Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36, 26).

2. La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la famiglia. E la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace: pace e amicizia fra gli individui e i popoli. Per questo motivo la nostra riflessione e la nostra preghiera oggi è incentrata sulla famiglia. È nostra speranza che una grande invocazione per la pace e l’amicizia si levi da questa piccolissima ed essenziale cellula della società.

Questa invocazione deve raggiungere tutti i gruppi; deve raggiungere la famiglia di ogni nazione e infine la grande famiglia di tutte le nazioni del mondo. Possano unirsi qui all’unisono la voce dell’India e la voce della Chiesa.

3. Leviamo questa voce nel luogo in cui, circa vent’anni fa, Papa Paolo VI era con voi durante il Congresso eucaristico internazionale di Bombay. Quell’importante occasione segnò il primo momento nella storia in cui un successore di san Pietro ha fatto visita alla vostra patria. Al termine di quelle storiche giornate, Paolo VI espresse la sua ammirazione per il popolo dell’India e di questa città con queste parole: “Nel nostro ricordo Bombay rimarrà il simbolo e il compendio del grande continente asiatico, con le sue antiche culture e tradizioni, con le sue immense popolazioni, con il suo ardente desiderio di pace” (Pauli VI Allocutio ad eos qui apparaverunt Summi Pontificis peregrinationem in urbe “Bombay” habita, die 4 dec. 1964: Insegnamenti di Paolo VI, II [1964] 711). Rendo grazie a Dio per il privilegio di seguire i passi del mio predecessore. Sono lieto di aver avuto la possibilità di viaggiare attraverso numerosi importanti luoghi del vostro grande Paese. Ed è una gioia per me essere oggi a Bombay con voi. Posso assicurarvi che, quando partirò, anch’io porterò nel cuore un vivo ricordo delle ricche culture e tradizioni dell’India. Ricorderò il vostro ardente desiderio di pace e farò tesoro della mia esperienza della vitalità della Chiesa in questo antico Paese.

Desidero ora rivolgere un saluto particolare all’arcivescovo Pimenta, ai vescovi ausiliari e a tutti i miei confratelli vescovi di questa regione dell’India. Insieme a loro saluto i miei fratelli sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutti i fedeli. I miei saluti non sono rivolti solo ai fratelli cristiani, ma anche ai fratelli e alle sorelle delle religioni Indù, Musulmana, Sikh, Buddista, Giainista e Parsa, e alle autorità civili e religiose di questo luogo. In particolare saluto le famiglie di Bombay e di tutta l’India e mi è gradita questa occasione per meditare insieme a voi sul ruolo della famiglia cristiana nella costruzione di un nuovo mondo di pace.

4. “Porrò il mio spirito dentro di voi” (Ez 36, 27). Quando due esseri umani, un uomo e una donna, si accostano all’altare in veste di ministri del sacramento del matrimonio, la Chiesa invoca il Creatore. Essa chiede allo Spirito Santo di scendere su queste due persone che diventeranno marito e moglie e che stanno per iniziare una famiglia. Essi vanno a vivere sotto lo stesso tetto e a creare una casa. La casa è il luogo in cui vive la famiglia, la struttura esterna di quella vita. Ma allo stesso tempo c’è anche il mistero intimo dei loro cuori. Gli uomini non vivono soltanto in una casa; essi creano anche una casa. E la creano per il fatto di “vivere” l’uno nel cuore dell’altro: il marito nella moglie e la moglie nel marito, i figli nei genitori e i genitori nei figli. La casa paterna è la mutua residenza dei cuori umani.

Così nella casa vediamo un riflesso del mistero del quale parla Cristo nel cenacolo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

5. La liturgia di oggi ci fa venire alla mente la stupenda immagine della comunità del matrimonio e della famiglia, che è da sempre descritta nella Sacra Scrittura. La troviamo nella lettera agli Efesini, nella quale san Paolo dice dell’unione di marito e moglie nel matrimonio cristiano: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!”. (Ef 5, 32) L’amore del marito e della moglie ha il suo modello nell’amore di Cristo per la Chiesa e riflette questo amore nel mondo. Gesù ha dato l’espressione più completa del suo amore sulla croce, quando ha sacrificato la sua stessa vita per amore della sua sposa, la Chiesa. Lo Spirito Santo, che ognuno di noi ha ricevuto nel Battesimo e nella Cresima, fa sì che i mariti e le mogli siano capaci di amarsi l’un l’altro con lo stesso amore sacrificale. Per questo motivo san Paolo esorta i mariti con le seguenti parole: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa” (Ef 5, 25-26). L’amore di Cristo dura per sempre e costantemente dà vita e frutto. Allo stesso modo, gli sposi cristiani sono indissolubilmente legati l’uno all’altro in un’unione che si propone di generare e allevare nuova vita.

6. Ogni coppia che si accosta l’altare per diventare ministro del sacramento del matrimonio, deve avere dinanzi agli occhi quest’immagine. In questo sacramento la Chiesa invoca lo Spirito Santo, affinché grazie al suo potere santificante possa operare nell’uomo e nella donna un cambiamento sponsale del cuore, un cambiamento che diventerà una solida base del patto coniugale. Questo cambiamento sponsale del cuore è allo stesso tempo una speciale consacrazione nel matrimonio (cf. Pauli VI Humanae Vitae, 25). Quando l’uomo e la donna si consegnano l’uno all’altro, consacrano a Dio le loro anime e i loro corpi, cosicché dalla loro unione possa svilupparsi una completa comunità familiare, una comunione di amore e di vita.

I mariti e le mogli ricevono questa comunione come un dono, un dono che hanno il compito di approfondire e di ampliare. Con la trasmissione responsabile della vita, essi accolgono con gioia i figli come un segno di fecondità e un dono di Dio. Con la nascita di un figlio, che esige un maggiore amore sacrificale, essi scoprono la loro stessa unione d’amore approfondita e ampliata fino a comprendere gli altri. Nelle parole del vostro saggio indiano, Rabindranath Tagore, essi riconoscono questa verità: “Ogni bimbo che nasce / porta con sé il messaggio / che Dio non ha perso fiducia nell’umanità”.

Per il Concilio Vaticano II, la paternità responsabile significa che i genitori devono “tener conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali che spirituali della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine, tenendo conto del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa stessa” (Gaudium et Spes, 50). Il Concilio continua dicendo che “quando si tratta di mettere d’accordo l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato secondo criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, il significato totale della mutua donazione e della procreazione umana” (Gaudium et Spes, 51).

Troviamo alcune similitudini nelle affermazioni del Mahatma Gandhi. Mentre asseriva che “l’atto della generazione deve essere controllato per la crescita ordinata del mondo”, egli si domandava: “Come deve essere conseguita la sospensione della procreazione?”. E rispondeva: “Non con impedimenti immorali o artificiali . . . ma con una vita di disciplina e di autocontrollo”. E aggiungeva: “I risultati morali possono essere conseguiti soltanto grazie ai freni morali”. Questa, cari fratelli e sorelle, è la profonda convinzione della Chiesa.

È inoltre compito della famiglia, ovunque e in tutta la società, proclamare che tutta la vita umana è sacra dal momento del concepimento. È compito di tutta l’umanità respingere tutto ciò che ferisce, indebolisce o distrugge la vita umana, tutto ciò che offende la dignità di ogni essere umano.

7. La famiglia è chiamata dalla parola del Dio vivente ad essere una comunità di pace e di amicizia. Allo stesso tempo, la famiglia richiama tutti gli individui e tutte le nazioni a costituire una tale comunità.

Innanzitutto, per svilupparsi in modo adeguato, la famiglia ha bisogno di un’atmosfera sociale di pace e di fratellanza, che protegga i suoi diritti. In modo significativo, la situazione della famiglia oggi in India presenta alcuni segni incoraggianti: la considerazione data alla fedeltà reciproca; i meritevoli sforzi compiuti per promuovere la dignità delle donne; la cura dei genitori per i loro bambini e la devozione dei figli ai loro genitori; l’attenzione data alla qualità dei rapporti interpersonali nel matrimonio e all’educazione dei figli, solo per menzionarne alcuni.

D’altra parte, la famiglia oggi è sottoposta a una grande tensione dovuta ad alcune tendenze della moderna società, all’accelerato sviluppo e ad altre forme di pressione. La famiglia si trova di fronte al rischio della frammentazione e al crollo dell’autorità. I genitori trovano difficoltà a trasmettere valori autentici ai loro figli. Il rapido sviluppo dell’urbanizzazione porta con sé suburbi sovraffollati, problemi di alloggio e un più elevato tasso di disoccupazione o di sottoccupazione: tutto ciò ha un effetto negativo sulla famiglia.

La ben nota opposizione della Chiesa ai mali morali che colpiscono la famiglia e la vita coniugale è dovuta alla sua profonda convinzione che questi mali sono contrari al piano di Dio per l’umanità e che essi violano la sacralità del matrimonio e i valori della vita umana. La Chiesa ha la responsabilità di difendere i diritti della famiglia e il totale benessere dell’umanità, ed è per questo motivo che essa rinnova il proprio impegno di proclamare la piena verità sull’uomo.

8. Anche la pace e la fratellanza sono necessarie per la vita della comunità locale e di gruppi sociali più vasti, e della nazione stessa. La qualità della vita di una nazione, o della vita di qualsiasi comunità, dipende dalla presenza o dall’assenza di pace e fratellanza.

Quando esiste un’atmosfera di pace, si sviluppano straordinarie energie per il bene, che danno alla gente gioia e creatività, aiutandola a raggiungere la piena maturità e a lavorare insieme come figli e figlie di un Dio amorevole. Dove esiste un’autentica solidarietà fraterna, i diritti dei deboli e degli indifesi non sono violati; anzi, la dignità e il benessere di tutti sono tutelati e promossi. E ci può essere pace soltanto dove regnano la giustizia, la libertà e l’autentico rispetto per la natura dell’uomo.

Ma il mondo moderno è già troppo avvezzo alla mancanza di fraternità e alla violenza, alla tensione, alla discriminazione e all’ingiustizia. Il modo in cui affrontiamo questi problemi è una prova per la nostra umanità, una prova della qualità delle nostre comunità e nazioni. È una sfida a cui deve far fronte l’India e ogni altra nazione del mondo.

9. Anche la totalità dell’umanità costituisce una famiglia. Questa è la grande famiglia dell’uomo con tutta la sua varietà. La causa di garantire la pace, la giustizia internazionale e l’autentica solidarietà di tutti i popoli in tutto il mondo è un’aspirazione particolare del nostro tempo. È espressa dai capi delle nazioni e delle Organizzazioni internazionali. I programmi per la pace sono appoggiati in vari modi da quasi tutti i partiti politici del mondo. I movimenti popolari e l’opinione pubblica sostengono la stessa causa. In ogni Paese la gente è stanca dei conflitti e delle divisioni. Il mondo anela all’armonia e alla pace.

10. Per questo motivo la Chiesa del XX secolo fa costantemente appello alla giustizia e allo sviluppo umano integrale. Nelle Conferenze episcopali e nelle Chiese locali, grazie agli sforzi di parrocchie e di varie associazioni, con l’insegnamento e l’azione per la giustizia, e in molti altri modi, la Chiesa opera per l’armonia e la fratellanza. Soprattutto essa fa affidamento sul contributo delle famiglie cristiane di testimonianza al Vangelo di amore fraterno di Gesù. Essa non cessa di chiedere che all’umanità possa essere dato “uno spirito nuovo”, che il “cuore di pietra” possa essere sostituito con un “cuore di carne”; che possa esistere una vera pace in tanti centri di conflitto e nella vita internazionale del nostro tempo.

Poiché il mondo è la casa degli individui, dei popoli, delle nazioni, dell’umanità. La razza umana è più numerosa che mai e sta raggiungendo un progresso scientifico e tecnico mai conosciuto prima. Perciò, il progresso etico, il progresso spirituale, un progresso pienamente umano, sono quanto mai necessari. Su questo punto, l’invocazione della Chiesa esprime, ne sono certo, i sentimenti di molti cuori qui in India.

11. Allo stesso tempo, la terra - la casa degli uomini - appartiene a Dio. La liturgia di oggi lo proclama con le parole del salmista: “Date al Signore, o famiglie dei popoli, / date al Signore gloria e potenza, / date al Signore la gloria del suo nome . . . / Tremi davanti a lui tutta la terra. / Dite tra i popoli: «Il Signore regna!». / Sorregge il mondo, perché non vacilli; / giudica le nazioni con rettitudine . . . / perché viene a giudicare la terra. / Giudicherà il mondo con giustizia / e con verità tutte le genti” (Sal 96 [95],7-10.13).

Possa questa voce che sale dal cuore della Chiesa, che si fa una con la voce dell’India, con l’invocazione di ogni famiglia costituita in base al patto con Dio, il Creatore della vita e la sorgente dell’amore. Possa questa voce diventare sempre più forte; possa non rimanere inascoltata. Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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