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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA «STELLA MATUTINA»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 novembre 1986

 

Cari fratelli e sorelle!

1. La parola di Dio proclamata nell’odierna liturgia eucaristica ci porta a riflettere su quanto ha affermato il Concilio ecumenico Vaticano II nella costituzione dogmatica sulla Chiesa: “La Chiesa, alla quale tutti siamo chiamati in Cristo Gesù e nella quale per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità, non avrà il suo compimento se non nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose (At 3, 21), e col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente congiunto con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente restaurato in Cristo . . . (cf. Ef 1, 10; Col 1, 20; 2 Pt 3, 10-13) Quindi la promessa restaurazione che aspettiamo è già incominciata con Cristo, è portata innanzi con l’invio dello Spirito Santo e per mezzo di lui continua nella Chiesa, nella quale siamo dalla fede istruiti anche sul senso della nostra vita temporale, mentre portiamo a termine, nella speranza dei beni futuri, l’opera a noi affidata nel mondo dal Padre, e diamo compimento alla nostra salvezza” (cf. Fil 2, 12) (Lumen Gentium, 48).

Sono queste alcune incisive frasi del capitolo VII, intitolato “Indole escatologica della Chiesa peregrinante e sua unione con la Chiesa celeste”.

La Liturgia dell’odierna domenica ci indirizza verso i novissimi e verso l’escatologia. È una celebrazione che viviamo nel clima e sullo sfondo della verità su tutti i santi e facendo anche particolare commemorazione dei nostri defunti. La meditazione sui novissimi è accompagnata dalla speranza nella vita eterna e dalla fede nella comunione dei santi.

2. Secondo quanto abbiamo ascoltato nel Vangelo di questa domenica, Gesù Cristo ha indicato le molteplici esperienze della storia dell’umanità sulla terra: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo” (Lc 21, 10-11); e prima aveva detto: “Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine” (Lc 21, 9): le esperienze della storia dell’umanità, che noi conosciamo, sono contrassegnate da violenze e da guerre: l’uomo vorrebbe vivere in concordia, in pace con gli altri, e invece viene trascinato, dal proprio egoismo e dal proprio desiderio di dominio e di possesso, a scagliarsi contro gli altri.

Gesù ha indicato anche le numerose difficoltà e i tormenti che la Chiesa incontrerà nel suo cammino, lungo il pellegrinaggio terreno: “Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome . . . Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome” (Lc 2, 12-16 s). La Chiesa sarà vittima dell’incomprensione, del sarcasmo, dell’odio, della violenza di quanti non vorranno accogliere il Cristo.

La predizione di Gesù si è avverata e si avvera continuamente: il cammino che la Chiesa, popolo di Dio, corpo mistico di Cristo, ha compiuto in questi duemila anni è costellato di persecuzioni ed è stato irrorato e imporporato dal sangue dei suoi martiri e delle sue martiri. Anche oggi, in tante zone del mondo la Chiesa subisce rifiuti, incomprensioni e perfino violenze morali e fisiche!

3. San Paolo, scrivendo alla prima generazione di cristiani, nella quale era viva l’attesa della seconda venuta di Gesù, ci dà delle indicazioni utili per tutte le epoche della storia della Chiesa: la tensione del cristiano verso l’escatologia, verso la parusia del Cristo e il compimento della storia umana, non può costituire, secondo l’insegnamento dell’Apostolo, un comodo alibi per disinteressarsi delle realtà, dei problemi e delle vicende di “questo” mondo, in cui Dio ha posto la Chiesa e i suoi membri per iniziare la preparazione e la costruzione del suo regno.

4. Così, dunque, la Chiesa esiste nel mondo e in diversi luoghi della terra, ed è consapevole dei compiti e dei doveri che essa ha nei confronti del “presente”. Tutta la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo del Concilio ecumenico Vaticano II è un profondo commento alle indicazioni che san Paolo ha dato a suo tempo ai cristiani di Tessalonica: “Le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” - così inizia il citato documento conciliare. La Chiesa infatti “è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, e hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò essa si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la storia” (Gaudium et Spes, 1).

5. E in pari tempo la Chiesa, pellegrina sulla terra, vive in attesa; vive sempre “davanti al Signore che viene, / che viene a giudicare la terra. / Giudicherà il mondo con giustizia / e i popoli con rettitudine”, come canta il salmo responsoriale (Sal 97, 9) della odierna celebrazione eucaristica. La Chiesa sa che è arrivata l’ultima fase dei tempi e la rinnovazione del mondo è irrevocabilmente fissata e, in certo modo reale, è anticipata in questo mondo. Ma “fino a quando non vi saranno nuovi cieli e terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora (cf. 2 Pt 3, 13), la Chiesa peregrinante, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all’età presente, porta la figura fugace di questo mondo, e vive tra le creature, le quali sono in gemito e nel travaglio del parto fino ad ora e sospirano la manifestazione dei figli di Dio” (cf. Rm 8, 19-22) (Lumen Gentium, 48).

6. Un cordiale saluto desidero rivolgere a tutti i membri di codesta comunità parrocchiale dedicata a “Santa Maria Stella Matutina”. Saluto anzitutto il vostro zelante parroco, mons. Gabriele Perlini, da 45 anni al servizio della Chiesa di Dio che è in Roma e da 30 anni in mezzo a voi. Saluto i sacerdoti suoi collaboratori, mons. Salvatore Guastella, don Jozef Bart, mons. Francesco Chiaurri e i Padri Minori Conventuali.

Un affettuoso pensiero va anche alle religiose e alle persone consacrate, che vivono e operano nell’ambito della parrocchia: le Suore Figlie di Gesù; le Piccole Ancelle del Sacro Cuore; le Missionarie Serve dello Spirito Santo; le Piccole Suore degli anziani abbandonati; le Domenicane del Monastero del Santo Rosario; le Volontarie della Carità; le Dame Catechiste Spagnole e le Domenicane della Immacolata Concezione.

Non posso non ricordare i Membri dell’Opera san Girolamo Emiliani e di quella di san Vincenzo, per l’assistenza materiale e spirituale data ai baraccati e ai poveri della zona.

Un affettuoso saluto a tutti i fedeli, uomini e donne, impegnati insieme nella catechesi e nella testimonianza della fede e della carità: a tutti gli appartenenti all’Azione cattolica italiana; alla “Legio Mariae”; all’Apostolato della preghiera; all’Opera delle vocazioni ecclesiastiche; al Consiglio pastorale della parrocchia; al Comitato sportivo; al Gruppo promotore dell’operazione “Idee chiare: essere cristiani oggi”.

7. La vostra è una parrocchia relativamente “giovane”: è nata giuridicamente il 18 dicembre 1952 sotto il pontificato di Pio XII. Dal 1957, con la spinta dell’entusiasmo di don Perlini, si decise la costruzione di una nuova chiesa, che fu finalmente consacrata e inaugurata il 1° giugno 1970, sotto il pontificato di Paolo VI. È noto un significativo particolare: l’apporto alla realizzazione dell’opera da parte dei fedeli è stato veramente straordinario e si è manifestato nella cospicua somma offerta da tutti i parrocchiani, consapevoli che i primi “costruttori” del loro tempio dovevano essere loro stessi.

Oggi, in occasione di questa mia visita alla vostra bella chiesa, dedicata alla Vergine Maria “Stella Matutina”, reputo doveroso esprimere pubblicamente a voi e ai vostri predecessori il sincero plauso del Papa e di tutto il popolo di Dio per la generosità dimostrata. Tale generosità continui a manifestarsi nell’impegno di comune dedizione per realizzare insieme le varie iniziative di carattere pastorale che la parrocchia, come comunità che vive in comunione fraterna, deve affrontare giorno per giorno.

8. “Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!” (Lc 21, 28). Noi crediamo fermamente che la redenzione del mondo si è già compiuta nella croce e nella risurrezione di Cristo. “Congiunti dunque con Cristo nella Chiesa e contrassegnati dallo Spirito Santo che è caparra della nostra eredità” (Ef 1, 14), con verità siamo chiamati, e lo siamo, figli di Dio, ma non siamo ancora apparsi con Cristo nella gloria, nella quale saremo simili a Dio, perché lo vedremo qual è . . . Siccome poi non conosciamo il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente” (Lumen Gentium, 48).

Vegliare vuol dire lasciarsi guidare dalla responsabilità. Vegliare vuol dire pure lasciarsi guidare dalla speranza. Vegliamo quindi nella speranza . . . La nostra “speranza è piena di immortalità” (cf. Sap 3, 4). Amen!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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