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MESSA PER I FEDELI DELLA TASMANIA NELL’IPPODROMO «ELWICK»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Hobart (Australia), 27 novembre 1986

 

“Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13-14).

Cari fratelli e sorelle.

1. Gesù rivolse queste parole ai suoi discepoli: a quelli che erano i suoi discepoli al tempo della sua missione messianica sulla terra, e anche a tutte le persone di ogni tempo e luogo che sono state o saranno suoi discepoli. E, di conseguenza, lui le ha rivolte a noi. A me e a ognuno di voi Gesù dice: “Voi siete il sale della terra . . . Voi siete la luce del mondo”! Queste parole contengono il riconoscimento di una realtà e allo stesso tempo una chiamata.

Meditiamo sul significato di queste parole, al fine di comprendere più pienamente il rapporto fra la Chiesa e il mondo: il mondo moderno che è sottoposto a tanti rapidi cambiamenti. Meditiamo sul significato di queste parole, in modo da adempiere più efficacemente ai compiti comuni alla Chiesa e al mondo, e nei quali esse collaborano.

2. È difficile trovare migliori parole di saluto alla Chiesa di Tasmania - a lei, arcivescovo Young, e a voi tutti miei fratelli e sorelle in Cristo - di quelle contenute nel Vangelo di oggi. Voglio che sappiate quale gioia sia per me essere con voi a questa celebrazione eucaristica. Insieme a voi e alla Chiesa di tutto il mondo, rendo grazie per il dono della fede che ci ha portato il sale e la luce del Vangelo. Uniamo i nostri cuori e le nostre voci nel pregare Cristo, che, in primo luogo e soprattutto, è la luce del mondo.

So che la Chiesa in Tasmania ha una storia molto interessante, che mostra l’opera della divina Provvidenza fra di voi. All’inizio del XIX secolo la fede cattolica è stata seminata qui fra molte difficoltà. I vostri antenati giunsero con speranza e preoccupazione in una terra che forse sembrava allora tutt’altro che promettente. Alcuni arrivarono come colonizzatori liberi; molti non erano liberi. E questa terra era molto lontana dal mondo che conoscevano.

Dopo la prima colonizzazione, dovettero passare quasi vent’anni prima che al primo sacerdote, padre Philip Conolly, fosse permesso di entrare nella Terra di Van Dieman, come era in quei tempi conosciuta la vostra isola. Da poveri inizi quali ricchezze scaturirono! Genitori coraggiosi formarono ed educarono le loro famiglie nella conoscenza e nell’amore di Cristo. Nei seguenti 150 anni un grande numero di suore, insieme a sacerdoti e fratelli religiosi, suscitarono le speranze di questa giovane Chiesa e operarono qui con grande generosità.

Voi ricordate con orgoglio e affetto il vescovo Robert William Willson, il vostro primo vescovo, che lavorò con successo per porre fine alla deportazione dei condannati, e che fondò la Chiesa locale su più solide basi. I vostri antenati nella fede lasciarono una grande testimonianza di servizio evangelico, esemplificata dal fatto che dalla Tasmania veniva padre Daniel Connel, il primo sacerdote di origine australiana; suor Teresa Robertson, la prima suora di origine australiana; e fra Patrick Kinnear, il primo frate di origine australiana.

La fede che si è sviluppata così bene sin dagli inizi continua a vivere oggi in tutti voi. E come successore di Pietro sono venuto per unirmi a voi nel rendere grazie per la vostra ricca eredità e incoraggiarvi a trasmettere questo prezioso tesoro alle generazioni future.

3. Quando Gesù Cristo chiamò i suoi discepoli “il sale della terra” e “la luce del mondo”, egli indicava anche le loro speciali responsabilità. Dopo tutto, cosa significa essere “sale” e “luce”? Il sale è un conservante che si unisce al cibo per evitarne il deterioramento. Essere come il sale, quindi, significa che una persona ha uno speciale tipo di presenza, un modo di essere con gli altri che li consolida nella fede e li aiuta ad affrontare tentazioni e ad evitare il peccato, a perseverare nella preghiera e nel servizio di amore a Dio e al prossimo. Il sale inoltre dà sapore. Senza di esso, il cibo è insipido e insapore. Di conseguenza, i discepoli di Cristo danno sapore alla vita; portano uno spirito di gioia, entusiasmo e speranza; portano lo Spirito di Cristo.

Tutti noi apprezziamo il valore della luce che ci guida nel buio e ci rende capaci di vedere il mondo creato. Quando Gesù disse ai suoi discepoli che erano la luce del mondo, egli diceva loro che dovevano essere un suo riflesso e che dovevano portare avanti la sua stessa missione di salvezza. Perché egli dice in un altro passo: “Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo” (Gv 9, 5).

Notiamo inoltre che Gesù non dice semplicemente: “Voi siete la luce della vostra casa” o “Voi siete la luce della vostra comunità cristiana locale”. Egli indirizza i suoi discepoli verso la più vasta società, oltre i confini del familiare e del conosciuto, oltre i confini della Chiesa. Egli afferma che essi sono “la luce del mondo”.

4. La prima lettura della Messa odierna mostra che i discepoli di Gesù diventano “il sale della terra” e “la luce del mondo” quando chiedono umilmente a Dio “lo spirito della Sapienza” (Sap 7, 7). Solo nello “spirito della Sapienza” noi possiamo intraprendere i compiti che Cristo affidò ai suoi primi discepoli, le responsabilità che la Chiesa ci ha ribadito così chiaramente nel Concilio Vaticano II.

Il Concilio infatti ha dedicato un intero documento al ruolo della Chiesa nel mondo moderno. Per esempio, ha detto: “La Chiesa, che è insieme "società visibile e comunità spirituale", cammina insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio . . . Perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo comunica all’uomo la vita divina, ma anche diffonde la sua luce con ripercussione, in qualche modo, su tutto il mondo, soprattutto per il fatto che risana ed eleva la dignità della persona umana, consolida la compagine dell’umana società, e immette nel lavoro quotidiano degli uomini un più profondo senso e significato” (Gaudium et Spes, 40).

5. La Chiesa non ha paura di vivere nel mondo, anche se in esso riscontra una diffusa condizione di frattura e di peccato. Quando, alla luce di Cristo, vede la violenza e l’oppressione, quando si trova davanti a ingiustizie di ogni tipo, non si ritira in se stessa cercando di nascondersi dietro la sicurezza delle mura di una chiesa; non abbandona la sua missione di evangelizzazione e di servizio. La Chiesa si prodiga con compassione per i senza-tetto e i rifugiati; ascolta il grido dei poveri e degli oppressi. La Chiesa sa bene di essere una comunità pellegrina di fede chiamata a servire la famiglia umana con apertura evangelica e amore autentico.

Alcune persone affermano erroneamente che, poiché i cristiani aspirano a una città celeste, non hanno un vero interesse per le necessità terrene del prossimo. Ciò non è affatto vero. Perché seguire Cristo significa essere anche più strettamente obbligati ad essere cittadini responsabili e membri attivi all’interno della comunità umana. Non ci può essere contraddizione tra la nostra preghiera e devozione personale da una parte e le nostre responsabilità sociali dall’altra. Perché il Cristo che noi cerchiamo nella preghiera è lo stesso Cristo che vive nel più piccolo dei nostri fratelli e sorelle.

6. La Chiesa riconosce con gratitudine l’aiuto che essa riceve dal mondo. Il progresso scientifico e tecnologico ha aperto nuove e vaste possibilità di aiuto per i poveri e i bisognosi, e di fare del bene all’intera famiglia umana. Noi siamo grati soprattutto ai progressi nel campo della medicina che hanno portato alla radicale sconfitta di alcune malattie e recato sollievo e conforto a innumerevoli persone. I perfezionamenti dei mezzi di comunicazione hanno offerto alla Chiesa modi più efficaci per proclamare il Vangelo e per realizzare la sua missione di catechesi. Le realizzazioni di artisti, poeti studiosi sono vivamente apprezzate dalla Chiesa, perché quando rispettano le dimensioni morali e spirituali della persona umana, sono in armonia con i suoi sforzi di favorire la verità e la bellezza e di creare un mondo migliore. In tanti modi la Chiesa è stata arricchita dal progresso dell’umanità.

7. Un problema di grande importanza oggi è la relazione tra Vangelo e cultura. Ciò è particolarmente vero qui in Australia dove voi avete una ricca varietà di culture: quella aborigena e quelle introdotte dagli europei, le culture asiatiche portate dai recenti immigrati e quelle delle regioni del Pacifico. Tutto ciò che c’è di veramente buono in una particolare cultura è difeso e consolidato dal Vangelo. Ma gli elementi imperfetti devono essere purificati e perfezionati, in modo che possa emergere una cultura più autentica. Certamente questo processo di trasformazione culturale non avviene a un semplice livello teorico. Richiede piuttosto sforzi seri e scrupolosi da parte dei cristiani nella vita quotidiana di una particolare società.

Con l’aiuto dello Spirito Santo, i seguaci di Cristo cercano di identificare, affermare e favorire valori che hanno una vera importanza culturale. Allo stesso tempo, quanto è importante che essi abbiano il coraggio di opporsi a tutto ciò che è contrario al Vangelo e a tutto ciò che viola la dignità della persona umana! Il servizio alla società e alla cultura è un servizio che protegge e nobilita la persona umana.

I cristiani, dunque, non possono restare in silenzio di fronte agli indicibili crimini che vengono perpetrati contro la vita umana. E neanche possono ignorare la violazione dei diritti umani, il crescente abuso di droga e alcol, lo sgretolamento della vita familiare, l’indifferenza nei confronti dei poveri. Questi e altri mali sociali non solo sono contrari alla legge scritta nel cuore umano; sono anche contrari al comandamento dell’amore dato da Cristo. Essi devono essere affrontati con coraggio profetico e con una solidarietà cristiana che abbraccia il mondo intero. Il Vangelo esigerà sempre l’azione a favore della giustizia e nell’interesse di ogni singola persona, che sono richieste dall’amore cristiano.

8. Poiché riflettiamo sul ruolo della Chiesa nel nostro mondo che cambia, ascoltiamo ancora una volta ciò che san Paolo ci dice nella sua Lettera agli Efesini: “Pertanto io, che sono prigioniero per il Signore, vi scongiuro a tenere una condotta degna della vocazione a cui siete chiamati, con ogni umiltà, dolcezza e pazienza, sopportando gli uni gli altri con amore” (Ef 4, 1-2).

Queste parole sono molto importanti per capire il rapporto fra Chiesa e mondo moderno. Per adempiere al suo ruolo nel mondo, la Chiesa deve avere quella maturità interiore di cui parla l’Apostolo e che si riflette nell’“umiltà, dolcezza e pazienza”. Ancora più importante è il passo che segue: “Fate il possibile per conservare l’unità di Spirito nel vincolo della Pace” (Ef 4, 3).

Questa unità di spirito è un’unità che coinvolge tutti: apostoli, profeti, evangelisti, pastori, insegnanti, famiglie, ognuno nella Chiesa. Significa unità all’interno di ogni singola parrocchia e tra comunità parrocchiali locali, unità tra il pastore e il suo gregge e unità con la Chiesa in tutto il mondo, “un’unità nell’opera del ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo” (Ef 4,12). Operare per l’unità è particolarmente impegnativo in un Paese come l’Australia dove avete tradizioni culturali così varie, con tante attitudini e usanze diverse da tenere in considerazione. L’unità è qualcosa che deve essere continuamente costruita attraverso il potere dello Spirito Santo. E solo quando saremo veramente uniti nella mente e nel cuore potremo essere “pienamente maturi nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4, 13).

9. Tutti infatti, uomini e donne, sono chiamati a compiere la propria opera “nell’edificazione del corpo di Cristo” (Ef 4,12). In questo lavoro di costruzione della Chiesa, noi dimostriamo - e davvero dobbiamo dimostrare - che siamo veramente “il sale della terra”, che siamo “la luce del mondo”. Il mondo ha un grande bisogno di questo “sale” e di questa “luce” secondo il disegno eterno di Dio. Questo disegno eterno ci conduce verso “l’uomo spirituale”, la persona umana al livello della maturità di Cristo. Questo piano è la misura della grandezza per l’intero creato, per ogni persona e per tutta l’umanità, in accordo con “la piena maturità Cristo”.

Camminiamo, dunque, verso questa pienezza di Dio - la pienezza di Dio in Gesù Cristo nostro Signore! Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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