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SANTA MESSA NEL PARCO VICTORIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

I Domenica di Avvento
Adelaide (Australia), 30 novembre 1986

 

“Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore» (Sal 122(121),1).

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Con queste parole la Chiesa intera proclama la gioia dell’Avvento. Oggi è la prima domenica d’Avvento. Ci stiamo avvicinando alla notte nella quale i pastori, nei campi attorno a Betlemme, provarono la gioia di essere chiamati dagli angeli per andare a vedere il Signore: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2, 15). Sì, oggi ancora, qui ad Adelaide, la Chiesa ci ricorda che il Signore è vicino (cf. Fil 4, 5). E come i pastori in quella splendida notte a Betlemme, anche noi diciamo: “Andremo alla casa del Signore”.

L’Avvento è il tempo di preparazione al Natale, alla venuta del Salvatore. Ci chiama ad “andare con gioia alla casa del Signore . . . e là lodare il nome del Signore” (Sal 121, 4). Lodare il nome dell’Altissimo, Padre, Figlio e Spirito Santo: ecco la prima intenzione di questa nostra celebrazione eucaristica.

2. “Quale gioia, quando mi dissero: "Andremo alla casa del Signore"”. Con la stessa gioia della liturgia dell’Avvento io saluto tutti voi riuniti qui ad Adelaide. Nel nome di Gesù Cristo io vi saluto, popolo dell’Australia meridionale. Saluto l’arcivescovo Faulkner, l’arcivescovo Gleeson, il vescovo De Campo e tutti i miei fratelli vescovi, assieme ai sacerdoti, religiosi e laici di Adelaide e di Port Pirie. Saluto i membri delle altre chiese e comunità cristiane. Saluto i rappresentanti della vita pubblica. Abbraccio nell’amore del Salvatore tutti i bambini, i giovani, i vecchi, gli ammalati. Allo stesso tempo saluto tutti gli abitanti di questo continente d’Australia, camminando insieme a voi verso la casa del Signore, lungo i sentieri di quell’Avvento che è la storia umana: l’Avvento nel quale l’intera famiglia umana e tutto il creato attendono la seconda venuta del nostro salvatore Gesù Cristo!

Solo pochi anni ci separano dalla fine del secondo millennio e dall’inizio del terzo millennio dell’era cristiana. Questo è un tempo di grazia per la Chiesa. È un tempo in cui noi, seguaci di Gesù Cristo, in mezzo alle profonde trasformazioni che mutano la cultura e la società, dobbiamo riconsacrarci alla vita cristiana. È un tempo in cui il messaggio del Vangelo deve essere proclamato agli uomini e alle donne di quest’epoca con la forza di una nuova Pentecoste. È un tempo in cui lo stesso Spirito di verità parla con chiare parole di vita alla famiglia umana.

3. Nella celebrazione eucaristica di questa prima domenica d’Avvento, preghiamo per la realizzazione del progetto del Padre per la famiglia umana: “In quel nuovo mondo dove vi sarà rivelata la pienezza della pace, radunatevi gente di ogni razza, lingua e modo di vita, per partecipare all’unico banchetto eterno con il Signore Gesù Cristo” (II Preghiera eucaristica di riconciliazione).

In altre parole, preghiamo perché si realizzi la visione del profeta Isaia, come diceva la prima lettura: “Tutte le genti affluiranno al monte del Signore . . . perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri” (Is 2, 2-3). Il desiderio di quel tempo di grazia e di pace è profondamente radicato nei nostri cuori. Chi non desidera ardentemente che arrivi quel tempo-finale quando “un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra?” (Is 2, 4). C’è davvero una stagione d’Avvento che è universale e che dura quanto dura la storia umana. Oggi meditiamo sulla visione di Isaia di un numero incalcolabile di gente in marcia verso il monte del Signore: il popolo di Dio di ogni epoca e di ogni luogo che si raccoglie nell’unione con lui e nell’unità di se stesso nella Chiesa. E dovremmo riflettere su come questa visione si realizzi nella realtà concreta della vita australiana, nella storia e nella cultura del vostro continente e dell’Australia Meridionale in particolare. Questa stessa assemblea eucaristica è un simbolo della visione del profeta. Siete gente, qui radunata, di “ogni razza, lingua e modo di vita”, resa una in Gesù Cristo e nella sua Chiesa.

Australia: terra di molte culture. Australia: terra di diversi gruppi etnici, creati dalle tradizioni, dalle azioni e dalle speranze di tanti popoli, la cui fede li sostenne nel difficile compito di farsi una nuova patria in questo continente!

4. Molto prima dell’era cristiana, molto prima che Mosè conducesse il popolo di Dio verso la libertà, molto prima che Abramo partisse alla ricerca di un nuovo paese per fondare una nuova nazione, ondate migratorie di popoli aborigeni giunsero in questa grande terra australe. Qui si stabilirono e instaurarono uno stretto rapporto con la terra che era divenuta la loro patria.

In tempi più recenti, negli ultimi 200 anni, nuove migrazioni hanno portato in Australia gente di ogni continente. Prima arrivarono coloni dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda. Ma si è andata evolvendo, durante i decenni, una comunità multiculturale con i nuovi arrivi dall’Europa e dall’Asia. Già verso il 1860, qui a Clare Valley nell’Australia Meridionale, gente proveniente dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dalla Polonia, dall’Austria e dalla Germania, viveva fianco a fianco con gli abitanti aborigeni. In tempi più recenti l’Australia ha accolto persone provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’America Latina e da altre parti dell’Australasia.

Spesso le vittime della povertà o delle devastazioni della guerra o delle persecuzioni religiose vennero qui a iniziare una nuova vita, affrontando stenti e privazioni. Da una grande miseria e sofferenza umana, sta ora emergendo una nazione piena di speranze e di promesse. Questa è la vostra storia. Questo è il modo in cui si è formata la vostra cultura di popolo australiano. In questi avvenimenti c’è molto di cui essere orgogliosi. E sono anche avvenimenti in cui si riconosce la necessità di quella riconciliazione che avviene attraverso Gesù Cristo. Tutte le persone hanno il diritto di amare e di apprezzare ciò che è buono nel proprio retaggio.

Tutte le persone hanno il diritto al rispetto di se stesse e alla propria dignità. Le tensioni che sorgono talvolta, quando popoli di storia, tradizione, cultura e fede diverse cercano di vivere fianco a fianco, devono essere superate in uno spirito di vera disponibilità e fratellanza. Bisogna infine essere aperti a quella provvidenza divina e trascendente che guida le nazioni verso un più pieno riconoscimento di unità: l’unità di tutti coloro che sono l’immagine di Colui che “tiene insieme tutto l’universo”: Gesù Cristo, “immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Col 1, 17. 15).

5. La parola di Dio ci ha chiamato a essere attenti e vigili, rivestiti delle armi di Gesù Cristo: “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno . . . La notte è avanzata, il giorno è vicino. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno . . . non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo” (Rm 13, 11-14).

Ogni espressione di ostilità verso gli altri innalza un muro di tensione fra le persone e rivela un cuore di pietra. Ogni atto di discriminazione è un atto di ingiustizia e una violazione della dignità personale. Ogni volta che siamo intolleranti, chiudiamo gli occhi davanti all’immagine di Dio che è nell’altra persona. Oggi volta che non riconosciamo le esigenze di giustizia del mondo, non afferriamo il senso della solidarietà universale. Ma quando parliamo con parole gentili, quando rispettiamo e onoriamo l’altro, quando dimostriamo vera amicizia, quando offriamo ospitalità, quando ci sforziamo di capire le differenze fra i popoli, allora diventiamo il segno vivente che la visione di Isaia si è realizzata, che il regno di Dio è venuto fra noi, che l’Avvento universale della storia procede verso il suo compimento.

6. La Chiesa invita oggi tutti e ciascuno di noi a intraprendere volentieri e con gioia il sentiero che Dio ha preparato per tutta la razza umana. Il profeta Isaia parla del sentiero che sale al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe (cf. Is 2, 3). È parte di questo “salire” la vocazione dell’uomo di cercare un’umanità piena e autentica, di affinare e di sviluppare le proprie qualità spirituali e fisiche nella lotta al dominio del mondo, attraverso il progresso della conoscenza e attraverso la propria fatica. Questo fa la famiglia umana attraverso il progresso culturale (cf. Gaudium et Spes, 53).

Gli uomini e le donne di oggi sanno chiaramente che, oggi più che mai, essi sono chiamati a costruirsi il proprio destino in questo mondo. I mezzi a loro disposizione sono sempre maggiori: una miglior conoscenza della terra e dei suoi segreti, una miglior conoscenza della persona umana e dell’attività umana; una miglior comprensione del corso della storia e dell’organizzazione sociale; e il mondo delle comunicazioni, che dà ad un numero sempre maggiore di persone la possibilità di partecipare al progresso moderno. Un mondo più umano sta lottando per nascere. E tuttavia ogni volta le più grandi speranze sono accompagnate da contraddizioni inquietanti. Per quanto riguarda il rispetto per i diritti fondamentali dell’uomo, gli ultimi decenni sono stati testimoni di un grande progresso e di una crescente consapevolezza della giustezza di questa causa. Non possiamo comunque trascurare il fatto che il nostro mondo offre ancora troppi esempi di grande ingiustizia e di oppressione. Dove c’è un gran bene da raggiungere, là sono necessari una grande maturità morale e un gran senso della giustizia. Senza la visione della dignità sublime della persona umana - dignità fondata sulla relazione unica, personale col Creatore e Redentore, dignità vincolata alla natura trascendente, all’origine e al destino dell’uomo - il progresso non avrà una direzione sicura. Gesù Cristo, la via, la verità e la vita, ci rivela il significato reale della storia. Ci rivela il progetto di Dio per l’umanità. Gesù parla alla nostra libertà e ci chiama a promuovere un vero progresso umano, dandoci la sua legge di amore e di servizio; “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15, 12). Il Vangelo purifica e rafforza ogni cultura, perché possa aiutare l’uomo a “salire al monte del Signore . . . perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri” (Is 2, 3).

7. La chiamata di Gesù è chiara. Egli dice: “Vegliate”. E ancora: “State pronti, perché nell’ora che non immaginate, il figlio dell’uomo verrà” (Mt 24, 42. 44). Così esorta tutti i suoi seguaci a lavorare per il fine che il Padre ha stabilito: il regno di giustizia, di verità e di pace. Così incita i fedeli d’Australia a trovare un rimedio ogni volta che le ingiustizie possono danneggiare la vita della loro nazione, e ad assicurare che un nuovo Spirito di riconciliazione animi l’intera vita nazionale. Gesù ci dice che saremo giudicati dal modo in cui risponderemo alla sua presenza nell’affamato, nel nudo, nell’ammalato e nel carcerato (cf. Mt 25, 35-36).

Cari fratelli e sorelle: voi siete chiamati a partecipare con Dio alla costruzione del suo regno nei cuori di tutti gli australiani, cuori di carne e non di pietra. La nostra riflessione di oggi sull’Australia come terra di molte culture ci ha aiutato a vedere la vostra storia nel contesto dell’amore eterno di Dio per tutta la famiglia umana, che si manifesta nella missione salvifica di Gesù Cristo. È una storia che si sta ancora evolvendo. E presenta molte sfide a voi come nazione, alla Chiesa di questo paese e a ogni singolo cittadino. Anche questo è l’Avvento, pieno di aspettativa, che la Chiesa celebra in questo periodo. Noi, il popolo pellegrino di Dio, camminiamo seguendo Gesù che è la via verso il Padre. Camminiamo nella certezza che la sua verità ci renderà liberi e che la nostra forza proviene dalle sue parole e dai suoi sacramenti.

8. Con lo sguardo rivolto a Colui che deve venire, guardiamo dunque a questo intero continente e a tutti i gruppi etnici e a tutte le tradizioni culturali che gli sono propri. E su tutta l’Australia invochiamo la benedizione del Salmo: “Sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi . . . Per i miei fratelli e i miei amici io dirò; "Su di te sia pace!". Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene” (Sal 121, 7-9).

Per te: Adelaide! Per te: Australia! Per te: mondo intero!

E continuiamo a guardare a lui, Colui che deve venire, il “Principe della pace” (cf. Is 9, 6). Di lui il profeta dice: “Egli sarà giudice fra le genti / e sarà arbitro fra molti popoli. / Forgeranno le loro spade in vomeri, / le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, / non si eserciteranno più nell’arte della guerra. / Casa di Giacobbe, vieni, / camminiamo nella luce del Signore” (Is 2, 4-5). Questa è la luce dell’Avvento. È la luce dell’Avvento che si dispiega davanti alla famiglia umana, finché il Signore verrà di nuovo nella gloria: l’Avvento della responsabilità dell’uomo per la vita e per il mondo che il Creatore ha posto nelle sue mani. La luce è la luce di Colui che verrà, il principe della pace È la luce di Cristo. Che la luce di Cristo splenda sull’Australia: terra di molte culture! Che la luce di Cristo splenda su ognuno di voi. Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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