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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI E IN CANADA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Stadio dell'Università della Carolina del Sud
 Venerdì, 11 settembre 1987

 

Sia lodato Gesù Cristo!
Cari fratelli e sorelle.

1. Saluto ognuno di voi nel nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Egli è veramente il “Signore dei morti e dei vivi” (Rm 14, 9) che ci ha raccolto insieme in questa santa assemblea del popolo cristiano, un incontro gioioso delle differenti comunioni ecclesiali: Ortodossi, Anglicani, Metodisti, Battisti, Luterani, Presbiteriani, membri della Chiesa unita di Cristo e di altre Chiese riformate, Discepoli di Cristo; membri delle Chiese della Pace, Pentecostali, membri della Chiesa Nazionale Cattolica Polacca e Cattolici.

Siamo qui, gli uni accanto agli altri, per professare la fede in Gesù Cristo, “uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini” (1 Tm 2, 5) perché “nel nome di Gesù ogni ginocchio si piega nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre!” (Fil 2, 10).

Siamo venuti qui a pregare, e facendo questo seguiamo l’esempio di tutti i santi fin dal principio, specialmente gli apostoli, che aspettando lo Spirito Santo “erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui” (At 1, 14). Insieme rinnoviamo la nostra fede comune nella redenzione eterna che abbiamo ottenuto per mezzo della croce di Gesù Cristo (cf. Eb 9, 12), e la speranza che, come Gesù è risorto dopo la morte, anche noi risusciteremo alla vita eterna (cf. Fil 3, 11). Infatti, per mezzo del Battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo siamo stati sepolti con Cristo, “perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6, 4). Vivendo una nuova vita nello Spirito, siamo un popolo in pellegrinaggio, fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cf. 1 Cor 11, 26; Lumen Gentium, 8).

Fratelli e sorelle: siamo divisi in vari modi nella nostra fede e nel nostro essere discepoli. Ma oggi siamo qui riuniti come figli e figlie dell’unico Padre, invocando l’unico Signore Gesù Cristo, il cui amore viene riversato nei nostri cuori dallo stesso Spirito Santo. Rendiamo grazie a Dio e rallegriamoci per questa amicizia! E impegniamoci sempre più in questo grande compito che Gesù stesso ci raccomanda: procedere sul cammino di riconciliazione cristiana e di unità “senza che sia posto alcun ostacolo alle vie della provvidenza e senza che si rechi pregiudizio ai futuri impulsi dello Spirito Santo” (Unitatis Redintegratio, 24)

2. In questo incontro di testimonianza cristiana abbiamo ascoltato insieme la parola di Dio nelle Sacre Scritture. Le Scritture sono care a tutti noi. Esse rappresentano uno dei più grandi tesori che condividiamo. Nelle Sacre Scritture e nelle azioni della divina misericordia che esse narrano, Dio nostro Padre, in virtù dell’abbondanza del suo amore, si rivolge a noi come suoi figli e vive in mezzo a noi. La Bibbia è santa perché nelle sue parole ispirate e immutabili vive la voce dello Spirito Santo ed è udita da noi, risuonando continuamente nella Chiesa di secolo in secolo e di generazione in generazione (cf. Dei Verbum, 21).

3. Oggi in questo stadio hanno risuonato brani delle Sacre Scritture che si riferivano alla realtà della famiglia. Abbiamo ascoltato l’invocazione e la promessa fatta dalla giovane vedova, Rut (Rt 1, 16-17): “perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta”. Ascoltando queste parole si è commossi da una profonda emozione per la forza dei legami familiari: più forti del timore delle avversità da affrontare, più forti della paura dell’esilio in una terra sconosciuta, più forti della paura di un possibile rifiuto. Il legame che unisce una famiglia non è solo un problema di affinità naturali o di condivisione di vita ed esperienza. È principalmente un legame santo e religioso. Il matrimonio e la famiglia sono realtà sacre.

La sacralità del matrimonio cristiano consiste nel fatto che nel disegno di Dio il patto matrimoniale tra un uomo e una donna diventa l’immagine e il simbolo dell’alleanza che unisce Dio e il suo popolo (cf. Os 2, 21; Ger 3, 6-13; Is 54, 5-10). È il segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa (cf. Ef 5, 32). Poiché l’amore di Dio è fedele e irrevocabile, coloro che sono stati sposati “in Cristo” sono chiamati a rimanere fedeli uno all’altro per sempre. Gesù stesso non ci ha detto forse: “quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (cf. Mt 19, 6)?

La società contemporanea ha un particolare bisogno della testimonianza di coppie che perseverino nella loro unione, come un eloquente, anche se a volte sofferto, “segno”, nella nostra condizione umana, della costanza dell’amore di Dio. Giorno dopo giorno le coppie di sposi cristiane sono chiamate ad aprire i loro cuori sempre di più allo Spirito Santo il cui potere non verrà mai meno, e che li renderà capaci di amarsi l’un l’altro come Cristo ha amato noi. E come san Paolo scrive ai Galati: “il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22-23). Tutto ciò costituisce la norma di vita e il programma di crescita personale delle coppie cristiane. E ogni comunità cristiana ha una grande responsabilità nell’aiutare le coppie nel loro amore.

4. È da questo amore che le famiglie cristiane sono nate. In esse i figli sono accolti come uno splendido dono della benevolenza di Dio, ed essi sono educati ai valori basilari della vita umana, imparando soprattutto che “l’uomo vale più per quello che è che per quello che ha” (cf. Gaudium et Spes, 35). La famiglia intera cerca di praticare il rispetto per la dignità di ogni individuo e di offrire un servizio disinteressato a coloro che più ne hanno bisogno (cf. Familiaris Consortio, 37).

Le famiglie cristiane esistono per formare una comunione di persone nell’amore. Perciò la Chiesa e la famiglia sono, ognuna a suo modo, esempi viventi nella storia umana, dell’eterna comunione nell’amore delle Tre Persone della santissima Trinità. Infatti la famiglia viene chiamata Chiesa in miniatura, “la chiesa domestica”, una particolare espressione della Chiesa attraverso l’esperienza umana dell’amore e della vita comune (cf. Familiaris Consortio, 49). Come la Chiesa, la famiglia dovrebbe essere un luogo dove il Vangelo viene trasmesso e da cui il Vangelo si irradia ad altre famiglie e a tutta la società.

5. In America e un po’ in tutto il mondo, la famiglia è scossa fin nelle sue radici. Le conseguenze per le persone e per la società dell’instabilità e dell’insoddisfazione personale e collettiva, sono incalcolabili. Comunque è incoraggiante sapere che di fronte a questa straordinaria sfida molti cristiani si sono impegnati nella difesa e nel sostegno della vita familiare. In questi ultimi anni la Chiesa cattolica, specialmente in occasione del Sinodo mondiale dei vescovi del 1980, è stata impegnata in un’ampia riflessione sul ruolo della famiglia cristiana nel mondo moderno. Questo è un campo in cui deve esserci la massima collaborazione tra tutti coloro che professano la fede in Gesù Cristo.

Molto spesso le tensioni della vita moderna separano i mariti dalle mogli, minacciando la loro interdipendenza nell’amore e nella fedeltà nel corso della vita. Possiamo dunque non sentirci coinvolti in questo impatto culturale sui rapporti tra le generazioni, sull’autorità dei genitori e sulla trasmissione dei valori religiosi? La nostra coscienza cristiana dovrebbe prestare particolare attenzione al modo in cui i peccati contro l’amore e contro la vita vengono spesso presentati come esempi di “progresso” ed emancipazione. Non si tratta, spesso, di vecchie forme di egoismo rivestite di un nuovo linguaggio e presentate in un nuovo contesto culturale?

6. Molti di questi problemi sono il risultato di un falso concetto di libertà individuale nella nostra cultura, come se si potesse essere liberi solo rifiutando qualsiasi norma di comportamento, rifiutando di assumersi responsabilità, o perfino rifiutandosi di porre un freno all’istinto e alle passioni! La vera libertà, al contrario, implica una nostra capacità di saper scegliere il bene, senza costrizioni. Questo è il vero modo umano di procedere nelle scelte - grandi e piccole - che la vita ci presenta. Il fatto che possiamo anche scegliere di non agire quando ci sembra opportuno non farlo è una condizione necessaria per la nostra libertà morale. Ma in questo caso dobbiamo rendere conto del bene che non abbiamo fatto e del male che abbiamo commesso. Questo senso di responsabilità morale è necessario che sia risvegliato se la società deve continuare a sopravvivere come una civiltà di giustizia e solidarietà.

È vero che la nostra libertà viene indebolita e condizionata in molti modi, non ultimo come conseguenza della misteriosa e drammatica storia della prima ribellione dell’uomo alla volontà del Creatore, come viene descritta nelle prime pagine del Libro della Genesi. Ma noi rimaniamo esseri umani liberi e responsabili redenti da Gesù Cristo, e dobbiamo educare la nostra libertà a riconoscere e a saper scegliere ciò che è buono e giusto, e a rifiutare ciò che non è conforme alla verità originale riguardante la nostra natura e il nostro destino di creature di Dio. La verità - a cominciare dalla verità sulla redenzione che passa attraverso la croce e la risurrezione di Gesù Cristo - è la radice e la regola della libertà, il fondamento e la misura di ogni azione liberatrice (Congr. pro Doctr. Fidei, Libertatis conscientia, 3).

7. Sarebbe una grande tragedia per l’intera famiglia umana se gli Stati Uniti, orgogliosi per la loro consacrazione alla libertà, perdessero di vista il vero significato di questa nobile parola, America: non si può insistere sul diritto alla scelta, senza insistere anche sul dovere di scegliere bene, scegliere la verità. Esiste già molto disordine e sofferenza nella vostra società perché i valori fondamentali, essenziali per il benessere delle persone, delle famiglie e dell’intera nazione, sono stati svuotati del loro vero contenuto.

Ma, allo stesso tempo, in questa terra, c’è un certo dinamismo, una consapevolezza dell’urgente bisogno di ritrovare il profondo significato della vita e dei suoi valori fondamentali. Sicuramente ora dobbiamo essere convinti che solo riconoscendo il primato dei valori morali possiamo usare le immense possibilità che ci vengono offerte dalla scienza e dal progresso materiale per portare avanti il vero sviluppo della persona umana in verità, libertà e dignità. In quanto cristiani il nostro contributo specifico è quello di porre la sapienza della parola di Dio in relazione con i problemi della vita moderna, in modo tale che la cultura moderna possa essere condotta ad un patto profondamente rinnovato con la divina sapienza (cf. Familiaris Consortio, 8). Come abbiamo ascoltato proclamare nella lettura del Vangelo, Gesù afferma che suprema norma del nostro comportamento e dei nostri rapporti, compreso il rapporto con lui, è sempre l’obbedienza alla volontà del Creatore: “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12, 50).

8. Fratelli e sorelle: nella misura in cui Dio ci permette di crescere nell’unità cristiana lavoriamo insieme per offrire forza e sostegno alle famiglie, sulle quali è basato il benessere della società, e dalle quali dipendono le nostre Chiese e Comunità ecclesiali. Possano quindi le famiglie americane vivere con cuore grato, rendendo grazie al Signore per le sue benedizioni, pregando l’una per l’altra, sopportando l’una i pesi dell’altra, accogliendo gli altri come Cristo ci ha accolti.

La mia preghiera per tutti voi alla fine di questo secondo giorno della mia visita riecheggia le parole di Paolo ai Tessalonicesi: “Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione . . . La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi” (1 Ts 5, 23-28).

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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