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VISITA PASTORALE IN AUSTRIA

SANTA MESSA PER I FEDELI DELLE DIOCESI
DI INNSBRUCK E DI FELDKIRCH NEL «BERGISEL STADION»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Innsbruck - Lunedì, 27 giugno 1988

 

Cari fratelli e sorelle nel Signore!

1. “Presso la croce di Gesù stava sua madre” (cf. Gv 19, 25). Sì, là si trovava Maria con le altre donne; là si trovava anche il discepolo Giovanni. Il Concilio Vaticano II spiega questo toccante evento presso la croce e dice: “Così anche la beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stesse ritta” (Lumen Gentium, 58).

L’amorevole preveggenza di Dio ha condotto Maria fin sotto la croce, per manifestare in pieno il suo posto particolare nel mistero di Cristo e della Chiesa: là si trova Maria con Giovanni e con le altre donne, per chiamare anche noi sotto la croce di Cristo, affinché anche noi attingiamo alla fonte della salvezza. In questo anno mariano la Chiesa intera è invitata attraverso le indicazioni dell’enciclica Redemptoris Mater a rinnovarsi secondo le parole del Concilio per seguire Maria nel suo “cammino di fede”, che raggiunge il punto culminante proprio nella sconvolgente esperienza ai piedi della croce.

2. Giunto al termine della mia visita pastorale siamo qui riuniti assieme a Maria sotto la croce del suo amato Figlio, per celebrare l’Eucaristia. Voi siete giunti da tutte le parti del Tirolo e del Vorarlberg per fare la vostra professione di fede in questo luogo memorabile. Gesù Cristo, che era, è e verrà si trova in mezzo a noi, egli, che di sé può dire: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

Siete giunti in compagnia dei vostri Vescovi e sacerdoti, insieme con rappresentanti delle diverse associazioni religiose delle vostre diocesi di Innsbruck, di Feldkirch e di altre ancora. Insieme con voi porgo il mio particolare saluto ai miei confratelli Vescovi e sacerdoti, fra cui innanzi tutto ai due pastori il Vescovo Reinhold Stecher, felicemente rimessosi da una seria malattia, e il Vescovo Bruno Wechner. Saluto le illustri autorità civili e dello Stato, fra cui particolarmente il signor Presidente della Repubblica ed i presidenti di queste due regioni occidentali. Noi tutti vogliamo qui confessare la nostra fede comune e lodare Dio nella preghiera e nel sacrificio.

3. La nostra sensibilità è poi profondamente toccata dalla bellezza e dalla ricchezza storica del luogo del nostro incontro: la città dalle molte torri, circondata da una corona sontuosa di monti, in una vasta valle in cui si incrociano molte vie; e qui si vede il Bergisel, in un certo qual modo il monte legato alle vicende della vostra patria. Ha visto passare le legioni romane, che sottomisero questa regione all’allora vasto impero. Assieme ad esse sono giunti qui i primi cristiani, commercianti e soldati. Ottocentocinquant’anni fa i figli di san Norberto fondarono ai piedi di questo monte, l’abbazia di Wilten, dalla quale è partito potente impulso alla vita religiosa di questa regione. Attraverso questo monte, presso il quale è stata accesa già due volte la fiaccola olimpica, passano oggi autostrade e linee ferroviarie di rilevanza europea, che congiungono i popoli l’uno all’altro, ma che nel contempo causano a voi e alle vostre terre crescenti danni ambientali. In cima al Bergisel è posta la croce di Cristo; qui sta un’immagine della “Hohe Frau” del Tirolo. Così anche in questo luogo risuona il profondo messaggio del Golgota: “Presso la croce di Gesù stava sua madre”.

4. Cari fratelli in Cristo, insieme a Maria noi guardiamo a lui, “che essi hanno trafitto” (Gv 19, 37). Perché proprio insieme a Maria? Perché lei come nessun altro essere umano ha unito la sua vita con il cammino e l’opera di salvezza di Gesù. Dopo il suo primo assenso in occasione dell’annunciazione del concepimento, l’amorevole preveggenza del Padre la condusse sempre più profondamente nel sacrificio della vita da parte del Figlio, fino alla condivisione del dolore in cima al Golgota. Qui il suo assenso raggiunse lo spessore più alto: con tutta la forza del suo cuore di madre partecipò alle sofferenze del Figlio nella sua battaglia contro la morte, ed accettò la remissione di lui al Padre, affinché il mondo trovasse in lui la salvezza. “Stabat mater dolorosa” - “Stava la madre nel dolore” sotto la croce. Questa sconvolgente esperienza che penetrò fino alle radici della sua vita, schiude a Maria lo sguardo verso il messaggio salvifico che viene dalla croce di Gesù Cristo. Osservato da vicino Gesù appariva colpito dall’“ardore dell’ira” di Dio (cf. Os 11, 9) allorché egli sottomesso prese su di sé tutti i “peccati del mondo”. Eppure Maria guardò ancora più in fondo: no, non era l’“ardore dell’ira” che minacciava di annientare suo Figlio; era piuttosto il calore dell’amore di Dio che divorava l’agnello sacrificale e confermava così l’accettazione del sacrificio della vita. Questa totale disponibilità alla dedizione per noi non venne certo dalla ristrettezza e debolezza del cuore di un semplice uomo, è piuttosto “il santo”, “il Figlio di Dio” stesso, del quale Maria secondo le parole dell’angelo è divenuta Madre. È lui che sulla croce offre la propria vita terrena per cancellare i peccati dei suoi fratelli e sorelle di ogni tempo.

5. Maria riconosce nel proprio cuore, trafitto dalla “spada”, il cuore morente del Figlio e l’ardore del suo amore divino; ora lei sa quel che Giovanni annunzierà a noi nel suo Vangelo con le seguenti parole: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna; . . . non . . ., per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 16 s).

In questo modo Maria sperimenta sotto la croce che l’opera di Dio supera infinitamente le nostre limitate rappresentazioni della giustizia. Lei comprende ciò che il profeta Isaia nella prima lettura odierna della Parola di Dio ci ha annunciato: “Io sono Dio e non uomo; sono il santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11, 9). Egli è veramente “un Dio ricco di misericordia”, come abbiamo appena ascoltato nella seconda lettura della lettera agli Efesini (Ef 2, 4). Noi tutti riconosciamo con Maria nella fede: colui che là sulla croce soffre e sacrifica la sua vita è proprio “il santo in mezzo a te”: in mezzo a te, Gerusalemme; in mezzo a te, popolo del Dio vivente; in mezzo a voi, uomini di ogni tempo; il santo in mezzo a te, mondo di oggi.

6. Qui, in mezzo al nostro mondo si erge la croce sulla quale Gesù ha pronunciato le sue ultime parole: “Tutto è compiuto” (Gv 19, 30). È compiuta la grande opera della nostra redenzione. Oppure diciamo con le parole dell’odierna liturgia della lettera agli Efesini: “Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo con i peccati ci ha fatto rivivere con Cristo” (Ef 2, 4 s).

A lui dobbiamo la nostra vita intima, in lui siamo “creati . . ., per le opere buone” (Ef 2, 10) in questo mondo di oggi. Guardiamo quindi insieme a questo insondabile mistero di Dio che è l’amore stesso: l’ardore del suo amore crea nuova vita affinché il mondo cambi e possa giungere al compimento. Questo ardore che è lo Spirito Santo, colui che vuole far risplendere la Chiesa e la spinge in avanti verso quel dominio del futuro che sta davanti a noi, voluto da Dio. Percorrete questo sentiero alla luce del triplice motto che avete scelto per la nostra odierna cerimonia di fede: fede viva - patria degna dell’uomo - coraggio per il domani.

7. “Fede viva”: così dice il primo punto nel programma della nostra via verso il futuro. Voi dovete purtroppo constatare che la vostra fede spesso famosa nella storia, è oggi, come in molti altri Paesi d’Europa, messa seriamente a repentaglio. Crescente incomunicabilità tra le generazioni, numerosi divorzi, suicidi - anche fra i giovani -, lotta fra partiti e politici con tutti i mezzi, aspri confronti tra gli stessi cristiani, critiche ciniche alla Chiesa perfino nelle sue pubblicazioni ecclesiali: tutti questi segnali d’allarme dicono che il comandamento di Dio e la lieta novella di Cristo non sono più per molti i fondamenti del loro comportamento.

Come fanno i Vescovi delle vostre comunità a mandarvi pastori di anime, se voi mettete così pochi uomini a disposizione del servizio sacerdotale fra le vostre famiglie, i gruppi giovanili e le parrocchie? Come fanno i superiori degli ordini a mettere a disposizione altre sorelle per i vostri ospedali e per gli asili nido locali se le vostre comunità accompagnano ed incoraggiano così poco le fanciulle a questa particolare sequela del Signore? Qual è il motivo per cui è diventato oggi così difficile decidere per una vita spirituale?

Un albero vive se le sue radici raggiungono la terra in profondità, fin dove scorrono le correnti sotterranee. La fede di un uomo vive se le sue radici giungono fino alle sorgenti della vera vita, fino allo stesso mistero di Dio. E ciò non avviene senza la preghiera e la meditazione, senza una fedele adesione di vita alla Chiesa in tutte le manifestazioni della sua fede nel corso dell’anno.

Un albero che vive porta i suoi frutti; ed anche la vostra fede se attinge il nutrimento da sane e profonde radici influenzerà la vostra esistenza giornaliera e determinerà il vostro stile di vita in famiglia e con il prossimo, nella comunità dei fratelli in Cristo, nella società.

8. Il primo luogo di una tale esperienza di fede è e rimane per quasi tutti la famiglia: lì un cuore giovane si schiude alla bellezza di un cammino con Dio e con la Chiesa oppure rimane chiuso a tutto ciò e si abitua ad una scala di valori soltanto materiali nella propria vita. Ma ciò che viene appreso in famiglia, soprattutto grazie ai genitori, riguardo al legame con Dio e al reciproco rapporto d’amore con gli altri, rimane fondamentale per tutta la vita. Cari genitori, fate sì che i vostri figli apprendano dalla vostra fede come l’amore di Dio e del prossimo è realmente vero, salvifico e liberante. Se questo amore viene vissuto nella vita di tutti i giorni ed in quelli festivi come un coronamento di tutte le nostre capacità, può divenire punto centrale e tonificante della nostra persona ed espandersi anche all’ambiente che ci circonda in modo benefico e incoraggiante. Come è confortante per i bambini sentire che la concordia ed il perdono sono più forti delle liti e dell’odio!

Come nella famiglia i genitori ed i fratelli rappresentano un esempio, così anche i santi ed i beati della Chiesa possono suscitare in voi l’entusiasmo per la fede. Uomini e donne che in tempi travagliati hanno vissuto in modo chiaro e convincente il messaggio evangelico e hanno seguito la loro coscienza ripieni dello Spirito di Dio, guadagnano oggi sempre di più la consapevolezza della Chiesa e della società e sono di orientamento per questo nostro tempo. Suor Edith Stein che ha tanto cercato Dio in questo nostro secolo, padre Rupert Mayer il gesuita con la solida convinzione di coscienza, Marcel Callo, il giovane lavoratore che morì a Mauthausen perché per i potenti era troppo cattolico: lo scorso anno essi furono accolti tra i beati della Chiesa.

Proprio qui vicino ha svolto la sua attività il parroco Otto Neururer. Le sue chiare parole sul Matrimonio cristiano e l’amministrazione del Battesimo ad un compagno di prigionia nel campo di concentramento lo hanno fatto diventare martire. Ancora oggi è onorato nella città di Innsbruck e nei dintorni, il nome del “fratello del Tirolo”, padre Tommaso da Bergamo, la cui tomba si trova nel locale convento cappuccino e il cui operato ha confermato la fede di contadini e principi del XVII secolo.

9. Un secondo luogo privilegiato di fede può e deve essere la comunità parrocchiale. I pastori di anime e i loro collaboratori hanno insieme la responsabilità a che la comunità, nel suo insieme e nei suoi gruppi sia il luogo in cui viene continuamente invocato lo spirito di Cristo e reso operante. Qui i molti che sono soli, isolati o disperati ed i molti che cercano un senso ed un orientamento dovrebbero trovare i necessari presupposti per attingere forse persino nuova forza per aiutarsi. Le parole del Signore “Io sono venuto affinché essi abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10) potrebbero in tal modo dimostrare la loro concreta validità.

Per quanto riguarda i rapporti reciproci, vi rimando all’invito rivolto dall’apostolo Paolo alla comunità di Roma - ed a quella comunità parrocchiale: “Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo (la comunità)” (Rm 15, 1 s). Come suonano attuali anche le parole rivolte dall’Apostolo delle genti alla comunità di Efeso: “Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano . . . E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonatevi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4, 29-32).

10. Cari fratelli e sorelle! Come secondo punto per la vostra strada del futuro avete scelto una “Patria degna dell’uomo”. Questo tema risulta di scottante attualità e forse causa della eccessiva invasione turistica e allo stesso tempo a causa del traffico congestionato che affligge questa regione d’Europa, luogo di transito e di ristoro. Nessuno deve dimenticare, tra coloro che hanno un ruolo di responsabilità sociale in questo Paese, tale sensibile minaccia alla natura e all’ambiente.

Patria degna dell’uomo significa poi essenzialmente qualcosa di più che aria pulita, acqua limpida, e terra sana. La patria, cui ciascuno di noi aspira, cresce laddove gli uomini si schierano per il bene reciproco, dove sopportano le reciproche debolezze, dove ciascuno ha tempo per un dialogo pieno di fiducia, dove si è pronti a perdonare. Patria significa consapevole e responsabile costruzione della comunità in cui si vive e dei luoghi di lavoro, significa attenta preoccupazione per le domeniche e i giorni di festa, significa il culto dell’ospitalità, dei rapporti di buon vicinato, della cultura politica. Vivere la patria in questo senso può essere già per i credenti una prefigurazione della nostra patria eterna.

Compreso così nella sua profondità il concetto di patria abbraccia anche il rispetto della dignità di tutti gli uomini. Essa comincia con l’incondizionata stima per la vita umana fin dal suo concepimento. Se una società come un tutto non dispone più della forza e della chiarezza spirituale per conseguire ciò allora diventa compito prioritario dei credenti in Cristo difendere, in nome di Dio e della dignità dell’uomo, il diritto alla vita dei bambini non ancora nati. Alla fine del nostro cammino terreno, la dignità dell’anziano, del malato e del moribondo è affidata alla protezione e alla responsabilità di noi tutti. Ma anche gli emigrati e gli stranieri, gli handicappati e i vagabondi, i traviati ed i peccatori, hanno diritto al riconoscimento dei loro eterni e fondamentali valori. Infine il problema strutturale della disoccupazione deve essere esaminato anche dal punto di vista di una patria degna dell’uomo e deve esigere la solidarietà di coloro che si trovano in una condizione migliore.

11. Il vostro terzo punto è “coraggio per il domani”. Un positivo adempimento dei primi due compiti - fede viva e patria degna dell’uomo - porta già ad una coraggiosa e convinta disponibilità ad affrontare il futuro con fiducia. Negli ultimi anni si è destata in molti la paura, alimentata in tutto il mondo e presso di voi dai costanti terremoti politici, dalle minacce inferte all’ambiente, dall’esperienza di un’apparente mancanza di senso.

Un concetto troppo ingenuo di progresso negli ultimi decenni ha portato i più ad una dolorosa perdita di significato. Questa nuova atmosfera ha paralizzato molti; altri vivono soltanto per il momento presente senza pensare al domani. In questa condizione i cristiani sono chiamati a prendere sempre più coscienza della forza della nostra fede che costruisce il futuro e trarre conseguenze per il nostro cammino comune. In realtà molte cose sulla nostra terra hanno bisogno di un rinnovamento: il rapporto reciproco delle forze politiche, l’ordinamento economico mondiale, l’esercizio della libertà di coscienza e di religione ma anche i rapporti interpersonali. Per il futuro del mondo e anche della vostra patria è decisivo alla luce di quale forza ed in quale spirito si deve tendere ad un tale rinnovamento del cuore e delle strutture; in un qualche attuale spirito del tempo o nel Santo Spirito di Dio.

Chi si apre allo Spirito di Dio diviene subito capace di “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” come scrive Paolo (Gal 5, 22 s). Qui c’è la chiara sorgente dalla quale possiamo attingere il coraggio per il domani. Lo Spirito di Gesù Cristo è la forza e la via per edificare una nuova civiltà dell’amore che può assicurare una vita degnamente umana per quanti più uomini possibile su questa terra.

12. Cari fratelli e sorelle. Il Vangelo della festività di oggi ha indirizzato il nostro sguardo con Maria verso il cuore aperto del Salvatore. Veramente: “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7, 38 s).

Allorché lo Spirito di Dio il giorno della Pentecoste scese sulla Chiesa raccolta in Gerusalemme anche Maria, la madre di Gesù, si trovava in mezzo a loro. Fino ad oggi è lei il modello della fede cristiana. In lei la fede ha trovato il suo massimo fulgore, il suo intimo canto. Assieme a lei anche la nostra vita deve diventare un costante rendimento di grazie a Dio: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore” (Lc 1, 46 s). Amen.


Al termine della messa il Santo Padre pronuncia le seguenti parole.

Cosa devo aggiungere? Ho già detto molto, ma credo di dover dire dell’altro. Sono pieno di ammirazione, questo volevo dire.

Ho pensato: sì è vero, ho anche una discreta esperienza come sciatore; ma questo dono non lo meritavo.

Vi ringrazio per avermi dato occasione di guardare con meraviglia la bellezza che viene dal Creatore, la bellezza della natura.

Ma nello stesso tempo è necessario fare appello alle bellezze interiori dell’uomo per pregare, e questo lo abbiamo fatto insieme durante la solenne celebrazione eucaristica.

San Paolo ci ha parlato dei molteplici frutti dello spirito, dello Spirito Santo – i frutti dello Spirito Santo nello spirito umano. C’è infatti una estrema varietà di frutti spirituali, e c’è anche il dominio di sé, e quando mi soffermo su ciò che vedo, penso che l’uomo sì, dovrebbe dominarsi, necessariamente. Sappiamo molto bene che san Paolo ha paragonato la vita del cristiano ad una attività sportiva, e lo sport è anche dominio di sé, e si dovrebbe dire, infine, non esiste neppure l’amore senza il dominio di sé; dominio di sé ed amore vanno di pari passo.

Questo lo ho appreso fra le montagne, fra gli uomini, tra i giovani, nelle giovani famiglie, tra gli sposi, e lo ripeto in questa occasione. Forse è un “genius loci” che mi ha ispirato in questo modo, un “genius loci”. Vi ringrazio per questa esperienza straordinaria.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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