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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI E DEI MARTIRI
ALLE TERME DI DIOCLEZIANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 marzo 1989

 

1. “É stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo” (2 Cor 5, 19).

Questa domenica di Quaresima ha un carattere particolare. Già la prima lettura tratta dal libro di Giosuè indica che, lungo la strada che stiamo seguendo nella nostra preparazione alla Pasqua, oggi dobbiamo gioire così come gli Israeliti, che, giunti alla terra promessa, cominciano a mangiare i frutti che da essa provengono. Questo è quindi un momento gioioso, e la liturgia di questa domenica inizia infatti con la parola latina “Laetare”.

Questo invito alla gioia si spiega con la vicinanza della Pasqua. I catecumeni, che nel periodo della Quaresima si preparavano al Battesimo, hanno provato la gioia in modo particolare. Hanno sentito la gioia di chi ha iniziato un cammino di salvezza; di chi si sente inserito nel mistero pasquale del Cristo morto e risorto, che è passaggio dalle tenebre alla luce, dalla tristezza al gaudio, al canto dell’“Exultet” della veglia pasquale; la gioia che deriva dalla consolante realtà di appartenere al nuovo Popolo di Dio, che cammina verso la Pasqua definitiva, verso la beatitudine eterna, dove l’Agnello immolato e glorioso forma la letizia dei santi.

2. Il clima gioioso e fiducioso dell’odierna domenica trova la sua espressione anche nel Vangelo: in cui san Luca ci presenta la parabola sul figlio prodigo. E da questa parabola spunta - forse meglio che da qualsiasi altra - l’immagine del Padre, che è “ricco di misericordia” (Dives in misericordia). Questa parabola ci convince, in modo particolare, del fatto, che l’amore che Dio nutre verso l’uomo in Cristo è più grande di ogni peccato e di tutti i peccati. Questa potenza infinita dell’amore, con cui Dio ha amato il mondo in Cristo, costituisce proprio - sulla strada della preparazione quaresimale - il motivo particolare della gioia spirituale della Chiesa.

3. “É stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo”.

Questa verità è oggi proclamata dalla lettera paolina ai Corinzi, nella seconda lettura della Messa, e questa lettura si presenta come un commento profondo alla parabola del figlio prodigo.

Già mercoledì delle ceneri abbiamo sentito le stesse parole sulla riconciliazione del mondo con Dio in Cristo. Il “mondo” significa qui “tutto il creato”, ma in modo particolare significa l’uomo. Scrive l’Apostolo: “É stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe” (2 Cor 5, 19).

Nel mondo visibile, l’uomo soprattutto ha bisogno della riconciliazione con Dio, perché soltanto l’uomo - come essere intelligente e libero - è fautore del peccato.

Il peccato dell’uomo viene “partecipato” dal mondo. E quindi di conseguenza il “mondo” diventa per l’uomo anche una occasione per il peccato. In questo senso il nuovo testamento ci parla del “peccato del mondo” (cf. 1 Gv 2, 2; Gv 1, 29).

Se in Cristo, per opera del suo sacrificio, della sua obbedienza fino alla morte l’uomo ottiene la remissione dei peccati, allora in questo modo anche il “mondo” trova la riconciliazione con Dio in Cristo.

4. L’Apostolo spiega che, per mezzo di questa riconciliazione dell’uomo con il suo creatore e Padre, Dio “trattò Colui che non aveva conosciuto il peccato, da peccato in nostro favore” (cf. 2 Cor 5, 2): “trattò Cristo da peccato in nostro favore”. É una espressione molto forte. In essa si manifesta anche lo stile di Paolo. Cristo era assolutamente senza peccato: “Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato” (Gaudium et Spes, 22; cf. Eb 4, 15).

Se l’Apostolo scrive che “Dio lo trattò da peccato in nostro favore” - allora queste parole significano che Cristo ha “preso su di sé” il peccato dell’uomo, come proclamava, già nell’antica alleanza, il profeta Isaia sul futuro Messia, servo di Jahvè.

“Ha preso su di sé” - cioè ha accolto, insieme con la Croce, con la morte sulla Croce, il male di cui è causa il peccato.

Il sacrificio della Croce compiuto per amore ha avuto una potenza redentrice: l’amore è più forte del peccato.

Nella potenza della Redenzione il “mondo” e, soprattutto l’“uomo”, è stato riconciliato con Dio. L’amore del Figlio nel sacrificio della Croce possiede questa potenza vittoriosa: unisce col Padre tutto ciò che a motivo del peccato, è stato “staccato” da lui; ciò che a motivo del peccato, è stato “contrapposto” a Dio, viene, in Cristo, nuovamente orientato al creatore e Padre. Viene, in un certo senso, “restituito” a Dio.

L’Apostolo scrive che, per opera del sacrificio redentore, noi diventiamo in Cristo la “giustizia di Dio”. É come se fossimo in lui nuovamente creati: “se uno è in Cristo, è una creatura nuova” (2 Cor 5, 17).

5. E, in pari tempo, in questo importante e fondamentale contesto che illumina il mistero della Redenzione, l’autore della lettera ai Corinzi afferma: “Dio ci ha riconciliati a sé mediante Cristo e ha affidato a noi il mistero della riconciliazione” . . . “affidando a noi la parola della riconciliazione” (2 Cor 5, 18-19).

Così dunque - ciò che nell’immagine esprime la parabola del figlio prodigo, diventa un compito stabile e continuo della Chiesa, ereditato dagli apostoli. Lo stesso Cristo ha trasmesso a loro questa eredità quando, dopo la Risurrezione, dimostrando i segni del sacrificio della Croce sulle sue mani, sui piedi e sul costato, disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 22).

Dunque san Paolo scrive: “Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro” (2 Cor 5, 20).

Queste esortazioni devono servire all’opera di riconciliazione nel sacramento della Riconciliazione. In esso è racchiusa “la parola della riconciliazione” che la Chiesa pronuncia nella potenza della Redenzione di Cristo dinanzi a tutti coloro che cercano la remissione dei peccati sulla via sacramentale.

6. Nell’anno 1983 il problema della riconciliazione e penitenza è stato il tema del Sinodo dei Vescovi. Ecco che cosa leggiamo nel testo che è stato pubblicato dopo il Sinodo come espressione della sollecitudine della Chiesa contemporanea:

“Riconciliatrice è la Chiesa anche in quanto mostra all’uomo le vie e gli offre i mezzi . . . Le vie sono, appunto, quelle della conversione del cuore e della vittoria sul peccato, sia questo l’egoismo o l’ingiustizia, la prepotenza o lo sfruttamento altrui, l’attaccamento ai beni materiali o la ricerca sfrenata del piacere. I mezzi sono quelli del fedele ed amoroso ascolto della Parola di Dio, della preghiera personale e comunitaria e, soprattutto, dei sacramenti, veri segni e strumenti di riconciliazione, tra i quali eccelle, proprio sotto questo aspetto quello che con ragione usiamo chiamare il Sacramento della riconciliazione o della Penitenza” (Reconciliatio et Paenitentia, 8).

7. La Quaresima è il tempo prezioso per meditare, approfondire e vivere le profonde esigenze della riconciliazione con Dio e con gli uomini. Sono lieto di celebrare oggi, quarta domenica di Quaresima, l’Eucaristia in questa Basilica parrocchiale di santa Maria degli angeli e dei martiri. Questa maestosa costruzione, che reca il nome di terme di Diocleziano, sorse nella Roma imperiale come edificio pubblico, costruito col lavoro e con la sofferenza di migliaia di martiri anonimi, condannati ai lavori forzati, in quella era di grandi persecuzioni; la presente struttura fu poi trasformata dal genio di Michelangelo e di altri insigni artisti, nel ricordo dei cristiani che vi avevano collaborato, in luogo di culto cristiano, e in seguito divenne anche chiesa destinata a ricordare pure i valori civili di Roma e dell’Italia.

Invocando sull’intera parrocchia la protezione della beata Vergine Maria degli angeli saluto, insieme al Cardinale vicario, Ugo Poletti, e al Vescovo ausiliare del centro storico, monsignor Filippo Giannini, tutti voi, cari fratelli e sorelle, presenti a questa celebrazione eucaristica. Saluto in particolare il vostro parroco, monsignor Vincenzo Pezzella, e tutti i sacerdoti suoi collaboratori nella animazione spirituale di questa zona, che trova il suo nodo nevralgico nell’affollata struttura della stazione Termini. La zelante attività pastorale della parrocchia è affiancata dai religiosi e dalle religiose, le cui case si trovano nell’ambito di questa comunità ecclesiale. Desidero nominare tra essi i fratelli Maristi delle Scuole e le suore dell’Immacolata Concezione, che operano soprattutto nel campo della educazione della gioventù. Rivolgo il mio saluto ai laici impegnati nella catechesi, nella assistenza domiciliare delle persone ammalate o anziane, che vivono in solitudine; saluto gli appartenenti al centro P. Agostino Chao, diretto dal viceparroco, monsignor Giuseppe Wang e destinato all’accoglienza dei cinesi residenti a Roma: ad essi e al grande e nobile Paese esprimo i sentimenti della mia stima e del mio affetto.

A tutti desidero far giungere un pensiero cordiale e beneaugurante: ai giovani che vivono nella tensione della loro crescita fisica e spirituale; agli ammalati, provati dal dolore; agli stranieri, che attendono aiuto e comprensione.

La beata Vergine Maria degli angeli, a cui è intitolata questa parrocchia, vi insegni a custodire nel vostro cuore, come faceva ella stessa, la Parola di Dio, come norma di vita; vi insegni a condurre un’esistenza degna dei redenti e conforme al volere di Dio. Ella vi conduca al Redentore, che in questo tempo vi è di esempio di come pregare e digiunare nel deserto quaresimale.

8. “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (Sal 34, 9).

Questa invocazione della liturgia odierna, collegata col Salmo responsoriale, rispecchia il carattere della quarta domenica di Quaresima.

La Chiesa dice a noi: guardate ancora una volta colui che è Padre del figlio prodigo nella parabola di Cristo. E guardate insieme voi stessi.

Ciascuno di noi non deve forse tener nella memoria e riferire a se stesso questa parola: “Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato . . .”? (Lc 15, 18)

Proprio nel periodo di Quaresima queste parole sono particolarmente attuali. Corrispondono in modo particolare al profondo insegnamento dell’Apostolo dalla lettera ai Corinzi: “Vi supplico in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 20).

E il salmista da parte sua invoca:
“Guardate a lui e sarete raggianti, / non saranno confusi i vostri volti . . .” (Sal 34, 6).
. . . “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (Sal 34, 9).

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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