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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE E A MAURITIUS

SANTA MESSA PER I FEDELI DELL’ARCIDIOCESI DI SEMARANG

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Yogyakarta (Indonesia) - Martedì, 10 ottobre 1989

 

Amati fratelli e sorelle in Cristo.

Particolarmente voi che venite dall’arcidiocesi di Semarang, dalle diocesi di Purwokerto, Banjarmasin, Samarinda e Ketapang. Saluto il Cardinale Justinus Darmojuwono, l’Arcivescovo di Semarang, monsignor Julius Darmaatmadja, i Vescovi e tutti voi. Sono veramente felice di essere fra di voi, che formate una giovane Chiesa, viva e in crescita.

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Ogni volta che proclamiamo queste parole, proclamiamo il mistero dell’Incarnazione, attraverso il quale Dio si fece uomo ed entrò nella nostra storia terrena. Il Verbo, che è Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, il Figlio, un essere solo con il Padre, “per noi uomini e per la nostra salvezza . . . è disceso dal cielo: per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo”.

L’Incarnazione ha avuto luogo in un preciso contesto storico. “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode” (Mt 2, 1). Fu costretto a rifugiarsi in Egitto per fuggire alla crudeltà del re. Dopo la morte di Erode, tornò a Nazaret con Maria e Giuseppe e qui visse, fino all’età di trent’anni, quando cominciò a proclamare la buona Novella della salvezza.

Nello stesso tempo l’Incarnazione del Figlio di Dio ha un significato per ogni essere umano, indipendentemente dal tempo e dal luogo. C’è un legame indissolubile fra l’uomo creato “a immagine di Dio” (Gen 1, 27) e Cristo che ha preso su di sé la nostra condizione umana, “è diventato simile agli uomini” (Fil 2, 7). Da sempre egli è stato la causa esemplare di tutte le cose “e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1, 3). Nell’Incarnazione Gesù Cristo “è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Col 1, 15), è diventato la fonte di una nuova creazione: “a quanti però l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1, 12). Come san Paolo ha scritto, “se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5, 17).

Conoscere il modello significa avere una conoscenza più perfetta di coloro che sono fatti a sua immagine. Ecco perché Giovanni insegna che Cristo è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). Cristo rivela ciò che c’è in ognuno di noi. Ecco perché il Concilio Vaticano II poté affermare che Cristo, nella Rivelazione stessa del mistero del Padre, “svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” (Gaudium et Spes, 22).

La vicinanza di Dio all’uomo attraverso l’Incarnazione è il risultato di un atto libero di amore da parte sua. Senza questa amorevole intimità l’umanità sarebbe irrimediabilmente perduta. Il Verbo si fece carne per insegnarci che Dio è nostro Padre, e che è pieno di amore per i suoi figli. Ma è venuto in mezzo a noi anche per insegnarci la via verso il Padre. “Io sono la Via”, ha detto Gesù (Gv 14, 6). Infatti egli insegna che non esiste alcuna via valida se non tramite lui. Ha detto ai suoi discepoli: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvo” (Gv 10, 9). Inoltre egli conferisce e continua a conferire il “potere” di percorrere il cammino che conduce alla salvezza. Come leggiamo nel prologo del Vangelo di san Giovanni: “la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1, 17). Come sono venute? Egli effuse lo Spirito Santo, grazie al quale noi possiamo accedere al Padre (cf. Ef 2, 18). Nel cuore di ciascuno dei fedeli seguaci di Cristo lo Spirito Santo produce grazie e insegna la verità. In tal modo l’immagine di Dio in noi è ristabilita e completata.

L’opera eterna della Santissima Trinità, resa più prossima nell’Incarnazione del Verbo, continua attraverso il tempo nella vita e nella missione della Chiesa. Vi è un tempo particolare nella storia di ogni popolo in cui è annunciata la “novità” della vita in Cristo e il seme del Regno è gettato. Questa è stata la storia della “plantatio Ecclesiae” nel vostro Paese e nella vostra cultura. Come è accaduto per il profeta Giona nell’antica Ninive, gli araldi del Vangelo hanno affrontato ogni genere di difficoltà. Insieme a voi desidero ringraziare Dio per i coraggiosi e generosi missionari che ha donato alla Chiesa in Indonesia. La memoria del grande san Francesco Saverio sarà sempre legata all’arcipelago. Ma qui, nel cuore di Giava, desidero soprattutto ricordare la memoria di coloro che gettarono le fondamenta di questa comunità che si è raccolta attorno al Papa per lodare Dio. Ricordiamo soprattutto padre Franciskus van Lith della Compagnia di Gesù, che ha combattuto con voi per la vostra libertà, il Vescovo Kanjeng Albertus Sugijapranata, che è stato il primo Vescovo di origine indonesiana ed è un eroe nazionale, e il famoso Bapak Ignatius Yosef Kasimo Hendrowahyono.

La storia gloriosa della “plantatio Ecclesiae” a Giava centrale continua ancora oggi. Mi rallegro con voi per il fervore cristiano delle vostre famiglie, che hanno prodotto tante vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa; mi rallegro per l’entusiasmo e l’impegno dei vostri giovani nella pratica della loro fede. Mi rallegro per lo zelo e la generosità dei laici attivamente impegnati in diversi apostolati: nella istruzione e nell’assistenza sanitaria, in opere di carità e nell’assistenza ai bisognosi. In questo contesto desidero rivolgere un saluto particolare a tutti i catechisti:

Miei cari catechisti: con grande generosità e sacrificio avete dato il meglio delle vostre vite affinché il Regno di Dio potesse fiorire qui. Le vostre opere sono gioielli preziosi e di inestimabile valore per tutta la Chiesa. La Chiesa ha la più alta considerazione per il vostro lavoro. Per questo esprimo a voi e alle vostre famiglie la mia sincera e più profonda gratitudine e vi offro la mia benedizione e le mie preghiere.

Ai sacerdoti e ai religiosi esprimo il mio profondo affetto nel Signore e li assicuro delle mie preghiere. Fratelli e sorelle: riconoscete il valore unico della vostra chiamata da parte di Cristo. Voi siete i suoi amici speciali (cf. Gv 15, 15). Perseverate con gioia nella vostra vocazione! La comunità cristiana, e in realtà tutta la società, ha un bisogno assoluto di voi, non solo per tutte le numerose attività nei campi della religione, dell’istruzione e dello sviluppo umano, che voi ispirate e praticate, ma soprattutto per ciò che siete quali sacerdoti e religiosi: testimoni della presenza salvifica di Dio in mezzo al suo popolo. Che la grazia di Dio vi sostenga sempre!

Il mistero dell’Incarnazione - “il Verbo si è fatto carne” - resta per sempre il fondamento del legame fra la Chiesa e le diverse culture umane, con le quali i popoli del mondo danno espressione alle loro qualità naturali. Lo sviluppo di una cultura è, in un certo senso, una risposta all’originario comando di Dio: “Riempite la terra, soggiogatela” (Gen 1, 28). L’antico teatro, la musica e la danza di Giava incarnano i concetti e la saggezza di una civiltà che riconosce l’assoluta necessità di Dio - “Uno, Supremo e Onnipotente” - da parte dell’uomo e sottolineano il valore di vivere insieme in pace. È significativo il mito della “garuda”, l’aquila che permette all’uomo di volare ad una grande altezza, dove la luce che viene dall’alto lo rende capace di afferrare l’autentico significato delle cose e le dimensioni più profonde della vita e dell’amore.

Il seme del Vangelo è stato gettato in questo scenario promettente. Nella Bibbia si parla spesso dell’evangelizzazione in termini rurali. San Paolo infatti chiama la comunità cristiana “campo di Dio” (1 Cor 3, 9). Il seme della Parola di Dio è un buon seme. Il terreno è adeguatamente preparato. Spetta a voi, gli operai che il Signore del raccolto, l’eterno Padre, ha mandato nel suo campo, trovare il modo per far sì che porti frutti abbondanti - come i vostri antenati che dissodavano accuratamente e pazientemente il terreno per poter raccogliere il riso tre volte all’anno. A differenza dei primi evangelizzatori, voi non siete estranei a questa cultura. Voi siete i figli e le figlie di Giava. Potete portare la buona Novella proprio nel cuore della vostra cultura.

Allo stesso tempo, quali membri della Chiesa cattolica e universale, siete consapevoli del fatto che il ruolo della Chiesa è anche quello di contribuire ad arricchire ogni cultura. Attraverso il potere di Cristo - il Verbo fatto carne - una corrente divina, per così dire, passa attraverso tutte le nazioni e le culture. Come dice san Paolo ai Filippesi nella prima lettura, Cristo “incoraggia” costantemente l’umanità (cf. Fil 2, 1) con il suo esempio ed il suo amore spinto fino al sacrificio di sé. Dalla sua Croce scaturisce un “incentivo di amore” (Fil 2, 1), che bandisce l’egoismo e l’orgoglio, e che incoraggia l’apertura a tutti. In questo modo l’esempio di Cristo e la potenza del mistero pasquale permeano, purificano ed innalzano tutte le culture, ogni cultura. Non lasciate che il seme della Parola di Dio rimanga senza frutto. Non cessate di chiedere all’Onnipotente di far crescere quanto è stato seminato con umile fiducia!

In questa terra che ha dato i natali al Vescovo Sugijapranata e a Pak Kasimo, giova ricordare che la fede cristiana deve tradursi in servizio per il bene della società. Insieme a queste ben note figure, la Chiesa offre alla Nazione la testimonianza di innumerevoli onesti e zelanti cittadini. Anch’essi sono il raccolto del campo del Signore.

Cari fratelli e sorelle, io vi esorto: fate dell’amore disinteressato la vostra regola di vita. Fate che esso sia l’oggetto della vostra preghiera personale e comunitaria; lasciatevi guidare e condurre da esso nei vostri contatti quotidiani con la famiglia, gli amici, i vicini, i compagni di lavoro, perché siete partecipi della missione della Chiesa e della vita pubblica del vostro Paese. Ricordate che costruite la Chiesa universale quando le offrite le ricchezze uniche della cultura indonesiana; voi costruite l’Indonesia quando, operando in armonia con tutti i vostri concittadini per il bene comune, le offrite le ricchezze uniche della vostra fede cattolica.

L’impegno cristiano tuttavia non si limita al solo servizio al mondo. Il suo obiettivo principale è la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Il suo momento di massima intensità è proprio qui, nell’Eucaristia, la celebrazione del sacro mistero della nostra Redenzione. Insieme preghiamo: “Il Signore riceva questo sacrificio . . . a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa”. In unione con Cristo offriamo al Padre la Chiesa di Yogyakarta e di Giava, tutta la Chiesa che è in Indonesia, tutto questo splendido arcipelago e tutto il suo popolo, con le sue speranze e aspirazioni, le sue gioie e i suoi dolori.

“Sei tu la mia lode nella grande assemblea” dice il salmista (Sal 22, 26). E attraverso questa lode che viene cantata in innumerevoli lingue in tutto il mondo, tutti i confini della terra tornano al Signore, tutte le famiglie delle nazioni si prostreranno davanti a lui (cf. Sal 22, 28). In questa lode cantata da tutta la creazione, da tutti i popoli e le nazioni della terra, risuona oggi la voce dell’Indonesia.

Miei amati figli e figlie: siate sempre autentici seguaci di Cristo. Le mie preghiere sono sempre con voi. Che nostro Signore Gesù Cristo vi conceda sempre le sue abbondanti grazie.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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