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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE E A MAURITIUS

CELEBRAZIONE EUCARISTICA A TUNTUNGAN

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Tuntungan (Indonesia) - Venerdì, 13 ottobre 1989

 

1. Miei cari figli e figlie di Sumatra in Gesù Cristo, nostro Signore.

Sono molto lieto di celebrare con voi questa santa Eucaristia, il centro e il culmine della nostra unità, qui sul suolo benedetto di Sumatra. Rivolgendo uno speciale saluto ai vostri Vescovi, in particolare all’Arcivescovo di Medan, monsignor Pius Datubara, desidero salutare tutti voi. Saluto anche i nostri fratelli cristiani protestanti che sono fra noi oggi con il loro coro e in amore fraterno. Oggi si manifesta il nostro amore fraterno.

Dal momento che ci troviamo in questo bellissimo scenario di Tuntungan, rallegriamoci per la meravigliosa fecondità con la quale la Chiesa di Sumatra è stata benedetta. Oggi ci sono circa settecentomila cattolici nell’arcidiocesi di Medan e nelle diocesi di Sibolga, Padang, Pangkalpinang, Palembang e Tanjung Karang. Dagli umili inizi missionari, poco più di centocinquanta anni fa, il seme della fede, sparso tra i vari popoli di questa isola, è diventato un grande albero. In una maniera particolare, anche la Chiesa rappresenta un esempio di ciò che viene menzionato nel motto nazionale,” Bhinnaka Tunggal Ika”: “l’unità nella diversità”.

È con grande gratitudine a Dio che proclamiamo insieme al salmista:

“Poiché retta è la parola del Signore / e fedele ogni sua opera. / Egli ama il diritto e la giustizia / della sua grazia è piena la terra” (Sal 33, 4-5).

Il Signore che riempie la terra con il suo amore è un Dio che ama la giustizia ed il diritto.

2. Nel Vangelo di oggi uno dei dottori della legge rivolge una domanda a Gesù: “Maestro, cosa devo fare per ricevere il dono della vita eterna?”. Tuttavia questa domanda non venne rivolta solo da lui, ma da molte persone di ogni generazione, di ogni nazione, di ogni cultura e di ogni lingua. È una domanda sulla vita eterna, sul futuro dell’uomo dopo la morte. Chiedendo “cosa devo fare?”, “come dovrei comportarmi?”, uomini e donne di ogni epoca e luogo vengono a conoscenza del fatto che la vita dopo la morte dipende dal bene che facciamo durante la vita terrena. Noi sappiamo che Dio è colui il quale premia i buoni e punisce i peccatori.

La Chiesa di Sumatra è felice che tale certezza venga condivisa da tutto il popolo della regione: con i nostri fratelli e sorelle cristiani che credono nello stesso Signore e salvatore Gesù Cristo, ed anche con i seguaci dell’Islam che credono nello stesso Dio, buono e giusto. A loro, ai nostri fratelli e sorelle musulmani, rivolgo i miei più cordiali saluti, sperando che saremo uniti nella lode al grande Dio e che opereremo insieme affinché le generazioni future di Sumatra possano vivere in una società caratterizzata dal rispetto verso Dio ed i suoi comandamenti. In verità lui è il Signore che ama “il diritto e la giustizia”.

“Cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Nel Vangelo Gesù non risponde direttamente alla domanda. Non ne ha bisogno, dato che la persona che rivolse tale domanda era un dottore della legge e sapeva bene ciò che vi è scritto. L’uomo stesso fornì la risposta giusta citando il comandamento dell’amore già presente nell’antico testamento (cf. Dt 6, 4-6 et Lv 19, 18): “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza, e con tutta la tua mente; e amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10, 27). Gesù conferma la correttezza di questa risposta: “Hai risposto bene; fai questo e vivrai” (Lc 10, 28), cioè avrai la vita eterna.

3. Ma poi il dottore della legge rivolse un’altra domanda a Gesù: “Chi è il mio prossimo?” (Lc 10, 29). Per rispondere a tale domanda il Signore usa la parabola del buon samaritano, la quale descrive vividamente come dovremmo trattare ogni persona se desideriamo seguire il comandamento dell’amore.

Attraverso questa toccante parabola Cristo ci dice che dobbiamo comportarci come il samaritano. Dobbiamo aprirci agli altri, dobbiamo avvicinarli, occuparci di loro, e aiutare in modo particolare i bisognosi.

Il modello che dovremmo seguire per comportarci così è la compassione e la misericordia che noi stessi abbiamo ricevuto da Dio. Perché la parabola del buon samaritano è innanzitutto e soprattutto un messaggio concernente la persona di Gesù Cristo stesso. Cristo, il Figlio di Dio, è il salvatore il quale trova l’umanità moribonda sul margine della strada e si ferma per guarire le nostre ferite. Con la sua morte sulla Croce, ha rivelato “la bontà misericordiosa del nostro Dio” (Lc 1, 78), il quale desidera che tutti gli uomini vengano salvati (cf. 1 Tm 2, 4). Con la sua Risurrezione ci ha ridato la vita, la salute spirituale. E in cambio ci chiede di amare gli altri come lui ha amato noi.

Il nostro amore nei riguardi del prossimo non è altro che la nostra risposta all’amore con il quale Dio ci ha amati per primo. Noi, cui è stata dimostrata compassione, non possiamo negarla agli altri. Né dobbiamo dimenticare che ogni cosa che noi facciamo a coloro che si trovano nel bisogno, la facciamo a Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). La notte prima di morire, Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli, e disse che aveva dato loro un esempio, che “anche loro avrebbero dovuto fare come lui” (cf. Gv 13, 15). Attraverso il nostro amore verso il prossimo, non solo imitiamo l’amore di Cristo per noi, ma adempiamo anche il supremo comandamento dell’amore.

In Cristo, l’amore per il prossimo è la più alta espressione della solidarietà che lega insieme tutti i popoli della terra. Questa solidarietà non è solo un sentimento vago; è una realtà radicata nella Incarnazione di Cristo. Perché “assumendo la natura umana (Cristo) univa tutta l’umanità a se stesso in una solidarietà soprannaturale che ci rende una sola famiglia. Ha fatto della carità il segno di distinzione dei suoi discepoli, con le parole: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35)” (Apostolicam Actuositatem, 8). Cristo insegna un amore che è universale, perché tutte le persone costituiscono ciascuno il prossimo dell’altro, senza dare importanza alle origini, alla razza, alla cultura o alla religione.

4. La prima lettura di oggi dalla lettera agli Ebrei ci dà alcuni concreti esempi delle necessità umane quando ci esorta: “Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità. Ricordatevi dei carcerati come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono essendo anche voi in un corpo mortale” (Eb 13, 1-3). In modo diverso ognuno di questi comandi fa eco alla regola d’oro che il Signore ha insegnato nel discorso della montagna: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7, 12).

Allo straniero ed al prigioniero possiamo aggiungere l’ammalato, l’handicappato, l’anziano, gli orfani e tutti coloro che sono poveri, oppressi o rifiutati nel mondo.

So che a Sumatra state lavorando duramente per promuovere una società più umana attraverso lo sviluppo economico e una maggiore giustizia sociale. La vostra vocazione cristiana sfida e vi ispira a fare tutto ciò che potete per raggiungere questi degni traguardi. Il vostro desiderio ardente del Regno di Dio dovrebbe aumentare e non diminuire la vostra aspirazione ad umanizzare la terra in attesa del mondo che verrà. Voi avete una responsabilità cristiana nel contribuire allo sviluppo umano autentico, nel promuovere una maggiore giustizia, amore e pace, nel portare al mondo una visione di unità basata sulla dignità di ogni essere umano creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gaudium et Spes, 33-45). Vi raccomando questo particolare compito e responsabilità, figli e figlie della Chiesa di Sumatra, affinché in questa terra si affermi il principio sottolineato dal Concilio Vaticano II: “Anche nella vita economico-sociale sono da tenere in massimo rilievo e da promuovere la dignità ed integrale vocazione della persona umana come pure il bene dell’intera società. L’uomo è, infatti, l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale” (Gaudium et Spes, 63).

Come cattolici voi contribuite a dare allo sviluppo economico e sociale un’anima umana, un cuore umano, portando ad esso la compassione e l’impegno personale del buon samaritano. Questo è un compito che avete in comune con i membri di altre Chiese cristiane, mentre cercate una maggiore comprensione reciproca e la collaborazione con loro, tenendo presente la forza dei legami che ci uniscono in Cristo attraverso il nostro Battesimo e la nostra comune professione di fede in lui come Signore e salvatore. In effetti, unendovi a tutti i credenti nel rendere testimonianza a Dio, il “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione” (2 Cor 1, 3), vi dimostrate prossimo amorevole per tutti. Perché non è piccola cosa ricordare agli altri il primato di Dio nelle loro vite. Senza fede in Dio non può esistere amore durevole per il prossimo, nessun autentico sviluppo umano, nessuna pace duratura.

5.Il dottore della legge chiese a Gesù: “Cosa devo fare per meritare la vita eterna?”. Questa è la domanda più essenziale di tutte, perché, come ci dice la lettera agli Ebrei: “Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (Eb 13, 14). La nostra esistenza terrena non ha significato se non è riferita alla pienezza della vita che verrà.

Cristo ci ha mostrato la via per questa vita. Ci ha insegnato una nuova norma di condotta. La parabola del buon samaritano, con il suo messaggio di amore universale per il prossimo, è il fondamento di nuovi rapporti fra i popoli e nuova vita nella società. Per la potenza dell’amore di Cristo, le vite dei popoli sono trasformate ed essi sono resi eredi meritevoli della vita eterna.

In questa parte del mondo dove la speranza della vita eterna è forte fra i seguaci di tutte le religioni, è giusto chiedere a tutta la società di Sumatra di unirsi per difendere e promuovere il carattere religioso della vita e la sua apertura ai valori trascendenti. I cristiani, come pure i seguaci dell’Islam, sono chiamati ad essere araldi di questo bene supremo e a dividerlo con quanti lo hanno perduto. Siate orgogliosi di testimoniare agli altri popoli - al di là del mare, nelle isole più lontane - che questo popolo dinamico è costruito sulla pietra angolare del primato di Dio e delle sue promesse.

Il Signore che ricolma la terra del suo amore è un Dio che ama la giustizia e il diritto.

Cari fratelli e sorelle in Cristo: che tutta la Chiesa a Sumatra trovi il coraggio di vivere e crescere nello spirito del buon samaritano. Tutti coloro che sono qui riuniti per questa solenne celebrazione eucaristica a Medan cerchino in tutti i modi di seguire fedelmente la Parola del Signore, e di servirlo in “giustizia e diritto”. Perché egli è il Signore - il Signore che ricolma la terra con il suo amore (cf. Sal 33, 5). Amen.

Tutti gli individui e tutta la società - soprattutto i poveri e i deboli - si rallegrino nel Signore e lo glorifichino e lo lodino grazie alla Chiesa cattolica. La Chiesa a Sumatra aiuti la società a scoprire la giustizia e ad avere un’alta considerazione della dignità umana. Dio vi benedica tutti.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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