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VIAGGIO PASTORALE IN ANGOLA, SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA NELLA «PRAÇA DA REVOLUÇÃO»

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Lubango (Angola) - Venerdì, 5 giugno 1992

 

“La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché adesso siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!” (Col 3, 15).

Miei cari fratelli e sorelle in Cristo,
Carissime famiglie angolane,
Cari bambini e bambine,

1. Queste parole dell’Apostolo San Paolo, proclamate nella presente celebrazione, ci invitano a cantare un canto di lode al Signore, per la grazia meravigliosa della nostra vocazione cristiana. Questa grazia ci ha riconciliati con Dio e ci ha fatti un solo Corpo: la Chiesa. A nome di Gesù Cristo e quale Successore di Pietro sono venuto in questa provincia ecclesiastica dell’Angola meridionale che ha come centro l’Arcidiocesi di Lubango. Carissimi cristiani dell’Arcidiocesi di Lubango e delle Diocesi di Menongue e Ondjiva, il Papa è con voi! Nel mio cuore si alternano la gioia di vedervi e il desiderio di rendere grazie insieme a voi al Padre celeste che vi ha sostenuti mirabilmente nella vostra dedizione a Gesù Cristo, come poco fa ricordava il venerabile fratello Manuel Franklin da Costa. Lo ringrazio per il saluto che mi ha rivolto. Il mio abbraccio fraterno va a tutti i popoli di Huila, di Cubango, di Cunene e di Namibe, con un saluto deferente alle loro Autorità. Saluto in particolare le famiglie di qui e di tutta l’Angola, a cui rivolgo adesso la mia parola di Pastore universale: con la parola del Signore che vi porto, voglio confermarvi nel ruolo che è proprio della famiglia cristiana di trasmettere e difendere la vita, e nel suo compito di costruire un mondo nuovo di pace.

2. In Africa la famiglia è altamente considerata e il matrimonio è sempre stato ritenuto come qualcosa di molto importante. L’evangelizzazione è venuta senz’altro a completare questi beni con la grazia di Cristo Redentore, innalzando il matrimonio a sacramento e la famiglia a “santuario domestico della Chiesa” (AA 11). Tuttavia, influenze estranee e gli avvenimenti degli ultimi anni hanno inferto danni enormi all’istituto del matrimonio e alle famiglie dell’Angola. Da una parte, la guerra ha disperso le famiglie, le ha divise, è stata motivo di complicazione per la vita delle coppie; ha separato i bambini dai genitori o li ha resi orfani. La perdita delle radici dovuta allo smembramento del mondo rurale e l’emigrazione dei giovani verso le città si sono ripercosse anche sulla solidità familiare, tradizionalmente difesa dall’attenzione dei “più vecchi”. D’altra parte, i valori familiari angolani sono stati messi alla prova da idee e costumi venuti da fuori, che avevano come obiettivo di far deviare l’amore tra uomo e donna dal suo senso autentico, a discapito della sua dimensione di comunione duratura di vita e di amore. Cari “sposi”, non abbiate paura di essere “segni di contraddizione”, a somiglianza di Cristo, in questo mondo che vuol permettere tutto e che pensa soltanto a godere; così, a volte, “rifiuta l’indossolubilità matrimoniale e deride apertamente l’impegno degli sposi alla fedeltà” (FC 20). Ebbene, pensare soltanto al corpo dell’altro o all’utilità che la persona dell’altro può rappresentare, non è amore: è egoismo e sfruttamento. L’amore è voler bene alla persona dell’altro più che a se stessi; interessarsi della persona dell’altro e voler condividere con lei il peso e le gioie della vita.

3. Per giungere a vivere quest’ideale tanto nobile ed esigente, è necessario che abbiano un’adeguata preparazione quanti, per vocazione, sono chiamati al matrimonio. I primi missionari hanno ascoltato questo appello e lo hanno preso sul serio, quando, oltre un secolo fa, hanno annunciato qui la Buona Novella cristiana. Essi hanno cominciato curando particolarmente i primi matrimoni tra quanti accoglievano, nel proprio cuore ben disposto, il fermento nuovo del messaggio di Gesù Cristo. Si può anche dire che i buoni risultati dell’evangelizzazione dell’Angola meridionale sono dovuti alla cura con cui i missionari si sono prodigati alla formazione di famiglie veramente cristiane. Ebbene! Come ieri, anche oggi “l’evangelizzazione dipende in gran parte dalla «Chiesa domestica»” (FC 65). In questo momento rinnovo qui, a voi, famiglie cristiane dell’Angola, l’appello che ho rivolto a tutte le famiglie del mondo: “Famiglia: diventa ciò che sei!” (FC 17). Sì, ciò che sei “dal principio” (cf. Mt 19, 3-6), secondo il piano di Dio Creatore e Redentore. Diventa vera comunità di amore, solida e duratura, in cui la vita umana possa sbocciare e crescere!

4. La famiglia possiede un bene che le è proprio: i figli. Ha come compito fondamentale il servizio alla vita: è la sua culla e la prima scuola. Il rispetto per la vita è una delle caratteristiche più importanti della tradizione e della cultura africana, che accetta il matrimonio come è, e come Dio lo ha voluto, fecondo per sua propria natura.

Fratelli e amici miei, rifiutate decisamente, con la vostra parola e il vostro esempio, la propaganda ingannevole a favore dell’aborto; rifiutate il criminoso annientamento di persone innocenti e indifese. Giovani che vi preparate alla vita, rispettate sempre la maternità! Ricordate ciò che ci dice il Vangelo (cf. Lc 1, 41. 44), quando Gesù ha voluto essere riconosciuto da Giovanni Battista ancor prima di nascere: Giovanni Battista si è rallegrato e ha saltato di gioia alla presenza di Cristo nel seno verginale di Maria! La difesa della vita si estende per tutta la durata della vita stessa, dal momento del concepimento fino al suo termine naturale. Così l’educazione è anche difesa della vita, e il nucleo familiare dovrà fungere da trasmettitore fedele dei valori umani e della fede cristiana. In verità, “i genitori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita” (Gravissimum educationis, 3). Conosco le serie difficoltà che dovete affrontare nel compito educativo, ma, con la grazia di Dio voi - padri e madri insieme - potrete fare della vostra famiglia la prima scuola delle virtù umane e cristiane. Anche qui l’influenza della tradizione antica si va perdendo. Prima, nei villaggi, tutta la famiglia apprezzava le buone maniere e l’educazione dei figli. Le circostanze attuali hanno indebolito quest’influenza della famiglia cosiddetta “allargata”. Così aumenta la responsabilità del padre e dei parenti più prossimi. Genitori cristiani, prendete sul serio il vostro obbligo di educare umanamente e cristianamente i vostri figli. Essi sono la vostra continuazione. Date loro ciò che avete di meglio: una retta coscienza, una vita cristiana, la capacità di essere membri utili e preparati della società e del Paese. Levate lo sguardo verso la Sacra Famiglia di Nazaret! Guardate lo stile di vita nascosta, che il Figlio di Dio fatto uomo conduceva insieme a Maria e Giuseppe. Dice il Vangelo: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2, 51-52). Che la Sacra Famiglia vi conceda questa profonda maturità umana e cristiana. Condizione necessaria per questo, è che il vostro focolare sia un luogo privilegiato di preghiera e di catechesi viva, che faccia crescere i figli nella loro vocazione soprannaturale e li formi ai valori degni dell’uomo e della donna. Allora la vostra famiglia sarà veramente una “Chiesa domestica” (LG 11), dove incontreranno il terreno fertile per germogliare e crescere le diverse vocazioni di cui la società e la Chiesa hanno bisogno. Padri e madri! A volte questa vocazione è un dono totale al servizio della Chiesa come sacerdoti o come consacrati alla vita religiosa. Sappiate riconoscere questa vocazione, rispettatela e collaborate alla sua realizzazione.

5. Vedendo qui presenti tanti vostri figli e figlie non posso fare a meno di rivolger loro una parola: Carissimi bambini e bambine, essere qui con voi in questo momento è una gioia grandissima per me. Innanzitutto voglio dire questo: a Roma, dov’è la mia casa, quando visito le parrocchie, l’incontro con i bambini è sempre un momento di grande gioia per me. Sono amico dei bambini! Sono anche amico di tutti voi! E voi: anche voi siete miei amici? Siete amici del Papa? Io sono “più vecchio” di voi. Posso insegnarvi molte cose. Se sarete buoni, anche voi potrete insegnare ai “più vecchi”. Credo che andiate a scuola; penso che andiate al catechismo. È vero? Il catechismo, la scuola, i vostri genitori, gli zii, il missionario, le suore, il Signor Arcivescovo, vi insegnano il cammino per arrivare a Dio. Anch’io voglio insegnarvi la strada per giungere a Dio. Volete veramente imparare la strada per arrivare a Dio? Il futuro sarà bello per voi se, con l’aiuto dei vostri genitori e dei vostri maestri, lo preparerete bene. Preparare il futuro è imparare bene adesso, è avere un buon cuore, è voler parlare con Gesù in Chiesa. Voi non amate la guerra, vero? Guardate! Ha provocato tante disgrazie, ha causato tanta sofferenza, e adesso ci sono tanti bambini e tante bambine senza il papà e la mamma. Quindi voglio chiedervi di essere buoni, perché non ci siano mai più guerre. Essere buoni a volte costa. Dovete pregare molto. Sapete pregare? Guardate! C’erano una volta tre bambini che hanno visto Nostra Signora; si chiamavano Lucia, Giacinta e Francesco. Due bambine e un bambino. Pregavano molto; e allora, un giorno Nostra Signora ha cominciato a parlare con loro. Noi chiamiamo questi bambini i pastorelli di Fatima. Quanti erano? Erano tre, sì. Siccome pregavano molto, erano molto buoni. Volete essere buoni come loro? Allora pregate: pregate Gesù, pregate Nostra Signora. E ascoltate i vostri genitori e i vostri zii! Spero che loro vi diano soltanto buoni consigli. Ascoltate anche i catechisti, i vostri maestri e i missionari. E siate amici gli uni con gli altri. Va bene? Anch’io pregherò per voi e per tutti i bambini e le bambine dell’Angola. Siate certi che il Papa è molto amico vostro. Pregherò perché tutti siano buoni; perché aiutino gli amici che hanno perso il papà o la mamma, o che sono bisognosi. Pregherò anche perché le persone “più vecchie” vi diano un Paese senza guerra, un Paese di pace e di progresso. Come non desiderare la benedizione di Dio e la prosperità per l’Angola dinanzi a questa immensa ricchezza che sono i suoi bambini, così piccoli, ma che hanno già dovuto conoscere la sofferenza?

6. Nel nome di Gesù, bambini e bambine, io vi abbraccio tutti e vi benedico. Di cuore estendo la mia benedizione ai vostri padri e alle vostre madri, ai fratelli e a tutta la vostra famiglia. Benedico tutte le famiglie dell’Angola, soprattutto quelle che più soffrono o che si sono più sacrificate negli ultimi anni. Benedico anche gli anziani e gli ammalati. Alla Sacra Famiglia affido tutti i cuori e tutti i focolari angolani, con i loro propositi di fedeltà e di rinnovamento. Grazie, famiglie angolane, perché anche voi volete essere messaggere di vita! Spalancate le porte del vostro focolare a Cristo!

Nel concludere, vi lascio l’esortazione dell’Apostolo San Paolo: “Tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (Col 3, 17). Così sia.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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