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VIAGGIO PASTORALE IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA PIAZZA DEL MUNICIPIO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Tallinn (Estonia) - Venerdì, 10 settembre 1993

 

1. “Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi” (Rm 15, 7).

L’odierna liturgia, che mi è dato di celebrare a Tallinn, Capitale dell’Estonia, riprende le parole indirizzate un tempo dall’Apostolo Paolo ai Romani.

Cristo ci ha accolti, e l’Eucaristia che stiamo celebrando è sacramento di quest’accoglienza divina che è somma espressione di amore. Perché l’amore accoglie.

Cristo è venuto nel mondo come l’Emmanuele, affinché Dio fosse con noi. Ha accolto gli uomini mediante tutto ciò che ha fatto e insegnato, attraverso il Vangelo della verità e dell’amore. Ha accolto in modo definitivo l’intera umanità mediante il mistero pasquale, cioè mediante la sua morte in Croce e la sua Risurrezione.

Non ha detto Egli forse: “Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32)? E dopo la risurrezione, nel momento di ascendere alla gloria del Padre, queste sono state le sue ultime parole sulla terra: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

Carissimi fratelli e sorelle, lo scopo di questo nostro incontro, che è centrato sulla celebrazione dell’Eucaristia, è proprio quello di rinnovare ed approfondire la coscienza dell’amore, con cui Cristo accoglie ciascuno di noi.

2. “Il Dio della speranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù” (Rm 15, 5), affinché siate pronti ad accogliervi gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi (cf. Rm 15, 7).

Le Letture bibliche poco fa proclamate nella nostra assemblea indicano quali sono le varie modalità dell’“accogliersi” gli uni gli altri, dell’amarsi cioè vicendevolmente sull’esempio di Cristo.

Un “bicchiere d’acqua” offerto in suo nome! Ecco in qualche modo, un simbolo di tutte quelle opere, attraverso le quali si dimostra amore autentico verso i fratelli. L’amore, allora, può riguardare una sola persona che si trovi nel bisogno, ma può interessare anche interi gruppi e società segnate da problemi e necessità di vario genere.

Esiste pure un altro modo di imitare Cristo: è quello che consiste nel sopportarsi a vicenda: “Abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi” (Rm 15, 1).

“Sopportare” vuol dire anche “essere pazienti”; significa “tener viva la speranza”, portare la consolazione agli oppressi (cf. Rm 15, 4).

Cristo, guidato dall’amore nei confronti di ogni essere umano, pronuncia parole molto severe nei riguardi di coloro che scandalizzano gli altri. Egli dice: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina tirata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18, 6). Fare il bene agli altri sull’esempio di Cristo vuol dire, pertanto, non farli deviare sulle vie del male. Lo scandalo è paragonabile ad un omicidio, giacché si può uccidere non solo fisicamente, ma anche in senso spirituale e morale.

3. Carissimi fratelli e sorelle, la comunità che voi formate in questo vostro Paese deve riflettere a fondo sulle parole offerteci dall’odierna liturgia. Occorre che mediti su cosa significhi il fatto di essere accolti da Cristo, e sul conseguente dovere di accoglierci gli uni gli altri.

Voi avete accolto con amore ed entusiasmo, come si accoglie un discepolo del Signore e successore dei suoi Apostoli, il vostro Amministratore apostolico, Mons. Justo Mullor García. Egli mi rappresenta nei tre Paesi baltici, ed è per voi in questo territorio, testimone e guida della Comunità cattolica, sulle vie di Cristo. A lui rivolgo il mio cordiale saluto insieme a tutti i Presuli presenti. Saluto inoltre con affetto i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e quanti attivamente cooperano alla diffusione del Vangelo. Molti di questi apostoli del Regno di Dio provengono da diverse Nazioni e sono accorsi per cooperare nell’opera della nuova evangelizzazione. Sono venuti tra di voi “per amore del nome di Cristo” (3 Gv 1, 7).

Carissimi fratelli e sorelle, accoglieteli con animo aperto e disponibile, accogliete generosamente anche le Suore di Madre Teresa, e i membri di quei Movimenti cattolici ed Associazioni che, grazie alla loro esperienza pastorale, vi possono essere di sostegno nel conoscere e valorizzare gli orizzonti aperti dal Concilio Vaticano II per il cammino della Chiesa nella nostra epoca.

La vostra comunità accoglie oggi anche numerosi cattolici, fratelli vostri, provenienti da altre Regioni: Russi, Bielorussi, e Polacchi, Lituani, Lettoni e da terre ancor più lontane, come l’America. Cercate sempre di comprendere, ed “accogliere tali persone per cooperare alla diffusione del Vangelo” (3 Gv 1, 8).

4. Ma vi sono anche delle “modalità dell’accogliersi gli uni gli altri” che si innestano nelle concrete vocazioni e nelle strutture sociali in cui la Provvidenza vi ha posti.

Innanzitutto l’accoglienza nella famiglia, tra gli sposi con un amore fedele ed indefettibile, santificato e santificatore, elevato da Cristo grazie ad uno speciale dono di grazia e di carità nel sacramento coniugale.

L’accoglienza della vita, nel matrimonio e nella società. Sappiamo bene quanto una mentalità contraria al valore della vita umana, sviluppatasi nel nostro secolo, sia amaro frutto dell’assenza di Dio nel cuore degli uomini. La Chiesa, seguendo fedelmente l’insegnamento di Cristo vuole che si accolga, si stimi la vita nascente come un dono, che si protegga la vita di chi soffre, che siano superati l’egoismo e il pessimismo e si serva sempre la vita con amore, in nome di Dio: “Come Cristo ha amato voi”.

Carissimi, vi sia tra voi vera accoglienza nei confronti dei fratelli delle Comunità parrocchiali. In esse, infatti, quale “luminoso esempio di apostolato comunitario” (Apostolicam actuositatem, 10), si attuano le iniziative della comune vocazione missionaria dei Sacerdoti e dei laici. Nelle parrocchie trova unità la varietà dei carismi e si attua la solidarietà di tutti gli impegni e missioni, che lo Spirito Santo suggerisce alle vostre coscienze.

Siate accoglienti anche nei riguardi della Comunità civile, inseriti in essa come un fermento suscitatore di iniziative di sviluppo e progresso. Siate capaci di svolgere le attività terrestri con generoso impegno, e conservate, nello stesso tempo, il retto ordine dell’agire, rimanendo fedeli a Cristo e al suo Vangelo. Così la vostra vita, individuale e sociale, sarà giorno dopo giorno ispirata dalla legge e dalle esigenze della giustizia e della carità.

5. “Ecco, io sono con voi” (Mt 28, 20). Possa riconoscere questa viva presenza di Cristo ogni persona che, accolta da voi, intuirà quanto nel nome di Cristo e seguendo il suo esempio voi operiate come membra vive a lui unite.

Vedano nelle vostre opere che Cristo è presente in voi. Lo possano notare i fratelli di fede che appartengono ad altre confessioni cristiane. Lo riconoscano quanti hanno credenze religiose diverse o affermano di non credere.

Siate verso ciascuno testimoni della carità che accoglie, e contribuite a promuovere l’equità e la verità, la concordia e la collaborazione, l’amore fraterno e l’unione. Siate voi i primi ad iniziare la via della comprensione e della conoscenza, così che, a poco a poco, superati, se ci sono, gli ostacoli della diffidenza e del pregiudizio, sia possibile convergere sempre più verso l’unità che Cristo fin dall’inizio donò e desiderò per la sua Chiesa e per il mondo intero.

6. “La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice” (Sal 19, 8).

La Legge di Dio acquista il suo pieno significato grazie alla testimonianza lasciataci da Cristo. Possa questa testimonianza accompagnare sempre la nostra vita e il nostro modo di comportarci. Mai ci accechi l’orgoglio, quell’orgoglio da cui ci mette in guardia il Salmo responsoriale.

Solo fissando lo sguardo su Cristo, l’Emmanuele, supremo modello di vita, l’uomo può realizzare se stesso nella piena verità del suo essere, perché proprio Cristo “ha svelato pienamente l’uomo a se stesso”, manifestandogli l’autentica sua dignità (cf. Gaudium et Spes, 22).

7. Che cosa augurare quindi alla vostra comunità, se non ciò che esprime il concetto del “sale” di cui parla il Vangelo? Il sale è un condimento che preserva l’esistenza umana personale e sociale dalla corruzione. Come il sale naturale conserva il cibo consumato dall’uomo – così il sale evangelico salvaguarda la salute spirituale degli individui e delle società.

“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” (Mc 9, 50).

Cristo ci accolse – per la gloria di Dio.

Accoglietevi gli uni gli altri. Amen!

Al termine della Santa Messa Giovanni Paolo II rivolge ai fedeli espressioni di saluto in finlandese e in polacco.

Pragnę jeszcze pozdrowić wszystkich obecnych tutaj Polaków mieszkających w Estonii i w innych krajach nad Bałtykiem, a także wszystkich Polaków w mojej Ojczyźnie. Niech Bóg Wam błogosławi na drogach wolności, prawdy i sprawiedliwości.

Ecco le parole del Santo Padre in una nostra traduzione in lingua italiana.

Cari finlandesi, vi saluto con tutto il mio cuore. Desidero salutare e benedire voi, la vostra diocesi, il vostro Paese.

Desidero ancora salutare tutti i qui presenti polacchi che vivono in Estonia ed in altri Paesi baltici, e anche tutti i polacchi nella mia Patria. Dio vi benedica sulle vie della libertà, della verità e della giustizia.

Vorrei concludere questa visita pastorale che la Provvidenza mi ha permesso di compiere in questi giorni in Lituania, in Lettonia ed in Estonia. Sono commosso di essere qui in questo Paese, in questa città, di celebrare l’Eucaristia nel centro di Tallinn, capitale dell’Estonia.

Bisogna ringraziare Dio Onnipotente per averci offerto un tale viaggio, una tale visita del Papa. Alcuni anni fa essa non sarebbe stata possibile. Oggi è diventata una realtà. Dobbiamo guardare alla Provvidenza che ci ha permesso di vivere in Europa questi cambiamenti che hanno portato anche all’indipendenza degli Stati Baltici: della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia. Si deve guardare da questo punto, geografico e storico, verso l’insieme del nostro Continente.

È caduta la logica dei due grandi blocchi decisa a Yalta, e per questo i Paesi, i popoli e gli Stati sono diventati liberi, indipendenti, hanno riacquistato la loro sovranità. Mi congratulo con voi per la sovranità riacquistata, che si esprime nella persona del vostro Presidente, nel Parlamento e nell’ordinamento pubblico proprio di un Paese democratico.

Guardando da questo punto dell’Europa verso l’insieme dei Paesi europei, da Ovest ad Est,dall’Atlantico agli Urali, dobbiamo riconfermare questi diritti fondamentali che consentono alle persone, alle comunità, ai popoli di vivere in pace, di vivere nel rispetto reciproco dei loro diritti. Fondamento della civiltà umana, cristiana, democratica, europea, sono i diritti della persona umana e lo sono anche i diritti dei popoli. Sembrano molto opportune le parole della Liturgia di oggi, parole che abbiamo già considerato e meditato nell’omelia. Dobbiamo accettarci gli uni gli altri, perché Cristo ci ha accettato. Dobbiamo accettarci nelle relazioni tra le persone. Esse, in qualche senso, si riducono al rispetto dei diritti della persona umana. La reciproca accettazione nelle relazioni tra i popoli e gli Stati si esprime anche attraverso il rispetto dei diritti, in senso mutuo, tra questi popoli e questi Stati. Così l’intero ordine della convivenza umana si riduce a due ordini di diritti: i diritti delle persone e i diritti dei popoli.

Accettarci gli uni gli altri vuol dire rispettare i diritti degli altri tra i diversi popoli. I popoli grandi e quelli piccoli devono godere dello stesso rispetto dei loro diritti. Se manca questo reciproco rispetto, rischiamo di ritornare di nuovo a ciò da cui ci siamo allontanati, perché il nostro secolo ha dato prova di come possono essere calpestati i diritti delle persone e dei popoli.

Se ci prepariamo ad entrare in una nuova Europa, giusta, degna della sua tradizione, anche cristiana, delle sue radici cristiane, dobbiamo riconsiderare profondamente questi due ordini: i diritti delle persone e i diritti dei popoli.

Ci ricordiamo bene il tragico periodo della storia europea di questo secolo quando tutti ci si preparava a calpestare la libertà e i diritti degli altri con la forza. Era il periodo della paura, dell’intimidazione, era il periodo in cui il principio della supremazia della forza era dominante.

Vogliamo ora entrare in un altro periodo. Dopo le esperienze di questo secolo, di tanti decenni di sofferenze umane, individuali e nazionali, vogliamo entrare nel periodo del rispetto gli uni verso gli altri, i grandi verso i piccoli. Tutti devono essere rispettati. Specialmente i più piccoli hanno più bisogno che i loro diritti sovrani siano rispettati.

Non può dominare la paura, l’intimidazione, se altri sono più forti e più grandi. Questi ultimi non possono solamente creare l’intimidazione e la paura nei più piccoli e nei più deboli, ma essi stessi devono garantire pieno rispetto dei diritti altrui.

Queste sono le mie riflessioni dopo la visita nei tre Paesi baltici cominciando dalla Lituania, attraverso la Lettonia e qui, oggi, in Estonia.

Vorrei, ringraziando la Provvidenza divina per la vostra indipendenza, per la vostra sovranità e per la vostra libertà riacquistate, chiedere a tutti i fratelli di questa grande famiglia europea di individuare i mezzi internazionali per garantire un ordine giusto nel nostro Continente. Lo imploro da Dio Onnipotente, lo imploro da Cristo tramite la sua Madre, ma lo imploro anche dalle istanze umane, dalle istituzioni europee, e, soprattutto, dagli stessi europei, dai popoli, dai Governi. Questo è un bene comune del nostro Continente che non si può distruggere.

Durante la Santa Messa abbiamo pregato, abbiamo soprattutto ascoltato la Parola di Cristo: “vi lascio la mia pace”. Voglio, concludendo la mia visita e questa celebrazione a Tallinn, augurare questa pace che viene da Cristo a voi tutti, fratelli e sorelle della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia.

La Chiesa vuole essere serva dell’uomo, della persona, delle comunità, delle Nazioni, dell’umanità intera. E il Papa si chiama Servo dei Servi di Dio. Vogliamo continuare in questo servizio, con questo ministero petrino e cristiano davanti al nostro Continente e davanti al mondo intero.

Carissimi fratelli e sorelle, figli e figlie cittadini di questa città capitale, Tallinn e di tutte le altre città, mi raccomando anche alla vostra preghiera. Per realizzare questo programma di pace nel nostro Continente ci vuole dappertutto una grande preghiera, perché ciò che è veramente buono non si realizza solo con le forze umane: “Senza di me non potete fare nulla”.

Ci vuole una grande preghiera nel nostro Continente e nel mondo intero. È necessaria perché la pace in Europa è minacciata. Lo vediamo soprattutto nei Paesi della Penisola balcanica. Che questa guerra si possa trasformare nella pace.

Vi auguro carissimi tutto il bene da Dio Padre Onnipotente attraverso il suo Figlio, Gesù Cristo, nostro Redentore, e nella forza dello Spirito Santo. Amen.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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