The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN CAMERUN, SUD AFRICA E KENYA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA AL «GOSFORTH PARK» DI GERMISTON

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Johannesburg (Sud Africa) - Domenica, 17 settembre 1995

 

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace” dice il Signore (Gv 14, 27).  

In Africaans:
“Vrede laat ek vir julle na, my vrede gee ek san julle”, se die Here.

In Zulu:
“Uxolo ngilushiya kinina, uxolo lwami ngininika lona”. Usho njalo uNkulunkulu.

In Sesotho:
“Ke le siela kgotso, ke le neha kgotso ea ka”, ho rialo Morena.

In Xhosa:
“Uxolo ndilushiya kuni, uxolo lwami ndininika lona”, utsho njalo uThixo.  

Cari Fratelli e Sorelle,

1. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia ascoltiamo queste parole prima di scambiarci il segno della pace e di ricevere la Santa Comunione. Queste sono le parole di Gesù durante l’Ultima Cena, quando salutò i suoi discepoli prima di andare verso la sua Passione e Morte. Sapeva che la sua Passione sarebbe stata una grande prova anche per loro, e così disse: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14, 27). Fu come se prevedesse il momento della Domenica di Pasqua, quando sarebbe tornato tra loro, attraverso le porte chiuse del Cenacolo e avrebbe detto loro “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi … Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 21-22).

Oggi invoco questa pace su tutti i popoli del Sud Africa. Saluto cordialmente il Vescovo Orsmond, il Pastore di questa Chiesa locale di Johannesburg, tutti i membri della Conferenza Episcopale Cattolica dell’Africa Meridionale e quelli della Riunione Inter-Regionale dei Vescovi dell’Africa Meridionale. Saluto anche il clero, i religiosi e i laici, i nostri fratelli e le nostre sorelle delle altre denominazioni cristiane e tradizioni religiose, le autorità civili della città, della provincia e della Nazione. Rivolgo una speciale parola di saluto e di gratitudine a Sua Eccellenza il Presidente Mandela, per la sua cortese presenza, come pure ai Vice Presidenti e alle altre autorità.

La pace di Cristo non è una pace come le altre. È l’effusione dello Spirito Santo, “il Signore, donatore di vita”. Il Giovedì santo Gesù chiamò lo Spirito Santo con l’appellativo di Consolatore. Disse: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce” (Gv 14, 16-17). Il Consolatore, lo Spirito della verità, è la vera fonte della pace: quella pace che viene da Dio, ed è più forte di qualsiasi motivo di angoscia e di preoccupazione nella vita delle persone.

2. Meditando sul Vangelo di oggi impariamo la verità sulla pace. Ascoltiamo il Vangelo di pace che costantemente la Chiesa proclama all’umanità e al mondo. Ogni anno, il 1° gennaio, la Chiesa celebra la Giornata mondiale della Pace per richiamare l’attenzione su questo bene immenso e per implorarlo ovunque manchi: in Europa come nei Balcani, e in Africa, in particolare in Rwanda e in Burundi, in Sudan, in Algeria e fino a poco tempo fa nella Repubblica del Sud Africa a causa della apartheid. Tutta la Chiesa è sollevata e le popolazioni in ogni luogo gioiscono del cambiamento che si è verificato in Sud Africa negli ultimi anni. Vedendo quanto avviene qui, gli uomini e le donne di buona volontà sperano che anche in altre parti di questo Continente, e in tutto il mondo, la violenza cederà il posto al dialogo e alla concordia, e la vita di uomini, donne e bambini innocenti non sarà più in pericolo per motivi che, molto spesso, questi ultimi non condividono e non comprendono.

La Chiesa crede che la pace è un dono di Dio, ma è allo stesso tempo anche un compito affidato a tutti noi. A tutti voi: ai miei Fratelli Vescovi, alla comunità cattolica di Johannesburg e di tutte le altre Diocesi del Sud Africa e dei Paesi vicini, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle delle altre denominazioni cristiane, ai seguaci delle altre tradizioni religiose, a tutti gli uomini e a tutte le donne, indipendentemente dalla loro origine, razza o cultura, desidero ripetere le parole della Lettura di oggi del profeta Isaia “Spianate, spianate, preparate la via, rimuovete gli ostacoli sulla via del mio popolo... Pace, pace ai lontani e ai vicini” (Is 57, 14-19)

3. L’Esortazione a lavorare strenuamente per la pace autentica è il pensiero dominante della celebrazione liturgica di oggi, qui a Gosforth Park, dove ci siamo riuniti per presentare solennemente i risultati dell’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi: l’Esortazione Apostolica Ecclesia in Africa. Infatti, uno dei temi cui il Sinodo ha dedicato particolare attenzione è stato la connessione tra il Vangelo di salvezza, attraverso la fede in Gesù Cristo, e il progresso della giustizia e della pace a ogni livello dei rapporti umani.

Il Concilio Vaticano II, e in particolare la costituzione Pastorale Gaudium et Spes, promulgata esattamente trent’anni fa, ha dato nuovo impulso a questa connessione – che fa sempre parte del pensiero e dell’azione della Chiesa – e al conseguente compito dei cristiani di edificare una società conforme alla loro dignità umana.

Un risultato immediato di questa rinnovata consapevolezza del legame esistente tra evangelizzazione e liberazione umana è stato l’istituzione del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che ha i suoi corrispondenti Consigli in ogni Conferenza episcopale e di fatto in molte diocesi nel mondo.

Nel corso degli anni questo Pontificio Consiglio ha promosso numerose ed eccellenti iniziative, tra le quali merita di essere menzionato l’incontro di Assisi del 1986, fra cristiani di tutte le denominazioni e rappresentanti di tutte le religioni del mondo, che si sono riuniti per pregare per la pace, seriamente minacciata in quel particolare momento della storia. Come negare che gli eventi successivi abbiano mostrato che quella preghiera, nella città di San Francesco, sia stata veramente ascoltata, dal momento che i cambiamenti avvenuti da allora nella situazione mondiale hanno aperto nuove possibilità non solo per i Continenti d’Europa e d’America, ma anche per le popolazione di ogni luogo?

La mutata situazione mondiale ha sortito un notevole effetto sull’Africa. Il tempo dei contrasti ideologici è passato; vanno ora affrontati, con tutte le risorse disponibili, i problemi reali delle popolazioni dell’Africa. L’Esortazione Apostolica che stiamo celebrando non offre un programma per lo sviluppo materiale e politico, in quanto ciò compete ai cittadini e alle guide responsabili in ogni Paese. Essa offre una visione del dovere morale che appartiene a tutti, e indica la strada che la Chiesa intende seguire per servire il completo benessere delle popolazioni africane. La Chiesa conosce l’immensità delle sfide in questione. Si rivolge quindi al suo Signore e alla forza e alla ispirazione che provengono dal potere di trasformazione della sua parola e della sua presenza sacramentale.

4. “Cristo è la nostra pace” (cf. Ef 2, 14), dice la lettura tratta della Lettera agli Efesini. San Paolo aggiunge questo splendido commento: “Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo” (Ef 2, 13). Donando la sua vita al Padre, sulla Croce, Cristo è diventato la fonte di un nuovo rapporto tra gli individui e i popoli. San Paolo lo spiega in questo modo: “Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (cf. Ef 2, 14). Si riferisce al modo di pensare d’Israele, che separava i membri del Popolo Eletto dal resto dei popoli, che non errato prediletti da Dio. Se Gesù Cristo ha abbattuto il muro della separazione, ciò significa che in Cristo tutti gli uomini e le donne, e tutti i popoli, sono eletti da Dio: “Non c’è più Giudeo né Greco... poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”, come scrive San Paolo nella Lettera ai Galati (Gal 3, 28). Ogni discriminazione di origine, di razza e di lingua, è superata!

La prima sfida per i popoli dell’Africa è attualmente quella di una conversione alla solidarietà, caratterizzata dalla magnanimità, dal perdono reciproco e dalla riconciliazione. Per alcuni queste parole potranno suonare inaccessibili alla propria esperienza e ai propri propositi. Tuttavia, rappresentano l’unico cammino possibile per superare il completo fallimento morale dei preconcetti razziali e delle rivalità etniche. Una solidarietà autentica è possibile poiché apparteniamo tutti a un’unica famiglia umana. La nostra creazione a immagine di Dio è il fondamento e la radice della nostra dignità umana e pertanto di tutti i diritti inclusi quelli delle Nazioni. La morte e la Risurrezione di Gesù Cristo aggiungono al nostro impegno a favore della pace e della solidarietà un motivo nuovo e superiore.

5. Il Profeta Isaia esclama: “Spianate, spianate, preparate la via, rimuovete gli ostacoli sulla via del mio popolo” (Is 57, 14). Il Sinodo per l’Africa rivolge questo appello e questo incoraggiamento a tutti i popoli di questo Continente. In modo particolare questo appello e questo incoraggiamento vanno alle donne dell’Africa. Il Sinodo ha dato ampio spazio ai particolari fardelli che gravano su di voi, alle ingiustizie che subite, alla violenza e ai crimini perpetrati contro di voi. La Chiesa in Africa deplora tutto ciò che vi priva dei vostri diritti e del rispetto a voi dovuto (cf. Ecclesia in Africa, 121).

La Chiesa sa che voi, donne dell’Africa, avete un ruolo insostituibile nell’umanizzare la società. Siete più sensibili alle implicazioni della giustizia e alle esigenze di pace perché più vicine al mistero della vita e al miracolo della sua trasmissione. La Chiesa quindi si appella a voi in modo particolare per rispettare, tutelare, amare e servire la vita, ogni vita umana, dal concepimento alla morte naturale! Come madri, portate alla vita i vostri figli; li educate per la vita. Ogni spargimento di sangue è una ferita al vostro genio unico. Con tutta la vostra forza tendete a difendere la vita che è stata concepita in voi, la vita che è oggetto del vostro grande amore. La storia dimostra che le guerre vengono fatte soprattutto dagli uomini. È stato sempre così, ed è così anche oggi.

Cosa potete fare per cambiare questa situazione? Nessuno può insegnare bene come voi la realtà del rispetto per ogni essere vivente. Educando nel rispetto e nell’amore, insegnate e servite la pace, nelle vostre famiglie, nei vostri Paesi e nel mondo. Questo è stato il tema del mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace quest’anno: Donne: Maestre di Pace. Recentemente ho scritto una lettera alle donne del mondo chiedendo che la dignità delle donne venga riconosciuta universalmente sottolineando l’urgenza di un’efficace e intelligente campagna per la promozione della donna (cf. Lettera alle donne, 6).

6. Di fronte all’enorme compito di educare le coscienze alla giustizia e alla pace, la Chiesa si rivolge a una donna per trarne ispirazione e aiuto: a Maria, Madre di Cristo, Regina di Pace. I cristiani hanno sempre invocato Maria nei momenti di pericolo e di difficoltà. Affidiamo a lei il progresso della giustizia e della pace in Africa. Lo faccio con tutta la mia fiducia, certo che se l’insegnamento del Sinodo verrà ampiamente diffuso e messo in pratica, la Chiesa in questo Continente guiderà il suo popolo verso una vita sempre più conforme alla dignità che Dio gli ha conferito.

Con Maria, l’intera Chiesa
in Africa proclama la grandezza
del Signore,
perché Egli guarda
al suo popolo bisognoso
sradica l’orgoglio dal cuore
ed innalza gli umili;
ricolma di beni gli affamati
soccorre
i suoi servi (cf. Lc 1, 46-52).  

Che Dio, Padre di nostro Signore Gesù Cristo, compia ciò in noi.

Amen.

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

top