1. "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa"
(Mt 16, 18).
La Liturgia della Parola nell'odierna Solennità dei santi Pietro
e Paolo presenta due elementi che apparentemente sembrano contraddirsi, ma in
realtà si completano reciprocamente. Infatti, da un lato abbiamo la
straordinaria vocazione degli apostoli Pietro e Paolo e, dall'altro, le
difficoltà che essi hanno dovuto affrontare nel compimento della missione
ricevuta dal Signore.
Nel brano evangelico Gesù si rivolge così a Simon Pietro presso
Cesarea di Filippo: "A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che
legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla
terra sarà sciolto nei cieli" (Mt 16, 19). Cristo preannuncia così
l'istituzione della Chiesa, fondandola sul ministero di Pietro, che per essa
riveste, in conseguenza, un significato essenziale e permanente.
Quando Gesù aveva domandato chi fosse secondo la gente il Figlio
di Dio, gli Apostoli avevano riportato diverse opinioni sorte tra i Giudei. Ma
quando domandò loro direttamente: "Voi chi dite che io sia?" (Mt 16, 15),
Pietro rispose a nome dei Dodici: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"
(Mt 16, 16).
Pietro fece la sua professione di fede in Cristo e questa sua
fede costituisce il saldo fondamento del Popolo della Nuova Alleanza. La Chiesa
non è prima di tutto una struttura sociale; è la comunità di coloro che
condividono la stessa fede di Pietro e degli Apostoli; la Comunità di coloro che
proclamano l'unica fede apostolica. Questa comune professione di fede
rappresenta l'autentica ragion d'essere della Chiesa stessa come istituzione
visibile: essa ne motiva e ne sostiene ogni progetto ed iniziativa.
2. Riascoltiamo queste parole di Gesù nel giorno in cui
ricordiamo con venerazione i santi apostoli Pietro e Paolo. I Padri amavano
paragonarli a due colonne, sulle quali poggia la costruzione visibile della
Chiesa. Seguendo l'antica tradizione, la Liturgia li celebra insieme, facendo
memoria nello stesso giorno del loro glorioso martirio: Pietro, la cui tomba si
trova presso questo Colle Vaticano, e Paolo, il cui sepolcro è venerato nei
pressi della Via Ostiense. Entrambi hanno sigillato con il proprio sangue la
testimonianza resa a Cristo con la predicazione ed il ministero ecclesiale.
Ben sottolinea questa testimonianza l'odierna Liturgia, che
lascia anche intravedere la ragione profonda per cui conveniva che la fede
professata dai due Apostoli con le labbra fosse anche coronata con la prova
suprema del martirio.
3. Tale ragione emerge dal brano degli Atti degli Apostoli, ora
proclamato, come anche dal Salmo responsoriale e dalla pericope della Lettera a
Timoteo, e viene proposta in modo sintetico nel ritornello del Salmo
responsoriale: "Benedetto il Signore che libera i suoi amici" (Sal 33,
5).
La prima Lettura ricorda la liberazione miracolosa di Pietro
dalla prigione di Gerusalemme, dove era stato rinchiuso dal re Erode. Nella
seconda Lettura Paolo, quasi riassumendo l'intera attività apostolica e
missionaria, afferma: "Fui liberato dalla bocca del leone" (2 Tm, 4, 17).
L'una e l'altra testimonianza mostrano, in un certo senso, il cammino comune
percorso da entrambi gli Apostoli. Ambedue furono inviati da Cristo ad
annunciare il Vangelo in un contesto ostile all'opera della salvezza. Pietro
sperimentò questa resistenza già a Gerusalemme, dove Erode, per accattivarsi il
favore dei Giudei, lo gettò in prigione con l'intento di "farlo comparire
davanti al popolo" (At 12, 4). Ma fu salvato in modo miracoloso dalle
mani di Erode, e così poté portare a compimento la sua missione
evangelizzatrice, prima a Gerusalemme e poi a Roma, ponendo ogni sua energia a
servizio della Chiesa nascente.
Anche Paolo, inviato dal Risorto a molte città e popolazioni
pagane, appartenenti all'Impero Romano, incontrò forti resistenze sia da parte
dei connazionali che da parte delle autorità civili. Le sue Lettere sono una
splendida testimonianza di tali difficoltà e della grande lotta che egli dovette
sostenere per la causa del Vangelo.
Alla fine della sua missione, egli poteva scrivere: "Il mio
sangue sta ormai per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di
sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa,
ho conservato la fede" (2 Tm 4, 6-7).
Pietro e Paolo, ciascuno con la propria vicenda personale ed
ecclesiale, testimoniano che, anche in mezzo a durissime prove, il Signore non
li abbandonò mai. Era con Pietro per liberarlo dalle mani degli oppositori a
Gerusalemme; era con Paolo nelle continue fatiche apostoliche, per comunicargli
la forza della sua grazia, così da renderlo intrepido annunciatore del Vangelo a
vantaggio delle nazioni (cfr 2 Tm 4, 17).
4. La Chiesa è chiamata ad approfondire il proprio legame con la
testimonianza degli apostoli Pietro e Paolo. Celebrando l'odierna solennità
liturgica, le comunità cristiane di tutto il mondo rafforzano tra loro i vincoli
di unità fondati sulla professione della stessa fede in Cristo e sulla carità
fraterna. Segno eloquente di tale comunione ecclesiale è il rito
dell'imposizione del Sacro Pallio da parte del Successore di Pietro ai nuovi
Arcivescovi Metropoliti provenienti da varie nazioni.
Carissimi Fratelli nell'Episcopato! Sono lieto di accogliervi in
questa solenne Celebrazione, durante la quale riceverete il Pallio come segno di
unità con la Sede di Pietro e di condivisione della missione, affidata da Cristo
agli Apostoli ed ai loro successori, di annunciare il Vangelo a tutte le genti.
Insieme con voi, desidero salutare ed abbracciare con affetto le Comunità
ecclesiali a voi affidate, chiedendo al Signore per i vostri fedeli l'abbondanza
dei doni dello Spirito.
5. La testimonianza di fede e l'ardua lotta che gli apostoli
Pietro e Paolo dovettero affrontare a causa del Vangelo, se considerate in
termini semplicemente umani, terminarono con una sconfitta. Anche in questo essi
seguirono fedelmente il modello di Cristo. Infatti, sempre umanamente parlando,
la missione di Cristo, condannato a morte e crocifisso, terminò con una
sconfitta.
Tuttavia, entrambi gli Apostoli, tenendo lo sguardo fisso sul
Mistero pasquale, non dubitarono che proprio questa, che agli occhi del mondo
appariva una sconfitta, costituiva in realtà l'inizio della realizzazione del
piano di Dio. Era la vittoria sulle forze del male, riportata innanzitutto da
Cristo e poi dai suoi discepoli, mediante la fede. L'intera comunità dei
credenti poggia sul sicuro fondamento della fede apostolica e rende grazie a
Cristo per la solida roccia, sulla quale è costruita sia la sua vita che la sua
missione.
Il Signore, che oggi ci allieta col ricordo glorioso degli
apostoli Pietro e Paolo, ci conceda di ascoltare con cuore docile, custodire con
devozione e trasmettere con fedeltà il loro insegnamento, affinché l'annuncio
evangelico raggiunga tutti i confini della terra.
Amen!
© Copyright 1997 - Libreria Editrice Vaticana