1. "Gesù salì sulla montagna e ... prendendo la
parola, li ammaestrava dicendo: Beati... " (Mt 5,1-2).
Come un giorno su quel monte della Galilea, anche oggi il
Signore Gesù non cessa di ammaestrare i discepoli col fondamentale discorso
delle "Beatitudini". Su questo testo evangelico si fermò
certamente molte volte a riflettere il caro e venerato Cardinale Pietro
Palazzini, che in questo momento accompagniamo nel suo passaggio da questo mondo
alla Casa del Padre. Le Beatitudini costituiscono, infatti, il paradigma
della santità cristiana, ed egli, specialmente negli ultimi anni del suo
servizio come Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, poté ammirare
i prodigi della santità in tante figure di Servi e Serve di Dio, di Beati e di
Santi. Ora è chiamato a contemplare nella pienezza della luce il volto glorioso
di Dio, il tre volte Santo.
Con la loro forte carica escatologica, le parole di Gesù
sostengono la nostra speranza nel Regno dei cieli, promesso a quanti si sforzano
di seguire la via del Maestro e di conformarsi a Lui. I vincoli di
affetto e di fraternità sacerdotale, che ci legano al compianto Cardinale
Palazzini, al quale rendiamo l'estremo saluto, ci spingono a pregare affinché
in lui sia perfetta tale conformazione con Cristo. Preghiamo perché egli possa godere
pienamente le beatitudini dei poveri in spirito, degli afflitti, dei miti,
degli affamati e assetati di giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuore,
degli operatori di pace e dei perseguitati a causa della giustizia.
2. "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente"
(Sal 41,3), abbiamo cantato nel Salmo responsoriale. L'uomo è la
creatura che desidera Dio; egli è fatto per Dio. Quello "spirito
incorruttibile", che - come ha ricordato la prima Lettura - "è in
tutte le cose" (Sap 12,1), alimenta nell'uomo l'anelito a conoscere
il Creatore ed a vivere in comunione con lui.
Questa dinamica spirituale si manifesta in modo del tutto
speciale nell'esistenza del credente: egli attende e prepara con fiducia
l'incontro con il suo Signore. Nella seconda Lettura, l'apostolo Paolo si dice
convinto che Cristo sarà glorificato nel suo corpo, sia in vita che
in morte (cfr Fil 1,20). Proprio per questo egli afferma con profonda
emozione: "Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno" (Fil
1,21).
Sappiamo bene, tuttavia, come questa intima convinzione non
distogliesse l'Apostolo dal suo ininterrotto ministero; al contrario, pur
desiderando di essere per sempre unito a Cristo, egli si diceva disposto a
continuare nel servizio ai suoi fedeli, per il progresso e la gioia della loro
fede (cfr Fil 1,23-25).
3. E' in questa prospettiva che si colloca il nostro ricordo
del compianto Cardinale Pietro Palazzini. Egli ha speso la sua vita in un
assiduo servizio a Dio e alla Chiesa, specialmente mediante lo studio,
l'insegnamento e la difesa della verità evangelica. In effetti, egli ha profuso
le sue migliori energie soprattutto dedicandosi all'approfondimento della
Teologia morale e del Diritto canonico.
Dopo aver frequentato i corsi di teologia nella Pontificia
Università Lateranense, ordinato sacerdote vi conseguì il dottorato in
teologia ed in utroque iure. Fu Vice-Rettore del seminario romano
maggiore; nominato, poi, professore di teologia morale nella Facoltà teologica
della Lateranense, proseguì nell'approfondimento dei i risvolti etici, morali e
giuridici delle moderne problematiche umane e sociali.
Nel 1962 Papa Giovanni XXIII lo nominò Arcivescovo e lo chiamò
a far parte della Commissione preparatoria del Concilio Vaticano II. Nell'ambito
dell'assise ecumenica fu membro della Commissione conciliare per la disciplina
del clero e del popolo cristiano. Proseguì il suo zelante servizio nella
Congregazione detta "del Concilio", diventata nel corso degli anni
"Congregazione per il Clero"; successivamente fu chiamato a guidare,
come Prefetto, la Congregazione delle Cause dei Santi.
Pubblicò numerose ed apprezzate opere di teologia morale e di
diritto, collaborò ad altre, in tutte recando un importante contributo di
dottrina e di saggezza pastorale.
4. Appare oggi quanto mai significativo l'ultimo approdo del suo
servizio ecclesiale quale responsabile del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dopo aver conosciuto e studiato tanti profili di Santi e Beati, il nostro
venerato Fratello è chiamato, ormai, ad entrare nella loro dimora, attraverso
la porta per la quale entrano i giusti (cfr Sal 117, 20), quella porta
che è Cristo Signore, il Santo di Dio.
"Aperite mihi portas iustitiae, et ingressus in eas
confitebor Domino" (Sal 117,20). Quante volte, nell'Ufficio
divino, il nostro Fratello ha ripetuto, pregando, questo versetto! Ora, ultimato
il pellegrinaggio terreno, egli si appresta ad entrare nella Casa del Signore:
"In domo Domini", come recita il suo motto episcopale. Là
sarà associato alla liturgia del Cielo.
In domo Domini! In questa dimora di pace e di gioia lo
introducano i Santi, le cui cause ha curato; lo accolga la Beata Vergine Maria,
di cui si dichiarò sempre figlio devoto.
A noi, che rimaniamo pellegrini su questa terra, sia di conforto
il dolce vincolo della comunione dei santi e la certa speranza di poter un
giorno prendere parte per sempre alla solenne ed eterna liturgia dell'Amore
divino. Così sia!
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