XXXVI Giornata Mondiale per le Vocazioni, 1 ottobre 1998 - Giovanni Paolo II
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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA XXXVI GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Tema: "Il Padre chiama alla vita eterna"

 

Venerati Fratelli nell'Episcopato,
carissimi Fratelli e Sorelle!

La celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, in programma per il 25 aprile 1999, quarta domenica di Pasqua, costituisce un ricorrente richiamo a considerare con attenzione un aspetto fondamentale della vita della Chiesa: la chiamata al ministero ordinato e alla vita consacrata.

Nel cammino di preparazione al Grande Giubileo, l'anno 1999 apre «gli orizzonti del credente secondo la prospettiva stessa di Cristo: la prospettiva del "Padre che è nei cieli " (cfr Mt 5, 45)» (Tertio millennio adveniente, 49) ed invita a riflettere sulla vocazione che costituisce l'orizzonte vero di ogni cuore umano: la vita eterna. Proprio in questa luce si rivela tutta l'importanza delle vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata con le quali il Padre celeste, da cui «discende ogni buon regalo e ogni dono perfetto» (Gc 1, 17), continua ad arricchire la sua Chiesa.

Un inno di lode sgorga spontaneo dal cuore: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo" (Ef 1, 3) per il dono, anche in questo secolo che sta volgendo al termine, di innumerevoli vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata nelle sue varie forme.

Dio continua a mostrarsi Padre per mezzo di uomini e donne che, spinti dalla forza dello Spirito Santo, testimoniano con la parole e con le opere, talora anche col martirio, la loro dedizione senza riserve al servizio dei fratelli. Attraverso il ministero ordinato di Vescovi, presbiteri e diaconi. Egli offre la garanzia permanente della presenza sacramentale di Cristo Redentore (cfr Christifideles Laici, 22), facendo crescere la Chiesa, grazie al loro determinante servizio, nell'unita di un solo corpo e nella varietà di vocazioni, ministeri e carismi.

Egli ha effuso abbondantemente lo Spirito nei suoi figli di adozione, rendendo manifesto nelle varie forme di vita consacrata il suo amore di Padre, che vuole raggiungere l'intera umanità. E' un amore, il suo, che attende con pazienza ed accoglie con festa chi si è allontanato; che educa e corregge; che sazia la fame d'amore d'ogni persona. Egli continua ad additare orizzonti di vita eterna che aprono il cuore alla speranza, anche in mezzo alle difficoltà, al dolore e alla morte, specialmente mediante quanti abbandonano tutto per seguire Cristo, dedicandosi interamente alla realizzazione del suo Regno.

In questo 1999 dedicato al Padre celeste, vorrei invitare tutti i fedeli a riflettere sulle vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata, seguendo i passi della preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato, il "Padre nostro".

1. "Padre nostro, che sei nei cieli"

Invocare Dio come Padre significa riconoscere nel suo amore la sorgente della vita. Nel Padre celeste l'uomo, chiamato ad essere suo figlio, scopre di «essere stato scelto prima della creazione del mondo, per essere santo e immacolato al suo cospetto nella carità» (Ef 1, 4). Il Concilio Vaticano II ricorda che «Cristo... proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (Gaudium et spes, 22). Per la persona umana la fedeltà a Dio è garanzia di fedeltà al proprio essere e, in tal modo, di piena realizzazione del proprio progetto di vita .

Ogni vocazione ha la sua radice nel Battesimo, quando il cristiano, "rinato dall'acqua e dallo Spirito" (Gv 3, 5), e reso partecipe dell'evento di grazia che sulle rive del fiume Giordano rivelò Gesù come "figlio prediletto" nel quale il Padre si era compiaciuto (Lc 3, 22). Dal Battesimo scaturisce, per ogni vocazione cristiana, la sorgente della vera fecondità. E' necessario, pertanto, che venga posta particolare cura per iniziare i catecumeni ed i piccoli alla riscoperta del Battesimo e alla realizzazione di un autentico rapporto filiale con Dio.

2. "Sia santificato il tuo nome"

La vocazione ad essere "santi, come lui è santo" (Lv 11, 44) si attua quando si riconosce a Dio il posto che gli compete. Nel nostro tempo, secolarizzato e pur affascinato dalla ricerca del sacro, c'è particolare bisogno di santi che, vivendo intensamente il primato di Dio nella loro esistenza, ne rendano percepibile la presenza amorosa e provvida.

La santità, dono da implorare incessantemente, costituisce la risposta più preziosa ed efficace alla fame di speranza e di vita del mondo contemporaneo. L'umanità ha bisogno di presbiteri santi e di anime consacrate che vivano quotidianamente il dono totale di sé a Dio ed al prossimo; di papà e di mamme capaci di testimoniare tra le mura domestiche la grazia del sacramento del matrimonio, risvegliando in quanti li avvicinano il desiderio di realizzare il progetto del Creatore sulla famiglia; di giovani che abbiano scoperto personalmente Cristo e ne siano restati affascinati cosi da appassionare i loro coetanei alla causa del Vangelo.

3. "Venga il tuo regno"

La santità richiama il "Regno di Dio", che Gesù ha simbolicamente rappresentato nel grande e gioioso banchetto proposto a tutti, ma destinato solo a chi accetta di indossare la "veste nuziale" della grazia.

L'invocazione "venga il tuo regno" sollecita alla conversione e ricorda che la giornata terrena dell'uomo deve essere segnata dalla diuturna ricerca del regno di Dio prima e al di sopra di ogni altra cosa. E' un'invocazione che invita a lasciare il mondo delle parole evanescenti per assumere generosamente, malgrado ogni difficoltà ed opposizione, gli impegni ai quali il Signore chiama.

Chiedere al Signore "venga il tuo regno" comporta, altresì, scegliere la casa del Padre come propria dimora, vivendo ed operando secondo lo stile del Vangelo ed amando nello Spirito di Gesù; significa, al tempo stesso, scoprire che il Regno è un "piccolo seme" dotato di un'insospettabile pienezza di vita, ma esposto continuamente al rischio di essere rifiutato e calpestato.

Possano quanti sono chiamati al sacerdozio o alla vita consacrata accogliere con generosa disponibilità il seme della vocazione che Dio ha deposto nel loro cuore. Attraendoli a seguire Cristo con cuore indiviso, il Padre li invita ad essere gioiosi e liberi apostoli del Regno. Nella risposta generosa all'invito essi troveranno quella felicità vera a cui anela il loro cuore.

4. "Sia fatta la tua volontà"

Gesù ha detto: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4, 34). Con queste parole, egli rivela che il progetto personale dell'esistenza sta scritto in un provvido disegno del Padre. Per scoprirlo occorre abbandonare un'interpretazione troppo terrena della vita, e collocare in Dio il fondamento ed il senso della propria esistenza. La vocazione è anzitutto dono di Dio: non è scegliere, ma essere scelti; è risposta ad un amore che precede e accompagna. Per chi si rende docile alla volontà del Signore la vita diviene un bene ricevuto, che tende per sua nature a trasformarsi in offerta e dono.

5. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"

Gesù ha fatto della volontà del Padre il suo cibo quotidiano (cfr Gv 4, 34), e ha invitato i suoi a gustare quel pane con cui viene saziata la fame dello spirito: il pane della Parola e dell'Eucaristia. Sull'esempio di Maria, occorre imparare ad educare il cuore alla speranza, aprendolo a quell'"impossibile" di Dio, che fa esultare di gaudio e di gratitudine. Per coloro che rispondono generosamente all'invito del Signore, gli eventi lieti e tristi dell'esistenza diventano, in tal modo, argomento di colloquio confidente col Padre, ed occasione di incessante riscoperta della propria identità di figli prediletti chiamati a partecipare con un ruolo proprio e specifico alla grande opera di salvezza del mondo, iniziata da Cristo e affidata ora alla sua Chiesa.

6. "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori"

Il perdono e la riconciliazione sono il grande dono che ha fatto irruzione nel mondo dal momento in cui Gesù, inviato dal Padre, ha dichiarato aperto "L'anno di grazia del Signore" (Lc 4, 19). Egli si è fatto "amico dei peccatori" (Mt 11, 19), ha dato la sua vita "in remissione dei peccati" (Mt 26, 28) e, alla fine, ha inviato i discepoli in ogni angolo della terra ad annunciare la penitenza e il perdono.

Conoscendo la fragilità umana, Dio ha preparato per l'uomo la via della misericordia e del perdono come esperienza da condividere - si è perdonati se si perdona - perché appaiano nella vita rinnovata dalla grazia i tratti autentici dei veri figli dell'unico Padre celeste.

7. "E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male"

La vita cristiana è un processo continuo di liberazione dal male e dal peccato. Con il sacramento della Riconciliazione la potenza di Dio e la sua santità vengono comunicate come energia nuova che conduce alla libertà di amare, facendo trionfare il bene.

La lotta contro il male, che Cristo ha strenuamente condotto, è oggi affidata alla Chiesa e ad ogni cristiano, secondo la vocazione, il carisma ed il ministero di ciascuno. Un ruolo fondamentale è riservato a quanti sono stati eletti al ministero ordinato: vescovi, presbiteri e diaconi. Ma un insostituibile e specifico apporto è offerto, altresì, dagli Istituti di vita consacrata, i cui membri «rendono visibile, nella loro consacrazione e totale dedizione, la presenza amorevole e salvifica di Cristo, il consacrato del Padre, inviato in missione» (Vita Consecrata, 76).

Come non sottolineare che la promozione delle vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata deve diventare impegno armonico di tutta la Chiesa e dei singoli credenti? Ad essi il Signore comanda: «Pregate il Padrone della messe perché mandi operai per la sua messe» (Lc 9, 38).

Consapevoli di ciò, ci rivolgiamo unanimi nella preghiera al Padre celeste, datore di ogni bene:

8. Padre buono,
in Cristo tuo Figlio
ci riveli il tuo amore,
ci abbracci come tuoi figli
e ci offri la possibilità di scoprire
nella tua volontà i lineamenti
del nostro vero volto
.

Padre santo,
Tu ci chiami ad essere santi
come Tu sei santo.
Ti preghiamo di non far mai mancare
alla tua Chiesa ministri e apostoli santi
che, con la parole e i sacramenti,
aprano la via all'incontro con Te
.

Padre misericordioso,
dona all'umanità smarrita
uomini e donne che,
con la testimonianza di una vita trasfigurata
ad immagine del tuo Figlio,
camminino gioiosamente
con tutti gli altri fratelli e sorelle
verso la patria celeste
.

Padre nostro,
con la voce del tuo Santo Spirito,
e fidando nella materna intercessione di Maria,
Ti invochiamo ardentemente:
manda alla tua Chiesa sacerdoti,
che siano coraggiosi testimoni
della tua infinita bontà
.

Amen!

Dal Vaticano, 1° Ottobre 1998, memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, Dottore della Chiesa.

GIOVANNI PAOLO II

 

1998 Copyright - Libreria Editrice Vaticana

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