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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 1° maggio 1977

 

Oggi: anche per noi è festa del lavoro. È grande festa. Anzi per noi vuol essere una festa celebrata in una visione totale di questo fatto proprio della vita umana; non solo considerato nel suo aspetto di pena e di fatica (Gen. 3, 17); non solo come tema di contrasto permanente fra gli uomini cittadini d’una medesima terra; non solo come mezzo di conquista d’un benessere economico e temporale; ma come adempimento d’un disegno integrale e perfettivo delle facoltà umane e del progresso sociale, secondo un disegno redentore e nobilitante di Dio sulla vita umana, come ha precisato anche il Concilio (Cfr. Gaudium et Spes, 33 ss.).

Preghiamo perciò affinché l’ingegno dell’uomo «sapiens» presieda sempre al cammino e allo sforzo dell’uomo pensatore e lavoratore; preghiamo affinché i frutti del lavoro non siano preda dell’egoismo ingiusto e del vano piacere; preghiamo affinché la giustizia governi sempre con progrediente ordinamento il profitto dell’attività consociata degli uomini; e preghiamo affinché essi, gli uomini, non costringano le loro superiori aspirazioni soltanto ai beni di questo mondo, ma sappiano sorpassarne gli angusti confini, e desiderare e conquistare i beni superiori dello Spirito, anzi quelli eterni delle divine promesse.

E preghiamo, Fratelli, per tutti coloro che desiderano lavorare, e soffrono per la disoccupazione e per l’insicurezza del loro impiego; preghiamo per i Lavoratori, a cui manca la sufficienza del pane e la dignità delle loro prestazioni. Preghiamo per quanti soffrono nelle membra e nello spirito, affinché possano avere conforto da una fraterna solidarietà. Preghiamo per il superamento delle tante difficoltà sociali e per la pace comune nella giustizia e nell’amore.

L’umile Donna di Nazareth, con lo Sposo S. Giuseppe, artigiano pure lui, tutti ci assistano e ci affratellino in Cristo Lavoratore e Signore.

                                                   

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