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PAOLO VI UDIENZA GENERALE Mercoledì, 24 giugno 1970
Il richiamo del Concilio alla virtù personale ed ecclesiale della povertà Il nostro studio su lo spirito del Concilio, quello spirito che deve formare
in noi una nuova ed autentica mentalità cristiana e deve esprimersi in un nuovo
stile di vita ecclesiale, ci porta facilmente al tema della povertà. PRINCIPIO TEOLOGICO E MORALE Il tema è molto vasto; e Noi non pretendiamo affatto darvi qui svolgimento;
solo lo ricordiamo, per la sua importanza teologica: la povertà evangelica
comporta infatti una rettifica del nostro rapporto religioso, con Dio e con
Cristo, a causa dell’esigenza primaria che questo rapporto afferma dei beni
dello spirito nella classifica dei valori degni d’essere prefissi alla nostra
esistenza, alla nostra ricerca e al nostro amore: «Cercate come prima cosa il
regno di Dio» (Matth. 6, 33); e che svaluta - ecco la povertà! - nella
graduatoria di stima verso i beni temporali, la ricchezza, la felicità presente,
al confronto con il sommo Bene, che è Dio, e con il suo possesso, che è la
nostra eterna felicità. L’umiltà dello spirito (S. AUG., Enarr. in Ps.
73; PL 36, 943) e la temperanza, e sovente il distacco, sia nel possesso, che
nell’uso dei beni economici, costituiscono i due caratteri della povertà, che il
Maestro divino ci ha insegnata con la sua dottrina e ancor più, come dicevamo,
col suo esempio: Egli si è rivelato, socialmente, nella povertà. Ma il Concilio ci ha richiamato, ancor più che alla virtù personale della
povertà, alla ricerca e alla pratica d’un’altra povertà, quella ecclesiale,
quella che dev’essere praticata dalla Chiesa in quanto tale, come collettività
riunita nel nome di Cristo. ESPERIENZE STORICHE Tutti vediamo quale forza riformatrice abbia l’esaltazione di questo principio: la Chiesa dev’essere povera; non solo; la Chiesa deve apparire povera. Forse non tutti vedono quali giustificazioni possono darsi di aspetti diversi assunti storicamente dalla Chiesa nel corso della sua vita secolare e al contatto con particolari condizioni della civiltà; quando, ad esempio, l’aspetto della Chiesa apparve come quello d’una grande proprietaria terriera, essendo lei impegnata a rieducare le popolazioni al lavoro dei campi; ovvero come quello d’un potere civile, quando sfasciatosi questo, occorreva chi lo esercitasse con umana autorità; ovvero quando per esprimere il suo carattere sacro e il suo genio spirituale ornò di magnifici templi e di ricche vesti il suo culto; o per esercitare il suo ministero assicurò pane e decoro ai suoi ministri; o per dare impulso all’istruzione o all’assistenza del popolo fondò scuole e aperse ospedali; o ancora per immedesimarsi nella cultura di dati momenti storici parlò sovranamente il linguaggio dell’arte (Cfr. ad es. G. KURTH, Les origines de la civilisation moderne). I MEZZI ECONOMICI E I FINI Come si potrebbe, proprio ad onore dell’economia di povertà della Chiesa, facilmente dimostrare che le favolose ricchezze, che di tanto in tanto certa pubblica opinione le attribuisce, siano di ben diversa misura, spesso insufficienti ai bisogni modesti e legittimi della vita ordinaria, sia di tanti ecclesiastici e religiosi, sia di istituzioni benefiche e pastorali. Ma non vogliamo ora fare questa apologia. Accettiamo piuttosto l’istanza che gli uomini d’oggi, specialmente quelli che guardano la Chiesa dal di fuori, fanno affinché la Chiesa si manifesti quale dev’essere, non certo una potenza economica, non rivestita di apparenze agiate, non dedita a speculazioni finanziarie, non insensibile ai bisogni delle persone, delle categorie, delle nazioni nell’indigenza. Né vogliamo ora esplorare questo campo immenso del costume ecclesiale. Vi accenniamo appena, affinché sappiate che noi lo abbiamo presente e che già vi stiamo lavorando con graduali, ma non timide riforme. Noi notiamo con vigile attenzione come in un periodo come il nostro, tutto assorbito nella conquista, nel possesso, nel godimento dei beni economici, si avverta nella opinione pubblica, dentro e fuori della Chiesa, il desiderio, quasi il bisogno, di vedere la povertà del Vangelo e la si voglia ravvisare maggiormente là dove il Vangelo è predicato, è rappresentato; diciamo pure: nella Chiesa ufficiale, nella nostra stessa Sede Apostolica. Siamo consapevoli di questa esigenza, interna ed esterna, del nostro
ministero; e, con la grazia del Signore, come già molte cose sono state compiute
in ordine alle rinunce temporali e alle riforme dello stile ecclesiale, così
proseguiremo, col rispetto dovuto a legittime situazioni di fatto, ma con la
fiducia d’essere compresi e aiutati dal popolo fedele, nel nostro sforzo di
superare situazioni non conformi allo spirito e al bene della Chiesa autentica.
La necessità dei «mezzi» economici e materiali, con le conseguenze ch’essa
comporta: di cercarli, di richiederli, di amministrarli, non soverchi mai il
concetto dei «fini», a cui essi devono servire e di cui deve sentire il freno
del limite, la generosità dell’impiego, la spiritualità del significato. Cappellani dell’ONARMO Dobbiamo una parola di beneaugurante saluto e di paterno incoraggiamento ai
numerosi Sacerdoti, partecipanti alla VI1 settimana di studio sulla pastorale
nel mondo del lavoro, promossa dall’ONARMO. Sacerdoti di varie diocesi Salutiamo ora i vari gruppi di sacerdoti provenienti dalle diocesi di Genova,
di Milano, di Bologna, di Tortona, di Trento. Delegati del «Secours Catholique» Nous nous tournons maintenant avec joie vers les Délégués diocésains du Secours catholique français, qui entourent leur bien aimé et si dévoué Secrétaire général, notre et votre cher Monseigneur Jean Rodhain. Chers Fils et chères Filles, votre pèlerinage à Rome, sur la tombe du premier pape Saint Pierre et sur celle du diacre Saint Laurent, illustre à merveille votre inséparable fidélité au Saint-Siège et aux pauvres. Dans notre société, qui laisse subsister tant de détresses, vous représentez, à un titre particulier, l’œil vigilant, le cœur affectueux, la main diligente de l’Eglise: «La charité ne passe jamais» (1 Cor. 13, 8). Dans l’amour sans frontières du Christ, vous rassemblez donateurs et bénéficiaires, et vous favorisez la rencontre et l’action solidaire de tous ceux qui veulent marcher sur les traces du bon Samaritain en vivant une charité quotidienne, généreuse et efficiente. De tout cœur Nous vous disons notre vive gratitude pour ce témoignage vrai d’amour chrétien. Et en attendant d’avoir la joie d’accueillir l’an prochain le grand rassemblement que vous êtes venus préparer ici en précurseurs, Nous vous exprimons, avec notre satisfaction, nos paternels encouragements. Nous adressons aussi un salut spécial aux chers séminaristes de Dijon, à leur Supérieur, à leurs professeurs. Comme Nous Nous réjouissons, chers amis, de votre démarche filiale, de votre souci de prendre ici contact avec la longue histoire de l’Eglise et avec ceux qui, aujourd’hui, portent, avec Nous, la sollicitude de toutes les églises! Dans ces sentiments de communion confiante, vous chercherez à acquérir une connaissance approfondie du message du Christ dont vous serez, de façon spéciale, les hérauts, et à pénétrer dans son mystère dont vous deviendrez bientôt les dispensateurs. Un tel service requiert de vous, vous le savez, une consécration totale, mais vous vaut aussi la joie sans partage des amis du Christ. Qu’il vous guide sur le chemin où tant de saints prêtres nous ont précédés. En le lui demandant, Nous vous donnons de grand cœur, à tous, Notre affectueuse Bénédiction Apostolique. Nous saluons avec une particulière affection les 200 adolescentes du Mouvement «Generazione nuova», actuellement en Congrès international à Rocca di Papa. Chères jeunes, vous êtes venues d’Italie, de France, de Belgique, d’Angleterre et de Portugal. Nous savons votre commune volonté de prendre au sérieux votre vie chrétienne, et de servir l’Eglise de votre mieux dans le monde nouveau qui se construit. Merci du beau témoignage que vous donnez déjà à tous .., et merci des vœux de fête que vous etes venues Nous apporter aujourd’hui. De tout coeur Nous vous bénissons, Nous bénissons tous les jeunes de votre Mouvement, vos familles, vos pays. Il Nostro paterno saluto si rivolge anche ai ricoverati di un benemerito
Ospedale Provinciale dell’Aquila, accompagnati dal Comm. Pasquale Santucci,
Presidente della Amministrazione Provinciale, dai dirigenti, dai medici e dal
personale di assistenza. Vogliamo anche indirizzare una parola di saluto e di augurio ai dirigenti e
ai giovani atleti del «XII Torneo di Calcio Industria e Sport», organizzato
dalla Società Ottico-Meccanica Italiana. Ein Wort herzlicher Begrüssung richten Wir noch an die Teilnehmer eines Schulungskurses vom «Internationalen Zentrum Pius des Zwölften» in Rocca di Papa. In lobenswerter Weise bemühen Sie sich, die wertvollen Anregungen, die das Konzil gab, in der Heiligung Ihres christlichen Alltags zu verwirklichen. Setzen Sie sich auch in Zukunft mit Nachdruck dafür ein, dass die Konzilsdokumente, diese unerschöpfliche Quelle tiefer religiöser Gedanken, aufmerksam gelesen und ihr Inhalt immer mehr bekannt werde.
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