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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 24 giugno 1970

 

Il richiamo del Concilio alla virtù personale ed ecclesiale della povertà

Il nostro studio su lo spirito del Concilio, quello spirito che deve formare in noi una nuova ed autentica mentalità cristiana e deve esprimersi in un nuovo stile di vita ecclesiale, ci porta facilmente al tema della povertà.
Se ne è parlato molto. Aprì il discorso il Nostro venerato Predecessore Papa Giovanni XXIII con il radiomessaggio ai cattolici di tutto il mondo, un mese prima del Concilio, accennando, fino d’allora, ai problemi che la Chiesa trova davanti a sé, dentro e fuori dell’ambito suo, e affermando che «la Chiesa si presenta qual è, e vuole essere, come la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei Poveri» (A.A.S. 54 (1962), p. 682). Questa parola ebbe un’eco immensa. Era essa stessa eco d’una parola biblica, venuta da lontano, dal Profeta Isaia (Cfr. Is. 58, 6; 61, 1 ss.) e fatta propria da Gesù, nella sinagoga di Nazareth: «Io sono mandato per annunciare ai Poveri la buona novella» (Cfr. Luc. 4, 18). Tutti sappiamo quale importanza abbia in tutto il Vangelo il tema della povertà: a cominciare dal sermone delle beatitudini, nel quale i «Poveri di spirito» hanno il primo posto, non solo nel sermone, ma nel Regno dei cieli, per continuare nelle pagine dove gli umili, i piccoli, i sofferenti, i bisognosi sono magnificati come i cittadini preferiti del medesimo regno dei cieli (Matth. 18, 3) e come i rappresentanti viventi di Cristo stesso (Matth. 25, 40). L’esempio poi, e soprattutto, di Cristo è la grande apologia della povertà evangelica (Cfr. 2 Cor. 8, 9; S. AUG., Sermo 14; PL 38, 115). Sappiamo; e faremo bene a ricordarlo, proprio in omaggio a quella autenticità cristiana, che, auspice il Concilio, conforme aI genio spirituale del nostro tempo, noi tutti andiamo cercando.

PRINCIPIO TEOLOGICO E MORALE

Il tema è molto vasto; e Noi non pretendiamo affatto darvi qui svolgimento; solo lo ricordiamo, per la sua importanza teologica: la povertà evangelica comporta infatti una rettifica del nostro rapporto religioso, con Dio e con Cristo, a causa dell’esigenza primaria che questo rapporto afferma dei beni dello spirito nella classifica dei valori degni d’essere prefissi alla nostra esistenza, alla nostra ricerca e al nostro amore: «Cercate come prima cosa il regno di Dio» (Matth. 6, 33); e che svaluta - ecco la povertà! - nella graduatoria di stima verso i beni temporali, la ricchezza, la felicità presente, al confronto con il sommo Bene, che è Dio, e con il suo possesso, che è la nostra eterna felicità. L’umiltà dello spirito (S. AUG., Enarr. in Ps. 73; PL 36, 943) e la temperanza, e sovente il distacco, sia nel possesso, che nell’uso dei beni economici, costituiscono i due caratteri della povertà, che il Maestro divino ci ha insegnata con la sua dottrina e ancor più, come dicevamo, col suo esempio: Egli si è rivelato, socialmente, nella povertà.
Come subito si vede, questo principio teologico, su cui si fonda la povertà cristiana, diventa un principio morale, informatore dell’ascetica cristiana: la povertà, vista nell’uomo, è, più che un dato di fatto, il risultato volontario d’una preferenza d’amore, scelta per Cristo e per il suo regno, con rinuncia, ch’è una liberazione, alla cupidigia della ricchezza, la quale comporta una serie di cure temporali e di vincoli terreni, occupando con prepotenza grande spazio nel cuore. Ricordiamo l’episodio evangelico del giovane ricco, il quale, posto nell’alternativa della sequela di Cristo, e dell’abbandono delle proprie ricchezze, preferisce queste a quella, mentre il Signore «lo guarda e lo ama» (Marc. 10, 21), e lo vede andarsene tristemente.

Ma il Concilio ci ha richiamato, ancor più che alla virtù personale della povertà, alla ricerca e alla pratica d’un’altra povertà, quella ecclesiale, quella che dev’essere praticata dalla Chiesa in quanto tale, come collettività riunita nel nome di Cristo.
Vi è in una pagina del Concilio una parola grande a questo proposito; la citiamo anche tra le molte altre, che incontriamo su questo tema nei documenti conciliari; essa dice: «Lo spirito di povertà e di amore è infatti la gloria e la testimonianza della Chiesa di Cristo» (Gaudium et spes, 88). Essa è una parola luminosa e vigorosa, che esce da una coscienza ecclesiale in pieno risveglio, avida di verità e di autenticità, e desiderosa di affrancarsi da costumanze storiche, che ora si dimostrassero difformi dal suo genio evangelico e dalla sua missione apostolica. Un esame critico, storico e morale, s’impone per dare alla Chiesa il suo volto genuino e moderno, in cui la presente generazione desidera riconoscere quello di Cristo.
Chi ha parlato a questo proposito si è particolarmente soffermato sopra questa funzione della povertà ecclesiale, quella cioè di documentare la giusta visibilità della Chiesa (Cfr. CONGAR, Pour une Eglise servante et pauvre, p. 107). Così parlò specialmente il Card. Lercaro, alla fine della prima sessione del Concilio (6 dicembre 1962), insistendo su l’«aspetto», che la Chiesa oggi deve mostrare, agli uomini del nostro tempo in modo particolare, l’aspetto col quale si è rivelato il mistero di Cristo: l’aspetto morale della povertà, e l’aspetto sociologico della sua estrazione preferenziale fra i Poveri.

ESPERIENZE STORICHE

Tutti vediamo quale forza riformatrice abbia l’esaltazione di questo principio: la Chiesa dev’essere povera; non solo; la Chiesa deve apparire povera. Forse non tutti vedono quali giustificazioni possono darsi di aspetti diversi assunti storicamente dalla Chiesa nel corso della sua vita secolare e al contatto con particolari condizioni della civiltà; quando, ad esempio, l’aspetto della Chiesa apparve come quello d’una grande proprietaria terriera, essendo lei impegnata a rieducare le popolazioni al lavoro dei campi; ovvero come quello d’un potere civile, quando sfasciatosi questo, occorreva chi lo esercitasse con umana autorità; ovvero quando per esprimere il suo carattere sacro e il suo genio spirituale ornò di magnifici templi e di ricche vesti il suo culto; o per esercitare il suo ministero assicurò pane e decoro ai suoi ministri; o per dare impulso all’istruzione o all’assistenza del popolo fondò scuole e aperse ospedali; o ancora per immedesimarsi nella cultura di dati momenti storici parlò sovranamente il linguaggio dell’arte (Cfr. ad es. G. KURTH, Les origines de la civilisation moderne).

I MEZZI ECONOMICI E I FINI

Come si potrebbe, proprio ad onore dell’economia di povertà della Chiesa, facilmente dimostrare che le favolose ricchezze, che di tanto in tanto certa pubblica opinione le attribuisce, siano di ben diversa misura, spesso insufficienti ai bisogni modesti e legittimi della vita ordinaria, sia di tanti ecclesiastici e religiosi, sia di istituzioni benefiche e pastorali. Ma non vogliamo ora fare questa apologia. Accettiamo piuttosto l’istanza che gli uomini d’oggi, specialmente quelli che guardano la Chiesa dal di fuori, fanno affinché la Chiesa si manifesti quale dev’essere, non certo una potenza economica, non rivestita di apparenze agiate, non dedita a speculazioni finanziarie, non insensibile ai bisogni delle persone, delle categorie, delle nazioni nell’indigenza. Né vogliamo ora esplorare questo campo immenso del costume ecclesiale. Vi accenniamo appena, affinché sappiate che noi lo abbiamo presente e che già vi stiamo lavorando con graduali, ma non timide riforme. Noi notiamo con vigile attenzione come in un periodo come il nostro, tutto assorbito nella conquista, nel possesso, nel godimento dei beni economici, si avverta nella opinione pubblica, dentro e fuori della Chiesa, il desiderio, quasi il bisogno, di vedere la povertà del Vangelo e la si voglia ravvisare maggiormente là dove il Vangelo è predicato, è rappresentato; diciamo pure: nella Chiesa ufficiale, nella nostra stessa Sede Apostolica.

Siamo consapevoli di questa esigenza, interna ed esterna, del nostro ministero; e, con la grazia del Signore, come già molte cose sono state compiute in ordine alle rinunce temporali e alle riforme dello stile ecclesiale, così proseguiremo, col rispetto dovuto a legittime situazioni di fatto, ma con la fiducia d’essere compresi e aiutati dal popolo fedele, nel nostro sforzo di superare situazioni non conformi allo spirito e al bene della Chiesa autentica. La necessità dei «mezzi» economici e materiali, con le conseguenze ch’essa comporta: di cercarli, di richiederli, di amministrarli, non soverchi mai il concetto dei «fini», a cui essi devono servire e di cui deve sentire il freno del limite, la generosità dell’impiego, la spiritualità del significato.
E alla scuola del divino Maestro ricorderemo tutti di amare simultaneamente la povertà ed i Poveri; la prima per farne austera norma di vita cristiana, i secondi per farne oggetto di particolare interesse, siano essi persone, classi, nazioni bisognose di amore e di aiuto. Anche di questo ci ha parlato il Concilio. Abbiamo cercato e cercheremo di ascoltarne la voce.
Ma il discorso su la Chiesa dei Poveri dovrà continuare; per noi e per voi tutti, con la grazia del Signore. E con la Nostra Apostolica Benedizione.

Cappellani dell’ONARMO

Dobbiamo una parola di beneaugurante saluto e di paterno incoraggiamento ai numerosi Sacerdoti, partecipanti alla VI1 settimana di studio sulla pastorale nel mondo del lavoro, promossa dall’ONARMO.
Bravi e generosi Cappellani del lavoro! Voi portate nel compimento del mandato, affidatovi dai rispettivi Vescovi, la testimonianza vissuta dell’interesse sincero che la Chiesa nutre per le categorie lavoratrici.
Continuate con fermezza e fiducia, pur in mezzo alle immancabili difficoltà, a compiere il vostro zelante ministero, dedicando ad esso . le cure più vigili e generose, e promuovendone un sempre più efficiente inserimento organico nei programmi pastorali della Comunità ecclesiale.
L’approfondimento del tema proposto alla vostra riflessione in questa settimana di studio: «l’apostolato sacerdotale nel mondo del lavoro, nel quadro della pastorale d’insieme della Chiesa locale», come apre vaste prospettive di coordinata attività, così possa stimolare il vostro impegno a seguire fedelmente l’orientamento e le direttive dei Sacri Pastori, con rispettoso amore, con devota obbedienza e con volonterosa collaborazione.
Noi auguriamo alla vostra fatica il più fruttuoso e consolante successo, vi accompagniamo con le Nostre preghiere e di cuore vi benediciamo.

Sacerdoti di varie diocesi

Salutiamo ora i vari gruppi di sacerdoti provenienti dalle diocesi di Genova, di Milano, di Bologna, di Tortona, di Trento.
Diletti figli sacerdoti! Sappiamo che alcuni di voi sono sacerdoti novelli, altri celebrano il decennale della loro ordinazione, altri ancora il 25°: sono circostanze, queste, piene di significato, che invitano ognuno di noi a riflettere sulla grandezza della vostra dignità di «ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio» (1 Cor. 4, 1), e sulle responsabilità che ne conseguono. Sappiamo anche che avete voluto celebrare queste date vicini al Vicario di Cristo, animati dal comune intento di protestargli la vostra filiale devozione. Vi ringraziamo di cuore per il delicato pensiero, che conferma in noi la convinzione che il Signore vi guarda con specialissimo amore. Vi diremo adunque: siate fedeli alla chiamata del Signore, siate generosi, siate fiduciosi nel vostro sacerdozio, senza mai assimilarvi al mondo, ma al mondo dedicando il vostro servizio pastorale, senza indulgere al suo spirito, ma sempre mantenendo intatta la vostra personalità e individualità sacerdotale e lasciandovi sempre dirigere, come figli di Dio, dallo Spirito di Dio: «Quicumque enim Spiritu Dei aguntur, ii sunt filii Dei» (Rom. 8, 14).
Noi vi saremo vicini con la Nostra preghiera, e mentre vi ringraziamo del dono che avete fatto di voi stessi alla Chiesa, vi impartiamo di cuore 1’Apostolica Benedizione.

Delegati del «Secours Catholique»

Nous nous tournons maintenant avec joie vers les Délégués diocésains du Secours catholique français, qui entourent leur bien aimé et si dévoué Secrétaire général, notre et votre cher Monseigneur Jean Rodhain. Chers Fils et chères Filles, votre pèlerinage à Rome, sur la tombe du premier pape Saint Pierre et sur celle du diacre Saint Laurent, illustre à merveille votre inséparable fidélité au Saint-Siège et aux pauvres. Dans notre société, qui laisse subsister tant de détresses, vous représentez, à un titre particulier, l’œil vigilant, le cœur affectueux, la main diligente de l’Eglise: «La charité ne passe jamais» (1 Cor. 13, 8). Dans l’amour sans frontières du Christ, vous rassemblez donateurs et bénéficiaires, et vous favorisez la rencontre et l’action solidaire de tous ceux qui veulent marcher sur les traces du bon Samaritain en vivant une charité quotidienne, généreuse et efficiente. De tout cœur Nous vous disons notre vive gratitude pour ce témoignage vrai d’amour chrétien. Et en attendant d’avoir la joie d’accueillir l’an prochain le grand rassemblement que vous êtes venus préparer ici en précurseurs, Nous vous exprimons, avec notre satisfaction, nos paternels encouragements.

Nous adressons aussi un salut spécial aux chers séminaristes de Dijon, à leur Supérieur, à leurs professeurs. Comme Nous Nous réjouissons, chers amis, de votre démarche filiale, de votre souci de prendre ici contact avec la longue histoire de l’Eglise et avec ceux qui, aujourd’hui, portent, avec Nous, la sollicitude de toutes les églises! Dans ces sentiments de communion confiante, vous chercherez à acquérir une connaissance approfondie du message du Christ dont vous serez, de façon spéciale, les hérauts, et à pénétrer dans son mystère dont vous deviendrez bientôt les dispensateurs. Un tel service requiert de vous, vous le savez, une consécration totale, mais vous vaut aussi la joie sans partage des amis du Christ. Qu’il vous guide sur le chemin où tant de saints prêtres nous ont précédés. En le lui demandant, Nous vous donnons de grand cœur, à tous, Notre affectueuse Bénédiction Apostolique.

Nous saluons avec une particulière affection les 200 adolescentes du Mouvement «Generazione nuova», actuellement en Congrès international à Rocca di Papa. Chères jeunes, vous êtes venues d’Italie, de France, de Belgique, d’Angleterre et de Portugal. Nous savons votre commune volonté de prendre au sérieux votre vie chrétienne, et de servir l’Eglise de votre mieux dans le monde nouveau qui se construit. Merci du beau témoignage que vous donnez déjà à tous .., et merci des vœux de fête que vous etes venues Nous apporter aujourd’hui. De tout coeur Nous vous bénissons, Nous bénissons tous les jeunes de votre Mouvement, vos familles, vos pays.

Il Nostro paterno saluto si rivolge anche ai ricoverati di un benemerito Ospedale Provinciale dell’Aquila, accompagnati dal Comm. Pasquale Santucci, Presidente della Amministrazione Provinciale, dai dirigenti, dai medici e dal personale di assistenza.
Vogliamo augurarvi, carissimi figli, che possiate presto ritornare, ristabiliti e rinfrancati nel corpo e nello spirito, alla serenità delle vostre famiglie. A questo fine invochiamo sulle vostre persone, sui vostri cari, e su quanti hanno cura di voi, copiosi favori celesti, in pegno dei quali impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Vogliamo anche indirizzare una parola di saluto e di augurio ai dirigenti e ai giovani atleti del «XII Torneo di Calcio Industria e Sport», organizzato dalla Società Ottico-Meccanica Italiana.
L’attività sportiva, alla quale dedicate con impegno il vostro tempo libero, sia per voi, carissimi figli, autentica palestra di sano e generoso agonismo, e di fraterna lealtà: giovi pertanto alla vostra formazione umana, al perfezionamento morale e all’equilibrio del vostro spirito (Cfr. Gaudium et spes, 61).
Con questi voti, volentieri impartiamo a voi, ai vostri dirigenti e a tutte le persone care 1’Apostolica Benedizione.

Ein Wort herzlicher Begrüssung richten Wir noch an die Teilnehmer eines Schulungskurses vom «Internationalen Zentrum Pius des Zwölften» in Rocca di Papa. In lobenswerter Weise bemühen Sie sich, die wertvollen Anregungen, die das Konzil gab, in der Heiligung Ihres christlichen Alltags zu verwirklichen. Setzen Sie sich auch in Zukunft mit Nachdruck dafür ein, dass die Konzilsdokumente, diese unerschöpfliche Quelle tiefer religiöser Gedanken, aufmerksam gelesen und ihr Inhalt immer mehr bekannt werde.

                       

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