![]() |
![]() |
|
|
PAOLO VI UDIENZA GENERALE Mercoledì, 7 ottobre 1970
Su ogni critica corrosiva si affermi l'ordine morale cristiano Una delle questioni fondamentali che investono tutta la vita umana,
specialmente ai nostri giorni, è quella che riguarda i principi dell’azione, i
criteri dell’ordine morale, la norma del fare; e la questione è così radicale
che nella discussione problematica vi sono molti i quali si chiedono: esiste un
ordine, una norma, una legge, che presiede, che prestabilisce, che obbliga
l’uomo ad agire in una data maniera? L’uomo non è libero? La domanda diventa
così incalzante e semplicista, che sembra equivalere a quest’altra:
l’indifferenza morale, cioè l’anarchia non è, alla fine, la sua «legge»? Questa
e simili domande non se le pone soltanto il pensatore, che a furia di critica
corrosiva, rinnegate le ragioni assolute del pensiero e dell’essere, è riuscito
a demolire le basi d’ogni obbligazione morale, e ad abolire ogni così detta
«repressione», accordando al suo alunno la licenza di tutto fare e di nulla
fare, di vivere nella piena spontaneità degli istinti, se le pone intuitivamente
non piccola parte della nuova generazione, e praticamente vi dà subito soluzione
e applicazione con abituali atteggiamenti di contestazione, di ribellione, di
rivoluzione, e con un’unica tendenza: cambiare, senza rendersi chiaramente conto
né come, né perché. Per poi: godere. GLI INSEGNAMENTI DEL CONCILIO Il Concilio, - perché ancora noi ci riferiamo a questo grande insegnamento,
che la Chiesa ha provvidenzialmente esposto al nostro tempo -, ci richiama a
questa restaurazione dell’operare umano: l’ordine morale cristiano (Cfr.
Inter mirifica, 6;
Gaudium et spes, 87; ecc.). TENDENZE ALLA SEMPLIFICAZIONE E dobbiamo riflettere perché in questo campo della morale, sia teorico che pratico, vige una tendenza generale: semplificare. Si potrebbero studiare i vari aspetti di questa semplificazione, i quali spesso si risolvono in mutilazioni dell’ordine morale, contrariamente all’antico e saggio adagio: bonum ex integra causa, il bene risulta dall’integrità delle sue componenti. Una semplificazione assai di moda, ad esempio, è quella che riguarda la legge morale, quella positiva dapprima e poi quella naturale. Vi è chi contesta perfino l’esistenza d’una legge naturale, stabile e obiettiva. La liceità progressiva trionfa. Dovremo esaminare se sia giustificata da ragionevoli aperture all’indole moderna questa liceità; se non contraddica a norme intangibili; se produca effetti buoni: «dai frutti conoscerete», insegna Gesù (Matth. 7, 20); se cioè non cancelli la nozione del bene e del male; e se non tolga alla personalità umana il vigore del dominio di sé, del rispetto agli altri, della misura dovuta alla convivenza sociale; e poi se non dimentichi un criterio fondamentale del progresso, il quale non consiste sempre nell’abolizione delle norme operative, ma piuttosto nella scoperta di nuove norme, dalla cui osservanza deriva un vero progresso, una perfezione umana, come sono le norme che favoriscono la giustizia sociale, o quelle che impediscono certe degenerazioni morali, come la guerra, la poligamia, la violazione della parola data o dei trattati, ecc. La liceità può degradarsi in licenza. IL PRECETTO PIÙ ALTO Altra semplificazione è quella che sostiene doversi trarre la regola
dell’agire solo dalla situazione. Ne avrete sentito parlare. Le circostanze,
cioè la situazione, sono certamente un elemento che pone condizioni all’atto
umano; ma questo non può prescindere da norme morali superiori e obiettive che
la situazione dice se e come siano applicabili nel caso concreto. Limitare il
giudizio direttivo dell’agire alla situazione può significare la giustificazione
dell’opportunismo, dell’incoerenza, della viltà; addio carattere, addio eroismo,
addio, alla fine, vera legge morale. L’esistenza dell’uomo non può dimenticare
la sua essenza (Cfr. l’istruzione del S. Offizio del 2 febbraio 1956, A.A.S.,
XLVIII (1956), pp. 144-145; Allocuzione di Pio XII, 18 aprile 1952, Discorsi,
XIV, p. 69 ss.). Senza dire che la coscienza, a cui la morale della situazione
si rifà, la coscienza, da sola, non illuminata da principi trascendenti e
guidata da un magistero competente, non può essere arbitra infallibile della
moralità dell’azione; è un occhio che ha bisogno di luce. Gli sposi novelli Vi rivolgiamo un particolare saluto, un particolare augurio, sempre pensando alla vostra vita di sposi novelli - ne abbiamo ogni settimana una bella schiera - che ci fa tanto meditare sul mistero della vostra vita, quando riflettiamo alle parole che il Signore ha detto: che sono congiunti da Dio. Voi pensate che siano soltanto le cause naturali, l’amore, i casi della vita che portano a fondare una famiglia, codesta unione, ed ecco che il Signore ci ha messo la mano, perché dice: «Ciò che Dio ha congiunto l’uomo non deve separare». Abbiate, figli carissimi, il senso, direi, di questo mistero, di questa unità misteriosa tenuta insieme da Dio, che vi rende - sarebbe qui da fare una lunga spiegazione – complemento l’uno dell’altro, complementari. L’unità è formata da due coefficienti, marito e moglie, i quali si integrano a vicenda e formano quell’unità che è il matrimonio cristiano ed è la famiglia cristiana. E che questa unità sia salda nell’amore, sia salda nella promessa, sia salda nella fedeltà, sia salda nelle sue stesse difficoltà, nelle virtù che essa esige, e possiate quindi portare proprio sempre nella vostra casa questa presenza divina che vi fa uniti, vi fa felici, vi fa buoni, vi fa cristiani e vi fa degni della sua - e Noi ne vogliamo essere interpreti - della sua Benedizione. I Procuratori della Compagnia di Gesù Nous voulons maintenant adresser un mot particulier aux représentants élus
des provinces de la Compagnie de Jésus réunis autour de leur Général, le cher et
venereux Père Pedro Arrupe, en Congrégation des procureurs. Dans une étroite unité d’intention à travers la variété des situations et des
engagements apostoliques, que resplendisse toujours aux yeux des hommes et
devant 1’Eglise le témoignage de votre foi profonde au Christ vivant. Comme
saint Ignace sut hier trouver avec audace le chemin des intelligences et des
coeurs de ses contemporains pour les conduire vers le Seigneur, il vous
appartient aujourd’hui, dans la fidélité profonde à ses intuitions spirituelles,
de répondre aux appels qui vous parviennent du successeur de Pierre et de ses
frères dans l’épiscopat, pour planter l’Eglise au coeur du monde, au sein des
cultures, dans le tourbillon des villes, le fracas des usines et le
bouillonnement des universités, «comme un signe dressé au milieu des nations» (Cfr.
Is. 11, 12). A special greeting from us is deserved by the large group of operating room
nurses from the United States. We extend a heartfelt welcome to the pilgrims from South Africa who are visiting places made holy by the presence of Christ in his mortal life and by the apostles sent by him to proclaim his message of salvation. May your pilgrimage serve to bring you ever closer to him and strengthen your desire to carry out his will. Our prayers go with you on your journey and in your lives. Ein Wort herzlicher Begrüssung möchten Wir noch an die anweseden zahlreichen
deutschen Pilger aus den Diözesen Münster, Hildesheim, Aachen, Essen, Trier,
Mainz, Speyer, Fulda und Limburg richten. Nos complacemos en daros Nuestra paternal bienvenida, amadísimos peregrinos
españoles que os dedicáis a actividades educativas y recreativas.
|
|