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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 14 ottobre 1970
Solidarietà e preghiera per le Missioni Cattoliche
La «Giornata missionaria» che sarà celebrata domenica prossima, 18 ottobre,
richiama il nostro pensiero a questo grande tema delle Missioni Cattoliche.
Di Missioni si parla molto, e un po’ dappertutto; pare un tema esaurito,
riservato ormai alla propaganda oratoria e convenzionale. Noi non siamo di
questo parere. Il fatto missionario ci appare sempre così profondo nella
dottrina, che esso suppone e che esso attualizza; così complesso nelle forme, in
cui si viene esplicando; così drammatico nell’attività, ch’esso inventa e
reclama; così grande per le virtù cristiane ed umane, di cui si alimenta; così
vasto per le dimensioni geografiche ed etniche, verso le quali è diretto; così
moderno per i problemi umani, nei quali esso si innesta; così evangelico per la
presenza di Cristo, di cui ci dà la misteriosa e concreta visione; così nostro,
per la responsabilità con cui esso investe ciascuno di noi (Cfr.
Lumen gentium, 17) e la Chiesa intera (Ibid., 1 e 5), che a noi
sembra, il fatto missionario, tema d’inesauribile studio e di sempre incompleta
promozione. Per queste, ed altre ragioni, ne facciamo con voi breve parola.
IL DECRETO CONCILIARE «AD GENTES»
Ci limiteremo a presentarvi due domande. La prima: che cosa sapete voi delle
Missioni cattoliche? Questa domanda si ramifica in molte altre questioni, le
quali non sono superflue, né indiscrete, ma intendono onorare la vostra
coscienza e la vostra formazione ecclesiale. Per esempio: avete mai letto e
considerato il Decreto conciliare sull’attività missionaria, intitolato Ad
gentes? È un grande documento, che riassume la dottrina e l’esperienza del
passato, e che apre grandi visioni sopra uno dei caratteri essenziali della
Chiesa. «Durante il Concilio, scrive un insigne missionario vivente, che fu
impegnato nella redazione del Decreto, in un’esperienza vissuta, la Chiesa si è
scoperta missionaria, come non mai ancora ella l’aveva fatto» (P. SCHUTTE).
Il che comporta risalire dalla conoscenza empirica, episodica, geografica e
sociologica delle Missioni, conoscenza di cui tutti abbiamo qualche frammento,
non foss’altro per le immagini e le avventure, che tante belle riviste
missionarie continuamente presentano al nostro sguardo curioso e al nostro
facile interesse, ad una conoscenza d’insieme, alla visione panoramica sia della
storia della Chiesa, sia della sua natura, dove l’attività missionaria ci appare
come una ragion d’essere, uno scopo della Chiesa stessa; «è, dice il Concilio,
il dovere più alto e più sacro della Chiesa» (Ad
gentes, 29).
E questo perché? L’indagine adesso varca le soglie del mistero, e va a
rintracciare l’origine delle Missioni nel disegno di Dio (1 Cor. 2, 7;
Eph. 3, 9; Rom. 16, 25), attuato da Cristo, per la salvezza
dell’umanità: Cristo, Figlio di Dio, è stato mandato dal Padre «a portare la
buona novella» (Luc. 4, 18); Cristo è il primo e vero missionario, il
messaggero e il mediatore del nuovo e soprannaturale rapporto degli uomini col
Padre; Egli «è venuto a cercare e a salvare quello che era perduto» (Luc.
1 9 , 10). Venne come uomo, visibile, nella nostra terra e nella nostra storia.
E dopo di Lui e da Lui un’altra divina missione è seguita, invisibile questa di
per sé, interiore, nel cuore degli uomini, quella dello Spirito Santo, che già
aveva «parlato per mezzo dei Profeti», e che doveva animare tutto il Corpo
mistico di Cristo. Il mistero della Santissima Trinità, svelato a noi da queste
missioni divine, è perciò alla sorgente dell’economia missionaria della nostra
salvezza. È lo Spirito Santo che suscita l’apostolato, altra missione,
istituzione esteriore questa, ministeriale, collegata con la designazione degli
Apostoli e con la Pentecoste; missione destinata ad essere il canale
distributore, nel tempo e nel mondo, della fede e della grazia, e a fungere da
strumento edificatore della Chiesa (Io. 20, 21; Gal. 4, 4; 4, 6;
cfr. CONGAR, Esquisse du mystère de l’Eglise, Cerf 1953, p. 129 ss.; e il
vol. Ecclesia Spiritu Sancta edocta, «Mélanges théol.» , hommage à Mgr
Philips; Gembloux, Belgique 1970).
Vedete quale origine hanno le missioni! Origine divina, evangelica,
apostolica, teologica (Ad gentes, 2-3), che si irradia sul mondo con due
grandi idee: l’universalità della rivelazione, della redenzione, della Chiesa,
non indarno chiamata cattolica, cioè universale (Marc. 16, 16; Io. 3, 18;
Act. 16, 30-31); e la necessità della salvezza mediante Cristo (Marc.
16, 16; Io. 3, 18; Act. 16, 30-31). Le missioni sono l’epifania della
fede e della carità, operata dal ministero della Chiesa. Ministero estremamente
vincolato alla sua originaria ed autorizzata autenticità; ma altresì ministero
libero, nella sua scelta e nel suo svolgimento apostolico. E quest’ultimo
aspetto, quello della sua libera opzione, quello della dipendenza dalla
collaborazione umana, ci interessa direttamente; riguarda la storia umana
dell’evangelizzazione, documenta le sue audacie e le sue lentezze, riguarda la
sua efficienza e la sua debolezza, descrive le sue avventure, le sue imprese, le
sue sofferenze, ci presenta i suoi personaggi: sono i Missionari, gli eroi del
Vangelo, i predicatori, i martiri, i santi per l’espansione dell’economia della
salvezza, i testimoni della Chiesa come sacramento della salvezza, gli operai
del primo impianto della Chiesa e del suo primo sviluppo, gli araldi delle
civiltà cristiane, i profeti dei supremi destini umani.
UNIVERSALITÀ DELLA RIVELAZIONE
Noi crediamo che una delle ragioni, per cui il nostro popolo sente ed ama la
causa delle missioni, sia proprio questa: esso intuisce che ivi è il Vangelo
nascente negli uomini, ivi è Cristo vivo, ivi è la Chiesa nel suo atteggiamento
più genuino e più generoso. Si potrebbe pensare che le missioni piacciono al
popolo di antica tradizione cristiana per i loro aspetti esotici, per le loro
storie avventurose, per i loro paesaggi sconosciuti; in una parola, per la loro
fenomenologia, impressionante la fantasia, la curiosità, il sentimento. Ma
questa figurazione attraente e divertente non ferma a sé lo sguardo, ma subito
lo introduce nell’intelligenza della realtà missionaria: una realtà sublime per
l’annuncio cristiano che da essa traspare, e per il sacrificio umano ch’essa
rende evidente.
PER UNA UMANITÀ PIÙ FRATERNA
Le conoscete, domandavamo, le missioni? Forse (non è vero?) meritano
d’essere conosciute di più! Non foss’altro, esse rappresentano uno degli sforzi
più grandi, più perseveranti, più interessanti, più liberi e gratuiti per fare
degli uomini dispersi, divisi, o fondati su civiltà temporali, un’umanità più
vera, pi6 fraterna, cristiana e tesa verso speranze che vanno oltre il tempo.
Bisogna conoscerle meglio le missioni! E abbiamo un’altra domanda da porvi,
figli e fratelli carissimi: che cosa fate voi per le missioni cattoliche? per
questa colossale e inerme impresa dell’offerta di Cristo al mondo, che ancora
non lo conosce? per questa eroica tensione della Chiesa portatrice in tutta la
terra della fede e della pace? non siamo tutti corresponsabili della diffusione
del Vangelo in mezzo a tutti gli uomini? non vediamo noi chi sono questi
missionari e queste missionarie, a noi fratelli e sorelle, che dànno senza
risparmio la loro vita per puro amore a Cristo e a popoli lontani e sconosciuti?
saremo indifferenti dinanzi a questi esempi paradossali? rimarremo spettatori
divertiti ed egoisti davanti a tale spettacolo di sovrumano realismo e
d’incomparabile importanza, quando tanta gente «fa il tifo» per ben altre cause,
buone forse e interessanti, ma non certo come questa meritevoli di umana e
cristiana passione?
Risposta: procuriamo di sentirci solidali con la causa delle missioni: è la
causa del Vangelo, è la causa della salvezza facile e sicura d’innumerevoli
uomini, è la causa della promozione dei diritti dell’uomo e della vera
civilizzazione, temporale e morale, è la causa della nostra stessa coscienza
cristiana; questo in primo luogo dobbiamo fare. I missionari non devono sentirsi
soli e abbandonati dalla carità dei fratelli insediati nel normale possesso
della vita religiosa e civile. Questo per primo. Il resto viene da sé:
preghiera, imitazione, obolo. E con questi sentimenti nel cuore, da questo
punto centrale della Chiesa terrestre, la tomba dell’Apostolo Pietro, mandiamo
un pensiero fraterno a tutti i valorosi missionari e missionarie, a tutti i
catechisti, a tutte le comunità cattoliche della Chiesa nascente, un affettuoso
saluto. Noi lo accompagniamo per voi e per loro con la Nostra Benedizione
Apostolica.
Gli addetti al Culto
Abbiamo qui gli addetti al Culto, d’Italia, che celebrano il loro A primo
Congresso Nazionale. Noi vogliamo anzitutto ringraziarvi, diletti figli,
della vostra presenza, e con voi ringraziamo particolarmente il degnissimo
Vescovo di Treviso Sua Eccellenza Mons. Mistrorigo che presiede al vostro
Congresso. Conosciamo lo spirito, col quale compite le vostre incombenze, umili
ma tanto preziose davanti al Signore, nella cui Casa svolgete il quotidiano
lavoro. E ci è caro profittare di questo incontro per dirvi tutta la nostra
stima e il nostro incoraggiamento. Voi siete di insostituibile aiuto ai
sacerdoti; e ci fa piacere vedervi desiderosi di una qualificazione sempre più
cosciente e aggiornata della vostra missione. Perché di vera missione si tratta.
Infatti, oltre al dovere di custodire con diligenza le vostre chiese, affinché
tutto vi sia ordinato, pulito, nitido di arcana bellezza, oltre essere i custodi
gelosi degli arredi e delle opere d’arte, che in esse si conservano, voi siete
per definizione «gli addetti al culto», cioè direttamente impegnati nel settore
sacro e nel servizio liturgico. Questo richiede oggi da ciascuno di voi il
proprio contributo per rispondere generosamente alla volontà della Chiesa che ha
preparato, promosso e voluto la riforma liturgica. Voi conoscete molto bene
quanto si sta compiendo in tutto il mondo per rendere più consona con le
esigenze spirituali dei nostri tempi la vita della Chiesa, che nella liturgia
trova una delle sue più frequenti e immediate espressioni.
Ora, anche a voi spetta il compito di dare tutta la vostra opera affinché
questo sforzo trovi piena attuazione nelle vostre chiese, nelle vostre
parrocchie. Sia perché voi siete sempre al fianco del sacerdote, quando celebra
la santa Messa, compie le altre funzioni e amministra i Sacramenti; sia perché
siete davanti alla santa assemblea, al popolo di Dio, in attesa e in preghiera;
trovandovi sempre, delicatamente attenti e premurosi, prima dell’azione sacra,
per preparare degnamente il rito, e dopo di essa, per riassestare
convenientemente il luogo sacro. Tutto questo importa da parte vostra due
cose: primo che siate perfettamente consapevoli delle norme che regolano la
liturgia rinnovata, e soprattutto dello spirito che la anima. Siate avidi di
seguire sui periodici, che sono scritti per voi e anche su altre pubblicazioni,
quanto può essere di utile sussidio alla vostra cultura liturgica e
professionale.
Noi vogliamo anche lodare e incoraggiare largamente le iniziative che tendono
a riunire periodicamente in sede diocesana o interparrocchiale gli addetti al
culto in giornate di studio, in convegni, in ritiri spirituali. Sono mezzi
indispensabili per la mutua intesa, per la collaborazione e per la formazione,
che devono tener alto il livello spirituale del vostro «servizio». In
secondo luogo la vostra presenza, nel luogo sacro davanti ai fedeli, richiede
che la vostra condotta sia sempre irreprensibile, la vostra vita cristiana
sempre esemplare, la vostra fede, il vostro comportamento e atteggiamento siano
in tutto degni del ministero sacro che compite. In tal modo, più di ogni
altro, voi potete «edificare la Chiesa di Dio», cioè la comunità dei fedeli, che
dalla vostra pietà, dal vostro zelo, dall’amore che saprete mostrare e ispirare
alla casa del Signore, prenderanno norma di edificazione, di elevazione e di
pietà. Vedete dunque come il vostro ufficio sia ricco per la Chiesa di promesse
e di speranze, e per voi di onore e di soprannaturale dedizione, a cui il
Signore non lascerà certo mancare la sua larga ricompensa. Sappiate the, per
tutti questi motivi il Papa vi segue, vi incoraggia, vi predilige, ripone in voi
tanta fiducia. E di gran cuore vi benedice.
Gruppo della Televisione Australiana
We know that there are present here today representatives of an Australian
television station. We avail ourself of the opportunity thus offered to send
through them Our greetings to all people of Australia. Although we have not
yet had the pleasure of being among you, we know of the greatness of your land
and the excellence of its people. We are convinced that Australia can play a
most important part in bringing about a better future, where in justice and
peace all can enjoy the blessings which their Creator provides. We would
encourage you to respond fully to the opportunity that is yours, and we pray
that God may assist you in undertaking the task and in carrying it out. We
hope before long to give you Our blessing on Australian soil. Be assured even
now, however, of Our constant prayers that the Lord may bestow abundant favours
upon you, one and all. A special word of ours goes to the Ecumenical Group from
Denmark. We welcome you cordially in the name of the Church of Rome and while we
hope that your stay is a happy one, We extend to you in the Lord our greeting of
peace.
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