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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 8 novembre 1972

 

Come intendere ed attuare il rinnovamento

Si è parlato di rinnovamento della Chiesa: il Concilio ce ne ha risvegliato l’idea, ce ne ha dato la speranza, ce ne ha lasciato la consegna. Questa parola «rinnovamento» tuttora parla agli spiriti: a quelli amorosi della Chiesa per designare con un termine solo i molti bisogni della secolare istituzione, che sempre viva e coerente con la sua radice, accoglie come impulso la linfa divina dello Spirito Santo che sempre la percorre verso l’esplosione d’una nuova primavera: sì, la Chiesa ha bisogno di rinnovamento (Cfr. Optatam totius, 1, etc.).

Questa stessa parola non è stata da tutti sempre rettamente intesa: per alcuni è risonata condanna del passato e licenza a distaccarsene senza riguardo alla sua funzione impegnativa e vitale di veicolo dei principii essenziali, di cui vive la Chiesa, la sua fede soprattutto, la sua costituzione; ed è sembrata la parola rinnovamento autorizzare qualche costitutivo rifacimento; e vi fu chi lo concepì come distacco dalle strutture istituzionali, storiche, visibili, esteriori, per conservarne più puro e più efficiente il distillato spirituale e carismatico, dimenticando che l’anima della Chiesa senza il corpo in cui essa vive non sarebbe più né reperibile, né attiva, come ripeteva fin dal suo tempo S. Agostino; e vi fu anche chi pensò di rinnovare la Chiesa secolarizzandola, modellandola cioè, talvolta senza discernimento, nelle forme e nella mentalità su lo stampo della società profana, la quale, figlia della storia e del tempo, poteva conferire alla Chiesa il titolo ambito di moderna.

Non si fece, e ancora non si fa, abbastanza attenzione a due cose. La prima: che il rinnovamento, processo vitale e continuo in un organismo vivente come la Chiesa, non può essere una metamorfosi, una trasformazione radicale, una infedeltà agli elementi essenziali e perpetui, il cui rinnovamento non può essere che rafforzamento, non cambiamento; l’altra: che il rinnovamento auspicato è quello interiore, più che quello esteriore, come con voce sempre attuale ci ammonisce San Paolo: «rinnovatevi nello spirito della vostra mente» (Eph. 4, 23).

Parole dense queste, e ben più facili a pronunciarsi, che non a mettersi in pratica. Come le potremmo tradurre? Dovete rinnovare la vostra mentalità in virtù dell’ispirazione cristiana, che vi è conferita dalla grazia, dall’azione interiore dello Spirito Santo; dovete abituarvi a pensare secondo la fede; dovete modellare il vostro giudizio speculativo e pratico secondo Gesù Cristo, secondo il Vangelo, o, come si dice, secondo l’analisi cristiana. Avere una mentalità cristiana, pensare secondo la concezione che del mondo, della vita, della società, dei valori presenti e futuri ci viene dalla Parola di Dio. Non è facile; ma questo è da fare. Questo rifacimento del nostro modo globale di sentire, di conoscere, di giudicare e quindi di operare è il programma permanente del singolo cristiano fedele e della Chiesa in generale.

Si tratta di un’autoriforma continua. Ecclesia semper reformanda. Vivere nel mondo, oggi così espressivo e diffusivo, così aggressivo e tentatore, così educato al conformismo, anche quando fa della contestazione, agisce fortemente sulla nostra personalità; la norma invalsa, specialmente nelle nuove generazioni, che bisogna essere «gente del nostro tempo», ci obbliga tutti a subire le filosofie, vogliamo dire le opinioni correnti, e a regolare la nostra spiritualità interiore e la nostra condotta esteriore secondo le rotaie del secolo, cioé del mondo che prescinde da Dio e da Cristo; rotaie, che favoriscono una grande corsa, cioè una grande intensità di vita, ma che, a ben riflettere, ci privano della nostra originalità, della nostra vera ed autonoma libertà. Siamo conformisti. Anche la Chiesa ha le sue tentazioni di conformismo. Ci ammonisce S. Paolo: «Non vogliate conformarvi al secolo presente (inteso appunto come ambiente dall’atmosfera infetta da idee errate o prive di luce cristiana), ma trasformatevi col rinnovamento del vostro spirito» (Rom. 12, 2). Rivendicate la vostra libertà di vivere «secondo la volontà di Dio» (Ibid.), secondo la carità che lo Spirito ha effuso nella vostra anima cristiana (Cfr. Rom. 5, 5). Qui è il caso di ricordare: «dov’è lo Spirito del Signore, ivi è la libertà» (2 Cor. 3, 17; cfr. Io. 8, 36; Rom. 8, 2).

Rinnovarsi interiormente, quale lavoro, quale fatica! Chi è disposto a modificare la sua maniera di pensare? a purificare la cella interiore delle proprie fantasie, delle proprie ambizioni, delle proprie passioni? Eppure a questo rinnovamento interiore quante volte ci esorta il Signore! (Cfr. Matth. 15, 18-20) E il Concilio a tanto ci invita, singolarmente, ed invita la Chiesa tutta insieme; ed è ciò che, con l’aiuto di Dio, essa sta facendo: rinnovamento, ciò che equivale a purificazione.

Ma non vorremmo, dovendo finire qui il nostro piccolo discorso, che rimanesse in voi l’impressione puramente negativa del rinnovamento di cui ha bisogno la Chiesa. Vi è tutta una visione positiva che meriterebbe la nostra attenzione, quella ad esempio, che risulta dall’educazione del cristiano moderno (qui ci sembra collocata questa qualificazione) a scorgere il bene, dovunque sia, purché sia bene davvero secondo il giudizio cristiano. È questo nuovo ed aperto atteggiamento verso i valori naturali, terreni, storici, scientifici . . . . uno degli aspetti caratteristici del Concilio. Lo dobbiamo in buona parte al cuore umano, sereno, buono di Papa Giovanni. L’ecumenismo si è risvegliato così; come il rispetto verso le religioni non cristiane, verso gli stessi nostri avversari, verso i valori dell’attività umana, ecc. (Cfr. Gaudium et Spes, 34). Saper ravvisare in ogni uomo un’immagine di Cristo, un fratello da rispettare, da servire e da amare non è forse un criterio fondamentale e formidabile per il rinnovamento, di cui la Chiesa ed il mondo hanno bisogno? E vedere un segreto di bontà divina in ogni dolore, un coefficiente di progresso personale o collettivo in ogni avvenimento (Cfr. Rom. 8, 20) non equivale forse ad aprire una fonte prodigiosa di ottimismo, e perciò di rinnovamento per il vecchio e stanco e deluso cuore dell’uomo? E poi l’aver riacceso la speranza escatologica nel pensiero odierno di noi mortali non è forse infondere un senso, un impulso di novità nel tempo presente e futuro?

Ecce nova facio omnia, ecco, Io faccio nuova ogni cosa! (Apoc. 21, 5; cfr. 2 Cor. 5, 17) Parola del Signore. Bisogno della Chiesa. Impegno di tutti noi!

Con la nostra Benedizione Apostolica.


Pellegrini di Ferrara e Comacchio

Sono presenti oggi i pellegrini dell’arcidiocesi di Ferrara e della diocesi di Comacchio, insieme col loro Vescovo, il venerato e caro Monsignor Natale Mosconi, il quale ogni anno guida a Roma un gruppo dei suoi figli spirituali, per ravvivare e fortificare in essi i vincoli di fede e di devozione con la Cattedra di Pietro. Ci fa tanto piacere cotesto atto, che è un gesto di pietà, un simbolo di unità, un programma di cattolicità; e mentre ve ne ringraziamo di cuore, formiamo voti che la sosta riflessiva e orante, presso i trofei di Pietro e di Paolo, e le memorie degli altri Apostoli, dei Martiri, e dei Santi, che questa Roma impreziosirono della loro testimonianza e da Roma trassero altresì impulso per grandi aspirazioni, sia anche per voi feconda di generosi propositi: quelli di far sempre onore al nome cristiano, di portare alto nella famiglia, nella professione, nel lavoro, l’impegno di fedeltà a Cristo e al suo Vangelo. A tanto vi incoraggia la nostra benedizione.

Gruppi degli Stati Uniti

We are pleased to welcome the School Sisters of Notre Dame who are in Rome for their General Chapter. We are especially happy to note that this year your Congregation is celebrating one hundred and twenty-five years of service in America and twentyfive years of service in Japan. We pray that these anniversaries and your present Chapter will be occasions of special grace from the Lord. With courageous faith and with generous love you have dedicated your lives to him and to his brothers and sisters throughout the world. May he grant you abundant joy and peace, and may you always be aware of his great love for you.

We are happy to greet members of the Catholic Daughters of America from the State of Maryland. We know of your many good works on behalf of the missions, vocations, the poor and the sick. We hope that you will always be aware of the unique contribution which you, as women, can make to your communities. For women are capable of an especially profound compassion. May God grant that this compassion of yours, through the power of its warm and peaceful love, will become more and more an effective force in the world of today.

We also extend our cordial greetings to the cast of "Disney on Parade". We are glad that you have wanted to visit us during your stay in Rome. Through your work you are able to bring joy to many, and this certainly must be a source of satisfaction for you. We assure you of our prayers to Almighty God that he may grant you and your families his precious gifts of peace and happiness always.

We wish to say a word of warm welcome also to a group of persons who have left Uganda under special circumstances. Your visit gives us the opportunity to assure you of our prayers as you prepare to face the challenges of living in a new environment. We invoke upon you abundant divine blessings of courage, of patience, of perseverance and of faith, so that you may meet these challenges with noble spirits and determined wills.

With our Apostolic Blessing.

                                         

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