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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Sabato, 11 gennaio 1975

 

Costante impegno nella promozione del laicato cattolico

Siamo assai lieti di ricevere questa mattina i membri del Consiglio Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, venuti con Monsignor Maverna, Assistente Ecclesiastico Generale, e col prof. Agnes, Presidente Nazionale. È un’udienza molto significativa, crediamo, perché ha luogo all’inizio dell’Anno Santo, mentre ferve il lavorio di formazione apostolica in tutte le sezioni della vostra, benemerita Associazione: e ci pare perciò di ricevere, con voi, tutta la grande e sempre diletta famiglia dell’Azione Cattolica Italiana. Si rinnova così per il nostro cuore la consolazione di altri indimenticabili incontri precedenti.

Vi diciamo ancora una volta la nostra fiducia e la nostra speranza, nel nome di Cristo e della Chiesa. Vediamo sempre nell’Azione Cattolica una organizzazione necessaria e piena di promesse d’un Laicato cattolico volontario, scelto, attivo, per la cooperazione con la Gerarchia della Chiesa: e ciò qualifica e distingue il posto che avete nella Chiesa. Abbiamo tracciato, nel settembre del 1973, come un « decalogo » di questa vostra presenza nella Chiesa, traendone i motivi dalla ricca tessitura dottrinale e pratica delle norme dettate per l’Azione Cattolica (Cfr. AAS 65, 1973, pp. 535-543). Vi saranno, forse, suggeriti dall’esperienza, dei ritocchi e dei perfezionamenti da fare allo Statuto di questa fedele e forte istituzione: ma desideriamo intanto accennare e sviluppare uno di quei punti, già allora trattati, che riteniamo importantissimo per la sua consistenza e per la sua attività: intendiamo lo spirito di comunione, che nasce dalla consapevolezza della parte di responsabilità che avete nella Chiesa.

1.
PARTECIPAZIONE ALLA
MISSIONE DELLA CHIESA

Come battezzati, avete ricevuto la vocazione di partecipare attivamente alla missione affidata da Cristo alla sua Chiesa. E questa missione è grandiosa: la Chiesa, infatti, procedente dall’amore dell’Eterno Padre, fondata nella storia da Cristo Redentore, riunita nello Spirito Santo, ha per finalità l’universale salvezza degli uomini, in modo che operando come fermento e come anima della società, la rinnovi in Cristo e la trasformi in famiglia di Dio (Cfr. Gaudium et Spes, 40; Lumen Gentium, 1). Questa missione di salvezza è realizzata dalla Chiesa per mezzo di tutti i suoi membri: il recente Sinodo ha infatti riaffermato che il compito della evangelizzazione spetta a tutti i fedeli. Tutti, senza distinzione, sono effettivamente mossi dallo Spirito Santo a dare testimonianza a Cristo e al suo Vangelo, secondo la precisa promessa del Signore: « Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza: e anche voi mi renderete testimonianza » (Io. 15, 26-27). Noi siamo certi che siete consapevoli della priorità dell’evangelizzazione nell’ora presente, e vi esortiamo a darle il valido contributo del vostro apostolato laicale: ma proprio questa consapevolezza esige il primo dovere di comunione, quella con lo Spirito Santo, fonte e ispiratore della « testimonianza » che tutti i fedeli, nelle varie tappe della storia, sono chiamati a dare al Cristo.

2.
COMUNIONE CON LO SPIRITO SANTO

È lo Spirito che guida la Chiesa nella sua fedeltà all’opera di evangelizzazione: come abbiamo sottolineato nella recente Esortazione Apostolica sulla riconciliazione all’interno della Chiesa per la degna celebrazione dell’Anno Santo, « occorre, perciò, che tutti i fedeli, per cooperare ai disegni di Dio nel mondo, perseverino nella fedeltà allo Spirito Santo, il quale unifica la Chiesa nella comunione e nel ministero » (Paterna cum benevolentia, 2; AAS 67, 1975, pp. 9-10). Pertanto, si esige soprattutto dagli iscritti dell’Azione Cattolica, che ha per fine immediato l’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, una stretta comunione di vita e di dipendenza dallo Spirito; comunione esigente e al tempo stesso feconda, alimentata dalla luce della fede e dalla meditazione della Parola di Dio (Cfr. Apostolicam Actuositatem, 4), aperta ai segni dei tempi e alle necessità dell’ora, e specialmente docile alle divine chiamate. L’Azione Cattolica, fin dai suoi primi inizi, ha preparato tanti laici generosi, uomini e donne, che pur nell’impegno assorbente della professione e del lavoro hanno saputo tenere l’orecchio attento alla voce che li chiamava alla santità e questo è stato il segreto della sua fioritura e del suo straordinario incremento.

3.
APERTURA ALLA
REALTÀ PRESENTE

La fondamentale fedeltà, comunione allo Spirito Santo non può peraltro dimenticare la conoscenza della realtà, anzi la esige. Occorre conoscere le persone e le correnti di opinione, i gruppi sociali e le realtà collettive. Non intendiamo tanto una conoscenza teorica, quanto una conoscenza di vita. L’apostolo vuol essere il fermento nella società, ma si sa che la prima condizione perché il lievito sia efficace è quella di restare unito alla massa. Non è soltanto, questa, una responsabilità pedagogica, ma evangelica. La Chiesa vi chiede di assumere le vostre responsabilità nel mondo contemporaneo conservando la vostra identità, ma essendo intimamente presenti alla vita sociale, culturale, politica e economica dei connazionali, senza tuttavia dimenticare la dimensione universale delle varie realtà e la comunità internazionale dei popoli.

L’apostolato di Azione Cattolica si realizza nelle comunità ecclesiali e in quelle di ambiente. Partecipare e collaborare alla missione della Chiesa significa offrire agli uomini il messaggio e la grazia di Cristo, e altresì « animare e perfezionare l’ordine temporale con lo spirito evangelico » (Apostolicam Actuositatem, 5) Si richiede necessariamente la comunicazione della Parola e dei Sacramenti, la formazione cristiana e la testimonianza della vita per essere fermento e anima cristiana della società. Vi è qui un servizio e un programma permanente di apostolato. E la comunione allo Spirito porta all’unione vitale con Cristo, come quella dei tralci alla vite (Cfr. Io. 15, 4 ss.). È qui il significato profondo dell’Anno Santo, che deve condurre tutti i figli della Chiesa a quella riconciliazione profonda con Dio e con i fratelli, e a quel rinnovamento generoso, da noi voluto come suo scopo, essenziale (Cfr. Apostolorum Limina, 1; 23 maggio 1974; AAS 66, 1974, pp. 292-294).

 

4.
COMUNIONE CON LA GERARCHIA

Ma voi siete inseriti nella Chiesa, e vi siete volontariamente offerti alla collaborazione nell’apostolato laicale proprio per aiutare la Chiesa a realizzare la sua missione nel mondo con sempre maggiore efficacia pastorale. Ora, il vostro apostolato si caratterizza come collaborazione all’apostolato gerarchico e come partecipazione attiva alla missione stessa della Chiesa: ecco perciò la necessità di una seconda vitale comunione, quella con la Gerarchia, esercitata con spirito di fraterno e fattivo servizio.

La Chiesa, per mezzo dei suoi Pastori, vi fa particolare fiducia nell’esercizio del vostro apostolato, e ad essa dovete rispondere con una profonda fedeltà. Questa, radicalmente, non è che l’altra faccia della fedeltà allo Spirito, che diffonde nel cuore dei figli della Chiesa la fede, la speranza e la carità. Questa stessa fedeltà esige di riconoscere coloro che lo Spirito Santo ha posto a pascere la Chiesa di Dio (Cfr. Act. 20, 28) e a dare impulso all’unità dell’apostolato. Tale fedeltà esige altresì che l’apostolato laicale sia esercitato in perfetta sintonia di pensiero e di operazione, e in piena conformità col Magistero.

Ora, a Pietro e al Collegio dei Vescovi, unito con lui, è stato dato il carisma dell’insegnamento autentico della Parola di Dio, e del principio dell’unità. Ma lo Spirito Santo concede a sua volta ai fedeli doni o carismi particolari, ordinati al bene degli uomini e a edificazione della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha messo bene in luce che «dall’aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli ... nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori, che hanno il compito di giudicare sulla loro genuinità e uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito, ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» (Apostolicam Actuositatem, 3) La fedeltà all’elemento essenziale, che oggi è richiesta all’Azione Cattolica, al di là dei necessari adattamenti alle esigenze culturali e sociologiche di oggi, sta proprio qui: nel riconoscere lealmente:

a) l’esistenza dei diversi carismi e delle diverse funzioni, sia dei Vescovi, ai quali spetta, essenzialmente, « santificare », « docere » e « regere » il Popolo di Dio in cammino, come del laicato, il quale ha, in modo particolare, il compito di far passare ed incarnare il divino Messaggio, ricevuto da Dio mediante i Pastori, nel vivo delle realtà quotidiane, anche temporali;

b) e la necessità che questi diversi carismi e funzioni, si congiungano nello sforzo di rendere la testimonianza del Vangelo al mondo e di operare, in Cristo, l’elevazione della realtà terrena verso Dio.

Tale congiunzione dovrà sempre rispettare la specificità dei suddetti carismi e funzioni, nonché il loro rispettivo ordine: ma solo in questa armonia sta il segreto della fecondità dell’azione apostolica. Non potremo noi, in quest’Anno Santo, avanzare in spirito di collaborazione e di comunione ecclesiale, riconoscendo umilmente e in evangelica lealtà i carismi dei Vescovi e dei sacerdoti, da una parte, e quelli dei laici dall’a tra, come complementari, armoniosi e convergenti nell’opera dell’apostolato? Offriamo alla vostra situazione e vocazione di apostoli di Azione Cattolica questo tema di riflessione, che ci sembra molto importante nel momento presente.

Entro questa prospettiva ecclesiale, e alla luce del Concilio Vaticano II, si possono fare ulteriori progressi, senza equivoci né ambiguità, nel senso di una maggiore autonomia, nell’esercizio delle responsabilità di un laicato maturo, che offre al tempo stesso una collaborazione leale e molto qualificata con la Gerarchia nell’opera della evangelizzazione, di cui essa ha la primaria responsabilità.

Tale atteggiamento sarà certo da attuare su vari piani: esso sarà anzitutto comunione con i Pastori, in unità di dottrina - nello studio assiduo e attento della Scrittura, dei documenti conciliari (specie quelli sull’apostolato dei laici, non mai abbastanza approfonditi), nonché degli atti del Magistero pontificio ed episcopale - e in unità di amore, nella certezza che l’unione alla Gerarchia è il mezzo voluto da Cristo per assicurare la fondamentale unione col Padre celeste. Si realizzerà poi una comunione sul piano delle diocesi, in collaborazione fattiva e intelligente dei vari organi per studiare accuratamente i progetti di azione, e metterli in pratica con tempestività, con scioltezza di movimenti, con saggia fantasia di iniziative e di interventi, senza dimenticare l’esigenza di contatti vivi degli organi nazionali con le diocesi e le associazioni diocesane, mediante un dinamico programma di visite nelle e tra le singole Chiese locali. Né vogliamo dimenticare la comunione che è profondamente utile tra le varie branche nazionali e diocesane dell’Azione Cattolica, attuando pienamente la nota dell’unitarietà, che ora distingue i vostri Statuti; né la comunione tra di voi stessi, membri della Presidenza, del Consiglio e del Centro Nazionale, la quale deve tradursi in stima vicendevole, in dialogo costruttivo e aperto, in carità di fraternità (Cfr. Rom. 12, 10) per edificare la Chiesa.

Ecco, carissimi figli, quanto abbiamo desiderato oggi di dirvi. Ma non vorremmo terminare senza una parola di dovuto riconoscimento ad un aspetto concreto del lavoro compiuto dall’Azione Cattolica. Vogliamo dire il costante impegno della promozione del laicato cattolico, che essa è andata realizzando dappertutto. Essa, in realtà, ha suscitato nella Chiesa numerose iniziative del laicato, lo ha aiutato a prendere coscienza della sua maggiore età senza minimizzare i suoi diritti né i suoi doveri, e in diverse occasioni e in vari modi ha spinto i laici ad assumere le proprie responsabilità nella Chiesa e nel mondo. Basterebbe questo per dire che il bilancio dell’Azione Cattolica è altamente positivo e degno di ogni elogio.

Dunque, avanti, nel nome del Signore! Non vi spaventino né tanto meno paralizzino le odierne difficoltà. Guardate con realismo al presente e con speranza all’avvenire! Con la luce della fede e con lo slancio dell’amore si vincono l’indifferenza, l’inerzia, la paura e ogni sorta di ostacoli. Con l’Apostolo Paolo vi ripetiamo: « Dio non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza» (2 Tim. 1, 7). E con voi preghiamo lo Spirito Santo, affinché vi assista con i suoi doni, e vi infonda sempre gioia, coraggio e ottimismo.

E vi impartiamo la nostra Benedizione Apostolica, che estendiamo, in voi e per voi, a tutta la grande famiglia dell’Azione Cattolica, col nostro augurio più fervoroso di un nuovo balzo in avanti nel suo lavoro di testimonianza cristiana nel mondo.

 

© Copyright 1975 - Libreria Editrice Vaticana

 

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