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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER LA V GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"I mezzi di comunicazione sociale a servizio dell'unità degli uomini"

1971

 

Diletti Fratelli e Figli e voi tutti, uomini di buona volontà.

"I mezzi di comunicazione sociale a servizio dell'unità degli uomini": tale è il motivo che la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali propone quest'anno alla vostra riflessione, al vostro studio, ai vostri scambi, alla vostra preghiera, alla vostra azione.

Chi non desidererebbe, con tutta la sua anima, di vedere più efficacemente promossa l'unità della famiglia umana? Non hanno forse gli uomini preso più evidente coscienza della solidarietà che li lega, sia nella vita quotidiana come pure nei momenti eccezionali, di fronte alle imprese scientifiche come dinanzi alle calamità naturali? Essi sembrano fermamente decisi ad allargare incessantemente la cerchia ove si allacciano collaborazioni feconde e pacifiche sul piano economico e sociale, culturale e politico, senza perdere però la ricchezza delle loro multiformi particolarità. Sarebbe forse una utopia la prospettiva di una famiglia umana universale, in cui ciascun uomo sia cittadino e fratello?1

Tale convinzione nel cristiano è ancor più ben radicata: "Dio . . . ha voluto che tutti gli uomini costituiscano una sola famiglia e si trattino scambievolmente da fratelli. Tutti, infatti, sono stati creati ad immagine di Dio . . . e tutti sono chiamati ad un solo ed identico fine che è Dio stesso".2 La solidarietà umana nella vocazione del primo Adamo anche dopo il suo peccato, è ormai attuata e rafforzata in Cristo: per mezzo della sua croce Egli ha abbattuto il muro che separava i popoli, riconciliandoli con Dio (cf Ef 2, 14) e per mezzo della sua risurrezione ha diffuso il suo Spirito di carità nel cuore degli uomini chiamandoli, questi figli di Dio dispersi, a formare in Lui un solo Popolo, un solo Corpo. La Chiesa stessa, pur esperimentando essa stessa tensioni e divisioni nel suo grembo, non manca in alcun modo di realizzare visibilmente questa unità, tra i suoi figli di ogni lingua, di ogni nazione, di ogni condizione sociale e professionale. Ciò facendo, essa ha coscienza di essere un segno profetico di unità e di pace per il mondo intero (cf Is 11, 12).

Sorge qui una questione: i mezzi della comunicazione sociale - la cui importanza si è così accresciuta da essere onnipresenti nella cultura moderna - assumeranno, da parte loro, un compito di privilegio nel promuovere questa unità e questa fraternità, ossia questo dialogo aperto, questa collaborazione fiduciosa, in un mondo i cui problemi assumono ben presto aspetti planetari?

Sarebbe una grave illusione sottovalutare la forza delle tragiche tensioni tra ambienti sociali, tra società e individui, tra Paesi del Terzo Mondo, tra seguaci di sistemi ideologici o politici antagonisti. Suscitando spesso una risonanza ingrandita in tutto il mondo, i conflitti continuano a creare fossati pericolosi e si traducono, purtroppo, in atti di violenza ed in situazioni di guerra.

Di fronte a queste manifestazioni di opposizione e di dissidio tra gli uomini e tra i popoli, non ci si può certo aspettare dalla stampa, dalla radio, dalla televisione, dal cinema, che le minimizzino o le passino sotto silenzio. Il loro compito non è infatti, proprio al contrario, di mettere in luce tutti gli aspetti della realtà, anche i più tragici, di tentarne una conoscenza sempre più profonda e oggettiva in cui si tratta non solo della miseria, purtroppo, o è messo in evidenza il peccato di egoismo, ed in breve le molteplici ferite che fanno sanguinare il cuore della grande famiglia umana, ma si espongono anche le realizzazioni positive, i segni di rinnovamento e i motivi di speranza?

Chi potrebbe infatti negare che vi è la tentazione di utilizzare questi potenti mezzi audiovisivi, dall'impatto così profondo, in modo da aggravare, radicalizzandole, le tensioni, le opposizioni e le divisioni, arrivando al punto di scoraggiare molti uomini di buona volontà nei loro tentativi, sia pur imperfetti, ma generosi, di unione e di fraternità?

Tale pericolo va denunciato con forza e affrontato con coraggio.

Chi potrà esprimere, al contrario, le immense possibilità troppo poco ancora esplorate, di questi meravigliosi mezzi di comunicazione sociale, in vista di far prendere coscienza ai lettori, agli uditori, agli spettatori, dei veri problemi di tutti? per aiutare gli uomini a conoscersi meglio e ad apprezzarsi sempre più nelle loro legittime diversità? per superare, nella comprensione e nell'amore, le barriere di ogni genere? meglio ancora, per mettere alla prova, al di là di tanti ostacoli, la solidarietà effettiva che ci pone tutti, gli uni con gli altri, gli uni per gli altri, alla ricerca del bene comune della grande comunità umana?3

Ne va di mezzo l'avvenire stesso dell'uomo, "al quale tutto deve essere ordinato sulla terra, come a suo centro e vertice".4

Ah! sì! Artefici e utenti dei mezzi di comunicazione sociale, unite i vostri sforzi perché ciò avvenga, dovunque nel mondo, ad ogni livello di partecipazione e di responsabilità. Respingete tutto ciò che spezza il vero dialogo tra gli uomini, tutto ciò che travisa i doveri come i diritti di ciascuno, tutto ciò che fomenta l'incomprensione, l'odio e tutto ciò che distoglie dalla pace e da una fraternità sempre più larga come dalla verità ricercata nella libertà. Non è a ciascuno di noi, infine, che viene posta questa grave questione: cosa cerchi tu? cosa vuoi tu? vuoi tu essere, sì o no, un fratello per il tuo fratello? Poiché, se è vero che la comunicazione non è già di per se stessa una comunione, essa però può esserne il cammino privilegiato.

Quanto a voi, fratelli e figli cristiani, noi vi chiediamo soprattutto di riflettere e di pregare e anche di usare arditamente, con discernimento e coraggio, di tutti quei mezzi che la vostra competenza e il vostro zelo vi suggeriscono, affinché, tra tanti fili incrociati e così spesso intricati, voi possiate sbrogliare la trama e tessere un mondo di fratelli e figli di Dio. "Dominando tutte le forze dissolventi di contestazione e di confusionismo, è la città degli uomini che bisogna costruire, una città di cui il solo cemento durevole è l'amore fraterno tra razze e popoli, come tra classi e generazioni".5 A tutti coloro che attraverso i mezzi della comunicazione sociale, si adoperano a realizzare questa aspirazione dell'uomo secondo il disegno di Dio di gran cuore noi impartiamo una larga Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 25 marzo 1971.

PAULUS PP. VI

 


 
1  Cf PAOLO VI, Popolorum progressio, 79.
2  CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Gaudium et spes, 24 par. 1.
3  Cf PAOLO VI, Discorso all'Assemblea Generale dell'ONU a New York, il 4 Ottobre 1965 in  AAS, 1965, PP. 879-884.
4  Cf Gaudium et spes, 12.
5  Cf PAOLO VI, Discorso all'Organizzazione internazionale del lavoro, Ginevra, 10 giugno 1969, n. 21 in AAS, 61, 1969, p. 500.

 

© Copyright 1971 - Libreria Editrice Vaticana

 

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