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 DISCORSO DI PAOLO VI
ALL’ASSOCIAZIONE CATTOLICA ESERCENTI CINEMA

Martedì, 7 luglio 1964

        

Cari e venerati Sacerdoti!

Siate i benvenuti! Vi accogliamo con grande affezione e con grande interesse. Voi Ci portate l’omaggio della vostra Associazione Cattolica degli Esercenti Cinema, voi Ci recate l’eco del vostro Congresso nazionale, voi risvegliate in Noi l’avvertenza dei grandi problemi connessi col cinematografo, voi Ci consentite di entrare nei vostri animi, compresi, turbati, stimolati da tali problemi, voi Ci chiedete qualche parola di guida e di conforto per cotesto genere di attività, per sè così remoto dal ministero sacerdotale e diventato così vicino all’esercizio del vostro ufficio pastorale. Siate i benvenuti! Conosciamo l’importanza del vostro lavoro, sappiamo le difficoltà e le speranze ch’esso presenta, ammiriamo la bontà dei sentimenti che vi impegnano all’opera vostra, e siamo grati delle devote espressioni e dei nobili propositi, che, per voce del vostro ottimo e zelante Presidente, Monsignor Francesco Dalla Zuanna, Ci avete ora manifestati. Ve ne siamo molto riconoscenti. Ne siamo molto consolati.

Si ripete così in questa Udienza un’impressione, che sorge nel Nostro spirito quando Ci capita di ricevere gruppi di persone competenti e specializzate in un determinato settore di scienza o di azione, quella cioè che Ci suggerisce il desiderio di ascoltare piuttosto che di parlare. Così con voi: Ci piacerebbe udire da voi ciò che si deve sapere e pensare in ordine all’attività da voi esercitata, sentire da voi le notizie sulla vostra esperienza e sull’evoluzione ch’essa comporta, avere da voi i suggerimenti opportuni, che derivano dai fatti nei quali è implicata la vostra responsabilità e obbligata la vostra osservazione. Voi, quali informatori, Ci potete essere piuttosto maestri che discepoli, versati come siete nelle questioni riguardanti la vostra Associazione e le finalità ch’essa persegue. Questo Nostro atteggiamento già vi dice la considerazione da Noi data alla relazione presentata al Congresso dal vostro Presidente, e vi dice altresì la stima e la fiducia che in voi poniamo, e già deve mettere i vostri animi nella confidenza d’essere ascoltati e compresi da Chi ora vi parla.

E vi parla, nonostante il Nostro desiderio di sempre nuova informazione, abbastanza informato tuttavia, sulla materia da voi trattata e vissuta. Non inutile Ci è stata l’opportunità di conoscerla nei suoi vari aspetti: organizzativo, amministrativo, pedagogico, pastorale..., durante il Nostro ministero episcopale a Milano; né vana, pensiamo, Ci è stata la fortuna e l’onore di prestare il Nostro servizio accanto a Nostri Predecessori, che hanno lasciato alla Chiesa una somma di magistrali insegnamenti sui fenomeni spirituali e morali e culturali e artistici, derivanti dal cinematografo nel campo della competenza ecclesiastica. Il fatto poi che fu a Noi riservata la sorte di promulgare il Decreto conciliare sui mezzi di comunicazione sociale Ci autorizza e Ci sollecita a seguire con particolare premura quanto si riferisce alla retta applicazione della Costituzione stessa. Questo per dire come, per vario titolo, siamo interessati alla vostra attività ed ai problemi che la riguardano.

Non intendiamo ora addentrarci nell’esame di tali problemi; il magistero ecclesiastico ha già espresso una serie di documenti, che Ci dispensano dall’interloquire. Ma proprio questi stessi documenti Ci consigliano a fare a voi, che siete o diventate specialisti nei problemi cinematografici, una prima raccomandazione: procurate di ben conoscere tali documenti; procurate di ben sapere il pensiero della Chiesa su quanto riguarda la vostra attività; non vi dispiaccia anteporre alle teorie dei maestri profani, alle idee di moda degli artisti, dei critici, dell’opinione pubblica gli insegnamenti tanto meditati, tanto autorevoli, tanto umani del magistero ecclesiastico. La dottrina nostra, anche in questo campo, ove i fenomeni sono in continua evoluzione e le opinioni sono ogni giorno nuove e volubili, non è catena molesta, che frena il nostro passo nel seguire fatti e idee in rapido movimento, ma è sostegno sicuro per non restarvi sommersi, è criterio di giudizio, che ci aiuta a tutto comprendere, a tutto giudicare e classificare rettamente, è sorgente di pensiero e di esperienza, che qualifica chi la possiede a tenere il campo con autorità, con onore, con capacità di guida, di comprensione e di aiuto. È un titolo di maturità; potremo dire: «ut iam non simus parvuli fluctuantes et circumferamur omni vento doctrinae . . .» (Eph. 4, 14).

Questo riguarda principalmente chi tratta i problemi dello spettacolo nel loro aspetto intrinseco; ma sappiamo che anche voi, esercenti di sale cinematografiche sotto il controllo dell’Autorità ecclesiastica, vi occupate, e a buon diritto, anche dei problemi culturali relativi allo spettacolo cinematografico, e perciò riguarda anche voi, come corresponsabili dell’incidenza che il cinematografo ha sugli spiriti di quanti frequentano le sale, che voi avete in gestione. A questo proposito Noi non possiamo omettere di ricordare ciò che il citato Decreto Inter mirifica afferma come caposaldo delle ragioni per cui la Chiesa si occupa di strumenti di comunicazione sociale. Dice infatti, al paragrafo quarto, detto Decreto: «Ad recte haec instrumenta adhibenda omnino necesse est ut omnes, qui iisdem utantur, ordinis moralis normas noscant et fideliter in hac provincia ad efectum deducant».

L’ordine morale! Sappiamo quanto sia impopolare il richiamo a tale parola, a tale concetto, a tale imperativo superiore. Sappiamo come tanti si mostrino annoiati dal riferimento che ancora qualcuno osa farvi quando sono in discussione gli aspetti artistici d’uno spettacolo; sappiamo come tanti produttori, artisti, critici, spettatori si facciano un vanto d’affrancarsi dalle norme abituali dell’ordine morale; sappiamo come pur troppo una grande parte della produzione cinematografica tragga la sua potenza d’attrazione dalla esibizione ambigua, e talora spregiudicata ed eccitante di scene invereconde, ovvero di situazioni equivoche e di concezioni negative dei valori che dobbiamo ritenere fondamentali e sacri per la vera vita dell’uomo. Ma sappiamo anche come sia missione inderogabile del Nostro ministero affermare come perenni e assoluti i postulati morali che reggono e difendono, sì, la vera vita dell’uomo, la sua dignità, la sua bontà, la sua destinazione naturale e soprannaturale. Sappiamo ancora come anche coloro che si ribellano alle esigenze della norma morale, che deridono sovente e disprezzano come spiriti deboli e prigionieri quanti si fanno scrupolo d’offenderla, che millantano l’apologia della licenza o dell’indifferenza morale sentono nel segreto della coscienza il disagio della loro posizione, ammirano e rimpiangono, spesso senza dirlo e spesso nascondendo col sarcasmo la loro inferiorità e l’altrui superiorità, il fenomeno di bellezza e di fortezza di chi testimonia nel costume l’intransigenza eroica di quella verità vitale, ch’è appunto la legge morale. E sappiamo finalmente che l’introduzione di criteri morali nel campo dell’arte rappresentativa non mortifica l’arte stessa, non la impoverisce, non la priva di grandi motivi estetici e di complessi giuochi problematici; sì bene, se l’artista è tale, la fa grandeggiare in proporzioni sovrumane e in drammi d’incomparabile potenza, e la arricchisce d’inesauribili temi psicologici, pedagogici e fantastici.

Comunque sia, cari esercenti dei nostri modesti, ma ormai non disprezzabili cinematografi scolastici, ricreativi, parrocchiali, l’esigenza morale non può mai essere dimenticata o negletta in una attività come la vostra; tanto più che codesta attività non si vuole limitare a rendere innocuo lo spettacolo cinematografico, ma pretende renderlo sanamente ricreativo, e per di più educativo e formativo. Essa si innesta in un piano di assistenza pastorale, che non si contenta di offrire un divertimento tollerabile ad un pubblico che vogliamo difendere da nocive impressioni, ma che vorrebbe fare scaturire da questo meraviglioso e potentissimo mezzo di rappresentazione le sue migliori virtualità pedagogiche, culturali, spirituali.

Voi conoscete tali aspirazioni; e non diciamo di più

 Ci limiteremo ad esortarvi a continuare il vostro delicato lavoro con i propositi, come dicevamo, di renderlo degno del ministero pastorale in cui viene ad inserirsi, valendovi, per quanto è possibile, della collaborazione di Laici fedeli ed esperti, riservando a voi la presentazione ed il commento dello spettacolo, per confortare nel pubblico che vi assiste, in quello giovanile specialmente, l’attitudine critica, l’atto riflesso dell’impressione sensibile, la ripresa delle facoltà personali sopra la suggestione incantatrice dello spettacolo. Da gestori fatevi educatori!

E ancora vi raccomandiamo di tenervi uniti nella vostra Associazione: essa è una guida, essa è una difesa, essa è una forza! Voi lo sapete. E con il suo «Servizio Assistenza Sale» è un mezzo utilissimo al compimento della vostra funzione. È questa una raccomandazione iscritta nel Decreto conciliare menzionato, il quale dice: «Catholicorum proborumque exercentium auditoria fovendo ac inter se consociando» (n. 14). Così vi raccomandiamo di rimanere collegati e solidali sia con l’Ente dello Spettacolo - ne avete il bisogno, ne avete il dovere -, sia con l’Ufficio nazionale per lo Spettacolo, di recente istituito dalla Conferenza Episcopale Italiana. Vedete quante belle istituzioni! D’una cosa sola hanno ormai bisogno: d’essere efficaci! E Noi confidiamo che lo sarà la vostra Associazione, lo saranno questi benemeriti Enti, se uniti, se operanti, con la Nostra Apostolica Benedizione.

 

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